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Prove tecniche di successione. Cosa c’è di meglio di un avvocato, di un prezioso consigliere reclutato tra i fedelissimi yesmen per sostituire l’unico boss virile sul viale del tramonto?
Ho l’impressione però che Isabelito Alfano non riuscirà a fare il miracolo di sostituire il Peron nano al comando della cosca, pardon, del governo. Troppo alto. 
E poi, sapete, in un popolo inscimunito dalla televisione temo si rischi il “Vota Alfano”, “Alfano chi, già? Quello che cantava con Romina?”

Povero Cerottoni, crede davvero che diventerà presidente della repubblica e poi imperatore dell’Universo e infine Dio v2.0, l’ultima release dell’Essere Supremo.  Dopo aver sconfitto i Maya, il cancro e i giudici del tribunale di Milano, s’intende. Del resto, cosa può temere lui, con delle riforme scritte di proprio pugnetto da nientepopodimeno che Angelino?
Che cos’è quella sottile inquietudine, quel filo sottile di ansia che mi prende allorchè dalla finestra aperta sento provenire quelle voci che parlano in russo nel cortile di casa mia? Non mi succede lo stesso se sento parlare inglese, arabo o senegalese.

E’ un po’ l’effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d’estate. Se il vicino d’ombrellone teutonico alzava un po’ la voce con i kinder, gracchiando un “strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!”, vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine “Boia di tugni’!..” (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un’espressione da “io ti spiezzo in due” (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l’angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, “Russians”, dell’era reaganiana?
http://www.youtube.com/v/4rk78eCIx4E&hl=it&fs=1
Sono passati tanti anni. Da un giorno all’altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L’ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d’amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant’anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L’inconscio però è una brutta bestia e l’imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all’altro con una specie di “Se mi voti ti cancello”.

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l’ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e “maledetti russi”, loro sono venuti su con l’idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E’ un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c’è? Non sono più comunisti, dicono. Non c’è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l’avevano, oggi nemmeno quello.
Stai a vedere che l’unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.


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Che cos’è quella sottile inquietudine, quel filo sottile di ansia che mi prende allorchè dalla finestra aperta sento provenire quelle voci che parlano in russo nel cortile di casa mia? Non mi succede lo stesso se sento parlare inglese, arabo o senegalese.

E’ un po’ l’effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d’estate. Se il vicino d’ombrellone teutonico alzava un po’ la voce con i kinder, gracchiando un “strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!”, vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine “Boia di tugni’!..” (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con una vaga espressione da “io ti spiezzo in due” (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l’angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, “Russians”, dell’era reaganiana?

Sono passati tanti anni. Da un giorno all’altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L’ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d’amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant’anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L’inconscio però è una brutta bestia e l’imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all’altro con una specie di “Se mi voti ti cancello”.

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l’ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e “maledetti russi”, loro sono venuti su con l’idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E’ un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c’è? Non sono più comunisti, dicono. Non c’è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l’avevano, oggi nemmeno quello.
Stai a vedere che l’unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.


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E’ un po’ l’effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d’estate. Se il vicino d’ombrellone teutonico alzava un po’ la voce con i kinder, gracchiando un “strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!”, vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine “Boia di tugni’!..” (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un’espressione da “io ti spiezzo in due” (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l’angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, “Russians”, dell’era reaganiana?

Sono passati tanti anni. Da un giorno all’altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L’ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d’amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant’anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L’inconscio però è una brutta bestia e l’imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all’altro con una specie di “Se mi voti ti cancello”.

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l’ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e “maledetti russi”, loro sono venuti su con l’idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E’ un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c’è? Non sono più comunisti, dicono. Non c’è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l’avevano, oggi nemmeno quello.
Stai a vedere che l’unico modo per riavere una sinistra in Italia sarà dare il diritto di voto a Svetlana ed Ivan. Molto, molto carasciò.


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E’ un po’ l’effetto che, negli anni settanta, faceva la lingua tedesca ai nostri genitori e parenti ancora memori della guerra.
Me lo ricordo benissimo, al mare d’estate. Se il vicino d’ombrellone teutonico alzava un po’ la voce con i kinder, gracchiando un “strunzachtfunfkunstengeselshafftscheissevierden!”, vedevi il nonno sussultare, aggrottare le sopracciglia e borbottare infine “Boia di tugni’!..” (tedeschi, n.d.t.)

Perchè a me capita la stessa cosa oggi con la coppia di badanti della mia vicina, (li chiameremo Ivan e Svetlana), anzianotti e per altro assolutamente inoffensivi (spero)?
Non sono cosacchi e nemmeno usano far abbeverare i cavalli alla fontanella del giardino, eppure mi sorprendo, vergognandomene, a guardarli con sospetto. Non nascondo che si tratta proprio di sindrome da accerchiamento quando lei mi osserva di rimando con un’espressione da “io ti spiezzo in due” (ho il vago sospetto che la cosa sia reciproca).

Il motivo di questa reazione non sarà perchè sono venuta su in un periodo in cui dire russo significava solo ed unicamente nemico? E per giunta mica un nemico così ma uno che ti avrebbe volentieri distrutto senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata molto carasciò.
Non sarà perchè guardando quegli emozionanti film di fantascienza americani anni cinquanta sugli ultracorpi non mi era sfuggita, come a tutti gli altri spettatori, la rozza metafora? I baccelloni non sono baccelloni in realtà, sono i russi, che vogliono invaderci e distruggerci, portandoci via tutto ciò che abbiamo.
Ricordate, tanto per dirne una delle più recenti, l’angosciante canzone sfilacciamaroni di Sting, “Russians”, dell’era reaganiana?


Sono passati tanti anni. Da un giorno all’altro i russi sono ufficialmente diventati amici con i quali fare lingua in bocca, non sono mai stati comunisti (ma quando mai) ed è stato permesso loro di invaderci in forma strisciante, sotto forma di corpulente signore di una certa età che a volte si portano dietro i mariti (sicuramente ex Armata Rossa, forse addirittura ex KGB). A queste Stevlane affidiamo con assoluta fiducia addirittura i nostri vecchi ed amati genitori.

Non ci sono più i russi di una volta, dice.

L’ex canaglia del KGB dalla coscienza foderata d’amianto frequenta i salotti buoni e piscia nei cessi dorati nelle ville dei più virulenti anticomunisti. Con una enorme ed ipocrita spugnona si sono cancellati quarant’anni di guerra fredda perchè faceva comodo così.

L’inconscio però è una brutta bestia e l’imprinting un grandissimo figlio di puttana. Non puoi fregarli tanto facilmente. Dopo che hai martellato per anni un concetto nel cervello della gente non puoi pretendere di farlo sparire da un giorno all’altro con una specie di “Se mi voti ti cancello”.

Proviamo a fare dello sporco relativismo. Quei signori badanti, la matrioska e l’ex tovarish, hanno una certa età e, facendo una botta di conti anagrafici, quando sono nati la prima cosa che hanno visto erano i baffoni di Stalin. Altro che Konrad Lorenz.
Chissà quante volte hanno sentito parlare a scuola degli imperialisti, degli sfruttatori del proletariato e si sono sentiti raccontare che gli amerikanski e i loro servi europei li avrebbero volentieri distrutti senza dire “ba” con un bel fungo atomico velenoso facendosi una risata very cool.
Quindi, se noi siamo stati allevati a latte e “maledetti russi”, loro sono venuti su con l’idea che noi eravamo dei capitalisti di merda. E’ un pensiero che dobbiamo accettare, che ci piaccia o no. Ecco perchè dicevo che il guardarsi in cagnesco era reciproco.

Va bene ma, che problema c’è? Non sono più comunisti, dicono. Non c’è più pericolo.
Mah, se parli con loro capita molto spesso che venga fuori una certa nostalghija dei tempi andati. Stavano meglio quando stavano peggio, insomma. Allora un pezzo di pane ammuffito ma sicuro l’avevano, oggi nemmeno quello.
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