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E’ curioso che in un mondo dominato dal culto del denaro, simboleggiato in psicanalisi dall’escremento; in un mondo che, scisso nella dicotomia tra avarizia (ritenzione) e scialacquamento (incontinenza), fa dell’evacuazione una metafora rituale quasi religiosa, ci si scandalizzi se un satiro o un comico cita la cacca in un suo show e ci si meravigli se poi il tizio viene censurato, radiato e bandito dal regno.

Intendiamoci, la colpa è degli autori di queste performance, sempre. Hanno il vizio di associare alle loro denunce più forti l’elemento merdoso e l’apposito orifizio, che siccome sono innominabili e oggetto di oscuro timore ma altrettanto innominabile segreto culto, fanno scattare le più feroci censure di potere.
E’ come se inconsciamente dicessero: devo fare una denuncia forte, sulla guerra, sull’oscenità della guerra, sulle brutture della società, della famiglia che incoraggia la pedofilia ma siccome non ne ho il coraggio fino in fondo utilizzo la metafora della cacca così mi censureranno e la mia coscienza sarà di nuovo a posto. In psicanalisi si chiama atto mancato.

La censura, quando a sua volta scatta, pensa: io in realtà voglio colpire quel pezzo di merda che osa criticare l’impero, il regime, la guerra santa combattuta dagli eroi. Voglio zittire e far ardere sul rogo quello stronzo che osa criticare la famiglia e la società e perfino prefigurare il futuro di merda che ci aspetta.
Della cacca non me ne frega niente ma siccome a tutti fa schifo tutti mi daranno ragione ad aver censurato quell’idiota per averla nominata.
Si chiama razionalizzazione.

Quando a Bertolucci bruciarono sul rogo “Ultimo Tango a Parigi”, non fu perchè in un certo momento del film Brando sodomizza la Schneider ma perchè Brando, nel mentre, recita la seguente preghiera: “Voglio farti un discorso sulla famiglia…Quella santa istituzione inventata per educare i selvaggi alle virtù… Ed adesso ripeti insieme a me…Santa famiglia, sacrario dei buoni cittadini… dove i bambini sono torturati da quando dicono la prima bugia”.

Pasolini, in quel film disgustoso, intollerabile, diciamo proprio di merda che è “Salò o le 120 giornate di Sodoma”, utilizza la coprofagia per denunciare fin dove può giungere il Potere nella degradazione dell’essere umano. Ancora più rivoluzionario di DeSade, Pasolini preconizza la società attuale.
Ripensando oggi a quel film degli anni settanta, quando per altro in alcune realtà, basti pensare alle dittature sudamericane, la gente veniva torturata veramente a quel modo, ci rendiamo conto che l’incubo del poeta è diventato la nostra realtà in senso (sub)culturale.
Basta pensare alla televisione, dove le persone accettano di farsi umiliare e degradare fisicamente ormai senza quasi limiti e solo per una cosa, il denaro e il simulacro di fama che dà il denaro. “Salò” sembra diventare quindi solo il più estremo dei reality show.

Bisognerebbe riuscire a parlare di atti evacuatori e relativi prodotti escrementizi senza utilizzarli come denuncia sociale e politica e vedere l’effetto che fa, se persistono lo scandalo e la censura. Del resto il cinesino che cagando fa scattare il livello 4 di contaminazione batteriologica negli spot pubblicitari è tollerato, come la pomata dedicata alle amiche emorroidi o gli yogurt che fanno liberare perfino le gran tope che non diresti mai che caghino anche loro come te, misera mortale. Anzi, questi inni alla defecazione ti vengono proposti normalmente all’ora di pranzo e cena, come simpatico coadiuvante dell’appetito. Servono affinchè tu spenda, tiri fuori il denaro, lo sterco del demonio, appunto. Il cerchio si chiude.

Se però a mezzanotte un comico nomina la merda associata ad un giornalista un tempo a libro paga della CIA, apriti cielo.
Luttazzi, che non è esente da una certa compulsiva e fastidiosa coprofilia ma in fondo è un bravo ragazzo e perfino un timido, forse, è stato ancora una volta censurato da la7 e il suo programma, che forse non a caso si chiama(va) “Decameron”, sospeso, che in Italia significa chiuso, tumulato e cementato.
Aveva cominciato bene il ragazùl:
“Dopo 4 anni guerra in Iraq, 3.900 soldati americani morti, 85.000 civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui in fondo era contrario alla guerra in Iraq…
Poi è scattato l’atto mancato, introdotto anche dalla clamorosa sottostima dei morti civili iracheni, ben superiori agli 85.000:
“Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema, penso a Giuliano Ferrara immerso in una vasca da bagno con Berlusconi e Dell’Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanche’ in completo sadomaso che li frusta tutti. Va gia’ meglio no?”.
D’accordo, la prosa non sarà DeSade ma è efficace anche se l’immagine è un po’ da porno casalingo di quart’ordine, disciamo.
La censura, come da copione, si è attaccata a quello, alla fantasia fetish da bordello gran lusso con sconti per comitive vip che faceva venire in mente.
Se Luttazzi si fosse limitato alla prima parte della denuncia lo avrebbero fermato lo stesso? O forse occorreva proprio lo schizzo di merda in faccia perchè ci ricordassimo della bestialità della guerra?

Vabbé, per consolarci e restare in tema, quest’anno metteremo nel presepe un caganer, un “cagone”. Trattasi di antica e gloriosa tradizione catalana, di origine barocca, un personaggio di terracotta ritratto nell’atto di defecare che nel presepe viene di solito collocato in posizione appartata, come si conviene alla circostanza. La figurina non viene considerata assolutamente blasfema ma un retaggio degli antichi culti della fertilità.
In Spagna è considerato un onore essere raffigurati come caganer, come dimostra l’esempio che ho scelto, che rappresenta il Re Juan Carlos. Esistono praticamente tutti i personaggi politici spagnoli, da Aznar a Zapatero alla regina e al principe. Non mancano Bush, Sarkozy e un delizioso piccolo Ratzinger.
Per quanto abbia cercato non sono riuscita a trovare nè un caganer Berlusconi, nè un Prodi, né un Veltroni. E’ proprio vero che a livello internazionale non ci caga nesssuno.


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