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“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia – che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.” (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
Chiederanno di chiudere Le Monde e di bruciare sul rogo il disegnatore Plantu, che ci offre, oltre alla vignetta di cui sopra, pubblicata in prima pagina sul quotidiano parigino, quest’altra vignetta del giorno, che non ha davvero bisogno di traduzione?


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“E mentre invitiamo i diversi interlocutori a non abbandonare mai il linguaggio di quel rispetto che è indice di civiltà, vorremmo anche dire – sommessamente ma con energia – che non accetteremo che il Papa, sui media o altrove, venga irriso o offeso.” (Cardinale Bagnasco, interno giorno, Vaticano)

Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
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Con tutto il rispetto, noi non si irride il Papa tanto per far sera, si fa solo notare quando dice cose pericolose per l’incolumità della gente.
E poi cosa significa “non accetteremo”? Scomunica per tutti, offre il Cardinale?
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Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara – ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale – l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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Il preservativo è scomodo, si rompe, a volte tracima in fase di sfilamento, può procurare allergia da lattice, qualcuno ha problemi a trovarne della sua misura (beato lui!), interrompe la spontaneità del rapporto e generalmente non è molto amato dalla maggioranza della popolazione.

Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara – ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale – l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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Però è il dispositivo più economico e di facile reperimento (anche al supermercato e nei distributori automatici) contro la trasmissione di malattie sessualmente trasmissibili. Non pensiamo unicamente all’AIDS che non è solo questione di HIV ma di un mucchio di altri fattori, ma alle banali infezioni come la candida, la tricosomiasi, il papilloma virus, l’herpes genitalis, fino alle classiche gonorrea e sifilide.

Paradossalmente però, è dimostrato che più il rapporto che si ha in quel momento è potenzialmente a rischio, più si tende ad evitarne l’uso, come sanno bene le escort, i cui clienti sono disposti a pagare di più pur di non usarlo. Se le malattie sessuali colpissero solo gli uomini vedreste signori andare in giro indossando preservativi giganti a figura intera, ma tant’è.
Il preservativo o condom o gondone, fattore non marginale, contribuisce anche a limitare le nascite ed ecco perchè è tanto condannato da Sua Castità.

Cioè, sono vent’anni che si fanno campagne per la prevenzione del contagio dalla più devastante tra le malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto nel Terzo Mondo dove ancora si cuciono le vagine delle donne per il gusto poi di lacerarle e favorire in quel modo, come conseguenza, la trasmissione di malattie e un giorno arriva un signore vestito di bianco che dice, senza pensare alle conseguenze pratiche di una tale affermazione: “il preservativo non è una soluzione perchè aumenta i problemi”.
Abbiamo visto che i più promiscui sessualmente non usano il preservativo, quindi? Si allude per caso alla vera e propria piaga dell’allergia al lattice?

Trovo giusto che le organizzazioni mediche e governative si siano incazzate sentendo l’uscita papale. La speranza è che, una volta risalito Ratzinger sull’aereo che lo riporterà in Vaticano, e fatto ciao ciao con la manina, ognuno torni a fare come gli pare, comprese quelle entità cattoliche che, in Africa, distribuiscono esse per prime i condom per limitare il danno endemico da AIDS.

Più che la condanna del gondone, tuttavia, dovrebbe preoccupare la condanna del Papa del trattato di Maputo, adottato nel 2003 dall’Oua, in cui nell’art.14 si parla di diritto a interrompere la gravidanza in caso di violenza sessuale, stupro o incesto, o anche quando vi siano pericoli fisici o mentali per la madre.

«Quanto amara – ha detto Ratzinger parlando alle autorità angolane e al corpo diplomatico internazionale – l’ironia di coloro che promuovono l’aborto tra le cure della salute materna!»

Quale ironia vi sia in uno stupro o in un incesto rimane un mistero. Si potrebbe andarlo a chiedere alle donne Congolesi. Di sicuro essere obbligate a sfornare un moccioso a seguito di uno stupro mi pare la giusta punizione per chi ha avuto la sfrontatezza di nascere donna.

A Genova, essere chiamato “gundun” non è un complimento.


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Secondo voi, cos’è che rende possibile ad un’Associazione Cattolica Americana ideare una campagna a favore dell’utilizzo del condom in funzione preventiva delle malattie sessualmente trasmissibili, utilizzando slogan come “I bravi cattolici usano il preservativo”, “crediamo in Dio e crediamo che il sesso sia sacro” e utilizzando come testimonials coppie sia etero che gay, riconoscendo quindi la multiformità delle scelte sessuali?

A me verrebbe da dire che lo permettono quei settemila benedetti chilometri che separano questi cattolici ragionevoli dalla Città del Vaticano.
E cos’è che non impedisce al Vaticano di opporsi ancora una volta al tentativo di abbattimento (vive la France!) delle leggi discriminanti l’omosessualità, adducendo scuse ipocrite che non stanno in piedi e di fatto proponendosi come primario e fenomenale intralcio al progresso dei diritti civili nel mondo?
Ma no, non dirmi che il Vaticano si preoccupa dell’eventuale svantaggio nel teatro globale di paesi come il Turkmenistan, Grenada, Kiribati, o la Papua Nuova Guinea, dove l’omosessualità è reato.

Non può essere un caso che, nella giornata dedicata alla lotta contro l’AIDS, che non è “la peste dei gay” come veniva chiamata nei primi anni 80, ma alla quale i gay hanno pagato e pagano altissimi tributi in vite umane, la massima gerarchia vaticana ribadisca la sua intolleranza contro una parte numerosissima della popolazione umana.
L’ossessione omofoba è una peculiarità del papato di Ratzinger. Perchè vi insista tanto, Dio e Freud soli lo sanno.

L’intolleranza manifestata contro le persone omosessuali non è minimamente paragonabile alla tolleranza di fatto nei confronti dei confratelli pedofili, che si spinge fino a costruire attorno a loro un’amorevole rete di protezione contro le toghe a stelle e strisce che si ostinano a volerli processare. Rete che permette a notori molestatori di fanciulli di vincere un posto di primo piano nella sede centrale di Roma, con vista su S. Pietro e benedizione del Papa.

Non so, a volte si ha la sensazione che esista una sublime perversione, appannaggio degli uomini di potere, che consiste nel prendersi il lusso di condannare pubblicamente l’abominio, agire per proibirne la pratica a tutti gli altri, e quindi indulgervi privatamente e segretamente in esclusiva, con ancor maggiore piacere.

Facciamo una cosa. I dirigenti vaticani, tutti, dal più importante assiso sul trono di Pietro, fino all’ultima guardia svizzera, si prestino all’antico rito dell’ordalia, praticato in passato con successo su streghe ed eretici.
Leghiamo loro una pietra miliare al collo e gettiamoli nel Tevere. Se non hanno mai praticato la sodomia, attiva o passiva, con il guanto o senza, siamo sicuri che il Signore, nella sua infinita bontà li salverà dall’annegamento e dalla leptospirosi.


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A me verrebbe da dire che lo permettono quei settemila benedetti chilometri che separano questi cattolici ragionevoli dalla Città del Vaticano.
E cos’è che non impedisce al Vaticano di opporsi ancora una volta al tentativo di abbattimento (vive la France!) delle leggi discriminanti l’omosessualità, adducendo scuse ipocrite che non stanno in piedi e di fatto proponendosi come primario e fenomenale intralcio al progresso dei diritti civili nel mondo?
Ma no, non dirmi che il Vaticano si preoccupa dell’eventuale svantaggio nel teatro globale di paesi come il Turkmenistan, Grenada, Kiribati, o la Papua Nuova Guinea, dove l’omosessualità è reato.

Non può essere un caso che, nella giornata dedicata alla lotta contro l’AIDS, che non è “la peste dei gay” come veniva chiamata nei primi anni 80, ma alla quale i gay hanno pagato e pagano altissimi tributi in vite umane, la massima gerarchia vaticana ribadisca la sua intolleranza contro una parte numerosissima della popolazione umana.
L’ossessione omofoba è una peculiarità del papato di Ratzinger. Perchè vi insista tanto, Dio e Freud soli lo sanno.

L’intolleranza manifestata contro le persone omosessuali non è minimamente paragonabile alla tolleranza di fatto nei confronti dei confratelli pedofili, che si spinge fino a costruire attorno a loro un’amorevole rete di protezione contro le toghe a stelle e strisce che si ostinano a volerli processare. Rete che permette a notori molestatori di fanciulli di vincere un posto di primo piano nella sede centrale di Roma, con vista su S. Pietro e benedizione del Papa.

Non so, a volte si ha la sensazione che esista una sublime perversione, appannaggio degli uomini di potere, che consiste nel prendersi il lusso di condannare pubblicamente l’abominio, agire per proibirne la pratica a tutti gli altri, e quindi indulgervi privatamente e segretamente in esclusiva, con ancor maggiore piacere.

Facciamo una cosa. I dirigenti vaticani, tutti, dal più importante assiso sul trono di Pietro, fino all’ultima guardia svizzera, si prestino all’antico rito dell’ordalia, praticato in passato con successo su streghe ed eretici.
Leghiamo loro una pietra miliare al collo e gettiamoli nel Tevere. Se non hanno mai praticato la sodomia, attiva o passiva, con il guanto o senza, siamo sicuri che il Signore, nella sua infinita bontà li salverà dall’annegamento e dalla leptospirosi.


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A me verrebbe da dire che lo permettono quei settemila benedetti chilometri che separano questi cattolici ragionevoli dalla Città del Vaticano.
E cos’è che non impedisce al Vaticano di opporsi ancora una volta al tentativo di abbattimento (vive la France!) delle leggi discriminanti l’omosessualità, adducendo scuse ipocrite che non stanno in piedi e di fatto proponendosi come primario e fenomenale intralcio al progresso dei diritti civili nel mondo?
Ma no, non dirmi che il Vaticano si preoccupa dell’eventuale svantaggio nel teatro globale di paesi come il Turkmenistan, Grenada, Kiribati, o la Papua Nuova Guinea, dove l’omosessualità è reato.

Non può essere un caso che, nella giornata dedicata alla lotta contro l’AIDS, che non è “la peste dei gay” come veniva chiamata nei primi anni 80, ma alla quale i gay hanno pagato e pagano altissimi tributi in vite umane, la massima gerarchia vaticana ribadisca la sua intolleranza contro una parte numerosissima della popolazione umana.
L’ossessione omofoba è una peculiarità del papato di Ratzinger. Perchè vi insista tanto, Dio e Freud soli lo sanno.

L’intolleranza manifestata contro le persone omosessuali non è minimamente paragonabile alla tolleranza di fatto nei confronti dei confratelli pedofili, che si spinge fino a costruire attorno a loro un’amorevole rete di protezione contro le toghe a stelle e strisce che si ostinano a volerli processare. Rete che permette a notori molestatori di fanciulli di vincere un posto di primo piano nella sede centrale di Roma, con vista su S. Pietro e benedizione del Papa.

Non so, a volte si ha la sensazione che esista una sublime perversione, appannaggio degli uomini di potere, che consiste nel prendersi il lusso di condannare pubblicamente l’abominio, agire per proibirne la pratica a tutti gli altri, e quindi indulgervi privatamente e segretamente in esclusiva, con ancor maggiore piacere.

Facciamo una cosa. I dirigenti vaticani, tutti, dal più importante assiso sul trono di Pietro, fino all’ultima guardia svizzera, si prestino all’antico rito dell’ordalia, praticato in passato con successo su streghe ed eretici.
Leghiamo loro una pietra miliare al collo e gettiamoli nel Tevere. Se non hanno mai praticato la sodomia, attiva o passiva, con il guanto o senza, siamo sicuri che il Signore, nella sua infinita bontà li salverà dall’annegamento e dalla leptospirosi.


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