You are currently browsing the monthly archive for settembre 2011.

La protervia è tanta, l’istinto predatorio antidemocratico fortissimo e sempre famelico. La volontà di zittire, di incaprettare l’informazione, di sciogliere nell’acido il dissenso li porta a concepire e riproporre costantemente i loro ukasetti liberticidi come degli zar fuori tempo storico massimo e la Rete giustamente si mobilita e sta al loro gioco, facendosene terrorizzare. 
Peccato che, come al solito, legiferino ad minchiam. Leggete il parere del legale sul famigerato DDL con il comma anti-blog. Forse li stiamo prendendo troppo sul serio? No, domando.
dal film “Scanners” di David Cronenberg

“Non ce la faccio più, uno di questi giorni vado in tv ed esplodo.” (B. settembre 2011)

Quando vuole, presidente.


Riprendo dal blog di Beppe Grillo questa intervista a Franco Maccari, segretario generale del Sindacato di Polizia COISP perché è molto interessante come testimonianza del malessere delle forze dell’ordine nei confronti del governo del (dire di) fare.
Maccari non rivendica solo la provocazione di qualche giorno fa dei lacrimogeni sparati dentro il ristorante del Senato” chiedendosi giustamente se, beccandoselo i politici il gas CS, non potrebbe venir fuori tra l’altro e finalmente la verità sulla sua pericolosità ma denuncia  le promesse mancate del “governo delle dichiarazioni” sull’ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini.

Con questo governo degli onesti tutto sembra fatto apposta per impedire alle forze dell’ordine di fare il loro mestiere di perseguire e contrastare la criminalità. Tutto serve allo scopo, perfino tagliare del 10% il cibo per i cani poliziotto.
Maccari denuncia come si continui, ad esempio, ad impegnare personale nel rilascio dei passaporti. Con le automobili della polizia a secco per la mancanza di benzina a causa dei tagli, il governo avallava poi la buffonata legaiola delle ronde, con gli agenti obbligati a lasciar perdere i delinquenti per scortare manipoli di esaltati giustizieri della notte ad evitare che la notte facesse loro del male.

C’è anche la frustrazione di chi passa le giornate al computer indagando pazientemente nello schifoso mondo della pedopornografia e poi si sente dire da un ministro di questa Repubblica che è un panzone fannullone o un coglione.
Ma ancora, ai poliziotti girano vorticosamente i Maroni per le scorte di polizia alle escort presidenziali. Il porco utilizzo, come dice Maccari, delle auto blu.
E’ insomma una testimonianza importante, di quelle che nessun Minzolini ti farebbe mai ascoltare.
In un mondo dove è diventato normale che suoni a distesa solo la campana dei ladri, almeno per una volta parlano le guardie.

Bersani di notte spettina le bambole che ha pettinato durante il giorno.



“Questo patto [dichiarazione di voto, n.d.a.] vogliamo stipularlo con Lei e non col prof. Prodi: la sua campagna fatta di ‘serietà’ e ‘sacrifici’ non ci piace, ci intristisce e ci fa un po’ spavento. E noi signore lo lasciamo volentieri perdere. ‘La bellezza salverà il mondo’.” (Dalla Lettera aperta delle donne a Silvio Berlusconi, marzo 2006) 


Quando tutto sarà finito e ci aggireremo tra le macerie fumanti di questo disgraziato paese, bisognerà fare un discorsetto come si deve alle donne che hanno popolato, appoggiato, sfruttato ed acclamato il maledetto regime del Drago Flaccido per tutto questo tempo. Qualche testolina da rapare metaforicamente a zero per intelligenza – anzi incoscienza – con il nemico, insomma, non guasterebbe.

Non è un mistero che proprio le donne siano state lo zoccolo duro dell’elettorato del Nano della Provvidenza. Non solo le patetiche vecchie passerottine comperate last minute con il cestino da viaggio dei poveri – panino al salame e mezza minerale – e mandate di fronte a Palazzo di Giustizia a fare claque. Non solo le signore bene e male tradizionalmente sensibili ai richiami del populismo fascista e del conservatorismo protettore del privilegio ma milionate di donne di tutte le classi sociali, anche le più umili, che gli si sono donate senza indugio come ringraziamento per essere state sedotte e condizionate pavlovianamente dalla sua cura Silvio-Ludovico.
Ore ed ore, giornate intere per trent’anni a farsi rincoglionire ed offendere da trasmissioni oscene per ignoranza e volgarità, senza che nessuna avesse il buon gusto di spegnere l’ordigno infernale e rifiutarsi di comperare i rovagnati, i mulini bianchi e tutte le cianfrusaglie che avrebbero finanziato altra televisione immonda, altra merda da far colare nel loro salotto, in un loop consumistico e culturalmente degradante senza fine.
L’oscenità che ci ha fatto rabbrividire in “Videocracy” e ne “Il corpo delle donne” le italiane l’hanno tollerata senza fiatare per decenni senza accorgersi di come questo condizionamento tette-culi stesse scavando come una talpa nell’inconscio maschile infettandolo con l’idea che le donne debbano essere sempre e solo categorizzate secondo un sistema binario in strafighe vs. cesse, minorenni vs. vecchie, chiavabili vs. inchiavabili, madonne (le loro madri) vs. troie (il resto del mondo).
Quando il responsabile di tale schifezza è sceso in politica, invece di evitarlo come la peste, lo hanno votato, gli hanno affidato le loro vite e quelle dei loro figli. Del resto anche nella vita reale capita ad esempio che siano proprio le donne a volte  – magari per stupidità ed incoscienza – a dare in pasto i figli ai pedofili, specie se di famiglia. Sarà il riflesso nei confronti del maschio dominante.

Ora le donne che lo hanno votato si adontano. Il vecchiaccio in fondotinta non riesce a difenderle dalla crisi perché ha perso troppo tempo a difenderle dai comunisti e si sentono punte nel vivo soprattutto per il fatto delle mignotte.
Lì per lì, quando Veronica già nel 2007  le aveva avvertite non le avevano creduto. L’avevano considerata un’ingrata che osava toccar loro il Silvio. Avevano svuotato la sacca del veleno. Poi, a furia di martellare, scandalo dopo scandalo, identificandosi nella moglie cornuta con il marito che va a puttane e per giunta più giovani, nella dura scorza dell’elettorato femminile papiminkia si è formata una crepa strutturale, sintomo di crollo imminente del mito.
A proposito, è inquietante che si debba essere d’accordo con uno come Edward Luttwak che ha dichiarato Veronica “vera patriota italiana” per essere stata la prima a ribellarsi al Drago.
Che siano pentite o meno, le elettrici di B. non hanno comunque scuse: sono colpevoli di favoreggiamento continuato al regime.
Anche le donne di centrosinistra hanno latitato nel denunciare come la televisione italiana stesse diventando null’altro che lo specchio della personale perversione sessuale di un vecchio libidinoso. Una manifestazione ogni trent’anni, la famosa “Se non ora quando” è francamente un po’ pochino, soprattutto per quello che contano ormai le manifestazioni. Uno sciopero delle consumatrici, ad esempio, avrebbe fatto più male.

Il regime però non ha espresso solamente un elettorato femminile da vergognarsi ma soprattutto una classe dirigente in tacchi a spillo che è  il peggio del peggio femminile. Il berlusconismo si è fatto rappresentare ed ha portato al potere, coprendole di denaro, carriere e ciondoli per farle star buone,  le sciurette cotonate, le zie ricche fasciste, le imprenditrici coscialunga e cervello fino, le figlie-di, le terruncielle rampanti con la specializzazione in arti bolognesi, le zoccole e basta, le minorenni che vanno per i trentacinque, le casalinghe di Voghera, le anelle mancanti razziste con il terrore del negro, le pozze di ignoranza abissale elevate a ministre dell’istruzione e quelle che maitresse si nasce e loro lo nacquero. Un mare di nullità femmine abituate a funzionare in modalità cervello automatico con schede preprogrammate; sacerdotesse della vita facile e della carriera molta spesa e poca resa grazie alla coscia allargata, tutto a spese dei contribuenti. Tutte bonazze perché, come ha recentemente dichiarato la sacerdotessa che parla come Vito Catozzo, “le racchie devono stare a casa”. A casa anche le brave e le intelligenti, era sottinteso. Perché il combinato di bella & intelligente rischia di far andare in sovraccarico il sistema. Il berlusconismo, per stabilizzarsi, deve annichilire l’intelligenza, la creatività e la competenza della donna. Deve essere solo il Trionfo della Cretina.
E bastava guardare le sue televisioni per capirlo con anni di anticipo ed evitare i danni catastrofici che stiamo subendo.

Menzione d’onore alla Marcegaglia che, se non altro, dimostra più coraggio e determinazione di Bersani nel parlare di “salvare l’Italia” ma per il resto? Che facciamo per ricostruire culturalmente il paese?
Una seria e profonda autocritica da parte dell’universo femminile per le colpe che ha avuto nell’aver tollerato ed appoggiato questo schifo del berlusconismo non guasterebbe. Magari cominciando da un bel “che cretine siamo/sono state a votarlo”, “che farabutte quelle madri che spingono le figlie a vendersi per una comparsata in TV o la borsa di Prada”, o “che vergogna non aver denunciato prima il degrado culturale”.
Questa autocritica dubito la si troverà mai nei siti femministi.
Confesso che non riesco più a seguirli. Fatico ogni giorno di più a capire il loro linguaggio e mi infastidisce fino all’orticaria quell’atteggiamento di assoluta e dogmatica giustificazione verso tutto ciò che fanno le donne; una sorta di vittimismo da minoranza etnico-religiosa sempre più piagnone e ricattatorio. Noto sempre più di frequente l’assenza pressoché totale di autocritica per i milioni di errori che commettono ogni giorno le donne, come è normale che sia, vista la loro natura umana. 
Per le femministe paiono non esistere donne cattive, stronze, disoneste, addirittura assassine. Se lo sono non è mai colpa della loro natura umana  ma del maschio che le ha disegnate così e che le opprime. Nell’universo femminista c’è questo gigantesco Godzilla cazzuto che si aggira sfracellando ponti e palazzi, minacciando costantemente l’esistenza delle sue povere vittime. Una visione che non è obiettiva perché profondamente fobica e unisessuale.

Se critichi il puttanaio che circonda, volontariamente, il satrapo nano, ti rispondono, le sorelle femministe, come ti permetti di giudicare, visto che “siamo tutte puttane”, – dimostrando di non conoscere la differenza tra il ruolo, il mestiere e la forma mentis di puttana, che non sempre si sovrappongono e, per tagliare il discorso, concludono che il problema è che tanto siamo tutti sfruttati in questo mondo, quindi che vuoi? Quindi un par di balle. La ricostruzione dell’immagine della donna italiana, per esempio a cominciare dalla riscoperta e valorizzazione di tutti i talenti femminili, non solo della figaggine, non può che partire dall’autocritica. E da noi stesse.

Il nodo Alfano.

“L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.” 
(Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”)
Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell’attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un’invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all’ultimo istante dal peccato dell’incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
Campiamo per inerzia, ci crogioliamo del non saper che fare, senza più alcuna dignità di popolo da rivendicare nel giorno del giudizio. Il nemico è laggiù, lontano, il default forse arriverà e dovremo combattere per difenderci ma qualcuno comincia a pensare che il default, come i Tartari di Buzzati, sia solo una metafora. Troppa fatica pensare di combattere. Sdraiamoci e che abbiano pietà di noi.
Non c’è alcun fremito, alcuna timida speranza di rovesciare il destino. Non c’è resistenza, ribellione, orgoglio ferito, volontà di riscossa. l’Italia è un immenso lazzaretto popolato di malati di impotenza che attendono solo la fine. 
Guardarli sapendo di stare guardando noi stessi è una sensazione orribile.
Dal film: “Alien”
Non mi viene in mente altra immagine che descriva in maniera migliore l’attuale situazione italiana.

Io, a questo punto, se fossi il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.

Napalm sui servi che difendono disperatamente i loro bottini di argenteria rubata al padrone e sperano di raccattare ancora qualche forchetta nella fuga da palazzo. Sui lecchini e sui loro prolungati lavori di lingua telefonici per ingraziarsi un vecchio rincoglionito drogato di menzogne che favoleggia di rapporti plurimi ad un età in cui non riescono più spontaneamente neppure le seghe.
Napalm sulle pupe del gangster fasciste che odiano e disprezzano chi è affetto dall’orribile malattia dell’onestà e anche – perché mi sono proprio rotta le palle – su chi le difende solo perché donne e quindi “sorelle” e quindi “la prostituzione è colpa della società, del maschilismo, eccetera”. Sorelle un cazzo. Se dovessero spingerci dentro una camera a gas lo farebbero per una borsa di Vuitton. Mandatele a pulire i cessi delle stazioni, a sollazzare qualche decina di extracomunitari al giorno in un centro d’accoglienza, a tirar su cinquecento euro per sera a venti euro di bocca sulla statale Adriatica, da consegnare per intero a due bei papponi albanesi amanti del coltello e del bastone. Napalm sulla loro bellezza temporanea, sulla loro sfacciata impudenza di cicale stercorarie.
Napalm ovviamente sui palazzi d’inverno e d’estate, sulle seconde, terze e quarte residenze, sui mausolei troppo tristi e vuoti, sui falsi vulcani e le ville rubate alle bambine. E che lui cessi di soffrire raggiungendo una pace eterna dei sensi.

Napalm però anche sui giornali da culo che osano paragonare Pertini a Lavitola. Sulla televisione italiana, che ne rimanga solo il monoscopio e poi la neve. Sull’opposizione che cincischia e il terzo polo che vorrebbe ma non vuole – come quelle che danno il didietro per sposarsi vergini – e che se dovessero governare andrebbero avanti solo tre mesi prima di scannarsi a vicenda. Fuoco a volontà.

Si accettano ulteriori suggerimenti. Abbiamo scorte sufficienti.




B. Iniziamo male l’anno! 
Dell’Utri: Perché male? 
B: Perché dovevano venire due [ragazze] di “Drive In” che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio! 
D: Ah! Ma che te ne frega di “Drive In”? 
B: Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l’anno, non si scopa più! 
D: Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! 
B: Senti, dice Fedele [Confalonieri] che devi sacrificarti (…). Devi venire qui! 
D: No, figurati! 
B: Purché le tette siano tette! Truccate soprattutto bene le tette! (…) Grazie, ciao Marcellino! 
D: Un abbraccio, anche a Veronica. Ciao! 
B: Anche a te e tua moglie, ciao! 
(…) 
(telefonata intercettata dalla Guardia di Finanza sul telefono di Marcello Dell’Utri a colloquio con Berlusconi nella sua casa ad Arcore, dove il Cavaliere festeggia il Capodanno con Confalonieri e l’allora presidente del Consiglio Bettino Craxi, ore 20.52 del 31 dicembre 1986).

B: va bene senti io sono qua assediato da quando hanno visto che sono stato dichiarato da Playboy il politico più sexy sul libro che è venuto fuori il trenta…ha riportato questa cosa qui… io non ho scampo con questi qua. Ieri sera avevo la fila fuori dalla porta della camera… erano in undici… io me ne son fatto solo otto perché non potevo fare di più… non si può arrivare a tutto. Però stamattina mi sento bene sono contento della mia capacità di resistenza agli assedi della vita… che cosa ci tocca fare la notte del primo dell’anno.
(B. al telefono con Giampi Tarantini, 1° gennaio 2009)

Due renne non fanno capodanno ma, se tanto mi dà tanto, questo da vent’anni non pensa ad altro e quindi perché fare il premier a tempo perso? Meglio un full time e non perdere altro tempo.
Resta da capire una cosa. il crocifisso usato come filo inter-igienista-dentale –  sempre che la cosa sia vera, appartiene al campo delle pratiche di magia sessuale delle quali si vocifera da tempo, oppure fa parte  di un rito esorcistico? Magari  Iddu non ha colpa per questi eccessi, è stato posseduto dallo Scrondo mentre visionava una videocassetta infestata di Italia1 e cerca di bonificarsi.

Almeno questa potrebbe essere la storia da raccontare a Formigoni, alla Binetti, a Giovanardi e a tutti i cattolici convinti finora che il centrodestra capitanato dal maniaco fosse il difensore dei valori cristiani e della moralità cattolica.
Qui, in chiusura, ci sta proprio bene Marilyn Manson (featuring Dita Von Teese).

Flickr Photos

Blog Stats

  • 84,425 hits

Categorie