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E’ stato giusto ieri incazzarsi, bestemmiare ed inveire per l’esito della votazione di fiducia al Senato sulla legge bavaglio che sicuramente nel suo intento liberticida ed eversivo atto a favorire gli interessi criminali di cricche, comitati d’affari e mafie, vuole limitare il potere di indagine della magistratura e il diritto di cronaca.
Oggi però è tempo di ragionare a freddo su alcuni elementi della questione che potrebbero dischiudere scenari futuri non necessariamente catastrofici.

Il testo è passato al Senato, va bene, ma un Senato non fa primavera. C’è ancora tutto il dibattito della Camera. Per carità, non è che mi immagini Bersani nei panni del generale Giap che scatena l’offensiva del Tet, ma alla Camera c’è Fini il quale ha già detto che questa legge non è prioritaria in quanto bisogna prima varare la finanziaria e sembrerebbe accingersi a comportarsi come Penelope con i Proci.
Dovesse poi la legge porcata passare anche la Camera ed essere firmata dal piccolo scrivano napoletano c’è sempre la Consulta, che vigila sull’incostituzionalità delle leggi.
Nella peggiore delle ipotesi, legge varata in via definitiva, più che il referendum abrogativo che, non sono d’accordo con Travaglio, non è sicuro raggiungerebbe il quorum visto che da anni ormai gli italiani snobbano per principio i referendum, penso che avremmo più probabilità di far cancellare la legge da un intervento della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Corte alla quale può rivolgersi qualunque cittadino ritenga che una legge del suo governo vada a minare le libertà fondamentali dell’uomo, una delle quali è indubbiamente la libertà d’espressione. Figuriamoci se, ad appellarsi alla Corte, con grande richiamo mediatico, fossero intere categorie di editori, giornalisti e magistrati.

L’importante, e qui invece concordo con Travaglio, è lasciare che la legge venga approvata nella sua versione più laida, lasciare che il caimano scatenato devii sempre di più verso l’autoritarismo e ne combini una talmente grossa da costringere qualcuno ad intervenire.
In effetti io sono convinta che nei confronti del nanaccio sia in atto una strategia di questo tipo. Pungolare il suo lato peggiore, farlo sbroccare per spingerlo all’angolo ed assestargli l’uppercut finale. E’ una strategia molto sottile che lui non coglie, perchè è furbo ma non raffinato di pensiero.
Finora pare che la strategia sia vincente. In fondo, con la reputazione che ha all’estero, dove tutti sanno chi è veramente e lo tollerano ob torto collo solo perchè gli italiani scellerati lo hanno votato, chi glielo fa fare di attirarsi i richiami di settori del governo imperiale e di fare tanto casino?

Gli italiani, dicevo.
Quando delira in modalità chiacchiere&distintivo che “la magistratura vuole sovvertire il voto popolare” dice tra le righe una cosa vera, esprime un dato di fatto. Purtroppo Berlusconi lo vota una marea di analfabeti politici convinti sia un grande statista e che voterebbero anche Corona e Belen o la particella di sodio.
Il problema è che lui si ritiene eletto a vita, una volta per sempre. Non pensiamo che un domani accetterà mai di levarsi dai cabbasisi ed andare a fare il nonno-bisnonno perchè l’elettorato, volubile, gli preferirà un altro. Vuole diventare presidente della repubblica e poi imperatore della galassia, possibilmente immortale (cosa che, se Dio vuole, non riuscirà a fare neppure vendendo tre delle sue sei anime al Diavolo). Lanciato com’è, in pieno delirio d’onnipotenza non lo ferma nessuno.

Se fosse intelligente, sapendo che i meno pericolosi tra i suoi nemici sono proprio i comunisti e che ogni giorno ne spuntano di nuovi e più potenti, se ne starebbe buono e calmo in attesa di salire al Colle e lasciare il campo libero a qualcun’altro meno invischiato con vari putridumi. Invece urla, strepita, si agita, attira l’attenzione. Sembra uno che ha una fretta boia di concludere.
Fretta, chissà, perchè è in scadenza con una parola data e sa che ha le ore contate e tenta di salvare capra e cavoli inserendo la modalità “muoia Sansone”.

Riassumendo, visto che una zoccola dura di italiani, il 36% degli elettori, ancora si ostina a preferirlo e che lui non accetterebbe mai di togliere il disturbo spontaneamente, l’unico modo per levarlo di mezzo è spingerlo nell’angolo. Impedirgli di onorare il debito, ritardare i tempi, costringerlo ad un atto inconsulto che gli rovesci il mondo addosso.

E’ una strategia raffinata. Chi vivrà vedrà.

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