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E’ lo spettro del berlusconismo. Credevamo che, rimosso il satraprìapo che ci ostacolava la respirazione e ci stringeva in una morsa i cabbasisi, potessimo accingerci ad iniziare una nuova vita, finalmente liberi dalla Dittatura della Protesi Peniena. Invece, tutto il populismo fascista genetico di questa nazione sta spurgando dalla ferita narcisistica del Papi insultato, del padre pedofilo della Patria ridotta a troietta in perizoma, dell’anarchia provocata dall’ossessione per il proprio particulare e del chissenefrega delle conseguenze dei propri atti, del muoia Katzone con tutti i Filistei.

Invece di gioire, hanno una paura fottuta di Monti, hanno riesumato direttamente dagli anni del ventennio il termine inequivocabilmente fascista di “demoplutocrazia” e si sentono perfino intellettuali di sinistra parlare come Blondet ed altri parlavano di Prodi e Tononi ai tempi del secondo governo di centrosinistra guidato dal professore. Anche loro, avendo avuto a che fare con Goldman Sachs, agenti del gomblotto demoplutogiudaicomassonico. Si sentono cose tipo “tedeschi geneticamente nazisti” ed altre facezie.

Scusate ma su questa storia mi ci sto amminchiando e comincio a pensare che questa reazione pavloviana contro il nuovo governo, dai toni così accesi e pregiudiziali, con una sfiducia che si basa oltretutto su argomenti propagandistici alcuni dei quali sembrano provenire dall’ufficio stampa della defunta Okhrana,  siano l’ennesima forma di manipolazione dell’opinione pubblica. La più subdola, quella che non avviene sui media mainstream dai mandanti facilmente riconoscibili ma nella “libera” Rete, affidata a voci cosiddette indipendenti. Un tam tam, una campagna virale che porta nel giro di pochissimi minuti migliaia di persone a ripetere gli stessi concetti di Borghezio senza che nessuno pensi di approfondirne la veridicità. Ad esempio che, se Monti e Draghi sono advisors di Goldman Sachs, lo sono anche Gianni Letta – nel governo B. fino all’altro giorno – e, come detto sopra, anche esponenti del centrosinistra. Se questo sarà un governo infame aspettiamo almeno che promulghi una legge ad personam o vergogna o profondamente iniqua, oppure ci affidiamo direttamente alla Precrimine?

Ancora, appena il nano è scivolato sul bananone, la prima cosa che gli italiani hanno pensato è che era avvenuto un golpe, non che qualcuno aveva dovuto rimediare alla cosmica cazzata da loro fatta eleggendo B. per ben quattro volte, ed hanno invocato le elezioni riparatrici subito, sul tamburo. Tra l’altro ignorandone il costo medio sui 3-400 milioni di euro.
Cioè, seguite bene il ragionamento: fino a cinque minuti prima B. li aveva delusi ed ingannati, e per ciò avrebbero voluto strozzarlo ma ora, cinque minuti dopo, B. in fondo era stato eletto dagli italiani e non si può andare contro la volontà popolare. Anzi, B. era un eroe perché si parava a petto nudo contro i poteri forti per difenderci tutti, anche i comunisti.

Eh si, in definitiva, gli italiani la caduta di B. l’hanno presa male. Preferivano il mafioso perché se l’erano scelto loro liberamente. Oddìo, c’erano voluti prima vent’anni di rimbambimento televisivo collettivo e robuste iniezioni di propaganda populista ma alla fine il popolo si era espresso. Alla cazzo ma si era espresso. Brutti banchieri schifosi, rispettate la volontà popolare di mandare i mafiosi al governo, please, e di farci continuare a sognare mentre il loro tetraplegico governo nulla fa e nulla cambia affinché tutto rimanga immobile e nessuno li disturbi mentre fanno i loro affari.
La democrazia piace agli italiani solo quando permette loro di eleggere un dittatore ridicolo che li diverta, che titilli di tanto in tanto il loro istinto predatorio e li consoli nascondendo loro la realtà, facendoli vivere alla giornata in un mondo di sogni. Se devono eleggere un parlamento di capaci ed onesti o se sono spinti all’azione, alla risoluzione forzata di problemi, dopo un po’ rimpiangono l’ultimo buffone che li ha oppressi ma tanto tanto divertiti, soprattutto lasciandoli liberi di non fare, di oziare e crogiolarsi nel tirare a campà.

Quindi, parafrasando il calciatore Eranio, sono completamente d’accordo a metà con Marco Travaglio.
Nel senso che, se è vero che Monti è l’unica soluzione probabile ad una situazione disperata, non condivido il suo ottimismo quando dice che con Monti proposto come premier e non imposto, andando alle urne subito, gli italiani sconfiggerebbero il caimano ferito sul campo, dandogli la mazzata finale ed eleggendo l’attuale opposizione allargata alle nuove formazioni di centro, al governo. E’ la convinzione anche di molti piddini, ingolositi dai sondaggi che li vedrebbero (il condizionale è d’obbligo), partito vincitore delle prossime elezioni.

Mi dispiace ma io degli elettori italiani non mi fido più. Dico apertamente che è meglio che non votino per un po’, che venga loro sospesa la patente elettorale. Il suffragio universale, in mano a gente che vota le Minetti e i Trota, elegge gli Scilipoti transumanti e gli uomini delle cosche, i sommersi e gli indagati, è una jattura.
Per votare bisogna meritarselo.
Di fronte a certi nomi e certe facce, un elettore serio avrebbe dovuto dire: io ‘sta zoccola non la mantengo a 10000 euro al mese e nemmeno questo somaro. Invece li hanno votati tutti. La criminalità di B. e dei suoi compagni di merende consiste da sempre nel fatto che ti impongono i loro candidati farlocchi, ma poi gli elettori, invece di stracciare la scheda, votano i candidati farsa, li accettano legittimandoli in pieno.
B. non avrebbe dovuto nemmeno essere candidato perché incompatibile a causa del conflitto di interessi, grazie ad una legge vecchissima degli anni ’50, cassata with a little help from my friends, grazie all’opposizione. Un candidato illegittimo che però arriva sulla scheda e viene votato, hai voglia poi di dire che non è legittimato dal voto popolare.

Prima che riprendano quella dannata matita copiativa in mano e facciano altri danni irreparabili sarebbe meglio che gli italiani fossero sottoposti ad una disintossicazione à la Muccioli dalle quintalate di propaganda che hanno assorbito in tutti questi anni. Dovrebbero rinunciare ai Minzolini quotidiani. Guardare meno televisione tette-culi ed essere informati in maniera un po’ più obiettiva. Riabilitati a riconoscere i fatti dalle pugnette.
E poi, amici piddini, non fidatevi mai dei sondaggi. Ricordatevi del fenomeno della “desiderabilità sociale” che, in questo momento, spinge le persone intervistate a rinnegare B. perché è caduto, perché è un perdente e a dichiarare che non lo voterebbero più nemmeno morti.
Ciò che molti fanno nella cabina elettorale però è un atto sessuale simile alla masturbazione, quando vengono fuori le perversioni più nascoste, e di solito ciò che risulta in termini di voto non è mai socialmente desiderabile.
Se andassimo alle urne ora, con gli elettori ipersensibilizzati al mantra strappamutande del “Monti uomo di Goldman Sachs” e tutti i media ancora  in mano sua  a propinare ogni giorno la triste storia del poverosilvio disarcionato dai poteri forti, dai massoni antipiduisti, dalle magie di Harry Potter e della Perfida Culona Nazista e ovviamente dai comunisti, con la Rete a fare il controcanto, il nano si prenderebbe la sua bella rivincita. Forse vincerebbe addirittura a man bassa, lasciando Bersani e gli altri dell’opposizione con l’uccello in mano. Per l’ennesima volta a dare la colpa a Veltroni che non si decide a partire per l’Africa.

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A B. deve essere arrivata finalmente con pacco celere la proposta che non  poteva rifiutare. Un segnale forte e chiaro tipo la sirena del porto quando c’è nebbia. Ok, sabato si dimette e il circo di Arcore leva le tende dopo diciassette anni di repliche, le ultime delle quali a platea vuota. 
Se non lo facesse, perché “io non ho mai detto che mi sarei dimesso” o “sono stato frainteso” questa volta, secondo me, sarebbero per lui volatili assai amari, quasi come un tipo particolare di mandorle. Peccato che non sapremo mai quale password, incanto patronus o Expelliarmus avrà usato Napolitano – in qualità di messaggero alato –  per convincerlo.
Ora che il nome del successore è noto ormai anche ai tombini, so quale potrebbe essere la facile battuta: “Siamo in mutande e ci organizzano il Full Monti.”
So che a sinistra sono tutti preoccupati di cadere in mano alla Trilateral, agli Illuminati e forse ai Rettiliani in combutta con la Skulls & Bones. Come se non fossimo stati finora in mano alla P2 e ad un agglomerato informe, ad un percolato di cosche e comitati di affari sempre a legalità borderline. Come se l’Italia non fosse da decenni commissariata e a sovranità limitata. Ricordo che, durante l’ultimo governo Prodi, quando si mise Gianni Riotta al TG1 al posto del berlusconiano che l’aveva preceduto, la prima intervista che il direttore mandò in onda fu quella con Henry Kissinger. Un po’ come se la prima dichiarazione del nuovo Papa appena eletto venisse rilasciata a Tele Satana.
Non facciamoci prendere dagli isterismi che non è cosa. Ci va ancora grassa se riusciremo a salvare il culo da questa sciagura mondiale. Monti? Se penso che poteva toccarci D’Alema vado a stappare lo champagne.
Circolano teorie sul “patriottismo” di B. e sul suo ruolo di supposto salvatore della patria contro i poteri forti. Ok, però adesso fate fretta che le scialuppe stanno per terminare e l’acqua ci arriva già alle chiappe.
Vedo che noti statisti dell’opposizione (per non far nomi: Di Pietro)  rifiutano di salire sulla scialuppa del Titanic perché la panca è scomoda e il salvagente non si intona con il loro completino. 
Un’avviso ai naviganti: in questi giorni si vedrà chi merita il nostro voto in futuro. Stiano attenti perché, almeno io personalmente, prenderò nota di tutto, mi segnerò tutto e non tollererò sgarri e vigliaccherie di sorta. Chi sbaglia in questo frangente c’est foutu. Anche il PD stia bene attento a non salvare ancora una volta B. lanciandogli una ciambella a tradimento quando noi siamo distratti a guardare l’iceberg che ci passa accanto.
Per quanto riguarda la Lega, come ha detto giustamente Scalfari ieri sera dalla Gruber, essa rappresenta in Italia circa l’11% dei voti. Di fronte alla necessaria große Koalition modello “Angela a cavallo del grande Schwanstuck” per salvare l’Italia, i suoi numeri cessano di essere determinanti. Forse veramente la Lega non conta più una sega. Che il simulacro di Bossi e famiglia si astengano, che vadano a remengo, e vedremo se i Maroni e i Tosi li seguono.
Monti in questo momento è il chirurgo che deve praticare l’amputazione e cercare di salvare il paziente in cancrena avanzata.  Non deve essere simpatico né farvi godere tutti come ricci. In un certo senso è il Mister Wolf della situazione. Deve risolvere problemi. Non possiamo pretendere che sia il principe azzurro, né che si trasformi in Che Guevara (anche se ha studiato con Tobin, quello della omonima tassa) e dichiari guerra al capitalismo.  Queste sono stronzate per tempi di vacche grasse.
Ma vi rendete conto? Dopo un governo che ha fatto ministro dell’istruzione la Gelmini con le sue gallerie per i neutrini è come resuscitare dopo morti.
Lasciate stare le nostalgie, le smanie preandropausiche per B. e il cospirazionismo un tanto al chilo e mettetevi in testa una cosa. L’Italia non ha mai avuto piena sovranità anche per colpa sua. Perché siamo dei cialtroni, geniali ma dei cialtroni, inaffidabili.
Monti è una persona normale, non è un sociopatico affetto da sessuomegalomania e in più capisce di economia. Vi pare poco? 
Non riempirà di criptozoccole in tailleur i suoi ministeri. Non sceglierà i ministri in base alle abilità sessuali padroneggiate. Ci toglierà di mezzo le Biancofiore, le Carfagna, i Bondi, i Calderoli, i Lupi, le Brambille rossocrinite, i Bonaiuti, i Cicchitto, i Crosetto, i Capezzone, eccetera eccetera.
Non farà miracoli e faremo sacrifici salati ma finalmente non dovremo più vergognarci di essere italiani.
Non sentiremo più barzellette del cazzo anche ai funerali. L’Italia sta per passare dai bocchini alla Bocconi. Quasi un salto nell’iperspazio.
*Complimenti all’autore della vignetta, segnalatami su Facebook.

Io, a questo punto, se fossi il capitano Willard della situazione, chiamerei i bombardieri e farei loro lanciare il napalm.
Napalm sui raduni dei padani, con i resti mortali di Bossi a biascicare di secessione, che invece è tradimento bello e buono. Ci vuole la NATO, una bella  importazione di democrazia che faccia passare tutte le velleità eversive a quei cialtroni. Terra bruciata e del prato di Pontida un enorme parcheggio.

Napalm sui servi che difendono disperatamente i loro bottini di argenteria rubata al padrone e sperano di raccattare ancora qualche forchetta nella fuga da palazzo. Sui lecchini e sui loro prolungati lavori di lingua telefonici per ingraziarsi un vecchio rincoglionito drogato di menzogne che favoleggia di rapporti plurimi ad un età in cui non riescono più spontaneamente neppure le seghe.
Napalm sulle pupe del gangster fasciste che odiano e disprezzano chi è affetto dall’orribile malattia dell’onestà e anche – perché mi sono proprio rotta le palle – su chi le difende solo perché donne e quindi “sorelle” e quindi “la prostituzione è colpa della società, del maschilismo, eccetera”. Sorelle un cazzo. Se dovessero spingerci dentro una camera a gas lo farebbero per una borsa di Vuitton. Mandatele a pulire i cessi delle stazioni, a sollazzare qualche decina di extracomunitari al giorno in un centro d’accoglienza, a tirar su cinquecento euro per sera a venti euro di bocca sulla statale Adriatica, da consegnare per intero a due bei papponi albanesi amanti del coltello e del bastone. Napalm sulla loro bellezza temporanea, sulla loro sfacciata impudenza di cicale stercorarie.
Napalm ovviamente sui palazzi d’inverno e d’estate, sulle seconde, terze e quarte residenze, sui mausolei troppo tristi e vuoti, sui falsi vulcani e le ville rubate alle bambine. E che lui cessi di soffrire raggiungendo una pace eterna dei sensi.

Napalm però anche sui giornali da culo che osano paragonare Pertini a Lavitola. Sulla televisione italiana, che ne rimanga solo il monoscopio e poi la neve. Sull’opposizione che cincischia e il terzo polo che vorrebbe ma non vuole – come quelle che danno il didietro per sposarsi vergini – e che se dovessero governare andrebbero avanti solo tre mesi prima di scannarsi a vicenda. Fuoco a volontà.

Si accettano ulteriori suggerimenti. Abbiamo scorte sufficienti.

“Ue ragassi, non siamo mica qui a rimettere i pantaloni all’Unità.” (Bersani apocrifo)
Il divorzio tra Concita De Gregorio e l’editore Soru, con conseguente cambio di direttore all’Unità, sarà pure consensuale ma il puzzo di bruciato continua a sentirsi. 
Più che altro è strano che da giorni tutta la stampa di centrodestra e l’O.P. con le ciglia finte Dagospia avessero previsto la notizia e ci ridacchiassero pure sopra.
Il 4 giugno Augusto Minzolictus chiudeva un servizio del TG1 sulle presunte difficoltà editoriali dell’Unità con la frase che tanto fece incazzare Concita: “Vedremo chi rimetterà i pantaloni all’Unità”.
Qualche sera dopo, durante un talk show, Nosfigatu Sallusti ripetè il concetto in faccia a Concita. Preveggenza? Percezioni extra-sensoriali? Non credo.
A destra lo sapevano quindi ma pare che Berlusconi non c’entri niente con la cacciata di Concita. Almeno direttamente. Si sussurra che sia fuoco amico, una roba interna al centrosinistra, che c’entrino e molto Massimo D’Alema e forse anche Bersani, visto che il candidato più papabile alla sostituzione della De Gregorio è il suo biografo. Si sa che a pensar male si fa peccato, eccetera eccetera.
C’è anche, per la verità, chi parla di effettivo crollo delle vendite dovuto a colpe precise della direttora e a rapporti non proprio idilliaci con la redazione, soprattutto con i precari che sarebbero, secondo gli insider, sfruttati e bistrattati.
Speriamo siano tutte solo malignità e che, approfittando di malumori redazionali, non si sia approfittato per portare avanti la solita politica inciucista e da compravendita di candidature del Partito Bestemmia. Staremo a vedere.

Ad ogni modo e comunque siano andate veramente le cose, quando avremo finito con gli occupanti, bisognerà dedicarsi ai collaborazionisti e allora, vedendo tante teste rasate a sinistra, capiremo chi se la faceva con il nemico. Non vedo l’ora.

Se il governo del fare non ha fatto un cazzo, per esempio a l’Aquila centro ancora tutta sgarruppata dopo due anni dal terremoto, nonostante la propaganda Mediasettaria millanti il contrario, come si risolve il busillis, come si vaporizza l’oppio sul popolaccio infame tramite digitale terrestre per evitare che venga a conoscere la verità? Semplice, si schierano le panzonendivisionen, le vecchie e laide che normalmente lascia altrui e che non toccherebbe mai neppure con il forcone.
Le si manda in televisione a 300 euro (da giovani(ssime) e fighe, per quella cifra, gli avrebbero fatto un pompino, ça va sans dire) o a Milano in tribunale per 20 euro con panino e badge “I love Silvio” e le si fa recitare la Grande Menzogna. Ricordate? “Non ho mai pagato una donna in vita mia”.
Invece di sputargli in faccia, con quel po’ di dignità femminile che rimane loro, queste streghe che lo votano si prestano a partecipare, per quattro soldi, a questi sabba ridicoli messi in piedi dai creativi Mediaset per celebrare il culto di Al Caprone nano. 
Più che gogna mediatica, qui ci vorrebbe una bella pira. Usando come combustibile quei fenomeni che giurarono, durante un sabba del 1994, di non toccargli le televisioni.
Nella prospettiva che il maniaco Silvio Berlusconi sia costretto, con le buone o le cattive, a mollare la povera Italia che tiene segregata in uno scantinato da sedici anni, piegandola ai suoi turpi voleri,  gli italiani sembrano in preda all’angoscia, alla paura di perdere il loro torturatore di riferimento. Siamo in piena Sindrome di Stoccolma e la reazione è sintomatica del trauma collettivo che questo individuo ha provocato al suo paese.
Non capita solo ai suoi cortigiani che, comprensibilmente, perduto lui perderebbero tutti i loro privilegi da saprofiti e sono quindi in pieno panico da smobilitazione, oppure ai suoi irriducibili fans, a quelli che lo hanno votato e lo rivoterebbero mille volte perché sono o vorrebbero essere come lui. 
Succede persino a qualcuno che non lo ha votato e mai lo voterebbe ma si lascia scappare un “Si però, dall’altra parte, chi c’è?” Dimenticando che, subito dopo il fascismo, perfino un Badoglio poté andar bene per ricominciare a vivere. 
Questa assurda e fallace credenza che esistano uomini insostituibili dopo dei quali può venire solo il diluvio è tipica dei popoli che regrediscono allo stadio infantile in cui la propria vita dipende esclusivamente dai genitori, da figure dominanti e spesso non autorevoli ma autoritarie. Caratterizza chi, invece di esercitare, votando, quel senso di responsabilità che sarebbe richiesto nel momento in cui si manda al potere un tizio, decide invece di delegare il proprio potere decisionale e quindi il proprio destino al primo uomo della provvidenza che passa, al piazzista che sa gridare più forte e li elegge propri sovrani assoluti. 
Il concetto è racchiuso in quel “ghe pensi mi” che libera tanti cervellini dal disturbo di doversi mettere in moto a freddo per ragionare e controllare  che il potere politico legittimato dal loro voto non travalichi i limiti del lecito. Quel “ghe pensi mi” che il nano nostrano ha sfruttato fino alla nausea per carpire la dabbenaggine degli elettori e piegarla ai propri fini.
Gli italiani, credendo che non vi sia nessuno in grado di sostituire il Piccolo Papi, non vogliono mollarlo e sono disposti a tenerselo purchessia.  Ed io crudelmente mi domando: se per ipotesi dovesse morire, magari durante una seduta di bunga bunga, come accade sovente ai vecchietti che cercano di scopare, che farebbero? Se lo imbalsamerebbero e lo terrebbero seduto sulla sedia a dondolo in bella mostra in salotto, accarezzandogli il cranio e spolverandolo ogni giorno?
Lo so che sembra impossibile a chi teme sopra ogni cosa la perdita di un idolo e di una figura paterna da cui comodamente dipendere ma la verità è che ai funerali, nella maggioranza dei casi, si comincia a ridacchiare e a distrarsi prima del “Confutatis”. Al “Lux Aeterna” il morto è già bell’e dimenticato e si pensa a come spartirsi i suoi beni. Calato il feretro nella tomba si va tutti a mangiare e la vita ricomincia. 
Nell’ambito della politica e del potere poi, mai detto fu più veritiero del “morto un Papa se ne fa un altro”.
Noi che fin dalla discesa in campo mai abbiamo voluto Berlusconi come capo di governo perché ci bastò leggerne le gesta giovanili nei pochi libri allora a lui dedicati per conoscerlo ed evitarlo come l’AIDS, siamo già preparati alla vita senza di lui. Diciamo che ci stiamo portando avanti con l’elaborazione del lutto. Siamo prontissimi ad un nuovo governo, con facce, se non nuove, almeno che non siano quelle di Bondi, Cicchitto, Brambilla, Gelmini e don’t cry for me Angelino. Non temiamo alcun male ad oltrepassare la porta che ci condurrà fuori dal berlusconismo, sia che esso cada per cause naturali o forzose.
Un’altra categoria di elettori che sta vivendo un’ancor diversa reazione al crepuscolo del nano è rappresentata da coloro che lo hanno votato ma se ne dichiarano pentiti e, in un paese di coniglioni, coraggiosamente ammettono di essersi sbagliati. A loro, che devono sentirsi come le vittime di un atto di seduzione, perché tale si configura l’azione del tiranno nei confronti del popolo sottomesso, dovrebbe andare tutta la nostra solidarietà e rispetto.

A qualche fortunato capita di riconoscere il male appena esso si manifesta, la tirannia appena si instaura, come accadde a Karl Kraus con “La terza notte di Valpurga”, analisi spietata del nazismo condotta già nel 1933 ma nella maggior parte dei casi chi si affida ad un deus ex machina si fida di lui fino all’ultimo, fino a quando non emerge in tutta la sua bassezza la sua vera natura maligna.
Coloro che sono profondamente delusi dal ghepensimì, man mano che vengono fuori, vengono sbeffeggiati al suono di “dove siete stati fino ad oggi”, “ben svegliati” eccetera. Irrisi spesso da coloro che votano da anni un’opposizione che non si oppone perché altrettanto collusa con il berlusconismo e che nemmeno si scandalizzano più di ciò.

L’argomento delle vergini dai bianchi manti contro i pentiti di centrodestra  è “come avete potuto credere che Berlusconi potesse compiere una rivoluzione liberale, con il suo connaturato autoritarismo?”
Ebbene, io penso che tra i motivi per i quali tanti elettori di centrodestra non intrinsecamente berlusconiani sono rimasti ingannati da Berlusconi risiede nel fatto che allora quella era la sola destra possibile, che il tizio ha utilizzato armi di seduzione di massa di goebbelsiana memoria e infine il jolly dell’anticomunismo che, in ambienti di destra, ha sempre aperto tutte le coscienze come un grimaldello.
Ecco, mi piacerebbe che un giorno, a bocce ferme e a babbo morto, si ragionasse, oltre che dei danni del comunismo, anche di quelli che ha provocato l’anticomunismo. Quello becero e unicamente propagandistico, al quale non interessava approfondire il perché del fallimento della messa in pratica del principio comunista ma che, essendo profondamente disonesto e totalmente privo di una base culturale, giungeva a mettere sullo stesso piano di criminosità Pol Pot e Walter Veltroni.
Quello che, agitando lo spauracchio del comunismo, teneva buono il popolo affinché accettasse i soprusi dei neoaristocratici portatori di immense ricchezze, spesso guadagnate con mezzi ai confini della legalità. L’anticomunismo che faceva parlare curiosamente allo stesso modo, contro i “comunista”, Silvio Berlusconi e Totò Riina.

Credo potremo arrivare a quest’analisi, visto che almeno una parte della società italiana è incamminata a passo svelto verso una nuova idea di politica, dove i concetti di destra e sinistra perdono importanza a vantaggio di valori ben più importanti ed universali come la dignità, il senso di responsabilità, l’onestà e la legalità.
Inoltre, quando l’incubo degli italiani sarà collocato dove non potrà più nuocere, ossia nel ricordo di un periodo sciagurato della nostra storia,  ci sarà posto per tutte queste riflessioni, non ultima quella  sulla fragilità della democrazia quando essa è posta di fronte alla seduzione del denaro e della faciloneria. Sperando che, oltre al ragionamento, possiamo produrre gli anticorpi democratici che ci impediscano di farci ingannare di nuovo.

Oggi ho ascoltato per radio un riassunto della convenscion di Veltroni al Lingotto. Un pianto. Una pena.
Ho sentito Bersani ripetere più volte che il PD, nella politica italiana, è indispensabile. Senza dirci per fare che cosa.
Chiamparino ha benedetto Fassino come candidato ideale a sindaco di Torino. Se lo fa per la rima, ok. Se lo fa perché Fassino vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, abbiamo già capito tutto.
Gentiloni (quello che avrebbe dovuto fare la legge sul conflitto di interessi e per non averla fatta ma avercelo fatto credere dovrebbe andare in giro con il burqa) ha ribadito che le primarie non s’hanno da fare. 
Insomma, l’ordinaria amministrazione dei piddini grigi.
Infine, il Uolter, il genio del Modem e la sua proposta per nientepopodimenoche risolvere il problema del debito pubblico:

Il 10% degli italiani, coloro che sono i più ricchi, diano un contributo straordinario per fare scendere il debito pubblico. Veltroni lancia la proposta a metà discorso. Definendo il debito pubblico “un cancro che divora il paese”. Per questo, secondo il leader della minoranza Pd, serve uno sforzo straordinario. Come l’eurotassa di passata memoria: “In quel caso tutti compresero che era necessaria, doverosa e utile”.

Ecco perché poi i Tremonti paiono dei geni. Questa proposta fa orrore perché è controproducente, inutile e semplicemente idiota. Aiuterà solo Silvio a sbraitare in TV che i comunisti vogliono portargli via le ville, i soldi e rapare a zero le sue figlie. 
E’ una minchiata perché per abbassare il debito pubblico non è necessario questo esproprio velleitario ma bisogna, ad esempio, tagliare la testa alla Casta dei privilegi che succhia risorse pubbliche; fare in modo che le tasse le paghino il giusto tutti, democraticamente e per un vero spirito di uguaglianza tra i cittadini, come succede nel resto del mondo civile e fare in modo che le imprese non nascondano i profitti per paura di pagare più tasse. Come? Incentivando e premiando con sgravi fiscali chi reinveste gli utili, si rinnova e assume personale. Chi cresce deve essere premiato, non tartassato.
Veltroni ha scelto il nome Modem per la sua corrente, ma è un vecchio modem analogico che viaggia ancora a 14.4k, qui ci vuole il WiFi ad alta velocità. No, davvero, non ci siamo. Non ci siamo proprio. Auguri per le prossime elezioni.

Se è vero il detto “parla come magni”, di cosa mai si nutrirà Nichi Vendola, per uscirsene con frasi come quella che segue?

“Cambia molto se la democrazia è non soltanto la fotografia sincronica degli umori ideologico-culturali del presente ma se, in qualche maniera, ha una capacità, se possiamo dire così, di proiezione diacronica, di prospettazione che va oltre il limite generazionale, se il ‘bene comune’ lo preserva con lungimiranza, se assume la bisessuazione del linguaggio che la fonda come principio di realtà ed esodo dalla gabbia del neutro-maschile”. (“I dilemmi della speranza: un dialogo”)

Un leader che si propone come elemento di rottura con il passato dovrebbe prima di tutto evitare di parlare come gli antichi politici delle convergenze parallele. Dovrebbe farsi capire. Perfino dagli operai, se necessario.
Senza abbindolare con melodie da pifferaio magico o puntando agli intestini come i populisti miliardari ma esprimendo concetti chiari e semplici. Parole comuni, senza additivi, pesticidi e conservanti.
Vendola invece, a giudicare dalla frase di cui sopra e dalle altre riportate nella preziosa raccolta a cura di Claudio Cerasa e ripresa dal Tafanus ieri, oltre ad alcune concettine niente male che gli escono soprattutto quando è ospite di Daria Birignardi, ama deragliare con queste libere associazioni che Grillo ha liquidato brutalmente, non senza ragione, come supercazzole e che Metilparaben sarebbe in grado di riprodurre all’infinito con uno dei suoi celebri “generatori di”. In questo caso “generatore di concetti vendoliani”.
Il wannabe candidato del centrosinistra, inspiegabilmente osannato anche dalla nuova destra di FLI, parla, che delusione, come uno di quei vecchissimi intellettuali demoplutocattocomunisti di una volta; quelli che, leggendoli, ti facevano temere di essere dislessica e che parlavano così proprio per non farti capire un cazzo e finire per avere sempre ragione sulle masse. Magari mi sbaglio, ma la bisessuazione del linguaggio non ti può uscire all’improvviso una mattina così, come un foruncolo, ma necessita di un preciso atteggiamento mentale.
E non è solo il parlar forbito per stupire la platea, è anche l’utilizzo sfrenato di ovvietà quasi imbarazzanti. Quando non usa la supervendola prematurata contro i suoi interlocutori, Nichi diventa poeta per caso e narratore sublime di piccole grandi immagini indimenticabili.

“Le primarie sono come il bambino che si porta all’orecchio la conchiglia per ascoltare il rumore del mare: sono il rumore della vita”.

(Babba bia!)

“Ricordo la sensazione di infinita libertà nell’andare a cercare un orecchino adeguato alle mie tasche, un semplice cerchietto d’oro, e il dolore del buco fatto in gioielleria, lì capii quanto la bellezza nasca nel grembo del dolore”.

Se per Nichi il dolore è farsi il buco nell’orecchio, figuriamoci se avesse dovuto partorire o subire un’infibulazione faraonica. E poi lo stesso concetto lo abbiamo sentito pronunciare mille volte dalle vecchie zie: “Per esser belle bisogna soffrire”.
E che dire di una frasetta come questa:

“Vengo rimproverato, anzi mi viene mossa un’imputazione di reato. Io sono reo di porto abusivo di sogno e devo dire che tendenzialmente mi dichiaro colpevole”.

Disciamolo, questo è una spanna sopra a Moccia. Anzi, lo eclissa proprio.
La mia preferita però è questa:

“La sessuazione di un processo elettorale”.

Di fronte a certi concetti si può solo dire: “Ma comme fa?”
Insomma, per riassumere gli esiti della dissezione anatomica del candidato Vendola, lo definirei uno che parla come Aldo Moro, pensa come Federico Moccia e si crede un genio come Giovanni Allevi.
Se penso che, in altrernativa, c’è Piero Fassino che vorrebbe essere operaio sotto Marchionne, quasi quasi, se fossi un elettore di sinistra, mi sparerei.

Quelli che con un bella manifestazione passa tutto, anche il cancro berlusconiano.

(Sono quelli che hanno consegnato l’Italia a Berlusconi ma che credono di convincere qualcuno a rivotarli con qualche torpedone organizzato, le bandiere, il “Bella Ciao” che francamente ha rotto il cazzo, il re dei trombati Veltroni che invece di nascondersi tre metri sottoterra ancora sta lì a fingere di essere un leader, il segretario Sor Pampurio con D’Alema poco lontano, e le migliaia di partecipanti che ancora si scomodano per questa dirigenza di merda invece di prenderla a roncolate. 
Soprattutto si illudono che Berlusconi, vedendoli nella loro miseria, nella loro innocuità politica, nel loro inguaribile gattopardismo, si spaventi e parta per Antigua.
“Mandiamolo a casa”. Ma annatevene voi affanculo.)
Ricordate quando il sergente maggiore Hartmann chiede al soldato Joker di fargli “una faccia da guerra”?
“Aaaaargh!”
“Manco per il cazzo, non fai paura a nessuno, voglio una faccia da guerra vera!”

Ecco, è praticamente l’effetto che fa Bersani quando la politica discute di un possibile doponano. Altro che Prodi “feeermo, immobile come un semaforo” o il Fassino del “ci arriveremo” riferendosi alla risoluzione del conflitto d’interessi. Questo è il segretario di un partito moscio come il pisello di un morto. E vi lascio volutamente nel dubbio se il pisello sia di Bersani o del partito.

Riporto un paio di paragrafi di un articolo di Pino Corrias che condivido nella maniera più assoluta, che mi ha ispirato la vignetta e che fotografa la situazione di un’opposizione che non c’è, come l’isola di Peter Pan:

“A Copenhagen purtroppo non se ne occupano, ma da queste parti pure il partito democratico si sta sciogliendo. Bersani sgocciola di giorno in giorno fino alla trasparenza. Si disfa soffiando e sbuffando parole incomprensibili. Niente che assomigli a un’idea creativa lo sfiora, a una indignazione vera, a una incazzatura sonante. E in questo tepore svaporano anche i suoi militanti. Compresi i più coraggiosi, quelli che non se la sono sentita di voltare del tutto le spalle alla manifestazione del No B. Day. Ma che si intravedevano, alla fine del mare di gente, come orsi polari alla deriva. E che in definitiva c’erano senza esserci.

Bersani si tiene alla larga da tutto, dalla finanziaria piena di buchi, dalla crisi che fulmina le aziende e i posti di lavoro, dallo scandalo planetario dello scudo fiscale, dalle polemiche sui collaboratori di giustizia, dalla corruzione di Mills che dovrebbe condurre a un corruttore, dall’indecenza delle escort candidate, dalla Rai con l’informazione azzerata, dai terremotati abbandonati all’inverno. Non ha niente da dire sui rifiuti ricomparsi in Campania e in Sicilia. Pigola sul processo breve. Non ha opinioni sul nuovo invio di truppe in Afghanistan. Né sui leghisti che ogni giorno incitano al razzismo e ai linciaggi.

Ma si può, vi domando, ancora avere uno straccio, un mocio vileda di simpatia per il partito bestemmia? Nella mia città ci sono le primarie per il sindaco e c’è pure chi scalpita per andare a scegliere tra un candidato A e un candidato B. Hanno speso un fracco di soldi per tappezzare la città di manifesti stile ammeregano con i candidati. Peccato non siano tre, perchè avremmo potuto omaggiare Mike: “Vuole la busta numero 1, la numero 2 o la numero 3?”
Per quanto mi riguarda, possono attendere un pezzo che mi smuova per andare a votare. Mi piacerebbe sapere prima, magari, che fine fanno i soldi che raccattano ogni volta con queste buffonate. Giusto per saperlo: una scuola in Africa intitolata a “Walter Veltroni, ex-segretario di un partito immaginario”? Un defribillatore portatile per risvegliare le coscienze di chi un giorno promise di fare opposizione al nano malefico?

Non è mica solo Bersani, per carità. E’ tutta la maledetta Sinistra litigarella, inconcludente e senza attributi. Si critica Casini perchè cerca nuove alleanze. Oh, per carità con Cuffaro no. Con Lombardo nemmeno. Con Di Pietro manco morto. Con Rutelli non ci gioco più perchè è cattivo.
Fanculo tutti quanti. Stiamo affrontando un emergenza che, riassumendo per quelli con il ritardamento mentale, si esemplifica nella lotta tra Stato e Antistato. Berlusconi è l’Antistato. L’hanno capito a destra anche le pietre. A sinistra, per accumulato ritardo ci arriveranno forse tra 45 anni.
Non è il momento di stare a sottilizzare sul colore che non ci piace della seta del paracadute, dobbiamo lanciarci perchè l’aereo va a fuoco. Alla fine del fascismo fu messo a capo del governo Badoglio, un criminale di guerra. Quindi cosa vuoi che sia Pierferdy. E’ pure belloccio.

Il problema del PD è che ha le sue magagnucce da nascondere e la verginità, anche quella posteriore, l’ha persa ormai da troppo tempo.
Non è che, per fare un esempio, ci si scandalizzi più tanto ormai del “abbiamo una banca” pronunciato al telefono da quello stoccafisso di Fassino. Gli intrallazzi con Consorte rimangono scolpiti sul muro della vergogna ma l’opposizione non si sogna di ricordarci: “ah, a proposito, allora sbagliammo a frequentare certa gentaglia”. Se ne ha per male che siano stati intercettati, che si siano scoperti gli altarini. Pensa, erano convinti che promettendogli di non toccargli le televisioni li avrebbe lasciati fare i loro affarucci di contorno. Che S.O.B.!
Lo scandalo consiste quindi nel nastro della telefonata che inguaia l’opposizione, che sta slinguazzando con i furbetti, consegnato a Berlusconi. Tutto arriva a Berlusconi, tranquilli, ci arriverebbero anche le registrazioni dei vostri venti di culo se a lui servissero per fare affari e salvarsi da un processo.
Nel 1994, anno delle promesse di non belligeranza con il nano, il settimanale “Cuore” intitolava:

“La P2 era iscritta a Berlusconi”

Doveva essere una battuta paradossale ma era solo la fotografia della realtà. Scorrete le prime pagine di quel giornale satirico del periodo 1989-1996 e ci troverete più profezie che nella Bibbia.

Ora siamo allo scontro finale. E’ capace di mettere a soqquadro un intero paese, premerebbe il bottone di un bombardamento nucleare se fosse necessario.
Bisognerebbe chiamarlo, farlo sedere su una poltrona e dirgli: “Senti, nano, hai scassato la minchia. Ti perdoniamo tutti i tuoi peccati, ti assolviamo a prescindere da tutti i reati commessi, ti promettiamo che non istituiremo mai più alcun processo a tuo carico. Vai puro come un angelo e non peccare più. Però, hai 24 ore di tempo per dimetterti dal tuo incarico, fare i bagagli e volare più lontano che puoi. Tu, i tuoi soldi e le tue baldracche, femmine e maschi. Se tenti di tornare le regole di ingaggio sono sparare a vista e rasoterra.”

E’ l’ipotesi Sant’Elena. Perchè non tentare? L’alternativa è darsi da fare per salvare un paese in ostaggio dei voleri di un uomo solo ma troppo potente.
Il PIDDI’ sarebbe capace di farmi una faccia da guerra vera, posando il fuciletto a tappo?

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