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Chissà se Quentin Tarantino avrebbe mai immaginato, dirigendo “Pulp Fiction” nel  1994, di preconizzare involontariamente la situazione politica italiana di questa tarda estate del 2011. Si potrebbe dire anzi che ciò a cui stiamo assistendo supera qualunque fantasia del più fantasioso degli autori di canovacci cinematografici. 
Ci sono due personaggi ridicoli e fuori come balconi, i nostri B&B che passano il tempo a commettere crimini contro il patrimonio della collettività per salvaguardare il loro. Mentre pensano a nuovi colpi, la loro specialità comica è il battibecco. Quello che dice uno non va bene all’altro e viceversa. Litigano e minacciano di mandarsi reciprocamente a dar via i ciapp. Non si sa ancora per quanto andrà avanti l’avanspettacolo del Duo Cialtroni, con sempre meno gente che ride sera dopo sera ma intanto le repliche quotidiane continuano.
Il più vecchio dei due è un azzimato gangster sul viale del tramonto, oppresso da eserciti di ricattatori e puttane mandategli dai ricattatori. Pare che se gli strisci il bancomat tra le chiappe sputi sempre qualche migliaio di euro dalla bocca per mettere a tacere qualcuno.
L’altro compare, il  – si fa per dire – più giovane, si esprime soprattutto con rutti e pernacchie, gira in canottiera e dito medio alzato ma incredibilmente è un ministro della repubblica. Ricordiamo, en passant, che il più serio della compagnia di giro è il sassofonista con i baffi e gli occhiali (rossi) sistemato al ministero degli Interni.
Mentre i due vecchietti dei Muppets impegnano il pubblico con le gag delle scoregge, del “ce l’ho duro” con il gesto dell’ombrello, della mela che sa di culo e del “vieni avanti cretino”, dietro le quinte ci sono i ragionieri che cercano disperatamente di far quadrare i conti.
Purtroppo il loro potere è limitato. I due guitti sono convinti di essere uomini di stato e appena i ragionieri dicono “bisogna tagliare qui e là perché lo spettacolo costa troppo”, loro prendono in mano i fogli e, tra un rutto e un’altra barzelletta sconcia li strappano, perché uno non vuole darla vinta all’altro e bisogna ricominciare tutto daccapo. Fe-li-ci–BUM–tàaaaa!
La manovra economica che i banchieri europei stanno aspettando per darci almeno un po’ di anestesia locale prima di farci il culo, i contabili l’hanno già rifatta tre volte. 
Tagliamo i piccoli comuni – no, i piccoli comuni non si tagliano. Bisogna toccare le pensioni – no, le pensioni non si toccano perché se no scateneremo le ronde padane. Facciamo pagare i benestanti che guadagnano 5000 euro al mese – no, perché il vecchio avrebbe dovuto pagare pegno e non sia mai e poi i giornalisti, le Simone Venture con il mutuo da pagare, il bacino elettorale del centrocasta non va toccato. Anzi no, facciamo pagare solo  gli statali. Ok, allora ci inculiamo i soliti, quelli ad esempio che pensavano di riscattare naja e università ai fini della pensione. Anzi no, perché non avevamo pensato ai ricorsi, cazzo.
A proposito, aboliamo le province – no le province no. Anzi si, ma con una legge costituzionale così, campa cavallo, e noi intanto facciamo credere di averle abolite. Siamo il governo del dire di aver fatto, non del fare. Non dimenticatelo mai.
Le uniche cose che non hanno ancora ripensato sono l’abolizione delle festività nazionali laiche ed antifasciste, a cui hanno aggiunto anche, nella Manovra v 3.0 una bella mazzatiella puramente ideologica contro le cooperative. Siamo fasci, sotto l’orbace c’è di più.
Cosa ci vorrebbe in Italia, non prima di un bel Ezechiele 25-17 e di tutto il furiosissimo sdegno di un bel diluvio universale del Santissimo –  altro che quella mezza pippa di Irene – concentrato sui palazzi del potere, a spazzar via questo circo di infami con tutti a faccia in giù a galleggiare gonfi come pupazzoni gonfiabili da spiaggia? 
Un nuovo capo del governo, ovviamente. No, non guardate il Sire Duca Conte di Montezemolo che non è la soluzione.  L’Italia è un vecchio Landini a gasolio che bisogna far ripartire a calci. Del 12 cilindri della Ferrari e del cavallino rampante se ne fa un bel paio di seghe.
Non ci vuole un imprenditore – basta grazie, abbiamo già dato per almeno un paio di secoli, fanculo miliardari di merda;  non un politico riciclato ancora dai vecchi cascami socialisti – state tranquilli, ce ne sono ancora in giro, non possiamo stare tranquilli – e nemmeno un marpione dell’opposizione, qualche vecchio carrettone cattocomunista che vuol farsi bello sulle disgrazie altrui e raccogliere una maggioranza da elettori presi per disperazione.
Ci vuole uno che risolva i problemi, solo quello. Che faccia il lavoro sporco e non guardi in faccia nessuno. Che non sia né simpatico né pietoso ma che ti seghi la gamba in cancrena dicendoti che non c’è anestesia, baby, al massimo ti può dare una bottiglia di  Brancamenta per sbronzartici.
Uno che costringa gli incapaci imbecilli al governo a fare l’unica cosa della quale sono degni:  pulire per bene dove è stato sporcato in questi anni e niente “per favore”.
Perché per far pagare anche ai ricchi la loro parte, stanare gli evasori, liquidare i furbi e i delinquenti, non nominare Robin Hood invano e far quadrare i conti per non farci mangiare da quegli strozzini dei poteri forti e far ripartire l’economia con sacrifici ma per tutti non solo per i fessi poveri, ci vorrebbe uno come Winston Wolf. Un personaggio di fantasia, appunto.
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Pare sia stato il ministro Sacconi – quello con un conflitto d’interessi modello John Holmes per avere la moglie manager di Farmindustria ed essersi occupato allo stesso tempo di Sanità, farmaci, vaccini ed Agenzie del Farmaco – ad espellere il noduletto emorroidario della misura restrittiva sui riscatti di naja e anni universitari ai fini pensionistici in Manovra v. 3.0.
Vessazioni di classe, ovviamente, visto che i soldatini che non riuscivano a sgamare i 12-18 mesi di naja, prima che venisse abolita in favore di un esercito di professionisti, non erano certo i figli di papi che ricevevano la spinta giusta per farsi riformare per un’omosessualità fulminante o altre motivazioni gravi di esonero dal servizio. E chi si faceva tutta la naja fino in fondo, nonni compresi, era di solito qualcuno che magari lavorava già duramente e si vedeva privare di un anno o più di stipendio per servire il paese.

Anche gli anni universitari non contano più nulla, nonostante siano costati tanti soldi alle famiglie degli studenti e sacrifici e diottrie a chi stava chino sui libri. Che lo facciano perché ad andare in pensione in questi anni sarebbero, per età anagrafica, i cosiddetti sessantottini? Perché no? Sono sempre in guerra contro il comunismo, ricordatelo, anche quando dormono o sembra che si occupino d’altro.
Non capisco, del resto, la meraviglia per un provvedimento di penalizzazione dello studio superiore da parte di questo governo. Cosa vi aspettavate dai piduisti che vogliono togliere valore legale alla laurea, dai laureati al CEPU ed alla Scuola Radio Elettra, dal laureato alla Sorbo(lo)na e le sue laureate in igiene genitale, da chi ha affidato l’università alla Gelmini e assassinato la cultura di questo paese in maniera aggravata e continuata negli ultimi vent’anni e infine considera una scienziata come Rita Levi Montalcini una vecchia rinfanciullita?

Ogni giorno, attraverso i loro atti scellerati, possiamo farci un’idea sempre più chiara di coloro con i quali abbiamo a che fare. Partoriscono per via anale queste mirabolanti idee la notte quando il sensorio è ai livelli minimi, poi la mattina non si premurano di chiedere a chi si intende veramente di cose legali se queste loro pensate siano fattibili o meno.
Infatti pare che sia già pronta la marcia indietro sulla questione riscatto naja ed università; mica perché si siano accorti e si preoccupino della sua iniquità ma perché qualcuno paventa migliaia e migliaia di ricorsi, richieste di risarcimento e perfino class-action. Vischiamo di pagave di più di quanto avremmo visparmiato, povca puttana.

Non hanno messo le mani nelle tasche degli italiani però si divertono un po’ con i pensionandi. Lo hanno ribadito, aggrottando le sopracciglia: occorrono quarant’anni effettivi di lavoro per poter andare in pensione. 
Occorrono a noi, perché loro, una volta finito il mandato parlamentare – e bastano cinque anni di contributi –  a 65 anni cominciano a percepire minimo 3000 euro al mese di vitalizio parlamentare (ma si arriva anche a +9000 euro al mese con trent’anni di contributi per i politici più anziani). Tremila euro contro una maggioranza di pensioni italiane che non raggiungono i 500 euro mensili.

Non bastava l’ingiustizia nei confronti di coloro che, maturando i quarant’anni di contributi, mettiamo l’anno prossimo, dovranno attendere ancora un anno e poi altri tre mesi ancora prima di andare in pensione a causa dei continui aggiustamenti della data di uscita, tra finestre, scaloni e mortacci loro.
Se non si inventeranno qualcos’altro nelle loro notti insonni di vessatori di popolo, chi ha iniziato a lavorare a 18 anni nel 1972, ad esempio, andrà in pensione solo nel 2014. A casa mia e se la matematica non sono due ghiandole seminali, sono quasi quarantadue anni di lavoro effettivo, non quaranta.

Altro che capestro.

Ho appena scoperto di essere massona. A quanto pare questa sorella ha visto la luce in qualche loggia P3, P4 o P5 con un bel grembiulino corto corto e il cappuccio di raso nero che fa pure fetish ma proprio non se lo ricorda quando. Magari, senza saperlo, sono pure affiliata alla Loggia del Drago.
Eh si perché, secondo la disinteressata ed obiettiva stampa cattolica, mai così inviperita e toccata con il trapano nel nervo vivo come in questi giorni, chi la mena con la questione delle esenzioni ed agevolazioni fiscali alla Chiesa, manifestando un giusto sdegno per questi anacronistici privilegi, mantenuti alla faccia di chi le agevolazioni non le vede nemmeno dal buco della serratura e paga tutto fino all’ultimo centesimo in busta paga, oltre a non essere figlio di Maria, avrebbe dietro di sé nientepopodimeno che il Grande Oriente con uno dei suoi malvagi complotti. Anticlericalismo viscerale, insomma. Mangiapretismo d’antan in divisa da libero muratore.
Si è scatenata, non so se ve ne siete accorti, un’impressionante potenza di fuoco da parte delle varie divisioni  corazzate in difesa dell’obolo di San Pietro e di tutte le sue mutazioni: dai gerarchi vaticani ai giornali cattolici, ai vaticanisti, agli alti vertici piddini Bersani e Bindi – ça va sans dire – giù giù fino a vario ed illustre opinionismo online che arriva a parlare, senza tanti complimenti e un po’ ad effetto, di bufala dell’esenzione ICI alla Chiesa. Non per iperclericalismo alla Pontifex ma per una certa tendenza modaiola a vedere bufale un po’ dappertutto e per una reazione pavloviana negativa nei confronti delle iniziative nate su Facebook. 
Questi fautori dell’esenzione ICI come possibile bufala facebookiana pasticciano un po’, non per cattiveria ma per eccesso di zelo, scivolando non solo su leggi volutamente viscide, difficili da interpretare perfino dai migliori giureconsulti, figuriamoci da dei poveri bloggers e giornalisti, ma sulle fallacie disseminate nel comune colloquiare dalla propaganda del Potere che pensa solo a difendere sé stesso e, alla fine, come si dice, è peggio il tacon del buso. 
Ad esempio, se si afferma che il governo Berlusconi  pensa di eliminare l’esenzione ICI introdotta nel 2006 per gli immobili della Chiesa adibiti “ad uso non strettamente commerciale” (n.d.a. Grazie Prodi per questo capolavoro di bizantinismo) inserendo il provvedimento di revoca nel decreto sul federalismo fiscale non si sta dicendo che l’esenzione c’è? Non si può abrogare qualcosa che non esiste. Oppure si?
E ancora, dal fronte questa volta delle ben più agguerrite Ratzingerdivisionen. A parte la negazione sfacciata in stile berlusconiano dell’Arcangelino Alfano, non è una fallacia bella e buona sostenere che  “la Chiesa paga già tutte le tasse”, (quindi-che-volete-da-noi-brutti-serpenti-massonacci-infami-che-non-siete-altro), quando invece la Chiesa paga tutte le tasse tranne quelle per le quali è esentata grazie alle leggi ad papam?
Fosse solo l’ICI. L’Espresso ha appena pubblicato un’inchiesta che elenca tutti i privilegi di cui gode l’Oltretevere. Non sono solo privilegi nominali, sono montagne, barcate di soldi.

Insomma, in Italia vi sono dei favoritismi nei confronti di una confessione religiosa che in un paese moderno ed europeo (non diciamo la parolaccia: laico) non dovrebbero esistere. Sarò massona ma non me ne importa una fava. E poi non sono mica sola. Mancano solo Pluto, Demo e il giudaico, poi come complottisti saremo al completo.

Non è stato facile trovarne uno nella mia città però ce l’ho fatta e sono riuscita a firmare. Oggi alle 12.30, in una piazza con il mercato già in smobilitazione, sotto la torre cittadina, c’erano due persone con un banchetto. Pochi segni di riconoscimento, a parte una bandiera dell’IDV un po’ stazzonata e seminascosta sopra il tavolino. Niente palloncini o gazebi, nessuno che abbordasse i potenziali firmatari. Forse anche i volontari erano in piena smobilitazione preprandiale. A quell’ora, come si dice da noi, la fame è cattiva. 

Scendo dalla bici e chiedo se stanno raccogliendo le firme per i referendum per l’abrogazione del Porcellum. Si, sono loro e raccolgono firme anche per l’abrogazione delle province. Ok, lascio il mio autografo e noto che, nel frattempo, si stanno avvicinando altre persone. Una donna firma ma solo per la legge elettorale, le province le vuole mantenere perché lavora in ospedale. Sul foglio, oltre la mia, ci saranno state in tutto un decina di firme. Un po’ pochino se si vogliono raggiungere le 500.000 necessarie.
La scadenza per la raccolta delle firme è il 30 settembre e non la vedo facile perché c’è poca mobilitazione, obiettivamente. Qui potete trovare la mappa dei banchetti già allestiti, con le giornate e gli orari per la raccolta.
La TV non ne parla, come di tutte le cose che interessano la collettività, e bisognerebbe che il PD concedesse gli spazi all’interno delle Feste dell’Unità di fine estate, dove c’è molto afflusso di gente. A Bologna hanno detto di si ma non basta. Il tempo stringe e non si può più cincischiare.
Del resto gli ondivaghi piddini sono divisi, indecisi, confusi e felici anche su questo argomento, oltre a tutto il resto. Hanno appena votato contro l’abolizione delle province e contro il porcellum preferiscono i bizantinismi parlamentari. Qualche maligno sostiene perché con l’attuale legge e l’andazzo dei sondaggi, a loro favorevoli, il premio di maggioranza farebbe loro molto sesso. 
Staremo a vedere. Ci vuole pazienza. “Ué, ragassi,” direbbe Bersani, “non dobbiamo mica star qui a stirare le bandiere dell’Italia dei Valori!”

P. S. Ovviamente, se il banchetto non c’è, ci si può sempre recare nel proprio Comune di residenza e chiedere di firmare. Ma quanti lo sanno?

Questa settimana si contendono l’ambito riconoscimento prerivoluzionario, riservato alle mirabolanti imprese dei membri della Casta, due pezzi da novanta del governo di centrodestra: il ministro Fitto e Gianni Letta. Se siete indecisi si può sempre assegnare il premio ex-aequo. Votate numerosi.
Il ministro Fitto, in occasione di un suo recente viaggio privato in treno con famiglia appresso, si è visto offrire con fantozziano servilismo da Trenitalia, come documentato da una email interna aziendale: “Massima attenzione alla pulizia e al servizio offerto, compreso equipaggi, loco, puntualità e sicurezza patrimoniale”

Motivazione del premio: per averci ricordato che per noi amebe comuni italiane i treni rappresentano ben altra realtà. Carrozze lerce, puzzolenti o inaccessibili perché “fuori servizio”. Treni insufficienti per l’afflusso di passeggeri e carrozze strapiene. Vagoni in condizioni post-atomiche, guasti continui e disservizi da incuria e mancata manutenzione: acqua di condensa dei condizionatori a pioggia sui viaggiatori oppure niente condizionatore e temperature da forno crematorio. Cronici ritardi, tanto che quelli di dieci minuti o un quarto d’ora ormai vengono considerati fisiologici, non compaiono neppure nell’apposito spazio sul videoterminale degli arrivi in stazione.
Secondo nominato per la Brioscina d’Oro: il  sottosegretario Gianni Letta al cui zio, prefetto fascista decorato con aquila nazi, applicatore solerte delle Leggi Razziali, è stata intitolata, dai servili amministratori locali pidiellini, una piazza con busto nel comune di Aielli, in provincia dell’Aquila. Iniziativa pagata con soldi (20 mila euro)  provenienti dai fondi post terremoto. La cerimonia è avvenuta alla chetichella il 20 agosto scorso per presunti “motivi di ordine pubblico”. 
Motivazione: per aver permesso, grazie a cotanti natali, l’ennesima fiera manifestazione di Orgoglio Fascio e per lo sprezzo del pericolo dimostrato nel bypassare i temibili ottuagenari Anpi, pronti a rovinare questa bella festa di Casta.
Io non so proprio chi scegliere.

Forse ho capito perché Gheddafi non cade. Perché è fatto come gli omini del Subbuteo.


“Non appoggeremo gli emendamenti dei Radicali, la Chiesa è una risorsa per la società. Le opere di carità della Chiesa in questo momento sono importanti soprattutto in una fase di crisi.” (Rosy Bindi, agosto  2011)
La Chiesa quindi, per il presidente del PD, per la Rosy biancofiore del mio giardino, è giusto che continui a risparmiare quattro miliardi annui di tasse perché è una risorsa per il paese. Curioso, D’Alema disse la stessa cosa di Mediaset.
So che siete così di natura, amici simpatizzanti ed elettori piddini che ve ne state silenti e non protestate (a parte poche voci dissonanti) qualunque stronzata dica la vostra classe digerenteche mi dite sempre che “non-bisogna-criticare-il-piddì-perché-se-no-vince-ancora-Berlusconi-e-bisogna-stare-uniti-e-chi-sei-tu-per-criticare-sempre-senza-fare-niente”, ma non vi viene sinceramente un conatello di vomito, appena appena una rivoltatina di stomaco a sentire un vostro dirigente, e mica uno qualsiasi, dichiarare senza vergogna il suo patto di fedeltà non agli elettori suoi concittadini ma ad uno stato straniero confessionale?
Non vi fa rabbia sentire questa Maria Antonietta che le briosche le vuole tenere da parte solo per i cardinali, nonostante lo I.O.R. fornisca loro già i bomboloni caldi ogni mattina, rivendicare con orgoglio il diritto della Chiesa ad un anacronistico privilegio, ? Sta parlando del Vaticano, con lo I.O.R. e tutto, o della Teologia della Liberazione?
E non vi preoccupa, visto che parliamo di un partito teoricamente di sinistra, la sua visione dei concetti di solidarietà sociale e ridistribuzione delle risorse? La Bindi sembra suggerire che, grazie ai soldi risparmiati oggi dal Vaticano, quando  voi ritornerete a pagare l’ICI e magari altre imposte sugli immobili; quando vi avranno spremuto l’ultima goccia di sangue, vi avranno tolto tutti i diritti sindacali e lo statuto dei lavoratori, licenziato a piacere, mandato in pensione a ottant’anni con 200 euro al mese, quando avranno salvato Mediaset perché è una risorsa per il paese e loro avranno finalmente tutte le banche che desiderano, voi potrete sempre andare a mangiare i maccheroni al pomodoro, il puré e la mela cotta alla mensa della Caritas. E’ questo che volete?
Lo so che loro sono il PD e non vi farebbero mai tutte quelle brutte cose. Vi terranno solo fermi mentre lo faranno gli altri.
Visto che parlare di crisi economica deprime e fa diventare sempre più apocalittici e sempre meno integrati, facciamo come nel Decameron: mentre attorno a noi c’è la pestilenza e i cadaveri si accumulano, dedichiamoci ad un argomento sempre interessante, il sesso. Eros come antidoto a Thanatos. Funziona da millenni.
Mi stavo giusto rileggendo i post (123) che, due anni, fa avevo dedicato alla diatriba sul sesso ludico accesa in rete da alcuni articoli di Paolo Barnard, primo fra tutti l’ormai mitico “Sono andato a puttane”. La visione di Barnard, la riassumo in un flash per comodità, invitandovi ugualmente ad approfondire sul link, auspicava un approccio più disinibito delle donne nei confronti del sesso, da viversi appunto come un gioco e non necessariamente come qualcosa di sentimentale. Tutto questo a costo zero, senza scambi di denaro come contropartita, perché secondo lui era proprio il denaro ad aver rovinato i rapporti uomo-donna. La famigerata mercificazione del sesso. Un inno, quello di Barnard, al sesso gratis, al libero scambio di secrezioni secondo il principio del baratto. Io do’ una cosa a te e tu dai una cosa a me. Come i mercatini argentini dei tempi della crisi del 2001 dove le signore cuocevano le torte e le scambiavano con  benzina o detersivi.
Secondo i dettami del sesso gratis e a volontà come sui prati di Woodstock – altri tempi ormai morti e sepolti, però – la voglia di scopare per gioco e di per sé, senza impegno e amici come prima avvantaggerebbe perfino i cosiddetti Uomini Beta, quelli che di solito le donne scartano perché troppo impegnate a correre dietro agli odiati (dai Beta) Uomini Alfa, quelli ai quali basta uno schioccar di dita  ed  ai quali daresti non solo la topina ma anche un rene e tre litri di sangue subito. Resta da stabilire se il principio varrebbe anche al contrario, ovverosia se il vantaggio scatterebbe anche per le donne Beta rispetto alle Alfa. Barnard questo non ce l’ha ancora spiegato.
Certo, sarebbe bello il libero amore senza complicazioni e contropartite ma il mercato applicato alle pulsioni non è così facile da scardinare in un mondo dominato interamente dallo scambio in denaro. L’idea del sesso ludico no-cost è terribilmente utopistica se non la proiettiamo in un mondo futuro senza denaro e nemmeno il sentore di qualcosa come il mercato. Un’Arcadia, insomma. Senza contare che nei rapporti intimi c’è sempre il brivido dell’imprevisto sentimentale.
Immaginiamo di volere solo del sesso e nessuna complicazione sentimentale per i nostri buoni motivi.
Se ci dedichiamo al dai e vai in forma gratuita, la componente sentimentale è fuori controllo e c’è sempre il rischio collaterale costante di affezionarsi, innamorarsi, perdere del tutto la testa, prendersi un due di picche o subire un abbandono perché tu vorresti continuare ma lei o lui non ne vogliono più sapere, per non parlare della caduta nella routine e nella noia. 
Se invece c’è di mezzo il denaro, la contropartita, l’incentivo nel rapporto sessuale, allora questo serve proprio ad annullare l’effetto collaterale. Sapendo a priori che quella persona viene con te perché la paghi, sai già che molto probabilmente sta fingendo, che dopo se ne andrà per la sua strada, che non ti ci devi attaccare. Però quello che chiedi lo dà e quindi anche il due di picche è scongiurato.
Per di più, la mercificazione sarà brutta e cattiva ma il sesso a pagamento permette di scopare a  tanta gente che altrimenti potrebbe dedicarsi solo al faidate. 
Il denaro fa scopare i vecchi, i brutti, i matti, i malati, perfino i deformi. In una società repressa e repressiva, dove sembra che ci sia un Valentino per ogni Valentina e che ci si incontri come nei film con una facilità spaventosa, la realtà è spietata. Una volta che tutti i Valentini sono accoppiati con tanti bei marmocchi attorno, che fai, ti metti a sfasciare famiglie? Senza contare che trovare un partner, cambiarlo, sperimentare semplicemente, richiede un enorme dispendio di tempo. Se si vuole solo fare un po’ di ginnastica, o ti infili in Badoo dove puoi pescare di tutto e arrivi proprio a grattare il barile, senza contare la componente di rischio oggettivo, oppure ti rivolgi ai professionisti.

E allora, rileggendo l’articolo di Barnard e i miei di risposta e infilando il tutto nel frullatore mentale dove da parecchio tempo si stanno accumulando alcune mie personalissime riflessioni, sono pronta a chiamare Tom Dickson, premere il pulsante, a  pronunciare la parola magica: “Will it blend?” e lanciare la provocazione.
Siamo sicuri che un rapporto sessuale regolato dal denaro sia sempre e soltanto squallido e degradante? Perché, visto che la mercificazione vive e lotta con noi, non rivolgere il sistema a nostro vantaggio? Perché, non potendo evitare di essere violentati dal mercato, non sdraiarci e provare a trarne godimento?
Ed ecco il punto e mi rivolgo alle ragazze in ascolto. Non farebbe bene anche a noi andare a puttani e non trovarci niente di male?
Gli uomini se hanno voglia hanno un’offerta enorme a disposizione e i prezzi sono più che abbordabili, se non si pretende la supermodel con 50  euro da spendere. Poi magari cercano tutte le scuse: l’accudimento, la porta aperta, la donna all’ennesima potenza quando invece vogliono solo sesso ma questo fa parte dell’ipocrisia religiosa. 
Noi donne invece, avendo le medesime esigenze degli uomini, siamo ancora discriminate. O meglio, la prostituzione maschile esiste ed è fiorente, ma è elitaria e costosa, oppure troppo esotica. Pare che i più gettonati tra gli escort made in Italy – ma ci sono pure gli albanesi da 30 euro per strada – non si slaccino nemmeno la patta per meno di 300 euro per una mezz’oretta e arrivino fino a 3000 euro per un weekend e che la facciano cadere un po’ dall’alto, del tipo: “La signora dev’essere comunque gradevole”.
Forse se aumentasse la domanda – ecco, maledetta legge di mercato che sei sempre tra i piedi, siamo di nuovo a parlare di economia e a deprimerci – scenderebbero anche i prezzi.
Chissà se è già previsto il “soddisfatte o rimborsate”?

“Mi era capitato in passato di avere rapporti con prostitute, come a volte agli uomini accade – specie se oberati dal dovere di essere all’altezza delle aspettative, pubbliche e private. “

“So che non è bello da sentire e non è facile da dirsi, ma una prostituta è molto rassicurante. È una presenza accogliente che non giudica. I transessuali sono donne all’ennesima potenza, esercitano una capacità di accudimento straordinaria. Mi sono avvicinato per questo a loro. È, tra i rapporti mercenari, la relazione più riposante. Mi scuso per quel che sto dicendo, ne avverto gli aspetti moralmente condannabili, ma è così. Un riposo”.
“Io non sono omosessuale. Non ne faccio un vanto, ma non lo sono. È così. Ho amato solo donne. Moltissimo, e con frequente reciprocità. Dai transessuali cercavo un sollievo legato alla loro femminilità. Il fatto che abbiano attributi maschili è irrilevante nel rapporto, almeno nel mio caso. Non importa, non c’è scambio su quel piano. È il loro comportamento, non la loro fisicità, quello che le rende desiderabili. Ma temo che ogni parola possa suonare come una giustificazione: non è quello che voglio.”
“Perché io sono il figlio di Joe Marrazzo.”
 (dall’intervista a Piero Marrazzo di Concita de Gregorio, La Repubblica, 15 agosto 2011)

Insomma, se ho capito bene, un uomo cerca una prostituta mica perché vuole fare sesso a pagamento ma perché è afflitto dall’ansia di prestazione sociale, perché vuole riposarsi, perché una transessuale è una “donna con una marcia in più” rassicurante con la quale confidarsi e perché è oppresso da una figura paterna troppo ingombrante. 
Ho visto una maglietta in una cartoleria, giorni fa. C’era scritto cosa vogliono le donne dagli uomini: una sfilza di cose, un elenco lunghissimo. Sotto, in piccolo, ciò che vogliono invece gli uomini dalle donne
“1) Dargliela; 2) Non rompere i coglioni”. 
Ecco, la psicologia potrebbe essere tutta qui. Basterebbe che gli intervistati mantenessero questa sincerità, quella delle magliette, mentre rispondono alle domande.
Vale la pena, quindi, di occuparsi ancora del colto in flagrante in Via Gradoli – Gesummaria, è dal 1978 almeno che Via Gradoli pullula di spioni – che sciorina tutto il più trito repertorio giustificazionista dell’utilizzatore finale tipo? Direi di no. Anche la nota edipica finale – che è alquanto rivelatrice del problema di fondo che affligge il nostro eroe, oserei dire il focus – è di una banalità quasi imbarazzante. 


Se ne parla, del Marrazzo, invece della solita pantera ferragostana in fuga nell’Agro Pontino, perché quel “donne all’ennesima potenza” ha fatto incazzare di brutto le donne che scrivono su blog e giornali. 
E perché, poi? Certo, dal punto di vista dell’apparenza, del corpo, le trans sono super-ultra-maxi-mega-super-funky donne ma se è vero che sono così comprensive forse è perché sono anch’esse maschi. Chi meglio di un maschio può capire le esigenze di un altro maschio? Il loro valore aggiunto non consiste nell’essere “femmine più” ma nell’essere sia maschi che femmine allo stesso tempo e nel fatto di incarnare la femmina che l’uomo vorrebbe essere. 
Una femmina ipersessuata, con tutto il buono della donna meno le paturnie premestruali e l’appiccicosità del “mi pensi, ma quanto mi pensi, ma mi ami, ma quanto mi ami, quando mi sposi?” e, cosa non da poco, l’assenza del rischio di rimanere incinta e di incastrarti con il pupo. Mi spingerei oltre e direi, perfino, senza quella fastidiosa e pretenziosa vagina, mai soddisfatta dalle loro prestazioni di maschi modello standard. 
La trans invece è una superfemmina che non dirà mai di no al sesso anale e che per giunta ti potrà fare anche un notevolissimo massaggio prostatico dalla porta posteriore salvando le apparenze.
Eh si, perché se qualcuno maliziosamente fa notare che quasi tutti gli annunci AAA dei trans sui giornali offrono non meno di 23×17 motivi per apprezzarne le doti, ci sarà un motivo o no? Qualcuno potrebbe sentirsi tutt’altro che rassicurato da tali convincenti argomenti. No problem, i Marrazzi di turno vi spiegheranno che le trans sono “donne all’ennesima potenza” e che il pistolone è irrilevante, se ne sta lì buono ad ascoltare anche lui le solfe esistenziali del cliente, così qualunque criptogay potrà salvare l’imene alla propria ipocrisia omofobica. Cosa vuoi di più dalla vita, mio caro lucano?


Come potete vedere, noi donne non c’entriamo in questo discorso. E’ tutta una cosa loro tra maschi, quindi non dobbiamo assolutamente offenderci. 
Concita, la prossima volta portaci qualcosa di più interessante di un cliente. Che ne so, un serial killer.

Ecco cosa si può scoprire chiacchierando amabilmente con qualcuno che lavora in banca all’Ufficio Titoli, di fronte ad un Vodka Martini agitato, non mescolato.
Le agenzie come Standard&Poors, Moody’s ecc. che abbassano i rating dei paesi europei fanno soprattutto gli interessi degli Stati Uniti, che stanno combattendo l’Euro con tutte le armi a disposizione, comprese quelle non convenzionali del terrorismo finanziario. E tutto ciò per difendere un impero ormai in disfacimento, terrorizzato che gli scambi petroliferi, ad esempio, in futuro possano effettuarsi in euro e non più in dollari.
(Quando le stesse agenzie però abbassano il rating agli USA cos’è, solo un té avvelenato per Obama o qualcos’altro?)
Per difendersi dagli attacchi dello Zio Sam – cito a memoria e mi scuso per eventuali imprecisioni – ci vuole un ministero europeo dell’economia che permetta di controllare il debito di ciascun paese a livello centrale, unificandolo. Una volta centralizzato il debito sarebbe più facile controllarlo attraverso l’Eurobond. O meglio e più esattamente, l’E-bond, titolo di debito denominato in euro. Questo obbligherebbe i paesi poco virtuosi tipo noi e la Grecia a darsi una bella regolata, inserendo l’obbligo di pareggio di bilancio in costituzione e quelli virtuosi come Francia e Germania ad impegnarsi per venire in aiuto dei paesi in difficoltà.
(La fattibilità di questo collettivismo kolkhoziano finanziario non è che mi convinca granché, ad essere sincera.)
I paesi europei senza l’Euro e ritornati alle vecchie divise farebbero tutti la fine della Grecia, ci sarebbe una spaventosa inflazione, le cavallette e, nel caso che la Germania uscisse dal club dell’euro, visto che non c’è alcuna legge che la obbliga a rimanere, si dovrebbero subito ritirare tutti i soldi dalle banche e ritornare al caro vecchio materasso
(Questa però non l’ha detta il bancario, ma l’ho letta su un giornale in spiaggia, attribuita ad un economista greco. Il quale forse ha preso una Cantonata, chissà?)

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