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E che scassamento di minchia! Lo abbiamo capito. Il G8 è servito solo ed esclusivamente ad appagare l’incontenibile ed ipetrofico Ego di questo ometto milanese, che ha goduto come un riccio a sentire delle persone che hanno il torto di essere semplicemente ben educate fargli i complimenti per l’accoglienza in Italia. Un grande sforzo organizzativo per pavoneggiarsi tra i grandi del mondo allo scopo di apparire grande a sua volta. Apparire, non essere.
Tutti i suoi lecchini a dire “oh, come è stato ammirato, oh come ne sono rimasti ammaliati”. Nonostante le sette righe sette a lui destinate nel press book del governo americano a fronte delle pagine e pagine dedicate alle biografie degli altri leaders partecipanti al G8.

Si sono complimentati. E cosa dovevano fare, come quelli che invitati al pranzo di matrimonio criticano il risotto scotto e la scaloppina fredda? Chi è ospite in casa d’altri di solito fa i complimenti. Si chiama galateo e lui lo scambia per amore.
Mi meraviglia poi che un uomo di spettacolo non conosca la regola del “meraviglioso pubblico“. In qualunque palcoscenico del mondo, per chiamare l’applauso, la rockstar si rivolge alla platea dicendo di essere “molto felice di essere davanti a questo meraviglioso pubblico di (Napoli, Milano, Palermo, Abbiate Grasso, dipende dalla data del tour)”. Sono frasi di circostanza. Ma questi ci credono.

Naturalmente, ripartiti Obama, la Merkel, Lula e le Oba-Oba e gli altri pittoreschi invitati, come Gheddafi e Carlà che si sono ritrovati entrambi vestiti da Tony Manero, l’unica traccia che deve rimanere del G8 è la reputazione momentaneamente ricostruita dell’ometto, come una french manicure di fresco.
Gli consigliamo ora, dopo tanti successi, una lunghissima vacanza. Possibilmente al riparo da telecamere e siparietti e fuori portata dai nostri cabbasisi.

A proposito di reputazioni. C’è chi può. Magari al PD potesse essere consentito di organizzare un Mondiale di Calcio straordinario o un’Olimpiade fuori programma per emendare la coscienza dal fatto di avere tra i suoi militanti uno stupratore seriale.
Tra parentesi, ma chi paga Marino per dire quelle stronzate? Cos’è, siccome il PDL ci avrebbe sicuramente inzuppato il biscotto nel fatto della militanza a sinistra del presunto stupratore, li abbiamo battuti sul tempo? Guardateli lì, a prendersi a borsettate per uno che, più che un militante, è soprattutto uno fuori di melone di brutto, il classico pazzo lucido che anche uno psichiatra farebbe fatica a scovare se non fosse per il DNA lasciato abbondantemente sulla crime scene.
Che brutto spettacolo. Quasi quasi meglio la polo di Bertolaso e il tailleur da truzzo di Brooklyn della Bruni.


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.
http://www.youtube.com/v/X0iMddLdpGg&hl=it&fs=1


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Per uno strano ricorso storico, stiamo di nuovo a discutere sui labiali dello scambio verbale tra un francese e un italiano. Stavolta però niente testata e diamo atto a Sarkozy della padronanza di sé, del savoir faire e della signorilità con la quale ha incassato la volgarità italica, perpetrata da un nostro connazionale meno alto di Materazzi. Che poi in seguito in privato qualche madonnina cinghiala gli sia scappata non è ci dato di sapere.

“Moi je t’ai donné la tua donna”. Già che c’era poteva ricordargli l’appropriazione indebita della Gioconda e le infinite ruberie napoleoniche ed aggiungere: “ora siamo pari”. Ma quella è tutta roba culturale, al di fuori della sua portata.
Grazie al nostro solito culo ci è andata bene. Poteva essere una testata nucleare, visto l’argomento dell’incontro, e invece è stata la solita testata di minchia.

Labiali a parte, ecco secondo me come è andata, per il gioco delle libere associazioni, nella mente del serial gaffeur.
Avevano appunto parlato tutto il giorno di nucleare. Nucleare – atomica – Rita Hayworth-detta-l’atomica – gnocca – Carla Bruni – Sarkozy si fa la Bruni – la Bruni l’ha data a Sarkozy – ma la Bruni è italiana – c’è qualcosa di italiano che non è mio? – no – quindi Carla Bruni l’ho data io a Sarkozy = io dato te tua dona.

Update: Anche stavolta finirà come per Zidane e Materazzi. Non sapremo mai la verità, a meno che Nicolas non riveli ciò che le sue presidenziali orecchie hanno udito. Se veramente il mezzo Materazzi ha parlato di Sorbona, come mai Sarkozy dice, in risposta alla minchiata e visibilmente imbarazzato: “Non sono sicuro di poter ripetere questo”? Cosa c’è di così sconveniente da non poter essere ripetuto in pubblico, nel rievocare gli studi? Forse il fatto che il serial gaffeur non ha mai studiato alla Sorbona?

Il resto lo lascio a John Belushi al minuto 3:45 del filmato.


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La signora della foto non è misericordiosa come Carla Bruni, sempre in ballerine raso terra per non svettare su Sarko. Il taglio d’abito stile impero slancia la figura e il tacco stiletto da dieci (almeno) mortifica senza pietà il cavallo del mini-stro accompagnatore.
L’effetto “l’accettiamo, uno di noi” è assicurato.

Ipotetico lettore – Ma che fai Lameduck, ci sono studenti, professori e genitori in rivolta contro la Gelmini, le scuole in subbuglio, il presdelcons in fibrillazione per i “sondagi” negativi e tu cazzeggi sulla statura di Brunetta, pur deliziandoci con raffinatissime citazioni cinefile?

Lameduck – E’ vero ma altrimenti la gente non capisce.


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L’effetto “l’accettiamo, uno di noi” è assicurato.

Ipotetico lettore – Ma che fai Lameduck, ci sono studenti, professori e genitori in rivolta contro la Gelmini, le scuole in subbuglio, il presdelcons in fibrillazione per i “sondagi” negativi e tu cazzeggi sulla statura di Brunetta, pur deliziandoci con raffinatissime citazioni cinefile?

Lameduck – E’ vero ma altrimenti la gente non capisce.


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L’effetto “l’accettiamo, uno di noi” è assicurato.

Ipotetico lettore – Ma che fai Lameduck, ci sono studenti, professori e genitori in rivolta contro la Gelmini, le scuole in subbuglio, il presdelcons in fibrillazione per i “sondagi” negativi e tu cazzeggi sulla statura di Brunetta, pur deliziandoci con raffinatissime citazioni cinefile?

Lameduck – E’ vero ma altrimenti la gente non capisce.


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Bollettino sanitario della laicità e dell’antifascismo, attualmente ricoverati in rianimazione ed in prognosi riservata. Per non parlare dell’informazione che ormai attende la visita del medico necroscopo.

Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

Alemanno e Nanìa, tutte le brecce si portan via.


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Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

Alemanno e Nanìa, tutte le brecce si portan via.


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Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

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