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Oggi ho letto un articolo interessante sul “Fatto quotidiano” che però mi ha lasciata parecchio perplessa. Si parlava di nuovo, come succede sempre più spesso in questi ultimi tempi, della crisi dei blog e dei loro tenutari, di coloro che, secondo Daniele Sensi, sono morti che non si rendono conto di esserlo, come Bruce Willis nel “Sesto Senso”. A Danie’, famme da’ na grattatina.
Strano perché avevo appena letto su Repubblica che in America i blogger sono sempre più considerati opinionisti degni di rispetto e dei veri guru dell’informazione, più ascoltati dei giornalisti.

Dobbiamo pensare che in Italia stia invece scoppiando la bolla dei blog? Cosa non ha funzionato? Perché la gente non li legge più (sempre che sia vero?) 
E’ perché i blogger sono dei pallosi che la menano sempre con le stesse cose (ancora Sensi dixit)? La colpa è forse di Facebook dove, ohibò, i blogger stanno a cazzeggiare tutto il giorno invece di sforzarsi gli sfinteri per scodellare il post quotidiano?
Detto, tra parentesi, che io considero Facebook semplicemente uno dei tanti mo(n)di possibili per comunicare e che, per lanciare una battuta fulminante o un commento al volo su qualcosa che si sta seguendo tutti assieme (come una trasmissione televisiva o un evento di massa) scrivere una nota sul social network è molto più pratico e sensato che fare un post di due righe su un blog che, se va bene, sarà letto qualche ora dopo che è trascorso l’attimo fuggente, io penso che la crisi dei blogger non abbia nulla a che fare con Facebook, Twitter e tutto il social cucuzzaro.
Non è assolutamente un problema di mancanza di idee, di crampo del blogger, di sindrome da “il mattino ha l’oro in bocca”. 
Innanzitutto credo che dobbiamo parlare di crisi delle blogstar, più che di crisi dei blogger.
Leggendo l’articolo del “Fatto”, mi sorge il dubbio che il mondo del blogging, inteso come piani alti dello stesso, sia caduto in un equivoco che lo sta a poco a poco distruggendo. 
Dice l’articolo:

“In Italia fare il proprio diario telematico in maniera professionale è sempre più difficile. I blogger nostrani hanno infatti sempre un “secondo” lavoro: medici, commercialisti e soprattuto giornalisti. Chi invece non ha altre entrate, spesso è costretto a chiudere il proprio sito. Troppo pochi gli inserzionisti pubblicitari.”

Come, come? Entrate, inserzionisti, pubblicità, soldi? La crisi non fa arrivare i blogger a fine mese? Professionalità? Il blogger come “primo lavoro”? Ma di che stanno parlando?
Io scrivo su un blog da cinque anni, ormai. Scrivo post quasi ogni giorno dal 2006. Mi considero quindi una blogger professionista anche se magari non sono nei primi posti delle classifiche. Non ho mai guadagnato un centesimo dal blog ma la ritengo una cosa perfettamente normale. 
D’altra parte, non mi pare di aver mai dovuto sostenere spese per questo passatempo (segnatevi la parola: passatempo). 
Ovviamente ho bisogno di una connessione ADSL. Sono venti euro al mese, che però servono anche per la navigazione normale, la lettura dei giornali online, i giochi della Zynga, Facebook e tutto il resto.
La piattaforma che mi ospita il blog è gratuita, come i siti per le immagini e i programmi che utilizzo per creare le mie vignette. Beh, veramente ho acquistato FilterForge ma si è trattato di una trentina di dollari. Riesco a mangiare lo stesso.
Per le ricerche che devo fare per scrivere alcuni post che necessitano di documentazione vado su Internet al costo della connessione ADSL di cui sopra. Se anche dovessi andare in biblioteca a consultare qualche testo, è tutto gratuito, al massimo qualche euro per le fotocopie.
Mi si potrebbe dire, “grazie, tu fai 7-800 contatti al giorno, con traffici più intensi la banda costa”. Ok, ne riparleremo quando avrò 20.000 contatti al giorno ma per ora il blog non mi costa nulla e non ho bisogno di contributi e pagamenti con PayPal. Non mi considero una ONLUS. Che facciamo, devolviamo il 5×1000 a Beppe Grillo?
E se anche putacaso volessi trasferire il blog su un dominio di mia proprietà, che già possiedo, sarebbero 25 euro circa all’anno. Nemmeno una pizza per due con birra media.
Leggo che qualcuno dei lamentosi dice che scrivere costa in sé, in quanto impegno quotidiano.
Essendo la scrittura sul blog un passatempo, non considero il tempo che impiego a mettere assieme un post un tempo monetizzabile al pari di un’ora lavorativa.
Sarà un mio limite da vecchia romanticona ma credo che debba esistere il modo di fare ancora qualcosa gratis per sé stessi e gli altri. 
Ecco perché la pubblicità non c’è sul mio blog (anche per coerenza, perché la odio), perché non ho mai pensato che un blog potesse diventare un “lavoro” e perché ritengo che duecento euro al mese in più per vedersi scritto da Google “Voti Silvio Berlusconi? Ricevi le riviste di centrodestra” non siano dignitosi. Chiedere un contributo ai lettori e sostenitori? E perché mai, se ho un primo lavoro che mi permette di mantenermi più che dignitosamente?
Allora, se io sono una blogger che non ha motivo di lamentarsi del non arrivare a fine mese per colpa della crisi – e pensiamo per piacere a chi veramente fa la fame perché la sua fabbrica delocalizza in Serbia, che è meglio – se leggiamo la classifica di BlogBabel, a cui tutti fanno riferimento per individuare le cosiddette blogstar, vediamo che il 90 per cento dei blog lo sono per modo di dire.
Il blog è nato come cosa assolutamente amatoriale, senza scopo di lucro e fatta per il puro piacere di scrivere e condividere le proprie opinioni e pensieri. Una cosa fatta da chi non scrive già per mestiere. 
Quindi mi spiegate che c’azzeccano il giornalista, il comico,  il politico (!) con il sito patinato che costa, quello si, un pacco di soldi tra grafici, webdesigner, gente che ti pompa le visite con le tecniche del web marketing per cui tutti dicono “ammazza che bravo ‘sto blogger, diecimila contatti!” e, dio non voglia, i ghostwriter che scrivono il post al posto tuo. Ecco, se questi sedicenti blogger sono in crisi, ben gli sta perché hanno voluto snaturare il fenomeno, ma non parliamo di crisi dei blog perché i blog sono altra cosa. Ci sono decine e decine di altri blogger che continuano a scrivere e a produrre informazione alternativa, racconti, satira, vignette e quant’altro. Ho detto blogger, non blogstar.
Quindi, cari amici, un conto è scrivere sul blog e un altro è scrivere per un giornale. Pretendere di guadagnare scrivendo per il blog sarebbe some scrivere gratis per un giornale, un controsenso.
Chiediamoci piuttosto altre cose, se vogliamo discutere di crisi del blogging.
Se è vero che la gente si disaffeziona, non sarà che ci sono troppe blogstar della serie “Ehi raga, oggi tutto rego?” “Cazzo, oggi no ho voglia di scrivere niente” – e giù 400 commenti? Che la controinformazione è poca e il cazzeggio tanto, come è tanta l’attenzione più alla forma che alla sostanza?
Qualcuno mi spiega perché le donne blogger sono così poche, e pochissime tra le blogstar, mentre invece io leggo sempre le cose più nuove, divertenti e creative nei blog scritti da donne?
In conclusione, il blog è un piacere, un passatempo. Il blogger è un tizio che scrive per passione e se qualcuno lo legge e lo segue, tanto meglio. Altrimenti, pace. E il denaro non c’entra niente.

P.S. della domenica.
Giusto per parlare di classifiche, in quella di Wikio, sezione politica, ci sono, al 36° posto. Unica donna (se non mi sbaglio) assieme a Sonia Alfano nelle prime cinquanta posizioni. Mi sembra un ottimo risultato per un blog low cost come il mio. In BlogBabel invece sono al 501° posto in classifica generale (413° in Wikio). Ma si sa, BlogBabel è solo per le blogstar. 

Cari amici fellowbloggers,
se non l’avete ancora fatto mettete su la moderazione dei commenti.
Perchè soffrire? Fanculo la democrazia, il dover dare la parola a tutti, anche a chi non se lo merita. E’ un po’ come il suffragio universale. Il più grande sbaglio dell’umanità.

Rigorosa selezione e nessuna pietà per chi sgarra.
Oh, non potete immaginare quale gusto sia poter sbarrare il portone a chi fa commenti idioti, fuori tema, monotematici e monomaniacali, a quelli che se parli di giardinaggio tirano fuori i crimini del comunismo.
Commenti provenienti soprattutto – sono dati scientifici inconfutabili, dai papiminkia in libera uscita con obbligo di cazzata a raffica e defecazione sui blog di sinistra o presunta tale. Quelli che si sentono in missione per conto di DyoPapi Onni(m)potente ed Eternit, spinti da un impulso irrefrenabile a difenderlo sempre e comunque e a coprirti di insulti se sei immune al suo malefico contagio.

Poi c’è il gusto supremo di scaricare le armi ai troll fissi e saltuari, quelli che frequentano il blog solo per dirti che hai il “culone”. No, davvero, è uno spasso vederli scrivere e scrivere a vuoto. Loro insultano ma il risultato è clic, clic, clic. Nessuno leggerà le loro puttanate e i loro insulti, salvo un giorno quando la blogger sadica avrà la compiacenza di pubblicare il loro “THE BEST” a tradimento. Magari corredato di indirizzi IP e WHOIS.

La moderazione dei commenti è un piacere anche per il fatto che non devi più fare la fatica di rispondere gentilmente al troll che ti perseguita per far vedere che tu mantieni la calma e sei una signora.
No, davvero, la moderazione dei commenti è una figata. Mai più senza.

Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Comunicazione di servizio – Basta. Da lunedì, quei dieci-dodici che mi leggono su Kilombo non vi troveranno più i miei post. Sono fuori dall’aggregatore che fu delle sinistre e che ora è in mano a pochi che giocano a Second Revolution con la playstation.

E’ da tanto tempo che Kilombo mette a dura prova la resistenza degli zebedei, credo non solo miei ma di molti che lo fequentano, con le innumerevoli ed estenuanti lotte intestine, le rivalità, i litigi, i continui test del DNA per vedere chi è veramente un compagno e chi no, le censure, le smanie, gli svenimenti, gli insulti e le continue elezioni che ormai hanno rotto il cazzo.

Da mesi ormai avevo rinunciato a capire chi stesse in porta nei Ghibellini e chi facesse il terzino fluidificante nei Guelfi. Ho visto censurare bloggers e dare eccessiva importanza ad uno come Pieroni, che andava solo preso per quello che è, un teoblogger. Stesso dicasi per Spartacus Quirinus che, per paura di sembrare ancora comunista è solo caduto un pò troppo dalle parti della socialdemocrazia (come si sarebbe detto una volta).
Io che sono di sinistra per caso e per vendetta ma senza l’ossessione del DNA e, se mi girano, la sinistra la mando pure affanculo, devo però esprimere il disagio estremo per quella specie di falso comunicato delle BR che ha sancito la cacciata di Spartacus e Pieroni.

Nei giorni scorsi, infatti, si accorgono che un aggregatore di blog non può essere un “collettivo”, che una “redazione” non può essere formata da gente che manco si è mai vista in faccia reciprocamente e il padrone del pallone, tale Jaco, fa colui che lo requisisce e se lo porta via e caccia i due blogger piddini, rei di gestire il “collettivo” con eccessivo puzzo di incenso e veltronismo di maniera, Pieroni e Spartacus, appunto.

Peccato che ciò sia esattamente il contrario di ciò che ci si aspetterebbe da un aggregatore “delle sinistre”, ovvero di aspetti diversi dell’essere non di destra. Ma tant’è, le sinistre non sanno stare assieme e anche stavolta ne abbiamo avuto conferma.

Non è però accettabile, e qui c’è la goccia che almeno personalmente ha fatto traboccare il vaso, che, per ristabilire il primato della sinistra comunista, si assumino i toni del peggiore brigatismo, pubblicando un volantino come questo e nemmeno per scherzo.
Inaccettabile lo è sicuramente per chi, come me, ricorda quegli anni e quelle tragedie con la consapevolezza che il terrorismo rosso era pesantemente infiltrato dai peggiori settori della reazione e che forse non a caso se la prese con un operaio come Guido Rossa e con il più moderato e filopalestinese dei premier italiani, Aldo Moro.
Quindi attenzione a dare degli infiltrati e dei fascisti agli altri. Con addosso i baffoni di Moretti fa un po’ ridere. Gli infiltrati nella blogosfera di sinistra ci sono, chi dice di no, sono lì apposta e riescono sempre a distruggere ciò che toccano. Però quasi sempre non sono coloro che pensiamo.
Di solito sono coloro che riescono a farci litigare prima con Tizio, poi con Caio e alla fine ci hanno fatto litigare con tutti.
Tutto per colpa della cazzata del “collettivo”. Un aggregatore è fatto per aggregarci i post. Punto.
Regola fondamentale: libertà di espressione e senso di responsabilità. Non serve una redazione, serve un webmaster che cancelli i post doppi. Nel collettivo litigarello tra le varie anime de li mortacci della sinistra, l’infiltrato ci sguazza. Ma questo non lo capiranno mai, i kompagni.

Quel volantino quindi, sarò una vecchia fissata, mi ha turbato profondamente. E se Kilombo rappresenta l’ignoranza colpevole di chi gioca con i falsi comunicati, non mi rappresenta affatto.

Un altro motivo per il quale non posso più stare in Kilombo è l’atmosfera di pesante linciaggio che ultimamente ha preso di mira, con comportamenti veramente miserandi, Tisbe.
Che due blogger litighino dopo essere stati amici può starci, che si discuta di minimi e massimi sistemi va bene, che ci si prenda a borsettate è ok, ma l’insinuazione che si possa fingere una gravissima malattia per mero protagonismo, come ho letto in alcuni commenti, mi pare solo il frutto di scemenza conclamata, aggravata e continuata.

Sicuramente il fatto che io non scriva più su Kilombo non potrà fregare a nessuno, visto poi che in Kilombo ognuno tende a brillare di luce propria e ci si riesce ad ignorare per anni pure abitando nello stesso condominio, però ci tenevo a farlo sapere a chi segue a puntate le mi(ni)serie di quell’ aggregatore appassionandocisi più di Beautiful.

Ovvero, di un blog che il Piombo Fuso se lo è colato addosso.

Questa storia non meriterebbe un decimo di secondo di attenzione e nemmeno della pubblicità gratuita per i suoi protagonisti. I due concetti che vuole esprimere questo post, in fin dei conti, e per chi li sa scovare, sono racchiusi nel titolo e nella vignetta.
Però, visto che in questa ennesima miseria blogosferica sono stata coinvolta, mio malgrado, anch’io, mi sembra giusto dire la mia, pacatamente e serenamente, guardate. Anche perchè, nel blog di cui si andrà a parlare tra un attimo, da qualche ora vale il detto: “se mi lasci (anzi, se ti caccio) , ti cancello”.

Una doverosa premessa. Sono stata tra le prime collaboratrici di un noto blog collettivo. Furono loro a cercarmi. Servivo allo scopo di creare un posto fighissimo, di alto livello intellettuale, non per tutti ma solo per i cervelloni. Tra un cavolo e un altro gli ho inviato una novantina di pezzi. Ho partecipato anche alla redazione, non senza qualche screzio e battibecco ma si sa che sono una rompicazzo. Da un giorno all’altro io ed altri autori siamo caduti in disgrazia e ce lo hanno fatto capire con una specie di mobbing. Come frutto delle circostanze, direbbe Tzipi Livni, una dopo l’altra, tutte le donne sono state epurate dalla redazione. Io ho continuato ad inviare pezzi, la cui pubblicazione diventava però sempre più rara. Ripensandoci, mi chiedo perchè non ho lasciato perdere subito.

A Natale inizia l’offensiva Piombo Fuso su Gaza. Sul noto blog collettivo, collettivo nel senso che la democrazia è un fallimento, ci si dedica con lena a pettinar bambole su qualunque argomento che tratti di massimi sistemi, dalla fisica alla poesia, purchè non si parli di guerra.

Forse una raffinata riedizione rilegata in vera pelle umana del Decameron, un modo per sfuggire alla triste realtà della peste raccontandosi storielle, o un più comodo voltare la faccia dall’altra parte perchè il fosforo bianco potrebbe incenerirti come la moglie di Lot? Don’t look back.

Dopo diversi giorni, sotto le pressioni dei commentatori, il sito prende ufficialmente posizione, nella persona della sua entità suprema, con un post e pubblicando un filmato propagandistico dell’IDF, nel caso il concetto non fosse stato abbastanza chiaro. Oh, finalmente! Sappiamo come la pensa(no).

Qui arriva il primo colpo di scena: la maggior parte dei commentatori abituali si ammutina e contesta apertamente le ragioni del capitano. Si contesta una linea editoriale che, qualche tempo dopo, si paleserà in una orgogliosa rivendicazione al “diritto di fregarsene di Gaza”.

Nel frattempo il blog, ferito nell’amor proprio, si autosospende per una decina di giorni, giusto il tempo di convocare, immagino, un Gran Consiglio dello sFascismo per un 25 luglio fuori stagione. Tutti a chiedersi, lettori e collaboratori, che ne sarà di quel prezioso luogo di confronto e che ne sarà di tutte quelle povere bambole che giacciono da giorni con le chiome spettinate.
Secondo colpo di scena. Il blog si rianima, dopo un emozionante countdown che annuncia, di lì a qualche ora, un grande evento. Un avvenimento mai visto prima nel web, forse l’accensione simultanea di un manipolo di cervelli superiori tutti rigorosamente penemuniti. Occazzo, allora dobbiamo davvero preoccuparci.
Delusione. Il blog è sempre quello, a parte che è stata fatta l’ennesima purga staliniana come in passato, ma nessuno ha chiuso niente, l’URL ed il ranking sono sempre quelli (mica fessi!)
La prima visita alla nuova gestione è surreale. Oltre al diritto a “fregarsene di Gaza”, è un tripudio di “me ne frego” e di sfascismo.
La sensazione, interagendo con i nuovi gestori en travesti, è che si tratti di un blog oKKupato da troll camuffati da donna. Veramente una cosa mai vista, in quel senso avevano ragione. Come cecchini appostati sui tetti, appena si affaccia un commentatore sgradito alla nuova dirigenza (nuova, si fa per dire) pum! gli sparano addosso micidiali citazioni tarantiniane. Da morire dal ridere.
La sottoscritta, che pure era stata oggetto di prolungati lavori di lingua alle suole delle scarpe, in fase di reclutamento, diventa una specie di nemico pubblico numero uno. Una malcapitata commentatrice che osa solo nominarmi viene incenerita all’istante. Altre vengono bannate, non potendole bruciare su un rogo improvvisato.

Il blog di cui parlo, ormai si sarà capito, è MenteCritica, http://www.mentecritica.net/.
Non lo linko direttamente perchè loro ai link, al ranking in classifica, alle migliaia di contatti, ci tengono troppo. E’ il loro punto debole. La zona erogena primaria. Le hanno veramente studiate tutte, in passato, per essere i primi e, per capire quanto ci tengano al borghesissimo, iperconformista ed ultraomologante SUCCESSO, loro che vogliono essere differenti e pensare con la loro testa (muhahaha!) basta che leggiate la pagina, scritta tutta con la lingua, intitolata “Aiuta MC gratis”. Gratis, appunto. Loro non ti danno niente. Al massimo, proprio perchè sei te, un calcio in culo.

Anche l’amuleto cinese in homepage che punta sulla superstizione e suggerisce che se non li aiuti potrebbero caderti tutti i denti, non è male come tecnica di marketing virale.

Siete tra coloro che sono rimasti delusi? Volete far loro un dispetto? Non parlate di loro, non dedicate loro dei post, ignorateli, tumulateli in un bel dimenticatoio. Nella nostra società dell’apparire è peggio di una cannonata in piena fronte. Segategli in due il link e basta. Fanculo Charlie Chan.
Per ironia della sorte, l’ultimo pezzo mio pubblicato su MenteCriptica si intitolava: “Un doppio velo pietoso”. Ecco, è proprio quello che vorrei ora calasse su questa bagattella, creata a margine, e questa è la cosa tragica, di un massacro.

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Ovvero, di un blog che il Piombo Fuso se lo è colato addosso.

Questa storia non meriterebbe un decimo di secondo di attenzione e nemmeno della pubblicità gratuita per i suoi protagonisti. I due concetti che vuole esprimere questo post, in fin dei conti, e per chi li sa scovare, sono racchiusi nel titolo e nella vignetta.
Però, visto che in questa ennesima miseria blogosferica sono stata coinvolta, mio malgrado, anch’io, mi sembra giusto dire la mia, pacatamente e serenamente, guardate. Anche perchè, nel blog di cui si andrà a parlare tra un attimo, da qualche ora vale il detto: “se mi lasci (anzi, se ti caccio) , ti cancello”.

Una doverosa premessa. Sono stata tra le prime collaboratrici di un noto blog collettivo. Furono loro a cercarmi. Servivo allo scopo di creare un posto fighissimo, di alto livello intellettuale, non per tutti ma solo per i cervelloni. Tra un cavolo e un altro gli ho inviato una novantina di pezzi. Ho partecipato anche alla redazione, non senza qualche screzio e battibecco ma si sa che sono una rompicazzo. Da un giorno all’altro io ed altri autori siamo caduti in disgrazia e ce lo hanno fatto capire con una specie di mobbing. Come frutto delle circostanze, direbbe Tzipi Livni, una dopo l’altra, tutte le donne sono state epurate dalla redazione. Io ho continuato ad inviare pezzi, la cui pubblicazione diventava però sempre più rara. Ripensandoci, mi chiedo perchè non ho lasciato perdere subito.

A Natale inizia l’offensiva Piombo Fuso su Gaza. Sul noto blog collettivo, collettivo nel senso che la democrazia è un fallimento, ci si dedica con lena a pettinar bambole su qualunque argomento che tratti di massimi sistemi, dalla fisica alla poesia, purchè non si parli di guerra.

Forse una raffinata riedizione rilegata in vera pelle umana del Decameron, un modo per sfuggire alla triste realtà della peste raccontandosi storielle, o un più comodo voltare la faccia dall’altra parte perchè il fosforo bianco potrebbe incenerirti come la moglie di Lot? Don’t look back.

Dopo diversi giorni, sotto le pressioni dei commentatori, il sito prende ufficialmente posizione, nella persona della sua entità suprema, con un post e pubblicando un filmato propagandistico dell’IDF, nel caso il concetto non fosse stato abbastanza chiaro. Oh, finalmente! Sappiamo come la pensa(no).

Qui arriva il primo colpo di scena: la maggior parte dei commentatori abituali si ammutina e contesta apertamente le ragioni del capitano. Si contesta una linea editoriale che, qualche tempo dopo, si paleserà in una orgogliosa rivendicazione al “diritto di fregarsene di Gaza”.

Nel frattempo il blog, ferito nell’amor proprio, si autosospende per una decina di giorni, giusto il tempo di convocare, immagino, un Gran Consiglio dello sFascismo per un 25 luglio fuori stagione. Tutti a chiedersi, lettori e collaboratori, che ne sarà di quel prezioso luogo di confronto e che ne sarà di tutte quelle povere bambole che giacciono da giorni con le chiome spettinate.
Secondo colpo di scena. Il blog si rianima, dopo un emozionante countdown che annuncia, di lì a qualche ora, un grande evento. Un avvenimento mai visto prima nel web, forse l’accensione simultanea di un manipolo di cervelli superiori tutti rigorosamente penemuniti. Occazzo, allora dobbiamo davvero preoccuparci.
Delusione. Il blog è sempre quello, a parte che è stata fatta l’ennesima purga staliniana come in passato, ma nessuno ha chiuso niente, l’URL ed il ranking sono sempre quelli (mica fessi!)
La prima visita alla nuova gestione è surreale. Oltre al diritto a “fregarsene di Gaza”, è un tripudio di “me ne frego” e di sfascismo.
La sensazione, interagendo con i nuovi gestori en travesti, è che si tratti di un blog oKKupato da troll camuffati da donna. Veramente una cosa mai vista, in quel senso avevano ragione. Come cecchini appostati sui tetti, appena si affaccia un commentatore sgradito alla nuova dirigenza (nuova, si fa per dire) pum! gli sparano addosso micidiali citazioni tarantiniane. Da morire dal ridere.
La sottoscritta, che pure era stata oggetto di prolungati lavori di lingua alle suole delle scarpe, in fase di reclutamento, diventa una specie di nemico pubblico numero uno. Una malcapitata commentatrice che osa solo nominarmi viene incenerita all’istante. Altre vengono bannate, non potendole bruciare su un rogo improvvisato.

Il blog di cui parlo, ormai si sarà capito, è MenteCritica, http://www.mentecritica.net/.
Non lo linko direttamente perchè loro ai link, al ranking in classifica, alle migliaia di contatti, ci tengono troppo. E’ il loro punto debole. La zona erogena primaria. Le hanno veramente studiate tutte, in passato, per essere i primi e, per capire quanto ci tengano al borghesissimo, iperconformista ed ultraomologante SUCCESSO, loro che vogliono essere differenti e pensare con la loro testa (muhahaha!) basta che leggiate la pagina, scritta tutta con la lingua, intitolata “Aiuta MC gratis”. Gratis, appunto. Loro non ti danno niente. Al massimo, proprio perchè sei te, un calcio in culo.

Anche l’amuleto cinese in homepage che punta sulla superstizione e suggerisce che se non li aiuti potrebbero caderti tutti i denti, non è male come tecnica di marketing virale.

Siete tra coloro che sono rimasti delusi? Volete far loro un dispetto? Non parlate di loro, non dedicate loro dei post, ignorateli, tumulateli in un bel dimenticatoio. Nella nostra società dell’apparire è peggio di una cannonata in piena fronte. Segategli in due il link e basta. Fanculo Charlie Chan.
Per ironia della sorte, l’ultimo pezzo mio pubblicato su MenteCriptica si intitolava: “Un doppio velo pietoso”. Ecco, è proprio quello che vorrei ora calasse su questa bagattella, creata a margine, e questa è la cosa tragica, di un massacro.


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Ovvero, di un blog che il Piombo Fuso se lo è colato addosso.

Questa storia non meriterebbe un decimo di secondo di attenzione e nemmeno della pubblicità gratuita per i suoi protagonisti. I due concetti che vuole esprimere questo post, in fin dei conti, e per chi li sa scovare, sono racchiusi nel titolo e nella vignetta.
Però, visto che in questa ennesima miseria blogosferica sono stata coinvolta, mio malgrado, anch’io, mi sembra giusto dire la mia, pacatamente e serenamente, guardate. Anche perchè, nel blog di cui si andrà a parlare tra un attimo, da qualche ora vale il detto: “se mi lasci (anzi, se ti caccio) , ti cancello”.

Una doverosa premessa. Sono stata tra le prime collaboratrici di un noto blog collettivo. Furono loro a cercarmi. Servivo allo scopo di creare un posto fighissimo, di alto livello intellettuale, non per tutti ma solo per i cervelloni. Tra un cavolo e un altro gli ho inviato una novantina di pezzi. Ho partecipato anche alla redazione, non senza qualche screzio e battibecco ma si sa che sono una rompicazzo. Da un giorno all’altro io ed altri autori siamo caduti in disgrazia e ce lo hanno fatto capire con una specie di mobbing. Come frutto delle circostanze, direbbe Tzipi Livni, una dopo l’altra, tutte le donne sono state epurate dalla redazione. Io ho continuato ad inviare pezzi, la cui pubblicazione diventava però sempre più rara. Ripensandoci, mi chiedo perchè non ho lasciato perdere subito.

A Natale inizia l’offensiva Piombo Fuso su Gaza. Sul noto blog collettivo, collettivo nel senso che la democrazia è un fallimento, ci si dedica con lena a pettinar bambole su qualunque argomento che tratti di massimi sistemi, dalla fisica alla poesia, purchè non si parli di guerra.

Forse una raffinata riedizione rilegata in vera pelle umana del Decameron, un modo per sfuggire alla triste realtà della peste raccontandosi storielle, o un più comodo voltare la faccia dall’altra parte perchè il fosforo bianco potrebbe incenerirti come la moglie di Lot? Don’t look back.

Dopo diversi giorni, sotto le pressioni dei commentatori, il sito prende ufficialmente posizione, nella persona della sua entità suprema, con un post e pubblicando un filmato propagandistico dell’IDF, nel caso il concetto non fosse stato abbastanza chiaro. Oh, finalmente! Sappiamo come la pensa(no).

Qui arriva il primo colpo di scena: la maggior parte dei commentatori abituali si ammutina e contesta apertamente le ragioni del capitano. Si contesta una linea editoriale che, qualche tempo dopo, si paleserà in una orgogliosa rivendicazione al “diritto di fregarsene di Gaza”.

Nel frattempo il blog, ferito nell’amor proprio, si autosospende per una decina di giorni, giusto il tempo di convocare, immagino, un Gran Consiglio dello sFascismo per un 25 luglio fuori stagione. Tutti a chiedersi, lettori e collaboratori, che ne sarà di quel prezioso luogo di confronto e che ne sarà di tutte quelle povere bambole che giacciono da giorni con le chiome spettinate.
Secondo colpo di scena. Il blog si rianima, dopo un emozionante countdown che annuncia, di lì a qualche ora, un grande evento. Un avvenimento mai visto prima nel web, forse l’accensione simultanea di un manipolo di cervelli superiori tutti rigorosamente penemuniti. Occazzo, allora dobbiamo davvero preoccuparci.
Delusione. Il blog è sempre quello, a parte che è stata fatta l’ennesima purga staliniana come in passato, ma nessuno ha chiuso niente, l’URL ed il ranking sono sempre quelli (mica fessi!)
La prima visita alla nuova gestione è surreale. Oltre al diritto a “fregarsene di Gaza”, è un tripudio di “me ne frego” e di sfascismo.
La sensazione, interagendo con i nuovi gestori en travesti, è che si tratti di un blog oKKupato da troll camuffati da donna. Veramente una cosa mai vista, in quel senso avevano ragione. Come cecchini appostati sui tetti, appena si affaccia un commentatore sgradito alla nuova dirigenza (nuova, si fa per dire) pum! gli sparano addosso micidiali citazioni tarantiniane. Da morire dal ridere.
La sottoscritta, che pure era stata oggetto di prolungati lavori di lingua alle suole delle scarpe, in fase di reclutamento, diventa una specie di nemico pubblico numero uno. Una malcapitata commentatrice che osa solo nominarmi viene incenerita all’istante. Altre vengono bannate, non potendole bruciare su un rogo improvvisato.

Il blog di cui parlo, ormai si sarà capito, è MenteCritica, http://www.mentecritica.net/.
Non lo linko direttamente perchè loro ai link, al ranking in classifica, alle migliaia di contatti, ci tengono troppo. E’ il loro punto debole. La zona erogena primaria. Le hanno veramente studiate tutte, in passato, per essere i primi e, per capire quanto ci tengano al borghesissimo, iperconformista ed ultraomologante SUCCESSO, loro che vogliono essere differenti e pensare con la loro testa (muhahaha!) basta che leggiate la pagina, scritta tutta con la lingua, intitolata “Aiuta MC gratis”. Gratis, appunto. Loro non ti danno niente. Al massimo, proprio perchè sei te, un calcio in culo.

Anche l’amuleto cinese in homepage che punta sulla superstizione e suggerisce che se non li aiuti potrebbero caderti tutti i denti, non è male come tecnica di marketing virale.

Siete tra coloro che sono rimasti delusi? Volete far loro un dispetto? Non parlate di loro, non dedicate loro dei post, ignorateli, tumulateli in un bel dimenticatoio. Nella nostra società dell’apparire è peggio di una cannonata in piena fronte. Segategli in due il link e basta. Fanculo Charlie Chan.
Per ironia della sorte, l’ultimo pezzo mio pubblicato su MenteCriptica si intitolava: “Un doppio velo pietoso”. Ecco, è proprio quello che vorrei ora calasse su questa bagattella, creata a margine, e questa è la cosa tragica, di un massacro.


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So che diversi siti mi hanno attribuito il premio Dardos, protagonista dell’ultimo meme in voga tra noi bloggers. Spero di non dimenticare nessuno:

SIFASI
ImperiaParla
La Penna che graffia
Gian Luca Visconti

Ringrazio tutti e, visto che non sarebbe carino tirarsi indietro (anche se i meme sono un po’ come le catene di S. Antonio, disciamolo! e scommetto che riesco a trovare su Facebook 10.000 bloggers che li odiano) faccio le mie nominations, ovvero segnalo i blog che “hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali”.

Per chi volesse continuare il gioco, il regolamento è questo:
1. accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
2. linkare i blog che ti hanno premiato
3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

15????!!! Ecchecca’, accontentatevi di questi pochissimi ma ottimi blog che ho conosciuto di recente e che mi va di segnalare. Siccome io amo la libertà, chi è segnalato è libero di continuare il gioco o no. Nessuno si senta obbligato.

NoirPink – MODELLO PANDEMONIUM
Chi®ra di notte
Vipera
Sassi a p-arte
Rita Charbonnier

Tutte donne perchè, se è vero che italians do it better, le donne scrivono (e creano) meglio.

So che diversi siti mi hanno attribuito il premio Dardos, protagonista dell’ultimo meme in voga tra noi bloggers. Spero di non dimenticare nessuno:

SIFASI
ImperiaParla
La Penna che graffia
Gian Luca Visconti

Ringrazio tutti e, visto che non sarebbe carino tirarsi indietro (anche se i meme sono un po’ come le catene di S. Antonio, disciamolo! e scommetto che riesco a trovare su Facebook 10.000 bloggers che li odiano) faccio le mie nominations, ovvero segnalo i blog che “hanno dimostrato impegno nel trasmettere valori culturali, etici, letterari o personali”.

Per chi volesse continuare il gioco, il regolamento è questo:
1. accettare e comunicare il regolamento visualizzando il logo del premio
2. linkare i blog che ti hanno premiato
3. premiare altri 15 blog meritevoli avvisandoli del premio.

15????!!! Ecchecca’, accontentatevi di questi pochissimi ma ottimi blog che ho conosciuto di recente e che mi va di segnalare. Siccome io amo la libertà, chi è segnalato è libero di continuare il gioco o no. Nessuno si senta obbligato.

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