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Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


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Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


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Probabilmente è vero che esiste una certa stucchevole retorica della Resistenza. Sicuramente è vero che i partigiani non sono stati sempre personcine ammodo. Lo dimostra il fatto che tra i partigiani bianchi dell’epoca si ritrovano futuri golpisti e personaggi collusi con i più oscuri misteri d’Italia.

Possiamo discutere se con il 25 aprile fummo veramente liberati, oltre che dal fascismo, dai fascisti, vista la quantità che ancora ne circola a distanza di più di sessant’anni e visto il potere che molti di essi continuarono ad avere nel dopoguerra, arruolati come furono nella Grande Guerra al Comunismo. Comunismo che, per i delicati stomaci atlantici, poteva essere rappresentato anche solo da una pallida socialdemocrazia al burro.

Detto tutto ciò, una cosa però è certa. Domani è la ricorrenza della liberazione dell’Italia dal FASCISMO. Non è e non potrà mai essere contemporaneamente la festa di chi ha liberato e di chi è stato sconfitto. Non è un calderone in cui tutto viene mescolato, le coscienze ripulite, le verginità ricostruite e la partita finisce pari e patta.

Non può diventare in alcun modo la festa dei militanti di Salò e, prima ancora, dei bastonatori somministratori di olio di ricino. Chi è stato fascista, seppure sul seggiolone, domani per favore taccia. Porti pazienza, si distragga, si guardi un dvd, vada in palestra ma non tiri fuori i ragazzi che credevano in un ideale.

Domani è la festa della Liberazione da una dittatura. La Festa del ritorno alla Libertà di associazione, pensiero ed espressione, della conquista per le donne del diritto di voto e dei lavoratori di essere difesi sindacalmente. Se tutto sommato abbiamo ancora la parvenza di un paese europeo e democratico lo dobbiamo a quella data, che piaccia o meno ai governanti che domani, ob torto collo dovranno riconoscerlo pubblicamente.

Il 25 aprile è una giornata antifascista. Non è assolutamente e non potrà mai essere altro che quello.


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(Nella foto, tratta da Repubblica, la scritta apparsa a Roma nel quartiere Salario-Trieste sul muro dell’abitazione di due vittime delle Fosse Ardeatine. Anche le lapidi commemorative sono state sfregiate.)

Così Fini, ancora una volta, è costretto a dissociarsi dai camerati che sbagliano e, rivolgendosi ai giovani di AG afferma che “anche a destra bisogna essere antifascisti“. “A Salò erano in buona fede ma erano dalla parte sbagliata”. Per dire che fra di loro c’erano veri e propri criminali ci vorrà ancora del tempo. Apprezziamo intanto lo sforzo perchè il suo discorso è stato encomiabile.

Tuttavia, per usare una metafora calcistica, Fini vince ma non convince. Si riconosce e fa parte a pieno diritto nella coalizione di centrodestra il cui ministro della Difesa e attuale reggente di AN, Ignazio Benito Maria La Russa ha di recente rivolto parole affettuose nei riguardi della Repubblica di Salò in questi termini:

“Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

Opponendosi agli americani? Ricordarlo proprio adesso che siamo al massimo storico del culo e camicia con oltreatlantico? Ma Silvio che dice?

Siccome i camerati che sbagliano non vengono mai soli, ad Alemanno proconsole di Roma è scappato di dire che il fascismo dopo tutto non è stato il male assoluto e “non mi sento di condannarlo” (a parte le leggi razziali, come se le avessero promulgate i venusiani e non i fascisti, anzi Benito in persona?) Il fascismo come male parziale, un malino, un maluccio.

Anche il silenzio a volte assorda e quello di Berlusconi, su questi rigurgiti fascisti, è lacerante.

Quindi cosa pensare? Che dovrebbero decidersi quale destra vogliono essere, una buona volta, e non dare la sgradevole impressione che vi siano ruoli prestabiliti in un grande gioco delle parti, (non diciamo buffonata), dove Fini il Grigio è il buono, il fascista redento e moderno uomo di destra che sparge perle di saggezza e gli altri sono solo ragazzacci impuniti. Non è serio che La Russa e Alemanno dicano ciò che hanno detto e poi plaudano a Fini che li ha sostanzialmente bacchettati.

Non vorrei poi che si dicesse che chi imbratta le lapidi e scrive frasi apologetiche del fascismo , sempre più frequentemente, sono solo quattro imbecilli. Gli imbecilli si sentono più forti e legittimati se un sindaco e un ministro danno il cattivo esempio parlando come in vino veritas. Comodo dire poi che si deplora.
Vi sono stati di recente episodi di violenza, aggressioni, sulle quali Fini è rimasto zitto. Non ci si può ricordare di deplorare solo quando si teme di urtare la suscettibilità della comunità ebraica e si teme che arrivi il manrovescio che fa andare la kippah di traverso.

Fini, se è veramente sincero nel suo antifascismo e non ho motivo per non crederlo, riprenda in mano il manganello, solo per un’ultima volta, e faccia capire ai suoi (oddìo, come chiamarli: compagni no, camerati non mi pare il caso) insomma, dica ai suoi che la smettano una volta per tutte con le nostalgie e lascino al solo Storace il compito di alimentare la fiamma revanscista.
E’ questione di stare da una parte o dall’altra. Così capiremmo finalmente da che parte sta Berlusconi.


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(Nella foto, tratta da Repubblica, la scritta apparsa a Roma nel quartiere Salario-Trieste sul muro dell’abitazione di due vittime delle Fosse Ardeatine. Anche le lapidi commemorative sono state sfregiate.)

Così Fini, ancora una volta, è costretto a dissociarsi dai camerati che sbagliano e, rivolgendosi ai giovani di AG afferma che “anche a destra bisogna essere antifascisti“. “A Salò erano in buona fede ma erano dalla parte sbagliata”. Per dire che fra di loro c’erano veri e propri criminali ci vorrà ancora del tempo. Apprezziamo intanto lo sforzo perchè il suo discorso è stato encomiabile.

Tuttavia, per usare una metafora calcistica, Fini vince ma non convince. Si riconosce e fa parte a pieno diritto nella coalizione di centrodestra il cui ministro della Difesa e attuale reggente di AN, Ignazio Benito Maria La Russa ha di recente rivolto parole affettuose nei riguardi della Repubblica di Salò in questi termini:

“Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

Opponendosi agli americani? Ricordarlo proprio adesso che siamo al massimo storico del culo e camicia con oltreatlantico? Ma Silvio che dice?

Siccome i camerati che sbagliano non vengono mai soli, ad Alemanno proconsole di Roma è scappato di dire che il fascismo dopo tutto non è stato il male assoluto e “non mi sento di condannarlo” (a parte le leggi razziali, come se le avessero promulgate i venusiani e non i fascisti, anzi Benito in persona?) Il fascismo come male parziale, un malino, un maluccio.

Anche il silenzio a volte assorda e quello di Berlusconi, su questi rigurgiti fascisti, è lacerante.

Quindi cosa pensare? Che dovrebbero decidersi quale destra vogliono essere, una buona volta, e non dare la sgradevole impressione che vi siano ruoli prestabiliti in un grande gioco delle parti, (non diciamo buffonata), dove Fini il Grigio è il buono, il fascista redento e moderno uomo di destra che sparge perle di saggezza e gli altri sono solo ragazzacci impuniti. Non è serio che La Russa e Alemanno dicano ciò che hanno detto e poi plaudano a Fini che li ha sostanzialmente bacchettati.

Non vorrei poi che si dicesse che chi imbratta le lapidi e scrive frasi apologetiche del fascismo , sempre più frequentemente, sono solo quattro imbecilli. Gli imbecilli si sentono più forti e legittimati se un sindaco e un ministro danno il cattivo esempio parlando come in vino veritas. Comodo dire poi che si deplora.
Vi sono stati di recente episodi di violenza, aggressioni, sulle quali Fini è rimasto zitto. Non ci si può ricordare di deplorare solo quando si teme di urtare la suscettibilità della comunità ebraica e si teme che arrivi il manrovescio che fa andare la kippah di traverso.

Fini, se è veramente sincero nel suo antifascismo e non ho motivo per non crederlo, riprenda in mano il manganello, solo per un’ultima volta, e faccia capire ai suoi (oddìo, come chiamarli: compagni no, camerati non mi pare il caso) insomma, dica ai suoi che la smettano una volta per tutte con le nostalgie e lascino al solo Storace il compito di alimentare la fiamma revanscista.
E’ questione di stare da una parte o dall’altra. Così capiremmo finalmente da che parte sta Berlusconi.


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Così Fini, ancora una volta, è costretto a dissociarsi dai camerati che sbagliano e, rivolgendosi ai giovani di AG afferma che “anche a destra bisogna essere antifascisti“. “A Salò erano in buona fede ma erano dalla parte sbagliata”. Per dire che fra di loro c’erano veri e propri criminali ci vorrà ancora del tempo. Apprezziamo intanto lo sforzo perchè il suo discorso è stato encomiabile.

Tuttavia, per usare una metafora calcistica, Fini vince ma non convince. Si riconosce e fa parte a pieno diritto nella coalizione di centrodestra il cui ministro della Difesa e attuale reggente di AN, Ignazio Benito Maria La Russa ha di recente rivolto parole affettuose nei riguardi della Repubblica di Salò in questi termini:

“Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Nembo dell’esercito della Rsi, soggettivamente, dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli anglo-americani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia”.

Opponendosi agli americani? Ricordarlo proprio adesso che siamo al massimo storico del culo e camicia con oltreatlantico? Ma Silvio che dice?

Siccome i camerati che sbagliano non vengono mai soli, ad Alemanno proconsole di Roma è scappato di dire che il fascismo dopo tutto non è stato il male assoluto e “non mi sento di condannarlo” (a parte le leggi razziali, come se le avessero promulgate i venusiani e non i fascisti, anzi Benito in persona?) Il fascismo come male parziale, un malino, un maluccio.

Anche il silenzio a volte assorda e quello di Berlusconi, su questi rigurgiti fascisti, è lacerante.

Quindi cosa pensare? Che dovrebbero decidersi quale destra vogliono essere, una buona volta, e non dare la sgradevole impressione che vi siano ruoli prestabiliti in un grande gioco delle parti, (non diciamo buffonata), dove Fini il Grigio è il buono, il fascista redento e moderno uomo di destra che sparge perle di saggezza e gli altri sono solo ragazzacci impuniti. Non è serio che La Russa e Alemanno dicano ciò che hanno detto e poi plaudano a Fini che li ha sostanzialmente bacchettati.

Non vorrei poi che si dicesse che chi imbratta le lapidi e scrive frasi apologetiche del fascismo , sempre più frequentemente, sono solo quattro imbecilli. Gli imbecilli si sentono più forti e legittimati se un sindaco e un ministro danno il cattivo esempio parlando come in vino veritas. Comodo dire poi che si deplora.
Vi sono stati di recente episodi di violenza, aggressioni, sulle quali Fini è rimasto zitto. Non ci si può ricordare di deplorare solo quando si teme di urtare la suscettibilità della comunità ebraica e si teme che arrivi il manrovescio che fa andare la kippah di traverso.

Fini, se è veramente sincero nel suo antifascismo e non ho motivo per non crederlo, riprenda in mano il manganello, solo per un’ultima volta, e faccia capire ai suoi (oddìo, come chiamarli: compagni no, camerati non mi pare il caso) insomma, dica ai suoi che la smettano una volta per tutte con le nostalgie e lascino al solo Storace il compito di alimentare la fiamma revanscista.
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