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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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L’Italia, nella persona del nostro fantomatico BigJimme gli esteri, non parteciperà ad una certa conferenza ONU a Ginevra contro il razzismo, denominata Durban II e seguito della prima tenutasi a Durban in Sud Africa nel 2001, “se non ne verrà modificata la dichiarazione d’intenti, contenente frasi antisemite.”
La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

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La notizia è stata data così dai TG, senza specificare nel merito e soprattutto senza citare le famigerate frasi. Nemmeno i giornali si sono preoccupati di riportare le frasi incriminate affinchè possiamo farcene un’idea. Per la serie: se ci dicono che la tal cosa è male ci dobbiamo sentire oltraggiati sulla fiducia, per procura, perchè ce lo dicono loro. Informare, spiegare e raccontare le cose come stanno e citare le parole esatte potrebbe innescare nei telespettatori pericolose reazioni neuroniche chiamate pensiero e facoltà di giudizio e la cosa è inaccettabile di questi tempi di falsa democrazia.

Riassumo i fatti concreti perchè poi si andrà sul kafkiano.
Dal 20 al 25 aprile si dovrebbe tenere, dicevo, una conferenza ONU contro il razzismo, la cosiddetta Durban II. Un tema importantissimo che coinvolge numerosi paesi del mondo. Però, siccome tra i paesi sotto osservazione per i diritti umani e considerati colpevoli di crimini contro l’umanità a causa dei recenti avvenimenti di Gaza c’è anche il monellaccio viziato Israele, già citato un paio di volte nella precedente relazione finale del Durban I in maniera assolutamente innocua come si può giudicare leggendo il testo che segue, ecco che le mamme e i babbi biologici e putativi del pargolo al quale si danno tutte vinte minacciano di disertare la prossima conferenza. BigJimme arriva a qualche lunghezza dopo gli Stati Uniti, i primi a scattare sugli attenti, e ad altri paesi, terrorizzati di dover partecipare a qualcosa che potrebbe dispiacere Israele, perchè è di ciò che si tratta. Altro che antisemitismo.

Prima di tutto, cosa diceva il testo rilasciato dalla conferenza sudafricana del 2001 a proposito dell’Innominabile? Ecco il testo, originale e da me tradotto in italiano.

63. Siamo preoccupati per la condizione del popolo Palestinese sotto occupazione straniera. Riconosciamo il diritto inalienabile del popolo palestinese all’autodeterminazione e alla creazione di uno stato indipendente e riconosciamo il diritto alla sicurezza per tutti i paesi della regione, incluso Israele, ed invitiamo tutti gli stati a supportare il processo di pace affinchè venga portato a conclusione.
“We are concerned about the plight of the Palestinian people under foreign occupation. We recognize the inalienable right of the Palestinian people to self-determination and to the establishment of an independent State and we recognize the right to security for all States in the region, including Israel, and call upon all States to support the peace process and bring it to an early conclusion”.

151. Riguardo la situazione in Medio Oriente, auspichiamo la fine della violenza e la rapida riapertura dei negoziati di pace, il rispetto dei diritti umani e delle leggi umanitarie, il rispetto per il principio di autodeterminazione e la fine di ogni sofferenza, permettendo inoltre ad Israele ed ai palestinesi di riprendere il processo di pace, di svilupparsi e prosperare in sicurezza e libertà.
As for the situation in the Middle East, calls for the end of violence and the swift resumption of negotiations, respect for international human rights and humanitarian law, respect for the principle of self-determination and the end of all suffering, thus allowing Israel and the Palestinians to resume the peace process, and to develop and prosper in security and freedom;

Frasi antisemite? Ma davvero, e dove? Chiedere che due popoli cessino finalmente le ostilità e che uno non venga più soggiogato dall’altro è antisemitismo o semplice richiamo alla buona volontà?

Questo è il passato. Venendo alla prossima conferenza di Ginevra ed alle sue eventuali future dichiarazioni programmatiche, i media hanno iniziato una vera e propria offensiva stile precrimine, inventandosi intenti discriminatori contro Israele ed obbrobri antisemiti che semplicemente non esistono perchè non vi sono ancora documenti ufficiali, tranne quelli che certi giornali come Haaretz dicono di aver letto e spulciato in anteprima. Oppure perchè Tzipi Livni li ha letti e suo cuggino l’ha detto ad Haaretz. Un vero e proprio processo kafkiano alle intenzioni.

Il dispiego di forze mediatico è impressionante. Provate a cercare su Google tracce del fantomatico documento antisemita, giusto per soddisfare la curiosità di leggerlo: verrete sommersi da una marea di articoli “contro” il documento ma non troverete traccia del medesimo. Pagine e pagine dedicate ad una grande illusione ottica. Un prestigio di altissima raffinatezza.

Una pagliuzza nell’occhio dell’ONU che proviene da un’enorme coda di paglia, per tutto ciò che è stato fatto, in assoluta impunità, da Israele a Gaza alla fine dell’anno scorso.

Veniamo alla trave.
Il nuovo governo israeliano che sarà formato da destra ed estrema destra, per essere sicuri di fare la faccia abbastanza feroce con i palestinesi ma soprattutto con gli americani, avrà come ministro degli esteri tal Avigdor Lieberman. Un tizio inquisito per aver assalito e minacciato un ragazzino di una colonia e per corruzione ma soprattutto uno che ha sempre predicato il separatismo tra arabi ed israeliani, che ha fatto fantasie erotiche su bombardamenti atomici a Gaza e che una volta disse che gli sarebbe piaciuto far spronfondare i prigionieri palestinesi nel Mar Morto.
Il Borghezio della Terra Santa ora viene dipinto come convertito al moderatismo ma se il giornale Haaretz lo paragona a Jorg Haider, considerandolo ben peggiore del defunto leader della Carinzia non c’è sicuramente da stare tranquilli. Haider, scrive Haaretz, non si sognò mai di chiedere l’espulsione di cittadini che risiedevano da decenni in Austria. Lieberman invece voleva cacciare gli arabi israeliani togliendo loro la cittadinanza.
Ci diranno che è un moderato, una mammoletta, ma è uno che ha sempre predicato la volontà di fare di Israele uno stato etnicamente uniforme. Se non fosse ebreo lo si potrebbe tranquillamente definire razzista.

Code di paglia, travi colossali che spariscono al cospetto di invisibili pagliuzze. E chi non diserta Ginevra antisemita è.


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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.
C’è chi sta dalla parte di Israele non perchè forse i palestinesi non abbiano più ragione ma perchè è meglio che stare dalla parte dei terroristi. “Either with us or with the terrorists”, come disse George W. Bush, il grande presidente americano.

C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?

A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.

Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.

Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.

Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.

Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.

Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.

Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, avere il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.

Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.

Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.

La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.

http://www.youtube.com/v/Ev6ojm62qwA&hl=it&fs=1

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C’è chi sta dalla parte di Israele non perchè forse i palestinesi non abbiano più ragione ma perchè è meglio che stare dalla parte dei terroristi. “Either with us or with the terrorists”, come disse George W. Bush, il grande presidente americano.

C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?

A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.

Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.

Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.

Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.

Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.

Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.

Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, avere il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.

Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.

Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.

La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.


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Càpita spesso in questi giorni di discutere con interlocutori che difendono a spada tratta le ragioni di Israele.
C’è chi sta dalla parte di Israele non perchè forse i palestinesi non abbiano più ragione ma perchè è meglio che stare dalla parte dei terroristi. “Either with us or with the terrorists”, come disse George W. Bush, il grande presidente americano.

C’è chi, anche e soprattutto a sinistra o presunta tale, si caga sotto per la paura di passare per antisemita e dice “si, poverini i palestinesi, però quei razzi sulle popolazioni israeliane, eh -eh- eh “, agitando il ditino e facendo finta che le bombe da una tonnellata su una casa e un razzo Qassam siano la stessa cosa, finendo quindi per reggere il sacco a chi stermina i civili. Ho detto stermina, è una parola troppo forte, compagni kilombisti?

A parte i blog ultras-sionisti che a leggerli vien voglia di invadere la Polonia, c’è chi, da destra, sta con Israele perchè non possiamo non essere israeliani, perchè sente il richiamo del bastone e la retorica del diritto del più forte e si lascia inebriare dall’odore del fosforo bianco la mattina, e infine perchè i dirigenti goyim della destra ultimamente stanno tutti in coda per la circoncisione ad honorem.

Un caso particolare è rappresentato da chi, da ebreo, da destra o da sinistra, non riesce ad andare oltre la tifoseria ultras e si adegua passivamente a ciò che dei governanti corrotti (Olmert è inquisito, lo stiamo dimenticando?) e senza cuore come la Livni (quanto è cattiva, quella ragazza) stanno compiendo ai danni di una popolazione civile, che solo dei nazisti definirebbero “terrorista” in toto, bambini compresi.
Anche se si lasciano andare a qualche tiepido proposito di pace con i palestinesi, gli ebrei della diaspora (coadiuvati dai loro volonterosi goyim), alla fin fine sono come i tifosi di una squadra colta in flagrante a comperarsi gli scudetti: è sempre la squadra del cuore, e noi saremo ultras fino alla morte.
Pensare che è solo questione di ideologia e dirigenti. Basterebbe gettare alle ortiche il sionismo, cambiare musica, maledire Herzl e ricominciare daccapo in pace con gli altri popoli. Grande Israele, fottiti. Il problema è quello, non Hamas.

Chi difende Israele recita a memoria il corollario degli slogan sionisti che da sessant’anni ci vengono ripetuti continuamente a mo’ di mantra: è l’unica democrazia del medioriente, la terra non l’hanno rubata ma l’hanno regolarmente acquistata dagli inglesi, i palestinesi hanno sempre rifiutato gli accordi di pace quindi si fottano. Ora è di moda il tormentone “Israele ha diritto di difendersi”. Lo si ripete a pappagallo, senza nemmeno rendersi conto di ciò che si sta dicendo, come se si trattasse di una formula magica. Una maledizione, purtroppo, per il popolo palestinese.

Anch’io da bambina ho creduto alla bella favola sionista del paese che era riuscito a far crescere i pompelmi nel deserto (non importa che la Palestina, ai primi del Novecento, fosse una delle maggiori esportatrici di frutta del medioriente).
Poi, guarda caso, ho cominciato a leggere alcuni scrittori israeliani, per esempio David Grossman, Yoram Binur ed altri, e Babbo Natale è volato via per sempre. Anche Tom Segev nel “Settimo milione”, racconta le contraddizioni di un popolo assemblato più per compiacere un’ideologia fanatica che per vera convinzione, citando come esempio il dramma degli ebrei tedeschi emigrati negli anni trenta, obbligati ad abbandonare la cultura e la lingua tedesca per imparare una lingua ostica e lontana, l’ebraico, e sottoposti perfino ad ostracismo per le loro origini.

Israele sarà anche democratica per l’elite ashkenazita che la governa ma dal ’48 ad oggi non ha ancora avuto il tempo di darsi una costituzione. La popolazione araba non è considerata al pari di quella ebraica, checchè ne dicano i soliti instancabili PR sionisti. E’ anche una società profondamente classista, dove gli stessi ebrei non ashkenaziti, ovvero i sefarditi, per non parlare degli emigrati dalla Russia, degli ebrei etiopi ecc. vengono sottoposti a vere e proprie discriminazioni. Grossman parla, nel “Vento Giallo” di una società stratificata, dove in alto stanno i ricchi, poi gli ashkenaziti, poi i sefarditi e gli ebrei di altra origine, compresi i neri etiopi. Ancora più giù stanno i russi, poi i lavoratori stranieri. Scendendo verso gli inferi troviamo gli arabi israeliani e in fondo in fondo, così profondi che si fa fatica a scorgerli, i palestinesi. Un piccolo Sudafrica pre-Mandela, che però gode di una tifoseria molto ampia in ogni parte del mondo e di un formidabile e capillare ufficio di pubbliche relazioni.

Israele è molto brava a vendere di sé un immagine da Agenzia Turistica ma è l’unico paese al mondo che, se gli fai notare che la realtà non è così patinata come sembra, ti spara addosso.
E’ l’unico paese che pretende di vivere al di là delle leggi alle quali si devono attenere gli altri paesi del mondo. E’ un paese spocchioso che tiene per le palle perfino l’unica potenza mondiale. Mi ha fatto un po’ pena, decisamente, la portavoce del governo statunitense che stasera, pur di fronte all’abominio del bombardamento della scuola, ha dovuto comunque giurare fedeltà ad Israele.
E’ un paese che non uccide in guerra, è sempre spinto ad uccidere dal nemico. Non siamo al serial killer che uccideva perchè glielo ordinava il suo cane ma siamo comunque ad un buon livello di nevrosi.
E’ un paese paranoico che applica sistematicamente l’aggressione preventiva perchè “lo vogliono cancellare”. E’ come il bambino che è stato torturato da piccolo che da grande diventa omicida seriale.
Il disturbo compiuto ai danni dei “suoi”, comporta sempre una tremenda vendetta collettiva sugli “altri”. Il mio vicino mi disturba con lo stereo a tutto volume, gli butto giù la casa con la ruspa e gli sradico gli ulivi. Poi gli stermino la famiglia, così impara.

Diritto di difendersi vuol dire in pratica, per Israele, avere il diritto di uccidere indiscriminatamente i civili di un altro popolo, geneticamente fin troppo simile ma percepito come inferiore e quasi subumano.
E’ solo considerando il bambino palestinese non-bambino, non-umano, che riesci ad ammazzarlo e a non sentirti spaccartisi il cuore guardandone le lacrime.
Mi piacerebbe capire se alla Livni l’immagine di questo bambino della foto comporta qualche alterazione a livello emotivo. Io riesco a malapena a guardarlo, mi uccide.

Hanno diritto di difendersi. I palestinesi lanciavano i razzetti e quindi loro ne hanno ammazzati finora per rappresaglia più di 600. Oggi hanno tirato giù una scuola, facendo 30 morti in un botto. “Qualche bambino tra le vittime” hanno detto i kapò della televisione. Come se nelle scuole vi fossero dei vecchi. Nel filmato, un medico norvegese spiega come Gaza sia abitata per lo più da giovani e giovanissimi, come sia impossibile non colpire i civili e come questa aggressione sia assolutamente intollerabile.

Se un qualunque altro paese colpisse una scuola con i missili andrebbe di fronte al tribunale dell’Aja, alla Milosevic. Israele no. Deve difendersi.

La corrispondenza di Vittorio Arrigoni.
Gilad Atzmon – “Vivere con i giorni contati in una terra rubata”.



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(Bettie Page 1923-2008)

Ve l”ho detto, non mi va di festeggiare. Non partecipo al gioco insulso del “questo anno è stato orribile, speriamo nel prossimo”. Per me quest’anno è stato buono, forse addirittura ottimo e il futuro lo affronto giorno per giorno e con fatalismo. Que sera, sera. Tutto il resto è superstizione.
Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

Un bacio da Lameduck


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Ve l”ho detto, non mi va di festeggiare. Non partecipo al gioco insulso del “questo anno è stato orribile, speriamo nel prossimo”. Per me quest’anno è stato buono, forse addirittura ottimo e il futuro lo affronto giorno per giorno e con fatalismo. Que sera, sera. Tutto il resto è superstizione.
Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

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Ve l”ho detto, non mi va di festeggiare. Non partecipo al gioco insulso del “questo anno è stato orribile, speriamo nel prossimo”. Per me quest’anno è stato buono, forse addirittura ottimo e il futuro lo affronto giorno per giorno e con fatalismo. Que sera, sera. Tutto il resto è superstizione.
Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

Un bacio da Lameduck


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In questi giorni terribili dove si ammazzano i civili sotto i bombardamenti senza avere il coraggio di interpretare la parte delle carogne, ma prendendo per il culo il mondo con una propaganda schifosamente di parte e oscena perchè fa passare le vittime per carnefici ed i carnefici per vittime, penso che il rito pagano e superstizioso di domani sera, con l’ineffabile imbecille che a mezzanotte scandirà in TV il solito “5-4-3-2-1, BUON ANNO!!” in mezzo a veline e pagliacci stipendiati da noi, mi riuscirà ancora più insopportabile.

Vi prego ditemelo se qualcuno riuscirà a divertirsi lo stesso, sapendo che, con questi precedenti, un domani sarà possibile commettere qualunque abominio e genocidio facendola franca. Basta essere dalla parte giusta e saper essere i migliori nel chiagni e fotti. Perchè noi abbiamo tanto sofferto.
Metterlo in culo al mondo, ecco la nuova suprema perversione, soprattutto quando il mondo, per paura o per stupidità, si mette pure a mugolare di piacere per compiacenza.

Ciò che comincia a disgustarmi sempre più, come sempre quando sento il tanfo inconfondibile dell’ingiustizia, sono il manicheismo ed equilibrismo di coloro che cadono nell’illusione di osservare una guerra guerreggiata da due eserciti equipollenti, per cui “non si deve parteggiare”.
Ci sono cascata anch’io, in parte, e non mi tiro indietro nell’autocritica. Anch’io nel primo post che ho dedicato a questa tragedia, l’altro giorno, ho scritto che anche gli arabi andrebbero presi a calci nel culo per le cape toste che tengono. In parte è vero, entrambi i popoli vengono dallo stesso stampo di teste dure.
Però, però, però, più passano i giorni e più sento i tamburi di latta del regime mediatico mondiale sparare cazzate ancor più micidiali del “piombo fuso” che sta annichilendo Gaza, più mi sto rendendo conto che la sproporzione tra il piombo fuso e i Qassam non può passare sotto silenzio.

Ma stiamo scherzando? Si bombarda una zona affollatissima, strapiena di civili e si ha il coraggio di fare servizi lacrimevoli sugli abitanti di Sderot ed Ashkelon, che vivono nell’ansia da anni?
Ma ____ (qui ci andrebbe qualcosa alla Germano Mosconi ma mi astengo), e i palestinesi che vivono da sessant’anni senza speranza (perchè i sionisti non molleranno MAI la terra, datevi pace, illusi uniti di tutto il mondo), cosa dovrebbero dire?

Non si capisce il conflitto mediorientale se non ci mettiamo in testa che i palestinesi sono considerati, dalla controparte israeliana sionista come MERDA, nient’altro. C’è un profondo razzismo, alla base, di quello proprio buono basato sulla differenza di sangue e sulla pseudospeciazione e non si può far finta che non vi sia.
Il razzismo però, trattato nei termovalorizzatori mediatici, misteriosamente scompare, viene riciclato, compostato e diventa pappa buona da farci mangiare fino all’ultima cucchiaiata.

Penso che un giorno i servizietti a grandi fratelli unificati dell’inviato Pagliara, tanto per citare il più famoso dei tamburini filoisraeliani, entreranno di diritto nei manuali di propaganda.
Quanto era simpatico stasera il signore israeliano di origine italiana che, dalle macerie immaginarie di Ashkelon, ci ha informato, nell’intervista al mitico, che i palestinesi di Gaza sono degli ingrati di merda, perchè “gli abbiamo dato tutto: l’acqua (!), la luce (!), il cibo (!!) e loro ci bombardano con i missili”.
Facile far passare una minchiata del genere quando nessuno provvede ad informare i lettori ed ascoltatori di una cosa come l’EMBARGO imposto a Gaza, con il blocco di medicinali, acqua, luce e cibo e che ha provveduto ad esasperare gli animi di un popolo fin troppo paziente e votato al martirio.
Poveretto, quel signore forse è convinto veramente che i palestinesi non sappiano domani se pasteggiare a Champagne Veuve Clicquot o Dom Perignon. Come lui la pensano milioni e milioni di obnubilati dalla propaganda sionista.

Quando si dice che bisogna mettersi nei panni degli israeliani che “sono bombardati tutti i giorni dai missili” (minchiata assoluta ma proprio per questo maggiormente creduta) io ribatto che se mi tirassero giù gli ulivi, le case, mi obbligassero ad estenuanti soste ai check point tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro, trattata come un animale senz’anima, li odierei, CARO OBAMA. E forse non avrei altra scelta che affidarmi ai quattro marpioni di Hamas e ai residuati corrotti di Fatah.
Se fossi una palestinese di Gaza odierei gli israeliani. Senza alcuna paura di passare da antisemita, senza paura di offendere i fantasmi delle vittime della Shoah. Starei odiando solo i miei oppressori.
No signori, qui c’è l’esercito meglio equipaggiato del mondo (a spese dei servi americani) contro un popolo che, oltre a dei Katiuscia e Qassam che fanno ridere i polli ma per la propaganda sionista sono più micidiali delle atomiche, hanno come arma, più che altro, un odio coltivato con cura e amore in più di sessant’anni di ingiustizia subita.

Provo un’infinita pietà, e non ho alcun timore a schierarmi ancora una volta senza se e senza ma dalla parte del POPOLO PALESTINESE, dalla parte di coloro che stanno soffrendo un martirio che sarebbe insopportabile per qualunque altro popolo della terra. Forse solo i Ceceni sono altrettanto negletti dalla nostra coscienza.
Provo anche un’insopprimibile nausea per come ci stanno raccontando i fatti i media. Ormai i morti, che non vi fanno vedere e che cercano di non conteggiare, vedrete, cominceranno a resuscitare, per non far passare gli israeliani per troppo cattivi. In Palestina è già successo, molto tempo fa.

(360 : 3, ricordo le proporzioni tra vittime palestinesi ed israeliane (secondo la Questura) di questi giorni, per i lettori più distratti ed annebbiati dai fumi di oppio provenienti dallo schermo televisivo.)


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