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Chi è convinto che in Vaticano si respiri un’aria di cristiana pace e tolleranza e che tutti obbediscano al Papa a suon di “jawohl”, sarà meglio si legga le ultime cronache d’oltretevere, contrassegnate dal seguente grido d’allarme: “il Papa è solo”.
Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell’Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l’orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.


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Chi è convinto che in Vaticano si respiri un’aria di cristiana pace e tolleranza e che tutti obbediscano al Papa a suon di “jawohl”, sarà meglio si legga le ultime cronache d’oltretevere, contrassegnate dal seguente grido d’allarme: “il Papa è solo”.
Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
Pare che Ratzinger abbia contro diversi episcopati. E mica episcopati qualsiasi, ma nientemeno che quelli austriaci, tedeschi, svizzeri e francesi, con il contagio della ribellione che si allarga ogni giorno di più nei pianeti dell’Impero.

Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

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Solo nel senso di isolato, emarginato da una sorta di fronda episcopale che non ha gradito le sue ultime debolezze lefebvriane, oltre ad altre prese di posizione papali giudicate troppo reazionarie.
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Anche dal Sud America giungono mormorii di scontento. Ricordate il vescovo di Recife che ha scomunicato i medici e la madre della bambina messa incinta di due gemelli dal patrigno pedofilo? L’episcopato brasiliano lo ha apertamente sconfessato (bontà loro) e, a causa di questa presa di posizione, è arrivata con leggero ritardo la nota vaticana di solidarietà per il dramma della piccola. Dramma offuscato però, secondo le parole dell’Osservatore Romano, dalla troppa pubblicità data dal vescovo di Recife alla scomunica strombazzata ai quattro venti. Sembra quasi che si abbia più paura dello scandalo che del fatto criminale in sè. Echi del Crimen Sollicitationis?

Per tornare alla solitudine di Ratzinger, lui, sul vescovo Williamson, si è giustificato dicendo di non essere stato capito, si è detto rammaricato che un gesto di pietà (??) fosse stato male interpretato. Sa, è obiettivamente difficile capire come non si dovrebbe aver pietà di una madre che vuol salvare la vita di una figlia o dimostrare di non comprendere le ragioni dei divorziati, e muoversi invece ad umana pietà per uno che nega la Shoah.

Secondo una delle possibili spiegazioni dell’atteggiamento ratzingeriano spericolato verso questioni così scottanti, il Papa sarebbe troppo impegnato sul piano teologico, penserebbe troppo ai suoi libri, volerebbe troppo alto e, come un monarca autocentrico, trascurerebbe le beghe politiche vaticane salvo, ogni tanto, uscirsene con una clamorosa stecca, altro che l’armonia degli organi e delle voci bianche che da secoli diffondono note di celestiale cerchiobottismo tra i muri della Casa di Pietro.
Un errore imperdonabile per un Papa pianista. Per le sue ultime uscite di condiscendenza e perdono nei confronti dei vescovi negazionisti, quelli che le camere a gas dei lager erano una specie di autoclave per disinfettare gli ebrei e “in fondo cosa sarà mai successo”, l’effetto è stato altrettanto dirompente di quello che avrebbe provocato il sentir provenire dai tasti del santo pianoforte, invece delle note di Bach, “Great Balls of Fire” con tanto di piede pestato per terra alla Jerry Lee Lewis.

Tra qualche giorno ricorrerà il ventinovesimo anniversario dell’assassinio di Monsignor Romero. Un bel gesto di riconciliazione con l’episcopato sudamericano in rivolta potrebbe essere, da parte del Papa, lo sveltimento della causa di canonizzazione del vescovo martire, che giace sepolta da anni nei meandri del Vaticano, ignorata bellamente da Papa Wojtyla.

Le ultime liaisons dangereuses papali con i lefebvriani hanno scontentato, per usare un eufemismo, e a ragione, inutile dirlo, il mondo ebraico e Israele.
Con i fratelli maggiori la relazione della Santa Sede è sempre difficile. Si ha l’impressione che spesso e volentieri, dai giri di minuetto in Vaticano e dai tè in Sinagoga si passi al braccio di ferro e alla volgarissima tradizione di ritrovarsi sulla tomba del canguro, “per veder chi l’ha… ” eccetera eccetera.

Sono due grandi religioni con grande potere entrambe e a volte si ha l’impressione che i titani lottino a mani nude dietro la facciata dei baci e degli abbracci.

Israele ha fatto la voce grossa contro il Vaticano per il pasticciaccio brutto dei lefebvriani, poi però è capitato che il Vaticano abbia protestato presso il governo israeliano a causa di un programma televisivo che avrebbe irriso a Cristo e alla Madonna e il programma sia stato stato censurato.
Sembra uno di quegli estenuanti ultimi scambi di un set di tennis, quello dove si passa dal quaranta pari al vantaggio per Pinco, deuce, vantaggio per Pallino, deuce, vantaggio di nuovo per
Pinco e via fino allo sfinimento o ad un provvidenziale “gioco, partita, incontro”.

Oggi le cronache ci rassicurano, il Papa non è solo e tutto va bene in fondo a Via della Conciliazione, ma staremo a vedere. Forse qualche altra stecca, se tendiamo bene l’orecchio verso gli appartamenti papali, la potremo sentire.


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Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

La bellissima immagine è tratta dal blog Impiastri quotidiani


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Principalmente due categorie: preti e reazionari. Di qualunque religione e paese.

L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

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L’ultima nefandezza ai nostri danni viene dal Brasile. L’arcivescovo di Recife ha scomunicato i medici che hanno procurato l’aborto terapeutico ad una bambina di nove anni (!!) rimasta incinta dopo lo stupro perpetrato su di lei dal patrigno. Aborto che era stato richiesto dalla madre della piccola, contro la volontà del padre della piccola. Scomunicata anche la madre.
Uno a questo punto si chiede: e il maledetto pedofilo di merda sarà stato scomunicato a sua volta, non è vero? Invece no. Il pretaccio ha detto che vi sono tanti reati che non sono passibili di scomunica. C’è da capirlo, se scomunicassero i pedofili farebbero fatica a coprire le Diocesi con un numero sufficiente di vescovi. Non dimentichiamo poi che lo stupro pedofilo è avvenuto in seno alla Famiglia e quindi il fatto non costituisce reato.
“La legge di Dio è stata violata”, ha detto l’infame. Se non bestemmio, guarda…

Bell’otto marzo davvero. L’immondo TG ha dato la notizia dei talebani che, per la festa delle donne, hanno pensato appunto di far loro la festa, organizzando campagne di stupri contro donne e bambine. Letteralmente.
La notizia vera era un’altra ma alla giornalista che l’ha letta con le trecce sparse sull’affannoso petto, l’aria anoressica e il sopracciglio aggrottato d’ordinanza, non è fregato di andarla a verificare.
La notizia era che, secondo l’ONU, in Afghanistan non è cambiato nulla sul fronte dei diritti delle donne; perchè sono tornati i talebani e la loro società patriarcale nonostante il dispiego di forze alleate (es)portatrici di democrazia e gli stupri e gli abusi, soprattutto in seno alla famiglia, vengono tollerati e non puniti. Toh, un po’ come succede in altre realtà non propriamente talebane.

Secondo me stuprano così le notizie perchè “notizia” è femminile. Come lo sono “libertà di stampa”, “informazione”, “obiettività”.

Quest’anno, per festeggiarci, sono dispiegate orde di rumeni che, sempre secondo i media che tanto hanno cura delle nostre ansie e paure, non aspettano altro che noi usciamo di casa per farci la festa. Del femminicidio endemico entro le mura domestiche invece non importa una sega ai media. Figuriamoci di quelli esotici che accadono a Ciudad Juarez in Messico, roba di nicchia.
Buio anche sugli stupri di guerra in Africa e il sempre praticato scempio delle mutilazioni genitali femminili.

Però dobbiamo essere contente del fatto che Hillary Clinton è il segretario di stato imperiale del grande Jedi abbronzato. Questa è l’emancipazione che ci concedono o che meglio concedono alle loro donne. Mogli, madri, sorelle, amiche, amanti, concubine, baldracche, badanti, purchè orbitanti attorno al Grande Uomo Potente, possono fare carriera e giungere ai più alti livelli. E’ sempre stato così, da Messalina alla Pompadour, e continuerà ad esserlo.

Nei bassifondi degli strati sociali noi lavoriamo di più e guadagnamo di meno, spesso senza neppure un grazie.
Ora dovremmo andare in pensione a 65 anni. In linea di principio sarebbe giusto, visto che, nonostante lavoro domestico ed esterno, figliolanza e cazzi vari, viviamo più a lungo. Basterebbe rendere la cosa facoltativa. Non hai figli o nipoti da badare, il tuo non è un lavoro usurante, puoi anche andare avanti fino a 65. Suvvia, non è che nella pubblica amministrazione si ammazzino al telaio o alla catena di montaggio di antica memoria.
Però, se ci facciamo caso, sono sempre discorsi rivolti alle classi mediobasse. Le donne ricche, o con un lavoro importante, una carriera affermata, non si sognano certo di andare in pensione. Semplicemente non hanno quel problema. Guardate la Rita Levi Montalcini, 100 anni quest’anno e ancora vispa e attiva da fare invidia.

Emancipazione, si, ma di strada ce n’è ancora tanta. Armate di “salvalatopa Beghelli”, di spray al peperoncino, di tanta pazienza, costanza e un pizzico di rabbia che non guasta mai, forse un giorno ce la faremo.

Buon 8 marzo a tutte.

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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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“… Io so che le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dirle se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione. So che, accanto a una versione ufficiale, esiste un’altra versione basata sulle osservazioni dei primi tecnici alleati che sono entrati nei campi.” (Don Florian Abrahamowicz, interno sacrestia, buio pesto.)

Non esistono le camere a gas?? Se uno si trova in una stanza assieme a Don Florian e sente emanare una tale sequela di minchiate dalla reverenda bocca, rischia seriamente di restarne intossicato a morte, altro che disinfettante.

Non capisco il Vaticano. Marcel & I Lefebvriani. Credevo non esistessero nemmeno più, che la scomunica rimediata dal loro frontman da parte di Giovanni Paolo II li avesse stesi una volta per tutte. Invece no, con un senso dell’opportunismo che fa scintille, Papa Ratzi sceglie di revocare la scomunica a chi nella Chiesa è ancora più arretrato del Sant’Uffizio, e che data ti sceglie? Una qualsiasi a ridosso della giornata che ricorda la Shoah, visto che questi negano lo sterminio oppure, più subdolamente lo ridimensionano.
Ma allora lo fa apposta. Un bello scontro tra fratelli maggiori e minori ci mancava, nel panorama delle guerre di religione. Don Florian, che come tutti i convertiti o figli di convertiti è più papista del Papa, è il padre spirituale della Lega Nord. La Roma ladrona si ferma a Via della Conciliazione. Vaticano ladrone? Giammai, loro sono veri cristiani, anzi kristiani con il kappa.

Non si può negare che, di questi ultimi tempi, la facciadaculaggine sia la dote più diffusa ed apprezzata in Italia.
Credo la nebulizzino di notte dei droni radiocomandati, fino a formare scie chimiche che rigano il cielo di un bel rosso vergogna. Scie chimiche ma anche comiche.

Prendiamo il recente grido di guerra che ha attraversato l’Italia: “spezzeremo le chiappe al Brasile”, urlato del governo di centrodestra a seguito della vicenda Cesare Battisti, uno dei tanti inquisiti italiani riparati all’estero anche grazie ai servizi segreti dei paesi accanto. Di pregiudicati e condannati in giro per il mondo ne abbiamo avuti e ne abbiamo ancora tanti. E’ un settore di export che ci viene particolarmente bene. In catalogo ne abbiamo di ogni colore politico e specializzazione criminale. Terroristi ma anche criminali comuni, megaspacciatori, mafiosi di vario rango e bancarottieri. Tra i latitanti passati e presenti spiccano diversi cameratucci della parrocchietta.
Basti ricordare, per il passato, la vicenda
della fuga di Andrea Ghira, uno dei massacratori del Circeo, oppure la latitanza indisturbata di Delfo Zorzi, tuttora indagato per la strage di Piazza della Loggia del 1974, riparato in Giappone e per il quale nessuno parla di rompere le relazioni con il Sol Levante o spezzare le katane a Tokyo.

La cosa più grottesca, riguardo alla vicenda Battisti ed al contenzioso con il Brasile di Lula è la geniale pensata di far guerra al paese sudamericano non con i B52 ma non giocando l’amichevole di calcio oppure, come suggerito dalla ministra ombra di se stessa Meloni, con il lutto al braccio. Tanto per mettersi qualcosa di nero addosso.
Capisco che non ci sono più quei bei generali sudamericani di una volta, nei cui paesi andavi allegramente a giocare la Coppa Davis o il Campionato del Mondo di Calcio, mentre negli sotterranei degli stadi loro torturavano gli oppositori.

Se fossimo un paese serio e coerente si sarebbero espulsi con effetto immediato tutti i trans carioca e paulistas che si dedicano amorevolmente alla ricreazione sessuale di tanti padri di famiglia nostrani, eterosessuali a buchi alterni.
Espulsione anche per tutti i calciatori brasiliani in forza alle squadre italiane. Kakà spedito a Manchester con foglio di via; Adriano, Amauri, Ronaldinho, tutti a casa come persone non grate, per coerenza. Invece siamo incoerenti e facce da culo e ci limitiamo alla pagliacciata della partita annullata, che mai sarà annullata, ci mancherebbe. Il calcio è una cosa seria.

Intanto il bel Bolle racconta balle anche se gli bolle, solo per fare un dispetto a noi ragazze che andremo a letto stasera rigirandoci nel dubbio che non sia gay?

La coerenza, sai, è come il vento.


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