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Mentre il governo di occupazione del satiro perseguitato e dei suoi addetti/e alla pompetta vara la manovra rinsecchita che tartassa il popolo, scontenta i padroni e fa pure incazzare i poliziotti, gli altri paesi che stanno combattendo un po’ più seriamente la crisi globale provano a farne pagare le conseguenze prima ai furbi che ai soliti fessi, adottando misure di una certa serietà contro la piaga dell’evasione fiscale.
Non sono notizie facili da trovare sui media distratti dal lato B di Pippa; bisogna scavare un poco in rete ma alla fine le notizie si trovano. Come i tartufi.
Nel mese di agosto è stato sottoscritto in via preliminare e sarà definitivamente siglato entro settembre un accordo di pace fiscale tra  la Confederazione Elvetica e la Germania al fine di combattere l’esportazione illegale di capitali tedeschi tra monti e valli d’or e costringere gli evasori a pagarci su le relative tasse. 
E’ il cosiddetto “piano Rubik”, ideato dagli svizzeri e da loro proposto a numerosi stati europei. L’accordo è prossimo alla firma anche con la Gran Bretagna e vi sono già interessamenti concreti da parte di  Austria e Grecia.
Le banche svizzere che detengono capitali di cittadini stranieri provenienti dai paesi che sigleranno l’accordo del “piano Rubik”, chiederanno ai loro clienti la prova che già pagano le tasse nel loro paese. In caso contrario, fermo restando il mantenimento del segreto bancario, le banche si impegnano a farsi sostituti d’imposta per conto di quei paesi e ad applicare una ritenuta del 26% sui capitali, che poi sarà girato al fisco del paese di origine dei clienti.
Qualcuno potrebbe pensare che d’ora in avanti, se il piano Rubik avrà successo e sarà approvato da altri paesi, converrà esportare capitali in altri paradisi fiscali piuttosto che in Svizzera.
Gli gnomi non sono impazziti, sono stati in un certo senso costretti a concepire un accordo del genere per sopravvivere ai sempre più frequenti attacchi, anche di provenienza americana – vedi il caso UBS – al loro preziosissimo principio del segreto bancario. In cambio della salvaguardia dei loro altarini, le banche svizzere offrono una contropartita in denaro – a carico dei loro clienti – agli stati colpiti dal fenomeno dell’esportazione illegale di capitali e ottengono in cambio un’apertura agevolata all’accesso di banche e società svizzere ai mercati europei dei servizi finanziari. Do ut des, Clarice.
Dai bei propositi passiamo alla crudezza dei conti. Quanto prevede di incassare il fisco tedesco dall’accordo con la Confederazione Elvetica?  4 miliardi di euro, 1,5 dei quali verrebbe anticipato dalle banche elvetiche entro trenta giorni dalla stipula del contratto a titolo di garanzia e come segno di buona volontà. 
Mentre la Svizzera gli stana gli evasori preservandone la privacy, dal canto suo la Germania applicherà una  sorta di scudo fiscale per sanare il passato, una liberatoria con aliquote che variano dal 19% al 34%, a tener conto del patrimonio accumulato in base agli anni di detenzione dei capitali in Svizzera. 
Pagata la liberatoria, dal  1° gennaio 2013 i tedeschi con capitali in Svizzera potranno scegliere – ob torto collo – se portare i capitali allo scoperto e pagare le relative tasse in Germania o accettare la tassazione alla fonte applicata dalle banche svizzere.
Finito di parlare delle persone serie, ci tocca a questo punto parlare dei simpatici italiani. La Svizzera, che conta una clientela italiana di tutto rispetto nel settore esportazione di capitali all’estero, del valore stimato tra i 130 e i 230 miliardi di euro, aveva proposto l’accordo anche a noi cialtroni, ricevendo una mappata di picche come risposta.
Recentemente, in occasione del complicato travaglio per il parto della manovra finanziaria, il capogruppo dei Democratici in commissione Bilancio, Pier Paolo Baretta, aveva proposto un emendamento che avrebbe introdotto il piano Rubik anche in Italia, con un recupero per l’erario calcolato tra i 5 e i 9 miliardi di euro. La proposta era stata apprezzata dal Presidente della Commissione, il leghista maroniano Giancarlo Giorgetti che però non si era preso la responsabilità di presentarlo personalmente in aula, lasciando al PD l’onore e l’onere di farlo. Mossa che è stata interpretata con il timore di dispiacere a qualcuno all’interno della Lega e della coalizione di governo.
Il piano Rubik infatti, indovinate un po’, non piace a Tremonti e i motivi del suo rifiuto ad introdurlo in Italia sono considerati inspiegabili dagli esperti. Del resto questo è il governo che ha concepito quel ridicolo ed insultante 5% di liberatoria sui capitali rientrati in Italia. E’ il governo di un Presidente del Consiglio che considera legittima l’evasione fiscale e che si forgia leggi ad personam per risparmiare sulle tasse delle proprie aziende. E’ il governo infine che preferisce attingere sempre ed ogni volta alle sicure ma sempre più magre buste paghe piuttosto che toccare le vacche sacre dell’evasione come quegli imprenditori che prosperano sul lavoro nero, quei professionisti con l’allergia per la fattura, quei commercianti dallo scontrino recalcitrante, quegli artigiani con gli Hummer intestati alla nonna con la pensione sociale e tutta quella immensa e variegata platea di gente dal tenore di vita altissimo che risulta però nullatenente e che vanno, tutti assieme, a costarci circa 300 miliardi di euro all’anno. Per non parlare degli introiti della criminalità organizzata, calcolati in 135 miliardi di euro nel 2010
Solo volendolo quindi si potrebbero raggranellare molti dei soldi necessari alla manovra economica e soprattutto alla ripresa economica, scegliendo di tartassare i disonesti al posto degli onesti.
Evidentemente però, i partiti di questo centrodestra berlusconiano considerano gli evasori fiscali – nel senso il più generale possibile del termine – la punta di diamante del loro elettorato di riferimento e sono disposti a tutto pur di difenderne il comportamento truffaldino. Chissà cosa ne pensano gli elettori onesti che li hanno comunque votati? E’ questo il motivo per cui notizie come quella sul “piano Rubik” sono così difficili da sentire per televisione?

La crisi sta minando ovunque i privilegi delle Caste e i governi seri sanno che non si possono pretendere i sacrifici dalla gente comune che lavora e stenta a campare, mentre queste gozzovigliano alla faccia loro.
Negli Stati Uniti, paese notoriamente restìo al discorso più tasse per i ricchi, il presidente Obama tenta di far capire ai Repubblicani che anche i ricchi devono cominciare a pagare di più, dopo la politica di sconti outlet per gli alti redditi inaugurata con il reaganismo. I paesi europei prendono provvedimenti seri contro l’evasione, scegliendo la serietà di chi .
Solo noi facciamo finta di non capire che, seppure i ricchi continueranno a non entrare nel Regno dei Cieli, qualche cammello, per amore o per forza, dalla cruna dell’ago bisognerà cominciare a farcelo passare.

Giovanni Galloni e Corrado Guerzoni sostengono che, nel corso di una visita negli Stati Uniti nel 1974, il ministro degli esteri Aldo Moro ebbe uno scambio molto duro con Henry Kissinger, il quale arrivò a minacciarlo di gravi conseguenze personali se avesse perseguito nell’intento di aprire ai comunisti. 
Secondo i collaboratori di Moro la frase fu di questo tenore: “Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. Qui, o lei smette di fare questa cosa, o lei la pagherà cara. Veda lei come la vuole intendere”.
Come è finito Moro, di lì a quattro anni, lo sappiamo. Forse Kissinger portava solo sfiga, chissà.
Ora, io comprendo la situazione. A differenza di Moro – e la buonanima mi perdoni per l’accostamento blasfemo – il vecchio godzilla in fondotinta e cipria ci ha salvato dal comunismo e per questo ha accumulato migliaia di punti-fedeltà atlantici. Tanti da ottenere il massimo premio: il culo di una sessantina di milioni di italiani da sverginare a piacimento.
Però, caro Obamino, non dimenticare che questo faceva piedino a Gheddafi sotto il tendone beduino e coglionava Mubarak attribuendogli nipoti mignotte. Non te ne può fregare di meno?
Guarda, pare che in un’intercettazione dica che, nonostante a lui le negre non piacciano, due botte a Michelle le darebbe volentieri. No? Sei superiore a queste cose e non sei come la culona inchiavabile che pare se la sia presa a morte e sogni di schiacciarlo per rappresaglia con le panzerdivisionen?
Forse l’argomento petrolio e geopolitica energetica ti può solleticare di più? A voi non piace essere scavalcati in questi affaroni, vero?
Bene, allora diciamo che il salvatore dal comunismo fa lingua in bocca con Putin, l’intera oligarchia russa e intrallazza con Gazprom; e forse il Tremonti vuole aprire alla Cina. Che mi dici?
Se ancora non sei ancora convinto posso dirti che, anche se non te ne rendi conto, in Borsa si sta come del domino le tessere. Mercato globalizzato, si globalizza anche la crisi economica. Anche se le tue agenzie di rating cercano di fottere l’euro da mesi per salvare quel vecchio rinfanciullito del dollaro e sostenere le velleità imperiali dello Zio Sam, capisciamme’, siamo su  un piano inclinato e in fondo c’è un mare di merda. Se uno scivola e ti si aggrappa, ci finisci anche tu e lo Zio Sam appresso.
Obamino mio bello, te lo ridico con parole semplici. Se l’Italia fallisce perché chi tu sai non vuol finire in galera, ci trascina tutti nella merda. Ho detto tutti. Fottitenne del comunismo e alza le chiappe.
Briffalo tu o fagli dire una parolina da Hillary, di quelle che di solito mettono così bene a posto Bill. O magari sveglia il vecchio Henry e fagli fa’ ‘sta telefonata. Magari un po’ del magic touch gli è rimasto.



“Troviamo un accordo per evitare l’Armageddon economico. E’ semplice, serve un approccio equilibrato, sacrifici condivisi e l’intenzione di fare scelte impopolari da tutte le parti. Questo significa spendere meno sui programmi interni, spendere meno per la difesa e prendere le leggi fiscali e tagliare alcuni sgravi e deduzioni degli americani più ricchi. Sono pronto a fare quello che è necessario per risolvere questo problema, anche se impopolare, mi aspetto che i leader del Congresso diano prova della stessa volontà per arrivare a un compromesso”. (Barack Obama, 16 luglio 2011)

C’è una novità succulenta in Italia. Più che i poveri, che poveri lo sarebbero rimasti comunque con qualunque manovra e qualunque governo, la crisi la pagheranno i redditi medio-bassi, soprattutto la classe media, con una decisione che un governo di sinistra avrebbe fatto fatica a prendere perché della classe media avrebbe avuto paura. Classe media che si innamorò del padrone dello stalliere perché aveva le televisioni che vomitavano oscenità, rotoloni e sofficini ad ogni ora del giorno e per questo faceva tanto libbertà e libberismo; uno che l’ha abbindolata facendole credere che, essendo un grande imprenditore (in realtà sceso in politica per non fallire già vent’anni fa) avrebbe fatto i suoi interessi e l’avrebbe resa ricca come lui. Uno che era Gatto e Volpe allo stesso tempo e che ha fottuto qualche milione di Pinocchi suoi concittadini, come scrivono i giornali stranieri, facendo loro innaffiare l’albero degli zecchini. Un albero che non è mai esistito ma che i papiminkia erano convinti svettasse pieno di dobloni e pezzi da 500 euro nel loro giardino e chi non lo vedeva era una zecca comunista.
Pensate a cosa hanno creduto, questi dementi. Che un miliardario, anzi un fantastiliardario, uno con quaranta case e abituato a pagarsi le zoccole a migliaia di euro a botta, potesse rendersi conto di cosa significa tirare avanti ed avere la forma mentis adatta per governare lo stile di vita della classe media. 
Da un certo punto di vista non era neppure colpa sua. Quando lui continuava a dire che la crisi non c’era, credete che lo dicesse per cattiveria, per sadismo? No, a parte la stupidità e l’impudicizia di dirlo, per lui la crisi effettivamente non c’era. Stranamente era sincero.
Poi, ovviamente, quando sono andati a strappargli con la pinzetta 560 milioni di peli dal culo con la sentenza del Lodo Mondadori, si è finalmente svegliato ed ha cominciato a piangere miseria e a sentirla anche lui, la crisi. Ma ovviamente hanno dovuto andarlo a pungolare nel patrimonio, altrimenti continuava a dormire.
Non pagherà la crisi la classe medio-alta, quella per la quale del resto la crisi non è mai veramente esistita,  a partire dai medici a 150+ euro a visita, dagli avvocati da 600 euro per un colloquio preliminare, dai commercialisti, dai notai, da certi bottegai con il ricarico a volontà; tutta gente che se ti fa la fattura è perché la Finanza gli ha appena fatto visita, altrimenti ciccia e che le tasse non le paga passando dalle forche caudine come chi è lavoratore dipendente ma riesce spesso e volentieri ad evaderle. Evadono per un motivo semplice, perché nessuno gliele trattiene alla fonte ma aspetta che le dichiarino di loro spontanea volontà. La crisi non la pagheranno perchè di loro il governo, evidentemente, ha un po’ più di paura, ma presto capirete il perché.
A proposito di Fiamme Gialle ed affini. Pagherei qualsiasi cifra per vedere in questi giorni le facce degli imprenditori che hanno votato B. per solidarietà di corpo, quegli imprenditori che magari si sono visti mettere i sigilli all’attività dalla Finanza, oppure quegli altri che ne ricevono la visitina regolarmente assieme ai funzionari dell’Agenzia delle Entrate, magari per un controllo su uno scontrino non fatto o una fattura di dieci anni fa e che si vedono fare il verbale con conseguente multa da pagare ad Equitalia per migliaia di euro. Chissà come l’hanno presa a leggere le notizie sui sospetti degli inquirenti che per fare i controlli alle aziendacce di B., del loro nano della Provvidenza, la Finanza prima telefonasse per sapere se la visita disturbava. Le facce, le facce, vi prego.
Quanto gli sta bene agli italiani. Come un Caraceni su misura. Come se lo meritano, questo governaccio, il peggiore di tutti i tempi. Se non fosse che ci andiamo di mezzo tutti bisognerebbe tramutare questa situazione in uno stato permanente, in una pena infernale eterna. Punizione che non sarebbe ancora abbastanza per chi se l’è cercata fino in fondo. E non è ancora finita, ci sarà ancora da divertirsi.
Avrete saputo, spero, che nel mezzo della notte, come i ladri d’appartamento, questi infami manigoldi si sono riuniti nelle stanze del potere e si sono fatti le leggine paraculo per blindare la legislatura fino al 2013 e cancellare i tagli ai loro privilegi. Promessi di giorno e cancellati di notte.
Non pensate però che qui sia solo colpa del nano e del suo circo. Peter Gomez, sul  “Fatto quotidiano” ha scritto qualcosa che condivido profondamente:

“Nel nostro Paese, in maniera assolutamente bipartisan, ci sono un milione e 300mila persone che vivono, direttamente o indirettamente, di politica. Amici, parenti, ex camerati ed ex compagni. Gente che grazie all’attività di partito (magari condotta nell’onestà e buona fede più assolute) ha pianificato la propria esistenza presente, passata e futura. Gente che se fosse costretta ad andare a casa non saprebbe proprio cosa fare. Vi dice niente, a questo proposito, l’astensione di parte dell’opposizione sull’abolizione (mancata) delle province?”

Questa casta parassita ci costa, tra parentesi, 24 miliardi. Oltre ai politicanti puri, vi sono poi le varie caste professionali: i medici, gli avvocati, i notai, l’élite tradizionale ed ovviamente l’eterna Chiesa. Poi gli imprenditori, compresi quelli più spregiudicati ed impresentabili che pagano il pizzo alla politica. Infine, ed è la novità introdotta dal berlusconismo, gli inquisiti e i condannati che ormai rischiano di diventare maggioranza all’interno della casta. La casta mira a proteggere sé stessa e ad ampliare a dismisura i propri privilegi. Siccome sono già ricchi ma la permanenza nelle stanze del potere, attraverso i meccanismi della corruzione neoplastica che corrode il tessuto della nazione, li rende straricchi, ecco che diventano tutti come B., incapaci di mettersi nei panni dell’impiegato o dell’operaio.

La Casta, formata dalle elite tradizionali, dalle classi medio-alte, dalle malavite che approfittano dei favori dei politici non pagheranno la crisi. La pagheremo noi che della Casta non facciamo parte, che ne siamo espulsi, i cui membri non possiamo neppure toccare perché siamo solo marmaglia impura da gasare con il CS.

Tutto questo è infinitamente peggio di Tangentopoli perché dalla situazione attuale si uscirebbe solo con una Rivoluzione alla francese, con i tagli orizzontali si, ma a livello del collo.

Non era Vierville-sur-Mer ma Deauville. Non era il 6 giugno ma quasi, il 26 maggio. Non era il Gen. Cota ma un Cota governatore c’è, da qualche parte. Non era Omaha ma Obama.
Coraggio, nel delirio sta rivivendo tutto il film della Seconda Guerra Mondiale e lo sta facendo con l’avanti veloce. Dopo la Battaglia di Stalingrado dell’altro giorno siamo già allo Sbarco in Normandia. Attendiamo con ansia il bunker. Del resto, ci sarà pure un giudice a Berlino.

Riassunto delle balle precedenti. Eravamo rimasti al Bin Laden in salsa verde della foto qui sopra. Altro dozzinale fake, anch’esso subito smascherato dagli scafati smanettoni photoshoppisti della Rete. Vista la bassa qualità dei fotoritocchi,  Obama e soci hanno deciso infine di non mostrarci più nulla, adducendo il motivo che il cadavere sarebbe stato in condizioni troppo impressionanti per i nostri stomacucci deboli. Capirai, dopo aver visto i bambini nati dopo il trattamento all’uranio impoverito in Iraq, cosa vuoi che sia?

Veniamo agli ovetti freschi di giornata. Un giornalista esperto in faccende di Al Qaeda afferma che Bin Laden è morto di malattia qualche giorno fa e quindi gli Ammeregani avrebbero deciso di inscenare il blitz – o semplicemente  dichiarare che esso è avvenuto, per far credere che il nemico pubblico n° 1 fosse morto per mano loro. Per farsi belli, insomma. Il giornalista l’avrebbe saputo dal medico di base di Osama. O forse da suo cuggino.
Al Qaeda si fa sentire e conferma la morte di Osama, aggiungendo che farà di tutto per vendicarlo, offrendo quindi lo spunto per altri vent’anni di “Guerra al Terrorismo”.
Infine, spulciando tra i computer del de cuius, la CIA ha scoperto che stava preparando un altro attentato, indovinate per quando? Per l’11-9-2011, per la gioia dei numerologi seguaci della teoria dell’11:11.

Non meravigliatevi se ogni giorno le storie diventano sempre più assurde e smaccatamente inverosimili. Fa parte del gioco. Non sei un vero Potere con i controspionaggi se non obblighi il popolo “a credere che gli asini volino”, come dice Giulietto Chiesa.
Il vero Potere consiste nel costringerti a vivere la frustrazione di non riuscire mai a smascherare le sue menzogne. Tu sai che sono menzogne, ma non riuscirai mai a dimostrarlo. Più la menzogna è grossa e più il Potere si consolida perché il popolo la crederà, incapace di gestire il dolore della frustrazione e preferendo la più consolatoria bugia.
Non è questione di essere complottisti.  Tra parentesi, secondo me è meglio essere complottisti che fessi.
La questione fondamentale non è sapere con certezza se Al Qaeda esiste o è solo una sigla di comodo, se l’11 settembre è andata veramente come ce l’hanno raccontata e se Bin Laden è morto o meno. Il punto è  se, in nome di una comoda faciloneria e del vizio di delegare i fatti nostri a chi se ne approfitta, per non saper gestire la frustrazione causata dal mancato raggiungimento della verità, dobbiamo rinunciare per sempre a controllare le fonti, a mettere in discussione le affermazioni del potere. Compito che sarebbe principalmente del giornalista e, di rincalzo, del politico che milita nell’interesse del popolo.
Invece tocca sentire i giornalisti cosiddetti esperti, i signorini grandi firme, ripetere a pappagallo una sequela di assurdità come fossero verità rivelate, imponendoci di credere alle balle con un puro atto di fede e politici come Dario Franceschini rispondere, alla domanda sui dubbi riguardo al blitz ammazzaosama: “Mi pare che nessuno metta in dubbio come si sono svolti i fatti”. Ecco, gli pare. Dimentica qualche milione di utenti della rete abituati a non fermarsi alla prima opinione ma a cercarne una seconda e poi una terza.

La cosa più curiosa di questi giorni è che Osama Bin Laden era già stato dichiarato morto innumerevoli volte e non dal panettiere all’angolo ma dalla compianta Benazir Buttho nel 2007, che in un’intervista a David Frost nominò un certo Omar Sheik definendolo “l’uomo che ha assassinato Osama Bin Laden” (solo un curioso lapsus?); dalle autorità pakistane nel 2009 e, prima di tutto, da un necrologio uscito sulla stampa araba nel dicembre 2001 che ne annunciava la morte.
Secondo la leggenda, Bin Laden era molto malato già ai tempi dell’11 settembre e bisognoso di dialisi e cure particolari. Come abbia fatto a vivere in Provenzano mode in un compound (nessuno sa cosa sia un compound ma nessuno osa chiederne il significato per paura di passare da complottista), senza tv, senza telefono e senza ADSL ma soprattutto lontano da un moderno ed attrezzato ospedale non si sa. Mah!

A questo punto il fatto che Osama Bin Laden sia vivo o morto poco importa. Chiediamoci piuttosto, a questo punto, se sia mai esistito veramente. Oppure se c’è stato un Osama vero e in carne ed ossa, servitore degli interessi americani in Afghanistan all’epoca della guerra contro i russi e un Osama romanzato, o resuscitato post-mortem come essere mitologico. Se fosse morto in quell’ospedale di Dubai nel luglio del 2001 e avessero deciso di utilizzarne la memoria come megaspauracchio sarebbe stata una trovata geniale, bisogna ammetterlo.

L’Osama personaggio ha fruttato interessi altissimi alla causa neocon della Guerra Mondiale al Terrorismo proclamata nel 1999 in attesa del Grande Pretesto per iniziarla, giunto al fine l’11 settembre 2001. Da quel momento il personaggio Bin Laden, capo di Al Qaeda, la rete del terrore, ci ha regalato le sue storie migliori. 
Non importa se tutta la storia dei crolli e del buco nel Pentagono non sta in piedi; se, rivedendolo oggi, il crollo delle Due Torri è sempre più rassomigliante ad una demolizione controllata che non c’entra con gli aerei che impattano sui grattacieli. 
Non importa che Osama non fosse nemmeno ricercato per quell’attentato dall’FBI (perché non sono mai saltate fuori le prove del suo coinvolgimento!). L’unica cosa importante è che sui testi sacri del Potere c’è scritto che il più grave attentato della storia lo ha fatto lui.
Per diversi anni, guerre e distruzioni con milioni di morti sono avvenute con la scusa che si doveva vendicare l’onta dell’11 settembre e combattere la proverbiale cattiveria di Osama Bin Laden.
Poi lo smacco dell’Iraq, il pantano dell’Afghanistan e la Cina che si avvicina sempre più. E’ necessario un cambio di rotta. Nel resto, per molti anni questo famoso terrorismo internazionale non si era più fatto sentire. Magari qualcuno avrebbe cominciato a sospettare che fosse solo una fola, una scusa per mantenere un potere imperiale sempre più traballante. Ci voleva qualcosa di nuovo, con  il Medio Oriente che si sta ridisegnando a grande velocità e non certo solo su base spontanea.

Il personaggio Osama Bin Laden ha servito onorevolmente il suo scopo per dieci anni, Ora è giusto mandarlo in pensione perché forse serve più da morto, anzi da morto due volte. Lo si fa morire come certi personaggi delle soap opera o dei fumetti, con la grande risonanza che i media riservano agli eventi memorabili. Tanto, a controllare se tutta la storia è vera o falsa, resteranno solo i complottisti. E magari, tra un po’, trattandosi di americani, lo resusciteranno con un’altra faccia, come il fratello biondo di Ridge in “Beautiful”.

Il mito Osama Bin Laden a me ricorda il personaggio di Kaiser Soze del film “I soliti sospetti”. Un’invenzione per spaventare, un babau, l’Uomo Nero, il capro espiatorio da tirare fuori al momento opportuno e a cui attribuire tutte le disgrazie di un popolo. Uno di cui aver paura e che è, per definizione inafferrabile.
Uno dietro al quale, però, si cela, nella finzione cinematografica, un genio del crimine e, nella realtà, probabilmente un set completo di burattinai che, mentre il popolino è distratto dalla fiction a puntate dell’arabaccio cattivo con il turbante ed il barbone, fa i suoi conti, specula, intrallazza e disegna la nuova geopolitica mondiale a suo esclusivo vantaggio e alla faccia di miliardi di persone. Oltretutto divertendosi a guardare quanto gli allocchi e i boccaloni si bevano qualunque balla sesquipedale che proviene dalle fonti ufficiali controllate da lorsignori.

Ah, ecco cosa mi ricordava la prima pagina di Repubblica di stamattina con il titolone: “Bin Laden sepolto in mare”.

Esultate! L’orgoglio musulmano sepolto è in mar; nostra e del ciel è gloria!”
( Giuseppe Verdi – Otello, Atto I)
Una messa in scena, appunto.
P.S. Intanto, anche la seconda immagine divulgata del cadavere è visibilmente un tarocco. Forza, potete fare di meglio.

Obama le spara più grosse di B.? 
Siccome di secondo nome, ufficiosamente, faccio Tommaso, ho detto subito stamattina: “Fatemi vedere il cadavere e fatemi la prova del DNA, altrimenti non ci credo”. No, visto che si parla di uno che era in fin di vita nel luglio del 2001 e di cui era uscito il necrologio sui giornali arabi nel dicembre di quello stesso anno, è meglio verificare. Non sia mai che Petraeus, il nuovo capo della CIAE non voglia farsi bello con un sgubb un po’ troppo ardito.
Puntualmente è arrivata la foto ma, visto che di cadaveri me ne intendo, ho visto che c’era qualcosa che non quadrava. Boh, che strano, un morto con la parte inferiore del volto in un’espressione da vivo. Un morto che sorride, che tiene la lingua contratta, la cui mandibola non cade come di solito. 
Dopo qualche ora, ecco smascherato il photoshopping, addirittura su giornali come Repubblica.
E, ancora più tardi, l’altra notizia: il cadavere è stato “sepolto in mare”. No, scherziamo?
Ma no, che avete capito, il corpo ce l’abbiamo e vi mostreremo le foto che saranno la prova finale. Una bella foto tipo quella del Che, in stile Cristo morto del Mantegna.
Non stanno pasticciando un po’ troppo?
Si, va bene, Tommaso, mo’ esageri. La prova del DNA ti toglierà qualunque altro dubbio residuo. 
Già, peccato che il DNA di Bin Laden gli americani lo abbiano già da tempo. Immagino che l’avranno prelevato dal sangue quando la primula rossa del terrorismo internazionale fu ricoverato in un ospedale americano a Dubai nel luglio del 2001. Non è strano? Colui che di lì a poco avrebbe messo a fuoco e fiamme l’America ed era già ricercato per altri attentati che si fa curare dalle sue vittime, con la CIA e l’FBI che gli portano i giornali e i babà.
Dobbiamo creder loro sulla parola anche stavolta, ho già capito. Cominciano ad esagerare, però. Ieri il Papa santo e oggi l’uccisione di Bin Laden. Due atti di fede in meno di ventiquattr’ore sono decisamente troppi.
A proposito, stamattina ho fatto una previsione. Entro stasera, ho detto, qualcuno attribuirà la cattura ed esecuzione di Bin Laden ad un miracolo del Beato (Giovanni) Paolo. Detto, fatto. Non c’è gusto, in questo paese, ad essere indovini.
Sono al 72 per cento di gradimento. Per cinque anni governeremo noi perchè ci ha dato mandato il Paese, con una grande maggioranza, e tutti i sondaggi ci danno una maggioranza ancora più forte per tutte le cose che abbiamo fatto in soli cinque mesi”. (Silvio Berlusconi, un anno fa)

E allora diamoli, i numeri, che sono sempre sinceri, a differenza dei nani. E’ ora di finirla con questa storia del “mandato da parte degli elettori”, che con troppa disinvoltura diventa “mandato da parte degli italiani”.
Come è noto, dire “gli italiani” significa, in logica, “tutti” gli italiani, nessuno escluso. Parlare di percentuali, di maggioranze e relative minoranze significa già escludere la totalità dell’insieme. Quindi è facile cogliere la fallacia del ragionamento.
“Gli italiani sono con me” è, logicamente, una sciocchezza. Il nostro dovrebbe dire, più correttamente; “il 46% di essi, come espresso dalle elezioni” è dalla mia parte. Una cifra lontanissima dal 72% che gli piace tanto e che tiene sempre in bocca come la gomma. Una cifra inoltre statisticamente assai poco probabile, come tutte le cifre che si avvicinano pericolosamente al concetto di plebiscito. Inoltre, il problema con le percentuali è che a fianco di ogni 46% c’è un 54%.

Riguardiamo i conti relativi alle ultime elezioni politiche del 2008 per tentare di capire quanti italiani possono essere matematicamente assegnati all’insieme dei berlusconidi, andando dagli ultras papiminkia ai semplici simpatizzanti.

Possiamo calcolare come certi solo coloro che vergarono sulla scheda elettorale il loro amore per il papi.
Ricordando che i residenti in Italia al 1° gennaio 2008 erano 59 milioni 619mila 290, tra i quali bisogna annoverare gli stranieri e coloro che defunsero prima di poter votare in aprile, concentriamoci sugli aventi diritto al voto: 47 milioni 126mila 326 italiani.
Prendo in esame solo le percentuali dei votanti per la Camera perchè formate su un campione di popolazione più vasto di quello per il Senato (43.133.946).

Dai 47 milioni di aventi diritto al voto bisogna però escludere coloro che non votarono o si espressero in maniera nulla. I voti validi quindi si riducono a 36 milioni 452mila 305, sui quali si calcolarono le percentuali finali per l’assegnazione della vittoria alle elezioni.
La coalizione di centrodestra (sempre parlando della Camera) ottenne 17 milioni 63mila 874 voti, con una percentuale del 46,81% sul totale dei voti validi. Il centrosinistra ottenne 13 milioni 686mila 673 voti, pari al 37,54 per cento dei voti validi.

In pratica, volendo contare uno ad uno i simpatizzanti di papi, dobbiamo dire che sono quei 17 milioni e rotti.
Facendo come fa lui, e cioè generalizzando sull’intera popolazione italiana, andrebbe a finire che la percentuale dei suoi simpatizzanti sarebbe un risibile 28,62%.
Se ha poco senso calcolare la percentuale sulla popolazione generale, lo ha anche sul totale degli aventi diritto al voto, visto che comprende anche coloro che non votarono o annullarono la scheda e dei quali non è dato conoscere con certezza l’orientamento politico, ma facciamolo lo stesso. E’ il 36,20%.
Se vogliamo possiamo aggiungere a questa cifra, che comprende solo i maggiorenni, una quota di minorenni che potrebbero aver sviluppato per Papi un’adorazione pari a quella delle bimbominkia per Marco Carta o Robert Pattinson e, potendolo, lo voterebbero riempiendo la scheda di cuoricini glitterosi.
Calcolando su una popolazione di minorenni dai 12 ai 17 anni di 3.462.029 individui, arriviamo grosso modo a quel 38% di gradimento su scala nazionale indicato dai sondaggisti seri di Harris Interactive, che potrebbe essere effettivamente l’indice della percentuale di berluscones presenti sul suolo italico.
Non so se sia corretta l’operazione ma, allo stesso modo di prima: 100 – 38 fa 62. Il 62 per cento non lo gradisce o gli è indifferente.
38% è quasi la metà esatta di 72%, il che fa sospettare che il nostro abbia il vizio di raddoppiarsi i consensi, pour épater le bourgeois, ovvero far colpo sulle signore – anzi le signorine perchè lui le signore le odia.

Guardando il grafico, però (e giuro che i colori li ha scelti di sua iniziativa Office) una cosa salta agli occhi.
Oddìo, il 62% NON è con lui. Lì dentro ci sono, tra gli altri, le toghe rosse, i suoi persecutori millenari, Di Pietro, Travaglio, i grilli parlanti, la stampa demoplutomassopipponica, i kommunisti, De Benedetti, sua moglie, Michelle Obama, Rosy Bindi, Cacciari, Vauro e Santoro.
A vederla così, la torta fa impressione. Che questa volta abbia ragione lui? Un poer nano circondato da komunisti?

Termino con il Bollettino dei Perseguitati.
Piove sul bagnato: poer nano non ha vinto il Premio Nobel per la Pace. Strano. Un premio intitolato ad una cosa che ha per simbolo un uccello non glielo hanno assegnato? Gli hanno preferito un gigione* abbronzato.
Ah, a proposito, mentre veniva eletto il futuro Presidente degli Stati Uniti e Premio Nobel per la Pace, ricordate cosa stava facendo il nostro presdelcons? Festeggiava.

*Parola del “Giornale”.

“Vi porto i saluti di un signore, di un signore abbronzato. Barack Obama. Non ci crederete ma è vero”. E vi posso dire che hanno preso il sole in due, perché anche la moglie è abbronzata”.
(Italian Joker, settembre 2009)

Se gli piacciono abbronzate, le ministre dovranno adeguarsi.

Fotoritocco creato con Face of the Future.

Un anno fa su questo blog: “Fascio-à-porter”.

A proposito di migliori leader degli ultimi 150 anni. Riuscite ad immaginare un Alcide De Gasperi che non riesce a distogliere lo sguardo modello “ellapeppa!!” dalla passerina della moglie del Presidente degli Stati Uniti d’America?
Da autotrivellarsi dalla vergogna fino a scoprire un nuovo giacimento di petrolio.

Signo’, San Genna’, Gesù, Giuseppe, Sant’Anna e Maria, facitece ‘a grazia!


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Un anno fa su questo blog: “Ed ora le punizioni corporali”.

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