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Questa doveva essere solo la risposta al secondo post di Pensatoio contro la mia scelta finale di votare alla Camera per il PD e al Senato per la SA ma credo mi possa servire come risposta collettiva a tutti coloro che gentilmente hanno commentato gli ultimi tre post della discordia.

Ammetto di essere stata incoerente negli ultimi giorni ma non me ne vergogno perchè solo gli ottusi hanno certezze. Prima ho detto che non avrei votato Uolter manco morta, poi ho messo in dubbio la mia scelta per la Sinistra Arcobaleno e infine, prima che il gallo cantasse, mi sono rimangiata la storia delle monache e ho votato alla Camera PD.

Ora però, sinceramente, sono basita e comincio anche ad incazzarmi. Prima di tutto con Mario che, invece di citare apertamente il mio blog, il che farebbe capire al mondo con chi ce l’ha, parla per allusioni.
Va bene, mi hai eletta come tuo personale capro espiatorio e sono giorni che rosichi ma pensi davvero che come cazzo voto io sia tanto importante per gli altri che ci leggono? E in una regione rossa come l’Emilia Romagna dove il problema della prevalenza della sinistra non si pone? Pensiamo piuttosto a quelle regioni dove la sinistra, di qualsiasi sfumatura essa sia, non ha chance e chiediamoci perchè, invece di rompere i coglioni a chi comunque a sinistra vota. Chiediamoci perchè l’operaio del nordest vota Destra Cialtrona.

In questi giorni credo di aver capito più della Sinistra che in tutta la mia vita. Soprattutto mi sono resa conto di come alla fine il miglior nemico per la Sinistra sia proprio se stessa. E’ stato il trionfo del tafazzismo. Addirittura siamo andati alle elezioni già convinti di perderle e solo perchè le televisioni e gli altri media del nano ce lo ripetevano da mesi. A destra si sono perfino inventati un distacco di dieci punti per caricare le truppe. Noi ci spariamo addosso tra di noi. Alla faccia del friendly-fire.

Io non devo dare conto a nessuno dell’essere di sinistra o meno e non devo dare né esami d’ammissione nè passare test di coerenza. Le tessere mi hanno sempre fatto venire l’orticaria e mi sono sempre tenuta lontana da quei circoli dove devi provare la tua fedeltà magari calandoti i calzoni per mostrare di essere circonciso ideologicamente.

Ultimamente ho sempre votato PdCI perchè era il partito che più trovavo vicino alle mie idee e perchè mi piace Diliberto. St’ammucchiata a termine con Rifondazione e il Pecoraio Strano proprio non l’ho capita, meno ancora le altre due-tre-quattro (quante sono) scissioni che prenderanno percentuali da creatinina.
E’ la solita storia della sinistra che ama autodivorarsi e quando va al governo non è capace di essere altro che socialdemocratica.
Minchia come è migliorata la condizione dei lavoratori precari con il ministro del lavoro di Rifondazione! Se volevamo dar loro la scossa ci si doveva rifiutare in blocco di votarli, ecco una buona forma di astensione, altro che “contarci”, cara Ladytux. E mo’ che ci siamo contati che si fa? Si fa l’opposizione al governo Berlusconi che ci viene tanto bene e si porta su tutto?

Quello che io non mi aspettavo è che l’elettore di sinistra considerasse Berlusconi un candidato qualsiasi che si può anche accettare pur di non avere al potere l’odiato cugino Veltroni. Berlusconi, nonostante la comune bassezza, non è Sarkozy. L’Italia non è la Francia.
Berlusconi è un’anomalia, è una neoplasia del tessuto democratico.
Ha ragione Camilleri, è un alieno, uno che non ha alcuna idea della democrazia. Me lo confermava ieri un amico che ha lavorato per Programma Italia e ne è fuggito inorridito. Negli ambienti berlusconiani, mi diceva, insegnano ai loro giannizzeri che il dieci per cento della piazza è comunque ingestibile quindi bisogna ignorarlo e il’90% è fatto di idioti che si possono infinocchiare tranquillamente. Questa è l’opinione di Berlusconi degli italiani e ci meravigliamo se insulta Totti.
Aggiungiamo che politicamente, oltre a riesumare tutto il peggiore fascismo revanscista, rappresenta ancora oggi gli ideali golpisti ed imperiali della P2, un’associazione per delinquere di stampo atlantico. Sugli eroi mafiosi di sua frequentazione già sappiamo e ci ha rinfrescato gentilmente la memoria Dell’Utri i giorni scorsi. E allora che si fa? Si vota Berlusconi. Spero sinceramente sia stata una boutade.

Io vengo lapidata perchè scelgo il meno peggio assieme a milioni di altri cazzoni, alcuni dei quali illustri. Invece Mario si astiene. Bravo. Peccato che milioni di sciurette e bauscia leghisti che brucerebbero volentieri il negro nel forno sceglieranno Berlusconi e Borghezio anche per lui. Penso che se la mia scelta di votare Veltroni alla Camera sia una cazzata allora lo sia anche la sua di astenersi. Siamo pari.

Per il resto sono d’accordo con l’analisi che ha fatto oggi Gennaro Carotenuto .
Mi dispiace compagni ma non opponendovi alla vittoria di Berlusconi e preferendo insistere con la guerra fratricida che tanto fa ridere i nostri amici di destra, state dimostrando di confondendere un cancro con una banale infezione e di non capire che Veltroni è una chemioterapia necessaria, anche se ovviamente fa vomitare e cadere i capelli.

P.S. Agli amici gay che mi rinfacciano il voto per gli omofobi (mah, dentro al PD ci sono anche i Radicali), dico che, a parte che ritengo ingiusta l’accusa visto che mi sono sempre battuta per i loro diritti, visto che sono donna e ci tengo al mio utero non voglio rischiare di trovarmi Palladilardo alla Sanità. A proposito di orticello.


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C’è un problema di fondo, credo, nelle polemiche pro o contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza e riguarda la consapevolezza che noi italiani abbiamo della nostra sovranità limitata.

Siamo ancora convinti di essere padroni in casa propria, di essere come i francesi o gli spagnoli che se vogliono possono dire no alle richieste del governo americano.
Eppure ogni volta che è successo qualcosa come Ustica, la strage del Cermis, l’assassinio di Nicola Calipari, tanto per citare i casi più noti, abbiamo solo avuto la riprova e la dimostrazione ultima di chi è il padrone in casa nostra.

E allora perché non lo si ammette una volta per tutte? Perché si fa finta di non capire?
Da De Gasperi in giù, fino a Prodi, si è sempre fatto come padrone comanda e allora il problema non è chi governa, che secondo i casi sarà apertamente amico degli americani oppure amico di nascosto per salvare le apparenze, il problema è come fare a diventare finalmente un paese sovrano che può permettersi di dire “no, stavolta non mi va” e di girarsi dall’altra parte.

Prendiamo l’ultimo caso, la base militare a Vicenza. Sottoscrivo ciò che hanno già detto sull’argomento Stefania e Gianfalco, non credo ci sia nulla da aggiungere nello specifico. Voglio solo far notare, in questi miei pensieri a ruota libera, come tutte le parti politiche, nessuna esclusa, di fronte al grande tabù della sovranità limitata, non perdano mai l’occasione di recitare il proprio ruolo nella commedia dell’arte e nel gioco delle parti.

Il governo di centrosinistra sa benissimo che dovrà dire si perché non è lui che decide ma fa finta di nicchiare e prende tempo, tanto è abituato a tergiversare e manda avanti D’Alema nella parte del cattivo con i baffi. L’ala estrema della coalizione, che è a perfetta conoscenza del fatto della sovranità limitata e sa che bisognerà dire si perché non è Prodi che decide, fa rumore e minaccia chissà quali sconquassi.
Il grande artista da avanspettacolo Berlusconi sa benissimo che il governo, il cui leader si è anche profuso in baci e abbracci con Kissinger e Olmert, dovrà dire si perché non è lui che decide, ma fa finta di non saperlo e interpreta il ruolo del “grande amico degli americani” che li difende in esclusiva e un tanto al chilo dal governo “non più affidabile”. Rispolvera il Carosone di “Tu vuo’ fa l’americano” e come bis ti fa pure “maccarone, tu mi hai provocato e mo’ me te magno”.

E’ questa presa in giro di noi italiani da parte della classe politica che mi disgusta. A me l’antiemetico, please.
Dobbiamo avere il coraggio di dirlo. L’unico che ebbe i coglioni di mandare gli americani a quel paese perchè stavano esagerando fu Craxi, durante la crisi di Sigonella, seguita all’episodio dell’Achille Lauro. Ma fu solo quell’unica volta e poi Bettino è finito molto male, come Moro che voleva addirittura portare i comunisti al governo il giorno stesso del suo rapimento. Tu guarda la sfiga!

La sovranità limitata e la sottomissione non c’entrano un piffero con l’amicizia e l’alleanza, che sono sentimenti che dovrebbero presupporre l’eguaglianza tra le parti. E non c’entra con l’antiamericanismo, che è solo un modo per cambiare discorso e non affrontare il problema.
Essa nasce nel 1943 dalla necessità di evitare che i comunisti, troppo rappresentati nelle file dei partigiani, vadano al governo a guerra finita ed è un prodotto della dottrina della Guerra Fredda. Roba vecchia. Sarebbe ora di dire: “Signori, la guerra è finita da un pezzo, il comunismo è crollato da quasi vent’anni, che ci fate ancora qui?”

Nessuno ha il coraggio di dirlo però. E perché? Perché, lo sanno tutti, dietro la salvezza dell’Italia c’erano anche altri interessi. Inoltre, non sapendo dare vere risposte di giustizia sociale in alternativa al socialismo, e in preda ad un delirio di conquista senza fine, il nostro sistema di democrazia da esportazione ha ancora bisogno dell’alibi dell’anticomunismo per sopravvivere. L’anticomunismo è un cadavere che viene tenuto in piedi come le mummie della cripta dei Cappuccini di Palermo viste in “Cadaveri eccellenti”, un morto vestito dei suoi vecchi stracci che spaventa ancora ma che è irrimediabilmente morto.

Conosciamo a memoria la frase cult dei cosiddetti liberali-liberisti: “gli americani ci hanno salvato dal comunismo”.
Dal comunismo forse ma non dalla Mafia. Ciò che i liberal-liberisti non dicono è il prezzo altissimo che abbiamo dovuto pagare per la salvezza dalle grinfie dei tovarishchi.
Si sa, il governo americano ha il vizio di farsi rappresentare all’estero da gente dalla quale non acquisteresti mai un’auto usata, e in questo caso per rappresentare i loro interessi in terra italica scelsero fior di mafiosi come Lucky Luciano, liberato dal gabbio newyorchese dove scontava una pena per traffico di droga e inviato come ambasciatore privilegiato in Sicilia per catechizzare i padrini locali prima dello sbarco, come ricorda in questo articolo Andrea Camilleri (in fondo alla pagina).

Si sa che la Mafia non fa mai favori per niente e così da cinquant’anni, vuoi che sia solo una coincidenza?, il nostro povero Sud è oppresso dalle cellule locali del cancro mafioso – che paradossalmente Mussolini bene o male aveva combattuto efficacemente – e le metastasi si sono estese sempre più oltre il Sud fino a contaminare i sepolcri imbiancati della finanza e dell’economia “pulite”. Grazie, avercene di amici ed alleati così.

Non c’entra un piffero l’antiamericanismo, che è solo un modo per tappare la bocca agli altri ed evitare le critiche. Bisognerebbe solo avere una classe politica in grado di costruire un rapporto veramente paritario con gli Stati Uniti. Ci vorrebbe anche un altro governo americano come auspicano tanti americani stufi di questi guerrafondai che mandano a morire i loro figli per un pugno di dollari, ma questo è un altro discorso.

Enrico Mattei in un’intervista raccontò l’episodio del gattino al quale i cani prepotenti non volevano far mangiare la zuppa. “Noi siamo stufi di essere come quel gattino”, disse il presidente dell’ENI, alludendo alle prepotenze che aveva dovuto subire dalle “Sette Sorelle” del petrolio, ovvero dai rappresentanti degli interessi americani.
Io aggiungo che sarebbe ora che noi italiani non fossimo più come il gattino della foto, quello sotto a tutti gli altri. Senza finire male come Mattei.

Il commissariato di Vigàta era in fermento. Quella sera l’Italia si giocava la finale dei Mondiali, mancava tanticchia all’inizio e tutti speravano che per quella sera non ci fossero ammazzatine per potersi taliare la partita in santa pace.

Catarella sembrava attarantolato: “Dottori, dottori, stasera vinciamo noi, pirsonalmente di pirsona!” “Che minchia dici, Catarè” santiò Montalbano, che in queste cose era superstizioso. E poi quella serata era incazzato più del solito, si sentiva un cerchione di ferro torno torno alla testa e gli occhi gli facevano pupi pupi.

Raggiunse Livia alla trattoria San Calogero dove mangiò tanticchia di pesce e basta. Principiò a taliare la partita sul televisore e più passavano i minuti e più si faceva pirsuaso che quel grandissimo cornuto di Catarella ci aveva azzeccato anche questa volta.
Quando l’Italia segnò l’ultimo rigore e principiò un misirizzi di urla, bannere e gente che si catafotteva urlando per strada, il commissario si sentì improvvisamente guarito e soddisfatto. Taliò la zita che era ancora più commossa di lui, la strinse e se ne andarono ad adrummiscire stanchi ma felici.

Omaggio affettuoso al maestro Camilleri

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