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C’era una volta un popolo, quello italiano, che sapeva amare un uomo chiamato Sandro Pertini e riconoscere come tali, distinguendole dalla rettitudine, la cattiveria e disonestà dei personaggi interpretati da un grandissimo attore, Alberto Sordi. Ora quegli italiani non ci sono più o sono ridotti ad una minoranza sempre più silenziosa ed annichilita.

Sandro Pertini è stato, senza se e senza ma, il più grande Presidente della Repubblica che l’Italia abbia avuto. Un uomo di sani e robusti principi costituzionali. Altro che i paladini del bene e le altre minchiate del padrino delle ferriere.
Sandro era uno che, alla domanda su cosa pensasse della corruzione, avrebbe saputo cosa rispondere, magari con durezza, ma non avrebbe mai detto, fuggendo, “Non dovete chiederlo a me”. (Ogni riferimento a presidenti esistenti ed attualmente in carica è puramente casuale.)

Alberto Sordi era l’artista che impersonava spesso l’italianità peggiore , quella furbetta, opportunista, vigliacchetta con i forti e bastarda con i deboli. Ai suoi tempi erano macchiette, esagerazioni per il pubblico che ci facevano solo ridere. Oggi tutto ciò che Albertone ha incarnato in decine e decine di film siamo noi, che ci piaccia o no. Con l’aggravante inedita della cattiveria razzista e dell’assoluta disinibizione delinquenziale dei profittatori e ladri di regime. Questi personaggi non ci fanno ridere affatto. Ci fanno solo rabbia.

Sandro e Alberto ci lasciarono il 24 febbraio, rispettivamente di venti e sette anni fa.

Tre anni fa, infine, proprio in queste ore, mi lasciava la donna responsabile di tutto ciò che sono io adesso, a quasi …anta anni, l’ispiratrice e maestra di tutti i miei valori e principi. L’amica, la guida e il sostegno dei momenti difficili. La dispensatrice di un amore gigantesco, che ancora sento scorrermi addosso impetuoso. Mi lasciava l’amore della mia vita. Mia madre.

Vorremmo voi foste qui. La vostra mancanza fa male.

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