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Ho appena fatto un ordine di libri e DVD su Amazon.it, alla faccia dell’onorevole Riccardo Levi (PD). Ho approfittato dei prezzi irresistibili, della comodità di scegliere da casa e ricevere direttamente in ufficio, senza spese di spedizione e non me ne pento affatto. Anzi, lo rifarei e lo rifarò senz’altro prima del 1° settembre, giorno in cui entrerà in vigore una delle leggi più polpottiste di questo paese finto democratico che ha sempre il vizio di infilare a tradimento un dito nel culo dei suoi cittadini.

Una legge tipica da legislatore che soffre d’insonnia e non sa più cosa inventarsi a notte fonda per vessare i suoi concittadini; che va contro ogni principio di libertà di scelta e contro i fondamentali del mercato, visto che pretende di stabilire per decreto quale sconto massimo posso ottenere sui miei acquisti e dove devo farli, gli stessi.  Una roba che non sarebbe venuta in mente nemmeno al più grigio dei burocrati del Cremlino brezneviano e che piace comunque agli berluscostalinisti perché difende i piccoli librai, le piccole rivendite, le piccole cartolerie, quelle che sono destinate a scomparire non per cattiveria ma per raggiunto capolinea storico. Anche i negozi di fotografo stanno scomparendo. Che facciamo, una legge sul rullino obbligatorio e il rogo delle fotocamere digitali sulla pubblica piazza?

Io non ho nulla contro le librerie della mia città. Peccato che la risposta frequente sia: “Non l’abbiamo, se vuole l’ordiniamo.” L’ultima volta che mi sono lasciata convincere ho atteso invano due mesi per poi sentirmi dire: “Mi dispiace, non è più disponibile”. Il libro l’ho poi trovato la sera stessa su Amazon, ad un prezzo inferiore a quello di listino, ovviamente, e in tre giorni l’ho ricevuto a casa.
Questa legge è un inutile esercizio di protezionismo corporativo perché ci saranno per molto tempo ancora persone che, non avendo dimestichezza con il computer, continueranno ad andare ad acquistare libri in libreria, ma intanto questi legulei ad minchiam cercano di frenare il progresso e si prendono paura delle vendite online e di Amazon che fa gli sconti per acchiappare clienti. Una cosa vecchia come la crocefissione.

Di fronte alle leggi che hanno limitato la libertà di riproduzione (procreazione assistita), che vorrebbero vietare la prostituzione low cost senza pensare a quella dei pompini da 300 euro nelle stanze del potere, alle leggi contro la libertà di scelta sul fine vita ed il sondino coatto, al divieto per le persone omosessuali di veder riconosciuti i propri diritti civili di convivenza, di fronte insomma a queste pesantissime ingerenze nella libertà personale di noi italiani, perpetrate dal vecchio coso gonfio fallito e dal suo governaccio, cosa volete che sia una legge meschina anti-e-commerce in difesa delle specie commerciali in via di estinzione. Quisquilie e pinzallacchere. Invece io mi indigno ugualmente, soprattutto perché chi ha firmato questa legge è lo stesso che vorrebbe porre dei limiti e dei paletti alla libera espressione di coloro che scrivono sul web con l’ennesima legge bavaglio e perché non è un berlusconide rettiliano conclamato ma uno del PD, teoricamente uno di sinistra.

Odio quando sento dire: “sono tutti uguali”. Però ultimamente il qualunquismo ce lo stanno proprio tirando fuori con le pinze.

Accingendoci a celebrare, da bravi blogger coscienziosi, la Notte della Rete contro la censura e il tentativo da parte dell’AGCOM (kicazz’è?) di limitare la libertà d’espressione in nome della difesa del copyright, bisogna avere in mente e ben chiara una cosa. 
Chi ci governa avrà sempre la tentazione di limitare con ogni mezzo le nostre libertà fondamentali. Essendo un potere sempre più spesso illegittimo perché autoelettosi con leggi elettorali su misura, con l’inganno, la frode o i trucchi della propaganda, ed essendo espressione dell’avidità senza freni di un capitalismo ormai impazzito, con l’anima venduta al demone dell’illegalità, con il profitto che cammina sui mucchi di cadaveri, è evidente che dobbiamo attenderci ogni giorno leggi e provvedimenti che fino all’altro giorno sarebbero stati impensabili per la loro palese illegittimità. Tutto ciò che fa brodo, nel senso del profitto e della salvaguardia del particulare di un appartenente alla Casta, alla lobby o dell’unico Padrone e Signore, comporta una legge ad aziendam, ad personam e ad culum. Ci proveranno sempre e cercheranno di farla ancora più sporca della volta precedente.
Per fare un solo esempio e tra i più inquietanti del pericolo costante a cui siamo sottoposti, il Patriot Act, una legge emergenziale che, per la prima volta nella storia, limitava fortemente le libertà personali dei cittadini statunitensi, fu approvata in fretta e furia qualche giorno dopo l’11 settembre 2001 da un Congresso terrorizzato dall’antrace che una manina misteriosa aveva spolverato fin dentro le stanze del Potere, ad esempio nell’ufficio del Capo dell’Opposizione democratica Tom Daschle. Cinque morti, cittadini comuni che erano entrati in contatto con l’agente batteriologico e legge approvata senza tante storie. In seguito, una bella pietra tombale sui tanti e troppi misteri di quel colpo di mano che assomigliava tanto, troppo, ad un colpo di stato.
Da noi nell’italico stivaletto, essendo l’interesse attuale dominante non quello della temibile lobby neocon guerrafondaia ma quello di un vecchio cliente fallito che cerca di salvarsi dalla galera, dal dover portare i libri contabili in Tribunale e di evitare di farsi interdire dai figli, siamo ormai alla ventesima legge ad personam, per fortuna già abortita
Un codicillo, pare aggiunto di nascosto alla Finanziaria di Tremonti dal delfino Angelino, all’insaputa (dicono) dei legaioli, avrebbe dovuto salvare il vecchio dal pagamento dell’esosa gabella dovuta a colui al quale sottrasse, con la frode e la corruzione giudiziaria, la Mondadori. La furbata non è riuscita perché ultimamente, per fortuna, sulle leggi ad personam si vigila con più lena e le porcate si riescono ad intercettare prima che arrivino al cuore dello Stato. Forse perché sono talmente grosse che non si riescono a nascondere.
Per ciò che ho affermato sopra, e cioè che il potere più è illegale e più tenta di barare, prima del botto finale, il nostro proverà a far passare il Processo Breve che, salvando lui dalla galera, manderebbe impuniti tanti compagnucci di merende e negherebbe giustizia a migliaia di vittime. Speriamo che, anche in quell’occasione, la vigilanza degli organismi di controllo impedisca lo scempio.
Per tornare alla delibera AGCOM, che tanto ci fa starnazzare ultimamente, vedendo molti all’orizzonte la chiusura forzata dei blog e una specie di versione italiana della censura cinese o iraniana, non mi convince una cosa. Va bene mobilitarsi, esserci e aggrottare tutti assieme le sopracciglia, facendo la nostra brava catena di post.
Però bisognerebbe anche dire chiaramente che un organismo indipendente come l’AGCOM che pretenda di bypassare con un solo salto a piedi uniti il Parlamento, il Governo e l’autorità giudiziaria, agendo in maniera totalmente incostituzionale (e per quel poco di diritto che studiai a suo tempo, nessuna legge o disposizione può andare contro i dettami della Costituzione) non ha l’autorità per farlo. Non lo dico io, lo dicono gli esperti. 
Ecco tre articoli che spiegano molto bene perché la delibera è incostituzionale e quali sarebbero eventualmente gli strumenti per opporsi alla sua attuazione:

“L’AGCOM non ha l’autorità per regolare Internet” (Avv. Carlo Blengino di NEXA, articolo de “La Stampa” del 4 luglio 2011)
Diritto d’autore – Il controllo spetta al giudice (Juan Carlos De Martin, “La Stampa” 27 giugno 2011)
Della delibera in discussione in questi giorni, del resto, si era già parlato in Febbraio, poi evidentemente non se n’era fatto più nulla e credo che non si farà nulla nemmeno questa volta. Sono troppo ottimista? No, è semplice, ce lo dimentichiamo sempre ma se un qualsiasi provvedimento non ha i requisiti di costituzionalità può venire respinto dalla Corte Costituzionale e se un governo sciagurato lo tramuta in legge magari facendola firmare a un presidente della Repubblica o ai giudici costituzionali sotto la minaccia di un Kalashnikov puntato alla testa, ci sarà sempre un organismo sovranazionale al quale appellarsi
Essendo incostituzionale e contraria alle leggi europee, la delibera AGCOM potrebbe essere facilmente respinta. Se il nano dovesse avere la faccia tosta di approvare la legge sul Processo Breve, ammesso che Napolitano la firmi e la Corte Costituzionale la approvi, un qualunque cittadino potrebbe appellarsi alla Corte Europea che, accogliendo le sue richieste, annullerebbe la legge italiana come fosse carta straccia.

Il problema semmai è che un cittadino singolo non avrebbe la forza materiale per scatenare un tale pandemonio e andare da solo contro il Potere. Ecco quindi l’importanza di un sistema politico che abbia voglia di difendere veramente gli interessi della collettività e che si faccia difensore civico dei cittadini le cui libertà sono attentate da norme illegali volute da una Casta delinquenziale.

Per essere molto chiara. Non vorrei che questo continuo “al lupo!al lupo!” sulla libertà di espressione, infondato perché ci si preoccupa di leggi e delibere che alla fine verranno dichiarate incostituzionali, ovvero portatrici del massimo dell’illegittimità, avesse lo scopo di portarci un giorno al punto di non accorgerci che la libertà ci è stata tolta davvero. Una sorta di abituazione omeopatica all’illegalità. Un granulo sotto la lingua al giorno.
I media, dando le notizie creando un allarme generico senza spiegare il nocciolo delle questioni, ci fanno credere che queste sono leggi applicabili ed inappellabili.
I partiti, che temo non abbiano interesse a difendere noi cittadini ma solo i loro affari, manifestano lo sdegno, si uniscono al cordoglio per la perdita della libertà ma non fanno la cosa più semplice, e cioè dire: “Signori, non scherziamo, nessuno può andare contro la Costituzione, tantomeno un’AGCOM dei nostri stivali. Finchè ci siamo noi a vigilare state tranquilli, non preoccupatevi perché, se ci provano, ci saremo noi a fare fronte e ad impedire che le vostre libertà vengano compromesse.”

Avete sentito un discorso così dai partiti? Avete udito un impegno concreto, un “andremo a Bruxelles e se necessario anche all’ONU?” Io no, a parte una generica solidarietà molto di facciata e qualche voce isolata dalle file secondarie dei soliti che interpretano i difensori della collettività.

Del resto sono gli stessi che avrebbero potuto opporsi più efficacemente alle diciannove leggi ad personam che hanno tenuto in vita artificialmente il nano in formalina fino ad oggi ma non lo hanno fatto, anzi gliele hanno approvate tutte. Se ora cominciano a rigettargliele è solo perché lui ha alzato il tiro ed ha pretese francamente assurde, roba da puro manicomio e poi perché ormai è un cavallo azzoppato e presto verrà abbattuto. Squadra che perde si cambia.
Intanto, en passant, Bersani boccia il referendum abrogativo del porcellum che vorrebbe ripristinare un Parlamento di eletti e non di mignotte e dice che il PD non dovrebbe promuovere referendum. Perché? Perchè gli hanno detto che con il proporzionale il PD non vincerebbe mai le elezioni.

In ultimo, sempre sulla famigerata delibera AGCOM, vorrei sentire i blogger rivolgersi ai loro politici di riferimento dicendo loro: “Oh, ma che cacchio state a fare lì, perché non fate qualcosa per difendere i nostri diritti di libertà di espressione? Vogliono approvare una delibera incostituzionale e voi che fate, dormite? Guardate che siete nostri dipendenti, razza di cialtroni scaldasedia!”
E’ questa la politica e la partecipazione del futuro, se non ce ne siamo ancora accorti. Ma prima bisogna riconquistare una legge elettorale che, se i cialtroni non fanno i nostri interessi, li possa rimandare tutti a casa a calci in culo.

Update – L’AGCOM prende tempo e annuncia che il testo finale del provvedimento sarà discusso con le parti in causa. Ha anche risposto a Di Pietro che aveva scritto all’Autority lamentandosi (meno male) del contenuto della delibera. 

Vogliono ridurre l’Italia così. Imbavagliata e sottomessa, preda di un gioco sadico. La nostra povera Italia ridotta a schiava non di Roma ma di Varese e delle cosche metastatizzate anche al Nord grazie alla connivenza di politici corrotti e corruttibili che nessuno avrebbe mai sospettato essere collusi con le coppole del profondo sud a causa della loro impeccabile inflessione meneghina.

I magistrati, con sforzi sovrumani e senza mezzi come sono, riescono a colpire la Piovra tagliandole un tentacolo dopo l’altro ma il governo del fare è pronto a varare una legge che farà stappare le bottiglie di champagne a tutto il peggio della criminalità organizzata e farà ricrescere i tentacoli alla bestiaccia. Una legge che da un lato impedisce alla Giustizia di funzionare e dall’altro lascerebbe i cittadini all’oscuro di tutto ciò che potrebbe turbarne il sonno. Per esempio scoprire che certi intoccabili di regime, autentici supereroi della propaganda, sono solo dei volgari ladri attaccati al quattrino e alle natiche di vari corpivendoli e corpivendole d’alto bordo, per una botta ai quali spendono volentieri lo stipendio mensile di un operaio.

L’OSCE, organismo internazionale di controllo sulle libertà democratiche si è espresso oggi contro la legge bavaglio che Berlusconi vuole a tutti i costi ed alla svelta, manco fosse a bordo di un’astronave pronta ad autodistruggersi tra trenta minuti (magari). L’ha detto a Fini, che traccheggia assieme a Bocchino ed alla Bongiorno: “O ti sottometti o si va ad elezioni anticipate”. Il nanaccio scalpita, vuole chiudere la partita. Di che si preoccupa? Non deve campare fino a 120 anni?
Il labbropendulo Gasparri ha risposto all’OSCE in maniera sublime, da autentico statista, invitandola a “presentarsi alle elezioni, quando sarà eletta potrà parlare…” Occazzo, questi sono convinti di aver vinto le elezioni a vita. Anzi, governeranno anche dopo morti, dall’oltretomba, che il Signore se li fulmini.
Eh, cari elettori del nanaccio, per voi un bel Signore vendicativo e giustizialista tipo quello dell’Ezechiele 25, 17 sarebbe ancora poco.

Intanto le regioni pagano il prezzo della manovra finanziaria e noi cittadini ci vedremo tagliare i servizi essenziali. Incredibile a dirsi, anche il Formicone era incazzato stasera, anche la Polverina. Ho sentito perfino Fitto belare contro la manovra. Ho visto cose…
Chissà i cialtroni leghisti a cui piace tanto il “poveropiero… poveropiero… poveropiero” del Peppino al posto del Fratelli d’Italia come ci rimarranno di merda quando gli salterà il federalismo. Vuoi vedere che, Verdi per Verdi, passeranno al “Dies Irae”?

“La TV è la più spaventosa, maledettissima forza di questo mondo senza Dio, e poveri noi, se cadesse nelle mani degli uomini sbagliati e quindi poveri noi che Edward George Ruddy è morto.” (“Quinto Potere” 1976)

Forse il monologo di Santoro ieri sera non sarà stato memorabile come quello di Edward Morrow in “Good Night and Good Luck” o epico come la sbroccata antitelevisiva di Howard Beale in “Quinto Potere” ma qualche messaggio lo ha spedito e chi ha voluto intendere ha inteso.
Santo cielo, se davvero quelli del Piddì hanno detto che “Santoro si è arreso a Berlusconi” hanno veramente la faccia come il culo. Loro che a Berlusconi giurarono di non toccare le televisioni invece di adoperarsi per impedirgli di arrivare a questo attuale delirio di potere.
Non so se sia peggio questo dar di cornuto all’asino da parte del bue a sinistra o la volgarità da parte della destraccia berlusconiana di alludere alla buonuscita milionaria, ai “soldi di Santoro” come ha detto quella losca figura pettoruta iscritta all’albo nel promo del suo spettacolino inutile e dannoso che va in onda dopo “Annozero”. Quella che avrebbe le tette di fuori e l’accavallamento smutandato perfino facendo la telecronaca dei funerali di Berlusconi. Una che, apparsa subito dopo la puntata drammatica di ieri sera ti ha quasi fatto preferire i preti pedofili.

Eh si, queste sono le strane logiche di mercato della destraccia. Se sei un rosso demmerda non puoi guadagnare milioni, devi accontentarti di un misero stipendio. Solo i servi e chi fa buon uso della lingua verrà premiato con un sostanzioso guiderdone.
Ecco quindi che, nel mondo dove gli allenatori si licenziano con buonuscite milionarie solo per il capriccio di cambiarli e perchè ci hanno stufato, dove si regalano VISA e Mastercard a credito sfondo alle mogli dei calciatori perchè si allenino nello shopping estremo, ci si permette di fare i conti in tasca agli altri. Chissà per quanto ancora la meneranno con questa storia della buonuscita. Visto che non hanno altri argomenti, penso che ci faranno un bel tormentone estivo.

A me, dell’entità della liquidazione di Santoro non me ne frega nulla. Santoro può piacere o no ma, come ho già scritto tempo fa, non possiamo farne a meno. Lo si può ignorare, si può cambiare canale, guardarsi un porno in alternativa, ma non possiamo eliminare ciò che fa Santoro, ovvero quella cosa che una volta si chiamava giornalismo. Perchè è uno degli ultimi rimasti a farlo e perchè, tolto anche lui, rimarranno solo le tenutarie di trasmissioni televisive sottovuoto spinto.

Fare giornalismo, dunque. Informare. “Annozero” di ieri sera, ad esempio, ha portato nelle case le testimonianze delle vittime dei preti pedofili e la loro voce disperata ha sovrastato i patetici tentativi degli ultras alla Socci di difendere la Chiesa ad ogni costo tirando in ballo i martiri cristiani, gli Armeni, i genocidi e l’aborto. Mancavano soltanto le truci immagini degli embrioni a spezzatino e i feti bolliti in Cina.
Il giornalismo di inchiesta, quindi. Quello che dà tanto fastidio perchè mostra le smagliature del regime e ne mette a nudo le brutture e le disonestà. Quello che deve essere messo a tacere per rimpiazzarlo con le Moniche Tette con le tramissioni marchette, quelle che devono solo limitarsi a celebrare le inesistenti conquiste del regime.
Una volta, perdiana, un paesello africano lo si doveva comunque andare a conquistare, magari con i gas. Ora basta far dire in televisione ai propri servi che “Berlusconi ha salvato l’euro”. Non è vero? L’importante è che non ci sia un Santoro sull’altro canale che ce lo faccia notare.

Per chi vuole rivedersi integralmente Raiperunanotte.

Di che si meravigliano tutti? Ad un sistema radiotelevisivo ormai già morto, con l’informazione piatta, bisogna sigillare le labbra. Con un filo di Attak.
“Marco Biagi? Fatevi dire da Maroni se era una figura centrale: era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza.” (Claudio Scajola, 2002)
Nel giorno in cui la MadonnaSilvio è improvvisamente apparsa al Papa in aeroporto, riuscendo a molestarlo per ben due minuti interi quasi in Paolini mode, “Ehi, Santità? Santitaaaaà, senta, ehi, iuhuuu!”, praticamente placcandolo al check-in, Minzolini è riuscito a far diventare questo patetico tentativo di farsi riaccreditare presso la Santa Sede dopo l’Escortgate, come un grande momento nella grande giornata del nostro grande pornoduce. Così si parlerà di lui e non del Papa che parte per un viaggio pastorale a Praga. Che menti, che strateghi, che creativi!
Si sa, quello non è più un telegiornale, è un Telegiornale Duce con tanto di aquilotto ma è come Silvio e i suoi volonterosi scherani vorrebbero che fosse l’informazione in Italia: un unico inno alla grandezza del piccoletto.

Così, quando sento il direttore generale della RAI dire questa enormità che andrebbe scolpita sulla lapide posta sulla tomba della pluralità di informazione: “

“Occorre una riflessione sul servizio pubblico, che deve essere plurale. Ma nella mia carriera che mi ha portato a girare molti paesi del mondo non ho mai visto programmi anti-politici. Non ho mai visto all’estero reti di servizio pubblico che facciano programmi apoditticamente contro”.

mi tocca ribadire che non possiamo fare a meno di Santoro, nonostante faccia trasmissioni francamente pallose ed abbia perso lo smalto di “Samarcanda”.
Non esiste proprio che qualcuno debba decidere cosa io posso o non posso guardare.
Non vi piace “Annozero”, vi sta sul culo Travaglio, strangolereste Santoro con una calza di seta? E allora? Guardatevi Chuck Norris, leggetevi un manga, gettatevi da una rupe ma non rompete con la storia del Servizio Pubblico. Anche un telegiornale come il TG1 non dovrebbe comparire sul Servizio Pubblico perchè è insopportabilmente e odiosamente fazioso in senso ceauseschiano. Io non guardo “Annozero” perchè non mi va di sorbirmi i dibattiti con obbligo di Facci, Belpietro e Ghedini, ma se una sera putacaso mi andasse di guardarne una puntata, per i cento euro che verso a Masi ogni anno, esigo di vederlo. Anzi, dirò di più. Esigo di vederlo senza la presenza degli insopportabili parcondicisti che, mentre si tenta di fare un ragionamento, urlano “Mavalà, mavalà, mavalà, mavalà!” coprendosi le orecchie.

Parlando di programmi antipolitici (un eufemismo che significa antiBerlusconi, perchè se fossero antiDiPietro sarebbero benedetti e vincerebbero i telegatti), non so quali paesi abbia visitato Masi ma negli Stati Uniti, ad esempio, ci sono due conduttori di talk show, Jay Leno e David Letterman, che persino durante la guerra in Iraq hanno continuato a dirne da forca e da galera su G. W. Bush.
Gli sembrerà strano ma sono ancora lì a collezionare ascolti da paura, ed il fatto che ci sia Obama alla Casa Bianca non impedisce loro di continuare a fare satira sul potere.
Ah, ovviamente, nonostante gli dessero del cretino praticamente ogni sera, con il pubblico che si sganasciava dalle risate, Bush non si è mai sognato di accusarli di fare un uso criminoso della televisione perchè di lì a poco avrebbe visto arrivare l’ambulanza e gli infermieri a portarlo via.
Quando Clinton fu messo alla gogna per il caso Lewinsky nessuno si sognò di pretendere di oscurare pudicamente l’inchiesta e di definirlo gossip. I vestitini blu con le macchie di DNA presidenziale finirono su tutti i media e il presidente rischiò la cadrega.
Se Masi si riferisce alla Russia di Putin invece, mi sento quasi di dargli ragione. Là i giornalisti scomodi e che fanno domande vengono addirittura liquidati fisicamente.

Gli zelanti che se la fanno addosso dal terrore di dispiacere al duce si occupano ormai in pianta stabile del lavoro sporco di additare e condannare chi osa dare del nano al nano.
Ormai lui infatti gli editti bulgari non si scomoda più ad emanarli. Ci sono gli appositi araldi e le sue numerose badanti, per questo.
Il nano-ministro-curie Scajola, quello del rompicoglioni a Marco Biagi, non sopporta che cinque milioni di telespettatori abbiano finalmente conosciuto la signora D’Addario, della quale i telegiornali avevano accuratamente nascosto l’esistenza finora, mentre chi frequenta Internet ne conosce anche la taglia di reggiseno.
Così vuole un’inchiesta non su ciò che ha rivelato la escort ma su chi ha osato intervistarla.

L’unica cosa che dovrebbe interessare gli italiani è se questa signora dice la verità o mente (ed in questo caso perchè) e se dietro al conclamato frullo di passere a pagamento nelle residenze del premier non vi fosse dell’altro. Droga, per esempio, visto che i pappa indagati sono anche indagati per spaccio.
La magistratura indaga ma la stampa ha il diritto di informare il popolo di ciò che accade nelle stanze del potere. Comprese quelle ovali e da letto.

Come se non bastasse lo spettro della vaccinazione coatta con obbligo di Tamiflu, c’è chi vorrebbe praticare lo scappellamento di massa per le supercazzole, anche quelle non prematurate.
No, grazie, la circoncisione sarà igienica ma al prepuzio siamo affezionate. E’ proprio il caso di dirlo a questi signori: ma fatevi un po’ i cazzi vostri!

Un noto statista mondiale del quale è proibito dire che sia dedito alla pratica dell’iniezione intrapenica denuncerà tutti coloro che insinueranno che a settantatre anni non gli si rizza.
Un modo originale e da vero uomo di Potere di risolvere i problemi di potenza: l’erezione stabilita per legge. L’erezione ad personam.
Naturalmente con divieto di scappellamento a sinistra.


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L’Egoarca è partito alla conquista dell’Europa con le sue Papidivisionen di passere corazzate per il Blitzkrieg più fallimentare di tutti i tempi. Non ho dubbi che la guerra finirà a puttane.
Dopo la sortita a base di kapò e turisti della democrazia al Parlamento di Strasburgo quella famosa volta, ora è convinto di riuscire a zittire, oltre ai suoi dipendenti ed ai numerosissimi wannabe lacchè, servitori, reggicoda e leccaculo che ha sparsi in tutta Italia, anche chi non dovrebbe essere sottoposto al suo potere perchè non cittadino italiano e non governato da lui.
Gli europei credevano di essere fortunati a non essere italiani ma evidentemente, per essere proprio al sicuro bisognerebbe allontanarsi ancora un poco dallo stivale, diciamo rifugiarsi in Papua Nuova Guinea.

In pieno delirio d’onnimpotenza, Iddu compensa le cilecche con le cannonate che spara in direzione Bruxelles credendo di poter comandare anche sul resto del continente come fosse un’immensa Segrate.
Anche allora, settant’anni fa, tra i paesi invasi vi fu il Belgio ma si ebbe l’accortezza di aspettare un po’ prima di aprire un secondo fronte orientale. Preludio, in quella ed in tutte le guerre dove si vuole strafare, alla Grande Inculata finale.

Qui invece è assalto frontale a raggiera. Il primo fronte, quello interno, vede le Papidivisionen all’assalto della Libertà d’Espressione, con le raffiche di denunce ai giornali che osano rendergli conto di qualche cosuccia da nulla come la frequentazione di minorenni (come disse per prima la sua signora).
A Repubblica Iddu non risponde perchè ratta-tata-ta-ta, le solite cose. Però se le domande gliene facesse un altro giornale risponderebbe volentieri.
Mi appello all’Eco del Chisone: non è che gli vorreste porre voi le famigerate domande, così potremmo finalmente sapere quando il fuhrer del Reich Mediolanum ha conosciuto il babbo di Noemi Letizia? No, eh? Inutile chiedere?
Nella putrescente RAI, ormai un bivacco dei suoi manipoli, si censura il trailer di un film inchiesta, “Videocracy”, che racconta la cancrena italiana (direbbe Gaber) fin dagli anni di Colpo Grosso. L’attacco alla pancia dello Stato a colpi di gnocca, culi e tette. Quando l’eterosessualità come arma diventa più letale dell’AIDS.
Il film che osa mostrare la realtà di questo grande laboratorio per la realizzazione del perfetto Shit Country non deve essere citato e mostrato perchè contrario al governo. Bene, siccome questo non è servizio pubblico, qui lo mostriamo e linkiamo, invitandovi a riprendere l’appello e moltiplicarlo sui vostri blog.

Lui denuncia e chiede danni. Milioni di euro. Per lui piccioli da infilare nei perizomi di qualche favorita.
Questo succede ad avere uno stuolo di avvocati che si nutrono di cavie vive e che hanno un’incontinenza della parcella per cui ogni occasione è buona per mettere su delle note spese, tirare avanti le cause ed aprirne sempre delle nuove. Il nostro problema, cari italiani, se non lo avete ancora capito, è che Iddu non è come noi che prima di affidarci a quelle simpatiche sanguisughe figli di puttana ci facciamo una botta di conti ed accendiamo le ipoteche per vederci meglio. Lui non ha problemi a pagare gli avvocati, ha soldi a palate.

Siccome l’Europa non è l’Italia però, per fortuna, al Pornoduce hanno mandato a dire un sonoro “Aaa chi???”, come avrebbe detto Totò. Però non basta. Frequentare altri egoarchi in egocentrismo acuto come Gheddafi non gli fa bene e se quello va a molestare Israele, tanto per sentirsi ancora giovane e monello, lui si chiede: e chi sono io, il figlio della serva? Qui ci vuole un continente intero al quale andare a suonare i campanelli di notte.

Prima o poi questa tortura finirà, se Dio, il tempo e il corso naturale della vita vorranno, ma noi facciamo il tifo affinchè qualcuno nel mondo ancora immune dal virus berlusconiano, si rompa le palle davvero e venga a liberarci anzitempo.
Io ho già il disco di “In The Mood” pronto.


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L’incredibile disavventura censoria capitata a Rita Charbonnier durante la presentazione del suo libro “La strana giornata di Alexandre Dumas”, in una RAI ritornata improvvisamente EIAR, mi ha fatto ritornare in mente un avviso che vidi appeso in un vecchio bar romagnolo, sperduto in cima ad un monte. Era un cartello di epoca fascista, sopravvissuto grazie alle nostalgie del gestore e recitava in grassetto: “QUI NON SI PARLA DI POLITICA”.

Settant’anni dopo, a quanto pare, nella televisione italiana è meglio non parlare di ciò di cui si occupa principalmente il suo proprietario, ovvero una cosa calda e pelosetta.
Difficile però, visto che in TV la cosa innominabile ci viene scodellata in grande quantità dalla mattina alla sera.
Non potremmo ritornare, come ai tempi di Benito, a limitarci a non dover parlare di politica?

Sono in vacanza ma chiavettamunita, quindi non avete scampo. Fate i bravi perchè vi vedo.


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