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[…] il processo di trasformazione, anche se portera’ ad un cambiamento rivoluzionario, sara’ verosimilmente un processo lungo, senza un qualche evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbour. […] (“Rebuilding America’s Defenses“, 2000, pag. 51)

“Mein Fuhrer! Io…cammino!” (Il dottor Stranamore)

L’argomento è già stato trattato in passato, sia da me che ed ancor meglio da Pressante e Kelebek ma penso sia sempre salutare rinfrescarci la memoria su cosa stia cucinando per noi per i prossimi mesi il PNAC (Project for a New American Century) .
Per intenderci, la cricca guerrafondaia di Bush, Cheney e compagni di merende che ora, dopo aver avuto la loro Nuova Pearl Harbour, aver dato una ripassatina all’Afghanistan e una bottarella all’Iraq con impiccagione di Saddam compresa nell’all-inclusive si appresta, prima di fare gli occhioni dolci alla Siria, a tirare un’altra riga sul nome Iran, un po’ come se il destino del mondo fosse come la lista della Sposa. L’Iran come Bill?

Torno sui progetti del PNAC, invitandovi a leggere gli articoli citati e, se non vi fa paura l’inglese, i documenti originali sul loro sito, perché è sempre più di moda negare a priori l’esistenza di complotti, macchinazioni e cabale nascoste. “Non c’è alcun complotto”, ci ripetono ad ogni ora facendoci benevolmente pat pat sulla testa.

Io invidio coloro che sono convinti che non vi siano personaggi potenti che progettano il loro bene a scapito di quello degli altri comuni mortali, magari barando pesantemente con le regole. La cosa mi dà fiducia nella bontà dell’uomo ma mi convince anche della sua colossale ingenuità (se veramente di ingenuità si tratta). Che tenerezza gli smontatori di fiducia della real casa imperiale come altissimo-purissimo-attivissimo che non trovano, ad esempio, nulla di anormale nello svolgersi dei fatti attorno all’11 settembre, che qualche pazzo identifica ovviamente nella famosa nuova Pearl Harbor, un evento catalizzatore capitato a fagiuolo proprio quando faceva più comodo.
Come invidio il loro sacro furore contro i complottisti, questi fottuti paranoici che vedono la longa manus delle lobbies, dei petrolieri, dei potentati economici dietro questa sorprendente concatenazione di coincidenze che è la storia dei primi anni del nuovo secolo.

Nel 1997 si costituisce il PNAC. Andatevi a vedere da chi è formato e anche se spesso ricorrerà la fratellanza con Israele scacciate subito il fantasma del complotto demoplutogiudaicomassonico, bastardi antisemiti! Si presentano come un think-tank, una specie di onlus che fa volontariato, nel senso che è disposta a portare la parola del dio Marte in giro per il mondo.
Nel 2000, dopo la discussa elezione di Bush alla presidenza, per alcuni addirittura fraudolenta, il suo staff viene occupato quasi per intero da nomi che fanno riferimento al PNAC, i famosi neocon. Una pura coincidenza.
Nel loro più celebre manifesto, il “Rebuilding American’s defenses” dello stesso anno annunciano che paesi come Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Libano e Iran sono una minaccia per l’umanità, un eufemismo per dire che stanno sui loro, di coglioni, per ragioni che solo loro sanno.
Un’altra di quelle coincidenze che sarebbe piaciuta da matti a Jung dice che i paesi canaglia sono tutti mediorientali, ad alto tasso petrolifero e pericolosamente vicini ad Israele. La Corea del Nord a quel punto sembra messa lì come distrattore, ma del resto un paese ancora comunista ci voleva e Cuba non andava più bene perché alla CIA porta sfiga.

E’ in quel famoso documento che troviamo la frase inquietante sulla nuova Pearl Harbor. Indovinate cosa pensano i complottisti della malora? Che l’11 settembre se lo sono fabbricato in casa, come le tagliatelle di nonna Pina. Non puoi invocare un evento catalizzatore che un ex socio te lo combina con appena una quindicina di kamikaze improvvisati in meno di un anno. Poca spesa, molta resa.

Dopo Pearl Harbor gli aedi neocon sparsi nelle redazioni dei giornali e nelle televisioni e i raffinati pensatori come Pera, Allam e Fallaci iniziano a parlare di Eurabia, di pericolo islamico, di guerra trentennale al terrorismo. Sono incaricati di fabbricare il nuovo babau, di costruire un Osama Bin Kruger che terrorizzi i nostri sogni con immagini di cristiani minacciati da orde di musulmani con la scimitarra sguaianata, pronti a farsi saltare in aria pur di eliminare le zoccole scosciate dalla televisione, ovvero il punto più alto della nostra Libertà.
Nonostante nessun Iman sia mai venuto a bussare alla nostra porta tentando di venderci un Corano e di convertirci alla parola del Profeta, dobbiamo convincerci che il nostro destino è il barbone per gli uomini e il burqa per le donne. C’è chi vaneggia di cristiani come specie in pericolo, ancor più della foca monaca.
Che questa propaganda antiislamica assomigli pericolosamente al vecchio antisemitismo nazista e che certe tirate fallaciane assomiglino ai toni di “Der Ewige Jude” non gliene cale a nessuno, anzi non se ne accorgono proprio.

Anche allora si puntò alla paura dell’invasione, alla metafora dei topi e della peste e i risultati pratici li conosciamo. E’ quasi una regola matematica, si parte dal convincere il pubblico che il nemico non appartiene più alla nostra stessa specie, ovvero si pratica la pseudospeciazione e si arriva in un attimo ai crematori.
Per questo penso che fomentare l’odio antiislamico con la balla dello scontro di civiltà sia l’atto più criminale di chi ha progettato la storia degli ultimi anni. E’ un gioco sleale perché la posta in gioco non comprende valori come la Libertà, la Religione, la Spiritualità, ma una cosa molto materiale come le Risorse energetiche. Per mettere le mani sulle risorse potrebbe essere necessario qualche genocidio, e allora meglio mettere le mani avanti e convincerci che se moriranno milioni di arabi straccioni sarà solo per il nostro bene, tanto erano tutti terroristi.
Chi ha ricordato nei media ufficiali, tanto per fare un esempio, l’anniversario di Sabra e Chatila? Alla faccia del “per non dimenticare”. Cali l’oblio sulle vittime che non contano.

Non se n’è accorto nessuno ma la prossima fermata del PNAC sembra proprio l’Iran, un altro paese della famosa lista, nonostante la sconfitta evidente del Progetto sia in Afghanistan che in Iraq. La scaletta viene rispettata come alla televisione svizzera. Non pensate comunque che vi siano complotti in atto. I complotti non esistono.


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Per la serie ex-ministri che sbroccano, eccovi il porco day di Calderoli.

Rubando a man bassa dal repertorio forzanovista e dalle gesta dei nazionalisti danesi, che amano marcare il territorio con sangue di maiale per allontanarne la “minaccia” islamica, l’ex marito di Sabina Negri ma soprattutto (per fortuna ex) ministro della Repubblica, rilancia l’idea di utilizzare il maiale come arma di resistenza padana. Deve aver letto su qualche bignamino di storia le gesta dei maiali della Regia Marina durante la seconda guerra mondiale.

L’idea è vecchia e trita come le salsicce e la soppressata ma si vede che oltre quel livello di ragionamento il neurone si sovraccarica e il sistema va in loop.
Ho sentito anch’io molte volte in qualche trattoria subpadana, quando la compagnia non è proprio da definirsi progressista e il discorso cade sui “marocchini”, come vengono definiti dai “progressisti” tutti coloro che vivono al di sotto di Gabicce Mare, parlare di bombardamento delle moschee a colpi di katusha caricate a salsicce e culatelli. La banalità del lardo.

Pare che esponenti islamici abbiano risposto fin troppo gentilmente a Calderoli che basterebbe lavare con acqua nel luogo di passeggio del suino per riportare il suolo allo stato di purezza. Viene da domandarsi per bonificare il nostro paese da questo razzismo allo strutto quanti strati di terreno bisognerebbe asportare.

Comunque fa sempre piacere notare l’evoluzione della specie. Gli americani mandarono un uomo a passeggiare sulla Luna. Un piccolo passo per l’uomo, un grande passo per l’Umanità. Quarant’anni dopo i padani manderanno un maiale a passeggiare in uno spiazzo a Bologna. Un grande passo per il maiale e un piccolo passo per l’umanità. Sono soddisfazioni.


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