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Ho letto due post interessanti sull’argomento sciopero dei TIR, uno di Mario e l’altro di GuerrillaRadio.
Sono d’accordo con il primo riguardo all’analisi del meccanismo di mercato che tira i prezzi al ribasso e tende a stritolare i cosiddetti padroncini, che quindi avrebbero ragione a rivendicare condizioni più vantaggiose di lavoro.
Figuriamoci se non siamo sensibili alle rivendicazioni dei lavoratori e qui si tratta di lavoro duro e in molti casi massacrante.

Vi sono alcuni aspetti di questa protesta, come di quella dei tassisti, che non mi convincono, però. Premesso che coloro che hanno fatto i blocchi stradali non sono tutti i padroncini ma solo circa la metà, a qualcuno pare strano che, dovendosi far rappresentare a livello politico, essi scelgano la destra che propugna in teoria proprio il liberismo che produce le spietate leggi del mercato oggetto del contendere.

Il leader della protesta dei camionisti rivoluzionari si chiama Uggé, è un sindacalista degli autotrasportatori in perenne stato di lotta in modalità “incubo” di Doom, tranne quando governa Berlusconi.
Per cinque lunghi anni, il bellicoso Uggè, di FI, nominato sottosegretario ai trasporti da Silvio, se n’è stato buono buono a cuccia senza tagliare le gomme a chicche e sia.
Mi si dirà, non vorrai mica fare le bucce ad un sindacalista perché è di destra, con una sinistra che ha piazzato due ex-sindacalisti a presiedere il Parlamento? Non ho niente contro un sindacalista di destra.
Però in questo caso temo che il sindacalista stia facendo gli interessi del padrone più che del padroncino.

C’è un grosso equivoco attorno alla destra governativa italiana, che è liberista in senso economico solo a parole e americana solo quando fa comodo. Basti dire che è comandata da un ultramonopolista che in America non sarebbe mai diventato quel che è diventato senza doversi piegare alle leggi dell’anti-trust.
Questa destra, che dice di volere il mercato, il mercato, il mercato, si esalta a difendere delle lobbies, delle consorterie, delle associazioni di bottegai, insomma è legata tuttora a qualcosa che assomiglia moltissimo al vecchio corporativismo fascista. In questo contesto, le categorie che difendono piccoli privilegi di casta piccoloborghese si sentono a proprio agio con la destra. La sinistra è abituata ai grandi numeri delle grandi fabbriche, ai milioni di metalmeccanici, è un altro mondo che non intriga nè il tassista nè il camionista. Per questo è inevitabile che lasciamo i camionisti alla destra.

La destra aborrisce gli scioperi, tranne quelli che portano un tornaconto a determinati poteri, non pestano i piedi ai grandi poteri e magari danneggiano un eventuale governo di sinistra.
Tutti gli ultimi scioperi di categoria, che hanno visto la destra in prima fila a loro difesa, in fondo erano lotte corporativiste contro la concorrenza e soprattutto, contro il governo che, paradossalmente, era quello che stava difendendo il libero mercato. Quando vedrò i sindacalisti di FI appoggiare le rivendicazioni dei metalmeccanici e dei precari sarò pronta a ricredermi su questo punto.

Vorrei sottolineare un’altra cosa poi, e qui mi riallaccio al post di GuerrillaRadio, che riesuma un evento storico che per la verità era ritornato in mente anche a me e a tanti altri nei giorni scorsi: lo sciopero degli autotrasportatori in Cile del 1972 durante il governo Allende. In quel caso lo sciopero fu manovrato, lo dimostrano documenti desecretati della CIA, da coloro che stavano organizzando il golpe contro il governo di Unidad Popular, attraverso generose sovvenzioni di denaro alle categorie in sciopero.
Per fare un altro esempio, dire che gli scioperi di Solidarnosc in Polonia furono qualcosa di spontaneo è per gli ingenui. Senza le generose donazioni provenienti dagli zii d’America e dal Vaticano la storia sarebbe andata diversamente.

Questo per dire che non sempre i sindacalisti organizzano uno sciopero per il bene dei lavoratori ma possono farlo per altri motivi, inclusi quelli loschi. Uno sciopero può diventare quindi una forma di ricatto, di pressione, una prova di forza o semplicemente un avvertimento, finanche un atto eversivo. E’ una cosa che non possiamo far finta di non vedere.
Nei già citati Stati Uniti il sindacato dei camionisti è sempre stato uno dei più potenti ma, proprio per la sua importanza strategica (un blocco stradale può mettere in ginocchio un paese), è sempre stato oggetto di pesanti infiltrazioni mafiose. Basti pensare alla figura di Jimmy Hoffa, pedina della mafia a capo del sindacato e poi fatto sparire dalla stessa per motivi ancora oggi misteriosi.

Infiltrazioni, strane sovvenzioni, scioperi usati come arma impropria contro governi non graditi, è già successo in passato e perché non potrebbe succedere ancora? History repeating.
Speriamo, come ho detto in un commento da Cloro, che l’analogia con il Cile sia solo un’illusione ottica dovuta a pura paranoia e che la protesta dei camionisti combattenti sia qualcosa di giusto, assolutamente slegato da ogni speculazione politica da parte di chi non ha rinunciato alla famosa spallata.


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