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Ecco, è finito anche il primo giorno del nuovo anno, quello dedicato alla superstizione più hard. Quello che dà la stura, oltre allo spumante, a tutte le teorie più allucinanti sulla numerologia, alla scaramanzia a rutto libero e al rituale dell’augurio che, parliamoci chiaro, non sappiamo più se sia meglio scambiarci o no. Visto che gli auguri li hai e te li hanno fatti e l’ultimo anno è stato color marrone sfatto, che porti più fortuna a tutti tacere e non svegliare i demoni che dormono? 
Ma si, facciamo finta che sia stato un giorno come un altro. Che ne so, come il passaggio dal 31 marzo al 1° aprile, senza quella convinzione assurda che, da un giorno all’altro, debba cambiare tutto solo perché è cambiato il numeretto finale della data. Tipo che vai a dormire il 31 e il 1° ti risvegli nel castello delle fiabe, più giovane, più magra e circondata come una diva da boys strafighi adoranti, con le lenticchie che si sono trasformate in lingotti d’oro e senza più un cruccio nella vita.

Il 1° gennaio 2011 è stato un giorno come un altro. Lo dimostra il fatto che a Napoli c’è ancora la spazzatura. Il presidente scopatore (nel senso di monnezzaro) aveva detto che avrebbe ripulito Napoli per Capodanno. Invece ha pulito solo il salotto buono, per non far incazzare la padrona, tanto con il padrone sa come farsi perdonare, e la monnezza l’ha sparsa per tutto il resto della casa nascondendola qua e là.  Questa servetta nana  non è buona nemmeno come donna delle pulizie e l’hanno messa a capo del governo.
A proposito di presidenti. Mi ero illusa di aver schivato la fiera delle banalità a reti unificate ma non c’è stato verso. Replica a tradimento, questa mattina, su Radio Radicale. E allora ascoltiamolo questo paladino dei giovani. Questo anziano disposto a far spazio a forze fresche e nuove. Basta solo un piccolo sforzo per mantenere il sensorio vigile e forse l’alto messaggio del Capo dello Stato ti farà reagire come hanno reagito i giornali. Un plauso generale neanche avesse parlato Zarathustra in persona. Come se tanti di noi non ricordassero ancora assai bene e con rimpianto i messaggi di fine d’anno di Sandro Pertini.
Napolitano non ha detto nulla e non si può nemmeno dire che l’abbia detto bene. Non è mica un Berlusconi incantatore di papiminkia, ammettiamolo. 
Ha parlato dei giovani! Capirai. Usare la formuletta magica “bisogna fare, bisogna dare” significa solo rilanciare la palla nel campo avversario. Il grande Ciotti avrebbe commentato: “Napolitano abbranca in presa e si accinge al rinvio”.
Lui parla ad ipotetici interlocutori, a presunti risolutori dei problemi dei giovani che non si sa dove siano. Cioè, lo sappiamo dove sono e lo sa pure lui.  Se sono quelli al potere si tratta di vecchiacci abbarbicati alla poltrona e preoccupati più dei loro vetusti piselli inanimati che delle esigenze dell’Italia. Questo è il paese dove ai giovani non si dà spazio perché tanto “hanno tutta la vita davanti e avranno tempo”. Con gente che non si decide a crepare non è facile. 
E’ il paese dove non si dà da reggere il timone ad un giovane perché “non ha ancora fatto esperienza”. Come se l’esperienza non cominciasse proprio nel momento in cui un giovane viene responsabilizzato dal coraggio di chi gli affida le sorti della nave.
Per carità, il migliorista è il presidente ideale per il peggiorismo berlusconiano. Lo definirei un megliopeggiorista. Non sporca, non fa rumore e firma tutto quello che gli portano. Del resto lo dice pure lui e ci ha tenuto a farlo sapere anche a Capodanno: “Criticare il governo non è nelle prerogative del Capo dello Stato.”  Nemmeno quando il governo gli porta delle vaccate da avallare.
Vedrete se l’11/1/11 (numerologi, buoni a cuccia!) la Corte Costituzionale concederà il legittimo impedimento e l’Angelino che studia da delfino del caimano ci riproverà con un Alfano Reloaded come si agiterà il megliopeggiorista in difesa della Costituzione. Firmerà, firmerà. Firmerà perché bisogna sempre dare fiducia ad un giovane premier di settantatre anni.
A proposito di salvacondotti. Il governo che, per salvare dai processi un tizio, il famoso giovane scapestrato di settantatre anni, è disposto a mettere a soqquadro la Costituzione, a stravolgere le leggi penali, a mandare in vacca migliaia di processi e lasciare di conseguenza migliaia di potenziali colpevoli impuniti, sta minacciando di spezzare le reni al Brasile perché non gli restituisce un condannato. Come dire, fare i giustizialisti con i tribunali degli altri. Qualcuno pensa che abbiamo la giusta credibilità per dare lezioni di diritto in giro per il mondo?
Perchè oggi, invece di zamponi e cotechini, lenticchie, fuochi artificiali, botti, valzer viennesi, insulsi messaggi di fine anno e spumanti troppo gasati, prendo come immagine simbolo del Capodanno il poster di un film che doveva fungere da seguito di un capolavoro assoluto come “2001 Odissea nello Spazio” di Kubrick e che risultò ovviamente niente di più di un onesto prodotto di fantascienza? Perchè diventa interessante e meritevole di menzione a posteriori, come mera curiosità, ormai giunti a questo fatidico 2010 citato nel titolo.
L’immagine poi è tipica dell’iconografia classica di fine anno. L’anno nuovo raffigurato come un bambino, in questo caso un po’ speciale, come ricorderanno gli amanti di 2001. Sullo sfondo, non la Terra ma Giove che simboleggia la prosperità. Scusate ma, invecchiando, sto diventato tremendamente junghiana. Mi acchiappano le simbologie e le sincronicità. Spero di non trasformarmi in un eroe di Dan Brown perchè sarebbe la fine.

Interessante è anche lo slogan del film che recitava: “L’anno in cui un gruppo di Americani e Russi intraprese la più grande avventura di tutti i tempi, per vedere se c’era vita oltre le stelle.”
Ah, l’ineffabile romanticismo degli anni sessanta! E come ci siamo ridotti in questo nuovo millennio…
L’Uomo è da un po’ che è sceso dal pero cosmico e non guarda più alle stelle ma alle più terrene stalle.
Quale avventura potremmo mai intraprendere quest’anno che non sia l’uscita definitiva, si spera, dalla crisi economica e dalle numerose guerre cominciate da una banda di delinquenti che oggi, a distanza di 9 anni da quel “2001” (sincronicità, sincronicità!) sta rialzando la cresta in cerca di nuovi disastri da combinare in giro per il mondo?

Si devono fare gli auguri, oggi, e facciamoceli. Salute, sicurezza economica nel senso di tutto ciò che non rappresenta precarietà, serenità (di conseguenza), affetti e sesso a tutto spiano, pace e crescita (nel senso individuale, perchè quella economica è una cazzata che ci sta portando alla rovina tranne pochi profittatori).

Nel nostro piccolo penisulare, cosa potremmo desiderare di più di liberarci di una zeppa di bassa statura che ci impedisce, ormai da decenni, di andare avanti in tranquillità e di pensare ai problemi generali, oppressi come siamo dalle sue personali magagne, e di lasciarcelo alle spalle per sempre? Oggi non lo nomino perchè non voglio farmi andare per traverso quella stupenda pasta al forno che un’amica mi ha preparato con tanto affetto ma è chiaro a chi mi riferisco. Che sia veramente l’anno della liberazione. Magari mandiamolo a vedere se ci sono altri mondi in giro per la galassia al posto di Americani e Russi ma l’auspicio sia, “fuori dai coglioni”.
Ma che amore e amore. Ho detto sesso, prima.

(Bettie Page 1923-2008)

Ve l”ho detto, non mi va di festeggiare. Non partecipo al gioco insulso del “questo anno è stato orribile, speriamo nel prossimo”. Per me quest’anno è stato buono, forse addirittura ottimo e il futuro lo affronto giorno per giorno e con fatalismo. Que sera, sera. Tutto il resto è superstizione.
Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

Un bacio da Lameduck


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Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

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Mi fa ridere come sempre il fatto che noi aspettiamo la mezzanotte con tanto di countdown (vi ho già detto quanto lo odio?) e stando bene attenti a non stappare la bottiglia prima del tempo, mentre ad Auckland e Sidney sono già nel 2009 da ore, quindi il nostro spumante è un qualcosa di puramente relativo, alla faccia di Marcello Pera.
L’unica cosa positiva del Capodanno è che, tra poche ore, sarà finito.

Chiudo l’anno curandomi il mal di stomaco provocatomi dall’ascolto oggi per radio del ministro Frattini (chissà se le enormità che dice le crede veramente?) e di parlamentari che sembravano parlare più da una succursale della Knesset che dal Parlamento italiano. Ragazzi come siamo bravi noi italiani a stare attenti a non avere mai una nostra opinione.

Non parlano più dei morti palestinesi, il contatore si deve essere bloccato. Siamo fermi ad un generico “più di 360”. Peccato che i bombardamenti continuino, come orgogliosamente ci fanno vedere nei filmati su YouTube gli israeliani, con le nuvolette che esplodono sopra le case di Gaza. Ogni nuvoletta, un pezzetto di problema palestinese che se ne va, puf!
Su Informazione Corrotta, intanto, non ci crederete, ma è il solito piagnisteo su come sono antisemiti ed antiisraeliani i media italiani. E pensare che Pagliara si agita tanto per loro ogni sera, instancabile, e che in Parlamento la più moderata nell’amore per “l’unica democrazia del medioriente con licenza d’uccidere” è la Fiamma (nel senso della Nirenstein). Ingrati.

Il Papa, con sprezzo del ridicolo, ha parlato di sobrietà, vestito tutto d’oro zecchino e assiso sul trono anch’esso sbrilluccicante.
Napolitano ha tenuto il discorso di fine anno a reti berlusconiane unificate. Deve aver detto cose memorabili perchè non me ne ricordo nemmeno una.

Domani saremo nel 2009, il mondo farà sempre schifo lo stesso e io avrò ancora il mal di stomaco.
Bisogna dirlo, il Maalox non è più efficace come una volta.

Ad ogni modo, siccome non posso far finta che non sia il 31 dicembre, e visto che me li avete già fatti in tanti, AUGURI a tutti voi, con una bella immagine ed un ricordo di Bettie Page, l’unica donna al mondo che riusciva a far diventare sexy la frangia tagliata con la coppetta. Che Dio la benedica, ovunque lei sia!

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Aderisco all’iniziativa di Riccardo Gavioso, che consiste nel ripubblicare, come buon auspicio per il nuovo anno, il proprio post di maggior successo dell’anno passato.
Ebbene, il più commentato da voi e forse anche il più apprezzato è stato questo che segue.
Spesso scrivo di storia perchè mi appassiona e mi piace soprattutto andare alla ricerca di fatti poco noti ma non per questo meno importanti. Questo post riguarda il nostro passato bellico, un passato che ci ha visto aggressori e oppressori. Un passato che si è voluto nascondere finora ma che è sempre bene ricordare per senso di giustizia.
Con l’occasione, direbbero le segretarie amministrative, quale io sono, siamo lieti di porgervi i più sinceri auguri per un felice anno nuovo.

Comunicazione di servizio. Per chi fosse infastidito dal tormenton del post precedente, l’unico modo per zittirlo è scendere al post sotto e “scetarlo” manualmente cliccando sull’iconcina dell’audio nel riquadro del video. Troppo complicato? Non ho trovato modo di farglielo fare automaticamente. Portate pazienza, capirete solo in questo caso quanto sia insopportabile il gossip.

***

“Si ammazza troppo poco!” – L’altra faccia della memoria

E’ giustissimo il 10 febbraio ricordare le vittime delle foibe ma penso che ancora una volta si sia persa un’occasione (ahi, Presidente!) per fare ulteriore chiarezza e giustizia su quello che fu il mattatoio dei Balcani nella seconda guerra mondiale.
Al giusto riconoscimento alle vittime delle foibe si attende da sessant’anni che si affianchi quello per le vittime dell’aggressione italiana alla Jugoslavia. Non per fare il solito sporco gioco del bilancino bipartisan che vuole soppesare le vittime e schierarle da una parte e dall’altra, ma semplicemente per ricordare che se vi furono vittime dimenticate, altre continuano ad esserlo e giustizia vorrebbe che fossero ricordate tutte.
La campagna italiana (fascista) in Jugoslavia fu condotta con pugno di ferro da generali come Roatta e Robotti, volonterosi alleati di Hitler nel progetto di “germanizzazione” dei Balcani. Proprio a Robotti si deve la frase che ho messo nel titolo: “Si ammazza troppo poco!”, a commento di un fonogramma inviatogli dal Capo di Stato Maggiore Galli nel 1942 con il resoconto di un rastrellamento in zona Travna Gora.
All’Italia, come premio per l’impegno a fianco del Terzo Reich, furono assegnati i territori della provincia di Lubiana in Slovenia, il controllo del Regno di Croazia e il protettorato del Montenegro.
Alleati dei fascisti italiani nella repressione tra gli altri di serbi, rom, ebrei ed oppositori erano i feroci Ustascia croati il cui capo, il collezionista di occhi nemici Ante Pavelic secondo Curzio Malaparte, fuggì in Argentina impunito grazie alla rete della Via dei Topi gestita con la complicità del Vaticano, della quale ho parlato in un post precedente.

Durante l’occupazione italiana, la popolazione slovena fu sottoposta a deportazione in campi di concentramento in Jugoslavia (come il famigerato Arbe al quale si riferisce la foto) e anche in Italia per far posto alla colonizzazione fascista. Qui trovate un articolo sul campo di concentramento di Alatri e le foto (questo sito contiene altre testimonianza delle atrocità alle quale parteciparono gli italiani, con immagini estremamente crude).

Sui crimini di guerra italiani, di cui la Jugoslavia fu soltanto uno dei teatri oltre l’Africa Orientale e la Libia, permane una congiura del silenzio che può essere spiegata solo con i sordidi interessi della guerra fredda.
Invano il governo jugoslavo chiese per molti anni che i criminali di guerra italiani fossero estradati per essere giudicati. Per loro non vi fu mai alcuna Norimberga, perchè godettero sempre di protezioni politiche e diplomatiche. Non vi fu mai una discussione sui crimini di guerra italiani semplicemente perché si decise di farli scomparire e di inventare al loro posto la leggenda degli “italiani brava gente”.

Molti anni fa, ormai venti, la BBC realizzò un documentario, “Fascist Legacy”, avvalendosi della collaborazione di storici come Michael Palumbo, autore anche di un volume sui crimini di guerra italiani che mai passò le maglie della censura e rimase inedito.
Questo documentario diviso in due parti, una dedicata al teatro jugoslavo e l’altro a quello africano, è una visione illuminante per coloro che sono cresciuti con l’idea che l’italiano in guerra non ha mai fatto male ad una mosca. Vi si parla di orrori, di esecuzioni sommarie, di campi di concentramento come Arbe in Croazia, dove i vivi venivano lasciati morire di fame in condizioni igieniche spaventose e i morti venivano seppelliti a tre per ogni fossa.
E’ una visione che fa star male, perché ci si sente traditi, ci si vergogna non solo di ciò che è stato fatto da nostri connazionali, ma anche per l’impunità della quale hanno in seguito goduto.
Un’impunità che era probabilmente voluta un po’ da tutti, anche da coloro che per nascondere le proprie magagne hanno lasciato che su queste infamie calasse l’oblio. Fu Togliatti a firmare l’amnistia che diede un fenomenale colpo di spugna ai crimini fascisti. Tu lascia stare i miei e io lascio stare i tuoi, alla faccia dei morti. Se delle foibe non si è parlato per decenni nulla mi vieta di pensare che fosse dovuto anche a questo patto bipartisan del silenzio.

Tornando al documentario di Ken Kirby, fu acquistato e doppiato dalla RAI ma mai messo in onda. E’ stato presentato a mezzanotte da La7 un paio di anni fa o più, alla chetichella, e riproposto in seguito da History Channel nel pacchetto Sky. Avrei voluto proporvelo ma non l’ho trovato in rete.
In compenso in Internet si trovano molti documenti e materiali su quelle pagine oscure della nostra storia. Qui troverete un esauriente catalogo di articoli sulla campagna italiana nei Balcani, le foibe e il cover-up dei crimini italiani.

In questa strana memoria settoriale della storia dove, a seconda delle simpatie, le vittime possono essere ricordate o meno, spero che un giorno, oltre alle vittime delle foibe (tutte, non solo quelle italiane), si ricordino anche le altre.
I deportati sloveni, gli internati di uno dei campi di sterminio più terribili come Jasenovac, tomba di ebrei, musulmani, serbi e rom, gestito dai nostri alleati di allora, lo chiedono invano da sessantadue anni.


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Spesso scrivo di storia perchè mi appassiona e mi piace soprattutto andare alla ricerca di fatti poco noti ma non per questo meno importanti. Questo post riguarda il nostro passato bellico, un passato che ci ha visto aggressori e oppressori. Un passato che si è voluto nascondere finora ma che è sempre bene ricordare per senso di giustizia.
Con l’occasione, direbbero le segretarie amministrative, quale io sono, siamo lieti di porgervi i più sinceri auguri per un felice anno nuovo.

Comunicazione di servizio. Per chi fosse infastidito dal tormenton del post precedente, l’unico modo per zittirlo è scendere al post sotto e “scetarlo” manualmente cliccando sull’iconcina dell’audio nel riquadro del video. Troppo complicato? Non ho trovato modo di farglielo fare automaticamente. Portate pazienza, capirete solo in questo caso quanto sia insopportabile il gossip.

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“Si ammazza troppo poco!” – L’altra faccia della memoria

E’ giustissimo il 10 febbraio ricordare le vittime delle foibe ma penso che ancora una volta si sia persa un’occasione (ahi, Presidente!) per fare ulteriore chiarezza e giustizia su quello che fu il mattatoio dei Balcani nella seconda guerra mondiale.
Al giusto riconoscimento alle vittime delle foibe si attende da sessant’anni che si affianchi quello per le vittime dell’aggressione italiana alla Jugoslavia. Non per fare il solito sporco gioco del bilancino bipartisan che vuole soppesare le vittime e schierarle da una parte e dall’altra, ma semplicemente per ricordare che se vi furono vittime dimenticate, altre continuano ad esserlo e giustizia vorrebbe che fossero ricordate tutte.
La campagna italiana (fascista) in Jugoslavia fu condotta con pugno di ferro da generali come Roatta e Robotti, volonterosi alleati di Hitler nel progetto di “germanizzazione” dei Balcani. Proprio a Robotti si deve la frase che ho messo nel titolo: “Si ammazza troppo poco!”, a commento di un fonogramma inviatogli dal Capo di Stato Maggiore Galli nel 1942 con il resoconto di un rastrellamento in zona Travna Gora.
All’Italia, come premio per l’impegno a fianco del Terzo Reich, furono assegnati i territori della provincia di Lubiana in Slovenia, il controllo del Regno di Croazia e il protettorato del Montenegro.
Alleati dei fascisti italiani nella repressione tra gli altri di serbi, rom, ebrei ed oppositori erano i feroci Ustascia croati il cui capo, il collezionista di occhi nemici Ante Pavelic secondo Curzio Malaparte, fuggì in Argentina impunito grazie alla rete della Via dei Topi gestita con la complicità del Vaticano, della quale ho parlato in un post precedente.

Durante l’occupazione italiana, la popolazione slovena fu sottoposta a deportazione in campi di concentramento in Jugoslavia (come il famigerato Arbe al quale si riferisce la foto) e anche in Italia per far posto alla colonizzazione fascista. Qui trovate un articolo sul campo di concentramento di Alatri e le foto (questo sito contiene altre testimonianza delle atrocità alle quale parteciparono gli italiani, con immagini estremamente crude).

Sui crimini di guerra italiani, di cui la Jugoslavia fu soltanto uno dei teatri oltre l’Africa Orientale e la Libia, permane una congiura del silenzio che può essere spiegata solo con i sordidi interessi della guerra fredda.
Invano il governo jugoslavo chiese per molti anni che i criminali di guerra italiani fossero estradati per essere giudicati. Per loro non vi fu mai alcuna Norimberga, perchè godettero sempre di protezioni politiche e diplomatiche. Non vi fu mai una discussione sui crimini di guerra italiani semplicemente perché si decise di farli scomparire e di inventare al loro posto la leggenda degli “italiani brava gente”.

Molti anni fa, ormai venti, la BBC realizzò un documentario, “Fascist Legacy”, avvalendosi della collaborazione di storici come Michael Palumbo, autore anche di un volume sui crimini di guerra italiani che mai passò le maglie della censura e rimase inedito.
Questo documentario diviso in due parti, una dedicata al teatro jugoslavo e l’altro a quello africano, è una visione illuminante per coloro che sono cresciuti con l’idea che l’italiano in guerra non ha mai fatto male ad una mosca. Vi si parla di orrori, di esecuzioni sommarie, di campi di concentramento come Arbe in Croazia, dove i vivi venivano lasciati morire di fame in condizioni igieniche spaventose e i morti venivano seppelliti a tre per ogni fossa.
E’ una visione che fa star male, perché ci si sente traditi, ci si vergogna non solo di ciò che è stato fatto da nostri connazionali, ma anche per l’impunità della quale hanno in seguito goduto.
Un’impunità che era probabilmente voluta un po’ da tutti, anche da coloro che per nascondere le proprie magagne hanno lasciato che su queste infamie calasse l’oblio. Fu Togliatti a firmare l’amnistia che diede un fenomenale colpo di spugna ai crimini fascisti. Tu lascia stare i miei e io lascio stare i tuoi, alla faccia dei morti. Se delle foibe non si è parlato per decenni nulla mi vieta di pensare che fosse dovuto anche a questo patto bipartisan del silenzio.

Tornando al documentario di Ken Kirby, fu acquistato e doppiato dalla RAI ma mai messo in onda. E’ stato presentato a mezzanotte da La7 un paio di anni fa o più, alla chetichella, e riproposto in seguito da History Channel nel pacchetto Sky. Avrei voluto proporvelo ma non l’ho trovato in rete.
In compenso in Internet si trovano molti documenti e materiali su quelle pagine oscure della nostra storia. Qui troverete un esauriente catalogo di articoli sulla campagna italiana nei Balcani, le foibe e il cover-up dei crimini italiani.

In questa strana memoria settoriale della storia dove, a seconda delle simpatie, le vittime possono essere ricordate o meno, spero che un giorno, oltre alle vittime delle foibe (tutte, non solo quelle italiane), si ricordino anche le altre.
I deportati sloveni, gli internati di uno dei campi di sterminio più terribili come Jasenovac, tomba di ebrei, musulmani, serbi e rom, gestito dai nostri alleati di allora, lo chiedono invano da sessantadue anni.


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Cosa c’è di meglio del gossip e delle mollezze dei potenti per distrarsi dalle tristezze quotidiane, dal mutuo da pagare, dalla prossima bolletta del gas che dovremo aprire con cautela, avendo preso prima delle gocce di Coramina per non schiattarci sopra.
Sulla coppia di chiappe più chiacchierate del momento si potrebbero fare battute su battute fino a far diventare questo blog una succursale del Salone Margherita. La figa in Egitto, Sarkò che fa vedere l’obelisco a Carla, la campagna (pubblicitaria) d’Egitto e mi fermo per carità di patria.

Il “corto” (ogni riferimento alla statura del presidente francese è puramente casuale) nasce da questo post di Galatea, che ringrazio dello spunto.

Leggere lì che la Carletta si è portata dietro mamma’ in vacanza con l’illustre ganzo mi ha fatto diabolicamente venire in mente questa stupenda versione di “Io, mammeta e tu di Carosone, realizzata da Karl Zero ed inserita nell’episodio “Improbable” di X-Files.

Karl Zero è uno dei più grandi autori satirici di Francia, un francese che canta in napoletano è irresistibile e quindi il mix è interessante come un Martini mescolato e non agitato.

Questo per augurarvi un Buon 2008, ricco di tanta tanta felicità.


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Sulla coppia di chiappe più chiacchierate del momento si potrebbero fare battute su battute fino a far diventare questo blog una succursale del Salone Margherita. La figa in Egitto, Sarkò che fa vedere l’obelisco a Carla, la campagna (pubblicitaria) d’Egitto e mi fermo per carità di patria.

Il “corto” (ogni riferimento alla statura del presidente francese è puramente casuale) nasce da questo post di Galatea, che ringrazio dello spunto.

Leggere lì che la Carletta si è portata dietro mamma’ in vacanza con l’illustre ganzo mi ha fatto diabolicamente venire in mente questa stupenda versione di “Io, mammeta e tu di Carosone, realizzata da Karl Zero ed inserita nell’episodio “Improbable” di X-Files.

Karl Zero è uno dei più grandi autori satirici di Francia, un francese che canta in napoletano è irresistibile e quindi il mix è interessante come un Martini mescolato e non agitato.

Questo per augurarvi un Buon 2008, ricco di tanta tanta felicità.


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Io odio il Capodanno per molti motivi. Il primo perchè è una festa squallida infarcita di superstizione millenaristica, allegria forzata, angoscia per il futuro e senso di apocalisse imminente. “5, 4, 3, 2, 1, l’astronave si autoterminerà in 30 minuti e 20 secondi.”
Secondo, perché nessuno mai, a Capodanno, si prende la briga di sputtanare a reti unificate e in mondovisione tutte le previsioni mancate o sbagliate dagli astrologi. Quanti maghi hanno potuto dire il primo gennaio del 2002 che avevano previsto ciò che successe l’11 settembre 2001?
Terzo, perché non ho mai capito se Capodanno è il 31 dicembre o il 1 gennaio. E se dico Capodanno 2006 a che minchia di data mi riferisco?

Odio poi la retorica dell’anno vecchio che è solo da dimenticare e del nuovo che secondo gli ottimisti sarà migliore per forza e un annus ancora più horribilis per i pessimisti ad oltranza. Odio il messaggio cerchiobottista di fine d’anno del Presidente della Repubblica, chiunque egli sia, il concerto beldanubioblu di Capodanno che riduce la sublime cultura mitteleuropea alla polka e alla “Marcia di Radestky” con il battimani ritmato, alla faccia di Musil, Kraus, Beethoven, Mozart, Klimt, Schiele, Freud, Mahler…
Odio lo zampone con il grasso che non puoi buttare nello scarico del lavandino perché te lo intasa e ancor di più le lenticchie, che bisogna mangiare “perché portano soldi”. Pare che Berlusconi non abbia mai mangiato lenticchie in vita sua. Odio tutto il ciarpame annesso e connesso alla più stupida festa dell’anno. Se ci pensiamo bene un anno che finisce è solo un calendario in più da buttare nella raccolta differenziata della carta.

Il 2006 in fondo non mi è sembrato più horribilis di altri. Le guerre purtroppo c’erano anche prima e quella del Libano è il riacutizzarsi di una vecchia infezione. Bush in compenso ha avuto una batosta elettorale e forse l’era neocon sta declinando. Il 2006 si è portato via, con le buone o con le cattive, molto cattive, dittatori come Pinochet, Milosevic e Saddam.
Purtroppo ci ha anche privato di vecchi e nuovi amici come Anna Politkovskaya, Riccardo Pazzaglia, Piergiorgio Welby e James Brown. A proposito di Brown, dal punto di vista cinematografico è stato l’anno del “Codice da Vinci” e qui stendiamo il classico velo. Io personalmente nel 2006 ho scoperto il mondo del blogging e ho smesso di fumare, due cose che mi hanno dato molta soddisfazione.

Sarò banale e forse superficiale, ma da sportiva non posso dimenticare che questo è stato l’anno che ha tinto di azzurro il cielo di Berlino. Già, vallo a dire ai francesi! Siamo Campioni del Mondo, perbacco, e lo dico senza ironia. Quella sera passata a sventolare il megabandierone tricolore sul ponte vicino a casa non me la dimenticherò mai.
Se siamo finiti in B, noi juventini, ce la stiamo cavando bene nonostante le Cassandre e poi ora abbiamo qualcosa in più che ci accomuna con il Milan.

E’ stato l’anno del telefono, delle intercettazioni, dei re mancati sporcaccioni e degli scandali, ma chi se li ricorda più? Il centrosinistra ha vinto le elezioni da quasi otto mesi ma nell’informazione è cambiato ben poco, non parliamo del conflitto di interessi. Certo, è tornato Santoro, Travaglio è dappertutto e forse Biagi lo stanno liberando dall’ibernazione come Han Solo nel secondo capitolo di Guerre Stellari (che adesso è diventato il quinto). Sabina Guzzanti e Luttazzi non pervenuti.
Non siamo stati appestati da influenze aviarie, bovine ed equine. Forse si sono stancati anche loro di cacciare balle sesquipedali sui virus più micidiali della Spagnola in arrivo. Per ora fanno più danno dialers, troiani e lo spam informatico.

Cosa mi aspetto personalmente dal 2007? Che dia salute ai miei famigliari e mi conservi il lavoro che ho tanto faticosamente ritrovato nei mesi scorsi. Per il resto che sia clemente ma non mastella. A tutti gli altri e al mondo auguro meno guerre e meno odio possibile, anche se sarà dura. A voi amici, tutto ciò che desiderate più un bonus per tanti sogni da avverare.

E adesso bando alle superstizioni e alle pugnette di Capodanno e dintorni. Abbracciamoci forte e vogliamoci tanto bene. Buon 2007!!

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