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E così dovremmo continuare a morire per gli interessi della Unocal e del suo burattino-presidente-supermodel, eletto con i brogli (si parla di almeno 1.500.000 voti dubbi) e talmente arrogante da dichiarare che gli osservatori europei dovrebbero farsi i cazzi propri invece di denunciare irregolarità nello scutinio dei voti, in quelle che in teoria avrebbero dovuto essere elezioni democratiche. Bellino lui, con il berrettino di astrakhan e il paltoncino d’alta sartoria.
Dovremmo continuare a morire per difendere uno strapuntino in balconata gentilmente concessoci dal Potere Petrolifero Mondiale nel paese dove la guerra sarebbe arrivata comunque, anche senza 11 settembre, perchè era già deciso da ben prima il 2001 che là si dovessero riaprire i due rubinetti principali dello sfruttamento del popolo afghano per il bene delle multinazionali, petrolio ed oppio, chiusi a tradimento dai poco malleabili talebani, vere e proprie bisce che si rivoltarono ai loro antichi ciarlatani.

La storia vera della guerra in Afghanistan è nota per chi la vuole conoscere. La democrazia non c’entra nulla, non siamo là a portare la democrazia ma a compiere una missione affidataci dai nostri superiori imperiali.
E’ una guerra di merda fatta per conquistare posizioni strategiche nello scacchiere della competizione energetica e noi facciamo le comparse, sperando di ottenere le briciole, con il rischio di morte, però.
Perchè, anche se i media ce la raccontano come una scampagnata dei soliti italiani brava ggente che vogliono tanto bene ai bambini colorati, là c’è la guerra. Si spara, si imbottiscono le auto di C4 e ci si va a far saltare addosso agli italiani che, dal loro punto di vista, non sono altro che invasori.
I militari che sono là lo sanno ma qui si fa finta di nulla, sperando che non capiti mai ciò che è capitato oggi: sei giovani uomini morti, dilaniati dall’esplosivo.
Si vive alla giornata, confidando nel solito culo italiano che ci protegge sempre. Invece no. La guerra non guarda in faccia nessuno e oggi contiamo anche noi i nostri morti.

Si è detto: ma allora che dovremmo dire delle popolazioni bombardate delle quali non frega niente a nessuno e i cui morti nessuno più conta. Giustissimo. Il problema non sono i civili e i soldati, entrambi vittime della porca guerra, il problema è la rappresentazione fasulla e fraudolenta che si fa della guerra nei nostri paesi, per coprirne le vere motivazioni. E’ un problema di comunicazione e propaganda, con i giornalisti che reggono il sacco macchiandosi di complicità con i mandanti delle guerre d’interesse.
Perchè ci meravigliamo che ci abbiano sparato addosso e che ci abbiano uccisi?
Perchè il potere, attraverso i contabubbole dei telegiornali, ci avevano raccontato una storia totalmente diversa e i conti non ci tornano. Nemmeno quelli che dovrebbero misurare l’orrore della perdita di migliaia di vite umane.

Detto che troverò vomitevole qualsiasi condanna e manifestazione di cordoglio da parte di chi non ha impedito ma anzi ha avallato questa guerra e continua a difenderne le ragioni, mandando la gente a morire e ad uccidere, da Napolitano a Berlusconi; che, come al solito, troverò insopportabile la retorica dei “nostri ragazzi”, ci sono cose che non vorrei sentire stasera.

Per esempio che non ce ne frega nulla di quelli che sono morti perchè muoiono anche gli operai di lavoro.

Ebbene, quelli che sono morti, non essendo fantaccini coscritti ma professionisti stipendiati delle Forze Armate, sono da considerarsi morti sul lavoro a tutti gli effetti, meritevoli del rispetto che si deve a dei lavoratori. Non vorrei sentire che sono fascisti e roba del genere.
Non vorrei sentire che vengono pagati profumatamente per andare a Kabul e quindi cazzi loro.
Lo stipendio più alto, quello di un generale, è di 7000 euro e rotti al mese netti. Infinitamente meno di un qualsiasi calciatore trombaveline che al massimo rischia il legamento crociato e non la pelle. Per non parlare dei 13.000 euro al mese che guadagnerà Renzino Bossi come “consulente” all’Expo di Milano o gli stipendi dei parlamentari. Quelli sono i veri scandali.

Non voglio sentire gli opportunismi di chi fino a ieri era a favore della guerra e stasera no perchè ci sono le mamme che piangono. Mi riferisco ai leaders politici. Se la perdita di sei nostri soldati è veramente insostenibile si prenda la decisione di ritirarsi dall’Afghanistan per evitare ulteriori disgrazie. Altrimenti si taccia. Se non per rispetto, almeno per pudore.

P.S. Detto tutto questo, trovo incomprensibile la disdetta della manifestazione di sabato a favore della libertà di stampa. E’ proprio a causa della mancanza di obiettività informativa che i popoli accettano passivamente che si combattano le guerre nelle quali vanno a morire anche i loro figli.
Andavano piuttosto sospesi il campionato di serie A o la Champions League, non una manifestazione in difesa della libertà. Ma si, figùrati…


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