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“L’alleanza con Di Pietro è finita. Non fa giri di parole Walter Veltroni, intervistato a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, attaccando il leader dell’Italia dei Valori. “Con Di Pietro – ha spiegato – avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo; quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, Di Pietro ha stracciato quell’impegno”. E ancora: “L’alleanza è finita quando Antonio Di Pietro ha stracciato l’impegno, dopo le elezioni, di costituire un gruppo comune con noi”.

No, temo che l’alleanza sia finita quando Veltroni si è accorto che Di Pietro fa opposizione, non quella cosa molliccia della quale lui si ostina a rimanere il leader, nonostante la sonora trombata rimediata alle elezioni. In quell’America che lui ama tanto, chi perde la tornata elettorale al massimo si dedica al documentarismo, non insiste con la politica. Invece da noi Rutelli porta ancora in giro il suo faccino e Uolter si atteggia a capo dell’opposizione.
Che cosa dà fastidio a Veltroni? Che Di Pietro abbia avuto un sacco di voti e che rischi seriamente di racimolarne ancora di più alle prossime consultazioni. Solo quello. Il resto sono pugnette.

Nel PD, la cosa molliccia, quella specie di blob fatto partito, tutti a dire che quella di Di Pietro è opposizione non costruttiva, del muro contro muro, una specie di ostinazione alla Hamas contrapposta all’accondiscendenza alla Abu Mazen di Uolter. Ormai ci stiamo abituando alle opposizioni che non contano e che non ottengono assolutamente nulla e alle quali i governi contro i quali si oppongono fanno tap-tap sulla testa, come al vecchietto di Benny Hill, con la musichetta in sottofondo.

In fondo cosa manca a Berlusconi per diventare “come quello là'”? Di tacitare le ultime rare voci che ne espongono le magagne passate e presenti.
Per esempio Travaglio viene condannato in primo grado (quindi in maniera non definitiva) per un solo articolo delle centinaia che ha scritto e qual’è il risultato, strombazzato da tutte le TV meretrici di regime? Che Travaglio ha scritto solo falsità e che nessuno di lorsignori è mafioso. La famosa proprietà transitiva. Uno innocente, tutti innocenti. Non importa che in precedenti processi il giornalista sia stato assolto perchè aveva scritto semplicemente la verità. Vedrete quanto questa condanna farà giurisprudenza, soprattutto tra i suoi colleghi kapò.

Secondo esempio. Perchè mai Di Pietro non dovrebbe dire ciò che pensa di uno che prima ne ha dette peste e corna per anni perchè da giudice aveva indagato i suoi antichi protettori, i malfattori di Tangentopoli, poi ha fatto di tutto per cooptarlo in un suo precedente governo e di nuovo, al rifiuto di questi, ha tirato fuori le Mercedes. Di Pietro dovrebbe per caso considerare Berlusconi una persona seria? I know my chicken, dicono gli americani, e lo diciamo anche noi: conosco i miei polli.

Uolter invece è convinto che si possa fare l’opposizione a Berlusconi non disturbando Berlusconi.
Come quando dice che rompe con Di Pietro, si, ma a livello locale bisogna cercare le alleanze. Il famoso “ma anche no”.
Il peggio di sè l’ha dato però recentemente con il tentativo di scambio Pecorella-Orlando. Una cosa ignobile, da mercato delle vacche o delle pecore. Una cosa da andare subito a tagliarsi la mano che, mannaggia, l’ha votato in un momento di disperazione.

Ho citato le pecore non a caso. L’opposizione che piace a Uolter è un’opposizione a pecorina, anzi a Pecorella.
E’ lui che straccia, ma non le alleanze, qualcos’altro che fa rima con Veltroni.


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“L’alleanza con Di Pietro è finita. Non fa giri di parole Walter Veltroni, intervistato a “Che tempo che fa” da Fabio Fazio, attaccando il leader dell’Italia dei Valori. “Con Di Pietro – ha spiegato – avevamo sottoscritto un programma per costituire un unico gruppo; quando si è accorto che aveva un numero sufficiente di parlamentari per costituirne uno da solo, Di Pietro ha stracciato quell’impegno”. E ancora: “L’alleanza è finita quando Antonio Di Pietro ha stracciato l’impegno, dopo le elezioni, di costituire un gruppo comune con noi”.

No, temo che l’alleanza sia finita quando Veltroni si è accorto che Di Pietro fa opposizione, non quella cosa molliccia della quale lui si ostina a rimanere il leader, nonostante la sonora trombata rimediata alle elezioni. In quell’America che lui ama tanto, chi perde la tornata elettorale al massimo si dedica al documentarismo, non insiste con la politica. Invece da noi Rutelli porta ancora in giro il suo faccino e Uolter si atteggia a capo dell’opposizione.
Che cosa dà fastidio a Veltroni? Che Di Pietro abbia avuto un sacco di voti e che rischi seriamente di racimolarne ancora di più alle prossime consultazioni. Solo quello. Il resto sono pugnette.

Nel PD, la cosa molliccia, quella specie di blob fatto partito, tutti a dire che quella di Di Pietro è opposizione non costruttiva, del muro contro muro, una specie di ostinazione alla Hamas contrapposta all’accondiscendenza alla Abu Mazen di Uolter. Ormai ci stiamo abituando alle opposizioni che non contano e che non ottengono assolutamente nulla e alle quali i governi contro i quali si oppongono fanno tap-tap sulla testa, come al vecchietto di Benny Hill, con la musichetta in sottofondo.

In fondo cosa manca a Berlusconi per diventare “come quello là'”? Di tacitare le ultime rare voci che ne espongono le magagne passate e presenti.
Per esempio Travaglio viene condannato in primo grado (quindi in maniera non definitiva) per un solo articolo delle centinaia che ha scritto e qual’è il risultato, strombazzato da tutte le TV meretrici di regime? Che Travaglio ha scritto solo falsità e che nessuno di lorsignori è mafioso. La famosa proprietà transitiva. Uno innocente, tutti innocenti. Non importa che in precedenti processi il giornalista sia stato assolto perchè aveva scritto semplicemente la verità. Vedrete quanto questa condanna farà giurisprudenza, soprattutto tra i suoi colleghi kapò.

Secondo esempio. Perchè mai Di Pietro non dovrebbe dire ciò che pensa di uno che prima ne ha dette peste e corna per anni perchè da giudice aveva indagato i suoi antichi protettori, i malfattori di Tangentopoli, poi ha fatto di tutto per cooptarlo in un suo precedente governo e di nuovo, al rifiuto di questi, ha tirato fuori le Mercedes. Di Pietro dovrebbe per caso considerare Berlusconi una persona seria? I know my chicken, dicono gli americani, e lo diciamo anche noi: conosco i miei polli.

Uolter invece è convinto che si possa fare l’opposizione a Berlusconi non disturbando Berlusconi.
Come quando dice che rompe con Di Pietro, si, ma a livello locale bisogna cercare le alleanze. Il famoso “ma anche no”.
Il peggio di sè l’ha dato però recentemente con il tentativo di scambio Pecorella-Orlando. Una cosa ignobile, da mercato delle vacche o delle pecore. Una cosa da andare subito a tagliarsi la mano che, mannaggia, l’ha votato in un momento di disperazione.

Ho citato le pecore non a caso. L’opposizione che piace a Uolter è un’opposizione a pecorina, anzi a Pecorella.
E’ lui che straccia, ma non le alleanze, qualcos’altro che fa rima con Veltroni.


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Le certezze di Casini al TG1: “Il nucleare ormai è sicuro”.
Che sia convinto che basti infilare un grosso preservativo sui reattori?

Mastella: “C’è una spinta anticlericale in Italia”.
La soluzione c’é, caro ministro. Camminare rasente ai muri.

“I bimbi d’Italia si chiaman Brambilla”.
La Rossa di Milanello partecipa alla manifestazione di AN, causandovi malumore, chissà perchè. Perchè è lei la successora di Berlusconi? Stiano tranquilli, è solo un prestacosce.

Cade un altro mito del TG1. Tiziana Ferrario intervista il segretario della CGIL Epifani e commenta la prevalenza dei NO al referendum sul welfare alla Ferrani di Maranello.
“Lei ha detto che la Ferrari è piena di trozkisti. Suvvia, alla Ferrari NON POSSONO ESSERCI trozkisti!”
Infatti alla Rolls Royce tutti gli operai hanno il maggiordomo.

Aprendo il TG2 di venerdì, il fine dicitore annuncia che “L’ex presidente americano Al Gore ha vinto il Nobel per la pace”. Allora è vero che nel 2000 aveva vinto al posto di Bush.


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