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Ogni anno BigPharma lancia sul mercato sottostante una nuova miracolosa pillola contro il fumo. Dopo il bupropione (Zyban), contestato a causa dei pesanti effetti collaterali, ecco la vareniclina, il Champix.
Il meccanismo di azione della vareniclina è semplice. La sua molecola è un parziale agonista del recettore nicotinico alfa4-beta2, normalmente preposto a legarsi appunto alle molecole di nicotina. Se i recettori sono liberi reclamano nicotina, se sono occupati dalla vareniclina niente sindrome da astinenza. E’ una spiegazione bovina e spero che nessun chimico mi stia leggendo. In quel caso mi “corigerà”.
C’è già chi parla di meccanismo comune per tutte le dipendenze e quindi basterebbe somministrare la pillola apposita che vada ad occupare i recettori della sostanza dopante per azzerarne l’effetto.

Per provare a smettere di fumare grazie alla vareniclina bisogna assumerne 2 mg al giorno per 12 settimane al costo non indifferente di circa 750,00 euro.
Va bene ma funziona? Come riporta questo articolo:

L’efficacia della Vareniclina è stata valutata in 2 studi clinici controllati con placebo in circa 2000 fumatori.
Questi soggetti sono stati assegnati a ricevere Vareniclina 1 mg due volte al giorno, Bupropione 150 mg 2 volte al giorno, o placebo, per 12 settimane.
Il periodo osservazionale è stato di 40 settimane ( senza trattamento).
Il 44% dei pazienti trattati con Vareniclina hanno smesso di fumare alla fine del periodo di trattamento di 12 settimane, contro il 30% dei pazienti che hanno smesso dopo aver assunto Bupropione ed il 18% di quelli trattati con placebo.
Dopo 1 anno, i pazienti che hanno ricevuto Vareniclina presentavano una maggiore probabilità di rimanere liberi dal fumo rispetto ai pazienti che hanno ricevuto Bupropione oppure placebo.

In un terzo studio, i pazienti sono stati trattati con Vareniclina per 12 settimane, e, successivamente, sono stati assegnati in modo casuale a placebo o a Vareniclina per altre 12 settimane.
Questi pazienti sono stati seguiti per 28 settimane dopo il trattamento.
Il 71% dei soggetti che hanno assunto Vareniclina erano liberi dal fumo dopo 6 mesi, rispetto al 50% del placebo. ( Xagena_2006)

Quando leggo queste statistiche penso sempre malignamente che il 56% del campione del primo studio NON HA SMESSO di fumare (sempre meglio comunque del 70% di flop del bupropione).
Accenniamo solo agli effetti collaterali di questo farmaco: ben il 30 per cento dei pazienti trattati ha riportato nausea e incubi spaventosi.
Il gioco vale la candela, che in questo caso è tra l’altro molto costosa? Secondo me no, perché la mia domanda è: se smetto di prendere la pillola e non ho fatto un lavoro psicologico sulla motivazione a smettere di fumare cosa succede? Che ricomincio.
Senza contare che sostituire la dipendenza dalle droghe con la dipendenza dai farmaci è un controsenso. Chi mi garantisce infatti che qualcuno non smetterà più di prendere il farmaco, con conseguenze imprevedibili, per paura di ricominciare a fumare?

Date retta a me. Continuano a ripetervi che smettere è quasi impossibile e che lo potete fare solo con queste pillole che costano una cifra e che non si sa nemmeno se fanno più male che bene.
Non è vero che non si può smettere. Smettere è una cosa che possono fare tutti, forti fumatori e fumatori modici. La nicotina crea la stessa dipendenza anche in chi fuma tre sigarette al giorno.

Il segreto per liberarsi da questa dipendenza è ricominciare ad amarsi, a corteggiarsi e una volta che avremo capito che la nostra salute è la cosa che più ci preme, per amore di noi stessi faremo il sacrificio di sopportare la scimmia dei primi tre giorni. Tre giorni e basta.
Poi piano piano la nicotina se ne va, ci si disintossica, rimane il condizionamento mentale ma l’amore sconfigge ogni male e se vi amate veramente non proverete più desiderio di fumare.

Prima di smettere scrivete su un cartello i motivi per i quali vi piacerebbe smettere. Vi sorprenderete di quanti riuscirete a trovarne. Quando sarà passato il primo periodo e sarete più sicuri di voi preparate un altro cartello sul quale scriverete: “Non fumerò mai più, nemmeno se subirò dei lutti, se perderò il lavoro e mi ammalerò”. Fatene una questione d’onore con voi stessi. Prendete il pacchetto che avete tenuto da parte, scendete in strada e gettatelo nel cassonetto.

Se non vi fidate di me, che ce l’ho fatta a smettere dopo quasi trent’anni di dipendenza con una facilità che mi ha stupito, lasciate perdere le pillole e investite 10 miseri euro per leggere il libro di Allen Carr “È facile smettere di fumare, se sai come farlo”. E’ un concentrato di banalità, è vero, ma funziona maledettamente perché ti lava il cervello. Non con la vareniclina ma con una buona dose di autostima e amore per noi stessi. Leggetelo sia che abbiate voglia di smettere e cercate un aiuto per farlo sia che pensiate che sono una vecchia rompicoglioni che la mena contro il fumo. Scommettiamo che riuscirà a far smettere anche voi?

Per chi fosse interessato all’altro farmaco antifumo, il bupropione, ripubblico qui di seguito l’articolo che gli dedicai l’anno scorso. Chi lo conosce già può risparmiarsi la fatica di leggerlo. Lo consiglio comunque a coloro che pensano che prendere una pillola sia la panacea di tutti i mali e la strada più conveniente per smettere di fumare. Conveniente lo è per BigPharma, senza dubbio.

C’era una volta, nel grande paese di BigPharma, una pillolina bianca dal nome importante: Bupropione. Questa molecola era stata creata per curare la depressione, ma dato che non era efficace come le sue sorelle Fluoxetina e Paroxetina e anzi sembrava fare più male che bene, era stata dimenticata in un angolo della grande fabbrica di medicinali.

Il bupropione cloridrato era stato approvato negli Stati Uniti nel 1989 come antidepressivo atipico di II generazione con il nome commerciale Wellbutrin ma il suo utilizzo causò molti problemi, dal rischio di convulsioni al possibile aumento di casi di suicidio negli adolescenti, e allora fu accantonato a favore di farmaci meno potenzialmente dannosi.

Dieci anni dopo, qualcuno si ricorda che il bupropione cloridrato sembra ridurre considerevolmente il desiderio di fumare nei fumatori che lo assumono come antidepressivo, anche se non si sa né come né perchè. Al bupropione viene cambiato il nome commerciale: Zyban, Quomen, Corzen, e viene lanciato in pompa magna come la nuova pillola della felicità che ti permette di smettere di fumare senza soffrire l’astinenza, senza sbattere le testa contro il muro e fare a pugni con la scimmia.

Già, ma se un farmaco specifico per la depressione ha provocato importanti reazioni avverse, dalle reazioni cutanee a quelle neurologiche, psichiatriche e cardiache e forse perfino la morte in una piccola popolazione di malati, cosa succederebbe se venisse impiegato su larga scala, cioè su milioni di fumatori nel mondo? E’ normale immettere sul mercato un farmaco il cui meccanismo di azione non è spiegato? E poi funziona veramente?

Il bupropione, anche dopo la sua mutazione da antidepressivo puro a pillola per smettere di fumare ha continuato a produrre importanti effetti collaterali; 921 casi di reazioni avverse riportate in Australia nel 2000, 3457 casi in Gran Bretagna nel 2001 tra cui 18 casi di morte sospetta per suicidio. Nel 2004 il farmaco era sotto controllo da parte delle Autorità Sanitarie francesi a causa dei sui possibili effetti collaterali (ancora convulsioni, istinti suicidi, insonnia ed allergie).

In alcuni paesi, come l’Australia, il farmaco è stato incluso tra i farmaci rimborsabili, ed è stato oggetto di 500.000 prescrizioni fin dal 2001, costando al governo federale 66 milioni di dollari. Uno studio successivo aveva messo in dubbio la reale efficacia del bupropione per la cessazione del fumo e il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee aveva proposto di poter ottenere una prescrizione del farmaco solo dopo il parere di due medici (cioè solo dopo un secondo parere): la Glaxo, detentrice del brevetto sul farmaco, ha intrapreso un’azione legale sostenendo che il Pharmaceutical Benefits Advisory Committee non ha l’autorità di fare cambiamenti una volta inserito un farmaco tra quelli rimborsabili.

Meno male che in Italia è stato approvato nel 2000 non come antidepressivo ma come farmaco per smettere di fumare in fascia C non rimborsabile. Certo, la pillola è un pò caruccia, 180 euro alla confezione, ma vuoi mettere la soddisfazione di riuscire a smettere di fumare senza fatica, dicono? Molte ASL stanno utilizzando il bupropione nei programmi terapeutici di disintossicazione dal fumo. Il “bugiardino” è stato aggiornato includendo nuove controindicazioni, il che di solito indica che il farmaco è sotto osservazione in farmacovigilanza.

L’efficacia del bupropione è modesta: secondo uno studio, non più del 30% di persone che lo hanno utilizzato per 7 settimane continua a non fumare dopo un anno. Il che vuol dire che sul 70% è inefficace. Non esiste alcuna dimostrazione che i sintomi depressivi che chi smette di fumare può provare siano dovuti ai meccanismi conosciuti che innescano la malattia depressione. E chi smette di fumare può riuscirci perchè utilizza meccanismi mentali che vanno dalla forte motivazione alla forza di volontà.

Quindi, perchè utilizzare alla leggera, magari con solo la prescrizione del medico di base e non di uno psichiatra, un farmaco così controverso, che possiamo perfino acquistare contraffatto online?

Quando un farmaco registra numerosi effetti collaterali gravi, il mantra delle case farmaceutiche è noto: “non è dimostrato”. In questo caso specifico aggiungono che: “i fumatori sarebbero morti lo stesso”, “sempre meglio qualche morto in più che i milioni di fumatori schiattati per le sigarette”.

Rimane il fatto che hanno riciclato un prodotto scadente con una pura operazione di marketing e che, dovesse andare male come pillola contro il fumo, cominciano ad apparire studi nei quali lo si propone come farmaco ideale per dimagrire!
L’ennesima mutazione genetica pronta per l’uso e con un bacino di utenza ancora più smisurato. Tanto si sa che gli obesi sarebbero morti lo stesso.


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