Ho appena scoperto di essere massona. A quanto pare questa sorella ha visto la luce in qualche loggia P3, P4 o P5 con un bel grembiulino corto corto e il cappuccio di raso nero che fa pure fetish ma proprio non se lo ricorda quando. Magari, senza saperlo, sono pure affiliata alla Loggia del Drago.
Eh si perché, secondo la disinteressata ed obiettiva stampa cattolica, mai così inviperita e toccata con il trapano nel nervo vivo come in questi giorni, chi la mena con la questione delle esenzioni ed agevolazioni fiscali alla Chiesa, manifestando un giusto sdegno per questi anacronistici privilegi, mantenuti alla faccia di chi le agevolazioni non le vede nemmeno dal buco della serratura e paga tutto fino all’ultimo centesimo in busta paga, oltre a non essere figlio di Maria, avrebbe dietro di sé nientepopodimeno che il Grande Oriente con uno dei suoi malvagi complotti. Anticlericalismo viscerale, insomma. Mangiapretismo d’antan in divisa da libero muratore.
Si è scatenata, non so se ve ne siete accorti, un’impressionante potenza di fuoco da parte delle varie divisioni  corazzate in difesa dell’obolo di San Pietro e di tutte le sue mutazioni: dai gerarchi vaticani ai giornali cattolici, ai vaticanisti, agli alti vertici piddini Bersani e Bindi – ça va sans dire – giù giù fino a vario ed illustre opinionismo online che arriva a parlare, senza tanti complimenti e un po’ ad effetto, di bufala dell’esenzione ICI alla Chiesa. Non per iperclericalismo alla Pontifex ma per una certa tendenza modaiola a vedere bufale un po’ dappertutto e per una reazione pavloviana negativa nei confronti delle iniziative nate su Facebook. 
Questi fautori dell’esenzione ICI come possibile bufala facebookiana pasticciano un po’, non per cattiveria ma per eccesso di zelo, scivolando non solo su leggi volutamente viscide, difficili da interpretare perfino dai migliori giureconsulti, figuriamoci da dei poveri bloggers e giornalisti, ma sulle fallacie disseminate nel comune colloquiare dalla propaganda del Potere che pensa solo a difendere sé stesso e, alla fine, come si dice, è peggio il tacon del buso. 
Ad esempio, se si afferma che il governo Berlusconi  pensa di eliminare l’esenzione ICI introdotta nel 2006 per gli immobili della Chiesa adibiti “ad uso non strettamente commerciale” (n.d.a. Grazie Prodi per questo capolavoro di bizantinismo) inserendo il provvedimento di revoca nel decreto sul federalismo fiscale non si sta dicendo che l’esenzione c’è? Non si può abrogare qualcosa che non esiste. Oppure si?
E ancora, dal fronte questa volta delle ben più agguerrite Ratzingerdivisionen. A parte la negazione sfacciata in stile berlusconiano dell’Arcangelino Alfano, non è una fallacia bella e buona sostenere che  “la Chiesa paga già tutte le tasse”, (quindi-che-volete-da-noi-brutti-serpenti-massonacci-infami-che-non-siete-altro), quando invece la Chiesa paga tutte le tasse tranne quelle per le quali è esentata grazie alle leggi ad papam?
Fosse solo l’ICI. L’Espresso ha appena pubblicato un’inchiesta che elenca tutti i privilegi di cui gode l’Oltretevere. Non sono solo privilegi nominali, sono montagne, barcate di soldi.

Insomma, in Italia vi sono dei favoritismi nei confronti di una confessione religiosa che in un paese moderno ed europeo (non diciamo la parolaccia: laico) non dovrebbero esistere. Sarò massona ma non me ne importa una fava. E poi non sono mica sola. Mancano solo Pluto, Demo e il giudaico, poi come complottisti saremo al completo.
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