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Se i sondaggi dicono che la gente è stufa del governo di un vecchio regredito a causa della tabe senile alla fase anale, ecco che la voglia di far esprimere il popolo attraverso le urne diventa improvvisamente un qualcosa da evitare a tutti i costi.  Un nano è per sempre. Nel 2008 fu eletto e, se il vento da allora sta cambiando e diventando sfavorevole, semplicemente non si voti più. Si eviti che il popolo deficiente che gli ha dato il voto possa cambiare idea.
Intanto, questa tornata referendaria non s’abbia da fare, soprattutto se uno dei quesiti riguarda il culo in persona. Vedrete che in futuro, per evitare altre noie, studieranno una legge per abolire il referendum o renderlo completamente inefficace, per esempio abbassando il quorum o obbligando i comitati a raccogliere 10.000.000 di firme. 
Se lo scontento aumenterà, il problema non sarà tanto se e quando andremo di nuovo a votare ma se ce lo permetteranno ancora. E se anche ci sarà concesso di votare, coloro che hanno avuto un potere enorme,  dal mantenimento del quale dipende la loro mera sopravvivenza, non lo molleranno di certo e studieranno sicuramente qualche trucco per rimanere in sella. Anche contro il volere degli italiani. 
Stanno già studiando il premio di maggioranza su base nazionale e non regionale da estendere al Senato ma è chiaro che non farebbero mai una legge che possa favorire gli avversari politici, e nemmeno sono i tipi da dire “ok, rispettiamo la volontà degli elettori e ci facciamo da parte”.
Quindi, se studiano di blindare entrambe le camere è perché hanno già il broglio in mente.
Bisognerà vigilare con tutti gli organismi di controllo, anche internazionali, al fine di evitare che un vecchio megalomane si aggiusti un’elezione eventualmente sfavorevole. Sono capaci di tutto e se il popolo italiano vorrà mai liberarsi di loro temo che ci vorranno le cannonate.

Fini vuole il potere. Certo, perchè Silvio Berlusconi cosa voleva quando è sceso in politica, a parte evitare la galera?
Apro una parente, come direbbe Totò. Che infinita tristezza Bersani che parla al telegiornale, riguardo alle dimissioni di Cosentino, di “grande vittoria del PD”. Segretario, si consideri rispettosamente vaffanculato.

Ormai quasi tutti gli italiani avrebbero dovuto capire che il loro amato Silvio si circonda, per sopravvivere, di ogni specie di marmaglia affaristico-delinquenziale di cui lui è garante presso le istituzioni e che è obbligato a servire negli interessi altrimenti questi vanno a raccontare come ha fatto i soldi tanti e tanti anni fa e cosa ha fatto per ottenere il potere che ha. Qualcosa che dev’essere più grave della vendita al Diavolo dell’anima, visto come si agita per evitare di scoprire i famosi altarini.
Il più ricattabile degli italiani e loro, quelli che lo hanno votato, ne hanno fatto il loro capo, gli hanno affidato le figlie vergini e i sudati risparmi di una vita.

Se non si sono resi conto dell’abisso di delinquenza e vergogna internazionale nel quale stanno sprofondando, con le mani delle mafie sugli appalti più golosi, soprattutto nel famigerato Nord, gli italiani papiminkia aspettino pure l’autunno quando dovranno pagare nuovamente l’ICI sotto nuova denominazione, fare a meno di servizi essenziali, mettersi giù a cul busone per sopportare non le mani nelle tasche ma qualcosa di molto peggio che loro chiamano federalismo fiscale. Roba da rimpiangere le Fiamme Gialle.

Tutto perchè lui deve rendere favori inconfessabili e noi dobbiamo pagargli la sete di potere, i suoi vizietti, le ciulatine con le cameriere e anche le multe. La Mondadori della sua bimba dovrebbe pagare 750 milioni di risarcimento a De Benedetti ma lui ha già pronto l’emendamento ad hoc che gli farà risparmiare, per legge, il 95% della somma. Se lui dovesse pagare solo il 5%, saranno tutti fondi sottratti alla Giustizia, al buon funzionamento della macchina dei processi, un danno alle tasche dei cittadini. Un bel pezzo di eredità della bimba è salvo e noi paghiamo. Contenti, coglioni?
Se non ci fossimo anche noi che non lo abbiamo votato, nel mucchio, ci sarebbe da dire: “Ben vi sta, brutti stronzi, vi meritate anche di peggio.”

Se fossimo un paese normale, accortisi del colossale raggiro alla dabbenaggine italica, ormai evidente perfino ad un cieco, in caso di voto, gli elettori dovrebbero ridurlo a percentuali da albumina. Questo potrebbe essere possibile solo però nel caso che Fini e tutti coloro che non si riconoscono negli interessi delle ‘ndrine, dei casalesi e dei corleonesi e magari dei vory russi e delle triadi cinesi; che sentono la vergogna di essere bacchettati dall’ONU e hanno voglia di ripristinare una politica almeno presentabile in Italia e di eliminare il malaffare neoplastico che sta intaccando ogni ganglio del paese, avessero il coraggio di lasciare il nano imbellettato al suo destino di attrazione da baraccone circense. Lasciarlo a fare coccodè contro i comunisti mentre la gente paga per vederlo.

Se Fini avesse questo coraggio di rompere con Berlusconi e presentarsi come nuovo leader del centrodestra penso che potrebbe ottenere molti più consensi di quanto immagini.
Il problema è che quell’altro non molla di certo il potere tanto facilmente. Venderà cara la pellaccia. Parla di elezioni anticipate ma bisognerà stare in guardia perchè, come tarocca i sondaggi e si impiastriccia di sangue le gote per impietosirci, tenterebbe di taroccare anche le elezioni. Non sarebbe neppure la prima volta.
Forse l’ultimo lido dovre andrà a spiaggiarsi il caimano sono proprio i brogli anticipati.

(foto in versione grande)

“Lasciate che ve lo dica. Se McCain vince è broglio sicuro. E se succede ci sarà sangue per le strade”.

“Gente, se questa elezione non va come deve andare Chicago sarà un cumulo di rovine, e così le altre grandi città. Un caos totale”.

Si fanno scommesse sulle città che si rivolteranno, e qualcuno ironizza: “A San Francisco e Seattle ci sarà da ridere, ingegneri che rovesciano i loro computers, gettano cappuccini sulla polizia e danno fuoco alle Toyota Prius”.

La sensazione di queste ore pre-elettorali e non solo la mia, a giudicare da queste frasi scambiate nei forum statunitensi e riportate da Debora Billi nel suo post odierno, è quella di assistere ad un thriller appena un pelo meno angosciante di “Shining”.
Non è soltanto il non fidarsi dei sondagi, degli exit-poll (ormai da considerasi jettatori se ti danno vincente) e del bias della desiderabilità sociale, fenomeno che spinge l’intervistato a dare la risposta che lui percepisce come la più socialmente corretta.

Parliamoci chiaro, non si tratta di essere paranoici. Le ultime due elezioni presidenziali americane, quelle del 2000 e 2004, sono state viziate da brogli, favoriti dall’uso delle maledette macchinette Diebold per il voto elettronico, dotate di un software che anche un bambino di tre anni riuscirebbe ad hackerare.
Nel 2000 i responsabili della macchina elettorale (vicini ideologicamente ai repubblicani) taroccarono il voto della Florida (governatore Bush fratello), cancellando qualche migliaio di elettori afroamericani dalle liste e privandoli quindi del diritto di voto per futili motivi, facendo diventare decisivo il peso di quello stato ai fini del risultato finale. Risultato che giunse solo dopo parecchie settimane di incertezza ed una sofferta decisione della Corte Suprema, che assegnò la vittoria a Bush, tra lo scandalo e qualche tiro di uova marce alla inauguration.
Poco importava che Al Gore, il pretendente democratico, e probabile vero vincitore, avesse alfine accettato la dubbia sconfitta. Gli americani erano incazzatissimi e per tutta la prima metà del 2001 Bush fu chiamato senza mezzi termini “l’usurpatore”.
Poi venne l’11 settembre, e il paese si ricompattò ob torto collo attorno al minus habens divenuto presidente per meriti dinastici.
Nel 2004, rielezione di Bush ed altri brogli più che sospetti, questa volta in Ohio. Il candidato democratico John Kerry rinunciò a presentare reclamo contro i presunti brogli e George continuò a far danni per altri quattro anni.

Con tali precedenti, perchè non dovrebbero risultare taroccate anche queste elezioni, si chiedono con ansia i simpatizzanti democratici che paventano un’America che mette mano ai forconi e, come direbbe Berlusconi, “scende in piazza” se sarà ancora una volta privata del suo diritto di scegliere il presidente che vuole?
Le differenze tra il 2000 e il 2008 ci sono e non sono da poco.

I nazisti dell’Illinois, i predicatori con l’M16 Viper, gli odiati neocon guerrafondai, i bacchettoni rinati e i liberisti economici, sono decisamente fuori moda in questi giorni ed in odore di disgrazia.
Così il candidato repubblicano è un signore anziano, dal rispettabilissimo passato di reduce del Vietnam con le braccine offese dalle ferite di guerra, il cui maggior pregio è di essere il più presentabile tra i repubblicani, o il meno impresentabile. Peccato si abbia un po’ la sensazione che gli elefantini abbiano gettato sul ring un vecchio pugile ripescato per una improbabile rentrée. La scelta di Sarah Palin come sparring partner si è rivelata un mezzo fallimento. Più macchietta che vice-presidente, quasi una Silvia Berluscona in fatto di gaffes.

Dopo la trombata ad Hillary Clinton, bocciata non in quanto donna ma in quanto vecchia minestra riscaldata già troppe volte nelle cucine della Casa Bianca, per i democratici si è fatto avanti Barack Obama. Tutti i sondaggi lo danno vincente ed io, se permettete, mi do’ una grattatina ai metaforici cabbasisi.
Barack non farà né la rivoluzione né stravolgerà il sistema sociale americano però in ogni caso rappresenta una novità e l’America è paese di pionieri. E’ afroamericano, si, ma è giovane. Si chiama quasi come il nemico pubblico numero uno d’America ma basta pensare alla faccia di Bush e passa la paura di votarlo.

C’è un ultimo fatto, forse il più importante, che distingue queste elezioni dalle precedenti. A differenza delle altre due tornate elettorali, questa volta gli americani, notoriamente restii ad affollare i seggi, stanno formando lunghissime code per andare a votare. Essendo estremamente improbabile che si tratti del fascino slavo di McCain si deduce che Obama sia il favorito. Se è veramente così, forse stavolta non avranno il coraggio di andare contro il loro popolo.

Non so davvero come finirà, è un thriller e bisogna attendere l’ultima scena.
Se vincerà Obama senza ombre sarò molto contenta. Anche per coloro che in questi giorni, dai megafoni prezzolati dei media, hanno scoperto l’inaffidabilità dei sondaggi, che quando non danno la destra in vantaggio non valgono più una minchia. Che bello sarebbe vedere le loro facce.
Per non parlare della soddisfazione di vedere i legaioli e fasci nostrani inchinarsi ad un “négher” imperatore, ad un presidente dark.


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“Lasciate che ve lo dica. Se McCain vince è broglio sicuro. E se succede ci sarà sangue per le strade”.

“Gente, se questa elezione non va come deve andare Chicago sarà un cumulo di rovine, e così le altre grandi città. Un caos totale”.

Si fanno scommesse sulle città che si rivolteranno, e qualcuno ironizza: “A San Francisco e Seattle ci sarà da ridere, ingegneri che rovesciano i loro computers, gettano cappuccini sulla polizia e danno fuoco alle Toyota Prius”.

La sensazione di queste ore pre-elettorali e non solo la mia, a giudicare da queste frasi scambiate nei forum statunitensi e riportate da Debora Billi nel suo post odierno, è quella di assistere ad un thriller appena un pelo meno angosciante di “Shining”.
Non è soltanto il non fidarsi dei sondagi, degli exit-poll (ormai da considerasi jettatori se ti danno vincente) e del bias della desiderabilità sociale, fenomeno che spinge l’intervistato a dare la risposta che lui percepisce come la più socialmente corretta.

Parliamoci chiaro, non si tratta di essere paranoici. Le ultime due elezioni presidenziali americane, quelle del 2000 e 2004, sono state viziate da brogli, favoriti dall’uso delle maledette macchinette Diebold per il voto elettronico, dotate di un software che anche un bambino di tre anni riuscirebbe ad hackerare.
Nel 2000 i responsabili della macchina elettorale (vicini ideologicamente ai repubblicani) taroccarono il voto della Florida (governatore Bush fratello), cancellando qualche migliaio di elettori afroamericani dalle liste e privandoli quindi del diritto di voto per futili motivi, facendo diventare decisivo il peso di quello stato ai fini del risultato finale. Risultato che giunse solo dopo parecchie settimane di incertezza ed una sofferta decisione della Corte Suprema, che assegnò la vittoria a Bush, tra lo scandalo e qualche tiro di uova marce alla inauguration.
Poco importava che Al Gore, il pretendente democratico, e probabile vero vincitore, avesse alfine accettato la dubbia sconfitta. Gli americani erano incazzatissimi e per tutta la prima metà del 2001 Bush fu chiamato senza mezzi termini “l’usurpatore”.
Poi venne l’11 settembre, e il paese si ricompattò ob torto collo attorno al minus habens divenuto presidente per meriti dinastici.
Nel 2004, rielezione di Bush ed altri brogli più che sospetti, questa volta in Ohio. Il candidato democratico John Kerry rinunciò a presentare reclamo contro i presunti brogli e George continuò a far danni per altri quattro anni.

Con tali precedenti, perchè non dovrebbero risultare taroccate anche queste elezioni, si chiedono con ansia i simpatizzanti democratici che paventano un’America che mette mano ai forconi e, come direbbe Berlusconi, “scende in piazza” se sarà ancora una volta privata del suo diritto di scegliere il presidente che vuole?
Le differenze tra il 2000 e il 2008 ci sono e non sono da poco.

I nazisti dell’Illinois, i predicatori con l’M16 Viper, gli odiati neocon guerrafondai, i bacchettoni rinati e i liberisti economici, sono decisamente fuori moda in questi giorni ed in odore di disgrazia.
Così il candidato repubblicano è un signore anziano, dal rispettabilissimo passato di reduce del Vietnam con le braccine offese dalle ferite di guerra, il cui maggior pregio è di essere il più presentabile tra i repubblicani, o il meno impresentabile. Peccato si abbia un po’ la sensazione che gli elefantini abbiano gettato sul ring un vecchio pugile ripescato per una improbabile rentrée. La scelta di Sarah Palin come sparring partner si è rivelata un mezzo fallimento. Più macchietta che vice-presidente, quasi una Silvia Berluscona in fatto di gaffes.

Dopo la trombata ad Hillary Clinton, bocciata non in quanto donna ma in quanto vecchia minestra riscaldata già troppe volte nelle cucine della Casa Bianca, per i democratici si è fatto avanti Barack Obama. Tutti i sondaggi lo danno vincente ed io, se permettete, mi do’ una grattatina ai metaforici cabbasisi.
Barack non farà né la rivoluzione né stravolgerà il sistema sociale americano però in ogni caso rappresenta una novità e l’America è paese di pionieri. E’ afroamericano, si, ma è giovane. Si chiama quasi come il nemico pubblico numero uno d’America ma basta pensare alla faccia di Bush e passa la paura di votarlo.

C’è un ultimo fatto, forse il più importante, che distingue queste elezioni dalle precedenti. A differenza delle altre due tornate elettorali, questa volta gli americani, notoriamente restii ad affollare i seggi, stanno formando lunghissime code per andare a votare. Essendo estremamente improbabile che si tratti del fascino slavo di McCain si deduce che Obama sia il favorito. Se è veramente così, forse stavolta non avranno il coraggio di andare contro il loro popolo.

Non so davvero come finirà, è un thriller e bisogna attendere l’ultima scena.
Se vincerà Obama senza ombre sarò molto contenta. Anche per coloro che in questi giorni, dai megafoni prezzolati dei media, hanno scoperto l’inaffidabilità dei sondaggi, che quando non danno la destra in vantaggio non valgono più una minchia. Che bello sarebbe vedere le loro facce.
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“Gente, se questa elezione non va come deve andare Chicago sarà un cumulo di rovine, e così le altre grandi città. Un caos totale”.

Si fanno scommesse sulle città che si rivolteranno, e qualcuno ironizza: “A San Francisco e Seattle ci sarà da ridere, ingegneri che rovesciano i loro computers, gettano cappuccini sulla polizia e danno fuoco alle Toyota Prius”.

La sensazione di queste ore pre-elettorali e non solo la mia, a giudicare da queste frasi scambiate nei forum statunitensi e riportate da Debora Billi nel suo post odierno, è quella di assistere ad un thriller appena un pelo meno angosciante di “Shining”.
Non è soltanto il non fidarsi dei sondagi, degli exit-poll (ormai da considerasi jettatori se ti danno vincente) e del bias della desiderabilità sociale, fenomeno che spinge l’intervistato a dare la risposta che lui percepisce come la più socialmente corretta.

Parliamoci chiaro, non si tratta di essere paranoici. Le ultime due elezioni presidenziali americane, quelle del 2000 e 2004, sono state viziate da brogli, favoriti dall’uso delle maledette macchinette Diebold per il voto elettronico, dotate di un software che anche un bambino di tre anni riuscirebbe ad hackerare.
Nel 2000 i responsabili della macchina elettorale (vicini ideologicamente ai repubblicani) taroccarono il voto della Florida (governatore Bush fratello), cancellando qualche migliaio di elettori afroamericani dalle liste e privandoli quindi del diritto di voto per futili motivi, facendo diventare decisivo il peso di quello stato ai fini del risultato finale. Risultato che giunse solo dopo parecchie settimane di incertezza ed una sofferta decisione della Corte Suprema, che assegnò la vittoria a Bush, tra lo scandalo e qualche tiro di uova marce alla inauguration.
Poco importava che Al Gore, il pretendente democratico, e probabile vero vincitore, avesse alfine accettato la dubbia sconfitta. Gli americani erano incazzatissimi e per tutta la prima metà del 2001 Bush fu chiamato senza mezzi termini “l’usurpatore”.
Poi venne l’11 settembre, e il paese si ricompattò ob torto collo attorno al minus habens divenuto presidente per meriti dinastici.
Nel 2004, rielezione di Bush ed altri brogli più che sospetti, questa volta in Ohio. Il candidato democratico John Kerry rinunciò a presentare reclamo contro i presunti brogli e George continuò a far danni per altri quattro anni.

Con tali precedenti, perchè non dovrebbero risultare taroccate anche queste elezioni, si chiedono con ansia i simpatizzanti democratici che paventano un’America che mette mano ai forconi e, come direbbe Berlusconi, “scende in piazza” se sarà ancora una volta privata del suo diritto di scegliere il presidente che vuole?
Le differenze tra il 2000 e il 2008 ci sono e non sono da poco.

I nazisti dell’Illinois, i predicatori con l’M16 Viper, gli odiati neocon guerrafondai, i bacchettoni rinati e i liberisti economici, sono decisamente fuori moda in questi giorni ed in odore di disgrazia.
Così il candidato repubblicano è un signore anziano, dal rispettabilissimo passato di reduce del Vietnam con le braccine offese dalle ferite di guerra, il cui maggior pregio è di essere il più presentabile tra i repubblicani, o il meno impresentabile. Peccato si abbia un po’ la sensazione che gli elefantini abbiano gettato sul ring un vecchio pugile ripescato per una improbabile rentrée. La scelta di Sarah Palin come sparring partner si è rivelata un mezzo fallimento. Più macchietta che vice-presidente, quasi una Silvia Berluscona in fatto di gaffes.

Dopo la trombata ad Hillary Clinton, bocciata non in quanto donna ma in quanto vecchia minestra riscaldata già troppe volte nelle cucine della Casa Bianca, per i democratici si è fatto avanti Barack Obama. Tutti i sondaggi lo danno vincente ed io, se permettete, mi do’ una grattatina ai metaforici cabbasisi.
Barack non farà né la rivoluzione né stravolgerà il sistema sociale americano però in ogni caso rappresenta una novità e l’America è paese di pionieri. E’ afroamericano, si, ma è giovane. Si chiama quasi come il nemico pubblico numero uno d’America ma basta pensare alla faccia di Bush e passa la paura di votarlo.

C’è un ultimo fatto, forse il più importante, che distingue queste elezioni dalle precedenti. A differenza delle altre due tornate elettorali, questa volta gli americani, notoriamente restii ad affollare i seggi, stanno formando lunghissime code per andare a votare. Essendo estremamente improbabile che si tratti del fascino slavo di McCain si deduce che Obama sia il favorito. Se è veramente così, forse stavolta non avranno il coraggio di andare contro il loro popolo.

Non so davvero come finirà, è un thriller e bisogna attendere l’ultima scena.
Se vincerà Obama senza ombre sarò molto contenta. Anche per coloro che in questi giorni, dai megafoni prezzolati dei media, hanno scoperto l’inaffidabilità dei sondaggi, che quando non danno la destra in vantaggio non valgono più una minchia. Che bello sarebbe vedere le loro facce.
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Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un’analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all’odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all’insegnamento.
E’ un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell’oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l’ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d’opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E’ forse l’unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell’astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del “chemmefregatantosotuttiladri”.

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco’ con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all’ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall’indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell’insieme che interseca quello del “chemmefrega”) che decideranno effettivamente all’ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell’effetto “colpo di scena”. C’è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un’opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L’importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c’entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l’unica idea che mi viene, a parte l’associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

P.S. Per una versione molto simpatica e intelligente del dilemma sul voto, vi consiglio la lettura del post di Beppone.


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Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un’analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all’odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all’insegnamento.
E’ un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell’oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l’ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d’opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E’ forse l’unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell’astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del “chemmefregatantosotuttiladri”.

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco’ con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all’ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall’indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell’insieme che interseca quello del “chemmefrega”) che decideranno effettivamente all’ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell’effetto “colpo di scena”. C’è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un’opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L’importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c’entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l’unica idea che mi viene, a parte l’associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

P.S. Per una versione molto simpatica e intelligente del dilemma sul voto, vi consiglio la lettura del post di Beppone.


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Dal 1978 ho sempre votato ininterrottamente per referendum, politiche, amministrative, comunali, di tutto. Ho votato a favore del mantenimento della legge 194, nel referendum del 1981, vivendo la possibilità di esprimermi sull’argomento come una grande conquista.
Politicamente, a volte ho votato convintamente per, altre goduriosamente contro, turandomi il naso e non, con tanti dubbi e altrettante convinzioni. Votare mi piace e non sopporterei di non poterlo più fare. Sul come vengono trattati i nostri voti e sulla scelleratezza della classe politica si potrebbe parlare fino a Natale ma non è questo l’argomento del post.

Sto leggendo in giro che molti sono tentati dal non andare a votare oppure di manifestare la propria contrarietà verso l’attuale sistema politico con varie forme di disobbedienza elettorale, come ad esempio farsi consegnare la scheda e poi far mettere a verbale che non si desidera votarla perchè nessun partito ci rappresenta, modalità di protesta della quale si sta parlando ampiamente in rete.

Non nego che, disgustata dall’esito dell’ultima legislatura, avevo ventilato anch’io per un attimo l’ipotesi di andare a votare ma di annullare la scheda elettorale con qualche licenza poetica a sfondo sessual-dialettale escludendo, per evidenti pericoli di brogli, l’ipotesi di lasciare la scheda in bianco. Girano troppi illusionisti in Italia per lasciarne in giro incustodite e non si tratta di quelli contro i quali ha già cominciato a lanciare i suoi coccodé preventivi la gallina di Arcore.
La tentazione astensionistica però è durata solo un attimo.
Rispetto voltaireanamente chi pensa di non votare ma non condivido la scelta, per una serie di motivi.

Il primo è che sono un mulo testardo e romantico che pensa a quanto è costato, anche in termini di sangue, poter esercitare questo diritto-dovere; un mulo che crede ancora, povero illuso, di potersi opporre a questa deriva cialtrona d’Italia.
Il secondo è che sarebbe bello poter dire di vivere in una democrazia talmente solida da potersi permettere l’astensione o lo sberleffo elettorali ma non è il caso. L’astensione in questo paese e in questo momento storico è un lusso democratico che non ci possiamo permettere.
Mi è bastato sentire l’aria che tira, leggere i programmi dei vari schieramenti e pensare che potrebbero toccarci altri cinque anni di Berlusconi.

Per fare solo un esempio, mi chiedo se possiamo permettere che vinca uno che, in trentadue paginette di programma supermegaultrafico, non nomina neppure una volta né Mafia né Camorra e neppure le Triadi cinesi ma ha tra i punti principali, nel reparto giustizia:

tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine

Nel giorno in cui su Repubblica viene pubblicato un resoconto agghiacciante, che vi invito a leggere, dei soprusi e torture di Bolzaneto emersi dagli atti processuali, compiuti da persone che le forze dell’ordine non dovrebbero tenere nelle proprie fila e le cui malefatte resteranno impunite, come per la Diaz e tutti i fatti di Genova 2001, mi viene da pensare che disobbedienti potremmo ritrovarci ad essere in molti, vista la vaghezza del termine e questo inquietante precedente.

In un altro post avevo fatto notare la similitudine tra il vecchio Piano di Rinascita Democratica di Gelli e alcuni proponimenti berlusconiani. Citavo un passaggio del venerabile che diceva:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

Sarò esagerata e forse paranoica ma a me questi discorsi fanno paura, soprattutto quando, ripeto, non si destina altrettanto interesse e rigore persecutorio alla Grande Criminalità Organizzata interna ed esterna.

Un altro motivo per votare è farlo per i nostri diritti di donne. Se penso a quanto ci è costato ottenere il diritto di voto, quando fino al dopoguerra eravamo relegate tra fornelli e ferri da calza (che servivano sia per la maglia che per l’aborto, una bella forma di risparmio) e dovevamo pensare solo a sposarci e scodellare marmocchi. Siccome, sorelle, c’è chi lavora sodo per farci tornare a quella realtà, con le buone o con le bastonate, ed è per questo che mi ritrovo, a quasi cinquant’anni, ad essere più femminista di quando ne avevo venti, per difendere i miei diritti attuali, i miei futuri di vecchia e quelli delle ragazze più giovani, vediamo bene di difenderli questi diritti.

Il penultimo motivo è che credo che si debba fare una scelta ecologica e salvare una Sinistra in via di estinzione, che si vorrebbe far sparire dall’arco costituzionale. Non quella che parla di benchmarking e spoilsystem, del tarapìa tapioco con lo scappellamento a destra maaanche a sinistra, ma quella che, almeno a leggerne il programma, come vedremo in dettaglio prossimamente, pare avere ancora a cuore i veri problemi di quella che, con una tonante bestemmia, ci ostiniamo a chiamare classe lavoratrice.

L’ultimo motivo per il quale voterò è che tanto le precarie gonfiabili, i fighetti e le fighette, il mio dentista, la mia zia ricca e il bottegaio di sotto voteranno comunque per il PDL (e dall’altra parte vi direbbero che i comunisti votano tutti compatti) quindi non ha senso non provarci ad esprimere comunque un’opinione.
Lasciare decidere agli altri del nostro futuro, ai magnati di plastica, ai ciccioni con l’invidia dell’utero, alle damazze in SUV, alla raccolta indifferenziata di pluripregiudicati e soprattutto a chi di politica non capisce un cazzo (senza rancore, mes amis) e vota perchè quello è tanto simpatico e fa le battute, ci ha il sens-ov-iumor, dà da mangiare a tanta gente ed è contro i comunisti, non fa per me. Thank you.

P.S. Sui metodi per opporsi alla vittoria del centrodestra mi ha molto incuriosito quello proposto da Gennaro Carotenuto in “L’arte di votare al tempo del Porcellum”.


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Politicamente, a volte ho votato convintamente per, altre goduriosamente contro, turandomi il naso e non, con tanti dubbi e altrettante convinzioni. Votare mi piace e non sopporterei di non poterlo più fare. Sul come vengono trattati i nostri voti e sulla scelleratezza della classe politica si potrebbe parlare fino a Natale ma non è questo l’argomento del post.

Sto leggendo in giro che molti sono tentati dal non andare a votare oppure di manifestare la propria contrarietà verso l’attuale sistema politico con varie forme di disobbedienza elettorale, come ad esempio farsi consegnare la scheda e poi far mettere a verbale che non si desidera votarla perchè nessun partito ci rappresenta, modalità di protesta della quale si sta parlando ampiamente in rete.

Non nego che, disgustata dall’esito dell’ultima legislatura, avevo ventilato anch’io per un attimo l’ipotesi di andare a votare ma di annullare la scheda elettorale con qualche licenza poetica a sfondo sessual-dialettale escludendo, per evidenti pericoli di brogli, l’ipotesi di lasciare la scheda in bianco. Girano troppi illusionisti in Italia per lasciarne in giro incustodite e non si tratta di quelli contro i quali ha già cominciato a lanciare i suoi coccodé preventivi la gallina di Arcore.
La tentazione astensionistica però è durata solo un attimo.
Rispetto voltaireanamente chi pensa di non votare ma non condivido la scelta, per una serie di motivi.

Il primo è che sono un mulo testardo e romantico che pensa a quanto è costato, anche in termini di sangue, poter esercitare questo diritto-dovere; un mulo che crede ancora, povero illuso, di potersi opporre a questa deriva cialtrona d’Italia.
Il secondo è che sarebbe bello poter dire di vivere in una democrazia talmente solida da potersi permettere l’astensione o lo sberleffo elettorali ma non è il caso. L’astensione in questo paese e in questo momento storico è un lusso democratico che non ci possiamo permettere.
Mi è bastato sentire l’aria che tira, leggere i programmi dei vari schieramenti e pensare che potrebbero toccarci altri cinque anni di Berlusconi.

Per fare solo un esempio, mi chiedo se possiamo permettere che vinca uno che, in trentadue paginette di programma supermegaultrafico, non nomina neppure una volta né Mafia né Camorra e neppure le Triadi cinesi ma ha tra i punti principali, nel reparto giustizia:

tutela dell’ordine pubblico dagli attacchi alla legalità dei vari “disobbedienti” e aumento delle pene per i reati di violenza contro le forze dell’ordine

Nel giorno in cui su Repubblica viene pubblicato un resoconto agghiacciante, che vi invito a leggere, dei soprusi e torture di Bolzaneto emersi dagli atti processuali, compiuti da persone che le forze dell’ordine non dovrebbero tenere nelle proprie fila e le cui malefatte resteranno impunite, come per la Diaz e tutti i fatti di Genova 2001, mi viene da pensare che disobbedienti potremmo ritrovarci ad essere in molti, vista la vaghezza del termine e questo inquietante precedente.

In un altro post avevo fatto notare la similitudine tra il vecchio Piano di Rinascita Democratica di Gelli e alcuni proponimenti berlusconiani. Citavo un passaggio del venerabile che diceva:

c) […] Cosi’ e’ evidente che le forze dell’ordine possono essere mobilitate per ripulire il paese dai teppisti ordinari e pseudo politici e dalle relative centrali direttive soltanto alla condizione che la Magistratura li processi e condanni rapidamente inviandoli in carceri ove scontino la pena senza fomentare nuove rivolte o condurre una vita comoda.
Sotto tale profilo, sembra necessario che alle forze di P.S. sia restituita la facolta’ di interrogatorio d’urgenza degli arrestati in presenza dei reati di eversione e tentata eversione dell’ordinamento, nonche’ di violenza e resistenza alle forze dell’ordine, di violazione della legge sull’ordine pubblico, di sequestro di persona, di rapina a mano armata e di violenza in generale.

Sarò esagerata e forse paranoica ma a me questi discorsi fanno paura, soprattutto quando, ripeto, non si destina altrettanto interesse e rigore persecutorio alla Grande Criminalità Organizzata interna ed esterna.

Un altro motivo per votare è farlo per i nostri diritti di donne. Se penso a quanto ci è costato ottenere il diritto di voto, quando fino al dopoguerra eravamo relegate tra fornelli e ferri da calza (che servivano sia per la maglia che per l’aborto, una bella forma di risparmio) e dovevamo pensare solo a sposarci e scodellare marmocchi. Siccome, sorelle, c’è chi lavora sodo per farci tornare a quella realtà, con le buone o con le bastonate, ed è per questo che mi ritrovo, a quasi cinquant’anni, ad essere più femminista di quando ne avevo venti, per difendere i miei diritti attuali, i miei futuri di vecchia e quelli delle ragazze più giovani, vediamo bene di difenderli questi diritti.

Il penultimo motivo è che credo che si debba fare una scelta ecologica e salvare una Sinistra in via di estinzione, che si vorrebbe far sparire dall’arco costituzionale. Non quella che parla di benchmarking e spoilsystem, del tarapìa tapioco con lo scappellamento a destra maaanche a sinistra, ma quella che, almeno a leggerne il programma, come vedremo in dettaglio prossimamente, pare avere ancora a cuore i veri problemi di quella che, con una tonante bestemmia, ci ostiniamo a chiamare classe lavoratrice.

L’ultimo motivo per il quale voterò è che tanto le precarie gonfiabili, i fighetti e le fighette, il mio dentista, la mia zia ricca e il bottegaio di sotto voteranno comunque per il PDL (e dall’altra parte vi direbbero che i comunisti votano tutti compatti) quindi non ha senso non provarci ad esprimere comunque un’opinione.
Lasciare decidere agli altri del nostro futuro, ai magnati di plastica, ai ciccioni con l’invidia dell’utero, alle damazze in SUV, alla raccolta indifferenziata di pluripregiudicati e soprattutto a chi di politica non capisce un cazzo (senza rancore, mes amis) e vota perchè quello è tanto simpatico e fa le battute, ci ha il sens-ov-iumor, dà da mangiare a tanta gente ed è contro i comunisti, non fa per me. Thank you.

P.S. Sui metodi per opporsi alla vittoria del centrodestra mi ha molto incuriosito quello proposto da Gennaro Carotenuto in “L’arte di votare al tempo del Porcellum”.


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E’ bello riavere Berlusconi in tutto il suo splendore. Se non gli daranno le elezioni, neanche fossero delle televisioni che stranamente ancora non gli appartegono, elezioni che lui è convinto di vincere perchè stavolta non ci sarà alcun Pisanu a sbarrargli la strada, porterà milioni a Roma. Non qualche migliaia di seguaci compresi i cani della Brambilla ma milioni.
L’idea delle legioni sansepolcriste che viaggiano verso la Città Eterna per farvi bivacco è vecchia ma torna sempre fuori perchè forse si tratta di un riflesso pavloviano. Dici Roma e lui pensa a Piazza Venezia. Basta dire elezioni e lui pensa ad una prova di forza. Basta dire torniamo al potere e Fini si dimentica delle battute da caserma sulla sua nuova compagna, smette di fare l’offeso, si rimette il fez ed è pronto di nuovo a marciare. Sicuramente scherzava.

Nella giornata della memoria, non suoni come una mancanza di rispetto verso le vittime, ma parlando di fascismo e suoi rigurgiti, vi ripropongo le immagini che non avete mai visto in tv perchè censurate dal volonteroso carnefice della libertà d’informazione Clemente Mimun ai tempi della sua militanza nel forte TG1 a difesa del padrone delle ferriere.
Berlusconi dà spettacolo stile Chiacchiere e Distintivo al Parlamento europeo parlando di kapò e turisti della democrazia. Tutto narrato nel film di Enrico Deaglio “Quando c’era Silvio”.

Deaglio è anche colui che ha raccontato in “Uccidete la democrazia”, la notte dei misteri delle ultime elezioni politiche, quando i grafici degli andamenti dei voti violarono tutte le leggi della logica e della statistica. Berlusconi, come la gallina che ha appena fatto l’uovo, accusò la sinistra di brogli, i partiti della sinistra denunciarono a gran voce “ci stanno fregando” e poi tornarono a dormire tranquilli, lasciando il prode Prodi nella merda di una maggioranza per caso.

Cosa è successo veramente, perchè qualcosa di strano è successo, altrimenti dove sono finite le schede bianche sparite nel nulla e perchè certi risultati definitivi non furono mai resi noti, non si saprà mai.
La cosa strana è che l’Unione uscita vincitrice per il rotto della cuffia ha governato per venti mesi come in ostaggio di Berlusconi e in preda alla Sindrome di Stoccolma. Nessuna legge che sia andata ad intaccare le leggi vergogna varate dal centrodestra. Nessun disturbo al manovratore che continuerà in tutti questi mesi a rivendicare un furto elettorale che stranamente ha danneggiato solo i presunti ladri. Nessuna legge sul conflitto di interessi, nessuna legge sull’informazione. E come avrebbero potuto con una maggioranza risicata? Appunto.

Un mite e passivo Veltroni, poco prima del funerale del governo Prodi, venuto a mancare all’affetto dei suoi alleati dopo lunga malattia, propone un patto definitivo con Berlusconi. Unconditionally surrender.
Perchè bisogna essere di sinistra maanche di destra e non possiamo lasciare Berlusconi al centrodestra.
“Così muore la democrazia”, dice la regina Padme Amidala nell’ultimo episodio di “Guerre Stellari”. Lo ha capito un personaggio da film e non lo capisce Veltroni.

Nonostante non sia stata fatta chiarezza sulle ultime elezioni politiche e i presunti brogli, attenti alle prossime, se le vogliono così tanto. Attenti se qualcuno proporrà di estendere il voto elettronico e le macchinette della Diebold che tanto hanno aiutato Bush in Florida nel 2000 e in Ohio nel 2004.
Non che pensi che gli italiani non rivoteranno Berlusconi in massa, è uno che ha più devoti di Padre Pio e si farà venire pure le stigmate questa volta per convincerli a rimetterlo sullo scranno del potere.
Però stiamoci accorti lo stesso. Ormai i paesi nei quali si svolgono elezioni regolari si contano sulle dita di una mano, è una semplice constatazione.

Nota a margine. Quelle di Deaglio saranno state accuse infondate, notizie false e tendenziose come ha stabilito un’inchiesta penale ma intanto “Diario”, sicuramente per altri motivi, è stato costretto a chiudere. Una pura coincidenza.

Intanto, pregustando il grande ritorno del grande comunicatore, godiamoci questa sua performance. Per non dimenticare.

E qui, per soffrire fino in fondo, la seconda parte.


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