You are currently browsing the category archive for the ‘clemente mastella’ category.

Mastella: “Come potete fare a meno di me?”
Veltroni: “Yes, we can.”
Boselli: “Vieni con noi al Senato?”
Mastella: “Why not?”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Annunci

Mastella: “Come potete fare a meno di me?”
Veltroni: “Yes, we can.”
Boselli: “Vieni con noi al Senato?”
Mastella: “Why not?”


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Per il governo, s’intende.

Dato che la fossa ve la siete scavata da soli tornerebbe utile anche questo libro di allegro bricolage: “Bare Fai-da-te”.

Se fossimo un popolo con un briciolo di dignità, alle prossime elezioni, che celebreranno inevitabilmente le esequie di ogni speranza di risolvere cosucce come conflitto di interessi, frequenze televisive e indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dalle infiltrazioni partitiche, se fossimo un paese normale insomma, l’UDEUR di Mastella dovrebbe raccogliere percentuali da albumina e possibilmente sparire dall’arco costituzionale con ignominia.
Purtroppo dignitosi non lo siamo, solo dignitari e, nonostante la gente sia stufa marcia della casta, della politica e di tutto questo burattiname, presto riavremo una vecchia conoscenza a Palazzo Chigi. Perchè, mi dispiace, ma “la folla è femmina e le piace essere fottuta”.

Grazie, Romano, grazie per questo finale da film dell’orrore, con una nullità che, con la forza del solo dito mignolo, spinge il tuo governo nell’abisso. Governo che non ha nemmeno avuto il tempo di rimediare ai guasti del governo precedente, impegnato com’era a mettersi d’accordo con chi quei guasti li aveva creati e a non contrariarlo.

Lavorare per il Re di Prussia, si dice, e questa è stata la nostra impressione fin da subito. Sarà il governo ricordato più per ciò che poteva fare e non ha fatto che per le cose ottenute. Fino a ieri ripetevi che le cose andavano bene e il paese stava crescendo. Avevi fatto i conti senza Mastella. Mastella, ti rendi conto?

Troppo pessimista? Il morto respira ancora? Staremo a vedere ma l’unico medico che può visitare il tuo governo in agonia mi sembra ormai il necroscopo.
Morto un governo se ne fa un altro ma certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Grazie per averci illusi.

Lameduck in pessimistic mode, full ammo


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Per il governo, s’intende.

Dato che la fossa ve la siete scavata da soli tornerebbe utile anche questo libro di allegro bricolage: “Bare Fai-da-te”.

Se fossimo un popolo con un briciolo di dignità, alle prossime elezioni, che celebreranno inevitabilmente le esequie di ogni speranza di risolvere cosucce come conflitto di interessi, frequenze televisive e indipendenza del servizio pubblico radiotelevisivo dalle infiltrazioni partitiche, se fossimo un paese normale insomma, l’UDEUR di Mastella dovrebbe raccogliere percentuali da albumina e possibilmente sparire dall’arco costituzionale con ignominia.
Purtroppo dignitosi non lo siamo, solo dignitari e, nonostante la gente sia stufa marcia della casta, della politica e di tutto questo burattiname, presto riavremo una vecchia conoscenza a Palazzo Chigi. Perchè, mi dispiace, ma “la folla è femmina e le piace essere fottuta”.

Grazie, Romano, grazie per questo finale da film dell’orrore, con una nullità che, con la forza del solo dito mignolo, spinge il tuo governo nell’abisso. Governo che non ha nemmeno avuto il tempo di rimediare ai guasti del governo precedente, impegnato com’era a mettersi d’accordo con chi quei guasti li aveva creati e a non contrariarlo.

Lavorare per il Re di Prussia, si dice, e questa è stata la nostra impressione fin da subito. Sarà il governo ricordato più per ciò che poteva fare e non ha fatto che per le cose ottenute. Fino a ieri ripetevi che le cose andavano bene e il paese stava crescendo. Avevi fatto i conti senza Mastella. Mastella, ti rendi conto?

Troppo pessimista? Il morto respira ancora? Staremo a vedere ma l’unico medico che può visitare il tuo governo in agonia mi sembra ormai il necroscopo.
Morto un governo se ne fa un altro ma certe occasioni capitano solo una volta nella vita. Grazie per averci illusi.

Lameduck in pessimistic mode, full ammo


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

cà|sta
s.f.
CO
1 gruppo sociale rigidamente chiuso a cui ognuno appartiene per nascita | in India, ciascuno dei gruppi sociali su cui si basava, soprattutto in passato, la suddivisione della società
2 estens., spreg., categoria sociale o professionale chiusa, i cui componenti godono di speciali diritti o privilegi: la c. nobiliare, la c. sacerdotale
3 TS etol., nelle società degli insetti, gruppo di individui differenziati per morfologia o funzione: la c. delle api operaie

cà|sta
agg.
CO
1a di qcn., che si astiene da attività e da rapporti sessuali, spec. per motivi religiosi o morali | estens., vergine, illibata: le caste Vestali
1b estens., pudico, verecondo: un c. amore | casti occhi, caste orecchie: non abituati a immagini o espressioni grossolane e volgari
2 estens., che manifesta purezza, onestà e sincerità: caste parole, caste intenzioni
3 spec. di stile o di linguaggio, semplice, severo

Non è meraviglioso che in appena cinque lettere si nascondano tanti significati e al medesimo tempo tante contraddizioni? Non è sorprendente che nella casta politica non vi sia proprio nulla di casto, al punto che pensando ai recenti avvenimenti e associando i lemmi qui sopra alla vicenda Mastella sembra che la lingua italiana ci stia prendendo bellamente in giro?

Arriva un momento in cui solo l’arte allo stato puro può riconciliarci con il mondo.
Per questo vi offro, da un mondo tangente e di pura bellezza, un altro concetto di casta, la Casta Diva di Maria Callas.
Io, dopo queste note del più grande soprano, dimentico Mastella, la sora Sandra, le loro conversazioni telefoniche da copione dei “Soprano”, la casta che esprime solidarietà e coloro che sono tutto meno che casti. Non so voi.

Naturalmente c’è anche la Castà.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

cà|sta
s.f.
CO
1 gruppo sociale rigidamente chiuso a cui ognuno appartiene per nascita | in India, ciascuno dei gruppi sociali su cui si basava, soprattutto in passato, la suddivisione della società
2 estens., spreg., categoria sociale o professionale chiusa, i cui componenti godono di speciali diritti o privilegi: la c. nobiliare, la c. sacerdotale
3 TS etol., nelle società degli insetti, gruppo di individui differenziati per morfologia o funzione: la c. delle api operaie

cà|sta
agg.
CO
1a di qcn., che si astiene da attività e da rapporti sessuali, spec. per motivi religiosi o morali | estens., vergine, illibata: le caste Vestali
1b estens., pudico, verecondo: un c. amore | casti occhi, caste orecchie: non abituati a immagini o espressioni grossolane e volgari
2 estens., che manifesta purezza, onestà e sincerità: caste parole, caste intenzioni
3 spec. di stile o di linguaggio, semplice, severo

Non è meraviglioso che in appena cinque lettere si nascondano tanti significati e al medesimo tempo tante contraddizioni? Non è sorprendente che nella casta politica non vi sia proprio nulla di casto, al punto che pensando ai recenti avvenimenti e associando i lemmi qui sopra alla vicenda Mastella sembra che la lingua italiana ci stia prendendo bellamente in giro?

Arriva un momento in cui solo l’arte allo stato puro può riconciliarci con il mondo.
Per questo vi offro, da un mondo tangente e di pura bellezza, un altro concetto di casta, la Casta Diva di Maria Callas.
Io, dopo queste note del più grande soprano, dimentico Mastella, la sora Sandra, le loro conversazioni telefoniche da copione dei “Soprano”, la casta che esprime solidarietà e coloro che sono tutto meno che casti. Non so voi.

http://www.youtube.com/v/SCzsFIIsWuo&rel=1

Naturalmente c’è anche la Castà.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Che fossimo un paese di pagliacci non v’erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell’intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come “Caccia all’uomo da parte di frange estremiste .
E’ il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell’ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. “Non-te-ne–bum!–andaaar!”

Bei tempi quando l’Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d’Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “’un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all’età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Che fossimo un paese di pagliacci non v’erano dubbi ma che il nanismo dei nostri politici fosse più contagioso di quanto non immaginassimo ci giunge stasera come una sorprendente rivelazione.

Un ministro e gentile signora vengono indagati per sette reati tra i quali una bazzecola come la concussione e subito la statura dell’intera classe politica si accorcia, il sedere sfiora pericolosamente terra e dalla bocca escono frasi come “Caccia all’uomo da parte di frange estremiste .
E’ il famoso numero del nano che accusa i giudici di perseguitarlo che fa sempre il tutto esaurito nel grande Circo Italiano degli Impuniti ma, questa volta, appena il nano di turno ha accennato alle dimissioni sono scesi in pista i pagliacci di tutti i colori ma proprio tutti tutti, le ballerine, le foche, i cani ammaestrati e perfino il direttore in marsina e tuba che, dopo essersi denudati dell’ultimo velo di pudore, hanno intonato in coro, nudi come vermi, il gran finale della solidarietà alla famiglia Bagonghi. “Non-te-ne–bum!–andaaar!”

Bei tempi quando l’Italia dava i natali a nani veri, seri professionisti del Circo, ammirati in tutto il mondo come vere glorie nazionali delle quali andare fieri.
Ricordiamone uno, il capostipite. Praticamente ogni città d’Italia rivendica il fatto di aver dato i natali a Bagonghi ma pare proprio che quello vero e originale, almeno secondo gli archivi locali, sia una gloria romagnola.

Andrea Bernabé nacque a Faenza il 27 gennaio 1850, da Paolo e Teresa Ronchi. Era un nano acondroplasico dalla testa grossa, il tronco allungato e le gambe arcuate e cortissime, secondo le cronache dell’epoca “’un metro e dieci, dal cranio ai piedi, di meravigliosa, completa ed intonata deformità umana”.
Era quello che in inglese si chiama “dwarf”, diverso dal “midget”, il nano ateleiotico di aspetto infantile, come l’Hans del film “Freaks” di Tod Browning.

A 12 anni Bernabé decide di unirsi al famoso circo Zavatta, dove gli affibbiano il soprannome Bagonghi, che da quel momento sarebbe diventato un appellativo universale per tutti i nani circensi.
La sua folgorante carriera lo portò ad esibirsi come clown, acrobata al tappeto, giocoliere e prestigiatore anche in numerosi altri circhi, da quello di Dell’Orme alla compagnia Zamparla, ovunque riscuotendo uno straordinario successo.
Scritturato anche dall’impresario francese Rancy e dall’americano William Meirebell partì per una lunga tournée che lo vide applaudito anche in Abissinia, Sudan, Marocco, Palestina e Russia. Tornò in Italia come un eroe e si esibì a Faenza con il circo De Poli nel 1888.

Purtroppo la sua straordinaria carriera ebbe termine quando si infortunò durante un salto mortale, fratturandosi una gamba.
Abbandonato il circo, Bernabé-Bagonghi fece l’interprete di lingua francese, araba, russa e spagnola per alcuni anni. Nell’ultimo periodo della sua vita girò le fiere paesane con il suo banchetto dove vendeva matite e calendari. Morì a Bologna nel 1920, all’età di settant’anni.
Una vita avventurosa e straordinaria ma purtroppo semi-sconosciuta che ho voluto ricordare questa sera per rendere omaggio ai nani seri, non a quelli della politica.

Una volta i Bagonghi facevano ridere grandi e bambini, regalavano un sogno e il gusto della meraviglia a bocca aperta. Quelli di oggi, nonostante siano convinti di divertirci, ci fanno solo piangere.


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Più chiaro di così…


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Più chiaro di così…


OKNotizie
Ti piace questo post? Votalo su OKNotizie!

Flickr Photos

Blog Stats

  • 85,296 hits

Categorie