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Leggevo oggi su Facebook che, secondo chi è andato a ravanare nelle proprietà del file scaricabile da Internet delle “Cento idee” in padella di Matteo Renzi, l’autore del testo, il ghostwriter, sarebbe nientepopodimeno che Giorgio Gori, il marito di Cristina Parodi, uomo Mediaset ed ex direttore di Canale 5. Scarico il pdf e controllo; è vero. Se non è un altro Giorgio Gori che nulla ha a che vedere con quello, abbiamo scoperto un altarino niente male del “Nostro” di Firenze. Guardalo lì, come l’è bellino!
Quindi, dietro la passione politica secondo Matteo non vi sarebbe altro che ribollita berlusconiana cotta e mangiata (in omaggio alla cognata del ghostwriter) e rigurgitata per i palati ormai abituati solo all’ingoio passivo, possibilmente per via televisiva? Ma non mi dica. Questo si che è uno scoop. 
Del resto siamo diventati un paese dove si fa a gara a chi è più di destra, anzi proprio fascista. E questo sindaco Crodino con una faccia che dice più di mille parole, alla destra piace, piace. C’è chi sospetta perfino che il suo ruolo a sinistra sia simile a quello di un drone. Arrivare, fare danni e ripartire. Tutto da telecomandato.
Intendiamoci, Bersani è furbo e non si fa fregare dai rottamatori. Lo sa bene che se ci sono degli agenti del nemico infiltrati, delle spie, lui e la Rosy non sono mica lì per agitare il Martini a James Bond.
Purtroppo però, e questa è la tragedia del PD, il fatto che Renzi ti faccia scattare immediatamente l’associazione con il bischero, non fa automaticamente di Bersani un grande segretario alla Berlinguer. Facciamocene una ragione.

Vedere la Sinistra litigare mi rassicura. Mi convince che non sto sognando, che questa che sto vivendo è la realtà. E’ il mio totem.

P.S. Mi sa che dopo la Maria e la Patonza, toccherà far girare anche la Leopolda.

Si, certo nonno, l’euro non ha convinto nessuno. Nemmeno quei bottegai che, quando fu introdotto definitivamente al posto della lira nel 2002, poterono raddoppiare i prezzi impunemente creandosi il cambio di comodo 1000 lire= 1 euro, invece del corretto 1000 lire= 0,50 euro,  tanto il tuo governo li avrebbe lasciati fare.
Lo so, lo so. I bottegai ci provarono in tutta Europa a fare lo stesso giochetto – perfino i rigorosi prussiani – ma altrove, nei paesi seri, trovarono dall’altra parte sistemi di controllo in grado di scoraggiarne le furbate.
L’euro non ha convinto nessuno, già. Nemmeno gli americani, che hanno scatenato tutta l’artiglieria pesante nascosta dietro al fogliame delle agenzie di rating contro una divisa capace, per la prima volta, di mettere in difficoltà Sua Maestà il Dollaro. Fatti spiegare da un bancario qualsiasi questa forma di invidia della divisa.
L’euro non ha convinto i paesi petroliferi che da almeno dieci anni stanno accarezzando l’idea di utilizzarlo per le transazioni dell’oro nero. Sempre al posto del dollaruccio. Altro motivo importante per scatenare la reazione imperiale di cui sopra.
Lo so, nonnetto, che cerchi di cavalcare gli eurodeliri dei legaioli che, se potessero, tornerebbero non alla lira ma al baiocco. Tanto lo sai che, nei paradisi fiscali, comunque si ragiona in dollari e quindi nessuno dei tuoi amici evasori rischia alcunché. Visto che pensi sempre, come gatto e volpe, non al vile interesse ma ad arricchire gli altri.
L’Euro e l’Europa purtroppo, in questo momento, sono necessari come il purgante. Sempre se vogliamo mantenere i nostri privilegi e il nostro attuale benessere. Sono necessari per difenderci dagli attacchi imperiali e dalle mire espansionistiche asiatiche. Questa crisi, forse, convincerà ob torto collo gli europei ad unirsi finalmente, a rinunciare alle spocchiette nazionalistiche. 
Ma c’è il rischio default, grida il telespettatore terrorizzato dall’odierno bollettino borsistico. State tranquilli, appena ottenuto ciò che disperatamente si cerca di imporre su base continentale, la crisi sparirà da un giorno all’altro. Puf! Come una magia di Harry Potter. Sui giornali non se ne parlerà più, come non si parla già più di quella che doveva essere la trentennale guerra al terrorismo islamico. E’ una partita a scacchi, stiamo solo aspettando la mossa decisiva. Lo scacco matto.
In seguito, creata una difesa efficace europea contro gli attacchi esterni si potrà sempre pensare ad un modo per uscire dalla logica perversa della crescita a tutti i costi.
Tanto è solo questione di tempo. Il capitalismo, senza più il contraltare della minaccia comunista e privo di un vero controllo democratico che ne limiti gli abusi è in preda alla esaltante follia del liberismo selvaggio, la sua forma neoplastica. 
Pochi individui credono di potersi arricchire esponenzialmente cancellando tutti i diritti degli altri e creando al contempo una marea montante di poveri. Una follia che li porterà inevitabilmente al suicidio collettivo come i lemmings perché i poveri sono numericamente superiori ed enormemente più incazzati. 
Può darsi che un giorno mangeremo bistecche di miliardario, che disputeremo la finale di Champions giocando con la testa del direttore della BCE e che conserveremo nei musei di storia naturale e sotto formalina imprenditori di successo. Compresi quelli falliti che, per coprire il loro fallimento, cercarono in tutti i modi di far crollare anche la casa dei Filistei. 
(Mi scuso per l’allusione a Sansone. Con tutti quei capelli. Sono stata indelicata.)

“Ma se siete cattolici allora perdonate l’uomo di Arcore, perché ieri il suo grido d’orgogliosa ribellione ai padroni del mondo ha strappato a me un grido nell’anima. Almeno lui non gli ha baciato le scarpe per non morire.” (Paolo Barnard)

Mi sfugge qualcosa, giusto un piccolissimo passaggio, carissimo Paolo Barnard. Così il nostro Jeeg-va’ cuore acciaio, il premier supereroe tutto di un pezzo, il nostro Mattei redivivo, avrebbe sfidato a petto nudo il Nuovo Ordine Mondiale degli Illuminati, degli agenti del sempre attuale complotto demoplutogiudaicomassonico e dei Rettiliani, difendendo la sovranità nazionale italiana e rifiutando di sottomettersi? Un po’ come fece Craxi a Sigonella, vuol dire? Con l’implicazione che Craxi cadde non perché rubava a man salva ma perché aveva sgarrato con gli imperiali? Insomma, Tangentopoli come complotto e golpe giudiziario come piagnucola Iddu di tribunale in tribunale?

Ahi ahi ahi, siamo in piena identificazione con l’aggressore. Stiamo già pre-elaborando il lutto della perdita del più grande statista degli ultimi 150 anni idealizzandolo come si fa con chi muore precocemente, facendolo diventare l’eroe e il genio che non è e rifiutandoci di lasciarlo andare per la sua strada, cioè a remengo. O forse stiamo solo cercando disperatamente di razionalizzare la sciagurata atrocità commessa per averlo voluto come capo di stato per quasi vent’anni. Capisco che dobbiamo consolarci ma non esageriamo.

A parte che il concetto di sovranità nazionale in Italia è compromesso fin dall’epoca di Badoglio e che  i nostri destini sono da sempre decisi altrove, in questo caso qualunque inevitabile allusione a personaggi di ben altra levatura come Mattei dovrebbe risuonare nelle nostre coscienze come un bestemmione in pieno Te Deum in San Pietro.
Ho l’impressione, e milioni di altri italiani con me, che Iddu, il Nano della Provvidenza, per tutta la sua sciagurata vita, non abbia fatto altro che lavorare di lingua sulle suole di chiunque potesse garantirgli favori, protezione, salvezza dal gabbio, aumento dei profitti.
Quando dico chiunque penso non solo al già citato Bettino, per ingraziarsi il quale si finse socialista, ma agli amici che contano a Palermo e agli amici degli amici. Gente che ti può si proteggere la patrizia prole dal sequestro piazzandoti un uomo d’onore in casa ma poi pretende la restituzione del favore con interessi molto spesso insostenibili. Penso inoltre ai massoni eversori ed alle organisatzye ed oligarchie rampanti dell’Est con le quali ha tentato giochi spericolati nel campo energetico ai fini dell’aumento del proprio profitto di imprenditore, non di quello nazionale, come sanno bene gli imperiali. Fino al fenomeno dei più infimi magliari, spacciatori e puttane in grado di tenerlo agevolmente per le palle con una mano sola. Ed ai quali lui ha dovuto leccare, perché sempre in debito con loro, altro che scarpe.
Non avrà leccato la suola di Trichet, ma questa piccola galleria di immagini testimonia la propensione del nostro al bacio della mano con relativa genuflessione – evidente manifestazione di sottomissione, come confermerebbe qualunque etologo – di preti, papi, dittatori sanguinari e bibliofili chiacchierati. Nel caso dei religiosi, si potrebbe supporre che, in cambio della chiusura di un occhio o due sulle sue frequentazioni di ragazzine, egli non abbia esitato a svendere al Vaticano, tanto per fare un esempio, la laicità dello Stato.
Pensare insomma che questo individuo, il cui motto su di un ipotetico stemma araldico non potrebbe che essere “Pro Domo Mea”; questo Riccardo III che cederebbe senza indugi un intero Regno – questa miseranda Italia –  per il suo culo  possa veramente pensare al bene comune del suo paese è semplicemente folle. Sono certa che se il Diavolo esistesse potrebbe confermare la presenza della sua tra le anime da riscuotere. Quelle in cima alla lista, quelle che le scarpe le leccano da Dio.

Cosa avrà mai in quella cartelletta che porta sempre sotto braccio in ogni occasione ufficiale? Quell’accessorio così voluminoso da esaltargli tragicamente la nanezza e assai pretenzioso con quella scritta “Il Presidente del Consiglio dei Ministri”, quasi volesse convincere gli altri e soprattutto sé stesso del suo ruolo portandoselo scritto addosso a lettere d’oro? Se avete notato, nessun altro capo di stato sente la necessità di dotarsi di un tale segno di riconoscimento. Perché non ne ha bisogno. Il mai-stato-bocciato invece si.
A me dà l’impressione che alla cartellona grande come il suo Ego e probabilmente fatta in pura pelle di comunista lui ci si aggrappi, come fanno gli oratori insicuri con le penne stilografiche, che tormentano e agitano a mezz’aria per darsi coraggio. 
Linus aveva la copertina, lui la cartelletta che porta in giro neanche fossero le tavole della legge di Mosé. 
Scommetto che, visto il personaggio e la sua inconcludenza, la cartelletta contiene solo fogli bianchi.

Quanto siamo ridicoli con la nostra spocchia, come se fossimo ancora nel Rinascimento con i Da Vinci e i Medici e non  fossimo diventati invece delle malecopie fatte in Cina degli italiani che fummo. 
Quanto è ridicolo il mai-stato-bocciato Dead Premier Walking con il suo “spezzeremo le reni alla culona inchiavabile se la Grecia non fa prima il culo a noi”. La tragedia di un popolo ridicolo e del suo capocomico impazzito che fa chicchirichì sul proscenio sotto una pioggia di uova marce.
Quanto siamo ridicoli ad offenderci per una manifestazione, una volta tanto, di sincerità nei nostri confronti. Ridicola l’opposizione che, come sempre più spesso gli capita, non ha capito una minchia tanta del senso profondo dell’ilarità franco-tedesca. Ridicolo chi si offende tentando la carta di un tardivo orgoglio patrio che, con noi italiani, è sempre fuori luogo. Abbiamo appena pugnalato l’ennesimo alleato alla schiena, un po’ di contegno, suvvìa, e rispetto per le salme ancora calde. 
Chi fa l’offeso allora è convinto che il piazzista di aspirapolvere che ci governa ci rappresenti veramente tutti come popolo, compresi noi che non lo avremmo voluto nemmeno come amministratore di condominio. Chi si adonta evidentemente crede che un offesa a lui richieda l’immediato lavacro dell’onore domattina all’alba con due testimoni. Insomma, come si permettono quel nanerottolo alto quanto una baguette e la culona Kartoffeln di irridere il nostro meraviglioso governo dell’arraffare?
Dovremmo vergognarci noi che ci siamo affidati ai servigi ed alla protezione della Banda del Nano dell’Ortiga. Talmente brava che i conti pubblici ce li avrebbero tenuti meglio il Libanese e il Secco della Banda della Magliana.
Angela e Nicolas ridevano del nano, coglioni, non dell’Italia e hanno fatto benissimo a ridere, anzi, dovevano pure ombrellarlo e fargli vedere le natiche abbassandosi i pantaloni. Peccato che né in Francia né in Germania abbiano dimestichezza con ‘o pernacchio, perché uno di quelli alla “Duca Alfonso Maria di Sant’Agata dei Fornari”con la mano molle, ci sarebbe stato a pennello. Angela e Nicholas, la prossima volta abbiate la compiacenza di nascermi napoletani.
B. è come Bruce Willis ne “Il sesto senso”, un morto che non sa di esserlo e che crede ancora di essere vivo e noi italiani siamo un po’ tutti come il bambino che vedeva la gente morta. 
E’ una situazione terribile, poveretto, da fare una pena immensa. Avrebbe bisogno di essere liberato, e noi con lui, da questa maledizione. 
Non sa di essere ormai andato, eppure i segni per capire la sua vera condizione, come dire la semeiotica della Sindrome del Dead Premier Walking, ci sarebbero tutti.  
Non è solo l’aspetto inquietante dato da un colorito terreo malamente coperto dal fondotinta stile tanatoprassi fai-da-te. Non è l’abito inappuntabile che però ti dà un che da camera ardente. Ci sono segni ben più gravi ed indicativi. 
Lui vede la gente che lo circonda ma questa si comporta come se lui non esistesse. I suoi compagni di potere addirittura ridono parlando di lui come se il de cuius non potesse più offendersi. Con quella strana allegria che spesso segue la fine delle esequie. Come un senso di liberazione.
Lui dice e proclama che farà e provvederà ma hai la sensazione che l’auditorio non lo prenda in considerazione più della musica di sottofondo. Le sue, oramai, sono apparizioni per fedeli inossidabili, per Bernadette e piccoli di Fatima. Una Madonna barzellettiera con sempre meno credenti.
Forse, uno di questi giorni, il tapino incontrerà Muhammar, gli rivolgerà la parola, lo vedrà tendergli la mano all’inizio di un tunnel di luce e capirà.
Un partito progressista maturo, che ha superato le sue malattie infantili, compreso l’infantilismo, raggiungendo una buona autostima e che mira a governare addirittura una nazione intera non avrebbe paura. Non temerebbe un movimento d’opinione da percentuali sotto il cinque per cento – attualmente attorno al 3.0% nelle intenzioni di voto –  che sotto l’involucro di puro marketing ha forse solo il volatile entusiasmo dei suoi sostenitori e che probabilmente non sottrae voti solo a lui ma anche a destra. Magari cercherebbe di capire cosa, di quel movimento, attira gli elettori, soprattutto giovani. Quali sono i suoi argomenti vincenti. Vedrebbe se è il caso di copiarne qualche idea ed iniziativa, se valide, per attirare a sé il consenso di quegli elettori. Insomma si comporterebbe da adulto razionale e consapevole.
Invece, come ha dimostrato l’ultimo caso, quello delle elezioni regionali del Molise, vinte dal candidato di centrodestra per un venticello di corpo sul PD, il partito democratico, invece di prendersela con sé stesso, come fanno gli adulti, ha trovato subito il responsabile della sua sconfitta, il Grillo espiatorio. 
Insomma, il piccolo Piddì ha frignato pestando i piedini per terra e chiedendosi, pieni di pianto gli occhi, come osavano gli elettori italiani di sinistra non votare il meraviglioso partito di Bersani e della Dama Grigia. Stronzi anche loro, sottinteso, come i radicali.
Se perfino la sconfitta nel minuscolo Molise, una regione con poco più di 300.000 abitanti (la popolazione di una città come Bari), riesce ad affossare l’autostima di un grande (numericamente) partito mandandolo in panico per un 3% perso e portandolo a chiedere metaforicamente la testa di un comico pensionatosi in politica, credo ci sia ben poco da fare.
Il bipartitismo in Italia ha prodotto un curioso effetto. Uno dei partiti del duopolio, invece di diversificare l’offerta e tenerci a distinguersi dall’altro, si è quasi completamente identificato con l’aggressore, ovvero con l’impresario di avanspettacolo sceso in politica. Di conseguenza, ragionando ormai in termini di palcoscenico e borsettate reciproche tra primedonne, soffre se un comico gli ruba la scena.  Che i due siano uguali e complementari, aggressore ed aggredito, e che ragionino allo stesso modo, lo dimostra il fatto che B., il Barnum del consiglio, applaude Grillo che “porta via i voti alla sinistra”
Non c’è solo avanspettacolo ma anche una mentalità da presidente del Borgorosso Football Club nei due PD (con L o senza) . L’importante non è partecipare ma vincere, se abbiamo perso non è perché siamo delle pippe ma perché ci hanno dato contro un rigore che non c’era, e poi ce l’hanno tutti con noi, e c’è la sudditanza psicologica degli arbitri.
Grillo, con tutto il rispetto per l’entusiasmo e la costanza nel difendere le sue costose idee, può far paura solo a partiti così. A partiti per i quali il problema non sono loro, i loro dirigenti e programmi, sono gli altri che sono grillini.

Tutti parlano di un prossimo cambio di governo. Una curiosità: chissà se da qualche parte c’è una trattativa in corso.

Notate la data della vignetta. Non è di oggi.

Brucia la Roma dell’Imperatore Cerone che se la ride suonando l’Euro al posto della lira – unica differenza con il precedente – e contando i suoi 316 tra servi e badanti. Sperando che non si renda mai conto di quanto gli costano.
Il governo degli incappucciati ringrazia gli incappucciati che sono scesi in piazza a rimettere disordine.
I giornali e le televisioni con il mignolino alzato si appassionano alla foto del ragazzo che lancia l’estintore sperando che chi la guarda faccia le dovute libere associazioni con altre situazioni tipo, dico un nome a caso, Carlo Giuliani e Genova. “L’Unità” intanto sbuffa e si lamenta del “tormentone sugli infiltrati”. Ho detto l’Unità, non “Il Tempo”.
Mi scuso per la pubblicazione della prima pagina di una testata pornografica

Il PD non ha aderito alla manifestazione. Non erano previsti attaccapanni sui quali appendere il cappello.

Pannella è stato lungamente fanculizzato on the road a suon di “pezzo di merda” dagli inferocitos che gli hanno rinfacciato il tradimento dell’altro giorno. E’ da stamattina che dalla sua radio si difende dicendo che non è vero che i radicali hanno fatto raggiungere il numero legale, che hanno comunque votato contro B. e che non hanno mai governato con lui. Quindi Capezzone era solo un sogno.
Nel frattempo, in centinaia di manifestazioni all’estero da migliaia e migliaia di persone, nemmeno l’ombra di un black bloc e nessuna violenza e tutti si chiedono come mai.
A me pare che ormai la piazza in Italia sia il bivacco di vari manipoli fascisti che non tollerano infiltrazioni da parte di provocatori pacifici.
Il ministro degli interni, mentre Roma bruciava, sembra impossibile ma non era a Roma. Un giorno ci spiegherà cosa cazzo c’è di così interessante a Varese. O se colà  ha per caso un abbonamento con Natascia.

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