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Se dico che il rapimento di Aldo Moro fu gestito dalla CIA che aveva infiltrato le B.R. attraverso Mario Moretti e che Moro doveva comunque morire perchè aveva osato portare i comunisti al governo, scommettiamo che sicuramente diranno tutti che è un’assurdità, una stupida teoria del complotto intrisa di dietrologie senza senso? Il famoso “non può essere”.
Invece, se i camerati di merende del nano sostengono che Di Pietro era un agente della CIA e che Mani Pulite fu un’operazione in nero per eliminare Craxi che aveva sgarrato liberando un terrorista palestinese ebreicida, chissà perchè, ciò dovrebbe essere per forza vero. Nessuna dietrologia in questo caso, anzi, dipietrologia.

Lasciamo stare che Di Pietro nei panni dell’agente segreto intento a sorseggiare un Martini mescolato e non agitato è meno credibile di Giuliano Ferrara e Scaramella messi assieme. Oddìo, tutto può essere.
Intendiamoci, le ingerenze atlantiche in casa nostra non sono una novità, come l’utilizzo della mafia in funzione anticomunista e reazionaria, fin dai tempi di Lucky Luciano, scarcerato e aviotrasportato dagli angloamericani in Sicilia per coordinare l’appoggio logistico delle cosche all’invasione alleata dell’isola. Si chiama sovranità limitata e vi sono testi molto ben documentati sull’argomento.

Dal bandito Giuliano mandato a sparare sui lavoratori a Portella della Ginestra, fino all’Enrico Mattei che si mise di traverso sulla strada delle Sette Sorelle fino a Moro che osò sfidare il dogma della conventio ad excludendum nei confronti del PCI, la storia dell’Italia del dopoguerra è storia di misteri, complotti e trame più o meno segrete. Di black-ops in Italia ne sono state messe in atto diverse, vi sono documenti desecretati che lo dimostrano.
Basti pensare agli anni della strategia della tensione, delle stragi impunite, degli opposti estremismi e dei primi vagiti della P2, strumento di eversione con propaggini anche nel Sudamerica dei torturatori. L’imperativo categorico allora era la lotta al comunismo (comprese anche le sue versioni più annacquate) con ogni mezzo. Ho detto ogni mezzo.

Potremmo dire che, si, forse anche Craxi è stato vittima del suo atto di superbia di fronte alla potenza imperiale ma, siccome coloro che si avvantaggiarono dalla sua caduta e dal supposto complotto atlantico ai suoi danni sono coloro che comandano ora, in primis l’amato nanetto, qualcuno potrebbe sospettare che i camerati di merende parlino così perchè allora erano della partita e conoscono bene i loro polli.
Strano che diano ora dello spione a Di Pietro quando, se non sbaglio, vi fu un tempo in cui lo corteggiavano assiduamente e lo slinguazzavano più delle loro baldracche, pur di tirarlo dalla loro parte con offerte di ministeri vari. Altro che Mercedes.

Non si capisce l’Italia se non ci si imprime in testa il concetto fondamentale che la fa tirare avanti da un quindicennio e oltre: non esiste cosa cattiva se essa può giovare a Berlusconi.
Se Di Pietro si fosse steso bravo a cuccia davanti alle scarpe con il rialzo, scodinzolando ogni volta che papi gli avesse tirato un osso, Craxi sarebbe rimasto il ladro pregiudicato e latitante che era e basta. Ora diviene non solo un martire della giustizia ma una vittima dei poteri occulti. Dei Rosacroce e del Bilderberg.

Ricordiamolo bene, invece, e scolpiamolo sulla pietra, come nella lapide qui sopra. Craxi, Andreotti, Forlani, lo spurgo uscito da Mani Pulite era un sistema di potere corrotto e truffaldino. Rubavano a man salva i nostri soldi e sono i primi responsabili dello sforamento del debito pubblico con il quale stiamo lottando ancora oggi. Questa è la sacrosanta verità. Mani Pulite cercò di fermare questo scempio.
I corruttori dei ladri quindi tentarono di corrompere anche i giudici di Mani Pulite ma non vi riuscirono. A meno che non si voglia credere che l’opposizione dipietrista al nano sia solo una pantomima che va avanti da anni.

Gli italiani non lo sanno perchè sono ottusi da trent’anni di culi e fighe in televisione, ma non è improbabile che la seconda repubblica si scoprirà essere ancora più ladra della prima.
A lui piace tanto la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ci si fa gli sciacqui ogni giorno a mo’ di colluttorio.
Certo, non le mettono nelle tasche perchè le hanno già infilate da un’altra parte. Qualcuno forse un giorno chiederà conto degli sprechi, dei bagordi, delle clientele, delle elargizioni a puttane e leccaculi vari, che forse potrebbero aver raggiunto vertici mai visti.
Agli italiani per ora non importa. Il fisting arcoriano li esalta. Forse quando si vedranno uscire qualcosa dalla bocca si accorgeranno finalmente di essere stati impalati.

Tornando alle dipietrologie Pomiciniane di questi giorni, ho un sospetto. Se allora i politici della seconda repubblica furono scelti come nuovi esecutori materiali della politica atlantica in Italia, alle spese del CAF, non è che ora tirano fuori la dipietrologia ed il complottismo perchè sentono la puzza della discarica dove potrebbero finire presto, smaltiti come rifiuti tossici dagli stessi poteri atlantici che li avevano sponsorizzati e portati sugli altari negli anni ’90?

Io non starei tranquillo, fossi in loro. Anche Saddam per un periodo è stato grande amico degli USA. Perfino Osama Bin Laden, quando faceva comodo in Afghanistan contro l’URSS. Poi gli amici litigano, le bisce si rivoltano ai ciarlatani e anche nelle relazioni più solide si rompono i bambocci.
Un alleato può diventare scomodo. Quando si impiccia in giochi internazionali più grandi di lui, quando frequenta amicizie discutibili, oppure quando, sempre allargandosi troppo, vorrebbe addirittura sfasciare un intero paese per la smania di diventare invincibile ed invulnerabile. L’impero, in questi casi, è come una nota parte anatomica. Nun vuo’ penziere.

La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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La notizia è da leccarsi non solo le dita ma anche i gomiti. In diretta da Villa Wanda per Odeon TV, Licio Gelli ci racconterà la storia d’Italia (opla’!) assieme ad altri illustri inquisiti in tanfo di mafia come Andreotti e Dell’Utri, in un programma intitolato, con sprezzo del ridicolo, “Venerabile Italia” (qui l’imperdibile video di presentazione) con tanto di logo massonico in sovraimpressione e “o sole mio” in sottofondo.
Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

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Da brividi. Come se affidassero “Il pranzo è servito” ad Hannibal Lecter.

Se fosse inteso come un programma di satira sarebbe geniale ma temo si tratti, negli intenti degli autori e muratorini di Odeon TV, di una cosa seria, della quale vanno molto fieri. Chissà se c’entrano anche gli ontopsicologi, ai quali Berlusconi voleva appunto far revisionare la storia in TV con tanto di tagliando e bollino blu.
Dopo il grembiule ed il maestro unico, il grembiulino massonico e il Gran Maestro (unico).
Non diranno più che sono solo coincidenze.

Questi ultimi mesi hanno visto l’accumularsi di una serie di segnali preoccupanti, solo per chi ha a cuore la democrazia e conosce la storia degli ultimi cinquant’anni, s’intende. Per gli italiani che hanno affidato la manutenzione delle loro terga alla tessera P2 n° 1816 Berlusconi, e si affidano al metadone dell’informazione televisiva, sono solo fisime dei comunistacci.

Il programma elettorale del PDL recitava: “Tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine.”(Programma del PDL, 2008)
Questo proclama, come ho fatto notare in un altro post, era molto simile al paragrafo sull’ordine pubblico del Programma della P2:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

In Aprile, le elezioni vedono la scomparsa dei partiti della sinistra e l’odontoleghista Calderoli ha un presentimento: “la sinistra ora scenderà in piazza“. Cossiga premonizza “Son dolori, può tornare il terrorismo”.

In queste ultime settimane, le proteste studentesche contro i provvedimenti del governo e la seconda centuria di Cossiga, quella del suono delle sirene e dell’odore del napalm. Di nuovo si paventa il ritorno del terrorismo.
Dopo i fatti di Piazza Navona il governo dice senza vergogna e contro l’evidenza, che non vi sono dubbi, sono stati i rossi a cominciare e dispiace vedere che vi sono quelli che cadono nel tranello dei filmati farlocchi per giungere alla conclusione che, siccome quello potrebbe essere un finto infiltrato, gli infiltrati non esistono.
Come se contasse di più una cantonata di Grillo piuttosto delle immagini o dei racconti dei protagonisti e soprattutto del fatto che si vuole creare tensione ad arte, dividere il movimento, prenderlo a mazzate come quello no global e, dulcis in fundo, criminalizzare e marginalizzare la sinistra.
Fin dalla notte dei tempi, ogni manifestazione di piazza prevede, oltre agli opposti schieramenti ed alle forze dell’ordine, infiltrati, agents provocateurs e affini. La piazza la si può manipolare a proprio piacimento. Chi vuol far credere il contrario è in malafede o soffre di ingenuità acuta oppure non ha mai visto un minuto dei filmati di Genova 2001.

Oggi Gelli rincara la dose:

“Se tornassero le Brigate Rosse come negli anni di piombo troverebbero in Italia un terreno fertile.
A chi gli chiedeva chi fossero i responsabili delle stragi nel Paese, Gelli ha replicato: «Le stragi sono frutto di una guerra tra bande, ci sono state e ci saranno sempre perché non c’è ordine: infatti sono arrivate dopo gli anni ’60. Se domani tornassero le Br – ha aggiunto l’ex Venerabile, concludendo – ci sarebbero ancora più stragi: il terreno è molto fertile perché le Br potrebbero trovare molti fiancheggiatori a causa della povertà che c’è nel Paese».

Sapute interpretare sono frasi agghiaccianti. E’ sempre il solito marciume fascio-atlantico-mafioso che da Gladio in giù ha sempre mestato contro la democrazia italiana, ha manipolato il terrorismo (comprese le BR, durante il delitto Moro e proprio tramite la P2) e, non dimentichiamolo, ha compiuto stragi ed assassinii, altro che guerra tra bande. La famosa banda di innocenti viaggiatori che appestava la stazione di Bologna? Puro delirio criminale.
La P2 era un’espressione di questo cancro, le cui metastasi in Sudamerica hanno compiuto nefandezze inenarrabili e oggi il suo anziano frontman fa addirittura opinione e ci racconta la storia in TV, senza che nessuno, in un paese di ignoranti storici, abbia nulla da ridire e soprattutto si vergogni. Si, l’opposizione bela, ma durerà poco. Non può bastare solo Di Pietro.

Gelli quindi, come se niente fosse e nonostante le condanne definitive per i seguenti reati: procacciamento di notizie contenenti segreti di Stato, calunnia nei confronti dei magistrati milanesi Colombo, Turone e Viola, dalla Cassazione per i tentativi di depistaggio delle indagini sulla strage alla stazione di Bologna e per bancarotta fraudolenta (per il fallimento del Banco Ambrosiano: 12 anni), ha presentato l’iniziativa di OdeonTV in una conferenza stampa dove, tra apologie da vecchio fascista e la bacchettata a Silvio perchè non è abbastanza autoritario, ha comunque detto una cosa che tutti noi pensiamo, senza essere Grandi Maestri e che come analisi politica è totalmente condivisibile.

“Se dovesse morire Berlusconi, cosa che non gli auguro perché la morte non si augura a nessuno, Forza Italia non potrebbe andare avanti perché non ha una struttura partitica”.

Chissà se Silvio ha gradito la venerabile gufata.


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In queste calde serate estive mi sto riguardando “La Piovra” in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l’avrebbero chiamata Las Figas.

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In queste calde serate estive mi sto riguardando “La Piovra” in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l’avrebbero chiamata Las Figas.

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In queste calde serate estive mi sto riguardando “La Piovra” in DVD.
Nella prima serie, che ho appena finito, il commissario Cattani combatte contro un’agguerrita ma circoscritta cosca locale. Palazzinari, immobiliaristi, notabili, banchieri, spacciatori, coalizzati nel grande affare del riciclaggio del denaro sporco. E’ una realtà ancora prettamente siciliana, una mafia d’altri tempi, che però ha già i suoi uomini piazzati nelle modeste tv locali.
C’è un oscuro personaggio, tale Laudeo, che si aggira per i salotti della borghesia mafiosa o fiancheggiatrice la malavita, reclutando personalità di spicco e offrendo loro la coalizione in un grande progetto per l’Italia. I riferimenti alla P2 sono palesi e, alla luce dei fatti storici successivi, il tutto suona tristemente beffardo. La vita che ha imitato l’arte.

Cattani spinge la sua indagine fino al punto di poter sgominare l’intreccio affaristico mafioso ma viene fermato da un odioso ricatto. Gli rapiscono la figlia e per riaverla viva dovrà non solo fermare le sue indagini ma rinnegarle e comportarsi lui stesso come un delinquente. Alla mafia non basta fermare il poliziotto che ha osato sfidarla ma vuole umiliarlo, annientarlo.

Nelle serie successive Cattani incontra personaggi della nuova mafia, con appoggi e coperture sempre più alte, sempre meno siciliane e più continentali e internazionali. Già la terza delle dieci serie è ambientata a Milano nei salotti dell’alta finanza, dominati da Tano Cariddi, un caruso dai capelli impomatati che ha fatto fortuna dal niente, con costanza e determinazione criminale.

Vedere “La Piovra” oggi, a ventiquattro anni dalla prima serie, fa uno strano effetto. E’ come tornare indietro nel tempo, vedere in embrione ciò che l’Italia è poi diventata e rendersi conto di non poter fare nulla per fermare il corso degli eventi, l’autodistruzione, di non poter soffocare quel mostro nella culla e poi svegliarsi e rendersi conto con sollievo di avere solo sognato. Ciò che i notabili della “organizzazione” hanno in mente di fare per l’Italia nella fiction sappiamo che si è avverato nella realtà e che forse è peggio di quanto potessimo immaginare. La cosa è agghiacciante e vagamente disperante. L’opposizione è stata sequestrata e il suo leader fa tutto ciò che gli chiedono di fare.

Quando uscì “La Piovra” tutti gli italiani solidarizzarono con il tutore della legge. Cattani divenne nel 1984 un indiscusso eroe popolare. Siamo sicuri che oggi un sondaggio non stabilirebbe che si tratta di un pericoloso comunista?
Dal sito di Remo Girone, leggo:

“La sua popolarità si afferma a livello internazionale con la partecipazione alla fortunata serie televisiva La Piovra, di cui diventa personaggio fisso, dalla terza (1987) alla decima (2000) serie, nel celebre ruolo di Tano Cariddi.

Ma Silvio Berlusconi esce allo scoperto e accusa il serial di fare cattiva pubblicità alla Sicilia. Lo segue a ruota Zeffirelli, allora senatore di Fi.
L’ultima polemica è legata a un’intervista di Girone. L’attore ha replicato: «L’impegno della “Piovra” è sempre stato civile ma abbiamo continuamente subito una serie di attacchi di ogni tipo, soprattutto dalle destre, e in particolare da Berlusconi e Zeffirelli. Quando si fa una fiction sulla mafia sembra che i mafiosi siamo noi. Noi realizziamo invece una serie su un fenomeno che obiettivamente esiste e non si può far finta che non esista. Nella stessa intervista ho detto che La Piovra difende tutti i giudici che fanno onestamente il loro lavoro, compreso Borsellino che non mi pare fosse di sinistra». Quanto alla strumentalizzazione elettorale «a prodotto ultimato – dice Stefano Munafò, capo di Rai Fiction – con il direttore generale, Celli, e di Raidue, Freccero, esamineremo “La Piovra 10” e se dovessimo ritenerla causa di turbamento della campagna elettorale ne sposteremo la programmazione, ma di politica nella storia ce ne è davvero poca. E’ la chiusura del vecchio ciclo».
Dopo questo scandalo la TV russa ha rifuitato di mostrare 5-10 serie di “La piovra”.

Ciò che comunque la fiction non è riuscita ad immaginare allora è come il potere che se la prende con la legge invece che con i delinquenti si sarebbe esaltato nel postribolare, nel godereccio e del pecoreccio. Non si poteva immaginare a quale livello di puttanaio (in tutti i sensi) ci saremmo ridotti.
C’è troppa serietà nel mondo della “Piovra” televisiva, un’atmosfera troppo austera, quasi funerea nella figura del cattivo. Bastava solo immaginare un Tano che racconta le barzellette sconce e tocca il culo alla segretaria per avere un’idea veramente profetica del futuro.

Per tirarci un po’ su, vi lascio con un’immagine della posizione della Piovra, che ben si adatta al gioco di parole del titolo e a questo paese che è diventato una grande società dei magnaccioni.

Peccato. Se in Italia vi fosse stata una zona desertica vi avrebbero costruito una città e l’avrebbero chiamata Las Figas.

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Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


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Diffidate dei supertestimoni estivi. Specialmente di quelli che riaprono vecchi casi irrisolti ribadendo cose note e stranote e non aggiungendo alcunchè di nuovo ma facendo risuonare le grancasse dei media.

Si fa presto a trovare del marcio, o del Marcinkus, in quell’epoca a cavallo tra i Settanta e gli Ottanta quando l’Italia era in balìa di una simpatica congrega di massoni coperti, banditi della Magliana, servizietti più o meno segreti, camorra, mafia, affaristi senza rete e gerarchi vaticani votati più al dio denaro che a quello con il triangolo in testa. Tutti assieme appassionatamente per costruire l’Italia del futuro, ovvero codesta odierna cloaca.
Non c’è bisogno di supertestimoni e pupe del gangster in vena di nostalgie, basta riandare con la memoria alla storia di quell’epoca e stare attenti a non lasciarsi sopraffare dagli effluvi che emanano dai sepolcri dissigillati.

La signora che ci ha deliziato l’altra sera su tg, giornali e “Chi la visto?” con le nuove sconvolgenti rivelazioni sul caso di Emanuela Orlandi, non convince. Non perchè ha rivelato che a casa Andreotti c’erano mobili antichi e non soluzioni Ikea e neanche quando ha pasticciato con le date, sbarellando di dieci anni abbondanti tra il sequestro di Emanuela e la scomparsa di un bambino, figlio di un “infame” della banda della Magliana. Finito anche lui nella stessa betoniera.
La ex-pupa non convince perchè i suoi racconti saranno pure veri ma sono ricoperti da un pesante strato di millantato credito. A me ha colpito quando ha raccontato che il suo amante le diede cento milioni da spendere in shopping “e guai a te se torni a casa con sole centomila lire”. Sarà vero ma puzza di falso lontano un miglio. Le confabulazioni hanno un odore inconfondibile.

Tirare in ballo Marcinkus per il caso Orlandi è troppo facile. Come dare la colpa a Joker di un delitto avvenuto a Gotham City.
Pensate veramente che un alto prelato con il vizio delle ragazzine andrebbe a pasturare a cento metri da casa, in piena media borghesia, con l’abbondanza di disperate senza famiglia che abbondano nei bassifondi? Le ragazze scomparvero perchè molto probabilmente qualcuno volle mandare un messaggio oltretevere. Colpire al cuore lo stato vaticano mirando ad uno dei suoi cittadini con una tecnica mafiosa vecchia come il mondo: la lupara bianca, la sparizione nel nulla.

Perchè allora questa uscita della testimone a venticinque anni di distanza?
Come hanno scritto i giornali romani, nell’auto che una mesata fa ha investito e ucciso due fidanzati a Via Nomentana, c’era la figlia della signora Minardi. Aveva appena avuto un litigio con il suo uomo e da lì poi era scaturita la folle corsa che aveva causato il tragico incidente. Chissà, andare a sbattere vecchi tappeti polverosi su fatti recenti potrebbe essere una tattica. In cambio di un’alleggerimento della posizione di mia figlia io mi faccio tornare la memoria.
Se però voi foste a conoscenza della verità sui misteri d’Italia, e che misteri, li raccontereste ad un PM qualsiasi? E offrendovi in pasto alla stampa ed al massimo di pubblicità, senza timore di finire in uno dei piloni dell’alta velocità a causa delle cose rivelate? Poco credibile.

La cosa veramente sorprendente di questa faccenda a cavallo tra passato e presente, rimane il fatto che Enrico De Pedis, il boss della Magliana amante della Minardi, sia stato sepolto in territorio vaticano nella basilica di Sant’Apollinare, con un privilegio non certo consentito normalmente ad un bandito. Un’anomalia pura che sa di ricompensa per chissà quali favori.
Oggi ho visto intervistare il responsabile della basilica (Opus Dei) che è sbiancato e ha cominciato a balbettare quando gli hanno chiesto se avrebbe avuto niente in contrario a riaprire la tomba di De Pedis. Cosa della quale si comincia a parlare insistentemente da parte degli inquirenti.

Già, anch’io ho avuto questo pensiero. Ci sono documenti che devono assolutamente sparire. Nascondiamoli dentro una tomba. O ancor meglio dentro un cadavere.
C’è materiale per due o tre libri di Dan Brown. La fantasia non manca. Quello di cui si avrebbe bisogno piuttosto è chiarezza e la verità sulla fine di due ragazze, uscite di casa un pomeriggio e … puf!, sparite nel nulla.


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Quella mattina del 9 maggio 1978 ero al Conservatorio, a lezione di Storia della Musica. Entrò la bidella in classe e annunciò che, per motivi di sicurezza e per ordine del preside, avremmo dovuto tornare a casa subito, senza trattenerci per la strada. Era stato ritrovato il cadavere del presidente Aldo Moro. Appena a casa mi misi a guardare la televisione e ricordo che c’era Vespa, anche allora, che faceva la telecronaca.
Di Aldo Moro, fatto ritrovare morto nello stesso giorno dell’assassinio di Peppino Impastato, voglio riproporre questa lettera che dedicò a Luca, il nipotino, figlio di Maria Fida.
Credo sia uno dei testi più commoventi che un condannato a morte abbia mai scritto e che ci restituisce un aspetto umano della politica che in questi giorni bui dove sentiamo sempre più pesante sopra di noi la forza di grevità del nuovo potere, apprezziamo come non mai. Con una dose notevole di rimpianto.

Mio carissimo Luca, casa
non so chi e quando ti leggerà questa lettera del tuo caro nonnetto. Potrai capire che tu sei stato e resti per lui la cosa più importante della vita. Vedrai quanto sono preziosi i tuoi riccioli, i tuoi occhietti arguti e pieni di memoria, la tua inesauribile energia. Saprai così che tutti ti abbiamo voluto un gran bene ed il nonno, forse, appena un po’ più degli altri. Per quel poco che è durato sei stato tutta la sua vita.
Ed ora il nonno Aldo, che è costretto ad allontanarsi un poco, ti ridice tutto il suo infinito affetto ed afferma che vuole restarti vicino. Tu non mi vedrai, forse, ma io ti seguirò nei tuoi saltelli con la palla, nella tua corsa al [… ] nel guizzare nell’acqua, nel tirare la corda al motore. Io sarò là e ti accarezzerò, come sempre ti ho accarezzato, dolcemente il visino e le mani. Ti sarò accanto la notte, per cogliere l’ora giusta della pipì, e farti poi dolcemente riaddormentare. E la mattina portarti la vestaglietta, magari con le scarpette pronte in mano in attesa della pizza o del pane fresco. Queste sono state le grandi gioie di nonno e, per quanto è possibile lo resteranno. Cresci buono, forte, allegro serio. Il nonno ti abbraccia forte forte, ti benedice con tutto il cuore, spera sia in mezzo a gente che ti vuol bene e che forma anche la tua psiche.
Con tanto amore
il nonno


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