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Fa bene al cuore, fa sentire vivi, riuscire ad indignarsi ancora fino ad avere la bava alla bocca di fronte a certe affermazioni della nostra classe dirigente, financo calcistica quindi di retrovia ma tant’è.
Proprio nel giorno dell’anniversario del golpe in Cile, 11 settembre 1973, il presidente di ritorno della Federcalcio Tonino Matarrese auspica che vengano costruite celle all’interno degli stadi per rinchiudervi i tifosi facinorosi.

“Durante il golpe di Pinochet del 1973 l’Estadio Nacional di Santiago fu usato come campo di concentramento dove transitarono circa 40.000 prigionieri, tra il settembre ed il novembre di quell’anno. Il campo da gioco e la galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini, mentre le donne furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Altri spogliatoi e i corridoi furono luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori venivano fatti nel velodromo”. (Wikipedia)

In quello stesso luogo ed in quei giorni, il musicista Victor Jara fu brutalmente torturato ed assassinato. Per questo motivo, dal 2003 lo stadio è intitolato a suo nome.

Capisco che di questi fatti ormai lontani non si parli più mentre si preferisce far notare giustamente come la primavera di Praga sia stata brutalmente soffocata dai carri armati sovietici per ristabilire uno status quo e se ne celebri il 40° anniversario con grande risonanza.
A Santiago, cinque anni dopo, successe esattamente la stessa cosa, l’impero soffocò un tentativo di cambiamento politico ma si sa che il relativismo è peccato e non bisogna indulgervi, altrimenti il gran sacerdote dalle scarpette rosse se ne ha per male.

La memoria delle atrocità cilene e poi di quelle salvadoregne, argentine, sudamericane in genere è desaparecida esattamente come le migliaia di oppositori del regime.
Però è curioso che sia scattata nella mente del grande capo dei pedatori questa clamorosa coincidenza. Forse è il clima fascisteggiante che si respira che fa fare certe gaffes?
Ma qualcun’altro l’avrà notata poi, la gaffe, o soltanto io?


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Fa bene al cuore, fa sentire vivi, riuscire ad indignarsi ancora fino ad avere la bava alla bocca di fronte a certe affermazioni della nostra classe dirigente, financo calcistica quindi di retrovia ma tant’è.
Proprio nel giorno dell’anniversario del golpe in Cile, 11 settembre 1973, il presidente di ritorno della Federcalcio Tonino Matarrese auspica che vengano costruite celle all’interno degli stadi per rinchiudervi i tifosi facinorosi.

“Durante il golpe di Pinochet del 1973 l’Estadio Nacional di Santiago fu usato come campo di concentramento dove transitarono circa 40.000 prigionieri, tra il settembre ed il novembre di quell’anno. Il campo da gioco e la galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini, mentre le donne furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Altri spogliatoi e i corridoi furono luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori venivano fatti nel velodromo”. (Wikipedia)

In quello stesso luogo ed in quei giorni, il musicista Victor Jara fu brutalmente torturato ed assassinato. Per questo motivo, dal 2003 lo stadio è intitolato a suo nome.

Capisco che di questi fatti ormai lontani non si parli più mentre si preferisce far notare giustamente come la primavera di Praga sia stata brutalmente soffocata dai carri armati sovietici per ristabilire uno status quo e se ne celebri il 40° anniversario con grande risonanza.
A Santiago, cinque anni dopo, successe esattamente la stessa cosa, l’impero soffocò un tentativo di cambiamento politico ma si sa che il relativismo è peccato e non bisogna indulgervi, altrimenti il gran sacerdote dalle scarpette rosse se ne ha per male.

La memoria delle atrocità cilene e poi di quelle salvadoregne, argentine, sudamericane in genere è desaparecida esattamente come le migliaia di oppositori del regime.
Però è curioso che sia scattata nella mente del grande capo dei pedatori questa clamorosa coincidenza. Forse è il clima fascisteggiante che si respira che fa fare certe gaffes?
Ma qualcun’altro l’avrà notata poi, la gaffe, o soltanto io?


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Proprio nel giorno dell’anniversario del golpe in Cile, 11 settembre 1973, il presidente di ritorno della Federcalcio Tonino Matarrese auspica che vengano costruite celle all’interno degli stadi per rinchiudervi i tifosi facinorosi.

“Durante il golpe di Pinochet del 1973 l’Estadio Nacional di Santiago fu usato come campo di concentramento dove transitarono circa 40.000 prigionieri, tra il settembre ed il novembre di quell’anno. Il campo da gioco e la galleria furono utilizzati per tenere imprigionati gli uomini, mentre le donne furono relegate nella piscina, negli spogliatoi ed in altri edifici. Altri spogliatoi e i corridoi furono luoghi di tortura e di esecuzioni, mentre gli interrogatori venivano fatti nel velodromo”. (Wikipedia)

In quello stesso luogo ed in quei giorni, il musicista Victor Jara fu brutalmente torturato ed assassinato. Per questo motivo, dal 2003 lo stadio è intitolato a suo nome.

Capisco che di questi fatti ormai lontani non si parli più mentre si preferisce far notare giustamente come la primavera di Praga sia stata brutalmente soffocata dai carri armati sovietici per ristabilire uno status quo e se ne celebri il 40° anniversario con grande risonanza.
A Santiago, cinque anni dopo, successe esattamente la stessa cosa, l’impero soffocò un tentativo di cambiamento politico ma si sa che il relativismo è peccato e non bisogna indulgervi, altrimenti il gran sacerdote dalle scarpette rosse se ne ha per male.

La memoria delle atrocità cilene e poi di quelle salvadoregne, argentine, sudamericane in genere è desaparecida esattamente come le migliaia di oppositori del regime.
Però è curioso che sia scattata nella mente del grande capo dei pedatori questa clamorosa coincidenza. Forse è il clima fascisteggiante che si respira che fa fare certe gaffes?
Ma qualcun’altro l’avrà notata poi, la gaffe, o soltanto io?


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Un dittatore dei più sanguinari muore a più di novant’anni felicemente impunito di tutti i suoi crimini dei quali mai si pentì e il TG1 che fa? Ce lo mostra debole e malandato di salute, sostenuto amorevolmente dal figlio, per muoverci a pietà.

Ci racconta che per i suoi ammiratori e seguaci, nonostante quelle migliaia di morti senza giustizia sulla coscienza, aveva comunque salvato il Cile dal comunismo.
Che strano, la stessa cosa che pensavano gli americani che organizzarono il golpe dell’11 settembre 1973 contro Salvador Allende, americani che non vengono mai nominati, ovviamente, nel servizio commemorativo. E si capisce, visto che proprio con un’intervista a Kissinger si inaugurò la direzione al TG1 di Er Riotta.

Basta raccontare la Storia a metà e tutto cambia, tutto viene edulcorato e reso più soft. La Storia allo sciacquamorbido.
Dal servizio del TG1 sembra quasi che il Cile fosse un paese a piena sovranità dove un giorno un generale decise di fare un po’ di pulizia e… oops, si fece prendere un po’ la mano.
Ovviamente ci viene lungamente fatto notare quanto accanimento, non terapeutico ma giuridico, vi fu contro il vecchio generale malfermo da parte dei giudici, compreso lo spagnolo Garzon, noto persecutore di grandi capi di stato.
Nemmeno i suoi più stretti collaboratori sanno dire se fu omicidio o suicidio ma sulla morte di Allende ci rassicura Riotta. Fu un momento di depressione, Allende era stanco di vivere.

Infine, ecco le immagini pesate con il bilancino di precisione dei cileni che festeggiano e dall’altra parte quelli che invece piangono la morte di Pinochet, pari e patta.
Una bella bottarella bipartisan e le migliaia di scomparsi, torturati, violentati, assassinati, drogati e gettati dagli aerei in pasto ai pesci, il poeta e cantautore Victor Jara con le mani spezzate deriso e costretto a suonare, i bambini accecati con il ferro da calza sotto gli occhi delle madri, e quelli strappati alle loro famiglie e adottati dai militari, appena nominati di sfuggita all’inizio del servizio vengono azzerati da questo capolavoro di algebra giornalistica: +1-1 è uguale a zero.

Non credo ci sia niente da festeggiare per la morte di Pinochet, ma è in questi momenti che quasi quasi si vorrebbe che esistesse l’Inferno. Quell’inferno che lui destinò ai suoi concittadini, senza alcuna pietà.

Dannato subito.

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