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Metti una domenica pomeriggio tra una linea di febbre e l’altra sotto il plaid di pile con in sottofondo il cazzeggio televisivo di “Quelli che il Calcio”.
Simona Ventura intervista Fabrizia Carminati, un residuato inesploso della televisione anni 80. Me l’ero quasi dimenticata, ma a sentire il suo nome e all’ondeggiar dei boccoli d’oro, per automatismo ho salivato subito come il cane di Pavlov, “Ah, quella delle pentole”.

E’ carino ogni tanto ricordare i personaggi che ci hanno fatto crescere, come il Supertelegattone Maaaooo, Jeeg Robot d’acciaio e Zed, il tizio con i capelli di plastica come Ken, il marito evirato di Barbie.
La Carminati, dopo un piccolo sforzo per inquadrarla nel periodo e nel contesto tra le nebbie della memoria, mi appare come la bionda sempre allegra anche ai funerali, di bellezza media, più da segretaria che da showgirl.
Valletta di Mike Buongiorno, è vero, che di lui ci dice che era tirchio perché teneva i cesti con le burrate e i capocolli tutti per sé senza dividerli con i colleghi. Lo avevamo intuito, ma poi ecco la grande rivelazione, lo sgubb, la bomba, ciò per cui è venuta in televisione, o ce l’hanno mandata dopo averla scongelata, dopo tanto oblio.
La Fabrizia racconta, dopo averlo già spiattellato ai giornali, che ha avuto una relazione con Silvio vent’anni fa e che lui era da 10 e lode in tutto, anche in quella cosa lì, che è poi l’unica che conta, il resto tipo il romanticismo è fuffa. Un mandrillone, insomma, e detto da lei c’è da crederci.

Era dai tempi delle mitiche pagelle di Moana che non si sentivano apprezzamenti sulle prestazioni sessuali dei leaders politici. Che poi, in questi casi, sono tutti delle sex-machines con un’attrezzatura da far invidia al Divo Rocco e tempi di durata da maratoneti del sesso.
Eh già, chi si azzarderebbe, tra le ex o attuali amanti dei potenti di dire:”E’ una delusione, lo fa in 9’ 85” netti, più veloce di Carl Lewis sui 100 metri, quando gli riesce e con i calzini corti”.

Un dubbio mi assale, ma il palco di corna posticce che Simona Ventura ostenta dall’inizio dell’intervista è una pesante allusione a Veronica? Tranquilli, all’epoca della tresca lui era già separato dalla prima moglie e non conosceva ancora Veronica. Anzi quest’ultima gliel’ha presentata proprio la Fabrizia, guarda un po’. Un cambio della guardia in stile Buckingham Palace. Non basta sicuramente per poter fare la Comunione (anche se lui la riceve lo stesso, mysterium fidei) ma per tranquillizzare l’elettorato medio si.

Tra parentesi, l’intrepida Ilona Staller sempre arruolata nel corpo “Poveretta, come s’offre”, aveva già raccontato alla stampa, senza scendere in particolari intimi però, di un suo week-end in Grecia con il Mandrillo della Libertà nel lontano 1974.
In piena zona adulterio questa volta, ma forse eravamo già all’epoca in cui con Carla “l’amore si trasforma in sincera amicizia”.

Tornando alla Carminati. Nel 2004, forse come tardiva ricompensa per tanta abnegazione amatoria, l’eroica Fabrizia, ripescata come i vecchi pugili negli incontri di contorno, si candidò per Forza Italia alle Europee ma fu, non sembri una battutaccia, trombata.
Cosa pensare di quest’ultimo coming-out mediatico?
A me ha fatto l’effetto di quelle lettere di raccomandazione che suonano più o meno così: “Posso testimoniare che il ragazzo si impegna nel lavoro ed è sempre puntuale e affidabile.” Una sorta di pizzino erotico, un messaggio rassicurante alle ragazze ancora da concupire dopo l’impianto delle duracell, “andate tranquille, che non sarà solo un sacrificio”. Abbastanza patetico, tutto sommato.

L’intervista del secolo con la Ventura termina con una simpatica gag nella quale la Carminati finge di essere stata anche l’amante di Prodi, facendone l’imitazione. Un momento di grande televisione. Missione compiuta, roger, portiamo a casa questo baby e rientriamo alla base. La Fabrizia fa le pentole e anche i coperchi.

Ah Meucci, cosa hai fatto! Perché hai inventato quell’oggetto così molesto e trillante nei momenti meno opportuni?
Certo non potevi immaginare, poveretto, che avrebbero utilizzato la tua prodigiosa invenzione per disturbare la gente che si gode il meritato riposo serale con telefonate promozionali. Né che ci sarebbe stato bisogno di un garante per la privacy che tutelasse i diritti dei poveri “telefonati”.

Leggo con piacere, ma attendo di toccare con mano i risultati concreti prima di ritenermi soddisfatta, che il Signor Garante, come tutti noi, si è rotto i maroni e ha promesso severe sanzioni a quelle compagnie che continueranno ad importunare quegli utenti che non avevano espresso il loro consenso ad essere intervistati per telefono. Già, vi ricordate quel modulo inviatoci dalla Telecom tempo fa, dove veniva richiesto di dichiarare se si era disposti a ricevere proposte commerciali e altre molestie per telefono? Io barrai ben bene tutti i NO, ma continuo ad essere importunata ad ogni ora del giorno e ora anche della sera.

Giunti a questo punto vi starete chiedendo che c’entra Cicciolina con questo post. Ci arrivo, ci arrivo.
L’altra sera, appena posata la tazzina del caffè, squilla il maledetto e rispondo. Dall’altra parte del filo una voce suadente mi chiede se ho qualche minuto per rispondere a poche domande. Vinta dalla soavità della vocina, da sventurata risposi si. Me la sono proprio cercata. Da qual momento ho dovuto inanellare risposte ad un questionario più lungo e palloso del famigerato MMPI. Un’infamissima indagine di mercato sui miei gusti in fatto di prodotti per il corpo e il viso pagata da quegli infamoni dell’Oreal, Nivea, Dove, Clinians e compagnia cantante.

Ad ogni domanda lettami dalla gentile intervistatrice – ma chi mi ricorda questa voce?, dovevo rispondere con dei numeri su una scala da 1 a 7. L’accento della signorina era molto particolare. Sicuramente non è italiana, penso, qualche pronuncia la sbaglia, sembra proprio un accento ungherese, magari chiama da Budapest.
“Quale di questi prodoti pensa che renderà la sua pele liscia e morbida?”
Ci sono, ma è lei, Cicciolina! La stessa voce, la stessa inflessione, lo stesso tono suadente.
Non sarà mica lei? Magari per pagare gli alimenti a Jeff Koons deve arrotondare. Stavo quasi per interromperla e dirle: “Ma dài Ilona, come ti sei ridotta. A proposito, lo sai cosa dice Rocco nella sua autobiografia? Che mentre lo facevate tu eri capace di parlare al telefono di politica con Pannella.”

Rispondo meccanicamente sempre più a caso, “2,3,6,7” e le domande continuano senza fine. “Quali prodotti pensa di acquistare nei prossimi mesi”, “da 1 a 7 quanto pensa che Dove la faccia sentire più gio-vàne?”
Per fortuna ho il portatile e vado su e giù per la stanza come una pantera dando i numeri, “2, 2, 3, 6…
Finalmente giunge la cavalleria, “eccoci all’ultima domanda” e lei mi saluta, anonima ragazza di uno sperduto call-center, magari non a Budapest ma in Transilvania, sicuramente senza alcuna parentela con Ilona ma forse con Vlad l’impalatore.
Riaggancio e guardo il display del telefono: 29 minuti!!
Il mio compagno arriva e mi chiede “con chi diavolo stavi parlando?” Gli ho risposto, “Ma lo sai chi ha chiamato? Cicciolina. Aveva sbagliato numero!”

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