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In vacanza non si ha molta voglia di bloggare ma di leggere si, anzi, è il momento in cui si possono prendere in mano libri acquistati e riposti in attesa appunto del tempo necessario per leggerli.
In questi giorni al mare, mi sono portata dietro ed ho appena finito “Bidone nucleare” di Roberto Rossi. Al di là delle informazioni che contiene sulla questione del nucleare in generale, mi ha impressionato l’ultima parte, quella che tratta dei misteri legati alla scelta dei siti di stoccaggio per le scorie del decommissioning delle centrali italiane chiuse a seguito del precedente referendum del 1987 ma non solo, anche precedentemente a causa di difetti e malfunzionamento. 
Un intreccio mai del tutto chiarito dalla magistratura, che parla del via vai di iracheni da impianti dove ancora si trovano vecchie barre di combustibile radioattivo provenienti da una centrale statunitense dismessa, appoggiate agli italiani per il riprocessamento da rimasteci sul groppone con tanti saluti. Barre che comunque fanno gola per la componente di plutonio che contengono e che può essere utilizzato a scopi militari, magari abusivamente da paesi canaglia.
Ecco quindi l’intreccio di possibili interessi legati allo smaltimento di scorie, al traffico di materiale fissile, tutte cose che attirano la criminalità organizzata come il miele le mosche. E nomi che ritornano, come quello di Ilaria Alpi e della Somalia e di una strada costruita al solo scopo di nasconderci sotto una caterva di fusti di rifiuti tossici.
Il sospetto che dietro a tanta agitazione da parte del centrodestra di governo nel difendere il nucleare e di insistere su luoghi come Scanzano Jonico (del quale si parla nel libro di Rossi) vi sia l’inconfessabile promessa di aiutare la casta predona della quale sono espressione politica e certi amici che non si possono scontentare è inevitabile. Ma forse siamo solo dei malfidati comunisti.
Margherita Hack, dopo essersi inizialmente pronunciata a favore del nucleare, si è parzialmente ricreduta e, se da una parte invoca il proseguimento della ricerca per un nucleare sicuro e pulito (magari esistesse!), dall’altra dice una delle cose più sagge udite in questa campagna referendaria. La scienziata dice che il nucleare in mani italiane ( e con ciò inteso, in possibili mani mafiose) sarebbe una follia. Pensateci, se credete veramente che il progresso dipenda da una bella centrale vicino a casa che fornisca energia a manetta per tutte le nostre comodità.
A proposito. Le autorità governative giapponesi hanno allargato a 30 Km. l’area di evacuazione dalla centrale di Fukushima, vista la gravità ormai conclamata della contaminazione ambientale. Il governo Berlusconi vorrebbe costruire una centrale a Ravenna, che dista una trentina di chilometri da casa mia. In caso di fukushimazione della centrale, io sarei probabilmente costretta a lasciare tutto e rifugiarmi non si sa dove. Posso dire che io potrei votare SI anche solo per questo non futile motivo?
Ho letto tutti i commenti al precedente post e, se posso fare un appunto ai miei cortesi commentatori, ho notato un uso quasi ossessivo della razionalità, troppe cifre, troppi discorsi teorici e niente buon senso da contadino o da buon padre di famiglia. Cari amici, a parte che nessuno di voi, ottuso dalle cifre lette chissà dove e ossessivamente riproposte, ha visto il film che consigliavo, non vi pare di non riuscire a cogliere il nocciolo della questione? Qui non si sta parlando di rinunciare al progresso, all’elettricità ed alla odiosa crescita. L’acqua la vogliono privatizzare, non per evitare gli sprechi e per ottimizzare la rete di distribuzione (che ingenui bambini che siete! come il grullerello Renzi), non vogliono riportare il nucleare per darvi il gigawatt a gogò ma perchè devono offrire prebende, commesse, posti di lavoro, tutto a nostre spese, ai loro amici e protettori. A quelli presentabili ma soprattutto a quelli impresentabili. Leggendo l’inchiesta di Rossi il sospetto si rafforza.
Votare SI SI SI SI, non è una scelta qualsiasi, è legittima difesa.

Uno speciale di Maurizio Torrealta su “Bidone nucleare”. Qui la seconda parte. Sulle porcate e sui costi stratosferici del decommissioning italiano ricordo il mio post contenente la puntata di Report, “L’eredità”.

P.S. Il nanaccio dice che se ne frega dell’eventuale vittoria del SI sul legittimo impedimento e che tirerà diritto. Poi non vuole che gli diano del fascista. Occhio ai distributori.

Ieri il malefico ha nominato i “sondagi”, giustificando la mossa antidemocratica e decisamente vigliacchetta di voler togliere la parola agli elettori del referendum antinucleare con la scusa che costoro sarebbero scossi dalla tragedia di Fukushima e quindi si troverebbero più o meno in stato confusionale, con il rischio di rigettare anche il legittimo impedimento che riguarda le sue costose terga. Un comportamento da pischello di sette anni che, siccome il pallone è suo e non vogliono farlo giocare, è disposto perfino a bucarlo e portarselo via.
Abituato a vincere facile e con la roulette truccata più di lui, il piccolo vuole il 2-0 a tavolino. Perché? Perché sa che i referenda li perderebbe e che forse rischia la mutanda piena anche nelle elezioni normali, politiche ed amministrative. 
Lo dimostrerebbero i risultati dei sondaggi condotti dalla Università LUISS, Centro Italiano Studi Elettorali, pubblicati ieri. Manca solo che i media televisivi e cartacei ne diano notizia ma, in presenza di cotanti maggiordomi pietosi che preferiscono lasciare il vecchio all’oscuro e prigioniero dei suoi deliri, lasciamo che siano i blog a riprendere la notizia. (Io l’ho trovata su Facebook).
Come vediamo nel primo grafico, a differenza dei referenda scorsi, che di tendenza attiravano sempre meno elettori fino a non raggiungere il quorum, questa volta, nonostante la domenica di giugno, il mare e tutto il cucuzzaro festivo, un sorprendente 87% di intervistati dichiara di voler andare a votare per i referenda. Quorum assicurato se il risultato dovesse mantenersi tale nella realtà. 
Le intenzioni di voto per tutti e quattro i quesiti sono per il SI, ovvero per l’abrogazione delle leggi relative: ritorno al nucleare, entrata dei privati nel settore dell’acqua pubblica e legittimo impedimento.
Alla domanda se in Italia si dovrebbero costruire nuove centrali nucleari, il 69,9% degli intervistati risponde con un no risoluto.
Il 64,3% degli intervistati si dichiara contrario ad affidare la gestione dell’acqua pubblica ai privati.
Infine, riguardo al legittimo impedimento, il 56,5 degli intervistati si dichiara per niente d’accordo con la pretesa dei membri del governo di rinviare i processi a loro carico. Si noti che non viene nominato B. ma si parla in generale di membri del governo. 
Come si dice? En plein?
Alla domanda più generale, se fosse auspicabile reintrodurre l’immunità parlamentare, il 63,7% del campione ha risposto no. Altro segno che i privilegi di casta sono sempre meno graditi dall’elettorato.
E le intenzioni di voto per le elezioni politiche? Per chi voterebbero oggi gli italiani del campione intervistato dal CISE? Anche qui il risultato è abbastanza sorprendente. Il centrosinistra è al 44,1%, il centrodestra al 41,2%.
Non dite a Bersani che rischia di vincere, però. Se no si caca addosso.

E’ da un po’ di giorni che ho in mente il Titanic. Sarà per le orchestrine che continuano a suonare imperterrite nonostante l’allarme affondamento imminente e perché si cominciano a vedere topi e tope che abbandonano la nave (l’ultima in ordine di tempo Stefania Craxi che ha rilasciato un’intervista, già a bordo della scialuppa di salvataggio e bardata di salvagente, dove scongiura il comandante di abbandonare la nave).
Oggi l’annuncio che il governo rinuncia al nucleare. Le cinquanta centrali cinquanta entro il 2020 sognate dal piccolo Brunetta e dall’ineffabile Scajola rimarranno un sogno. Anche perché erano francamente irrealizzabili, un sogno appunto, e il tanto sbandierato accordo con la Francia per la costruzione delle centrali, firmato tempo fa dai due nani premier, quello nostrano e quello transalpino, era solo un pour parler, un “vedremo in futuro, casomai”.
Il rilancio del nucleare italiano, visti i costi stratosferici che sarebbero ricaduti solo sulle finanze pubbliche, cioè nelle nostre tasche, era chiaramente l’ennesimo bluff di questo governo aerostatico e Tremonti deve avergli detto, ad un certo punto, ai vari nanicurie: “Bambole, non c’è un euvo”.
Pensando poi che si sono spesi dal 1987 ad oggi 9 miliardi di euro per un decommissioning che non è mai partito del tutto, figuriamoci come e dove si sarebbero trovati i soldi per nuove centrali e nuovi problemi. 
Ricordo, a chi stesse per dire che ci sono pur sempre i privati per costruirle, che in nessun paese del mondo il nucleare riesce nemmeno a porre la prima pietra senza un poderoso aiuto statale. 
E’ cosa stranota ma giova ripeterla. Quando la Thatcher provò a privatizzare il nucleare britannico negli anni ’80, le gare d’appalto andarono deserte. Non c’era allora e non c’è oggi alcun imprenditore al mondo in grado di investire subito capitali enormi con la prospettiva di cominciare ad averne un ritorno, se tutto va bene, tra non meno di una quindicina d’anni. 
Il nucleare è il modo più costoso mai inventato dall’uomo per produrre acqua calda ed è anche il più pericoloso perché, se salta la pentola a pressione, bisogna demolire non solo la cucina e il ristorante ma smobilitare tutt’attorno per decine di chilometri città intere e per sempre. 
Ammesso poi che la centrale andasse in funzione e operasse senza incidenti, la sua vita sarebbe non più lunga di un’altra ventina d’anni in media, quindi nascerebbe il problema del decommissioning e dello smaltimento non solo delle scorie ma di tutto l’ambaradan contaminato da livelli più o meno alti di radiazioni. La  famosa riduzione  “a prato verde” dell’impianto, ovvero il suo totale smantellamento, compreso il nocciolo del reattore, è  finora risultata possibile in pochissimi casi, visto che non esiste al mondo un sito dove stoccare in piena sicurezza tutto questo materiale radioattivo. Nemmeno il famoso megadeposito di Mount Yucca negli Stati Uniti, mai entrato in funzione e costato al contribuente americano $ 11 miliardi.
Detto questo, io non canterei tanto vittoria, pensando alla decisione del governicchio B. (Barnum) di rinunciare ai sogni di Brunetta e Scajola. Non è affatto una vittoria del fronte antinucleare ma l’ennesima fregatura.
Prima di tutto perché l’emendamento deve pur sempre essere ancora approvato e bisognerà controllare che il testo finale non nasconda inghippi atti a rianimarlo più avanti, passata la festa (referendaria) e gabbato lo santo. 
Secondo, perché si tratta di un volgare espediente per evitare il pronunciamento democratico degli elettori al referendum del 12-13 giugno e, terzo, perché dietro alla rinuncia al nucleare c’è in realtà ancora una volta l’ombra del culo del nano da salvare. 
E’ noto che una vasta partecipazione al referendum sull’onda della preoccupazione per gli sviluppi dell’incidente di Fukushima avrebbe potuto trainare il quorum anche per gli altri importantissimi quesiti referendari: i due sull’acqua pubblica e il quarto sul legittimo impedimento, che ora rischiano di saltare assieme al quesito sul nucleare.
L’Ego ipertrofico del nano non avrebbe sopportato l’eventuale ferita narcisistica di una trombata elettorale sul suo diritto all’impunità, così hanno gettato via il bambino con l’acqua radioattiva. Poco importa se tutti coloro che avevano fatto le bave sulle nuove centrali, i relativi appalti pubblici eccetera, rimarranno con l’uccello di fuori.
Non mi meraviglierei se uscissero nei prossimi giorni dei manifesti che attribuiscono a B. in persona il merito, nella sua infinità bontà, di aver salvato il popolo italiano dal rischio del radionuclide impazzito. Sarei quasi pronta a scommetterci. 
C’è un precedente, già raccontato nella puntata “L’eredità” di Report da Milena Gabanelli che rafforza la mia ipotesi. Qui l’intera puntata, per chi fosse interessato alla storia del decommissioning italiano ed alla situazione delle scorie in Italia. L’eredità – 2 – 3 –  4 – 5 – 6 – 7 – 8.
Ecco l’aneddoto. Nel novembre del 2003 eravamo, dicevano loro, in piena emergenza terrorismo e, temendo che a Bin Laden saltasse l’uzzolo di fare un attentato a Caorso o Trino, Berlusconi individua in quattro e quattr’otto un sito dove stoccare in maniera permanente le scorie radioattive d’Italia. Viene dichiarato lo stato d’emergenza e il generale Jean, commissario straordinario e presidente della Sogin, azienda incaricata del decommissioning italiano, punta il dito su Scanzano Jonico, in Basilicata. Nei paesi normali gli studi per individuare un sito permanente di stoccaggio delle scorie nucleari richiedono anni ma da noi si fa in fretta e si agisce per decreto, anzi per decretatio praecox. 
Il premio Nobel Carlo Rubbia dichiara il luogo inadatto, a causa della sua sismicità e della vicinanza al mare, che ne erode costantemente la costa e, soprattutto, la popolazione si rivolta, dando luogo alle proteste pacifiche di quel vasto movimento popolare che animerà “i giorni di Scanzano”.
Alla fine del mese, il montare delle proteste costringe il governo B. a rinunciare al progetto e il 27 novembre il nome di Scanzano Jonico viene cancellato dall’elenco dei siti di stoccaggio per le scorie.
E qui viene il bello. Il giorno dopo, sui muri della Basilicata, a cura delle sezioni di Forza Italia, appaiono i seguenti manifesti:

“Scanzano ha vinto grazie al popolo lucano ed alla sensibilità di Silvio Berlusconi!”

Dalla puntata di “Report”


Dopo un mese di estenuanti interrogatori il governo giapponese ha confessato. Fukushima è come Chernobyl, un bel livello sette. Siamo quasi sollevati. 
L’altra notizia di oggi dice che c’è  il rischio, denunciato dai “Verdi” campani, che la Camorra importi abusivamente pesce surgelato radioattivo proveniente dal mare del Sol Levante. E mo’, magnateve ‘o sushi.
Fukushima, oggi
“E’ una tragedia enorme, abbiamo visto diversi impianti chimici e di gas in fiamme. Mi sento di dire che al momento gli impianti nucleari hanno tenuto, hanno ‘retto botta’. (Chicco Testa, 11 marzo 2011)

“Oggi, nel mondo, in oltre 14.000 anni-reattore di funzionamento, vi sono stati solo due incidenti molto gravi, di cui solo quello di Chernobyl ha avuto come conseguenza la perdita di vite umane e la contaminazione della regione circostante. Va al riguardo sottolineato che si è trattato di un incidente reso possibile dalla tecnologia di quel reattore, adottato solo nell’ex URSS e che non potrebbe in alcun modo aver luogo nei reattori di tecnologia occidentale (LWR). Il secondo, Three Mile Island, pur avendo comportato danni materiali molto gravi al reattore, non ha dato luogo a emissioni radioattive significative all’esterno del contenimento e non ha avuto alcun impatto sanitario sulle popolazioni locali. Eventi di questo tipo – causati da carenze progettuali, errori umani e organizzativi – con le centrali di terza generazione avanzata e con le attuali modalità di gestione e funzionamento sono sostanzialmente irripetibili (probabilità di evento catastrofico pari a meno di un caso ogni 100.000.000 di anni).
(fonte: ENEL – EDF – Ambrosetti -“Il nucleare, per l’economia, l’ambiente e lo sviluppo”, estratto, pag. 19)

Fukushima, l’impianto nucleare giapponese a nord di Tokio danneggiato in maniera gravissima per quattro reattori su sei dal terremoto e tsunami  di tre settimane fa, è il miglior monumento possibile alle menzogne dell’industria nucleare. E’ un fantasma, una grottesca maschera Kabuki che sghignazza delle previsioni probabilistiche sbagliate e della sistematica sottovalutazione dei rischi.
Altro che un incidente ogni 100.000.000 di anni, come scriveva l’opuscolo adorante il Dio Uranio, fabbricato dall’ENEL appena sei mesi fa.
Three Miles Island 1979, Chernobyl 1986, Fukushima  2011.  Sono tre incidenti gravi negli ultimi  trentadue anni. In media, un incidente ogni dieci anni.
Abbiamo tanto criticato, accusato e vomitato tutto il disprezzo possibile nel 1986 addosso alle autorità sovietiche che, secondo noi, non volevano raccontarci la verità su Chernobyl.
Beh, cosa sappiamo esattamente di cosa sta succedendo a Fukushima, nei famosi reattori a tecnologia occidentale che non avrebbero mai dovuto rompersi, in queste ore?
Se al tempo di Chernobyl si pretendeva la verità perché il radionuclide veniva da oltrecortina, oggi invece il sarcofago di silenzio ed omertà colpevole lo si costruisce sulla verità che proviene dal Giappone. Come ha scritto Luca Telese sul “Fatto quotidiano”: “Ci sono rumori che servono a depistare e silenzi che servono per occultare.”
Le parole d’ordine sono cincischiare, supercazzoleggiare e parlare per enigmi ed assurdità. Si, il tetto di un reattore è scoperchiato ma il nocciolo è solo parzialmente fuso. Anche gli altri sono parzialmente fusi. Fusi ma non troppo. Fusi ma anche no. Come se le barre d’uranio, improvvisamene senzienti, dicessero tra loro: “Oh, per carità, io non mi fondo, mi metto da parte, anzi, mi autoraffreddo così non arreco troppo disturbo alla TEPCO”.
Balle, balle e ancora balle. Non sanno come dircelo che le loro preziose tecnologie occidentali, di fronte all’imponderabile, sono vulnerabili come i catorci a grafite dell’ex URSS. Con l’aggravante che qui in Occidente c’e anche il profitto da difendere, si ritardano i lavori di messa in sicurezza per non danneggiare i preziosi gingilli, mentre là fuori c’è già gente che sta già respirando la morte.

E, indovinate? Ora viene fuori che buttare sopra i reattori di Fukushima l’acqua di mare e quella dolce è stata una cazzata, che l’unico modo per seppellire tutto il calderone infernale (moltiplicato per quattro reattori) è costruirci un bel sarcofagone in cemento come quello che realizzarono i russi. Il problema però è che le falde sottostanti e il mare sono già inquinati e, se non c’è stata l’esplosione del nocciolo come a Chernobyl, qui è pure peggio perché il sarcofago potrebbe solo amplificare e rendere ancora più devastante un’esplosione che non si può ancora scongiurare.

Per il resto si vedono le stesse scene di venticinque anni fa. Il Moloch nucleare è talmente sicuro che richiede anche stavolta sacrifici umani. Sono ritornati i liquidatori. Passata l’emergenza si parlerà poco di loro, ancor meno di quanto se ne parli ora. Diranno che sono morti in pochi. Il famoso livello di rischio accettabile. L’OMS, in combutta con l’AIEA, si guarderà bene dal pubblicare uno studio sugli effetti di Fukushima sulla salute della popolazione mondiale. Niente studio, niente rischio. Se di un problema non si parla, esso non esiste.

Un attivista antinucleare giapponese ha scritto, nei giorni scorsi: “Se siete sicuri che siano così sicuri, perché non costruire gli impianti nel centro della città, invece che a centinaia di chilometri di distanza provocando la dispersione di metà dell’energia elettrica nel passaggio sui cavi?”

E’ una buona domanda ma temo che non riceverà risposta tanto presto. Una buona risposta sui rischi del nucleare la possiamo però offrire noi italiani.

Il dodici giugno si va a votare per il referendum contro la volontà della casta di ributtarsi sul nucleare, alla faccia nostra ed in nome del loro profitto. Bisogna votare SI per respingere al mittente le dieci centrali di terza generazione e mezza di Scajola. Con mucho gusto.
Per quanto mi riguarda, oltre a votare SI, continuerò a parlare fino alla nausea di nucleare, non potendomi attendere che lo facciano i telegiornali. Ne parlerò fino a far capire alla gente, a più gente possibile, che bisogna opporsi al modo più caro e pericoloso di fare acqua calda perché esistono sistemi più ecocompatibili per produrre energia. A cominciare dal risparmiarla e non sprecarla. E’ un invito, quello di parlare di nucleare e di ciò che sta succedendo a Fukushima, che giro anche ai colleghi blogger.

Ai nostri politici consiglio di giocarsi il 79, l’86 e l’11. Un bel terno secco in omaggio ai più gravi incidenti nucleari degli ultimi trentadue anni. Per quanto riguarda le barre d’uranio già esistenti e quelle future che sognano, sanno già come possono utilizzarle.

Negli anni ’30, la grande popolarità della radioattività come mirabolante novità del panorama scientifico diede l’idea ad alcuni produttori di commercializzare prodotti che contenevano o pretendevano contenere elementi radioattivi come il torio e il radio.
Molti decenni prima del Viagra, ci fu chi inventò queste supposte al radio, che si diceva compissero miracoli. Un altro tizio inventò il “Radioendocrinator”, uno strumento contenente radio  da applicare di notte sotto i gioielli di famiglia che, benevolmente irraggiati, avrebbero dato il meglio di sé alla prova del nove. William J. Bailey, l’inventore, era talmente entusiasta delle proprietà benefiche del radio che se lo beveva abitualmente sciolto in acqua a mo’ di bibita, oltre ad indossare ogni notte il Radioendocrinator. Morì nel 1949 di cancro alla vescica.

Stranezze di  altri tempi, direte. Frutti dell’ignoranza. Anche ai giorni nostri invece, e nei giorni di Fukushima, c’è chi sostiene, come questa biondona americana, Ann Coulter, opinionista conservatrice, che le radiazioni fanno bene, che una dose quotidiana può addirittura prevenire il cancro. Che cara, non le regalereste per il compleanno un bel dildo al plutonio da usare regolarmente mattina e sera, prima e dopo i pasti, negli orifizi principali?

Ieri ho rivisto “Sindrome Cinese” il film americano del 1978 che, uscito pochi giorni prima del disastro mancato alla centrale nucleare di Three Mile Island, raccontò le possibili conseguenze della sottovalutazione del pericolo legato alla mancata osservanza della sicurezza nel nucleare civile.
A parte l’ipotesi fantasiosa del nocciolo fuso che perfora la crosta terrestre fino a raggiungere gli antipodi, la famosa “Sindrome Cinese” del titolo, fantasiosa nel senso che un nocciolo fuso esploderebbe ben prima venendo a contatto con le falde acquifere sottostanti la centrale con conseguenze non meno catastrofiche; a parte questo, dicevo, tutto ciò che viene raccontato in questo film di più di trent’anni fa è ancora maledettamente attuale. La possibilità che un disastro di proporzioni incalcolabili nasca da un errore, da un indicatore di pressione guasto, dalla stupidità umana e anche dalla volontà di chi, colpevolmente, falsifichi i dati sulla sicurezza per risparmiarne sui costi, sono tutti fattori che hanno concorso a causare l’incidente di Chernobyl del 1986.

Le ultime notizie dal Giappone e dall’impianto nucleare di Fukushima I fanno pensare ad un incidente serio, visto che la radioattività è aumentata, si riparla di divieto di consumazione di alimenti provenienti dalla zona della centrale e, in ogni caso, l’emergenza non è finita perchè si parla di lotta contro il tempo e addirittura di necessità di sigillare tutto l’ambaradan con un sarcofago. Insomma, il ritorno della foglia larga*.

Credo che uno dei problemi che dovremo affrontare, nella sventurata ipotesi del sarcofago, sarà quella di reclutare i “liquidatori”, le eroiche persone da mandare in loco a lavorare a contatto diretto con il plutonio, il DU e l’uranio.
Una proposta l’avrei, visto che abbiamo tanti nuclearisti convinti che il nucleare sia assolutamente sicuro. Una roba realmente pulita. Bene, a fare le pulizie mandiamoci quelli che compaiono in questo gioiellino di compilation che ho trovato su Facebook.

Certo, sarebbe dura poi fare a meno di Gasparri, Casini, Zaia, Galan, Cota, Brunetta e le sue 50 centrali entro il 2020 e Testa. Per non parlare del nostro Nanocurie che ci regala l’affermazione più inquietante di tutte e che lo configura sempre più come elemento altamente rognattivo : “Ormai, dopo Chernobyl non vi sono stati mai altri incidenti”… Mamma mia!

E Scajola? Uno che dice: “Io, se potessi scegliere dove mettere una centrale nucleare, me la metterei nel giardino di casa.” Chi lo sa, magari potrebbe trovarne una domattina, svegliandosi, dietro il garage. Regalatagli a sua insaputa.

* Chi ha vissuto i giorni di Chernobyl ricorderà che in Italia, per diversi giorni dopo il disastro, furono bandite le verdure a foglia larga, spinaci ed insalata.

Foto di Igor Kostin, il dopo Chernobyl
“Il nucleare è una fonte di energia ecologica perché non emette CO2”. (Stefania Prestigiacomo, ministra dell’Ambiente. )

“Anche le dighe sono pericolose e comunque non ci sono centrali nucleari da aprire domani mattina.” (Maurizio Gasparri, un mito)

“La posizione del governo italiano sul nucleare rimane quella che è, non è che si può cambiare idea ogni minuto.” Fabrizio “quel che è detto, è detto” Cicchitto, dopo Fukushima)

Lo so, non è un esercizio molto originale, in questi giorni, visto che lo stanno facendo con merito e a futura memoria  giornalisti e blogger, fare la compilation delle ultime parole famose dei nuclearofili, ovvero di coloro che hanno interesse (personale, di amici o amici degli amici?) a riportare il nucleare in Italia.

Anche se la loro è disinformazione pelosa, sono convinta che più spazio si dà a questi distributori a gettone di, a volte, vere e proprie bestialità, meglio è. La loro opera è meritoria perché, vedete, quando li si sente magnificare il nucleare e minimizzarne i rischi, come se stessero parlando di fuffa inerte e non di materiali fissili; quando senti il messaggio rassicurante del cavaliere nucleare convertito Chicco Testa e degli altri testimonial televisivi del  Fruttolo al Plutonio, viene una voglia matta di andare ad informarsi altrove sull’argomento e vengono fuori delle cose interessantissime che, se fossero stati zitti, non avresti mai saputo.

Ad esempio, si scopre che le ultime centrali di terza generazione o terza generazione+ (quelle che Scajola definì di “terza generazione e mezza”), le cosiddette moderne e sicure, rapide ed infallibili che Berlusconi vorrebbe regalare a nostre spese alla lobby nucleare, potrebbero essere più pericolose, in caso di disastro, delle vecchie carrette a grafite tipo Chernobyl.

Il perché è presto detto. Queste centrali vengono sempre più alimentate con un combustibile, il MOX (Mixed Oxide Fuel) che mescola uranio impoverito e plutonio. Due nomi rassicuranti, non c’è che dire, come due personaggi di Tarantino. Giusto per fare un esempio legato all’attualità, il reattore numero 3 di Fukushima I, l’impianto che ha subìto i danni del terremoto giapponese, è alimentato a MOX
Sul plutonio, che non si trova in natura ma è un prodotto di sintesi della lavorazione dell’uranio, creato per la prima volta nel 1940, applicato soprattutto nel nucleare militare vi regalo queste informazioni prese dal sito di una società che si occupa di “purificazione dell’acqua”.

“Il plutonio a volte è descritto nei rapporti dei media come la sostanza più tossica nota dall’uomo, anche se gli esperti in materia concornano nell’affarmare che ciò è errato. Fino al 2003, non c’e’ ancora stata una singola morte umana attribuita ufficialmente all’esposizione a plutonio. Il radio naturale è circa 200 volte più radiotossico del plutonio ed alcune tossine organiche come la tossina del botulismo è miliardi di volte più tossica del plutonio.
La radiazione alfa che emette non penetra la pelle, ma può irradiare gli organi interni quando il plutonio è inalato o ingerito. Le particelle estremamente piccole di plutonio dell’ordine di microgrammi possono causare il cancro polmonare se inalate. Quantita’ considerevolmente più elevate se ingerite o inalate possono causare avvelenamento acuto da radiazioni e morte; tuttavia, finora, nessun essere umano è noto essere morto a causa dell’inalazione o l’ingestione di plutonio e molte persone hanno importi misurabili di plutonio nei loro corpi.” (fonte)

Interessante questo tono da “non avete prove, fottetevi!”, vero?
Sull’uranio impoverito ci sarebbe da parlare per ore, ad esempio della Sindrome dei Balcani che ha colpito le popolazioni e i militari che sono entrati in contatto con questa porcheria impiegata per rendere più penetranti e distruttive le armi. Bisognerebbe parlare del muro di gomma che le autorità militari hanno innalzato sulle condizioni di salute dei reduci italiani, e sul silenzio generale che circonda la tragedia che colpisce da anni la zona di Salto di Quirra, in Sardegna, sede di un poligono militare. Leucemie, malformazioni, morte ma, come direbbe la multinazionale, non avete prove.
Ecco, sapere che il combustibile più trendy per le moderne centrali nucleari è composto da due formidabili inquinatori di nanoparticelle, è rassicurante. Forse la soluzione l’avrebbe Gasparri. Se dovesse succedere un casino in una centrale che va a MOX basterebbe semplicemente smettere di respirare per non avvelenarsi.
Tornando alle cose serie, perché si utilizza il MOX? Perchè la madre di tutti i problemi legati all’energia nucleare è l’accumulo di scorie radioattive e tossiche.  In America avevano pensato ad un megadeposito nel Mount Yucca ma ormai , visto che si è rivelato inadeguato, pensano addirittura di smantellarlo.
Una soluzione per diminuire le scorie delle centrali è trovare il modo di riciclarle, riutilizzandole come combustibile, in un ciclo virtuoso. Il problema è che questo combustibile riciclato è doppiamente dannoso perché, oltre al rischio radioattivo si aggiunge quello legato alla tossicità per ingestione del plutonio e dell’uranio impoverito.
Ecco quindi che, se un reattore che funziona a MOX dovesse rilasciare plutonio e DU nell’atmosfera, a causa di un danno provocato da un terremoto in una zona altamente sismica o a causa di qualunque altro guasto, come l’errore umano che produsse il disastro di Chernobyl, altro che CO2, cara ministra.

Il riciclaggio di scorie in combustibile MOX, uranio impoverito e plutonio per uso militare è un bisinissi molto allettante.  Navi di scorie e di combustibile riciclato viaggiano per il mondo, dal Giappone all’Europa, per esempio. Viaggi sicurissimi, per carità ma, sai com’è. Visto ciò che trasportano.

Venendo all’Italia ed alle sue velleità nucleari. Non volendo soffermarci sulla facilità con la quale le norme di sicurezza degli impianti potrebbero venire aggirate, in un paese ad altissimo tasso di corruzione; tralasciando il carattere altamente sismico del territorio e l’obiettiva difficoltà di realizzare centrali abbastanza isolate per limitarne gli effetti di inquinamento sui centri abitati più vicini, c’è una domanda inquietante da farci.
Non sarà che proprio questo bisinissi del riciclaggio di scorie sta ingolosendo qualcuno? Pensando a chi ha già oggi in mano il riciclaggio dei rifiuti tossici normali, quelli di paranza, a partire dall’infima monnezza, vengono i brividi a pensare agli stessi personaggi che maneggiano il plutonio o il DU su tutto il territorio nazionale. A pensar male, ovvero a pensare che i nostri politici possano farsi paladini degli interessi delle ecomafie, si fa peccato ma, come diceva Andreotti, spesso ci si azzecca. Speriamo siano solo maldicenze e mali pensieri.

Terminiamo con una nota d’allegria e con le parole del nostro Lìder Minimo esperto, oltre che di passera, di fissione nucleare. Diciamo la verità, la sua reazione nucleare che nasce dalla scomposizione delle cellule oscura qualunque Gasparri e merita di far rivoltare più volte nella tomba Enrico Fermi. Chapeau.

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