You are currently browsing the category archive for the ‘avvocati’ category.

Dieci ragazze per me, posson bastare. Dieci ragazze per me, voglio dimenticare. Capelli biondi da accarezzare e labbra rosse sulle quali morire, dieci ragazze così, che dicon solo di si.” (Lucio Battisti, 1969, il profeta.)

«Certamente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia biso­gno di pagare 2.000 euro una ragaz­za, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis. Eppoi, Berlusconi ha grande rispet­to per il mondo femminile e nessu­na attitudine a pagare una donna per avere rapporti con lui». (Avvocato Mavalà, 18 giugno 2009.)

Quattro frasi, quattro bugie. Nuovo record mondiale.

“Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò certo condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare, come sempre, per il bene del Paese.” (Il cliente di Mavalà.)

Quando l’essere puttanieri diventa un lavoro usurante e stressante, non sto scherzando.
Anche se, per la verità, circondarsi di venti, trenta, quaranta ragazze convocate organizzando pullman Kässbohrer e promettendo di soddisfare i loro capriccetti con 2000 euro di buoni-spesa pro capite, secondo me non ha più niente a che vedere con il sesso. Soprattutto se ci riferiamo a signori che non hanno più vent’anni e con l’uccello che tira più sul pollo che sull’aquila reale.

L’accumulazione compulsiva di capitale sotto forma di gnocca in quantità industriale assomiglia piuttosto al collezionismo maniacale che affligge i cacciatori che impagliano le loro prede e le appendono in salotto come trofei.
Anche qui niente di romantico. Mostrare i trofei induce i maschi sottomessi a pensare che il dominante se le sia trombate tutte, le gnocche impagliate, ma ovviamente non è così, si tratta di un’illusione.
Le donne non sono altro che un pretesto per il vecchissimo gioco intermaschile del “io ce l’ho più grosso del tuo, gné gné”.
Da giovani si millantano più conquiste di Napoleone. Quando si comincia a far fatica a soddisfarne una, di donne, si rimedia con la quantità esposta in vetrina. Dieci, venti, trenta ragazze. Rigorosamente giovani ed inesperte, così non corri il rischio che ti ridano in faccia. E che ti chiamano Papi non per caso. In fondo il maschio vecchio regredisce ad uno stadio infantile dove si femminilizza e comincia a giocare con le bambole.

Ma è veramente piacevole per il collezionista questo obbligatorio dispiegamento di cacciagione in perizoma e tettine puntute ad uso e consumo dell’invidia dei sottomessi? In un vecchio film commedia anni 60 un ricco industriale dice al protagonista: “La vede questa barca? Io odio il mare, mi fa venire la nausea, eppure sono obbligato a toccare tutti i porti ogni estate. Se ne salto uno, ecco, tutti a dire: “Il Carugati è finito, ha tagliato le spese”.

Le donne come le monete di Paperone, quindi. Magari dopo tanta gnocca qualcuno comincia ad avere la nausea ma non ci si può tirare indietro. Altrimenti qualcuno potrebbe pensare che sono gay.
La mentalità del tipico cliente di Mavalà è costruita sulla famosa barzelletta del campionato mondiale dei pornostar, che forse ricordate.
Ognuno dei concorrenti, tutti famosi divi del porno, viene condotto in una stanza dove sono sdraiate cento stupende ragazze. La gara consiste nel farsele tutte senza intoppi, tutte e cento in un’unica sessione.
Parte il primo concorrente: 1, 2, 3… 10, 11….28, 29, 30….40, 41…ahh, crolla. Secondo concorrente: 30…40…50…60…65, 66, 67….e crolla esausto. Terzo ed ultimo concorrente: parte spedito a velocità incredibile. In men che non si dice se ne fa 50, 60, 70, 80, 90. Alla 94a comincia a sudare, 95, 96…97….98….99, e cade morto. E il pubblico, spietato: ” ‘A frociooo!”

(Il film citato è “L’ombrellone” di Dino Risi, 1963.)

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ricordate quando il tenente Colombo rispuntava all’improvviso dalla porta socchiusa e con l’occhio storto, l’anca sbilenca e l’impermeabile strapazzato, si rivolgeva al sospettato di turno dicendo: “Ah… un’ultima cosa.” Quel vecchio marpione era un grande perchè riusciva a cogliere l’anomalia che permetteva di smascherare il colpevole, non importa quanto piccola e apparentemente insignificante essa fosse.
Sarà, ma la vicenda del Dottor Marcelletti mi ispira un certo effetto Colombo, non mi convince.

Che un professionista stimato venga così subito sputtanato con accuse infamanti ben oltre la concussione, a reti unificate e con la massima tranquillità, senza la normale parata di avvocati della difesa che espongono le loro ragioni e che non si nega nemmeno ar canaro della Garbatella, mi puzza assai.

Dite la verità, se aveste l’incarico di rovinare un cardiochirurgo infantile, magari per prendere il suo posto, per invidia, per lotte intestine tra bande ospedaliere, perchè non ha accettato certe ritualità ambientali, non trovereste perfetta, visto il target di pazienti, un’accusa di pedopornografia?

Magari mi sbaglio ma è risaputo che far cadere gli uomini in certi tranelli, è più facile che pescare con la dinamite.

P.S. Mi sbaglierò anche su questo ma, secondo me, tra un po’ Veronica chiede il divorzio.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ricordate quando il tenente Colombo rispuntava all’improvviso dalla porta socchiusa e con l’occhio storto, l’anca sbilenca e l’impermeabile strapazzato, si rivolgeva al sospettato di turno dicendo: “Ah… un’ultima cosa.” Quel vecchio marpione era un grande perchè riusciva a cogliere l’anomalia che permetteva di smascherare il colpevole, non importa quanto piccola e apparentemente insignificante essa fosse.
Sarà, ma la vicenda del Dottor Marcelletti mi ispira un certo effetto Colombo, non mi convince.

Che un professionista stimato venga così subito sputtanato con accuse infamanti ben oltre la concussione, a reti unificate e con la massima tranquillità, senza la normale parata di avvocati della difesa che espongono le loro ragioni e che non si nega nemmeno ar canaro della Garbatella, mi puzza assai.

Dite la verità, se aveste l’incarico di rovinare un cardiochirurgo infantile, magari per prendere il suo posto, per invidia, per lotte intestine tra bande ospedaliere, perchè non ha accettato certe ritualità ambientali, non trovereste perfetta, visto il target di pazienti, un’accusa di pedopornografia?

Magari mi sbaglio ma è risaputo che far cadere gli uomini in certi tranelli, è più facile che pescare con la dinamite.

P.S. Mi sbaglierò anche su questo ma, secondo me, tra un po’ Veronica chiede il divorzio.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ricordate quando il tenente Colombo rispuntava all’improvviso dalla porta socchiusa e con l’occhio storto, l’anca sbilenca e l’impermeabile strapazzato, si rivolgeva al sospettato di turno dicendo: “Ah… un’ultima cosa.” Quel vecchio marpione era un grande perchè riusciva a cogliere l’anomalia che permetteva di smascherare il colpevole, non importa quanto piccola e apparentemente insignificante essa fosse.
Sarà, ma la vicenda del Dottor Marcelletti mi ispira un certo effetto Colombo, non mi convince.

Che un professionista stimato venga così subito sputtanato con accuse infamanti ben oltre la concussione, a reti unificate e con la massima tranquillità, senza la normale parata di avvocati della difesa che espongono le loro ragioni e che non si nega nemmeno ar canaro della Garbatella, mi puzza assai.

Dite la verità, se aveste l’incarico di rovinare un cardiochirurgo infantile, magari per prendere il suo posto, per invidia, per lotte intestine tra bande ospedaliere, perchè non ha accettato certe ritualità ambientali, non trovereste perfetta, visto il target di pazienti, un’accusa di pedopornografia?

Magari mi sbaglio ma è risaputo che far cadere gli uomini in certi tranelli, è più facile che pescare con la dinamite.

P.S. Mi sbaglierò anche su questo ma, secondo me, tra un po’ Veronica chiede il divorzio.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

A volte mi chiedo cosa sarebbero stati questi primi anni del nuovo secolo, nonché millennio senza la saga di Cogne.
Dunque, come in “Beautiful”, diciamo: dove eravamo rimasti? Ah si, al processo d’appello e alla requisitoria dell’accusa, che ha chiesto la conferma della condanna a 30 anni per l’unica imputata Annamaria Franzoni, madre del de cuius. La prossima settimana ci sarà l’arringa della difesa e poi la sentenza. Con un’altra mezza dozzina di puntate di “Non Aprite Porta a Porta” forse ce la caviamo prima della Cassazione.

Un aggiornamento anche sull’ipotesi dell’arma del delitto, che ora pare stabilizzarsi sul versante mestolo, oggetto non troppo poetico per un delitto (“l’ha preso a mestolate”) ma efficacissimo, a quanto pare.
Rimane il mistero di dove sia finito tale utensile domestico ma con i tanti canaloni che vi sono in montagna non pare difficile immaginarlo.

Di questo caso, se mai ci sarà concesso un giorno di riporlo con cura nel dimenticatoio, ricorderemo alcune cose.
La più lampante è che, per la prima volta nella storia del crimine, un caso evidente e limpido come l’acqua fresca, da pagina uno del manuale di criminologia, capitolo figlicidio, viene fatto credere complicato e irrisolvibile al mondo intero, utilizzando mezzi economici e mediatici a profusione.
Il vero mistero è come facciano i Franzoni a non essersi ancora venduti anche le mutande per pagare le parcelle degli avvocati. Sicuramente questo fattaccio di cronaca è anche servito come fenomenale campagna mediatica contro la giustizia, come fa notare giustamente Marco Travaglio nel suo articolo “Telecamera di consiglio”. Ogni riferimento a persone, imprenditori e partiti politici è puramente casuale.

Se si hanno dei dubbi su come al 99% delle probabilità si sono svolti i fatti, conviene leggersi la timeline di quella mattina come riportata dal primo rinvio a giudizio , stilato a botta ancora calda e prima di tutte le invenzioni difensive taorminesche.

La Franzoni si alza male quella mattina. Accusa un malore che, a posteriori, sembra proprio un’aura che precede un episodio psicotico acuto (o raptus, chiamatelo come volete). Viene perfino chiamata la guardia medica che nota come la signora stesse assumendo dei farmaci per dimagrire (a volte contenenti derivati anfetaminici, e quindi stimolanti). A titolo di esempio, alcuni farmaci possono perfino scatenare vere crisi di follia, come il prednisone, un cortisonico.
Il marito comunque alle 7:30 decide di andare a lavorare lo stesso. La madre rimane in casa da sola con i due figli. Il grande si prepara per andare a scuola e poco prima di recarsi alla fermata dell’autobus gioca per un po’ nel giardino. Samuele rimane a letto. Alle 8:15 circa la madre accompagna il figlio grande al bus. Parla con l’autista. Secondo alcune recenti teorie avrebbe dovuto essere in uno stato di sonnambulismo.
Torna a casa e qui non si sa se la porta fosse rimasta aperta o chiusa. In un primo momento lei disse che ovviamente l’aveva chiusa (con tutti i mostri che giravano per Cogne) poi, dovendo sostenere la causa del rapimento alieno rettificò e disse che era rimasta aperta.

Attenzione adesso perché, secondo le ricostruzioni, tra il momento in cui Annamaria rientra in casa e scende da Samuele che piange e l’allarme dato da lei stessa trascorrono otto minuti. Immaginate una madre che scende da suo figlio, lo trova con il cervello spiaccicato sul soffitto e se ne sta lì inebetita per otto minuti, un tempo interminabile per un bambino che lotta tra la vita e la morte. Vi sono madri che hanno sollevato automobili per liberare il figlio imprigionato sotto le ruote. In otto minuti si allertano anche l’esercito e il genio pontieri.
Quando fa finalmente una telefonata non è al 118, come sarebbe logico per ogni madre che avesse trovato suo figlio massacrato da un estraneo, ma alla dottoressa di famiglia nonché psichiatra, la quale si precipita non prima di aver consigliato la donna di chiamare appunto il 118, vivaddìo.
La telefonata successiva Annamaria la fa al marito, ma non al cellulare, al fisso dell’ufficio. Parla con la segretaria e le dice di “riferire a suo marito che Samuele è morto”. Il bambino respira ancora, seppure agonizzante, ma lei, sua madre, lo dichiara già cadavere. Arriva la dottoressa e in quei minuti chissà cosa accade ma comunque viene partorita la mirabolante idea che al bambino è scoppiata la testa per un aneurisma (sic). Samuele viene “medicato” e trasportato fuori all’addiaccio in attesa dell’elisoccorso, che finalmente lo trasporterà in ospedale alle 9,19.
Qualcuno si chiederà a questo punto, ma i Carabinieri dove sono? Se è stato un delitto del mostro di Cogne, scoperto dalla povera madre, le forze dell’ordine che fanno, dormono? Veramente nessuno le ha ancora chiamate, né Annamaria, né la medichessa, né il marito della Bimba.
Saranno allertate dal Dottor Iannizzi del 118 che nota subito qualcosa di strano e non si beve l’assurda teoria della testa scoppiata che va sostenendo, restando miracolosamente seria, la Dott.ssa Satragni. Sarà un infermiere del 118 a chiamare i Carabinieri, che giungeranno solo verso le ore 10 sul luogo del delitto, dove ormai sono passati cani e porci.
Prima di salire in macchina per seguire Samuele all’ospedale Annamaria affiderà le chiavi di casa alla vicina, quella stessa signora che poco tempo dopo sarà accusata di essere una picchiatrice di bambini e possibile bieca assassina del piccolo. Come è noto le chiavi di casa le affidiamo di solito al primo estraneo che capita, possibilmente dalla faccia feroce.

Da quel momento, dopo la certificazione della morte del povero bimbo sfortunato Samuele, ha inizio la grande campagna “salvate il soldato Annamaria” che vede impegnate truppe di terra e di mare e plotoni di avvocati aviotrasportati.
Un ingenuo carabiniere registra in caserma quella che potrebbe essere la vera confessione di Annamaria, “Ci sono madri che uccidono i figli, sa…” ma nessun Vespa ricorderà più quella frase.

Il paese di Cogne viene scosso dalla sua esistenza lenta e pallosa e diventa il paradigma del caso giudiziario, il luogo del grande mistero (che come abbiamo visto mistero proprio non è). Rennes le Chateau e Stonehenge gli fanno una sega.
Il ciclone Annamaria per poco non spazza via tutto il paese. Dal sindaco che sembrava un po’ un Hobbit ai vicini di casa e a tutti coloro che si trovarono per disgrazia sotto il mirino dei diabolici Franzoni quando c’era da trovare un colpevole alternativo alla Bimba. Prima i visitatori della sera precedente e la loro maledizione scagliata sulla Sacra Famiglia Unita. Poi la vicina (quella alla quale si affidano le chiavi di casa della casa della Famiglia Felice), il parente un po’ scemotto della vicina, fino all’ultimo abitante e ad un turista tedesco che passava per caso per un sentiero. Immaginate perché alla fine i Franzoni hanno deciso di tornare al paesello natìo di lei?
Nel suo feudo Annamaria può perfino far credere di essere una baby-sitter ideale per tutti gli under-12. “Oggi” ci fa i servizi lacrimogeni sulla povera madre perseguitata dai giudici carogne, sui quali vigila l’avvoltoio di “Porta a Porta”.

A proposito, stavo pensando stamattina a come sarebbero state diverse le cose se Samuele fosse stato un bambino Rom, ammazzato da sua madre uscita pazza in un raptus. Titolo dei giornali: “Zingara massacra il figlio. La prove inchiodano la madre snaturata, già nota alla Questura per furto”.
Titolo di Libero: “Non solo li rapiscono, ora li massacrano anche“. Nessun comitato pro-Bimba, nessun avvocato di grido, nessuna campagna contro i giudici e nessun plastico della roulotte del campo nomadi in televisione. Ergastolo e taci, e buttiamo via la chiave.

P.S. Cosa c’entra il pendolo di Foucault, parafrasato nel titolo? Nulla, ma faceva tanto Umberto Eco.
Potete però fare anche voi l’esperimento, studiato dalla difesa della Franzoni come ultima spiaggia, per i membri della giuria. Cliccate qui e ripetete con me: “I giudici sono una metastasi, i giudici sono una metastasi…”

Il quadro che illustra questo post è del Laboratorio Saccardi


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Qual’è ultimamente il personaggio che dice sempre la sua in coda alle notizie di cronaca giudiziaria raccontate in televisione? Anche se verrebbe da dire Bonaiuti, in realtà è “l’avvocato difensore”.
Di solito è l’avvocatone coi controcazzi che difende l’imprenditore, il politico o il VIP. Ogni tanto, è vero, compare anche l’avvocaticchio fresco di esame che difende d’ufficio ed al primo incarico il canaro della Garbatella trovato ancora con l’accetta in mano ma si tratta di casi rari. I poveri cristi qualunque non hanno questi privilegi, è un fenomeno prettamente d’elite.

Fateci caso, ormai ogni volta che la notizia criminis riguarda un potente caduto nelle maglie della magistratura, appare in video il suo avvocato difensore che dirà: “E’ una congiura, è fumus persecutionis, le prove non esistono, il mio cliente è completamente estraneo ai fatti, non esiste, ma figuriamoci.“
Siccome dopo queste affermazioni il servizio di solito si chiude e si passa a parlare delle previsioni del tempo e della sagra del formaggio di fossa, lo spettatore rimane con l’impressione, che può diventare certezza, che i magistrati passino il tempo ad incriminare onesti e laboriosi cittadini per puro sadismo. Come dice sempre quel politico-imprenditore di bassa statura.
L’altra campana da ascoltare per farsi un’idea obiettiva dei fatti sarebbero gli inquirenti, ma i giudici, i GIP e i GUP che compaiono in tv (ripresi chissà perchè sempre mentre camminano di fretta in strada) non parlano mai, sono sfuggenti, misteriosi e in fondo sinistri (non è una battuta).

Il problema è che se un magistrato o un giudice non si pronuncia sul caso che sta seguendo è normale, non è normale che gli avvocati difensori, siccome difendono dei pezzi grossi, imperversino sui media utilizzando ogni microfono acceso per le loro tesi difensive. In certi casi si assiste ad una vera e propria mitologizzazione della difesa, con l’avvocato che diventa protagonista di una vera e propria saga mediatica. Il caso Taormina-Cogne è emblematico e difficilmente i suoi record saranno eguagliati e battuti per molto tempo, come il record di Mennea a Città del Messico.
Gli avvocati diventano non solo divi mediatici ma, grazie al dono dell’ultima parola, depositari di verità assolute. “In quel tempo Taormina disse ai suoi giovani di studio, dalla lettera di Previti ai cronisti…”

Chi ha iniziato il filone dell’ultima parola alla difesa è, manco a dirlo, Berlusconi, che può contare su stuoli di avvocati i quali, possedendo lui qualche televisione più quella governativa per trascorsi meriti di premierato, possono arringare praticamente a reti unificate.
Il malcostume ora si è purtroppo esteso anche a personaggi di calibro inferiore che però fanno sempre parte del giro che conta: imprenditori di piccolo cabotaggio, immobiliaristi del quartierino, politicanti, papponi, cazzari, pusher e peracottari vari, per ognuno dei quali ci tocca ascoltare le solite lamentazioni del difensore d’alto bordo: “non può assolutamente rimanere in carcere”, soffre di depressione, claustrofobia ed alluce valgo”. “E’ gravemente ammalato” (praticamente tutti gli imprenditori che finiscono agli arresti sono cardiopatici gravi). La formula magica che apre tutte le porte delle celle è “le condizioni dell’imputato sono incompatibili con la vita carceraria”. Compatibili con le pippate di cocaina praticate fino al giorno prima, però.

Non si arresta mai un colpevole, sono tutti irrimediabilmente innocenti, anche di fronte all’evidenza. Quando un accusato viene beccato in flagrante con prove schiaccianti, gli avvocati americani hanno almeno la decenza di dire: “dimostreremo l’innocenza del nostro assistito in tribunale”. Da noi la parola d’ordine è sgamare il tribunale, magari con qualche legge fatta in casa dall’avvocato casualmente anche parlamentare e poi, ad ogni modo, si tratta sempre del pregiudizio di un giudice nei confronti del loro cliente. Se non fossero avvocati sarebbero normali paranoici affetti dal “Delirio di fumus persecutionis”.

Pensare che con Perry Mason gli avvocati erano riusciti quasi a rendersi simpatici.
Anni di casi appassionanti scanditi dal celebre “Vostro Onore” (che poi è una realtà solo anglosassone ma non fa niente, ancora adesso non riesco a credere che nei nostri tribunali non ci si rivolga al presidente con tale appellativo) e difese appassionate di poveretti salvati dalla galera e forse dalla sedia elettrica grazie alla parlantina sciolta e all’umanità di Perry.

Allora gli avvocati che si vedevano in televisione erano finti. Oggi sono veri, purtroppo, e possono contare su un palcoscenico enorme per perorare la causa dei loro potenti assistiti, i VIPs (Very Impunited Persons). Difesi, ricordiamolo sempre, non per amore ma per denaro, molto denaro.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 84,399 hits

Categorie