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Un partito progressista maturo, che ha superato le sue malattie infantili, compreso l’infantilismo, raggiungendo una buona autostima e che mira a governare addirittura una nazione intera non avrebbe paura. Non temerebbe un movimento d’opinione da percentuali sotto il cinque per cento – attualmente attorno al 3.0% nelle intenzioni di voto –  che sotto l’involucro di puro marketing ha forse solo il volatile entusiasmo dei suoi sostenitori e che probabilmente non sottrae voti solo a lui ma anche a destra. Magari cercherebbe di capire cosa, di quel movimento, attira gli elettori, soprattutto giovani. Quali sono i suoi argomenti vincenti. Vedrebbe se è il caso di copiarne qualche idea ed iniziativa, se valide, per attirare a sé il consenso di quegli elettori. Insomma si comporterebbe da adulto razionale e consapevole.
Invece, come ha dimostrato l’ultimo caso, quello delle elezioni regionali del Molise, vinte dal candidato di centrodestra per un venticello di corpo sul PD, il partito democratico, invece di prendersela con sé stesso, come fanno gli adulti, ha trovato subito il responsabile della sua sconfitta, il Grillo espiatorio. 
Insomma, il piccolo Piddì ha frignato pestando i piedini per terra e chiedendosi, pieni di pianto gli occhi, come osavano gli elettori italiani di sinistra non votare il meraviglioso partito di Bersani e della Dama Grigia. Stronzi anche loro, sottinteso, come i radicali.
Se perfino la sconfitta nel minuscolo Molise, una regione con poco più di 300.000 abitanti (la popolazione di una città come Bari), riesce ad affossare l’autostima di un grande (numericamente) partito mandandolo in panico per un 3% perso e portandolo a chiedere metaforicamente la testa di un comico pensionatosi in politica, credo ci sia ben poco da fare.
Il bipartitismo in Italia ha prodotto un curioso effetto. Uno dei partiti del duopolio, invece di diversificare l’offerta e tenerci a distinguersi dall’altro, si è quasi completamente identificato con l’aggressore, ovvero con l’impresario di avanspettacolo sceso in politica. Di conseguenza, ragionando ormai in termini di palcoscenico e borsettate reciproche tra primedonne, soffre se un comico gli ruba la scena.  Che i due siano uguali e complementari, aggressore ed aggredito, e che ragionino allo stesso modo, lo dimostra il fatto che B., il Barnum del consiglio, applaude Grillo che “porta via i voti alla sinistra”
Non c’è solo avanspettacolo ma anche una mentalità da presidente del Borgorosso Football Club nei due PD (con L o senza) . L’importante non è partecipare ma vincere, se abbiamo perso non è perché siamo delle pippe ma perché ci hanno dato contro un rigore che non c’era, e poi ce l’hanno tutti con noi, e c’è la sudditanza psicologica degli arbitri.
Grillo, con tutto il rispetto per l’entusiasmo e la costanza nel difendere le sue costose idee, può far paura solo a partiti così. A partiti per i quali il problema non sono loro, i loro dirigenti e programmi, sono gli altri che sono grillini.

Non so se avete visto l’ultimo video di Beppe Grillo e fatto caso all’impressionante annuncio finale. Se una trentina di grillini entreranno in Parlamento alle prossime elezioni non si limiteranno a fare il culo agli altri politici, ma si mangeranno pure i loro cervelli. Interi congressi di neurologia saranno sobbalzati sulla sedia.
A parte che con quello della Gelmini non ci si sdigiuna, ma lo sa Beppe che cibarsi di cervello umano è pericolosissimo perché è altissimo il rischio di contrarre la malattia del prione, il Kuru? Una malattia terribile che fa uscire pazzi e ridere senza motivo e alla fine ci riduce come le povere mucche inglesi di qualche anno fa? 
Per carità ci ripensi, prima di scatenare un’epidemia di Morbo del Grillo Pazzo. Con Sacconi che ne approfitterebbe subito per inocularci uno dei suoi vaccini.

“Penitenziagite! Watch out for the draco who cometh in futurum to gnaw on your anima! La mort e supremos! You contemplata me apocalypsum, eh? La bas! Nous avon il diabolo! Ugly cum Salvatore, eh? My little brother! Penitenziagite!” (Il nome della Rosa)
Credo che, viste le orde di rosicanti che, in queste ore, premono alle porte bisognerà edificare al più presto un nuovo quartiere adiacente a Sucate: Rosicate. 
Nosfigatu sul Giornale dice che votare Pisapia è stata “una grande, enorme stronzata”. Per forza, che si aspettava da ‘sti milanesi brutti, sporchi, comunisti e senza cervello? Mica tutti sono dei geni come la Goebbels di Cuneo, quella che ha suggerito alla povera Lombrichetto, quella che non schiaccerebbe nemmeno un suo simile, la strategia della spranga sui denti al rivale ai tempi supplementari del confronto televisivo. Alla poveretta infine è tremata la mano e invece della spranga è partito il boomerang. Ora la Ministra della Propaganda, responsabile anche delle uscite in stile “notte dei morti viventi” dell’ex comunicatore ridottosi a sorta di freddykruger in fondotinta che a mezzanotte da Vespa riesce solo a terrorizzarti l’audience, è latitante. Già in DefCon 2 la redazione di “Chi l’ha visto”.
Rosica anche la Mussolini che così commenta la vittoria di De Magistris a Napoli: “Per forza, ha vinto Antonio Banderas”. Segno che due botte dal giustizialista non le disdegnerebbe affatto.
Palma d’oro del rosicamento, è ovvio, a iddu. Dalla ridente Romania, dalla quale purtroppo è ritornato, dice che è presto per fargli il funerale ma lancia il malocchio sugli elettori fedifraghi: “I milanesi preghino, i napoletani si pentiranno”.  Tra  il dolciniano “penitenziagite!” di Frate Salvatore e l’ “anatrema su di voi!” del testimone di BagnacavalloInsuperabile come sempre.
Infine Grillo. Definendo il neo sindaco di Milano “Pisapippa” pensava di prenderlo per il culo ma è solo rimasto vittima del gioco beffardo delle libere associazioni. Pisapia, pippa, prendere per il culo, Pippa, il culo di Pippa. Paragonandolo al culo più cool del momento, senza volerlo,  ha fatto a Pisapia solo un complimento. E non è il culo di Sacchi, qui si fa sul serio.
Non ho un argomento preciso da trattare per questa sera ma tanti spunti, come le gocce di pioggia che non hanno mai smesso di cadere, oggi.

Magda MagdiMagdi Cattolico Allam fonda un partito fondamentalista cristiano che si oppone a tutto: dal matrimonio gay, all’eutanasia, all’aborto. Come cambiare religione senza toccare il fondamentalismo: come in quei numeri dove il mago riesce a sfilare la tovaglia dal tavolo mantenendo intatta l’apparecchiatura.

Striscia l’ustascia – In Croazia un blogger, Nikša Klecak, fonda su Facebook un gruppo contrario al premier Ivo Sanader, pubblicando in homepage un fotomontaggio del politico vestito da nazista. Risultato: blogger arrestato con le false accuse di propaganda nazista (!) e possesso di materiale pedopornografico (che si porta sempre bene su tutto). Il blogger è stato poi subito liberato ma non è un bel segnale per la democrazia italiana.
Anche in Italia pare che a breve sequestreranno tutti i gruppi antigovernativi, e resteranno solo “Uccidiamo Murdoch” e “scommetto che trovo 1,000,000,000 persone a cui non piace Murdoch”.
Intanto Beppe Grillo compra casa a Lugano per paura che gli chiudano il blog. Quasi quasi chiudo il blog per paura che mi sequestrino la villa a Montecarlo.

Silvio in the Sky with Diamonds – Chissà perchè quando va in tournée negli ex paesi dell’est gli salta fuori un fastidioso eczema dittatoriale. Oggi a Tirana, dev’essere stato lo spirito di Enver Hoxha ad ispirargli l’ukase contro i direttori dei giornali italiani che “dovrebbero andarsene”.
Le autorità elvetiche faranno bene a rafforzare i controlli alle frontiere. Si prevedono file a Como Brogeda in direzione della Svizzera e vento forte a Caianello.

Ratzi amari – Benedetto sempre più scatenato contro l’Onu e le risoluzioni sui diritti umani. Oggi rifiuta di ratificare quella sui diritti delle persone disabili perchè il testo non contiene uno specifico divieto dell’aborto di feti malformati. Tra qualche minuto andrà in onda la Sinfonia delle Unghie sugli Specchi, suonata da coloro che negano che la Chiesa voglia impiccare i gay e tormentare gli handicappati.
Ed ecco a voi il meraviglioso mondo cattolico in cui ogni scopata è un figlio e, uno su tre, come per le sorpresine negli ovetti kinder, potrebbe nascertene uno con un bell’occhio solo in fronte. Lo chiameremo Polifemo. Se invece non corri il rischio di rimanere incinto perchè sei gay, ahimé non potrai mai diventare Papa. Ritenta, la prossima vita sarai più fortunato.
Se poi fai un incidente, potresti vivere una trentina d’anni da vegetale con una suora che ogni mattina ti infila il clistere. Non è una prospettiva esaltante?

Infine, come aggiornamento sulle elemosine di regime, consiglio la lettura di questo esaustivo articolo di Altroconsumo, che si chiede giustamente “chi ci guadagna con la social card?” Avevate dubbi?

Ultim’oraElio e le Storie Tese rifiutano l’Ambrogino D’Oro in segno di protesta contro la decisione di negarlo alla memoria di Enzo Biagi. Alla cerimonia di premiazione, il 7 dicembre, non ritirerà il premio Shpalman.


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Non ho un argomento preciso da trattare per questa sera ma tanti spunti, come le gocce di pioggia che non hanno mai smesso di cadere, oggi.

Magda MagdiMagdi Cattolico Allam fonda un partito fondamentalista cristiano che si oppone a tutto: dal matrimonio gay, all’eutanasia, all’aborto. Come cambiare religione senza toccare il fondamentalismo: come in quei numeri dove il mago riesce a sfilare la tovaglia dal tavolo mantenendo intatta l’apparecchiatura.

Striscia l’ustascia – In Croazia un blogger, Nikša Klecak, fonda su Facebook un gruppo contrario al premier Ivo Sanader, pubblicando in homepage un fotomontaggio del politico vestito da nazista. Risultato: blogger arrestato con le false accuse di propaganda nazista (!) e possesso di materiale pedopornografico (che si porta sempre bene su tutto). Il blogger è stato poi subito liberato ma non è un bel segnale per la democrazia italiana.
Anche in Italia pare che a breve sequestreranno tutti i gruppi antigovernativi, e resteranno solo “Uccidiamo Murdoch” e “scommetto che trovo 1,000,000,000 persone a cui non piace Murdoch”.
Intanto Beppe Grillo compra casa a Lugano per paura che gli chiudano il blog. Quasi quasi chiudo il blog per paura che mi sequestrino la villa a Montecarlo.

Silvio in the Sky with Diamonds – Chissà perchè quando va in tournée negli ex paesi dell’est gli salta fuori un fastidioso eczema dittatoriale. Oggi a Tirana, dev’essere stato lo spirito di Enver Hoxha ad ispirargli l’ukase contro i direttori dei giornali italiani che “dovrebbero andarsene”.
Le autorità elvetiche faranno bene a rafforzare i controlli alle frontiere. Si prevedono file a Como Brogeda in direzione della Svizzera e vento forte a Caianello.

Ratzi amari – Benedetto sempre più scatenato contro l’Onu e le risoluzioni sui diritti umani. Oggi rifiuta di ratificare quella sui diritti delle persone disabili perchè il testo non contiene uno specifico divieto dell’aborto di feti malformati. Tra qualche minuto andrà in onda la Sinfonia delle Unghie sugli Specchi, suonata da coloro che negano che la Chiesa voglia impiccare i gay e tormentare gli handicappati.
Ed ecco a voi il meraviglioso mondo cattolico in cui ogni scopata è un figlio e, uno su tre, come per le sorpresine negli ovetti kinder, potrebbe nascertene uno con un bell’occhio solo in fronte. Lo chiameremo Polifemo. Se invece non corri il rischio di rimanere incinto perchè sei gay, ahimé non potrai mai diventare Papa. Ritenta, la prossima vita sarai più fortunato.
Se poi fai un incidente, potresti vivere una trentina d’anni da vegetale con una suora che ogni mattina ti infila il clistere. Non è una prospettiva esaltante?

Infine, come aggiornamento sulle elemosine di regime, consiglio la lettura di questo esaustivo articolo di Altroconsumo, che si chiede giustamente “chi ci guadagna con la social card?” Avevate dubbi?

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Striscia l’ustascia – In Croazia un blogger, Nikša Klecak, fonda su Facebook un gruppo contrario al premier Ivo Sanader, pubblicando in homepage un fotomontaggio del politico vestito da nazista. Risultato: blogger arrestato con le false accuse di propaganda nazista (!) e possesso di materiale pedopornografico (che si porta sempre bene su tutto). Il blogger è stato poi subito liberato ma non è un bel segnale per la democrazia italiana.
Anche in Italia pare che a breve sequestreranno tutti i gruppi antigovernativi, e resteranno solo “Uccidiamo Murdoch” e “scommetto che trovo 1,000,000,000 persone a cui non piace Murdoch”.
Intanto Beppe Grillo compra casa a Lugano per paura che gli chiudano il blog. Quasi quasi chiudo il blog per paura che mi sequestrino la villa a Montecarlo.

Silvio in the Sky with Diamonds – Chissà perchè quando va in tournée negli ex paesi dell’est gli salta fuori un fastidioso eczema dittatoriale. Oggi a Tirana, dev’essere stato lo spirito di Enver Hoxha ad ispirargli l’ukase contro i direttori dei giornali italiani che “dovrebbero andarsene”.
Le autorità elvetiche faranno bene a rafforzare i controlli alle frontiere. Si prevedono file a Como Brogeda in direzione della Svizzera e vento forte a Caianello.

Ratzi amari – Benedetto sempre più scatenato contro l’Onu e le risoluzioni sui diritti umani. Oggi rifiuta di ratificare quella sui diritti delle persone disabili perchè il testo non contiene uno specifico divieto dell’aborto di feti malformati. Tra qualche minuto andrà in onda la Sinfonia delle Unghie sugli Specchi, suonata da coloro che negano che la Chiesa voglia impiccare i gay e tormentare gli handicappati.
Ed ecco a voi il meraviglioso mondo cattolico in cui ogni scopata è un figlio e, uno su tre, come per le sorpresine negli ovetti kinder, potrebbe nascertene uno con un bell’occhio solo in fronte. Lo chiameremo Polifemo. Se invece non corri il rischio di rimanere incinto perchè sei gay, ahimé non potrai mai diventare Papa. Ritenta, la prossima vita sarai più fortunato.
Se poi fai un incidente, potresti vivere una trentina d’anni da vegetale con una suora che ogni mattina ti infila il clistere. Non è una prospettiva esaltante?

Infine, come aggiornamento sulle elemosine di regime, consiglio la lettura di questo esaustivo articolo di Altroconsumo, che si chiede giustamente “chi ci guadagna con la social card?” Avevate dubbi?

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Ci risiamo, altro che tormenton de Sesilia’, qui ci riprovano con la legge sull’editoria che potrebbe (uso il condizionale a scopo scaramantico), obbligare i bloggers a registrarsi al ROC, Registro degli Operatori di Comunicazione, a farsi ingabbiare e perfino pagare ingiuste gabelle solo per poter continuare ad avvalersi di un diritto fondamentale e costituzionale: la libertà di espressione sotto ogni forma e mezzo.

Facciamo un passo indietro. Di questa storia, delle minacce di imbavagliare la libera iniziativa intellettuale su Internet, si parla fin dal 2001, quando fu varata la famigerata legge 62 del 7 marzo che, definendo il concetto di prodotto editoriale, recitava così:

1. Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.
2. Non costituiscono prodotto editoriale i supporti che riproducono esclusivamente suoni e voci, le opere filmiche ed i prodotti destinati esclusivamente all’informazione aziendale sia ad uso interno sia presso il pubblico. Per «opera filmica» si intende lo spettacolo, con contenuto narrativo o documentaristico, realizzato su supporto di qualsiasi natura, purchè costituente opera dell’ingegno ai sensi della disciplina sul diritto d’autore, destinato originariamente, dal titolare dei diritti di utilizzazione economica, alla programmazione nelle sale cinematografiche ovvero alla diffusione al pubblico attraverso i mezzi audiovisivi.
3. Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948. (Qui il testo completo della legge)

Vi furono discussioni a non finire anche allora sul fatto che i siti web non dovessero dotarsi di un paio di rotative, qualche proto, un correttore di bozze e una dozzina di giornalisti DOC con tanto di patente bollata.
Ricordiamo che la legge 62/2001 fu varata sotto il Governo Amato II di centrosinistra ma che, nonostante la raccolta di 54.000 firme di una petizione di Punto Informatico per la sua modifica, il successivo governo Berlusconi, in una di quelle improvvise ondate bipartisan che mettono tutti d’accordo, tramite il suo portavoce Bonaiuti difese la legge a spada tratta.

Fu l’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella delibera n. 236 (adottata il 30 maggio 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2001, supplemento ordinario n. 170) con la quale ha reso applicabile e operativa la legge 62/2001, a rassicurare i possessori di siti internet amatoriali preoccupati del loro futuro:

“In sintesi le testate giornalistiche on-line – definite “prodotto editoriale” – devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore, quando hanno una regolare periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale, etc), quando chiedono e ottengono il sostegno finanziario statale e anche quando in organico hanno redattori giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti.” (da Punto Informatico).

Da quanto ne so non successe nulla di ciò che era paventato dal popolo della rete e ci si limitò ad inserire, per precauzione, sul proprio sito un disclaimer come questo: “Questo sito Web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, non può quindi essere considerato “periodico” ai sensi della legge 62/2001. L’aggiornamento avviene secondo disponibilità e necessità, non quantificabili temporalmente e non scadenzabili”.

Molto rumore per nulla? Veniamo ai giorni nostri. Il governo Prodi ha appena approvato un disegno di legge che riprova per l’ennesima volta a mettere ordine nel settore dell’editoria (qui il testo completo). La legge non è ancora definitiva, occorrerà che superi l’iter parlamentare ma fa già discutere parecchio, soprattutto perchè sembra peggiorare, anche se pare impossibile, la legge del 2001 (qui alcuni punti messi a confronto). Vediamo come stavolta viene definito il concetto di prodotto editoriale:

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.

Su Punto Informatico dicono che questo DDL è fatto troppo male e morirà di morte naturale. Lo speriamo e speriamo che loro, che sono esperti in materia, abbiano ragione.
Per carità, io non sono una leguleia ma un testo così scarno, effettivamente sembra fatto apposta per essere sottoposto a modifiche ed emendamenti di ogni tipo, aggiunte e ricuciture.
Se dico che è fatto con i piedi esagero?
E’ una legge che, posta così, sembra dire tutto e il contrario di tutto. Chi è ferrato in legge può sicuramente dare il suo contributo alla discussione meglio di me e confermare questa impressione, se vera.

La legge sembra voler inquadrare chiunque scrive su un pezzo di carta o su una tastiera nella categoria del giornalismo. Perchè vogliono continuare ad assimilarci ai giornalisti, quando a noi non interessa per niente e rispetto a loro abbiamo la grande fortuna di essere gli editori di noi stessi e di non dover rispondere a nessun padrone? A chi dobbiamo rendere conto delle nostre idee? Solo a noi stessi e alla nostra coscienza. Saremo teste dure come il legno, ma non certo di legno di betulla.

Più avanti nelle 20 pagine della legge si dice che non conta se un prodotto editoriale (anche il blog, quindi) è realizzato per scopo di lucro o no. L’egualitarismo uscito dalla porta dei diritti dei lavoratori, rientra dalla finestra delle questioni di lana caprina. Ma siamo davvero tutti uguali se scriviamo su Internet?
A me pare vi sia una bella differenza tra chi fa il blogger da professionista, guadagnandoci delle palanche con i gadgets, i libri e i dvd, con magari stuoli di “negri” che gli scrivono gli articoli e noi migliaia di altri bloggers che non hanno neppure gli annunci di AdSense per tirar su un centesimo ma solo la voglia di scrivere, esprimere le proprie opinioni e magari fare un poco di controinformazione. E i politici che aprono i blog perchè averci un blog fa fico?
Forse quelli che strillano di più in queste ore sarebbero quelli meno danneggiati dal provvedimento rispetto a noi “signori e signore nessuno” che il culo ce lo rompiamo gratis per puro masochismo. Ad esempio Grillo dice che se passa il provvedimento chiude il 99% dei blog. Escluso il suo, vedete?

Seguiamo tutti assieme la vicenda, parliamone sui nostri blog, invitiamo chi è esperto di legge a chiarire le cose ed eventualmente a rassicurarci. Da parte mia posso dire solo che seguirò la vicenda e parteciperò alle iniziative per tentare di impedire che l’Italia assomigli sempre di più a Myanmar o alla Cina, se per disgrazia le cassandre dovessero avere ragione. Se la legge passerà si chieda un referendum abrogativo e allora si vedrà chi ha veramente a cuore la piena libertà dell’informazione.

P.S. Lo facciamo uno scherzaccio a Walter? Lui che è tanto buono e comprensivo per i problemi dell’informazione, gli rompiamo le scatole perchè si impegni, da neo leader del PD, a buttare alle ortiche ‘sto cesso di DDL?

Ci risiamo, altro che tormenton de Sesilia’, qui ci riprovano con la legge sull’editoria che potrebbe (uso il condizionale a scopo scaramantico), obbligare i bloggers a registrarsi al ROC, Registro degli Operatori di Comunicazione, a farsi ingabbiare e perfino pagare ingiuste gabelle solo per poter continuare ad avvalersi di un diritto fondamentale e costituzionale: la libertà di espressione sotto ogni forma e mezzo.

Facciamo un passo indietro. Di questa storia, delle minacce di imbavagliare la libera iniziativa intellettuale su Internet, si parla fin dal 2001, quando fu varata la famigerata legge 62 del 7 marzo che, definendo il concetto di prodotto editoriale, recitava così:

1. Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.
2. Non costituiscono prodotto editoriale i supporti che riproducono esclusivamente suoni e voci, le opere filmiche ed i prodotti destinati esclusivamente all’informazione aziendale sia ad uso interno sia presso il pubblico. Per «opera filmica» si intende lo spettacolo, con contenuto narrativo o documentaristico, realizzato su supporto di qualsiasi natura, purchè costituente opera dell’ingegno ai sensi della disciplina sul diritto d’autore, destinato originariamente, dal titolare dei diritti di utilizzazione economica, alla programmazione nelle sale cinematografiche ovvero alla diffusione al pubblico attraverso i mezzi audiovisivi.
3. Al prodotto editoriale si applicano le disposizioni di cui all’ articolo 2 della legge 8 febbraio 1948, n. 47. Il prodotto editoriale diffuso al pubblico con periodicità regolare e contraddistinto da una testata, costituente elemento identificativo del prodotto, è sottoposto, altresì, agli obblighi previsti dall’articolo 5 della medesima legge n. 47 del 1948. (Qui il testo completo della legge)

Vi furono discussioni a non finire anche allora sul fatto che i siti web non dovessero dotarsi di un paio di rotative, qualche proto, un correttore di bozze e una dozzina di giornalisti DOC con tanto di patente bollata.
Ricordiamo che la legge 62/2001 fu varata sotto il Governo Amato II di centrosinistra ma che, nonostante la raccolta di 54.000 firme di una petizione di Punto Informatico per la sua modifica, il successivo governo Berlusconi, in una di quelle improvvise ondate bipartisan che mettono tutti d’accordo, tramite il suo portavoce Bonaiuti difese la legge a spada tratta.

Fu l’Agcom, Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, nella delibera n. 236 (adottata il 30 maggio 2001 e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale 30 giugno 2001, supplemento ordinario n. 170) con la quale ha reso applicabile e operativa la legge 62/2001, a rassicurare i possessori di siti internet amatoriali preoccupati del loro futuro:

“In sintesi le testate giornalistiche on-line – definite “prodotto editoriale” – devono obbligatoriamente essere registrate nei tribunali e avere un direttore responsabile, un editore e uno stampatore, quando hanno una regolare periodicità (quotidiana, settimanale, bisettimanale, trisettimanale, mensile, bimestrale, etc), quando chiedono e ottengono il sostegno finanziario statale e anche quando in organico hanno redattori giornalisti professionisti, pubblicisti e praticanti.” (da Punto Informatico).

Da quanto ne so non successe nulla di ciò che era paventato dal popolo della rete e ci si limitò ad inserire, per precauzione, sul proprio sito un disclaimer come questo: “Questo sito Web non contiene informazioni aggiornate con cadenza periodica regolare, non può quindi essere considerato “periodico” ai sensi della legge 62/2001. L’aggiornamento avviene secondo disponibilità e necessità, non quantificabili temporalmente e non scadenzabili”.

Molto rumore per nulla? Veniamo ai giorni nostri. Il governo Prodi ha appena approvato un disegno di legge che riprova per l’ennesima volta a mettere ordine nel settore dell’editoria (qui il testo completo). La legge non è ancora definitiva, occorrerà che superi l’iter parlamentare ma fa già discutere parecchio, soprattutto perchè sembra peggiorare, anche se pare impossibile, la legge del 2001 (qui alcuni punti messi a confronto). Vediamo come stavolta viene definito il concetto di prodotto editoriale:

1. Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
2. Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico.
3. La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.

Su Punto Informatico dicono che questo DDL è fatto troppo male e morirà di morte naturale. Lo speriamo e speriamo che loro, che sono esperti in materia, abbiano ragione.
Per carità, io non sono una leguleia ma un testo così scarno, effettivamente sembra fatto apposta per essere sottoposto a modifiche ed emendamenti di ogni tipo, aggiunte e ricuciture.
Se dico che è fatto con i piedi esagero?
E’ una legge che, posta così, sembra dire tutto e il contrario di tutto. Chi è ferrato in legge può sicuramente dare il suo contributo alla discussione meglio di me e confermare questa impressione, se vera.

La legge sembra voler inquadrare chiunque scrive su un pezzo di carta o su una tastiera nella categoria del giornalismo. Perchè vogliono continuare ad assimilarci ai giornalisti, quando a noi non interessa per niente e rispetto a loro abbiamo la grande fortuna di essere gli editori di noi stessi e di non dover rispondere a nessun padrone? A chi dobbiamo rendere conto delle nostre idee? Solo a noi stessi e alla nostra coscienza. Saremo teste dure come il legno, ma non certo di legno di betulla.

Più avanti nelle 20 pagine della legge si dice che non conta se un prodotto editoriale (anche il blog, quindi) è realizzato per scopo di lucro o no. L’egualitarismo uscito dalla porta dei diritti dei lavoratori, rientra dalla finestra delle questioni di lana caprina. Ma siamo davvero tutti uguali se scriviamo su Internet?
A me pare vi sia una bella differenza tra chi fa il blogger da professionista, guadagnandoci delle palanche con i gadgets, i libri e i dvd, con magari stuoli di “negri” che gli scrivono gli articoli e noi migliaia di altri bloggers che non hanno neppure gli annunci di AdSense per tirar su un centesimo ma solo la voglia di scrivere, esprimere le proprie opinioni e magari fare un poco di controinformazione. E i politici che aprono i blog perchè averci un blog fa fico?
Forse quelli che strillano di più in queste ore sarebbero quelli meno danneggiati dal provvedimento rispetto a noi “signori e signore nessuno” che il culo ce lo rompiamo gratis per puro masochismo. Ad esempio Grillo dice che se passa il provvedimento chiude il 99% dei blog. Escluso il suo, vedete?

Seguiamo tutti assieme la vicenda, parliamone sui nostri blog, invitiamo chi è esperto di legge a chiarire le cose ed eventualmente a rassicurarci. Da parte mia posso dire solo che seguirò la vicenda e parteciperò alle iniziative per tentare di impedire che l’Italia assomigli sempre di più a Myanmar o alla Cina, se per disgrazia le cassandre dovessero avere ragione. Se la legge passerà si chieda un referendum abrogativo e allora si vedrà chi ha veramente a cuore la piena libertà dell’informazione.

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Bambini rom ad Auschwitz-Birkenau

Quanti in Italia conoscono la parola Porrajmos ed il suo significato? Il Porrajmos, “divoramento”, è la denominazione che sinti e rom, ovvero gli “zingari”, danno del loro olocausto di non meno di 500.000 vittime, perpetrato dal nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale su motivazioni esclusivamente razziali. Quanti sanno che il famigerato dottor Mengele compiva i suoi “esperimenti” quasi esclusivamente su bambini rom, soprattutto accanendosi sui gemelli?

Se ne sa poco o nulla perchè, a parte la nostra endemica ignoranza storica e nonostante questi numeri sconvolgenti, questo genocidio non è stato elaborato, come la Shoah, in termini di senso di colpa collettivo. Noi europei possiamo e dobbiamo sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto agli ebrei, ma per ciò che abbiamo fatto ai rom ci hanno fatto lo sconto, nulla è dovuto.
A quanto mi risulta, esiste un unico film rievocativo della tragedia del Porrajmos, “E i violini cessarono di suonare” di produzione ungherese, visto una sola volta per puro caso sulla Rai all’ora dei vampiri.

Prima che qualcuno pensi che gli orrori del Porrajmos siano da attribuire esclusivamente alla crudeltà teutonico-nazista, anche il fascismo italiano perseguitò i rom, soprattutto quando filava d’amore e d’accordo con gli spietati Ustasha croati che detenevano rom, ebrei e serbi nel famigerato campo di sterminio di Jasenovac.

In seguito ad un’ordinanza del regime fascista del 1940, i rom di stanza in Italia dovevano essere arrestati e rinchiusi in carcere o in campo di concentramento. Nel nostro paese funzionarono, dal ’41 al ’43, diversi campi di concentramento e “rieducazione” apposta per gli zingari, uno dei quali si trovava ad Agnone, in Molise. Furono sicuramente detenuti prigionieri rom a Ferramonti in Calabria, in Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo e in altri due campi del Molise.

Senza un’adeguata elaborazione di questo razzismo omicida, cosa è cambiato nella percezione dello “zingaro” ai nostri tempi? Esagero se dico: nulla?
Lo “zingaro” è il popolo con il quale ci è tranquillamente permesso essere razzisti, perfino in senso liquidatorio, in una sorta di porto franco mentale. Tutto ciò che non oseresti mai pensare dei neri, degli ebrei, degli omosessuali, lo scarichi sugli zingari senza sentirti in colpa, senza nessuno che ti accusi di essere anti-qualcuno. Una pacchia per il nostro lato oscuro.

Nella zona franca del razzismo a rutto libero, non si fa distinzione tra rom italiani e rom stranieri, diventano tutti rumeni. Spariscono le differenze tra i gruppi e tra gli individui e si dimentica che tra i rom vi sono persone sporche e persone pulite, persone oneste e disoneste, assassini e santi. Come nelle nostre belle casette di Playmobil dove ogni tanto una brava mamma o un bravo ragazzo sbarellano e il sangue macchia i mattoncini Lego.

Per i media che non si permetterebbero mai di sottolineare che una persona è disonesta perchè di colore, lo zingaro è sempre ladro, perfino di bambini e ora anche stupratore ed assassino.
Nella società che dà la massima importanza alla proprietà, al possesso delle cose, quale invasione ci minaccia, più spaventosa di quella degli ultracorpi, a sentire le campane da morto suonate dai giornali e telegiornali scandalettistici se non quella di orde di ladri che premono alle frontiere?
Badate bene, il pericolo non sono le Mafie internazionali con le mani ingioiellate e le narici corrose dalla cocaina. Non i venditori di bombe a grappolo, i guerrafondai e i trafficanti di esseri umani che gestiscono le ondate migratorie ai quali nessuno osa, per paura, torcere un capello, ma gli zingari. Parola di Beppe Grillo.

A proposito, l’ubriaco che ad Appignano ha ucciso investendoli quattro ragazzi non era ubriaco, era rom. Memorabili i servizi che il TG di Mazza ha dedicato al processo, con tanto di lode a Forza Nuova che “ha manifestato in solidarietà con le vittime”.
Qualche tempo fa, per difendere degli stupratori italiani, il sindaco di Montalto di Castro aveva perfino prestato i soldi per la loro difesa. Per loro fortuna erano stupratori, non rom. Siamo un paese votato alla coerenza.

Io non nego che esista un problema immigrazione né che tra i rom vi siano persone dedite al furto e alla delinquenza, come in qualunque consorzio umano.
Io accuso questo razzismo a sfintere aperto che non si vergogna delle scorregge che lancia ogni giorno di più contro un popolo che non è né peggiore né migliore degli altri e che rischia ancora una volta di fungere da capro espiatorio, come nota anche Elisa. Accuso coloro che hanno il coraggio di prendersela con i rom, tanto ben pochi li difenderanno e quindi non rischiano la gogna dell’essere anti-qualcuno.

In fondo sarebbe sufficiente informarsi un po’ meglio su di loro e la loro cultura. Se alla fine qualcuno continuasse a pensare che gli zingari gli stanno lo stesso sui coglioni, guardi la foto sopra e il video e rifletta sul fatto che i treni piombati sono sempre pronti a partire.

http://www.youtube.com/v/iutcKER9MHE

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Bambini rom ad Auschwitz-Birkenau

Quanti in Italia conoscono la parola Porrajmos ed il suo significato? Il Porrajmos, “divoramento”, è la denominazione che sinti e rom, ovvero gli “zingari”, danno del loro olocausto di non meno di 500.000 vittime, perpetrato dal nazifascismo durante la Seconda Guerra Mondiale su motivazioni esclusivamente razziali. Quanti sanno che il famigerato dottor Mengele compiva i suoi “esperimenti” quasi esclusivamente su bambini rom, soprattutto accanendosi sui gemelli?

Se ne sa poco o nulla perchè, a parte la nostra endemica ignoranza storica e nonostante questi numeri sconvolgenti, questo genocidio non è stato elaborato, come la Shoah, in termini di senso di colpa collettivo. Noi europei possiamo e dobbiamo sentirci in colpa per ciò che abbiamo fatto agli ebrei, ma per ciò che abbiamo fatto ai rom ci hanno fatto lo sconto, nulla è dovuto.
A quanto mi risulta, esiste un unico film rievocativo della tragedia del Porrajmos, “E i violini cessarono di suonare” di produzione ungherese, visto una sola volta per puro caso sulla Rai all’ora dei vampiri.

Prima che qualcuno pensi che gli orrori del Porrajmos siano da attribuire esclusivamente alla crudeltà teutonico-nazista, anche il fascismo italiano perseguitò i rom, soprattutto quando filava d’amore e d’accordo con gli spietati Ustasha croati che detenevano rom, ebrei e serbi nel famigerato campo di sterminio di Jasenovac.

In seguito ad un’ordinanza del regime fascista del 1940, i rom di stanza in Italia dovevano essere arrestati e rinchiusi in carcere o in campo di concentramento. Nel nostro paese funzionarono, dal ’41 al ’43, diversi campi di concentramento e “rieducazione” apposta per gli zingari, uno dei quali si trovava ad Agnone, in Molise. Furono sicuramente detenuti prigionieri rom a Ferramonti in Calabria, in Sardegna, alle isole Tremiti, a Tossicia in Abruzzo, a Boiano e Vinchiaturo e in altri due campi del Molise.

Senza un’adeguata elaborazione di questo razzismo omicida, cosa è cambiato nella percezione dello “zingaro” ai nostri tempi? Esagero se dico: nulla?
Lo “zingaro” è il popolo con il quale ci è tranquillamente permesso essere razzisti, perfino in senso liquidatorio, in una sorta di porto franco mentale. Tutto ciò che non oseresti mai pensare dei neri, degli ebrei, degli omosessuali, lo scarichi sugli zingari senza sentirti in colpa, senza nessuno che ti accusi di essere anti-qualcuno. Una pacchia per il nostro lato oscuro.

Nella zona franca del razzismo a rutto libero, non si fa distinzione tra rom italiani e rom stranieri, diventano tutti rumeni. Spariscono le differenze tra i gruppi e tra gli individui e si dimentica che tra i rom vi sono persone sporche e persone pulite, persone oneste e disoneste, assassini e santi. Come nelle nostre belle casette di Playmobil dove ogni tanto una brava mamma o un bravo ragazzo sbarellano e il sangue macchia i mattoncini Lego.

Per i media che non si permetterebbero mai di sottolineare che una persona è disonesta perchè di colore, lo zingaro è sempre ladro, perfino di bambini e ora anche stupratore ed assassino.
Nella società che dà la massima importanza alla proprietà, al possesso delle cose, quale invasione ci minaccia, più spaventosa di quella degli ultracorpi, a sentire le campane da morto suonate dai giornali e telegiornali scandalettistici se non quella di orde di ladri che premono alle frontiere?
Badate bene, il pericolo non sono le Mafie internazionali con le mani ingioiellate e le narici corrose dalla cocaina. Non i venditori di bombe a grappolo, i guerrafondai e i trafficanti di esseri umani che gestiscono le ondate migratorie ai quali nessuno osa, per paura, torcere un capello, ma gli zingari. Parola di Beppe Grillo.

A proposito, l’ubriaco che ad Appignano ha ucciso investendoli quattro ragazzi non era ubriaco, era rom. Memorabili i servizi che il TG di Mazza ha dedicato al processo, con tanto di lode a Forza Nuova che “ha manifestato in solidarietà con le vittime”.
Qualche tempo fa, per difendere degli stupratori italiani, il sindaco di Montalto di Castro aveva perfino prestato i soldi per la loro difesa. Per loro fortuna erano stupratori, non rom. Siamo un paese votato alla coerenza.

Io non nego che esista un problema immigrazione né che tra i rom vi siano persone dedite al furto e alla delinquenza, come in qualunque consorzio umano.
Io accuso questo razzismo a sfintere aperto che non si vergogna delle scorregge che lancia ogni giorno di più contro un popolo che non è né peggiore né migliore degli altri e che rischia ancora una volta di fungere da capro espiatorio, come nota anche Elisa. Accuso coloro che hanno il coraggio di prendersela con i rom, tanto ben pochi li difenderanno e quindi non rischiano la gogna dell’essere anti-qualcuno.

In fondo sarebbe sufficiente informarsi un po’ meglio su di loro e la loro cultura. Se alla fine qualcuno continuasse a pensare che gli zingari gli stanno lo stesso sui coglioni, guardi la foto sopra e il video e rifletta sul fatto che i treni piombati sono sempre pronti a partire.



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