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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.


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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

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Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

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Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

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Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
Questa foto è l’orrore del mondo, è l’orrore della fame, della sete, della pena capitale comminata senza rimorsi a milioni di esseri umani affinchè noi possiamo continuare in pace a soffrire di ipercolesterolemia endemica.
E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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E’ brutto dirlo, me ne rendo conto, ma chi non vuole mettersi nei panni di chi soffre, è incapace della generosità più grande e nobile, quella di lasciar gli altri liberi di scegliersi un destino, anche di andarsene all’altro mondo se vogliono e difende un principio assoluto ed ottuso che è quello del puro e disumano abuso di potere, dovrebbe solo provare quella sofferenza che non capisce sulla propria pellaccia.

Lo dico consapevole della cattiveria della cosa, con la rabbia di chi assiste ancora una volta agli ukase da zaretti di coloro che vorrebbero condannarci ad una vita non voluta, ad una vera e propria pena di vita.

Segnalo questo commento di Umberto Veronesi, che dice tutto ciò che c’è da dire sulla questione rispetto della volontà del paziente.

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E’ brutto dirlo, me ne rendo conto, ma chi non vuole mettersi nei panni di chi soffre, è incapace della generosità più grande e nobile, quella di lasciar gli altri liberi di scegliersi un destino, anche di andarsene all’altro mondo se vogliono e difende un principio assoluto ed ottuso che è quello del puro e disumano abuso di potere, dovrebbe solo provare quella sofferenza che non capisce sulla propria pellaccia.

Lo dico consapevole della cattiveria della cosa, con la rabbia di chi assiste ancora una volta agli ukase da zaretti di coloro che vorrebbero condannarci ad una vita non voluta, ad una vera e propria pena di vita.

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E’ brutto dirlo, me ne rendo conto, ma chi non vuole mettersi nei panni di chi soffre, è incapace della generosità più grande e nobile, quella di lasciar gli altri liberi di scegliersi un destino, anche di andarsene all’altro mondo se vogliono e difende un principio assoluto ed ottuso che è quello del puro e disumano abuso di potere, dovrebbe solo provare quella sofferenza che non capisce sulla propria pellaccia.

Lo dico consapevole della cattiveria della cosa, con la rabbia di chi assiste ancora una volta agli ukase da zaretti di coloro che vorrebbero condannarci ad una vita non voluta, ad una vera e propria pena di vita.

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Eh no, adesso come risarcimento vogliamo “Querelle de Brest”, il capolavoro maledetto di Fassbinder, su Raiuno in prima serata e in versione uncut, con Brad Davis in tutto il suo splendore. Con Fabrizio del Noce versione Alex De Large, legato alla sedia e con i divaricatori alle palpebre, obbligato ad assistere a tutto, compresa la sodomizzazione di Querelle. Così imparano, i bacchettoni della Rai.
Io mi rifiuto da anni di vedere film in TV tranciati con la motosega ma immagino cosa potranno aver capito gli spettatori che lo vedevano per la prima volta del film “Brokeback Mountain” evirato delle scene che fanno capire la vera natura del rapporto tra i due protagonisti.
Io vidi il film l’anno scorso e non mi entusiasmò più di tanto. Più avanti spiego perchè.
Sostituendomi al servizio pubblico, visto che la RAI ha tagliato i fondamentali, ricapitolo la trama per gli ignoranti (in senso buono, che ignorano), aggiungendo la descrizione delle scene tagliate.

Due rudi cowboy si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi, complici la natura e la bellezza dei due, che succede? (scena tagliata: Ennis va al sodo con Jack, e lo fa suo piuttosto sbrigativamente. La scena è doverosamente brutale, visto che non stiamo guardando Candy Candy, ma non si vede assolutamente niente al di sotto del busto.)

Ennis è uno di quelli che, dopo essersi abbuffati, si fanno venire la nausea al momento del conto. E’ evidente che l’altro, Jack Twist, quello innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.
Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all’amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai. Che abbia studiato dai preti?
Tornato all’ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti. (Chissà se hanno tagliato anche la scena dove il maritino rigira la mogliettina alla maniera delle pecorine di montagna?)

Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.
Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. (Questa è una delle scene più belle del film, che mi dicono avere tagliato di netto. Un bacio appassionato e molto realistico tra Heath e Jake.) Tagliando il bacio non si sarà capito il perchè della faccia della moglie, immagino. Sarà diventato un momento surreale alla Buñuel.

Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent’anni.
Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack però è sempre rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro, ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall’altro tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell’ipocrisia del “toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca”. Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.

Come da manuale hollywoodiano, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, le lacrime da coccodrillo e la camicia dell’amato che diventa la reliquia dell’amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro. Un momentino trash, se vogliamo.

Il film a suo tempo mi ha deluso, come dicevo, perchè è piuttosto lento, noiosetto e scontato, con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli. E poi soprattutto perchè in fondo fa il gioco di chi vuole colpevolizzare l’omosessualità.
Io avrei avuto più coraggio di Ang Lee, avrei fatto una cosa tipo “Thelma e Louise,” con Ennis e Jack che lasciano le rispettive stronzissime mogli con un “hasta la vista baby” e scappano lontano andando a spassarsela allegramente non solo in montagna ma anche al mare, in campagna e in città, trombando beati come ricci. Con un finale dove, passando dalla Spagna, si sposano e invecchiano felici finchè uno non muore nelle braccia dell’altro.

Ora pensate. Hanno preso un film che non premia la gaiezza ma la rende scelta tragica come sempre e dove chi ama muore e se ne sono fatti spavento. Hanno temuto che qualche vero maschio italico potesse deviare dalla retta vita della gnocca e potesse bagnarsi in sogno pensando a Heath e Jake. Hanno chiamato Facciadicuoio e lo hanno fatto divertire con la motosega. Come sempre si considera più accettabile la violenza della censura della forza rivoluzionaria del sesso.


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Io mi rifiuto da anni di vedere film in TV tranciati con la motosega ma immagino cosa potranno aver capito gli spettatori che lo vedevano per la prima volta del film “Brokeback Mountain” evirato delle scene che fanno capire la vera natura del rapporto tra i due protagonisti.
Io vidi il film l’anno scorso e non mi entusiasmò più di tanto. Più avanti spiego perchè.
Sostituendomi al servizio pubblico, visto che la RAI ha tagliato i fondamentali, ricapitolo la trama per gli ignoranti (in senso buono, che ignorano), aggiungendo la descrizione delle scene tagliate.

Due rudi cowboy si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi, complici la natura e la bellezza dei due, che succede? (scena tagliata: Ennis va al sodo con Jack, e lo fa suo piuttosto sbrigativamente. La scena è doverosamente brutale, visto che non stiamo guardando Candy Candy, ma non si vede assolutamente niente al di sotto del busto.)

Ennis è uno di quelli che, dopo essersi abbuffati, si fanno venire la nausea al momento del conto. E’ evidente che l’altro, Jack Twist, quello innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.
Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all’amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai. Che abbia studiato dai preti?
Tornato all’ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti. (Chissà se hanno tagliato anche la scena dove il maritino rigira la mogliettina alla maniera delle pecorine di montagna?)

Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.
Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. (Questa è una delle scene più belle del film, che mi dicono avere tagliato di netto. Un bacio appassionato e molto realistico tra Heath e Jake.) Tagliando il bacio non si sarà capito il perchè della faccia della moglie, immagino. Sarà diventato un momento surreale alla Buñuel.

Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent’anni.
Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack però è sempre rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro, ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall’altro tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell’ipocrisia del “toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca”. Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.

Come da manuale hollywoodiano, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, le lacrime da coccodrillo e la camicia dell’amato che diventa la reliquia dell’amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro. Un momentino trash, se vogliamo.

Il film a suo tempo mi ha deluso, come dicevo, perchè è piuttosto lento, noiosetto e scontato, con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli. E poi soprattutto perchè in fondo fa il gioco di chi vuole colpevolizzare l’omosessualità.
Io avrei avuto più coraggio di Ang Lee, avrei fatto una cosa tipo “Thelma e Louise,” con Ennis e Jack che lasciano le rispettive stronzissime mogli con un “hasta la vista baby” e scappano lontano andando a spassarsela allegramente non solo in montagna ma anche al mare, in campagna e in città, trombando beati come ricci. Con un finale dove, passando dalla Spagna, si sposano e invecchiano felici finchè uno non muore nelle braccia dell’altro.

Ora pensate. Hanno preso un film che non premia la gaiezza ma la rende scelta tragica come sempre e dove chi ama muore e se ne sono fatti spavento. Hanno temuto che qualche vero maschio italico potesse deviare dalla retta vita della gnocca e potesse bagnarsi in sogno pensando a Heath e Jake. Hanno chiamato Facciadicuoio e lo hanno fatto divertire con la motosega. Come sempre si considera più accettabile la violenza della censura della forza rivoluzionaria del sesso.


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Io mi rifiuto da anni di vedere film in TV tranciati con la motosega ma immagino cosa potranno aver capito gli spettatori che lo vedevano per la prima volta del film “Brokeback Mountain” evirato delle scene che fanno capire la vera natura del rapporto tra i due protagonisti.
Io vidi il film l’anno scorso e non mi entusiasmò più di tanto. Più avanti spiego perchè.
Sostituendomi al servizio pubblico, visto che la RAI ha tagliato i fondamentali, ricapitolo la trama per gli ignoranti (in senso buono, che ignorano), aggiungendo la descrizione delle scene tagliate.

Due rudi cowboy si trovano da soli su un monte a badare ad un branco di pecore. Prima fanno i duri e puri e poi, complici la natura e la bellezza dei due, che succede? (scena tagliata: Ennis va al sodo con Jack, e lo fa suo piuttosto sbrigativamente. La scena è doverosamente brutale, visto che non stiamo guardando Candy Candy, ma non si vede assolutamente niente al di sotto del busto.)

Ennis è uno di quelli che, dopo essersi abbuffati, si fanno venire la nausea al momento del conto. E’ evidente che l’altro, Jack Twist, quello innamorato, sarà destinato a soffrire tutta la vita. Non a caso noi donne ci identifichiamo in lui dal primo istante.
Finita la stagione del pascolo i due si salutano e adios, non prima che Ennis abbia raccomandato all’amico di non raccontare a nessuno quello che è successo tra le fresche frasche, non si sa mai. Che abbia studiato dai preti?
Tornato all’ovile, è proprio il caso di dirlo, Ennis si sposa una sciacquetta che in tre secondi netti gli scodella due marmocchie petulanti. (Chissà se hanno tagliato anche la scena dove il maritino rigira la mogliettina alla maniera delle pecorine di montagna?)

Dal canto suo a Jack va un tantino meglio. Almeno la sua altrettanto insulsa moglie è ricca, o meglio lo è il suocero.
Un giorno Jack si rifà vivo con Ennis e sono di nuovo dolci baci e languide carezze sotto il portico, con la mogliettina che occhieggia basita dalla finestra. (Questa è una delle scene più belle del film, che mi dicono avere tagliato di netto. Un bacio appassionato e molto realistico tra Heath e Jake.) Tagliando il bacio non si sarà capito il perchè della faccia della moglie, immagino. Sarà diventato un momento surreale alla Buñuel.

Da quel momento i due, con la scusa di andare a pescare, si incontreranno periodicamente sulla montagna galeotta. Per vent’anni.
Tra divorzi, mamme che imbiancano e figli che crescono e nonostante abbia provato a rifarsi una vita con un altro casalingo disperato, il cuore di Jack però è sempre rimasto con Ennis a Brokeback Mountain. Ad ogni incontro, ogni offerta di Jack di sfidare le convenzioni e andare a vivere insieme viene rifiutata dall’altro tutto di un pezzo, che non vuole che il paese mormori ma preferisce vivere nell’ipocrisia del “toccami Cecco, mamma Cecco mi tocca”. Anzi, affinchè suocera intenda, racconta di quando, da piccolo, assistette allo scempio di un gay del luogo, ucciso dai veri maschi del luogo con modalità efferate.

Come da manuale hollywoodiano, non può mancare il finale tragico, i rimorsi tardivi, le lacrime da coccodrillo e la camicia dell’amato che diventa la reliquia dell’amore impossibile, pateticamente appesa sulla gruccetta di fil di ferro. Un momentino trash, se vogliamo.

Il film a suo tempo mi ha deluso, come dicevo, perchè è piuttosto lento, noiosetto e scontato, con molto National Geographic e Marlboro Man e con una sceneggiatura dai dialoghi a volte involontariamente ridicoli. E poi soprattutto perchè in fondo fa il gioco di chi vuole colpevolizzare l’omosessualità.
Io avrei avuto più coraggio di Ang Lee, avrei fatto una cosa tipo “Thelma e Louise,” con Ennis e Jack che lasciano le rispettive stronzissime mogli con un “hasta la vista baby” e scappano lontano andando a spassarsela allegramente non solo in montagna ma anche al mare, in campagna e in città, trombando beati come ricci. Con un finale dove, passando dalla Spagna, si sposano e invecchiano felici finchè uno non muore nelle braccia dell’altro.

Ora pensate. Hanno preso un film che non premia la gaiezza ma la rende scelta tragica come sempre e dove chi ama muore e se ne sono fatti spavento. Hanno temuto che qualche vero maschio italico potesse deviare dalla retta vita della gnocca e potesse bagnarsi in sogno pensando a Heath e Jake. Hanno chiamato Facciadicuoio e lo hanno fatto divertire con la motosega. Come sempre si considera più accettabile la violenza della censura della forza rivoluzionaria del sesso.


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