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Giovanni Galloni e Corrado Guerzoni sostengono che, nel corso di una visita negli Stati Uniti nel 1974, il ministro degli esteri Aldo Moro ebbe uno scambio molto duro con Henry Kissinger, il quale arrivò a minacciarlo di gravi conseguenze personali se avesse perseguito nell’intento di aprire ai comunisti. 
Secondo i collaboratori di Moro la frase fu di questo tenore: “Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere”.
Come è finito Moro, di lì a quattro anni, lo sappiamo. Forse Kissinger portava solo sfiga, chissà.
Ora, io comprendo la situazione. A differenza di Moro – e la buonanima mi perdoni per l’accostamento blasfemo – il vecchio godzilla in fondotinta e cipria ci ha salvato dal comunismo e per questo ha accumulato migliaia di punti-fedeltà atlantici. Tanti da ottenere il massimo premio: il culo di una sessantina di milioni di italiani da sverginare a piacimento.
Però, caro Obamino, non dimenticare che questo faceva piedino a Gheddafi sotto il tendone beduino e coglionava Mubarak attribuendogli nipoti mignotte. Non te ne può fregare di meno?
Guarda, pare che in un’intercettazione dica che, nonostante a lui le negre non piacciano, due botte a Michelle le darebbe volentieri. No? Sei superiore a queste cose e non sei come la culona inchiavabile che pare se la sia presa a morte e sogni di schiacciarlo per rappresaglia con le panzerdivisionen?
Forse l’argomento petrolio e geopolitica energetica ti può solleticare di più? A voi non piace essere scavalcati in questi affaroni, vero?
Bene, allora diciamo che il salvatore dal comunismo fa lingua in bocca con Putin, l’intera oligarchia russa e intrallazza con Gazprom; e forse il Tremonti vuole aprire alla Cina. Che mi dici?
Se ancora non sei ancora convinto posso dirti che, anche se non te ne rendi conto, in Borsa si sta come del domino le tessere. Mercato globalizzato, si globalizza anche la crisi economica. Anche se le tue agenzie di rating cercano di fottere l’euro da mesi per salvare quel vecchio rinfanciullito del dollaro e sostenere le velleità imperiali dello Zio Sam, capisciamme’, siamo su  un piano inclinato e in fondo c’è un mare di merda. Se uno scivola e ti si aggrappa, ci finisci anche tu e lo Zio Sam appresso.
Obamino mio bello, te lo ridico con parole semplici. Se l’Italia fallisce perché chi tu sai non vuol finire in galera, ci trascina tutti nella merda. Ho detto tutti. Fottitenne del comunismo e alza le chiappe.
Briffalo tu o fagli dire una parolina da Hillary, di quelle che di solito mettono così bene a posto Bill. O magari sveglia il vecchio Henry e fagli fa’ ‘sta telefonata. Magari un po’ del magic touch gli è rimasto.
Se dico che il rapimento di Aldo Moro fu gestito dalla CIA che aveva infiltrato le B.R. attraverso Mario Moretti e che Moro doveva comunque morire perchè aveva osato portare i comunisti al governo, scommettiamo che sicuramente diranno tutti che è un’assurdità, una stupida teoria del complotto intrisa di dietrologie senza senso? Il famoso “non può essere”.
Invece, se i camerati di merende del nano sostengono che Di Pietro era un agente della CIA e che Mani Pulite fu un’operazione in nero per eliminare Craxi che aveva sgarrato liberando un terrorista palestinese ebreicida, chissà perchè, ciò dovrebbe essere per forza vero. Nessuna dietrologia in questo caso, anzi, dipietrologia.

Lasciamo stare che Di Pietro nei panni dell’agente segreto intento a sorseggiare un Martini mescolato e non agitato è meno credibile di Giuliano Ferrara e Scaramella messi assieme. Oddìo, tutto può essere.
Intendiamoci, le ingerenze atlantiche in casa nostra non sono una novità, come l’utilizzo della mafia in funzione anticomunista e reazionaria, fin dai tempi di Lucky Luciano, scarcerato e aviotrasportato dagli angloamericani in Sicilia per coordinare l’appoggio logistico delle cosche all’invasione alleata dell’isola. Si chiama sovranità limitata e vi sono testi molto ben documentati sull’argomento.

Dal bandito Giuliano mandato a sparare sui lavoratori a Portella della Ginestra, fino all’Enrico Mattei che si mise di traverso sulla strada delle Sette Sorelle fino a Moro che osò sfidare il dogma della conventio ad excludendum nei confronti del PCI, la storia dell’Italia del dopoguerra è storia di misteri, complotti e trame più o meno segrete. Di black-ops in Italia ne sono state messe in atto diverse, vi sono documenti desecretati che lo dimostrano.
Basti pensare agli anni della strategia della tensione, delle stragi impunite, degli opposti estremismi e dei primi vagiti della P2, strumento di eversione con propaggini anche nel Sudamerica dei torturatori. L’imperativo categorico allora era la lotta al comunismo (comprese anche le sue versioni più annacquate) con ogni mezzo. Ho detto ogni mezzo.

Potremmo dire che, si, forse anche Craxi è stato vittima del suo atto di superbia di fronte alla potenza imperiale ma, siccome coloro che si avvantaggiarono dalla sua caduta e dal supposto complotto atlantico ai suoi danni sono coloro che comandano ora, in primis l’amato nanetto, qualcuno potrebbe sospettare che i camerati di merende parlino così perchè allora erano della partita e conoscono bene i loro polli.
Strano che diano ora dello spione a Di Pietro quando, se non sbaglio, vi fu un tempo in cui lo corteggiavano assiduamente e lo slinguazzavano più delle loro baldracche, pur di tirarlo dalla loro parte con offerte di ministeri vari. Altro che Mercedes.

Non si capisce l’Italia se non ci si imprime in testa il concetto fondamentale che la fa tirare avanti da un quindicennio e oltre: non esiste cosa cattiva se essa può giovare a Berlusconi.
Se Di Pietro si fosse steso bravo a cuccia davanti alle scarpe con il rialzo, scodinzolando ogni volta che papi gli avesse tirato un osso, Craxi sarebbe rimasto il ladro pregiudicato e latitante che era e basta. Ora diviene non solo un martire della giustizia ma una vittima dei poteri occulti. Dei Rosacroce e del Bilderberg.

Ricordiamolo bene, invece, e scolpiamolo sulla pietra, come nella lapide qui sopra. Craxi, Andreotti, Forlani, lo spurgo uscito da Mani Pulite era un sistema di potere corrotto e truffaldino. Rubavano a man salva i nostri soldi e sono i primi responsabili dello sforamento del debito pubblico con il quale stiamo lottando ancora oggi. Questa è la sacrosanta verità. Mani Pulite cercò di fermare questo scempio.
I corruttori dei ladri quindi tentarono di corrompere anche i giudici di Mani Pulite ma non vi riuscirono. A meno che non si voglia credere che l’opposizione dipietrista al nano sia solo una pantomima che va avanti da anni.

Gli italiani non lo sanno perchè sono ottusi da trent’anni di culi e fighe in televisione, ma non è improbabile che la seconda repubblica si scoprirà essere ancora più ladra della prima.
A lui piace tanto la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ci si fa gli sciacqui ogni giorno a mo’ di colluttorio.
Certo, non le mettono nelle tasche perchè le hanno già infilate da un’altra parte. Qualcuno forse un giorno chiederà conto degli sprechi, dei bagordi, delle clientele, delle elargizioni a puttane e leccaculi vari, che forse potrebbero aver raggiunto vertici mai visti.
Agli italiani per ora non importa. Il fisting arcoriano li esalta. Forse quando si vedranno uscire qualcosa dalla bocca si accorgeranno finalmente di essere stati impalati.

Tornando alle dipietrologie Pomiciniane di questi giorni, ho un sospetto. Se allora i politici della seconda repubblica furono scelti come nuovi esecutori materiali della politica atlantica in Italia, alle spese del CAF, non è che ora tirano fuori la dipietrologia ed il complottismo perchè sentono la puzza della discarica dove potrebbero finire presto, smaltiti come rifiuti tossici dagli stessi poteri atlantici che li avevano sponsorizzati e portati sugli altari negli anni ’90?

Io non starei tranquillo, fossi in loro. Anche Saddam per un periodo è stato grande amico degli USA. Perfino Osama Bin Laden, quando faceva comodo in Afghanistan contro l’URSS. Poi gli amici litigano, le bisce si rivoltano ai ciarlatani e anche nelle relazioni più solide si rompono i bambocci.
Un alleato può diventare scomodo. Quando si impiccia in giochi internazionali più grandi di lui, quando frequenta amicizie discutibili, oppure quando, sempre allargandosi troppo, vorrebbe addirittura sfasciare un intero paese per la smania di diventare invincibile ed invulnerabile. L’impero, in questi casi, è come una nota parte anatomica. Nun vuo’ penziere.

Quella mattina del 9 maggio 1978 ero al Conservatorio, a lezione di Storia della Musica. Entrò la bidella in classe e annunciò che, per motivi di sicurezza e per ordine del preside, avremmo dovuto tornare a casa subito, senza trattenerci per la strada. Era stato ritrovato il cadavere del presidente Aldo Moro. Appena a casa mi misi a guardare la televisione e ricordo che c’era Vespa, anche allora, che faceva la telecronaca.
Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell’assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno


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Quella mattina del 9 maggio 1978 ero al Conservatorio, a lezione di Storia della Musica. Entrò la bidella in classe e annunciò che, per motivi di sicurezza e per ordine del preside, avremmo dovuto tornare a casa subito, senza trattenerci per la strada. Era stato ritrovato il cadavere del presidente Aldo Moro. Appena a casa mi misi a guardare la televisione e ricordo che c’era Vespa, anche allora, che faceva la telecronaca.
Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell’assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
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Quella mattina del 9 maggio 1978 ero al Conservatorio, a lezione di Storia della Musica. Entrò la bidella in classe e annunciò che, per motivi di sicurezza e per ordine del preside, avremmo dovuto tornare a casa subito, senza trattenerci per la strada. Era stato ritrovato il cadavere del presidente Aldo Moro. Appena a casa mi misi a guardare la televisione e ricordo che c’era Vespa, anche allora, che faceva la telecronaca.
Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell’assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno


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Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell’assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
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Questa notte ho visto su Sky, canale RaiSatExtra, il fantasma di Aldo Moro. L’ho sentito parlare da un altro mondo, dal mondo di una politica che non c’è più e che ci scappa a volte di rimpiangere.
Non credo di aver mai avuto prima d’ora l’occasione di ascoltare per intero i suoi discorsi. Parlava un politichese bizantino, dicevano. A me è parso più chiaro di tanti politici di oggi. In confronto a Casini e Mastella sembrava di sentire parlare Dio dal cespuglio in fiamme.

Ho sentito un uomo parlare di cosa aveva fatto un governo appena caduto, con calma, senza insultare gli avversari, senza fare gestacci, strappare fogli, vomitare banalità propagandistiche e volgarità. Ho sentito parlare, al di là dell’essere pro o contro la sua weltanschauung politica, un vero statista.
Con una signorilità (non riesco a trovare un altro termine più adatto) ed educazione che sembra impossibile trovare oggi nella classe dirigente politica. Come se fossimo passati da un normale colloquiare tra persone civili alle intemperanze di un gruppo di indemoniati che ruttano, vomitano e scorreggiano senza ritegno e che purtroppo ci governano.

Oggi ricorrono trent’anni dall’agguato paramilitare a Via Fani a Roma, al quale parteciparono anche le Brigate Rosse, che massacrò i cinque uomini della scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino e permise il sequestro di Aldo Moro. Nel link, questi uomini ormai dimenticati dalle istituzioni se non nelle ipocrite rievocazioni di rito, vengono ricordati in un bell’articolo dal Tafanus.

Del caso Moro ho già scritto nei giorni scorsi: qui e qui. Questo sito ne offre un ottimo riassunto e Gabriele ha raccolto la storia dei difficili, per usare un eufemismo, rapporti tra Aldo Moro e le gerarchie atlantiche. L’archivio Flamigni è uno dei più ricchi di materiali di studio sul caso ed i suoi misteri per chi volesse altre informazioni.

Il contributo del cinema alla ricostruzione del fatto storico è stato multiforme.
Giuseppe Ferrara, nel 1986, ha realizzato “Il caso Moro”, con un grandissimo Gianmaria Volontè (Moro) e un ottimo Mattia Sbragia nella parte di Moretti, tratto dal libro del giornalista americano Robert Katz “I giorni dell’Ira”. Una ricostruzione ancora oggi tra le più fedeli e plausibili degli avvenimenti di quei giorni. E’ anche un bel film da rivedere, con l’ambientazione e il ritmo dei poliziotteschi anni settanta.

Il più recente “Piazza delle cinque lune” di Renzo Martinelli offre spunti interessanti ma, scopiazzando palesemente “JFK” di Oliver Stone e mettendo l’X di Donald Sutherland dall’altra parte della barricata, non riesce a volte ad evitare un senso di involontario ridicolo.

La stampa mainstream online oggi dedica all’anniversario dell’eccidio di Via Fani o il quasi nulla delle gazzette del centrodestra Libero, Giornale e Foglio, quest’ultimo impegnato a contare fino ad un miliardo gli embrioni, o qualche paginetta sottovuoto spinto degli altri giornali, oppure grandi speciali che non aggiungono una virgola al già noto e stranoto come, in versione cartacea, il librone di Repubblica, tutto illustrato e patinato come Playboy.
Più interessante il libro allegato in edicola all’Unità, “Il golpe di Via Fani” di Giuseppe De Lutiis, che ricostruisce lo scenario internazionale del delitto attribuendo un ruolo non secondario agli interessi di Stati Uniti, Unione Sovietica ed Israele nella fine tragica di Moro, filoarabo e troppo incline al dialogo e alla mediazione tra le parti.

Il Corrierone online, affida ad un giornalista il compito di fugare i dubbi di coloro che mandano email maliziose e di spargere anestetico all’amobarbital con la pompa per il ramato:

“Perchè la Cia si è infiltrata nelle BR e ha ucciso Moro? Per via del “compromesso storico”? Andrea Bari
R. Io non so (e sinceramente non credo) che la Cia si sia infiltrata nelle Br, quindi…

“L’attenzione di Moro nei confronti del Pci creava problemi sia a destra che a sinistra, rompeva gli schemi nell’Alleanza Atlantica e nel Patto di Varsavia. La fine di Aldo Moro fu quindi inevitabile: “Una morte annunciata”, come scrisse più tardi il fratello Carlo Alfredo Moro?” Francesco Fondelli – Firenze

R. Certamente la politica di Moro veniva seguita a livello internazionale, e certamente anche le superpotenze dell’epoca, Usa e Urss, erano interessate agli sviluppi della politica italiana così come Moro – insieme ad altri – la stava conducendo.. Ma di qui a immaginare un ruolo delle forze straniere nella decisione delle Br di uccidere l’ostaggio ce ne corre. Non foss’altro perché con le ipotesi senza prove (e in questo caso le prove mancano) non si può fare la storia. E’ comunque più verosimile – semmai – un condizionamento esterno degli eventi che possa aver indotto i brigatisti a uccidere Moro che non un intervento diretto sulle loro scelte.

Dietrologie, solo dietrologie… Ora girati dall’altra parte, fai una scorreggetta e dormi.

P.S. Il titolo allude a “Io se fossi Dio” di Giorgio Gaber, lungo rant contro la politica, censurato e ritirato dal mercato allora, 1978, per le frasi dedicate a Moro, definito “il responsabile maggiore di vent’anni di cancrena italiana”.
Peccato che Gaber, nel dipingere un affresco iperrealistico delle brutture politiche di allora, dove c’erano tutti: giornalisti, radicali, socialisti, democristiani, sia caduto nel tranello di sposare le tesi brigatiste che, col rapire Moro, credevano di attaccare il cuore dello Stato e invece fecero solo un favore ai nemici dello statista democristiano.


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Questa notte ho visto su Sky, canale RaiSatExtra, il fantasma di Aldo Moro. L’ho sentito parlare da un altro mondo, dal mondo di una politica che non c’è più e che ci scappa a volte di rimpiangere.
Non credo di aver mai avuto prima d’ora l’occasione di ascoltare per intero i suoi discorsi. Parlava un politichese bizantino, dicevano. A me è parso più chiaro di tanti politici di oggi. In confronto a Casini e Mastella sembrava di sentire parlare Dio dal cespuglio in fiamme.

Ho sentito un uomo parlare di cosa aveva fatto un governo appena caduto, con calma, senza insultare gli avversari, senza fare gestacci, strappare fogli, vomitare banalità propagandistiche e volgarità. Ho sentito parlare, al di là dell’essere pro o contro la sua weltanschauung politica, un vero statista.
Con una signorilità (non riesco a trovare un altro termine più adatto) ed educazione che sembra impossibile trovare oggi nella classe dirigente politica. Come se fossimo passati da un normale colloquiare tra persone civili alle intemperanze di un gruppo di indemoniati che ruttano, vomitano e scorreggiano senza ritegno e che purtroppo ci governano.

Oggi ricorrono trent’anni dall’agguato paramilitare a Via Fani a Roma, al quale parteciparono anche le Brigate Rosse, che massacrò i cinque uomini della scorta: Domenico Ricci, Oreste Leonardi, Francesco Zizzi, Giulio Rivera e Raffaele Iozzino e permise il sequestro di Aldo Moro. Nel link, questi uomini ormai dimenticati dalle istituzioni se non nelle ipocrite rievocazioni di rito, vengono ricordati in un bell’articolo dal Tafanus.

Del caso Moro ho già scritto nei giorni scorsi: qui e qui. Questo sito ne offre un ottimo riassunto e Gabriele ha raccolto la storia dei difficili, per usare un eufemismo, rapporti tra Aldo Moro e le gerarchie atlantiche. L’archivio Flamigni è uno dei più ricchi di materiali di studio sul caso ed i suoi misteri per chi volesse altre informazioni.

Il contributo del cinema alla ricostruzione del fatto storico è stato multiforme.
Giuseppe Ferrara, nel 1986, ha realizzato “Il caso Moro”, con un grandissimo Gianmaria Volontè (Moro) e un ottimo Mattia Sbragia nella parte di Moretti, tratto dal libro del giornalista americano Robert Katz “I giorni dell’Ira”. Una ricostruzione ancora oggi tra le più fedeli e plausibili degli avvenimenti di quei giorni. E’ anche un bel film da rivedere, con l’ambientazione e il ritmo dei poliziotteschi anni settanta.

Il più recente “Piazza delle cinque lune” di Renzo Martinelli offre spunti interessanti ma, scopiazzando palesemente “JFK” di Oliver Stone e mettendo l’X di Donald Sutherland dall’altra parte della barricata, non riesce a volte ad evitare un senso di involontario ridicolo.

La stampa mainstream online oggi dedica all’anniversario dell’eccidio di Via Fani o il quasi nulla delle gazzette del centrodestra Libero, Giornale e Foglio, quest’ultimo impegnato a contare fino ad un miliardo gli embrioni, o qualche paginetta sottovuoto spinto degli altri giornali, oppure grandi speciali che non aggiungono una virgola al già noto e stranoto come, in versione cartacea, il librone di Repubblica, tutto illustrato e patinato come Playboy.
Più interessante il libro allegato in edicola all’Unità, “Il golpe di Via Fani” di Giuseppe De Lutiis, che ricostruisce lo scenario internazionale del delitto attribuendo un ruolo non secondario agli interessi di Stati Uniti, Unione Sovietica ed Israele nella fine tragica di Moro, filoarabo e troppo incline al dialogo e alla mediazione tra le parti.

Il Corrierone online, affida ad un giornalista il compito di fugare i dubbi di coloro che mandano email maliziose e di spargere anestetico all’amobarbital con la pompa per il ramato:

“Perchè la Cia si è infiltrata nelle BR e ha ucciso Moro? Per via del “compromesso storico”? Andrea Bari
R. Io non so (e sinceramente non credo) che la Cia si sia infiltrata nelle Br, quindi…

“L’attenzione di Moro nei confronti del Pci creava problemi sia a destra che a sinistra, rompeva gli schemi nell’Alleanza Atlantica e nel Patto di Varsavia. La fine di Aldo Moro fu quindi inevitabile: “Una morte annunciata”, come scrisse più tardi il fratello Carlo Alfredo Moro?” Francesco Fondelli – Firenze

R. Certamente la politica di Moro veniva seguita a livello internazionale, e certamente anche le superpotenze dell’epoca, Usa e Urss, erano interessate agli sviluppi della politica italiana così come Moro – insieme ad altri – la stava conducendo.. Ma di qui a immaginare un ruolo delle forze straniere nella decisione delle Br di uccidere l’ostaggio ce ne corre. Non foss’altro perché con le ipotesi senza prove (e in questo caso le prove mancano) non si può fare la storia. E’ comunque più verosimile – semmai – un condizionamento esterno degli eventi che possa aver indotto i brigatisti a uccidere Moro che non un intervento diretto sulle loro scelte.

Dietrologie, solo dietrologie… Ora girati dall’altra parte, fai una scorreggetta e dormi.

P.S. Il titolo allude a “Io se fossi Dio” di Giorgio Gaber, lungo rant contro la politica, censurato e ritirato dal mercato allora, 1978, per le frasi dedicate a Moro, definito “il responsabile maggiore di vent’anni di cancrena italiana”.
Peccato che Gaber, nel dipingere un affresco iperrealistico delle brutture politiche di allora, dove c’erano tutti: giornalisti, radicali, socialisti, democristiani, sia caduto nel tranello di sposare le tesi brigatiste che, col rapire Moro, credevano di attaccare il cuore dello Stato e invece fecero solo un favore ai nemici dello statista democristiano.


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“Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.” (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. […] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, […] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.
(Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di”Enigma” dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell’intervista a Guerzoni all’Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.

La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d’Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell’allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell’ “io c’ero” Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:

“Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini – praticamente una razza a parte”.

Immaginate la scena, con l’Augias che chiede all’amerikano se gli amerikani c’entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c’era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i “presidenti passano ma loro rimangono” e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:

“Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media”. (Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c’è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l’abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l’ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l’altro, non c’è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l’amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E’ francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell’Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della ‘Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L’ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un’amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di “Enigma”. Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l’altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.


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“Per una evidente incompatibilità chiedo che ai miei funerali non partecipino autorità dello Stato, né uomini di partito perché non degni di accompagnarmi con la loro preghiera e il loro amore.” (Aldo Moro, lettere dalla prigionia).

“Dobbiamo fare ogni sforzo per sopprimere quel genere di notizie [trattasi della controinformazione]. Se qualche resistenza compare, dobbiamo sottolineare con forza che essa viene da ‘isolati’ ostinati individui, mal informati o disonesti, che non sono affiliati a nessun gruppo o partito importante. […] L’inevitabile sospetto che il colpo di Stato è opera delle macchinazioni della Compagnia [la CIA], può essere stornato attaccandolo violentemente e l’attacco sarà tanto più violento quanto più questi sospetti sono giustificati. Faremo uso di una selezione adatta e opportuna di frasi sgradevoli, […] che restano utili come indicatori del nostro impeccabile nazionalismo”.
(Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Chi si fosse illuso ieri sera di sentire parlare, nella puntata di”Enigma” dedicata al trentennale del delitto Moro, delle ultime clamorose rivelazioni di Galloni sulle infiltrazioni dei servizi americani e israeliani nel terrorismo rosso, dell’intervista a Guerzoni all’Annunziata (nel link in versione integrale) e dei 100 faldoni su Moro, coperti dal segreto di stato giacenti negli armadi della Commissione Stragi, o magari del fatto, vero o no, che il governo Prodi sarebbe caduto anche perchè avrebbe dovuto decidere sul mantenimento o no del segreto di stato sul caso Moro, è rimasto appunto un illuso.

La propaganda e la ragion di casta ormai entrano regolarmente a gamba tesa ogniqualvolta si tenta di togliere il velo dai misteri d’Italia, spezzando le gambe alla ricerca della verità storica. La storia sono loro, praticamente, e se la scrivono e riscrivono come pare a loro, cancellando ciò che non gli garba.

Ho provato pena a vedere Maria Fida e Luca, quell’allora bambino al quale Moro dedicò le più struggenti lettere dal carcere, sequestrati anche loro per due ore a sentire le appassionate ricostruzioni dell’ “io c’ero” Beppe Pisanu (allora segretario di Zaccagnini e in seguito invischiato con faccendieri come Carboni e Calvi e nello scandalo P2) e soprattutto del falcone dei neocon Edward Luttwak, esperto nel raccontare la politica e la storia in forma omogeneizzata per un pubblico di bambini piccoli ed anche un poco deficienti. Uno che ha della vita la seguente visione:

“Tutto il potere, tutta la partecipazione, è nelle mani di una piccola élite istruita, benestante e sicura, e quindi radicalmente differente dalla vasta maggioranza dei suoi concittadini – praticamente una razza a parte”.

Immaginate la scena, con l’Augias che chiede all’amerikano se gli amerikani c’entrano con Moro. Assolutamente no, risponde Luttwak, perchè allora c’era Carter e Kissinger non contava più un cazzo. Figuriamoci, si parla di quel tipo di gente che i “presidenti passano ma loro rimangono” e che, dilettandosi di scrivere manuali sul golpe, dichiarano:

“Il nostro strumento sarà il controllo dei mezzi di comunicazione di massa. […] Le trasmissioni radio e televisive avranno lo scopo non già di fornire informazioni sulla situazione, bensì di controllarne gli sviluppi grazie al nostro monopolio sui media”. (Edward Luttwak, “Strategia del colpo di stato”).

Il bello è che, quando Luttwak assolve gli Stati Uniti da qualunque responsabilità, per principio, e perchè gli amerikani non fanno queste cose, invece di discutere delle numerose testimonianze di minacce, intimidazioni ed aperta ostilità provenienti a Moro da oltreoceano negli anni precedenti il suo sequestro, non c’è un solo giornalista tra i presenti, né il tenutario né i signorini seduti sul divano, che osi controbattere. Così, lo spettatore che crede che Luttwak sia veramente un politologo va a letto convinto che Moro l’abbiano ucciso i comunisti perchè voleva portare i comunisti al governo.
Il falcone assolve anche l’ex Unione Sovietica ma le sue conclusioni sono altrettanto assurde. Non possono essere stati nemmeno i russi perchè non hanno mai ucciso nessun capo di stato europeo e quindi non possono essere stati loro.
Tra l’altro, non c’è uno straccio di agente o ex del KGB in studio che possa dire la sua a conferma o in antitesi a ciò che afferma l’amiko amerikano.

A proposito, si è parlato, nella puntata, anche del presunto ma molto probabile attentato a Berlinguer durante un viaggio in Bulgaria. Sicuramente la guerra fredda è stata lotta senza quartiere tra bande avverse ma che il KGB abbia tentato di far fuori Berlinguer non vuol dire che abbia fatto lo stesso con Moro.
E’ francamente ridicolo anche terminare la puntata andando a parare nella stantìa ipotesi del Grande Vecchio Igor Markevitch che agiva per conto dell’Est, con Paolo Mieli che dà la sua benedizione pontificia, giusto per non parlare del terrorista anomalo Moretti, dei comunicati BR scritti su macchine per scrivere di proprietà dei servizi segreti, dei covi mai scoperti in appartamenti di proprietà dei servizi, della Scuola Hyperion di Parigi, del ruolo della ‘Ndrangheta a Via Fani, della Banda della Magliana, della P2 e dei servizi segreti. E di quello psichiatra americano, Steve Pieczenik che dava consigli a Cossiga nel comitato di crisi e che Luttwak ci ha rivelato essere suo vicino di casa.

Il caso Moro è una delle pagine chiave della nostra storia. L’ipotesi che potrebbe venir confermata un giorno dagli storici è che un sequestro ideato inizialmente da un gruppo rivoluzionario comunista sia stato preso in carico, attraverso il gioco delle infiltrazioni, da chi, in occidente, aveva interesse a liberarsi di un politico scomodo e troppo fiero come Aldo Moro. Con i sovietici che sono stati a guardare e hanno lasciato fare perchè anche a loro i comunisti italiani al governo per quella terza via berlingueriana non sarebbero andati a genio.
Moro muore e sono tutti contenti.

La cosa sconvolgente è che la previsione di Pecorelli che un giorno sarebbe arrivata un’amnistia a tutto condonare si è avverata. I brigatisti coinvolti nel sequestro e omicidio sono quasi tutti fuori e la cosa per fortuna è stata rimarcata anche nella puntata di “Enigma”. Però anche chiedersi il perchè di una cosa tanto strana, tra una trama del KGB e l’altra, non sarebbe stato male. Giusto per fare informazione e non flanella.


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