You are currently browsing the category archive for the ‘antropologia’ category.

C’è una novità nel tragico caso di Sarah Scazzi.  Siccome ci sono gli sciacalli a due zampe che sguazzano tutto il giorno e da anni nel torbido televisivo, non possiamo tentare di fare un discorso più approfondito sull’efferato omicidio di una ragazzina perché si tratta di inutile e gratuita morbosità e, come dicono i guardiani di regime, ci vuole moderazione.

E’ il colmo perchè ci hanno abbuffati a forza fino a ieri di villette e plastici di Cogne, di mostri di Firenze e delitti di via Poma, di  omicidi di Perugia, di Olindi e Rose e Chiare Poggi, con la santa benedizione del dio dei media. Le adunate presso le villette del delitto sono una conseguenza delle migliaia di portapporta dedicati ai più truci delitti con plastico incorporato, o no?
Perchè, quindi, questo caso dovrebbe essere diverso e dovrebbe indurci ad un maggiore rispetto delle persone coinvolte, arrivando alla necessità dell’autocensura?

Non è improvviso ravvedimento contro i precedenti eccessi di una cronaca gettata in pasto alla televisione. Non è assolutamente vero che vogliono proteggere la pubblica opinione dalla morbosità. La cronaca più nera viene servita ogni giorno a cucchiaiate e fatta ingollare a forza al popolo da un regime quando è funzionale ad esso.
Finchè si tratta di zingari ladri di bambini, di extracomunitari stupratori e violenti e di islamici che vogliono sterminarci, non prima di averci tutti convertiti a barbone e burqa, ok. Nessuna remora. Se si tratta di instillare ansia e diffidenza verso l’altro da sé e far diventare tutti paranoici con il terrore del diverso va bene, purchè il popolo italiano prosegua nella sua trasformazione da entità quasi-civile a popolaccio infame pronto a difendere un assassino per puro spirito di solidarietà tribale sullo schema del clan mafioso allargato a tutto il territorio nazionale.
Perchè di questo si tratta. Della mentalità mafiosa che,  come un cancro, sta invadendo e distruggendo il tessuto ancora sano del paese. La sottomissione ad un unico padrino avente potere di vita e di morte sugli altri, dispensatore di ordini ai quali bisogna obbedire. Con una vasta rete di esecutori materiali che si occupano di far fuori gli infami, zittire i testimoni e garantire al capo l’impunità assoluta. Garantita mediante intimidazione, omertà e, se necessario, violenza e disprezzo di ogni regola. Un modello che, risalito dai bassifondi ai piani alti del potere, ne ridiscende fino ad infiltrarsi ovunque nella società (in)civile.

Se nell’inevitabile strutturazione della nostra comunità nazionale in clan in lotta l’un l’altro fino alla morte si inserisce la componente razziale si può arrivare facilmente alla pseudospeciazione, al considerare gli appartenenti ad un altro popolo al di fuori non solo della razza ma addirittura della specie, quindi potenzialmente eliminabili senza rimorsi perchè nemmeno i loro cuccioli ci muovono a pietà. Cominciate a riscaldare i forni perchè torneranno utili a breve.
Lo avete visto ieri. Di fronte ad una donna morta per il pugno di un energumeno si è arrivati a parteggiare per il bruto solo perchè la vittima è rumena, ovvero aliena e a valore zero, insultando le forze dell’ordine incaricate di arrestarne l’aggressore, come si fa nei paesi ad alta concentrazione mafiosa quando si vanno a prelevare i boss dai covi segreti ma noti a tutti.

La cronaca nera al servizio dell’addestramento occulto alla mentalità mafiosa di un popolo va bene, quindi.
Se invece un delitto va a scoperchiare un avello puzzolente contenente tutte le schifezze possibili che può racchiudere la Sacra Famiglia del Mulino Nero,  le sue  brutture, le sue ancestrali modalità di oppressione dei deboli, le sue norme interne di omertà, così simili alle regole mafiose, appunto, è uno schifo, bisogna censurare.  I panni sporchi si lavano in famiglia anche se il vederli appesi fuori potrebbe mettere in guardia altre potenziali vittime e salvarle.
Perchè una bambina morta potrebbe  muoverci a pietà e indurci a voler modificare le cose, ad eliminare le metastasi culturali che hanno provocato la sua morte. Invitarci a ribellarci tutti contro l’omertà così diffusa in famiglia che, in quel caso, ha permesso l’eliminazione violenta di un suo membro. Insomma potrebbe farci vedere improvvisamente quanto la mafiosità sia ormai insita nella nostra società e cultura. E non è questione di Nord o Sud, di ambienti degradati o altoborghesi.

C’è un altro punto interessante, però, negli ultimi sviluppi del caso di Sarah. Come nei gialli più appassionanti, c’è stato il colpo di scena. Il principale dei sospetti potrebbe non essere l’unico colpevole, potrebbe addirittura essere innocente. Se le risultanze delle indagini dovessero essere confermate, delineando una faida intrafamigliare tutta femminile di rivalità, gelosie, coperture di misfatti e brutalità spinta all’omicidio, ci troveremmo nella necessità di dover porre le scuse allo zio Michele che non solo non avrebbe stuprato la nipote post mortem ma non l’avrebbe nemmeno ammazzata. Lo so che è difficile, dopo averne invocato la morte per macellazione come zio porco ma se la verità fosse questa dovremmo accettarla.

Una vasta complicità fra donne, quindi, al fine di colpirne una, la più fragile, molto probabilmente. Il mio  precedente scritto sull’argomento si è rivelato in certi aspetti profetico, non certo per mie qualità paranormali ma perchè conosco i miei polli (o dovrei dire piuttosto pollastre?)
Ho parlato di omicidio di mafia e difatti, una volta commesso l’omicidio, il clan si è mosso per occultarlo. Tanto, come ci ricordano, il favoreggiamento in ambito famigliare non è punibile. Se io non denuncio mio marito e mia figlia che hanno fatto sparire il cadavere di mia nipote, uccisa per un qualsiasi motivo da determinarsi, non possono farmi nulla**. L’appartenere alla famiglia ti protegge, esattamente come l’appartenere all’altra famiglia, quella mafiosa.
Se ti ribelli alla famiglia potresti anche morire, come accade agli infami. Sia che tu abbia resistito alle voglie di un vecchio patriarca o che abbia osato mettere gli occhi sul fidanzatino della cugina-amica del cuore.
Comunque vadano a finire le cose, non si potrà che riflettere su come una bambina possa essere stata ammazzata in quel modo dopo essere stata intrappolata in quella tela di ragno di evidenti complicità.

Devo dire, come ultima cosa, che sto leggendo dei discorsi che non mi piacciono affatto sui siti femministi.

Vi si sostiene, tra l’altro, che sarebbe in corso una campagna misogina contro Sabrina “a prescindere dalle sue colpe” (!). Sabrina sarebbe additata come strega colpevole ” in quanto donna” e per alimentare l’odio contro le donne, non perchè  avrebbe tenuto ferma Sarah mentre suo padre la strangolava oppure addirittura la strangolava ella stessa. Cioè il delitto eventualmente commesso da Sabrina scompare di fronte alla necessità di denunciare comunque e sempre la malvagità degli uomini e la grande cospirazione maschilista. Tutto ciò riduce a qualcosa di francamente grottesco una questione seria come la violenza contro le donne.
Ecco, per fortuna io non amo le donne fino al punto di negarne l’eventuale cattiveria. Siccome credo nell’effettiva parità tra i sessi e considero le donne fatte della stessa carne degli uomini, non mi passa nemmeno per l’anticamera del cervello di emendarne le colpe in quanto donne solo perchè ogni giorno una donna muore per mano maschile.
Care amiche, la violenza maschile sulle donne non c’entra niente se una donna ne ammazza un’altra. Troppo comodo. Abbiamo un bel cervello funzionante anche noi che ci permette di compiere delle scelte. A volte siamo talmente brave che riusciamo a far fare agli uomini quello che vogliamo, perfino fargli commettere un omicidio. L’aver subito violenze non ci emenda da eventuali colpe successive. Anzi, scegliere di colpire la vittima, nel caso della pedofilia intrafamigliare, invece che il carnefice, è il massimo della crudeltà. O della stupidità, se volete le attenuanti generiche.
Dire che “è impossibile che una madre voglia coprire un padre pedofilo” e  sostenere che sarebbero comunque comportamenti che non ci appartengono come genere, come il negare che ogni giorno vengano compiute “scelte di Sophie” è una cazzata, perchè la realtà dimostra il contrario.

Se Sabrina ha ucciso Sarah o ha partecipato al suo delitto perchè era gelosa, perchè non voleva che si scoprissero gli altarini di casa, perchè Sarah voleva denunciare il suo paparino, ebbene, rimane colpevole e basta. Non in quanto donna (questo è puro vittimismo da minoranza ed è paradossale perche noi  donne siamo addirittura la maggioranza!) ma in quanto persona e basta. Allo stesso modo dello zio porco o non porco, si vedrà.

Non credo affatto infine, come sostengono alcuni, scegliendo la strada più comoda che tutto spiega senza nulla spiegare, che in quella casa siano tutti matti. La patologia non c’entra, casomai facciamo riferimento all’antropologia culturale, a certi modelli criminali che hanno sempre più adepti anche fra i giovani.

Parlare dell’atroce morte di Sarah, tradita ed attirata con l’inganno in trappola e poi soppressa come un animale, dovrebbe servire, soprattutto a noi donne, perchè di  delitto ad alto tasso di estrogeni pare trattarsi, a fare una profonda autocritica sul rapporto tra di noi, sulla nostra inestinguibile voglia di combatterci e distruggerci l’un l’altra. Dire che è tutta colpa della società creata dagli uomini è una menzogna. Noi abbiamo addirittura, per un certo periodo della loro vita, da piccoli, la possibilità di plasmare la mentalità degli uomini ma decidiamo comunque di crescerli egoisti, di permetter loro di agire la violenza e di atteggiarsi a padroni nostri e delle nostre vite. Che vi piaccia o no siamo complici del maschilismo e a volte sappiamo essere altrettanto cattive dei nostri oppressori. Il caso di Sarah ci permette di ammetterlo, finalmente, se siamo oneste.

** Ho rettificato il testo perchè, come mi hanno fatto giustamente notare nei commenti, la non punibilità si riferisce solamente al non denunciare un parente, non certo al partecipare attivamente ad un omicidio sia come esecutori  che come complici materiali.

A volte la chiamano ancora impropriamente circoncisione ma la Escissione/Mutilazione Genitale Femminile non ha nulla a che fare con la tradizione comune alle religioni ebraica ed islamica di privare ritualmente l’uomo del suo prepuzio a pochi giorni dalla nascita.

La Escissione/Mutilazione Genitale Femminile è una tradizione di origine faraonica comune ai paesi dell’Africa subsahariana ed è una delle più orrende pratiche di mutilazione rituale.
Non è un’usanza religiosa islamica, come falsamente creduto, ma un atroce rito di passaggio, subìto da almeno 100-140 milioni di donne nel mondo.

La E/MGF (nel link il rapporto dell’UNICEF in italiano) viene compiuta sulle donne ancora bambine, a volte di pochissimi mesi, e consiste nel tagliare ed asportare parzialmente o totalmente il clitoride. Senza alcuna anestesia, con una lametta, con una manovra compiuta dalle donne anziane della tribù.
Nella infibulazione faraonica, la più estrema, la donna, oltre che amputata del clitoride e degli organi della intera vulva, viene cucita nel vero senso della parola, lasciando solo un minuscolo foro per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

In altre realtà culturali le donne hanno subìto in tutte le epoche diversi tipi di dolorosi riti di passaggio, come l’allungamento del collo mediante collari o la deformazione cinese dei piedi, il Loto d’Oro, ma nulla è paragonabile all’E/MGF.
Chi la subisce, oltre all’atroce dolore del momento, un dolore inimmaginabile, secondo la descrizione di chi l’ha provato, alle infezioni croniche ed alla sofferenza fisica che le attanaglierà il ventre per sempre, è condannata a vivere la sessualità come il peggiore degli stupri. Senza alcun piacere, senza alcuna libertà e solo nel dolore, come pochissime donne in occidente hanno la sfortuna di provare, a causa di eventi traumatici o patologici.
Se per noi donne occidentali il primo rapporto sessuale può essere doloroso, ma non necessariamente, per una donna infibulata è sempre come essere sventrata e quel dolore si ripeterà ogni volta che il marito ne avrà voglia. Dopo il parto, spesso la donna viene nuovamente ricucita.

Ecco perchè noi dovremmo ringraziare la Sorte o Dio, per chi ci crede, ogni giorno e più volte al giorno di non essere nate nei paesi che praticano la E/MGF. Purtroppo nel mondo la popolazione femminile può essere suddivisa in Escisse e Non Escisse. La discriminante è solo ed unicamente la regione geografica dove si è nate e la popolazione di appartenenza. Al di fuori di esse si è salve ma non se, con l’emigrazione, la tradizione ha seguito i nostri genitori.
In Europa si calcola vivano 500.000 donne escisse provenienti dai paesi in cui è praticata la E/MGF. Per questo motivo si stanno moltiplicando gli appelli alle autorità europee affinchè vigilino sull’importazione della pratica nelle comunità di migranti, vietandola con forza e perseguendo chi la pratica illegalmente.
Di recente si sono svolti convegni di sensibilizzazione delle comunità africane praticanti, con l’invito, nel tentativo di limitare il danno, a passare gradualmente almeno a forme puramente simboliche di infibulazione. Intanto, l’Eritrea ha proibito per legge l’infibulazione nel 2007 ma la strada da percorrere per eradicare completamente il fenomeno nel mondo è ancora lunga.

Che milioni di uomini africani godano dello sventrare le proprie donne, invece di farci l’amore con pieno e reciproco godimento è difficile da capire. Difficile anche, in questi casi, pensare di farci gli affari propri rispettando le tradizioni culturali altrui. Quando è in gioco la salute, fisica e mentale, di milioni di individui è necessario interferire, anche con forza.
Evidentemente, il percorso evolutivo dell’Uomo non prevede l’immediato riconoscimento della sessualità liberamente vissuta della donna e del suo diritto al piacere. La cosa si perde nella notte dei tempi, ma le cinture di castità erano un modo altrettanto barbaro per ottenere la fedeltà e la sottomissione della donna nel nostro Medioevo. Nel più recente Ottocento, alcuni fanatici bigotti farneticavano di “circoncisione” e mutilazione più o meno simile a quella faraonica per chi indulgeva nella masturbazione.

E’ auspicabile che le E/MGF vengano presto abolite per sempre e forse recentemente è accaduto un fatto storico che potrebbe essere decisivo.

Una delle scene che mi hanno maggiormente impressionata in occasione dell’elezione di Barack Obama, primo presidente americano afroamericano, è stata l’esultanza delle popolazioni africane, le manifestazioni di giubilo all’idea di quanta strada fosse stata compiuta dalla loro gente dai tempi della schiavitù fino agli attuali onori del trono imperiale.
Barack non è solo il primo presidente nero, è anche un uomo di straordinario carisma ed ha una moglie altrettanto affascinante ed influente.

Così mi è venuto in mente che Michelle potrebbe fare molto per le sorelle africane, forse più di chiunque altra donna del mondo.
Lei che ha avuto la fortuna di nascere dalla parte di mondo dove vivono le Non Escisse, che ha due bimbe che, se fossero nate a qualche migliaio di chilometri da Chicago, sarebbero già state vittime di una pratica inumana, potrebbe fare concretamente qualcosa.

Cara Michelle, noi intendiamo tirarti per la giacchetta in questo caso e suggerirti di fare un bel discorsetto a Barack, affinchè lui parli agli africani del problema delle loro donne e tiri fuori tutto il suo carisma e capacità di convincimento per far loro abbandonare la pratica della E/MGF.
Anche facendo la voce grossa, se è il caso. Sarebbe una delle poche volte in cui l’imperialismo può impegnarsi in una nobile causa e momentaneamente riscattarsi.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

A volte la chiamano ancora impropriamente circoncisione ma la Escissione/Mutilazione Genitale Femminile non ha nulla a che fare con la tradizione comune alle religioni ebraica ed islamica di privare ritualmente l’uomo del suo prepuzio a pochi giorni dalla nascita.

La Escissione/Mutilazione Genitale Femminile è una tradizione di origine faraonica comune ai paesi dell’Africa subsahariana ed è una delle più orrende pratiche di mutilazione rituale.
Non è un’usanza religiosa islamica, come falsamente creduto, ma un atroce rito di passaggio, subìto da almeno 100-140 milioni di donne nel mondo.

La E/MGF (nel link il rapporto dell’UNICEF in italiano) viene compiuta sulle donne ancora bambine, a volte di pochissimi mesi, e consiste nel tagliare ed asportare parzialmente o totalmente il clitoride. Senza alcuna anestesia, con una lametta, con una manovra compiuta dalle donne anziane della tribù.
Nella infibulazione faraonica, la più estrema, la donna, oltre che amputata del clitoride e degli organi della intera vulva, viene cucita nel vero senso della parola, lasciando solo un minuscolo foro per la fuoriuscita dell’urina e del sangue mestruale.

In altre realtà culturali le donne hanno subìto in tutte le epoche diversi tipi di dolorosi riti di passaggio, come l’allungamento del collo mediante collari o la deformazione cinese dei piedi, il Loto d’Oro, ma nulla è paragonabile all’E/MGF.
Chi la subisce, oltre all’atroce dolore del momento, un dolore inimmaginabile, secondo la descrizione di chi l’ha provato, alle infezioni croniche ed alla sofferenza fisica che le attanaglierà il ventre per sempre, è condannata a vivere la sessualità come il peggiore degli stupri. Senza alcun piacere, senza alcuna libertà e solo nel dolore, come pochissime donne in occidente hanno la sfortuna di provare, a causa di eventi traumatici o patologici.
Se per noi donne occidentali il primo rapporto sessuale può essere doloroso, ma non necessariamente, per una donna infibulata è sempre come essere sventrata e quel dolore si ripeterà ogni volta che il marito ne avrà voglia. Dopo il parto, spesso la donna viene nuovamente ricucita.

Ecco perchè noi dovremmo ringraziare la Sorte o Dio, per chi ci crede, ogni giorno e più volte al giorno di non essere nate nei paesi che praticano la E/MGF. Purtroppo nel mondo la popolazione femminile può essere suddivisa in Escisse e Non Escisse. La discriminante è solo ed unicamente la regione geografica dove si è nate e la popolazione di appartenenza. Al di fuori di esse si è salve ma non se, con l’emigrazione, la tradizione ha seguito i nostri genitori.
In Europa si calcola vivano 500.000 donne escisse provenienti dai paesi in cui è praticata la E/MGF. Per questo motivo si stanno moltiplicando gli appelli alle autorità europee affinchè vigilino sull’importazione della pratica nelle comunità di migranti, vietandola con forza e perseguendo chi la pratica illegalmente.
Di recente si sono svolti convegni di sensibilizzazione delle comunità africane praticanti, con l’invito, nel tentativo di limitare il danno, a passare gradualmente almeno a forme puramente simboliche di infibulazione. Intanto, l’Eritrea ha proibito per legge l’infibulazione nel 2007 ma la strada da percorrere per eradicare completamente il fenomeno nel mondo è ancora lunga.

Che milioni di uomini africani godano dello sventrare le proprie donne, invece di farci l’amore con pieno e reciproco godimento è difficile da capire. Difficile anche, in questi casi, pensare di farci gli affari propri rispettando le tradizioni culturali altrui. Quando è in gioco la salute, fisica e mentale, di milioni di individui è necessario interferire, anche con forza.
Evidentemente, il percorso evolutivo dell’Uomo non prevede l’immediato riconoscimento della sessualità liberamente vissuta della donna e del suo diritto al piacere. La cosa si perde nella notte dei tempi, ma le cinture di castità erano un modo altrettanto barbaro per ottenere la fedeltà e la sottomissione della donna nel nostro Medioevo. Nel più recente Ottocento, alcuni fanatici bigotti farneticavano di “circoncisione” e mutilazione più o meno simile a quella faraonica per chi indulgeva nella masturbazione.

E’ auspicabile che le E/MGF vengano presto abolite per sempre e forse recentemente è accaduto un fatto storico che potrebbe essere decisivo.

Una delle scene che mi hanno maggiormente impressionata in occasione dell’elezione di Barack Obama, primo presidente americano afroamericano, è stata l’esultanza delle popolazioni africane, le manifestazioni di giubilo all’idea di quanta strada fosse stata compiuta dalla loro gente dai tempi della schiavitù fino agli attuali onori del trono imperiale.
Barack non è solo il primo presidente nero, è anche un uomo di straordinario carisma ed ha una moglie altrettanto affascinante ed influente.

Così mi è venuto in mente che Michelle potrebbe fare molto per le sorelle africane, forse più di chiunque altra donna del mondo.
Lei che ha avuto la fortuna di nascere dalla parte di mondo dove vivono le Non Escisse, che ha due bimbe che, se fossero nate a qualche migliaio di chilometri da Chicago, sarebbero già state vittime di una pratica inumana, potrebbe fare concretamente qualcosa.

Cara Michelle, noi intendiamo tirarti per la giacchetta in questo caso e suggerirti di fare un bel discorsetto a Barack, affinchè lui parli agli africani del problema delle loro donne e tiri fuori tutto il suo carisma e capacità di convincimento per far loro abbandonare la pratica della E/MGF.
Anche facendo la voce grossa, se è il caso. Sarebbe una delle poche volte in cui l’imperialismo può impegnarsi in una nobile causa e momentaneamente riscattarsi.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 82,975 hits

Categorie