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Lo ammetto, quando sento parlare dei fatti del G8 di Genova e soprattutto ascolto i commenti della ggente a riguardo, con il solito mantra dell’estintore e del “era solo un delinquente”, mi va il sangue alla testa e divento più cattiva del solito.
Quindi ho provato un carto sollievo quando ho letto i due post di Alessandro Tauro e Fikasicula, che hanno scritto in maniera impeccabile ciò che avrei voluto dire io stessa sulla sentenza europea riguardo al ricorso presentato dalla famiglia Giuliani per la morte del figlio Carlo.

La verità sulla morte di Carlo Giuliani occultata dallo Stato italiano

Il caso Carlo Giuliani, nell’informazione peggiore del mondo – nota di Giuliano Giuliani

Aggiungo solo qualche riflessione a margine.
La sentenza, se da un lato riconosce come le autorità italiane abbiano condotto in maniera scellerata la gestione dell’ordine pubblico in quei giorni, pecca di eccessiva fiducia nella tesi governativa che sostiene sia stato solo Placanica a sparare, visti i tanti dubbi a riguardo.
Dubbi soffocati da una pronta archiviazione della pratica e, come giustamente osserva la Corte, da una frettolosa cremazione del cadavere di Carlo, quando sarebbe stato più prudente, anche nell’interesse della famiglia, scegliere l’inumazione o la tumulazione in modo da poter procedere eventualmente ad ulteriori perizie.

Il punto è che, ripetutamente nel corso di questi otto anni, come ricorda questo post di Anita Richeldi, Placanica ha buttato là, nel corso di svariate interviste, che forse non era stato lui a sparare. Che forse è stato qualcuno fuori dal defender; che il proiettile, risultato di tipo speciale alle perizie, non poteva essere in dotazione ad un militare di leva come lui ma solo ad un ufficiale.
Nel 2008, assistito da Taormina (altro motivo per noi di inquietudine) ha addirittura presentato denuncia contro ignoti per l’omicidio di Carlo Giuliani presentandosi come parte lesa.

Ora dice che è contento di essere stato scagionato dalla sentenza europea che gli ha riconosciuto l’esercizio della legittima difesa ma, solo due mesi fa, il suo difensore chiedeva al tribunale di Genova di ottenere il proiettile che uccise Carlo per sottoporlo a perizia e forse dimostrare che non poteva essere stato sparato dall’arma in dotazione a Mario.
Quindi, a meno di non pensare al povero Placanica (un ragazzo che io ho sempre considerato una vittima delle circostanze) usato cinicamente da avvocati marpioni per annebbiare e depistare ancor di più la verità, sarebbe interessante proseguire l’indagine fino a giungere ad una ragionevole certezza sul reale svolgimento dei fatti.
Nell’interesse di tutti; di Placanica, della famiglia Giuliani, delle forze dell’ordine, dei politici che in quei giorni erano ospitati in questura e dirigevano le operazioni ed eventualmente stabilivano le regole d’ingaggio. Come quella di poter sparare con proiettili veri, anzi speciali, sui manifestanti, invece che con proiettili non letali di gomma. Non sono quisquilie.

Mi rendo conto, però, che qui si sta ragionando. Si sta facendo i Perry Mason, i tenenti Colombo, i commissari Montalbani della situazione. Agli italiani invece non frega un cazzo di come sono andate le cose. Loro hanno già le loro certezze: “ha fatto bene il carabiniere perchè il delinquente voleva ucciderlo”. Non pensano che avere una polizia che spara in piazza potrebbe mettere a repentaglio la vita di chiunque, anche di una ragazzina che sta manifestando per i diritti civili, in maniera pacifica. E’ già successo, si chiamava Giorgiana Masi e lì non c’era alcun estintore.

L’informazione di regime, quella dei TG delle venti dove si parla di bolle di sapone (Busi, ma davvero non provi mai vergogna?), deve solo confermare le certezze fallaci degli Itagliani. Quindi, nessun ragionamento ed analisi dei dubbi sui fatti di piazza Alimonda. Nessun cenno alla condanna comminata dalla Corte Europea allo Stato italiano per le colpe sulla gestione dell’ordine pubblico al G8 di Genova. E’ una notizia contraria a Berlusconi, meglio tacere.
Solo un unico grande slogan ad effetto, che faccia presa come la colla del bisonte nell’elettore medio e fortifichi il sano atteggiamento italico contro la deriva progressista:

In Italia uccidere un comunista in piazza è legittima difesa.


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Quelli che i bravi ragazzi non vanno a far casino alle manifestazioni.
Quelli che se rimaneva a casa non gli succedeva niente.

Quelli che se l’è cercata.
Quelli che voleva uccidere il carabiniere con l’estintore.
Quelli che tanto era un delinquente.
Quelli che ne avete fatto un eroe.
Quelli che sua madre ha sfruttato la sua morte per andare in Parlamento.
Quelli che se fosse morto il carabiniere non avreste detto niente.
Quelli che oggi sarebbe meglio che stessero zitti.

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Quando il premier se la prende con la Giustizia ed i suoi famigerati teoremi, disquisendo in termini oncologici, non si tratta di un fenomeno automatico, un riflesso patellare sollecitato dal martello di un giudice qualsiasi. Non è un’allergia generalizzata alle toghe ma solo a quelle ostili. Giova ricordarlo sempre.

Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l’interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l’interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell’opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l’interruttore è rimasto sull’OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l’interrruttore fa “clac” è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

Facciamo un altro esempio di indignazione a corrente alternata: la questione intercettazioni che si intreccia con quella più generale della giustizia. Quando si minaccia di rendere pubbliche le intercettazioni che riguardano il premier e le sue delicatessen al viagra, che magari configurano reati di corruzione, si progettano leggi che manderebbero i giornalisti che osassero pubblicarle in carcere nella cella di Cagliostro a San Leo, a pane e frustate.
Ancora una volta si fa credere che è nell’interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell’anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un’indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l’articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un’inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L’articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch’io nel mio ma all’elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l’aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E’ proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, “clac”, la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un “nemico”, uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l’interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l’interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell’opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l’interruttore è rimasto sull’OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l’interrruttore fa “clac” è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

Facciamo un altro esempio di indignazione a corrente alternata: la questione intercettazioni che si intreccia con quella più generale della giustizia. Quando si minaccia di rendere pubbliche le intercettazioni che riguardano il premier e le sue delicatessen al viagra, che magari configurano reati di corruzione, si progettano leggi che manderebbero i giornalisti che osassero pubblicarle in carcere nella cella di Cagliostro a San Leo, a pane e frustate.
Ancora una volta si fa credere che è nell’interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell’anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un’indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l’articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un’inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L’articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch’io nel mio ma all’elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l’aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E’ proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, “clac”, la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un “nemico”, uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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Abbiamo avuto la prova in questi giorni che lo sdegno berlusconiano viene innescato con un meccanismo ON/OFF, con un interruttore che lui preme volentieri ogniqualvolta lo ritiene opportuno. Condizione fondamentale: che siano intaccati i suoi interessi personali o politici.
Appena premuto l’interruttore centrale, come dei salvavita difettosi, scattano tutti quelli dei sodali, dei soci, degli avvocati, dei giannizzeri e, per proprietà transitiva, quelli dei suoi simpatizzanti ed elettori.

Per affinità elettive, nel senso di eletti, di casta, in rari casi l’interruttore può essere premuto quando ad essere accusato ed arrestato è un esponente dell’opposizione che però si è presumibilmente macchiato di reati come corruzione, concussione e tangenti. Le affinità estorsive, per così dire.

IN/OUT. La magistratura può essere un cancro oppure no. In questi giorni gli inquirenti sono stati un cancro quando hanno arrestato Ottaviano Del Turco per tangenti ma l’interruttore è rimasto sull’OFF quando altri giudici hanno condannato a pene lievi 15 imputati su 45 per le violenze perpetrate sugli arrestati durante il G8 di Genova alla caserma di Bolzaneto, senza nemmeno definirle torture perchè il reato di tortura in Italia si sono dimenticati di inserirlo nel codice penale. In quel caso, siccome la sentenza poteva essere politicamente gradita al centrodestra, la giustizia è guarita dal cancro. Anzi, la gamba amputata è miracolosamente ricresciuta.
Basterebbe ammetterlo e ricordare agli italiani di avercela solo con i giudici ostili al proprio particulare. Invece ogni volta che l’interrruttore fa “clac” è tutta la Giustizia ad andarci di mezzo. Come oggi Gasparri che ha definito il CSM una cloaca.

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Ancora una volta si fa credere che è nell’interesse di tutti gli italiani non essere intercettati dalla giustizia cancerosa. Ma non è sempre così. Non tutte le intercettazioni sono cattive. A volte sono come la serva, servono.

Facciamo un esempio, ormai storico. Il 20 luglio del 2006, a pagina 11, nell’anniversario dei fatti di Piazza Alimonda, il “Giornale” pubblicò il seguente articolo: “Guai con la legge e liti col padre nelle telefonate di Carlo Giuliani” .
Premesso che il telefono di casa Giuliani era stato messo sotto controllo nel 2000 per un’indagine (poi archiviata) della Guardia di Finanza per traffico di stupefacenti, l’articolo pubblicava ampi stralci di conversazioni private tra i coniugi Giuliani che, estrapolate dal loro contesto, dipingevano un ritratto talmente negativo del ragazzo da suggerire che i loro genitori non sapessero più cosa fare con lui. Il pezzo terminava con una frase agghiacciante attribuita al padre.
Intercettazioni appartenenti ad un’inchiesta archiviata, che avrebbero dovuto quindi rimanere secretate e mandate al macero come quelle famose dei fantomatici servizietti ministeriali.

L’articolo causò alla testata il seguente richiamo del garante della privacy. Molti blog ne parlarono, ne parlai anch’io nel mio ma all’elettorato di centrodestra che commentò quello che a molti parve una forma di sciacallaggio, non parve affatto uno scandalo l’aver fatto del gossip funerario molto ma molto di cattivo gusto.
E’ proprio questione di interessi. Se è uno dei nostri, “clac”, la magistratura ci fa orrore, la privacy è stata violata. Se è un “nemico”, uno che tutto sommato ha meritato quello che gli è accaduto perchè i bravi ragazzi sarebbero rimasti a casa, che si lavino pure i panni sporchi in pubblico. E se proprio si deve, che si sciorinino.


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