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“Ma se siete cattolici allora perdonate l’uomo di Arcore, perché ieri il suo grido d’orgogliosa ribellione ai padroni del mondo ha strappato a me un grido nell’anima. Almeno lui non gli ha baciato le scarpe per non morire.” (Paolo Barnard)

Mi sfugge qualcosa, giusto un piccolissimo passaggio, carissimo Paolo Barnard. Così il nostro Jeeg-va’ cuore acciaio, il premier supereroe tutto di un pezzo, il nostro Mattei redivivo, avrebbe sfidato a petto nudo il Nuovo Ordine Mondiale degli Illuminati, degli agenti del sempre attuale complotto demoplutogiudaicomassonico e dei Rettiliani, difendendo la sovranità nazionale italiana e rifiutando di sottomettersi? Un po’ come fece Craxi a Sigonella, vuol dire? Con l’implicazione che Craxi cadde non perché rubava a man salva ma perché aveva sgarrato con gli imperiali? Insomma, Tangentopoli come complotto e golpe giudiziario come piagnucola Iddu di tribunale in tribunale?

Ahi ahi ahi, siamo in piena identificazione con l’aggressore. Stiamo già pre-elaborando il lutto della perdita del più grande statista degli ultimi 150 anni idealizzandolo come si fa con chi muore precocemente, facendolo diventare l’eroe e il genio che non è e rifiutandoci di lasciarlo andare per la sua strada, cioè a remengo. O forse stiamo solo cercando disperatamente di razionalizzare la sciagurata atrocità commessa per averlo voluto come capo di stato per quasi vent’anni. Capisco che dobbiamo consolarci ma non esageriamo.

A parte che il concetto di sovranità nazionale in Italia è compromesso fin dall’epoca di Badoglio e che  i nostri destini sono da sempre decisi altrove, in questo caso qualunque inevitabile allusione a personaggi di ben altra levatura come Mattei dovrebbe risuonare nelle nostre coscienze come un bestemmione in pieno Te Deum in San Pietro.
Ho l’impressione, e milioni di altri italiani con me, che Iddu, il Nano della Provvidenza, per tutta la sua sciagurata vita, non abbia fatto altro che lavorare di lingua sulle suole di chiunque potesse garantirgli favori, protezione, salvezza dal gabbio, aumento dei profitti.
Quando dico chiunque penso non solo al già citato Bettino, per ingraziarsi il quale si finse socialista, ma agli amici che contano a Palermo e agli amici degli amici. Gente che ti può si proteggere la patrizia prole dal sequestro piazzandoti un uomo d’onore in casa ma poi pretende la restituzione del favore con interessi molto spesso insostenibili. Penso inoltre ai massoni eversori ed alle organisatzye ed oligarchie rampanti dell’Est con le quali ha tentato giochi spericolati nel campo energetico ai fini dell’aumento del proprio profitto di imprenditore, non di quello nazionale, come sanno bene gli imperiali. Fino al fenomeno dei più infimi magliari, spacciatori e puttane in grado di tenerlo agevolmente per le palle con una mano sola. Ed ai quali lui ha dovuto leccare, perché sempre in debito con loro, altro che scarpe.
Non avrà leccato la suola di Trichet, ma questa piccola galleria di immagini testimonia la propensione del nostro al bacio della mano con relativa genuflessione – evidente manifestazione di sottomissione, come confermerebbe qualunque etologo – di preti, papi, dittatori sanguinari e bibliofili chiacchierati. Nel caso dei religiosi, si potrebbe supporre che, in cambio della chiusura di un occhio o due sulle sue frequentazioni di ragazzine, egli non abbia esitato a svendere al Vaticano, tanto per fare un esempio, la laicità dello Stato.
Pensare insomma che questo individuo, il cui motto su di un ipotetico stemma araldico non potrebbe che essere “Pro Domo Mea”; questo Riccardo III che cederebbe senza indugi un intero Regno – questa miseranda Italia –  per il suo culo  possa veramente pensare al bene comune del suo paese è semplicemente folle. Sono certa che se il Diavolo esistesse potrebbe confermare la presenza della sua tra le anime da riscuotere. Quelle in cima alla lista, quelle che le scarpe le leccano da Dio.

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L’altra sera in uno Speciale TG1 è stato proposto ai telespettatori un paragone oscenamente blasfemo tra il “chi è senza tangenti scagli la prima mazzetta” di Craxi in Parlamento ai tempi di Tangentopoli, la madonnata sui denti a Berlusconi e Gesù Cristo. Credo che sette minuti di compilation di Germano Mosconi in prime time sarebbero state meno offensive per il sentimento religioso e non solo degli italiani. 
Curiosamente però anche Ruby e le altre adultere e maddalene che frequentano il trombatoio di Arcore sono solite chiamare il caimano Gesù Cristo. Con il Vaticano che, ovviamente, non ha niente da eccepire. Forse ha proprio ragione Padre Amorth.
A proposito di Craxi. L’altro giorno, per la serie “Nichi, ci dichi qualcosa di socialista”, il governatore pugliese Lavendo, utilizzando una prosa insolitamente sobria, ha dichiarato che “non si può ridurre la vicenda di Bettino Craxi alla cifra di una vicenda giudiziaria.” Ha ragione. Cosa vuoi che siano 150 miliardi di lire rubati a vario titolo agli italiani? Anche questa affermazione va ad aggiungersi alla mia preziosa collezione di distinguo su Nichi Lavendola.
Se però Nichi intendeva affermare che in confronto agli allievi berlusconidi rettiliani e a tutto il parco di corpivendoli senza vergogna della politica attuale, il maestro Craxi in fondo era un dilettante, sono d’accordo.
Basta non dimenticare che il troiaio attuale nasce proprio negli anni ottanta, assieme al bunga bunga, grazie a Craxi.

Fu proprio Bettino a creare il problema del conflitto di interessi delle televisioni di Berlusconi con la Legge Mammì. Non fu certo, quello, un favore disinteressato. Il Caimano già allora era solito acquistare politici a suon di dobloni e Craxi fu escort assai esosa. 
Oggi, dopo trent’anni di corruzione a peto libero, non si ruba più per il partito (che romanticherìa), come nell’era del  cinghialone garofanato, ma per sé stessi, in un delirio egotistico sfrenato. La corruzione è a conduzione famigliare, bisogna sistemare mogli, figli normali e ab-normal, amanti e parenti vari.
Si vendono tutti, tutti coloro che entrano in contatto con il Grande Corruttore, il quale, in un girotondo di mazzette da far venire il capogiro, compra terzini fluidificanti, puttane ed ex avversari politici con la medesima disinvoltura. Se continua così, nonostante i fantastiliardi, rischia veramente la bancarotta.
Quando ci raccontavano che all’estero un personaggio come Berlusconi, con il suo conflitto di interessi e la sua ricchezza impiegata al fine della corruzione di tutto il corruttibile, non potrebbe mai essere eletto, ci sembrava un’esagerazione da protestanti puritani. Ciò che sta succedendo in Italia è la prova che all’estero hanno ragione. E poi la corruzione è come il vizio del gioco. Si comincia pagando qualche socialista e non si sa dove si va a finire.
Se dico che il rapimento di Aldo Moro fu gestito dalla CIA che aveva infiltrato le B.R. attraverso Mario Moretti e che Moro doveva comunque morire perchè aveva osato portare i comunisti al governo, scommettiamo che sicuramente diranno tutti che è un’assurdità, una stupida teoria del complotto intrisa di dietrologie senza senso? Il famoso “non può essere”.
Invece, se i camerati di merende del nano sostengono che Di Pietro era un agente della CIA e che Mani Pulite fu un’operazione in nero per eliminare Craxi che aveva sgarrato liberando un terrorista palestinese ebreicida, chissà perchè, ciò dovrebbe essere per forza vero. Nessuna dietrologia in questo caso, anzi, dipietrologia.

Lasciamo stare che Di Pietro nei panni dell’agente segreto intento a sorseggiare un Martini mescolato e non agitato è meno credibile di Giuliano Ferrara e Scaramella messi assieme. Oddìo, tutto può essere.
Intendiamoci, le ingerenze atlantiche in casa nostra non sono una novità, come l’utilizzo della mafia in funzione anticomunista e reazionaria, fin dai tempi di Lucky Luciano, scarcerato e aviotrasportato dagli angloamericani in Sicilia per coordinare l’appoggio logistico delle cosche all’invasione alleata dell’isola. Si chiama sovranità limitata e vi sono testi molto ben documentati sull’argomento.

Dal bandito Giuliano mandato a sparare sui lavoratori a Portella della Ginestra, fino all’Enrico Mattei che si mise di traverso sulla strada delle Sette Sorelle fino a Moro che osò sfidare il dogma della conventio ad excludendum nei confronti del PCI, la storia dell’Italia del dopoguerra è storia di misteri, complotti e trame più o meno segrete. Di black-ops in Italia ne sono state messe in atto diverse, vi sono documenti desecretati che lo dimostrano.
Basti pensare agli anni della strategia della tensione, delle stragi impunite, degli opposti estremismi e dei primi vagiti della P2, strumento di eversione con propaggini anche nel Sudamerica dei torturatori. L’imperativo categorico allora era la lotta al comunismo (comprese anche le sue versioni più annacquate) con ogni mezzo. Ho detto ogni mezzo.

Potremmo dire che, si, forse anche Craxi è stato vittima del suo atto di superbia di fronte alla potenza imperiale ma, siccome coloro che si avvantaggiarono dalla sua caduta e dal supposto complotto atlantico ai suoi danni sono coloro che comandano ora, in primis l’amato nanetto, qualcuno potrebbe sospettare che i camerati di merende parlino così perchè allora erano della partita e conoscono bene i loro polli.
Strano che diano ora dello spione a Di Pietro quando, se non sbaglio, vi fu un tempo in cui lo corteggiavano assiduamente e lo slinguazzavano più delle loro baldracche, pur di tirarlo dalla loro parte con offerte di ministeri vari. Altro che Mercedes.

Non si capisce l’Italia se non ci si imprime in testa il concetto fondamentale che la fa tirare avanti da un quindicennio e oltre: non esiste cosa cattiva se essa può giovare a Berlusconi.
Se Di Pietro si fosse steso bravo a cuccia davanti alle scarpe con il rialzo, scodinzolando ogni volta che papi gli avesse tirato un osso, Craxi sarebbe rimasto il ladro pregiudicato e latitante che era e basta. Ora diviene non solo un martire della giustizia ma una vittima dei poteri occulti. Dei Rosacroce e del Bilderberg.

Ricordiamolo bene, invece, e scolpiamolo sulla pietra, come nella lapide qui sopra. Craxi, Andreotti, Forlani, lo spurgo uscito da Mani Pulite era un sistema di potere corrotto e truffaldino. Rubavano a man salva i nostri soldi e sono i primi responsabili dello sforamento del debito pubblico con il quale stiamo lottando ancora oggi. Questa è la sacrosanta verità. Mani Pulite cercò di fermare questo scempio.
I corruttori dei ladri quindi tentarono di corrompere anche i giudici di Mani Pulite ma non vi riuscirono. A meno che non si voglia credere che l’opposizione dipietrista al nano sia solo una pantomima che va avanti da anni.

Gli italiani non lo sanno perchè sono ottusi da trent’anni di culi e fighe in televisione, ma non è improbabile che la seconda repubblica si scoprirà essere ancora più ladra della prima.
A lui piace tanto la frase “non metteremo le mani nelle tasche degli italiani”, ci si fa gli sciacqui ogni giorno a mo’ di colluttorio.
Certo, non le mettono nelle tasche perchè le hanno già infilate da un’altra parte. Qualcuno forse un giorno chiederà conto degli sprechi, dei bagordi, delle clientele, delle elargizioni a puttane e leccaculi vari, che forse potrebbero aver raggiunto vertici mai visti.
Agli italiani per ora non importa. Il fisting arcoriano li esalta. Forse quando si vedranno uscire qualcosa dalla bocca si accorgeranno finalmente di essere stati impalati.

Tornando alle dipietrologie Pomiciniane di questi giorni, ho un sospetto. Se allora i politici della seconda repubblica furono scelti come nuovi esecutori materiali della politica atlantica in Italia, alle spese del CAF, non è che ora tirano fuori la dipietrologia ed il complottismo perchè sentono la puzza della discarica dove potrebbero finire presto, smaltiti come rifiuti tossici dagli stessi poteri atlantici che li avevano sponsorizzati e portati sugli altari negli anni ’90?

Io non starei tranquillo, fossi in loro. Anche Saddam per un periodo è stato grande amico degli USA. Perfino Osama Bin Laden, quando faceva comodo in Afghanistan contro l’URSS. Poi gli amici litigano, le bisce si rivoltano ai ciarlatani e anche nelle relazioni più solide si rompono i bambocci.
Un alleato può diventare scomodo. Quando si impiccia in giochi internazionali più grandi di lui, quando frequenta amicizie discutibili, oppure quando, sempre allargandosi troppo, vorrebbe addirittura sfasciare un intero paese per la smania di diventare invincibile ed invulnerabile. L’impero, in questi casi, è come una nota parte anatomica. Nun vuo’ penziere.

“Il “processo breve” è la ventesima legge approvata nell’interesse di Silvio Berlusconi dai commessi nominati in Parlamento dalla Lega e dal Partito della libertà. È una legge che salva l’Egoarca (morirà il rognosissimo processo Mills, dove è accusato di corruzione). Qualche effetto immediato. La legge sfascia la già malmessa macchina giudiziaria. Non c’è, infatti, nessun contemporaneo provvedimento che asciughi le procedure, depenalizzi i reati, renda più efficiente l’organizzazione giudiziaria, qualifichi le risorse umane e incrementi gli strumenti materiali.
Il “processo breve” impoverisce le casse dello Stato perché si creano condizioni favorevoli alla “casta” (ministri, sindaci, amministratori pubblici) per non risarcire il danno di sperperi e distrazioni. Allontana dalla condanna le società che hanno la responsabilità amministrativa dei reati commessi dal management nell’interesse dell’azienda. Prepara soprattutto un processo ingiusto e diseguale.” (Giuseppe D’Avanzo, “La Repubblica”, 21 gennaio 2010)

Venti leggi. Fatte al posto di quelle che sarebbero servite all’interesse di tutti.
Credete che gliene freghi un cazzo agli italiani di questo sfascio e di questo schifoso utilizzo personale di leggi che dovrebbero tutelare la collettività? Credete che si preoccupino questi teledeficienti acquisiti, questi dementi da interdire con provvedimento d’urgenza, contenti di essere fottuti come la celebre folla femmina di Benito – quanto aveva ragione!, privi completamente di alcun senso dello Stato che non sia quello che riguarda il proprio cortiletto? Impegnati come sono a scrivere stronzate con il k sul telefonino da non accorgersi che l’astronave Italia si autodistruggerà tra trenta minuti perchè hanno premuto loro il pulsante?

Si, bisogna rivalutare Craxi. Questo pover’uomo si limitò a rubare, a mettere da parte dei miseri miliardi di lire per sé e per la propria famiglia. Un ladro di galline, in pratica. Fanno un po’ schifo i figli che piangono quando dovrebbero solo ringraziare il cielo per la generosa eredità ricevuta e che se avessero un briciolo di dignità dovrebbero restituire, essendo refurtiva.
Oggi diciamo accidenti a Craxi che ha aperto la strada a Berlusconi e che ci ha lasciato delle metastasi come Brunetta e De Michelis ma forse nemmeno lui immaginava dove sarebbe arrivato questo imprenditore brianzolo di origini siciliane. Davvero, lui pensava solo di spillargli dei quattrini, non che dandogli un dito si sarebbe preso il culo dell’Italia.
E, sono d’accordo, la seconda repubblica è decisamente peggio della prima, se non ci facciamo mancare nemmeno il migliorista che celebra i ladri di galline con comunicati ufficiali e lettere alla vedova.

In una celeberrima intervista ad Enzo Biagi, Indro Montanelli disse una volta che votandolo e provandolo direttamente sulla pelle come capo di governo gli italiani si sarebbero vaccinati contro il morbo berlusconiano.
Dispiace per il caro Indro ma questa profezia è risultata più errata di quella che, di fronte alla prima trasmissione su lunga distanza di Marconi, fece dire a qualcuno che la radio non avrebbe avuto futuro.
E’ Berlusconi che si sta vaccinando. Sono anni che fa richiami su richiami per immunizzarsi completamente contro la Giustizia e la Legalità e gli italiani gli stanno dando più di una mano. Sapete voi cosa.

“Intendiamoci. Tangentopoli non è stata un’invenzione della magistratura, le tangenti, le corruzioni e le concussioni c’erano e sono state provate e non si poteva chiedere ai magistrati di guardare dall’altra parte. Ma al di là delle responsabilità penali, la dimensione giudiziaria ha finito per sovrastare la riflessione politica“. (Piero Fassino, dicembre 2009)

Ecco. Con il cervello obnubilato dall’overdose di carboidrati e acidi grassi a catena lunga dei cenoni di questi giorni, ci eravamo lasciati sfuggire questa chicca, questa uscita a mezzo stampa del magro Fassino.
Vedi cosa vuol dire mantenere una dieta bilanciata ed avere un fisico asciutto e senza un filo di grasso che ti circola per le arterie? Non si rischia di avere le traveggole e di vedere dei cinghialoni fantasma che girano attorno a casa, con la voglia da parte tua di mettere mano alla doppietta del nonno.
Troppi zuccheri rendono cattivi, è provato scientificamente, aumentano l’aggressività, si arriva ad odiare l’avversario politico.
I magri invece mantengono la calma e l’obiettività. Certo i magistrati potevano chiudere un occhio ma, ormai che il guaio è fatto, diciamo che Bettino è stato un capro espiatorio. Tra un po’, basta avere fede, diventerà anche un martire.

Che il cinghialone sia il primo responsabile dell’enorme potere di Silvio Berlusconi fondato sull’illegalità più completa e del fatto che qualsiasi fenomeno da baraccone ex-socialista si senta in diritto ormai di attentare alla Costituzione perfino nella sua parte immodificabile, al cachettico Fassino non passa manco p’ ‘a capa. Siamo in emergenza democratica e lui disquisisce di massimi sistemi. O di massimi D’alema, il politico che se gli strappi la pelle del volto ci trovi sotto le squame del biscione. Inciuciors, la razza peggiore di reggitori di sacco del più grande statista degli ultimi 150 anni impegnato a diventare un neopornoduce con il fondotinta da far rimpiangere Benito.

A proposito, l’idea di De Magistris, di offrire un salvacondotto al nano ed alle sue ballerine purchè se ne vadano via alle Cayman o in culo al mondo, modestamente, l’avevo avanzata anch’io qualche post fa.
Ovviamente la proposta, che è molto più pragmatica di qualsiasi ipotesi di accordo, inciucio o riforma, perchè toccherebbe solo lui e non l’interesse collettivo del popolo italiano, e sarebbe quindi il minor male possibile per il nostro povero paese, ha già suscitato lo sdegno degli esponenti del PDL, in primo luogo dei maggiordomi Bondi e Capezzolone.
A ruota, naturalmente, è giunta anche la riprovazione del PD, per bocca del Letta nipote. I piddini grigi, terrorizzati all’idea di un nano esiliato a Sant’Elena, con il quale non poter più inciuciare ed infilarsi le dita reciprocamente negli orifizi, dicono che Di Pietro e De Magistris con queste iniziative portano il centrosinistra nell’abisso.

Questione di punti di vista. Nell’abisso della vergogna nei confronti dei propri elettori i piddini ci sono già, almeno per coloro che hanno a cuore la legalità e che credevano che la sinistra avrebbe difeso la collettività dalle velleità autoritarie di un singolo. Berlusconi è illegale, chi difende Berlusconi difende l’illegalità. Sarà un banale sillogismo ma è la verità. Chi ha sentito Violante confessare il vergognoso accordo con Berlusconi, secondo il quale “non gli avrebbero toccato le televisioni”, nonostante una sentenza della Corte Costituzionale che chiedeva di ripristinare la legalità, sa che non potrà mai più dare fiducia ad un centrosinistra che comprenda i Fassino, i D’Alema, i Letta e gli altri Inciuciors. Altro che revisionismo filocraxiano e capri espiatori che fanno ciao.

Giorni fa Massimo D’Alema si chiedeva, sdegnato dai sospetti di neoinciucio, quali fossero mai gli accordi sottobanco fatti dal centrosinistra con Berlusconi in questi anni. Un Travaglio sull’argomento, a questo punto, è di rigore.

Berlusconi è uno che sale sul palchetto, nel 2009, a vent’anni dal crollo del muro di Berlino e del Comunismo e sbraita contro i comunisti, cioè contro qualcosa che non esiste più ed è morto e sepolto da vent’anni.
L’età, certo. I vecchi si fissano facilmente e tendono a ricordare più le cose del passato di quelle presenti.
Invece di sorridere e prendere la battuta “vi ho salvato dal comunismo” come appunto una battuta, come la solita sbroccata del vecchio fascistone anticomunista certificato ISO, i papiminkia pensano dica la verità, ci credono. Ossia entrano nel delirio di uno che, se vogliamo essere magnanimi, fa girare il disco rotto delle sue ossessioni e, se vogliamo essere cattivi, sulla storiella dei comunisti ci marcia da appunto vent’anni, per fare quattrini e soddisfare la sete di potere, unicamente grazie al contributo della congenita ignoranza storico-politica degli italiani.

Ieri leggevo questo versetto whatif papiminkia, postato su un social network:

“Berlusconi non sarà un santo ma il paese gli deve molto. La sua ascesa in politica ci ha salvato da un ventennio “rosso” che sarebbe stato inevitabile vista la scomparsa della DC e la debolezza dell’allora partito di Fini. Grazie Berlusconi.

Ribadiamolo. Il comunismo muore ufficialmente nel 1989. Vent’anni fa giusti giusti. Papi entrò in politica nel 1994, in un periodo di transizione tra il crollo della Prima Repubblica dove lui c’entrava con entrambe le scarpe, come amico pelosamente opportunista di Craxi il socialista, il quale favorì la sua ascesa indisturbata nell’Olimpo dell’imprenditoria televisiva e gli confezionò su misura la Legge Mammì, la madre di tutti i conflitti di interessi.
Il crollo di Craxi metteva in pericolo il privilegio acquisito da Berlusconi in società. Così Berlusconi, in un momento storico dove le bombe della strategia della tensione ricominciavano a scoppiare, questa volta per mano mafiosa, una Mafia che stava cercando disperatamente nuovi referenti politici per ampliare i suoi interessi economici, deve inventarsi qualcosa per restare a galla.
Riesuma quindi il pericolo del comunismo ufficialmente MORTO da cinque anni e, mettendo le mani nel fascistume vecchio e nuovo più becero e populista e ravanando nei liquami maleodoranti della vecchia politica, crea il miracolo italiano di un partito nuovo che puzza di vecchio. Anzi di cadavere. Grazie ai lustrini, alla profusione di figa mediatica, alle tette gonfiate a 2.8 delle ragazze del Drive In, gli italiani non hanno modo di accorgersi che lui li sta spaventando agitando un cadavere e non ne sentono nemmeno il fetore.

Sono vent’anni che Berlusconi gira le fiere di paese mostrando il cadavere del comunismo mummificato ad una platea che crede che il fantoccio sia ancora vivo e vegeto e in grado di nuocere. Ci sarebbe da studiare il fenomeno a fondo perchè qui non si tratta più di politica e di pura ignoranza ma di prestidigitazione, di illusionismo, di ipnosi collettiva.

Non importa se perfino gli ultimi brandelli di sinistra si sono autodistrutti come le astronavi nei film di fantascienza e non esistono più nemmeno come tracce albuminiche in Parlamento. Sono spariti perchè era inevitabile, essendo il Comunismo MORTO da vent’anni ed essendo la Sinistra congenitamente autolesionista e affetta da tendenze suicide. Bastava sedersi sulla riva del fiume e aspettare.
Per i papiminkioni invece è merito di Berlusconi. Si sa, se Silvio avesse parlato cinque minuti con Pilato, Gesù Cristo si sarebbe salvato e avrebbe aperto un circolo di Forza Nazareth. Il Berlusconismo è una perversione del pensiero what if (cosa sarebbe successo se).
“Ci ha salvati dal comunismo”. Proprio lui, uno che, se fosse venuto veramente il comunismo, per i suoi interessi avrebbe imparato a memoria il libretto rosso di Mao, avrebbe chiamato il figlio Yuri ed avrebbe rinominato il Milan “Stella Rossa Milano”.

Un’opposizione sempre più da voltastomaco. Inetta, latitante e connivente con il regime e per questo ben più odiosa della maggioranza che ha il disonore di governarci. Una schiera di reggisacco che hanno tutti paura di irritare il padrone del vapore. Stanno lì con la lingua fuori e facendo “arf, arf” in attesa che il padrone gli lanci benevolo un osso e quando lo hanno ottenuto gli scodinzolano attorno senza ritegno. Senza timore, alzando la coda, di mostrare il buco del culo.

Gli lasciano fare tutto, al padrone. Occupare i media fino all’inverosimile, con dei TG che fanno sembrare democratici quelli sovietici nell’era di Breznev. Dati in mano alle favorite ed ai cocchieri, con l’obbligo di tacere, censurare e rendere inesistenti le porcate, i lesboshow, le leccate di passera e l’adulterio aggravato e continuato di chi parla di “valori famigliari”.
Se siamo informati dai minzolini è colpa di questa opposizione di merda che aspira solo ad infilarsi anche lei nel lettone.
Non hanno mai nulla da dire di veramente serio anche se il segretario ogni tanto abbaia un po’, si spettina il ciuffo e mostra le gengive sdentate.

Chi tra di loro dovrebbe solo tacere per come ha ridotto il maggiore partito di opposizione e dedicarsi alle parole crociate invece di fare politica non trova di meglio che farsi venire le nostalgie e mettere a confronto due leader del passato: Craxi e Berlinguer. Un pregiudicato ed un uomo onesto. Veltroni chi sceglie? Craxi.
Come quelle donne che si innamorano sempre dei mascalzoni, che vuoi farci, gli fanno sesso.

Mentre rivalutano con la lacrimuccia sul viso il Dottor Frankencraxi che inventò il mostro Berlusconi (ma annatevene affanculo!), nel rapporto con la creatura mettono in pratica il detto cinese: “Se proprio non puoi evitare di essere violentata sdraiati e cerca almeno di trarne piacere.”

L’altro giorno alla commemorazione della strage di mafia nella quale morì Paolo Borsellino, a Palermo, non c’era un cane, della autorità, se non i comprimari che di solito si mandano a presenziare gli eventi di serie B. Una vergogna che è anche segno di coda di paglia. Una caporetto di fronte alla strafottenza della mafia senza nemmeno una parola di scusa o la scusa della paura.

E che dire del presidente della repubblica? Così inglese che non si scompone mai. Un inglese napolitano. E’ contento di firmare ma gli dispiace. Gli dispiace di firmare ma è contento. Berlusconi ringrazia e di fatto non ci sono problemi con il Quirinale. Sorrisi, moine e giri di minuetto. Siamo proprio in una botte di ferro, with the friend of the jaguar.

Come rimpiango Pertini e le sue sfuriate ma soprattutto il suo essere veramente coerente con la sua provenienza politica. La cosa è paradossale ma rimpiango perfino un democristiano pudibondo e bacchettone come Scalfaro che, quando ce ne fu bisogno, di fronte alla strafottenza della creatura avida di potere, il “non – ci – sto” bello scandito e fiero, ebbe il coraggio di dirlo.


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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.


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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.

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Filippo Facci, nel ruolo del cattivo, ha invitato una delle ministre dalle labbra chiacchierate a dimettersi perchè, effettivamente, una carriera politica fulminea come la sua non si era mai vista prima e quindi ci deve essere del vero nel gossip che sta ammorbando la politica di quest’estate. Un colpo basso, in grado di abbattere altro che le esili membra della ragazza.

Come un riflesso pavloviano, al suono del campanello riformista, è subito arrivata salivando la solidarietà bipartisan alla ministra, compresa quella delle cagnette alle quali Bocca di Rosa non aveva sottratto l’osso. Povera Mara, scrivono le opinioniste in vena di sorellanza ad un tanto al chilo, non è giusto prendersela con lei. Non è giusto prendersela sempre con le donne. Se però giri attorno al mio uomo ti cavo gli occhi con il cucchiaio.

Anche Travaglio si impietosisce, offre cavallerescamente il braccio alla pulzella affinchè si rialzi e dice che, tutto sommato, ci sono berluscones in alte cariche che fanno al presdelcons servizi ben più umili di quelli orali.

Giusto, non siamo mica gli americani che dobbiamo scandalizzarci per le corna (quando non sono le nostre).
Ciò che fa rizzare i peletti sulle braccia a chi ha ancora un minimo senso dello Stato non è che il vecchio satiro abbia delle amanti e nemmeno che utilizzi le caramelle che ormai usano anche i baldi giovanotti per durare più dei canonici tre minuti, come le uova alla coque.
No, il punto non è questo.

La cosa grave da appurare è se lui abbia appoggiato una sua favorita a noi, facendocela assumere con uno stipendio favoloso superiore di molto al nostro di modesti lavoratori e con l’impegno a mantenerla anche quando le grazie che l’avrebbero, secondo le malelingue, tanto aiutata in carriera saranno sfiorite e necessiterà, oltre che di protesi dentaria, di pensione di vecchiaia.
Non è un sospetto infondato. Fateci caso, le strappone da sistemare per far contenti i vecchi bavosi dell’una e dell’altra sponda politica a chi le ha fatte assumere? Alla RAI, servizio pubblico fino a prova contraria. Stipendiate anche con il canone annuale da 100,00 euro e rotti che paghiamo con sacrificio ogni anno (noi fessi che lo paghiamo).

Ecco, a me dà fastidio solo ed unicamente questo. Che uno che ha i fantastiliardi e dozzine di aziende con migliaia di posizioni disponibili per assumere amici, parenti, conoscenti e amanti, non crei nuovi posti di lavoro a Mediaset ma abbia il coraggio di farsi mantenere i vizietti a spese degli italiani. In pratica, in azienda no perchè i figli si offenderebbero, al governo si, tanto gli italiani sono coglioni.
Chi lo ha votato non si rende conto di questo paradosso offensivo, non lo vede proprio. Si accontenta di sbavare dietro alle donne del capo, di guardare ma non toccare e di contribuire al loro costoso mantenimento. Una sorta di adozione a distanza.
Dice che siamo invidiosi perchè le loro politcanti con il risucchio sono belle ed intelligenti. Le altre, quelle del centrosinistra no, s’intende. Le loro sono talmente intelligenti che hanno bisogno di far vedere le poppe anche alle sei di mattina, nel caso sembrassero improvvisamente cretine quando aprono bocca.

Un’altra cosa che mi dà fastidio è che la fatalona di destra, quando appende il reggicalze al chiodo perchè ha raggiunto lo scopo e si è sistemata, assume quell’aria da verginella che fa ohi ohi che male.
Fateci caso. Si evitaperonizzano con il tailleurino monacale e fanno intendere che per loro la politica è uno sforzo immane, una missione. Deperiscono, si distruggono la tiroide e diventano esoftalmiche.
Non solo ma, come tutte le redente, si mettono a fare la predica agli altri. A quello sfacciato del gay con le chiappe di fuori e le paillettes, per esempio. Cominciano a menarla con il valore della famiglia. Ritornano vergini con tanto di imene intonso. Pure sì come angeli.
Qualcuno mi spieghi perchè una che suona il pianoforte, danza sulle punte, legge libri impegnati e si è laureata non potrebbe anche essere brava a fare rutti, a pulire i cessi o ad esercitare le arti bolognesi. Non c’è scritto da nessuna parte che una cosa debba escludere l’altra. A meno che non si voglia prendere qualcuno per il culo.
E’ la solita ipocrisia dei bacchettoni, che ne fanno di tutti i colori ma poi corrono a slinguazzare le sante mani in cerca di perdono, che viene loro concesso a caro prezzo, a suon di bigliettoni.

Stia tranquilla la ministra. Cercheranno di farla cadere ma lei si rialzerà, più intelligente di prima. A noi non rimarrà tra un pò che rimpiangere gli anni ’80 di Craxi , delle pagelle di Moana e delle cattive ragazze che non avevano paura di esserlo.


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