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Quando esce dal lato B del Quirinale, il piccolo Papi ha l’espressione terrea di un vampiro svegliato anzitempo dalla scampanellata in pieno giorno del postino con la raccomandata, che gli ha fatto prendere l’odiata luce. 
Si è beccato anche la sua fischiata d’ordinanza e la reazione di pancia del popolaccio alla sua dipartita  – stasera nel videomessaggio ha lamentato il dolore che gli provoca la ferita narcisistica – ma non pensate a cosacce da Cannibal Holocaust tipo fine di Gheddafi; niente di tutto ciò, robetta. Avanspettacolo, rivista, mica tragedia. In linea con il personaggio.
Molto azzeccato il “buffone” e direi d’uopo il “chi non salta B. è”, trattandosi di trafficante di pallonari. Un po’ meno adatto il “Bella Ciao” che, cinghiatemi pure se volete, ha rotto i coglioni e non si può più senti’, soprattutto quando è totalmente fuori contesto, visto che di partigiani in questo frangente se ne sono visti pochi in giro. Invece di andare sui monti, i Monti sono venuti a noi.  Ecco cos’è successo. Altro che “Il PD ha mandato a casa B.” detto da Bersani, ve lo giuro. Premio Minchiata d’Oro alla carriera.
Se non era per la BCE, per la culona e il marito di Carlà, ci saremmo tenuti il nano pedofilo per almeno altri dieci anni con i papiminkia in Parlamento e gli altri fuori, che stipendiano i primi, ad applaudirlo. Ci saremmo rovinati con le nostre mani, un seppuku con tanto di taglio di testa finale, ma che soddisfazione, l’autodecapitazione. Invece ci hanno sparigliato le carte, ci hanno rotto il giocattolo.
E ringraziateli, questi “perfidi giudei” che, secondo l’opinione comune della Rete, stanno per consegnarci legati mani e piedi e con la corda che passa attorno alle palle e in mezzo alle chiappe a mo’ di nawa shibari alle brame sadiche dell’Unico Potere Finanziario Globale con il naso adunco.
Hanno scoperto tutti solo adesso il potere delle Banche e le loro trame oscure, senza rendersi conto che è il fantasma di Benito che suggerisce al loro inconscio collettivo il complotto demoplutogiudaicomassonico. A furia di giocare alla cazzo con la tavola Ouija, qualche demone lo si evoca. Complotto D.P.G.M., quindi potrebbe essere un rigurgito di antisemitismo? si domanda qualcuno. Temo di si, e di quello buono, che viene fuori inconsapevolmente dai recessi più profondi, in periodi di crisi economica conclamata. Il peggiore, da starci attenti, molto attenti.
Come hanno visto la sagoma un po’ da Max Von Sydow/Padre Merrin di Monti, chiamato come estrema ratio ad esorcizzare l’Italia posseduta dal vecchio satiro B., hanno visto tutti la luce. “E’ l’uomo di Goldmann Sachs, della Trilateral, del Bilderberg”. Che abbia studiato con Tobin, quello che vuole tassare le transazioni sui mercati valutari per combattere la speculazione, non viene considerata informazione rilevante.
Sono tutti d’accordo: da Forza Nuova a Borghezio a Barnard, fino alle blogstav modevne; dall’estrema destra all’estrema sinistra senza soluzione di continuità. Un vero delirio bipartisan. 
Un delirio collettivo estremamente contagioso spiegabile solo con il tentativo di contenere l’angoscia di dover perdere il Vecchio Clown, il nostro Ronald McDonald che, raccontandoci la barzelletta della crisi che non c’era e che eravamo tutti ricchi sfondati, ci faceva addormentare tranquilli nel lettino, abbracciati all’orsacchiotto.
Questo terrore collettivo del Monti asservito al Lato Oscuro della Forza – mentre B. era solo uno Jedi un po’ guascone e non un pericolo per la stabilità mondiale – è una reazione totalmente irrazionale e lo dimostra il fatto che, quando Messora ha raccontato la storia di Monti e dell’abominevole complotto bancario, l’altra sera da Santoro, se prima del suo intervento il 70% o giù di lì di ascoltatori era favorevole a Monti, dopo l’intervista il risultato si è letteralmente ribaltato. Tutto nel giro di pochi minuti. 
E con un’opinione pubblica così influenzabile e psicolabile dovremmo andare al voto, magari per ritrovarci Re Pompetta riportato sul trono a furor di popolo per paura della Trilateral – che vive e lotta con noi da sempre? No, grazie, preferisco il nawa shibari.
Senza contare che si tratta di complottismo a corrente alternata. Faccio un esempio. Quando è stato usato il vecchio trucco dell’esca figueira per il satiro e Dominique Strauss-Kahn c’è cascato come un bimbo di tre anni, nessuno si è chiesto, quando l’accusa di stupro è caduta, perché l’ex direttore del  FMI non sia stato reintegrato nel suo incarico con mille scuse. Semplice, perché la Lagarde aveva usato un anal plug particolarmente efficace per prendere il suo posto. E perché non ci chiediamo, allora, a cosa Strauss-Kahn si era forse ribellato, per essere fatto fuori in maniera così efficace per lasciare il posto alla collega magari più malleabile? Se si deve essere complottisti bisogna esserlo fino in fondo. Se no, non c’è gusto con il complottus interruptus. Forse Strauss-Kahn voleva salvare il mondo dalle grinfie di Monti ed è stato fatto fuori?
I cosiddetti poteri forti ci sono sempre stati, miei cari, le banche pure e se c’è qualcuno in grado di opporvisi, non con le chiacchiere ma con argomenti nuovi ed artiglieria pesante, fatene il nome. Lasciando perdere l’Islanda che, con tutto il rispetto, ha un tale peso nell’economia mondiale che può permettersi di alzare il dito medio all’indirizzo del FMI.
E poi, giusto per fare un esempio di persone in odore di consorterie economiche, Tremonti, va bene che è socialista, ma viene sempre invitato ai party del Bilderberg,  non per portare il Martini. Tremonti non è stato finora il ministro dell’economia, anzi, il superministro? 
L’esempio più eclatante è B. che si è formato alla scuola della P2, una loggia deviata dagli intenti eversivi. Aveva la tessera n° 1816. Per anni ha cercato di compiere il Piano di Rinascita Democratica di Licio Gelli. Poi, ad un passo dal mettere in pratica l’ultimo punto rimasto, è stato distratto dai processi e dalla figa ed è riuscito a deludere anche il Gran Maestro, che l’ha recentemente rinnegato come figlioccio prediletto. Per non parlare, sempre nel caso di B., di altre sue amicizie chiacchierate e degli amici degli amici.
Quello che voglio dire è che parlare oggi di governo massonico – anche se Monti che ha l’ufficio a Palazzo Giustiniani un po’ se la cerca – venendo da un ex presidente del consiglio piduista, è il colmo.

Tornando al nostro più grande statista morente, politicamente forse ieri sera ne abbiamo celebrato il funerale. Chissà se avrà la forza di rialzarsi e dovremo ricorrere al paletto di frassino.
Fisicamente appare comunque provato. Non è solo la rabbia che lo rode accelerandone l’invecchiamento a rotta di collo ma quell’assopimento che lo coglie ormai in qualunque momento – sedativi? narcolessia? avvelenamento lento? sofferenza vascolare pre-ictale? – e quell’eloquio impeciato alla ultimi discorsi di Michael Jackson, con le parole biascicate meccanicamente senza forse credere più a ciò che dice. Ascoltare il discorso dei ristoranti pieni, per credere.
Più che un Presidente del Consiglio dimissionario che andava dal Presidente della Repubblica, accompagnato dai bodyguards, ieri sera il nostro Dead Premier Walking sembrava l’utente finale di un nuovo tipo di funerale low cost con i quattro beccamorti regolamentari e il morto bell’e vestito e composto seduto dietro, tutti a bordo di un’auto comune, per risparmiare nel cofano e nel carro. Sapete, c’è la crisi.
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Ieri, nell’insopportabile retorica dello Zebe-Day è successa una cosa strana, ma forse fino ad un certo punto. Nella telecronaca del TG1 da Ground Zero l’inviato Molinari ha detto che chi sostiene tesi “complottiste” sui fatti dell’11 settembre è non solo antiamericano ma antisemita. 
Poi ho cambiato canale e non ho seguito il resto perché dieci minuti di TG1 con le poltrone ripiene di opinionisti embedded, di Monica Maggioni con la sua penna a mezz’aria e le sopracciglia aggrottate d’ordinanza  sono equivalenti ad una respirata a pieni polmoni all’interno del reattore 3 di Fukushima e sono bastati per farmi venire un atroce mal di testa che mi perseguita anche oggi. Mi sono persa quindi il Trota Bush scongelato per l’occasione, l’Obama dell’America più forte – ma con le pezze al culo – e il solito protagonismo di chi è abituato a rubare la scena al morto ai funerali. Povere vittime, poveri parenti, ancora troppo annebbiati dal lutto per non vedere lo schifo di queste pantomime e reagire di conseguenza.
Antiamericani e antisemiti, quindi. Credevo fosse un caso isolato, un’opinione solitaria, ma nel TG serale di Mentana si è ripetuto il fenomeno. L’inviato da New York ha ribadito il concetto: “Chi sostiene tesi complottiste è non solo antiamericano ma antisemita.” Ohibò, allora è uno slogan e gli slogan nascondono sempre la propaganda. Non ho visto gli altri telecinegiornali Luce ma scommetterei che anche loro hanno detto la stessa cosa, hanno ripetuto il mantra intimidatorio.
Qualcuno cerca di ricattarci moralmente con lo spauracchio dell’antisemitismo in un argomento dove, fino a prova contraria, gli ebrei non c’entrano, visto che l’11 settembre non fu l’attacco ad una sinagoga o ad un obiettivo israeliano ma ad un complesso commerciale e residenziale negli Stati Uniti dove morirono protestanti, ebrei, cattolici, musulmani, atei, induisti, americani, stranieri, bianchi, neri, ecc. Un perfetto campione del melting pot newyorchese, insomma.
Che c’entra quindi l’antisemitismo? Perché, mentre non ci stavi neppure pensando, cominci a sentire delle galline strepitare come se avessero fatto un uovo gigante rompiculo? 
Non l’ho fatto apposta ma, per la serie “guarda che ti combina l’effetto boomerang”, dopo aver sentito quello slogan, chissà per quale contorsione mentale, mi sono ricordata questa frase attribuita a Netanyahu nel 2008 e riportata da Haaretz e da altri giornali israeliani:

“Stiamo traendo beneficio da una cosa, dall’attacco alle Twin Towers e al Pentagono e dalla guerra americana in Iraq. Questi eventi hanno portato l’opinione pubblica americana dalla parte di Israele.”

Una frase molto simile a quella che aveva pronunciato appena ventiquattro ore dopo l’attentato al WTC, come riportato allora dal New York Times. 

Oddìo, allora è vero che siamo antisemiti?

“[…] A Natale del 1942, Stangl ordinò la costruzione di una falsa stazione ferroviaria: un orologio con numeri dipinti ed indicante sempre le 6.00, sportelli per i biglietti, diversi tabelloni degli orari e frecce (incluse alcune indicanti le coincidenze dei treni “Per Varsavia”, “Per Wolkowice” e “Per Bialystok”) erano dipinti sulla facciata delle baracche di smistamento. Lo scopo era di tranquillizzare le vittime in arrivo, facendo loro credere di essere veramente arrivate in un campo di transito. Per rendere la zona di residenza delle SS il più possibile piacevole, furono anche costruiti uno zoo e un giardino dove bere birra”. (tratto da Treblinka, storia del campo)
Voglio ricordare Treblinka, un lager altrettanto spaventoso e forse ancor di più, se possibile, di Auschwitz per lo scopo quasi esclusivamente eliminatorio che lo contraddistingueva.

Ricordo di aver partecipato molti anni fa, in preparazione alla mia tesi, ad un convegno sulla Shoah organizzato da diverse associazioni ebraiche, nel corso del quale parlarono alcuni sopravvissuti.
La testimonianza che in assoluto mi sconvolse di più fu quella di un anziano signore polacco che, con tono pacato e quasi temendo di disturbare, ricordò ad una platea già distratta dall’imminente buffet di mezzogiorno e dalla presenza di papaveri più o meno alti di governo, istituzioni e media l’orrore assoluto di Treblinka. Un campo dove il treno ti scaricava direttamente nella fossa comune. Un colpo alla nuca e giù assieme agli altri cadaveri. Migliaia e migliaia.

Mentre le parole del signore polacco stavano imprimendomi nella memoria come un marchio indelebile l’immagine del binario che termina sull’orlo della fossa comune, dalla fila dietro, dove sedevano alcune signore impellicciate mi giunse il seguente commento, vomitato sottovoce ma con stizza: “Si, però questi polacchi sono sempre deprimenti con queste storie”.

Le damazze dell’aneddoto non sono una teratologia, rappresentano il modo di pensare comune del sistema dal quale una cellula apparentemente normale diede origine alla neoplasia nazista; il sistema della borghesia che è abituata a suddividere ogni cosa e soprattuto gli esseri umani in classi. Nemmeno appartenendo allo stesso popolo di cui si sta parlando si riesce a superare il fastidio verso il parente povero. Nemmeno la Shoah che mise assieme nello stesso forno, fianco a fianco, l’ebreo ricco e quello povero riesce a scardinare l’idea che, se le vittime sono povere, valgono meno punti-carrarmato.
I polacchi che finirono a Treblinka erano per la maggior parte poveri, i classici poveri ebrei che provenivano dagli shtetl, i villaggi dell’Est Europa la cui cultura fu quasi completamente cancellata e i cui abitanti, in fondo, nessuno avrebbe rimpianto veramente, nemmeno nella Palestina da colonizzare con immigrati di prima scelta e possibilmente danarosi.

E’ triste dirlo ma esiste evidentemente una gerarchia anche tra i sopravvissuti dell’orrore: di serie A e serie B, da campi di prima classe e di seconda scelta, da lager facilmente trangugiabile anche dalle bocche più sofistiche perchè omogeneizzato dai media in una serie infinita di film, serie tv e libri, a quello indigeribile, che non riesci a mandar giù neanche con un bicchier d’acqua e che non hanno nemmeno il coraggio di renderti appetibile. Perchè ti deprimeresti troppo.

Nonostante si parli tanto di Shoah, ho l’impressione che la memoria di quell’abominio venga sempre più gestita in modo quasi mitologico e sempre meno aderente alla realtà che fu. Arriviamo al paradosso che Auschwitz è perfetto come paradigma dell’Olocausto perchè non è orrendo come Treblinka e nemmeno come le migliaia e migliaia di esecuzioni sommarie degli squadroni della morte Einsatzgruppen, incaricati di ripulire l’Est Europa dalle razze inferiori, ebrei, zingari e slavi. Manifestazioni dell’orrore nazista delle quali si parla molto meno, anzi per niente. Al punto che, parlando solo di Auschwitz dal quale tanti portano testimonianza , inevitabilmente salta fuori il cretino che mette in dubbio fosse poi così tremendo. Auschwitz oscura gli altri campi, come ad esempio il primo in assoluto, Dachau, inaugurato nel marzo del 1933. Un campo ancora di concentramento e non di sterminio ma già esemplificativo di ciò che sarebbe diventato il nazismo.

Io non penso si debba raccontare la Shoah per mitologie e in versione edulcorata da fascia protetta. Sono per raccontarla e ricordarla per intero, con i dettagli più crudi, comprese le camere a gas non a Zyklon B ma armate con il meno compassionevole monossido di carbonio di Treblinka da venti-trenta minuti di agonia e me ne sbatto se le damazze si deprimono. Che buttino giù il solito Tavor.

Consiglio la lettura dell’intero articolo che ho linkato alla fine della citazione per guardare bene fino in fondo all’abisso. Lo so, vengono le vertigini ma è necessario, vista la brutta aria che tira nel nostro paese.
Ne consiglierei la lettura anche ai pezzi di merda che compongono la filiera che parte dal committente e va al creativo, al grafico, allo stampatore, al distributore ed all’utilizzatore delle bustine di zucchero con la “battuta” sugli ebrei. Vorrei tanto fosse una bufala ma temo, respirando l’idiozia razzista che c’è in giro, che non lo sia.

L’insegnamento della Shoah dovrebbe essere quello che, anche se non lo crediamo, c’è sempre un treno pronto alla partenza sul binario per Treblinka. Bisognerebbe mettere una placca con una freccia indicativa in ogni stazione. Un cartello grande e tremendo. “Per Treblinka”.

Non lo è, non lo dovete né pensare né dire, nemmeno se Haaretz, lo scorso 11 marzo, intitolava un suo editoriale proprio “Uno stato ebraico razzista”, commentando la legge approvata dalla Knesset che discrimina pesantemente i cittadini israeliani non ebrei nell’ambito dell’assegnazione delle terre demaniali.
Un principio, quello della discriminazione tra cittadini israeliani ebrei e non, che è stato diverse volte respinto dalle più alte autorità giuridiche israeliane ma che viene sempre riproposto a livello politico non appena la maggioranza di governo è abbastanza di destra per farlo.
Una questione ripresentata regolarmente quasi fosse un principio fondante del sionismo e non qualcosa di bizzarro come i vari Meetic israeliani che ti chiedono di dimostrare di essere ebreo per poter rimorchiare un po’ di Jewish love. Ma se io amo il Jewish love ma non sono Jewish posso rimorchiare lo stesso su Jewish Love? No, e allora lo vedete che siete razzisti ed io non vi amo più? Non ci ami? Razzisti noi?! Allora sei antisemita.

Quindi Haaretz può fare le pulci al suo paese e ravvisare un comportamento razzista nei suoi politicanti e noi no.
Figuriamoci se può farlo un Ahmadinejad raffigurato con tratti scimmieschi dai vari liberaliperisraele. Il novello Hitler, il male assoluto che quando parla di eccesso di violenza messa in atto a Gaza ed accusa lo stato ebraico di essere assai poco Human Friendly, si avvicina pericolosamente alla verità.

E’ una forma sottile di sadismo. Comportiamoci da stronzi ma obblighiamo il mondo intero ad adorarci. E chi non ci adora è uno scimmione inferiore puzzolente e malvagio.

Israele non è un paese razzista, quindi. Almeno prepotente, possiamo dirlo?


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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

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La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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La propaganda ha un odore inconfondibile e una volta che l’hai sentito lo riconosci subito, anche se hai il naso chiuso dalla sinusite, perchè è estremamente penetrante.
Non è necessario fare della propaganda oggetto di studio e conoscerne i meccanismi che nascono da semplici regole di funzionamento mentale per nulla evoluto e corticale ma limbico, emotivo. Con un po’ di allenamento la si può riconoscere subito, come i vecchi contadini che, andando per funghi, vanno a colpo sicuro sul porcino.

La storia la sapete perchè Repubblica e i TG, sulla notizia, ci hanno fatto una vera e propria malattia. Cloro riassume esaustivamente i termini della questione.
Un sindacato, il FLAICA – uniti – CUB, avrebbe ipotizzato il boicottaggio dei negozi di proprietà di ebrei di Roma in segno di protesta per la tonnara di Gaza.
Esiste la scannerizzazione del famigerato comunicato, pubblicata su FocusOnIsrael, il sito che ha lanciato l’allarme antisemitismo ma, d’altra parte, c’è stata subito una smentita ufficiale del FLAICA, (meno stambureggiata della notizia originale dai TG), la quale sostiene che l’intenzione della protesta era non di boicottare i negozi ebrei ma i prodotti Made in Israel, quelli contrassegnati dal famoso 729 nel codice a barre.

Alla stupidità umana non v’è limite ma io dubito fortemente che si potesse pensare di far passare un messaggio idiota come “boicottare i negozi ebrei”. Secondo me hanno “beccato” tutti.
Infatti, invece di verificare subito la notizia, con il riflesso automatico di un sol cane di Pavlov, sindaci ex fascisti, esponenti politici bipartizan e tutto il cucuzzaro si sono precipitati a compiere quello che alla fine non è stato un atto di omaggio alla comunità ebraica romana ma un atto di sottomissione ad Israele.
Proprio mentre a Gaza si spara sulla Croce Rossa e si creano cumuli di terra per ostacolare i soccorsi ai feriti (carognata infinita), i morti e i feriti civili aumentano di giorno in giorno e l’indignazione aumenta, capita a fagiolo il pretesto dell’antisemitismo per farsi scudo ancora una volta dei poveri, carissimi morti della Shoah e gettare le loro ceneri negli occhi a chi li stava aprendo sulle atrocità commesse da Israele sui palestinesi.
Un atto che è sempre e comunque di un cinismo estremo e che è l’arma principale di quella che Norman Finkelstein chiama “industria dell’olocausto”.

La verità sull’affaire boicottaggio non la sapremo mai ma se perfino il Giornale parla prudentemente al condizionale usando i “parrebbe” e i “forse” e dimostra di non prendere troppo sul serio la cosa, la notizia potrebbe essere una montatura o manipolazione. In più, qualche recente montaturina anche sugli aiuti a Gaza non aiuta a non pensar male.

Intanto comunque si è stabilito un importante principio: vera o falsa che sia la notizia in sè, abbiamo dimostrato che la Sinistra è un nemico perchè è antisemita. Non sottovalutiamo questo aspetto, solo apparentemente marginale della polemica.
Se Israele ha un nemico numero uno, gli arabi e i palestinesi, il secondo in ordine di importanza è senz’altro la Sinistra. Pensare che una volta i fascisti accusavano gli ebrei di essere comunisti. Come si cambia.
Ora gli ebrei della diaspora, quelli incondizionatamente fedeli al sionismo canaglia, fanno a gara a chi è più a destra di chi.
Diciamo che la maggioranza non guarda a Fini solo perchè indossa così bene la kippah. Non è Fini che è diventato buono, è la comunità ebraica che è sbandata sempre più a destra. E’ la montagna che è andata a Maometto, più che altro.
Così, ogni ragione è buona per non vedere più l’antisemitismo di destra e cattolico, ancora vivo e vegeto, anzi scalciante e puntare tutte le ogive al veleno su quello “di sinistra”.

Sinistra che ha l’unica colpa di continuare a lasciarsi impietosire dal tristissimo destino del popolo palestinese.
La Sinistra è il nemico e si preferisce fare lingua in bocca con chi magari, in camera caritatis, ti considera ancora un “ebreo” ma è disposto ad avallare le porcate dei falchi israeliani per semplici affinità elettorali.
Questa cosa, passassero mille anni, non riuscirò mai a capirla.


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Non è necessario fare della propaganda oggetto di studio e conoscerne i meccanismi che nascono da semplici regole di funzionamento mentale per nulla evoluto e corticale ma limbico, emotivo. Con un po’ di allenamento la si può riconoscere subito, come i vecchi contadini che, andando per funghi, vanno a colpo sicuro sul porcino.

La storia la sapete perchè Repubblica e i TG, sulla notizia, ci hanno fatto una vera e propria malattia. Cloro riassume esaustivamente i termini della questione.
Un sindacato, il FLAICA – uniti – CUB, avrebbe ipotizzato il boicottaggio dei negozi di proprietà di ebrei di Roma in segno di protesta per la tonnara di Gaza.
Esiste la scannerizzazione del famigerato comunicato, pubblicata su FocusOnIsrael, il sito che ha lanciato l’allarme antisemitismo ma, d’altra parte, c’è stata subito una smentita ufficiale del FLAICA, (meno stambureggiata della notizia originale dai TG), la quale sostiene che l’intenzione della protesta era non di boicottare i negozi ebrei ma i prodotti Made in Israel, quelli contrassegnati dal famoso 729 nel codice a barre.

Alla stupidità umana non v’è limite ma io dubito fortemente che si potesse pensare di far passare un messaggio idiota come “boicottare i negozi ebrei”. Secondo me hanno “beccato” tutti.
Infatti, invece di verificare subito la notizia, con il riflesso automatico di un sol cane di Pavlov, sindaci ex fascisti, esponenti politici bipartizan e tutto il cucuzzaro si sono precipitati a compiere quello che alla fine non è stato un atto di omaggio alla comunità ebraica romana ma un atto di sottomissione ad Israele.
Proprio mentre a Gaza si spara sulla Croce Rossa e si creano cumuli di terra per ostacolare i soccorsi ai feriti (carognata infinita), i morti e i feriti civili aumentano di giorno in giorno e l’indignazione aumenta, capita a fagiolo il pretesto dell’antisemitismo per farsi scudo ancora una volta dei poveri, carissimi morti della Shoah e gettare le loro ceneri negli occhi a chi li stava aprendo sulle atrocità commesse da Israele sui palestinesi.
Un atto che è sempre e comunque di un cinismo estremo e che è l’arma principale di quella che Norman Finkelstein chiama “industria dell’olocausto”.

La verità sull’affaire boicottaggio non la sapremo mai ma se perfino il Giornale parla prudentemente al condizionale usando i “parrebbe” e i “forse” e dimostra di non prendere troppo sul serio la cosa, la notizia potrebbe essere una montatura o manipolazione. In più, qualche recente montaturina anche sugli aiuti a Gaza non aiuta a non pensar male.

Intanto comunque si è stabilito un importante principio: vera o falsa che sia la notizia in sè, abbiamo dimostrato che la Sinistra è un nemico perchè è antisemita. Non sottovalutiamo questo aspetto, solo apparentemente marginale della polemica.
Se Israele ha un nemico numero uno, gli arabi e i palestinesi, il secondo in ordine di importanza è senz’altro la Sinistra. Pensare che una volta i fascisti accusavano gli ebrei di essere comunisti. Come si cambia.
Ora gli ebrei della diaspora, quelli incondizionatamente fedeli al sionismo canaglia, fanno a gara a chi è più a destra di chi.
Diciamo che la maggioranza non guarda a Fini solo perchè indossa così bene la kippah. Non è Fini che è diventato buono, è la comunità ebraica che è sbandata sempre più a destra. E’ la montagna che è andata a Maometto, più che altro.
Così, ogni ragione è buona per non vedere più l’antisemitismo di destra e cattolico, ancora vivo e vegeto, anzi scalciante e puntare tutte le ogive al veleno su quello “di sinistra”.

Sinistra che ha l’unica colpa di continuare a lasciarsi impietosire dal tristissimo destino del popolo palestinese.
La Sinistra è il nemico e si preferisce fare lingua in bocca con chi magari, in camera caritatis, ti considera ancora un “ebreo” ma è disposto ad avallare le porcate dei falchi israeliani per semplici affinità elettorali.
Questa cosa, passassero mille anni, non riuscirò mai a capirla.


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La storia la sapete perchè Repubblica e i TG, sulla notizia, ci hanno fatto una vera e propria malattia. Cloro riassume esaustivamente i termini della questione.
Un sindacato, il FLAICA – uniti – CUB, avrebbe ipotizzato il boicottaggio dei negozi di proprietà di ebrei di Roma in segno di protesta per la tonnara di Gaza.
Esiste la scannerizzazione del famigerato comunicato, pubblicata su FocusOnIsrael, il sito che ha lanciato l’allarme antisemitismo ma, d’altra parte, c’è stata subito una smentita ufficiale del FLAICA, (meno stambureggiata della notizia originale dai TG), la quale sostiene che l’intenzione della protesta era non di boicottare i negozi ebrei ma i prodotti Made in Israel, quelli contrassegnati dal famoso 729 nel codice a barre.

Alla stupidità umana non v’è limite ma io dubito fortemente che si potesse pensare di far passare un messaggio idiota come “boicottare i negozi ebrei”. Secondo me hanno “beccato” tutti.
Infatti, invece di verificare subito la notizia, con il riflesso automatico di un sol cane di Pavlov, sindaci ex fascisti, esponenti politici bipartizan e tutto il cucuzzaro si sono precipitati a compiere quello che alla fine non è stato un atto di omaggio alla comunità ebraica romana ma un atto di sottomissione ad Israele.
Proprio mentre a Gaza si spara sulla Croce Rossa e si creano cumuli di terra per ostacolare i soccorsi ai feriti (carognata infinita), i morti e i feriti civili aumentano di giorno in giorno e l’indignazione aumenta, capita a fagiolo il pretesto dell’antisemitismo per farsi scudo ancora una volta dei poveri, carissimi morti della Shoah e gettare le loro ceneri negli occhi a chi li stava aprendo sulle atrocità commesse da Israele sui palestinesi.
Un atto che è sempre e comunque di un cinismo estremo e che è l’arma principale di quella che Norman Finkelstein chiama “industria dell’olocausto”.

La verità sull’affaire boicottaggio non la sapremo mai ma se perfino il Giornale parla prudentemente al condizionale usando i “parrebbe” e i “forse” e dimostra di non prendere troppo sul serio la cosa, la notizia potrebbe essere una montatura o manipolazione. In più, qualche recente montaturina anche sugli aiuti a Gaza non aiuta a non pensar male.

Intanto comunque si è stabilito un importante principio: vera o falsa che sia la notizia in sè, abbiamo dimostrato che la Sinistra è un nemico perchè è antisemita. Non sottovalutiamo questo aspetto, solo apparentemente marginale della polemica.
Se Israele ha un nemico numero uno, gli arabi e i palestinesi, il secondo in ordine di importanza è senz’altro la Sinistra. Pensare che una volta i fascisti accusavano gli ebrei di essere comunisti. Come si cambia.
Ora gli ebrei della diaspora, quelli incondizionatamente fedeli al sionismo canaglia, fanno a gara a chi è più a destra di chi.
Diciamo che la maggioranza non guarda a Fini solo perchè indossa così bene la kippah. Non è Fini che è diventato buono, è la comunità ebraica che è sbandata sempre più a destra. E’ la montagna che è andata a Maometto, più che altro.
Così, ogni ragione è buona per non vedere più l’antisemitismo di destra e cattolico, ancora vivo e vegeto, anzi scalciante e puntare tutte le ogive al veleno su quello “di sinistra”.

Sinistra che ha l’unica colpa di continuare a lasciarsi impietosire dal tristissimo destino del popolo palestinese.
La Sinistra è il nemico e si preferisce fare lingua in bocca con chi magari, in camera caritatis, ti considera ancora un “ebreo” ma è disposto ad avallare le porcate dei falchi israeliani per semplici affinità elettorali.
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