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Non sapete quanto io invidii gli elettori di Berlusconi in queste ore! Mica hanno tutti questi dubbi, rovelli ed incertezze. Dormono come pupi la notte e non pensano ad altro che a far trionfare il loro nanetto di plastica, illusi che lui poi getterà loro sotto il tavolo gli ossi già ciucciati.

Noi invece siamo degli eterni indecisi tra pesce o carne, tra prosciutto e funghi con il cotto o con il crudo. Le scissioni, anche quelle mentali, sono un fatto genetico, temo.
Non bastasse questo, hai voglia di dire che le sue sono solo cazzate, che confiniamo con Francia e Austria e non con il Paraguay, ma una sponda così sfacciata alla Mafia e un totale disprezzo della morale e della giustizia proprio mi fa paura. Come non dare torto a chi condivide gli stessi timori? Mi ha colpito l’ultimo commento del 23enne al post precedente.

Ho continuato a leggere i commenti e i relativi consigli di voto. Non so davvero come ringraziarvi ma se per il Senato sono convinta, voto aggiudicato a Berty e gli Arcobaleni, nonostante tutte le pecche che possa avere questa Sinistra scolorita da un lavaggio troppo energico, per la Camera temo che alla fine prevarrà la paura.

Non siamo un paese normale dove potremmo permetterci di non votare o di votare chi ci pare, anche i piccoli partiti degli ideali e della coerenza, dove non dovremmo scendere a compromessi. Nonostante l’immagine della coscia della Binetti stretta nel cilicio, nonostante il maanchismo, un’inconfondibile scissione schizoide mi sussurra che, con un po’ di quella pasta che usano spalmarsi sotto al naso in obitorio, si deve provare a scongiurare il ritorno del nano con ogni mezzo.
Perchè di Veltroni si può sempre guarire, di Berlusconi temo di no.

C’è un antico detto cinese che dice: “se proprio non puoi evitare di essere violentata, sdraiati e cerca di trarne piacere”. Magari il poster di cui sopra può servire ad alleviare la pena.

P.S. Il pupone proprio non me lo doveva toccare.


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Quanto manca, quindici giorni? Su, tra due settimane ci leviamo il dente. Intanto voglio fare il lupo Mannheimer e lanciarmi in un’analisi dotta e colta del momento elettorale.

Ogni analisi con i controcazzi parte sempre da un preambolo.
Abbiamo una legge elettorale di merda, fatta dal politico rubato all’odontoiatria e che ci dondola e fa male come una protesi mal messa, fatta appunto da un dentista cane. Una legge pensata dal GIB (Grande Imprenditore Brianzolo) per impedire a Prodi e al centrosinistra, dati per vincenti nel 2006, di governare. Infatti lo stratagemma è riuscito. Dopo neanche due anni si ritorna alle urne per disperazione e Prodi torna con sollievo all’insegnamento.
E’ un mistero alla X-Files, tuttavia, il perchè Berlusconi, dato per vincente stavolta, non abbia voluto modificare la legge elettorale per poter finalmente darci quel ventennio di Età dell’oro che lui ci promette e che attendiamo con ansia.
A questo punto dobbiamo pensare che a non voler modificare la legge sia stato il centrosinistra, sapendo di perdere e volendo impedire a Berlusconi di governare.
Se fosse così il cavadenti padano avrebbe creato (involontariamente, per carità, per uno di quei fenomeni di serendipità come la scoperta della penicillina) il metodo perfetto per l’ingovernabilità e allora non resterebbero che i cari vecchi forcali e le sempre insostituibili picche per cambiare qualcosa. Ma non lanciamoci troppo in scenari futuri. Andiamo per gradi.

Nonostante vi siano interi container di partiti da votare e per tutti i gusti, perchè siamo comunque in un regime proporzionale, non possiamo permetterci di fare una scelta d’opinione o, perchè no, di onestà, affinità o simpatia, perchè il meccanismo elettorale premia il bipolarismo bipenne: o Uolter o il Nano.
I primi tra gli ultimi, Bertinotti e Casini, come presidenti, sono ipotesi possibili solo in universi paralleli e sono messi lì solo per bellezza, diciamolo. La Santanché e Boselli poi, sono puri atti di fede.
Più che votare per, quindi, si voterà contro il Nano o contro Uolter. E’ forse l’unica cosa che, se la chiedessimo agli elettori, risulterebbe certa. Per chi NON voterai?

Nel grande insieme degli elettori vi sono prima di tutto i decisi: i berlusconiani e i piddini. Io li invidio molto. Passeranno queste due settimane senza arrovellarsi, in attesa solo di poter votare per i loro amati leader.
Ci sono poi i duri e puri e gli idealisti che voteranno per i piccoli partiti e anche quelli li invidio.
Poi ci sono quelli decisi a NON andare a votare: coloro che ormai hanno raggiunto la pace dei sensi democratica e non ci vanno più da anni e i neofiti dell’astensionismo, che si dividono in quelli con argomenti convincenti e quelli del “chemmefregatantosotuttiladri”.

Poi ci sono gli indecisi, insieme estremamente eterogeneo. Quelli che potrebbero fare ambarabacicciccocco’ con la matita tra PD e PDL tanto di politica non capiscono un cazzo e lo ammettono tranquillamente, anzi se ne vantano; quelli che si lasciano convincere all’ultimo momento in base a misteriosi meccanismi di suggestione mentale.
Altri sottoinsiemi comprendono quelli che saranno ritrovati cadavere nel seggio ancora con la copiativa in mano, stroncati dall’indecisione e quelli che appena votato si pentiranno della scelta fatta.
Tra gli indecisi si distinguono coloro che passeranno notti insonni in attesa di un insight rivelatore o illuminazione e coloro (dell’insieme che interseca quello del “chemmefrega”) che decideranno effettivamente all’ultimo minuto, altrimenti detti quelli dell’effetto “colpo di scena”. C’è una legge della statistica non scritta che dice che gli intervistati per gli exit-poll appartengano sempre al secondo gruppo. Ecco perchè i suddetti non ci prendono mai.

Se volessimo ulteriormente complicarci la vita dovremmo citare infine il caso di coloro che voteranno, approfittando delle due schede, per due partiti diversi. Non è un’opzione solo per gli indecisi e coloro che non vogliono fare torto a nessuno. A causa della legge porcata che prevede meccanismi perversi di attribuzione dei seggi vi è già chi teorizza che è possibile far perdere questo o quello schieramento votando in un certo modo alla Camera e in un altro al Senato. L’importante è portarsi dietro un foglietto con su scritte le istruzioni, per non fare casini, ed essere pronti a superare certe ripugnanze.

Ah, sempre che a qualcuno non venga in mente di truccare le elezioni. In tal caso avremmo a che fare con uno scenario di probabilità completamente alterato, la mia teoria andrebbe a farsi fottere e il lupo Mannheimer a questo punto vi manderebbe tutti cordialmente affanculo.

(Che c’entra il coniglione? Niente. Sto ancora cercando un modo per farlo rientrare logicamente nel post ma l’unica idea che mi viene, a parte l’associazione coglioni-coniglioni, è che il lupo Mannheimer potrebbe mangiarsi il conijone. Me cojoni!)

P.S. Per una versione molto simpatica e intelligente del dilemma sul voto, vi consiglio la lettura del post di Beppone.


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Il duo Tabacci e Baccini, simile a quello di lei che suona il piano e lui la tromba, ha deciso di fondare un nuovo partitino e fin qui siamo nella normale espletazione delle funzioni corporee della politica italiana. Una neoformazione (oddìo sarà benigna o maligna?) di centro ed equidistante da sinistra e destra. Insomma buona per tutte le occasioni, come democristianamente si conviene.
Il problema sta nel nome scelto: La Rosa Bianca, che ha scatenato molte polemiche. Capisco lo scandalo, per qualcuno al limite della bestemmia, dell’utilizzo di un nome storicamente così significativo.


La “Rosa Bianca” era il nome con il quale un piccolo gruppo di studenti e docenti dell’Università di Monaco firmava nel 1943 dei volantini clandestini, nei quali venivano denunciate le nefandezze compiute da Hitler e dai suoi accoliti e si invitava la popolazione tedesca a ribellarsi al regime, in nome della dignità e della libertà. Le figure preminenti nel movimento erano i fratelli Hans e Sophie Scholl.

Gli Scholl avevano condiviso all’inizio, come la maggioranza dei tedeschi, la suggestione seduttiva del nazismo e avevano aderito alla gioventù hitleriana. Sentivano che dovevano fare qualcosa per la patria ed erano convinti che sarebbe stato qualcosa di buono. Il loro padre, è vero, li metteva in guardia contro coloro che aveva intuito sarebbero stati dei profittatori e degli ingannatori, ma il loro entusiasmo era sincero.

L’esperienza nella Hitlerjugend, all’inizio soddisfacente, volge in seguito verso il disinganno e una profonda delusione, soprattutto in Hans. Il comandante gli aveva proibito di cantare canzoni russe e norvegesi perché non appartenevano al suo popolo; gli aveva tolto dalle mani un libro di Stefan Zweig, proibito, ma soprattutto l’impatto con l’irreggimentazione e il grigiore del Congresso di Norimberga gli avevano procurato una profonda inquietudine, derivante dall’osservare la mancanza di libertà individuale nelle organizzazioni del partito.
Le notizie che filtravano a stento nella popolazione su coloro che sparivano nei campi di concentramento raggiunsero anche i cinque fratelli Scholl e la loro famiglia.
La sorella Inge, in un libro dedicato ai fratelli, ricorda:
“Oh, Dio! Il dubbio che inizialmente era solo una incertezza, si trasformò dapprima in una cupa disperazione, indi in una ondata di indignazione. Il mondo puro e fiducioso in cui credevamo cominciò a crollare, un po’ alla volta, nel nostro animo. Che cosa avevano fatto, in realtà, della patria? Non v’era più libertà né vita in fiore né prosperità né felicità per gli uomini che vivevano entro i suoi confini. Oh, no! Avevano posto, uno dopo l’altro, dei ceppi sulla Germania, fin quando non divenimmo tutti, man mano, prigionieri di un grande carcere”.

Il contatto con l’ambiente universitario, e la scoperta di un diffuso malessere nei confronti della dittatura, spingono Hans all’azione. Nascono i primi volantini della “Rosa Bianca”. Ha l’appoggio di un suo insegnante, il professor Huber, della sorella Sophie e di gruppo di amici e colleghi, tra i quali Christl Probst e Willi Graf. Poi seguono l’arresto del padre, oppositore da sempre del regime, condannato a quattro mesi di detenzione da un Tribunale Speciale e la guerra. Hans vede con i propri occhi gli effetti della odiosa persecuzione antiebraica.

Il ritorno a Monaco vede Hans e quelli della “Rosa Bianca” impegnarsi in varie iniziative, dalle scritte vergate sulla Ludwigstrasse, “Abbasso Hitler!”, “Libertà”, ai volantini da distribuire anche nelle università del resto del paese. Questi gesti sono solo apparentemente ingenui. Forse la Resistenza tedesca, paralizzata nell’impotenza, poteva solo accontentarsi di questi che sembrano gesti inadeguati di fronte all’enormità di ciò che succedeva in quel momento. Si potrebbe dire che allora in Germania occorresse più coraggio che altrove per scrivere “Libertà” su un muro. Oltre alla lotta contro il regime era in atto un conflitto, una lotta interiore contro un ideale nel quale si era creduto con convinzione fino all’impatto con la realtà.

In ogni caso, il regime rispose con ferocia alla ribellione dei suoi figli. Il 18 febbraio del 1943, Hans e Sophie furono arrestati e condotti in carcere, dove subirono interrogatori di giorni e notti sui loro presunti delitti. Anche gli amici furono condotti davanti al tribunale per un processo sommario. Poco dopo apparvero altri volantini a Monaco, questa volta rossi, con la scritta: “Sono stati condannati a morte per alto tradimento: Christoph Probst, di ventiquattro anni, Hans Scholl, di venticinque anni, Sophie Scholl, di ventidue anni. La sentenza è già stata eseguita”.

Nel 2004 fu tratto un film dalla vicenda della Rosa Bianca. Rimane soprattutto impressa una scena, l’ultima, che vede Sophie avviarsi verso la ghigliottina. Un orrore senza fine, che rimanda ai ganci da macellaio ai quali furono appesi Claus Von Stauffenberg e gli altri ufficiali congiurati dell’attentato a Hitler del 20 luglio 1944. L’orrore assoluto che colpisce in ogni dittatura chi ha la sfacciataggine di non adeguarsi al regime, chi osa opporvisi.

Ecco, di fronte a dei ragazzi che sfidarono Hitler e furono decapitati dopo un processo sommario a poco più di vent’anni d’età, da veri martiri, capisco l’indignazione della presidente dell’Associazione La Rosa Bianca che si ispira alle gesta dei fratelli Scholl nel vedersi scippare il nome dal duo Tabacci-Baccini in cerca di voti con l’ennesima incarnazione della Balena Bianca. Una balena che non riesce proprio a nascondersi dietro ad una rosa.


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L’onorevole Mele disse un nome, il suo e si alzò alto un nitrito, quello del suo segretario Cesa.

Il segretario dell’UDC non si è preoccupato tanto del fatto che il suo deputato sia stato trovato in compagnia di una signorina a pagamento leggermente scoppiata di coca in una camera d’albergo ma ha nitrito dolorosamente e a lungo lamentando il fatto che i deputati, udite udite, si sentono soli nelle lunghe settimane a Roma e si dovrebbe fare di più (più soldi?) per favorire il ricongiungimento familiare dei suddetti. Il ricongiungimento per evitare il congiungimento carnale mercenario, insomma.

So che vi sovvengono tristi immagini di migranti su gommoni alla deriva o di nostri compatrioti su bastimenti in partenza per terre assai luntane e una furtiva lacrima vi solca la guancia.
Ricomponetevi, non si tratta di poveri minatori o tecnici di piattaforme petrolifere via per sei mesi l’anno ma di individui che potrebbero benissimo pagarsi, per quello che guadagnano, oltre alle puttane e alla droga anche un viaggetto in più della famiglia a Roma.
Visto oltretutto che mogliera e pargoli non pagherebbero neppure il treno o l’aereo.

Facciamo una botta di conti della serva andando a spulciare nel portafogli di lorsignori.

Indennità parlamentare corrisposta per 12 mesi: € 5.486,58 al mese (10.623.500 lire) + Diaria di soggiorno: 4.003,11 al mese* (7.751.101 lire)
(*Da questa diaria vengono detratti, bontà loro, € 206,58 per ogni seduta nella quale il deputato non abbia partecipato almeno al 30% delle votazioni che in essa sono effettuate)

Ad ogni deputato vengono inoltre corrisposti:
mensilmente un rimborso forfetario di € 4.190,00 per le spese sostenute al fine di mantenere il rapporto con gli elettori (chissà, se la squillo è un’elettrice, magari si fanno anche rimborsare le trombate).
Ogni tre mesi, (per i trasferimenti dal luogo di residenza all’aeroporto più vicino e tra l’aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio) un rimborso spese pari a € 3.323,70, per il deputato che deve percorrere fino a 100 km per raggiungere l’aeroporto più vicino al luogo di residenza, ed a € 3.995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100 km.
I deputati, qualora si rechino all’estero per ragioni di studio o connesse all’attività parlamentare, possono richiedere un rimborso per le spese sostenute entro un limite massimo annuo di € 3.100,00.
Si pagano almeno la ricaricabile del telefonino? Macchè, annualmente ricevono un rimborso di € 3.098,74 per spese telefoniche.
I deputati inoltre usufruiscono di tessere per la libera circolazione autostradale, ferroviaria, marittima ed aerea per i trasferimenti sul territorio nazionale.

Siamo a circa € 15.269,72 al mese. Diciamolo in lire, che fa ancora più effetto a noi vecchi: quasi una trentina di milioni al mese. Paragonateli al mazzo che ci dobbiamo fare noi ogni mese per portare a casa un migliaio di euro striminziti in media e, quando avrete finito di tirar giù i santissimi e le madonne, ditemi: questo signor Cesa, non vi ricorda un poco Maria Antonietta & Le Sue Brioches? Diamo atto a Bertinotti che almeno si è ricordato di essere un uomo di sinistra e ha respinto la vergognosa e spudorata richiesta del segretario dell’UDC.

I guadagni scandalosi dei nostri deputati andrebbero incisi su lapidi da appendere nei seggi elettorali ogni volta che ci rechiamo a rinnovar loro il contratto di lavoro, a imperitura memoria della loro faccia da culo.


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Che vi devo dire, mi sento come Tommasino di fronte a “ ’o presebbio ” in casa Cupiello. Hai voglia a convincermi che Partito Democratico suona bene, è moderno, fico, al passo con i tempi. “Nun me piace!”
Sarà che non mi sento niente in comune con la Binetti, con Cicciobello Rutelli, con Parisi (mioddio!), perché sono allergica alle margherite, all’incenso e all’odor di inciucio. Non mi convince il duo D’Alema-Fassino. Non so ma non starei mai in una stanza con loro dietro le spalle.
Prodi come male minore un po’ di male comunque lo fa. E più passano i mesi più passa l’effetto dell’anestesia. Mi faccia la legge sulla RAI e sul conflitto di interessi, ci riporti nel primo mondo e poi eventualmente ne riparliamo.

Su Veltroni, beh, mi piace la bontà ma non il buonismo. Non ho problemi di glicemia ma quando parla Walter si rischia il coma diabetico. Ancora Gandhi, Martin Luther King? E che palle! Si potrebbe continuare a fare politica fuori dall’obitorio? Manca John Kennedy e completiamo il reparto “morti per le loro idee”. Cos’è un buon auspicio? Aspetta che mi gratto ciò che non ho.

I continui riferimenti di questi “pidini” a Tony Blair mi fanno vomitare. Non è di sinistra (la sinistra che intendo io) eppure tutti dicono “voglio essere di sinistra come Tony Blair”. Che sarebbe un pò come dire voglio essere virtuosa come Paris Hilton.
Piuttosto imitate Zapatero che i coglioni di fare qualche legge laica e una grande legge sulla comunicazione (che Dio lo benedica) li ha avuti!

No, ‘o PD nun me piace, e sono triste. Perché non si uccidono così anche i partiti. Perché non avranno il mio voto, finchè PD vorrà dire Rutelli e Binetti, cilici perfetti e l’omino bialetti con la barca che fa la faccia truce con la Condy ma non troppo.
Perché voglio ancora sperare che si possa governare senza dover fare i democratici con il culo degli altri, cioè dei Cipputi e dei loro nipoti, i precari.
Perché se ‘sta roba piace a Berlusconi, qui qualcosa mi puzza. Perché la massima tonalità di rosso che possiamo permetterci oggi è il rosa baby e io odio il rosa. Perché la parola moderato mi fa pensare a qualcosa di moscio, perché tanto il coltello dalla parte del manico ce l’hanno i poteri forti. Perché almeno l’ulivo era una pianta più simpatica. Insomma, nun me piace.

Comunque oggi ringrazio Iddio di non essere francese, perché al pensiero di avere Sarkozy come presidente quasi quasi mi verrebbe da rimangiarmi tutto e iscrivermi al PD.


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Anche se questo blog si intitola “l’orizzonte degli eventi” non sto per parlare di fisica delle alte sfere e di buchi neri teorici ma di politica. Come dire dalle stelle alle stalle ed eventualmente ai prodotti evacuativi delle vacche che vi si trovano in abbondanza.
In questi giorni non posso fare a meno di immaginare la politica italiana, e forse quella mondiale, come un grande buco nero, con un centro che tutto attrae, uniforma, omologa e alla fine inghiotte. Un grande buco con l’ingoio e con la democrazia intorno, che rischia di cascarci dentro per sparire per sempre. Sono troppo pessimista? Vediamo. Il materiale di studio non manca.

Cominciamo con qualche spunto di attualità. Sabato vi sarà una manifestazione contro l’ampliamento della base militare americana a Vicenza che, nonostante gli orafi, non è affatto approvato da tutta la popolazione locale come vogliono farci credere.
In qualunque altro paese, dove le manifestazioni sono ancora considerate espressione di democrazia, vi sarebbe una normale vigilanza delle istituzioni contro eventuali episodi di violenza ma niente di più. Da noi, i giornali e le varie grancasse del pensiero unico stanno creando da giorni un clima da scontro, da allarme rosso, da “precrimine”. Sembrano già sapere che accadrà qualcosa di grave. Siamo quasi alla criminalizzazione preventiva di chi parteciperà al corteo tanto che ormai, dopo tutte le defezioni annunciate, rischiano di andarci solo Diliberto e sua zia.

L’ineffabile Rutelli, che sta studiando da Scajola con un corso accelerato su cassette, ammonisce i manifestanti che se non faranno i buoni “je mena”. Più di Genova sarà difficile, ma mai sottovalutare Cicciobello con la faccia feroce. In altri paesi qualcuno penserebbe che forse qualcuno del governo sta soffiando inutilmente sul fuoco, ma da noi non si stupisce nessuno.
Prodi, dal canto suo, rimanendo serio, ha affermato che “ il governo non manifesta contro se stesso” ovvero non si manifesta contro il governo. Oh bella, se il governo che ho votato fa una cazzata non posso dire che sono contraria?
La lezione che sto imparando da questa vicenda è comunque questa: nonostante gli americani ci abbiano appena detto sul muso che sul caso Calipari possiamo attaccarci allegramente al tram, noi non dobbiamo e non possiamo protestare contro di loro. Loro sono in guerra contro i loro mulini a vento e non accettano critiche, con il governo Prodi che fa “si, si” con la testa e gli allarga le basi.

Seconda notizia. Un’indagine della Procura di Milano avrebbe sgominato le Nuove BR che si apprestavano a colpire nuovamente vari obiettivi. La realtà romanzesca vuole che colei che ha “salvato” Berlusconi da un presunto attentato in Via Rovani (dove già scoppiò la bomba affettuosa attribuita da Dell’Utri a Mangano lo stalliere), sia stata Ilda la Rossa, la giudice Boccassini. Chissà quando avranno dovuto dirlo a Silvio, come l’avrà presa male. Gli saranno crollate le certezze.
Mentre ci rallegriamo e magari attendiamo anche di conoscere già che ci siamo tutta la verità sulle “vecchie” BR, sulla figura di Mario Moretti e i misteri del caso Moro, non posso fare a meno di notare come le notizie sulle BR stiano servendo a qualcuno per gettare fango, per non dire merda, a palettate sull’intera sinistra.
Siccome ci sono dei sindacalisti tra gli arrestati, il morigerato Feltri ci fa il titolo su Libero: OTTO BR NELLA CGIL: PER CASO?
Giova ripeterlo, perché molti che mi leggono manco erano nati, ma allora, negli anni 70, nessun partito o sindacato di sinistra istituzionale ebbe anche solo la minima connivenza con il terrorismo delle BR. Il terrorismo fu sconfitto perché fu isolato dalla sinistra democratica, al punto che una delle reazioni brigatiste più rabbiose fu contro l’operaio comunista genovese Guido Rossa.

E’ vergognoso che si speculi sull’appartenenza al sindacato di alcuni arrestati e che vi sia una strisciante e continua demonizzazione della sinistra radicale, regolarmente definita antagonista, (antagonista a chi?) e condotta da chi mescola pacifisti con rifondaroli e comunisti italiani, centri sociali e chi più ne ha più ne metta in un unico calderone. Tutti comunisti, e adesso comunisti terroristi. Sarebbe bene ricordare che comunque questa terribile sinistra radicale è stata votata da almeno 4 milioni di italiani alle ultime elezioni.

Sono tutte cose gravi, che potrebbero nascondere una manovra antidemocratica, ma nessuno batte ciglio. E non basta che il solito Fini faccia il capoclasse che si alza e bacchetta gli indisciplinati, perché le destre sono tutte scatenate, con gli ex comunisti come Bondi in prima fila e la Carfagna poco lontano.
Anche la Chiesa rispolvera le pire e minaccia bolle e scomuniche contro gli eretici prendendo a pretesto le coppie di fatto, e minaccia di sgambettare il governo, che già gira con tacchi di venti centimetri sul ghiaccio.

Per salvarsi dall’accusa di comunismo corrono tutti verso il grande centro col risucchio, dove già si trovano tanti riformisti-riformaroli che a tutto abboccano e dove tutto si confonde, al punto che l’incipit del manifesto del neo partito democratico, con il suo “Noi, i democratici, amiamo l’Italia“… è un clamoroso plagio de “L’Italia è il paese che amo…” dal famoso discorso di Berlusconi con la calza sulla telecamera.
Quasi una premonizione all’italiana della definizione di Gore Vidal degli Stati Uniti: “un paese con due partiti, uno di destra e l’altro di estrema destra.”

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