B. è come Bruce Willis ne “Il sesto senso”, un morto che non sa di esserlo e che crede ancora di essere vivo e noi italiani siamo un po’ tutti come il bambino che vedeva la gente morta. 
E’ una situazione terribile, poveretto, da fare una pena immensa. Avrebbe bisogno di essere liberato, e noi con lui, da questa maledizione. 
Non sa di essere ormai andato, eppure i segni per capire la sua vera condizione, come dire la semeiotica della Sindrome del Dead Premier Walking, ci sarebbero tutti.  
Non è solo l’aspetto inquietante dato da un colorito terreo malamente coperto dal fondotinta stile tanatoprassi fai-da-te. Non è l’abito inappuntabile che però ti dà un che da camera ardente. Ci sono segni ben più gravi ed indicativi. 
Lui vede la gente che lo circonda ma questa si comporta come se lui non esistesse. I suoi compagni di potere addirittura ridono parlando di lui come se il de cuius non potesse più offendersi. Con quella strana allegria che spesso segue la fine delle esequie. Come un senso di liberazione.
Lui dice e proclama che farà e provvederà ma hai la sensazione che l’auditorio non lo prenda in considerazione più della musica di sottofondo. Le sue, oramai, sono apparizioni per fedeli inossidabili, per Bernadette e piccoli di Fatima. Una Madonna barzellettiera con sempre meno credenti.
Forse, uno di questi giorni, il tapino incontrerà Muhammar, gli rivolgerà la parola, lo vedrà tendergli la mano all’inizio di un tunnel di luce e capirà.
Annunci