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Genova è mia madre, è mia sorella, è mia figlia. Tutto ciò che le succede, succede a me.

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Eccoci all’acqua, come dicono a Firenze. E’ una vecchia storia. Vecchia come questo stivalaccio irrequieto che ogni tanto si scuote, scalcia, si allaga e se ne frega delle genti, delle case e dei monumenti che va ad ammazzare e distruggere. 
Proprio perché siamo un paese ad alto rischio di catastrofi naturali, non dovremmo andarcene a cercare altre che naturali non sono perché le provochiamo noi con la nostra incuria. E invece no, siamo un paese di ottimisti. Cosa vuoi che succeda? Secche e piene si alternano senza che nessuno pensi di ripulire i letti dei fiumi quando sono in secca, per evitare che le fiumane, con la piena successiva, rompano i ponti. Anche le montagne, che andrebbero curate, per evitare che franino distruggendo ogni cosa sul loro percorso, sono lasciate al loro destino. Il territorio non può essere lasciato alla mercé delle paturnie del dio del maltempo ma tant’è, siamo fatti così. Siamo italiani.
Consorzio di bacino, Magistrato delle acque, Genio civile, Regione, Provincia, Comuni, Gestori degli acquedotti. Sono tutti responsabili degli eventuali disastri da incuria che provoca un’alluvione sul loro territorio di competenza. Come sta accadendo in Veneto. 
C’è poco da maledire Roma Ladrona in questo caso, perché i suddetti sono tutti enti locali, localissimi e, per giunta, in Veneto ogni buco è governato dalla Lega con il Centrodestra da tempo immemorabile e a Roma sono sempre loro, i fedeli del Dio Po e del Dio Caimano a dirigere la baracca. 
Pare che le genti venete siano abbastanza incazzate con i loro governanti, in questi giorni. Hanno ragione ma ciò dimostra non che i leghisti siano cattivi amministratori ma che non siano affatto migliori degli altri, come volevano far credere. E dimostra anche che, quando c’è un’emergenza, fanculo il federalismo, fanculo il faso tuto mi, fanculo soprattutto gli amministratori leghisti che non hanno saputo mettere in sicurezza il territorio, gli italiani (perché loro lo sono fino al midollo) si vogliono attaccare ancora alla grossa tetta calda di Mamma Roma.
Mandateci gli aiuti di Stato, piangono i veneti, pardon, gli italiani, non cogliendo la contraddizione con l’orgoglio federalista sbandierato fino al giorno prima e disposti ad accettare perfino una mano dai terroni, promettendo di non chiedere la patente di padanità D.O.C. a chi vorrà sostenerli. Si sa, pecunia non olet. Un bagno, è proprio il caso di dirlo, di realismo e forse di umiltà che potrebbe far loro capire che essere uniti come nazione ha i suoi vantaggi, soprattutto nelle disgrazie.
Intanto il caimano, accompagnato dall’ultimo alleato rimastogli e, ci dicono, contestato vivamente, visita le zone alluvionate elargendo promesse che non potrà mantenere. Non so che effetto possa fare a chi ha avuto la casa o l’azienda inondata dal fango sentire le solite stronzate da paese dei miracoli. Visto che siamo in Veneto, un bel “va in mona”, visto il personaggio, non ci starebbe male.
Poi magari noi terroni, più avanti, dopo averlo aiutato chiederemo i danni al Veneto per quindici anni di voti a Berlusconi.
Parlando del terremoto di Haiti, un amico mi ha confessato oggi, con molto imbarazzo ma altrettanta ammirevole sincerità, il fatto che non riusciva a provare alcun dolore a riguardo. Tanti morti, un numero enorme, una tragedia inenarrabile ma, orrore, solo una sensazione di estraneità, di lontananza, di “non me ne frega niente”. Un’insensibilità rettiliana dal tracciato emotivo piatto ai limiti della sociopatia, ovvero dell’incapacità di provare sentimenti di solidarietà ed empatia per gli altri.
Se proprio doveva ammettere di provare qualcosa era solo la rabbia ed il fastidio per la commozione a comando indotta dai media verso esseri umani che, fino a qualche giorno prima, crepavano lo stesso ma nell’indifferenza del mondo.
“Ma ti pare possibile che, solo perchè ne sono morti a migliaia tutti assieme, dobbiamo improvvisamente accorgerci della loro esistenza?”

E’ ciò che si è chiesto anche Massimo Fini nel suo articolo per il Fatto. Siamo quotidianamente addestrati all’indifferenza verso l’uomo che sta male o addirittura muore per strada, per l’extracomunitario sfruttato dal caporale e vittima del nostro razzismo, per l’operaio che perde il lavoro e dà di matto, ma se avviene la catastrofe a migliaia di chilometri di distanza con i mucchi di cadaveri sbattuti in televisione, dobbiamo sentirci improvvisamente tutti fratelli.
E’ incredibile come riesca a manipolare le menti la suggestione delle immagini e delle parole. Oggi ho sentito persone normalmente intolleranti verso gli extracomunitari e razziste verso i neri, sciogliersi di fronte all’orfanello di Haiti e fare addirittura propositi di adozione.
Mi sentirei quasi di considerare più patologico questo atteggiamento rispetto all’insensibilità provata dal mio amico.

Infatti non si capisce come ci si debba smuovere solo di fronte ai grandi numeri, diciamo dai 10.000 morti in su e non per il singolo fratello sfortunato.
In parte, a causa degli spaventosi genocidi del secolo scorso, si è formata ormai una specie di “estetica” dell’olocausto su larga scala. Si combattono addirittura battaglie ideologiche per stabilire se il mio genocidio lavi più bianco del tuo e se le mie migliaia di morti valgano meno dei tuoi milioni.
Da un punto di vista psicodinamico, ragionare di milioni di morti finisce invece paradossalmente per diluire il senso di angoscia che ci provoca normalmente il lutto singolo, quello che abbiamo provato tutti in occasione della perdita di una persona cara. Il milione di morti, siccome è difficilmente immaginabile e rappresenta un’idea quasi intollerabile, diventa un’astrazione, un concetto che si allontana dalla nostra sfera emotiva, innescando il meccanismo di difesa dal dolore che ci porta all’insensibilità.

In una società che non vuole veramente eliminare la miseria ma solo utilizzarla a scopi spettacolari, per far risaltare “quanto sono buoni i bianchi” e ridisegnare certi assetti geopolitici con gli strumenti della shock economy, è più facile manipolare le coscienze e spingerle ad agire per alleviare le sofferenze di migliaia di persone piuttosto che di un singolo individuo.
Se noi siamo milioni e mandiamo milioni di SMS da un euro avremo aiutato migliaia di persone ma non vi sarà stato alcun contatto, alcun impegno realmente emotivo tra noi e loro.
In fondo non ce ne frega nemmeno di sapere se i soldi che versiamo andranno veramente a buon fine o non finiranno piuttosto nelle tasche dei gatti e delle volpi che sappiamo esistere nel campo della cooperazione e della solidarietà. L’importante è l’atto simbolico. Con un euro ho aiutato le vittime dello Tsunami, o del terremoto di Haiti – il che è assurdo, con un euro non si fa nulla, ma me ne lavo le mani del problema a monte: la povertà endemica di quelle terre.

La sconfinata ipocrisia del Sistema stabilisce che finchè si muore in modica quantità e per una malattia incurabile come la miseria, malattia che dipende quasi totalmente dall’egoismo e dalla cupidigia umane, si è in numero insufficiente per scatenare gli appelli delle star dello sport, dei chitarrosi (come li chiamava Sergio Saviane) e in genere dei ricchi che ogni tanto sentono il bisogno di svuotare gli armadi degli stracci vecchi per sentirsi le buone Dame di San Vincenzo che fanno del bene ai miserabili.
I poveri sono come la serva di Totò, servono, ma solo per far risaltare la straordinaria generosità del calciatore, dell’uomo di spettacolo, del politico in auge o di quello bollito o addirittura riesumato per l’occasione che magari se la cavano solo con l’atto di presenza, l’ appello filmato, il fiocchetto sul bavero e non tirano fuori neanche l’euro che noi, nel nostro piccolo, regaliamo con il messaggino.

E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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E’ orribile il terremoto, è come un’aggressione fisica. E’ la materializzazione dell’inevitabile che viene a scuoterti direttamente la sedia da sotto il culo e potrebbe anche ucciderti, chissà.
Se sei sveglia, lo senti arrivare appena un secondo prima. Lo riconosci dalla vertigine impercettibile, indescrivibile che ti coglie, dalla nausea improvvisa e dal fastidio agli orecchi.
Se dormi invece ti sveglia direttamente l’adrenalina che ti pompa a ritmo di house nelle vene e ti manda il cuore a manetta. La sensazione più orribile del terremoto è quando lo senti aumentare di intensità invece che diminuire, ogni secondo interminabile che passa.
E’ come Pasquale maledetto. Pensi: “Chissà quello stupido dove vuole arrivare”.
Io di solito mi paralizzo, non riesco a schiodarmi da sedia, letto o divano. Non so come facciano gli altri a fiondarsi subito fuori, a scendere in giardino in tre secondi netti.

Così ho fatto ieri sera alle 22.20. Sono rimasta immobile, sperando che finisse presto, ragionando che la casa dove abito è antisismica e pensando alla famosa profezia che vuole Faenza protetta nientemeno che, pirsonalmente di pirsona, dalla Madonna delle Grazie. “Faenza tremerà ma non cadrà”.
Ce lo ripetevamo di continuo nel 2000 quando ci fu uno sciame sismico che iniziò proprio nel mese di aprile e andò avanti per un mese. Ogni giorno una scossa; una notte, ricordo, una scossa ogni ora, con il mio compagno che pensava seriamente di andare a dormire in macchina nel piazzale. Fino all’ultimo busso, un bel settimo della Mercalli ‘na sera e maggio, seduta ad un tavolo assieme a degli amici ad un terzo piano, guardandoci negli occhi senza sapere cosa dire né fare ma smadonnando senza ritegno.

Dopo lo spavento di ieri sera, l’ultima cosa che potevamo immaginare è che quel terremoto sarebbe stato nulla in confronto di ciò che sarebbe arrivato nel cuore della notte in Abruzzo.

Ho letto di quel ricercatore che sostiene di poter prevedere i terremoti e che aveva messo in preallarme le autorità abruzzesi, annunciando un evento sismico importante per questo periodo.
Come tutti coloro che nella storia hanno sostenuto di poter prevedere gli eventi sismici, uno dei quali fu il faentino Raffaele Bendandi, Giampaolo Giuliani è stato non solo deriso ma addirittura inquisito per procurato allarme. Le Cassandre non hanno mai molta fortuna, si sa. Peccato che stavolta i fatti abbiamo dimostrato che la sua previsione non era campata in aria. Del resto, come si evince dai siti di geofisica, da ottobre ad oggi si erano susseguite più di 200 scosse nella zona dell’Aquila. Era poi folle l’idea che potesse arrivare una scossa catastrofica dopo tanta attività sismica?
Questo ricercatore basa le sue previsioni sulla concentrazione di gas radon, sostenendo che l’emersione della radioattività in superficie significa che vi sono movimenti tellurici in profondità e più l’attività è intensa maggiore è la probabilità di un evento sismico importante. Non mi pare l’equivalente di un giro di tarocchi ma qualcosa che meriterebbe più di una scrollatina di spalle.

A parte tutta la tragedia umana che si porta dietro un terremoto, che lascia sgomenti, mi ha sinceramente stupito l’atteggiamento in questo frangente della scienza ufficiale, paludata ed incapace ormai di fare vere scoperte, e di diventare a pieno titolo “scienza del ventunesimo secolo”, come auspicava Einstein. Una scienza ufficiale fattasi religione, che invece di osare l’impossibile, di rischiare, si trincera dietro ai dogmi.
Che vuol dire “i terremoti non si possono prevedere”? Vuol dire che non siamo ancora in grado o non lo saremo mai? Tutto ciò che sappiamo sui terremoti è proprio limitato alla nozione da terza elementare: “quando la faglia dell’Eurasia incontra quella dell’Africa, i sassoni si scontrano e trema tutto”?
Davvero, non se ne può più del Prof. Boschi che tutte le volte va in TV a dire che dopo la scossa grossa ci sono quelle di assestamento che andranno avanti per settimane.

Se non si possono prevedere i terremoti, allora chiunque possa dare suggerimenti dovrebbe essere almeno ascoltato e le sue ricerche degnate di considerazione. Invece si ha l’impressione che vi sia una teoria ufficiale che non accetta deroghe dai propri dogmi.
Non si poteva evacuare Sulmona, però si potevano predisporre mezzi di intervento, concentrare forze in Abruzzo, pronte per ogni evenienza. Invece, siccome i terremoti non si possono prevedere, anche se si fanno preannunciare da qualche centinaio di scosse minori, bisogna essere scientificamente fatalisti. Io dico che non puoi prevedere quale tegola del tetto ti colpirà ma intanto puoi cominciare a ripararlo.

Mentre il Papa prega per i bambini morti (per gli adulti vedremo, se non si stanca troppo), il lider minimo rinuncia al viaggio in Russia e si coordina con Maroni, La Russa e il fatal Bertolaso.
Niente polemiche politiche, l’opposizione è solidale con il governo il quale, però, dice che prima di stanziare i fondi dovrà fare bene i conti. Intanto che paghi l’Europa.
Peccato che vi sia una cosa che si chiama emergenza, per la quale non si può stare a guardare il centesimo. C’è gente che ha bisogno di un tetto, di mangiare, di coprirsi, di curarsi.
In seguito si parlerà di ricostruzione e, Dio ce ne scampi e liberi, che a nessuno vengano in mente progetti alla “L’Aquila 2”. Che i palazzinari non si facciano strani viaggi. Sarebbe troppo pensare di rinunciare al ponte sullo stretto e dirottare i fondi di quella minchiata a campata unica su una messa in sicurezza antisismica dell’Abruzzo? O almeno provarci?

Non suona come una grottesca ironia l’aver parlato fino a due giorni fa di piano casa, di aumento della cubatura di villette più o meno a schiera, e trovarsi di fronte una città distrutta da un terremoto e da ricostruire? Ora che il gioco si fa duro si vedrà se esistono duri che possano cominciare a giocare.

Sto pregando. Pregando che lui sia in grado di gestire l’emergenza senza tirare fuori cazzate ad effetto o, per l’amor di Dio, battute. E, a proposito, non ci si dimentichi dell’esercito. Qui ci sta proprio bene il suo impiego. Le belle ragazze aspetteranno.

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“Nessun italiano fra le vittime. Gli italiani nel Paese stanno bene, ha detto l’ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa. Sono ventisei i connazionali che risiedono nella regione colpita, tutti contattati personalmente. L’Astoi, l’Associazione che riunisce i maggiori tour operator italiani, sta contattando in queste ore i tour operator che effettuano viaggi in Cina, anche se la zona, pur essendo turistica, non è una meta particolarmente servita dalle agenzie italiane, spiega il presidente Roberto Corbella. (da “La Repubblica” del 12 maggio)

Vi è un’ampia parte di mondo che esiste ormai solo in funzione delle nostre vacanze, della quale ci si preoccupa solo quando vi accade il cataclisma che ci rovina i progetti per il ponte di Pasquetta o il Ferragosto.

Sarò la solita rompicoglioni ma non vi pare che, di fronte ad un terremoto da più di 15 mila morti e chissà quanti dispersi e a pochi giorni da un altrettanto devastante cataclisma in Myanmar, ci si debba esercitare nel solito rito dell’ “oddìo il turista!”?
Il sisma è avvenuto lunedì. Sono crollate scuole seppellendo centinaia di bambini: niente.
Oggi mercoledì, con i morti ancora da seppellire, la notizia è già scesa sotto il Festival di Cannes, Betty con il velo e il bacio saffico tra Scarlett e Penelope.
“Non vi sono italiani tra le vittime”. Per carità, meglio così, ma di fronte a decine di migliaia di morti non è l’ennesimo discorso un pò da stronzi?


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“Nessun italiano fra le vittime. Gli italiani nel Paese stanno bene, ha detto l’ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa. Sono ventisei i connazionali che risiedono nella regione colpita, tutti contattati personalmente. L’Astoi, l’Associazione che riunisce i maggiori tour operator italiani, sta contattando in queste ore i tour operator che effettuano viaggi in Cina, anche se la zona, pur essendo turistica, non è una meta particolarmente servita dalle agenzie italiane, spiega il presidente Roberto Corbella. (da “La Repubblica” del 12 maggio)

Vi è un’ampia parte di mondo che esiste ormai solo in funzione delle nostre vacanze, della quale ci si preoccupa solo quando vi accade il cataclisma che ci rovina i progetti per il ponte di Pasquetta o il Ferragosto.

Sarò la solita rompicoglioni ma non vi pare che, di fronte ad un terremoto da più di 15 mila morti e chissà quanti dispersi e a pochi giorni da un altrettanto devastante cataclisma in Myanmar, ci si debba esercitare nel solito rito dell’ “oddìo il turista!”?
Il sisma è avvenuto lunedì. Sono crollate scuole seppellendo centinaia di bambini: niente.
Oggi mercoledì, con i morti ancora da seppellire, la notizia è già scesa sotto il Festival di Cannes, Betty con il velo e il bacio saffico tra Scarlett e Penelope.
“Non vi sono italiani tra le vittime”. Per carità, meglio così, ma di fronte a decine di migliaia di morti non è l’ennesimo discorso un pò da stronzi?


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“Nessun italiano fra le vittime. Gli italiani nel Paese stanno bene, ha detto l’ambasciatore italiano in Cina Riccardo Sessa. Sono ventisei i connazionali che risiedono nella regione colpita, tutti contattati personalmente. L’Astoi, l’Associazione che riunisce i maggiori tour operator italiani, sta contattando in queste ore i tour operator che effettuano viaggi in Cina, anche se la zona, pur essendo turistica, non è una meta particolarmente servita dalle agenzie italiane, spiega il presidente Roberto Corbella. (da “La Repubblica” del 12 maggio)

Vi è un’ampia parte di mondo che esiste ormai solo in funzione delle nostre vacanze, della quale ci si preoccupa solo quando vi accade il cataclisma che ci rovina i progetti per il ponte di Pasquetta o il Ferragosto.

Sarò la solita rompicoglioni ma non vi pare che, di fronte ad un terremoto da più di 15 mila morti e chissà quanti dispersi e a pochi giorni da un altrettanto devastante cataclisma in Myanmar, ci si debba esercitare nel solito rito dell’ “oddìo il turista!”?
Il sisma è avvenuto lunedì. Sono crollate scuole seppellendo centinaia di bambini: niente.
Oggi mercoledì, con i morti ancora da seppellire, la notizia è già scesa sotto il Festival di Cannes, Betty con il velo e il bacio saffico tra Scarlett e Penelope.
“Non vi sono italiani tra le vittime”. Per carità, meglio così, ma di fronte a decine di migliaia di morti non è l’ennesimo discorso un pò da stronzi?


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