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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.


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Quando ci parlano di “difesa della vita”, sulle prime si pensa che si riferiscano ad ogni singolo essere vivente, per lo meno in senso umano. Ritieni che, parlando di “vita”, pensino anche ai milioni di persone che muoiono ogni giorno per guerre, carestie, malattie banali come la diarrea.
Invece poi, basta ragionarci su un attimo, ci si rende conto che la vita della quale parlano è quella loro e dei loro simili: parenti, ascendenti, collaterali, casigliani ed affini. Stessa razza (più o meno pura ma di solito bianca) e stesso sangue.

Hanno tenuto una povera donna in coma per diciassette anni, tormentandola con clisteri, sondini e piaghe da decubito perchè era tanto caruccia nelle foto ed era “una di loro”.
Si sono offesi a morte con un ragazzone devastato dalla SLA che ha deciso un bel giorno di farla finita lasciandosi andare con l’aiuto delle persone che più lo amavano. Niente funerali religiosi, tié. Mica era un cardinale compagno di merende di torturatori.

Nelle regioni più disgraziate del mondo, dove arrivare all’età in cui si può cominciare a morire di malattie adulte è già un miracolo, si muore e si viene sepolti senza che i difensori della vita battano ciglio e si mettano a berciare di “non far morire di fame e sete”.
Tutt’al più si preoccupano che le donne di quei paesi non interrompano il flusso continuo di angioletti verso l’aldilà, utilizzando la pillola anticoncezionale.

Vai con la selezione innaturale della razza. Indifferenza assoluta per i bambini nati, cresciuti un po’ e poi morti di stenti nel Terzo Mondo e tragedie greche per gli embrioni (agglomerati di cellule, non microbambolotti che fanno ué ué come ce li rappresentano), rigorosamente di razza bianca, che l‘Uomo Nero americano vuole fare a pezzettini per rappezzare dei vecchiacci colpiti da Alzheimer, non per impedire un giorno che altri Welby non debbano più pensare di farla finita.
Pietà per l’embrione, nessuna per il bambino già nato.

Il governo Berlusconi ha varato un provvedimento che vieta agli ufficiali dell’anagrafe di registrare i bambini nati in Italia da genitori privi di permesso di soggiorno. Con la conseguenza che le donne migranti partoriranno con ancor più dolore e rischio di morte stringendo un fazzoletto tra i denti, in casa, senza aiuto per paura di vedersi denunciate e magari portar via il piccolo, oppure affidandosi a praticone in condizioni di minima igiene e sicurezza. Le conseguenze per i loro bambini sarà l’invisibilità sociale, con danni enormi per la salute loro ed anche nostra, visto che non potranno avere un pediatra, le vaccinazioni e tutto ciò di cui hanno bisogno i piccoli.
La notizia ovviamente riempirà di gioia i legaioli che vivono bene solo entro le loro quattro mura e tutto il mondo fuori. Peccato che i bigattini della TBC e di altre malattie che sono normalmente tenute sotto controllo grazie ad una buona e capillare igiene pubblica, potranno arrivare anche a casa loro.

Dopo l’invito a denunciare i pazienti irregolari, per fortuna disatteso dai medici che preferiscono Ippocrate ad Ipocrita, un’altra legge razzista e vergognosa, che sfrutta il principio totalitario della delazione e basa il diritto di cittadinanza sul sangue e non sul diritto di suolo (ad esempio se mio figlio nasce in Francia è automaticamente francese, grazie alla legislazione transalpina).

I bambini poveri (perchè il problema non tocca certo i cuccioli di miliardario), si ammalano e muoiono, vengono privati del diritto di cura e dei più basilari diritti civili. Un bambino che non esiste può con ancor maggiore facilità essere sfruttato o sparire nei giri della criminalità pedofila. Loro però difendono la vita. Al punto che tra un po’ si dovranno celebrare i funerali e dare degna sepoltura anche ai fazzolettini kleenex che usiamo dopo i rapporti sessuali.

Loro, ma loro chi? I Cattocomunisti e i Clericofascisti. Come dire che da qualsiasi parte ci buttiamo andiamo a sbattere contro il Vaticano.


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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
Questa foto è l’orrore del mondo, è l’orrore della fame, della sete, della pena capitale comminata senza rimorsi a milioni di esseri umani affinchè noi possiamo continuare in pace a soffrire di ipercolesterolemia endemica.
E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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“Non possono in nessun caso essere negate idratazione e alimentazione a chi non sia in grado di provvedere a sè stesso”. (Bozza del Decreto sulla fine vita, governo Berlusconi, febbraio 2009)
Questa foto è l’orrore del mondo, è l’orrore della fame, della sete, della pena capitale comminata senza rimorsi a milioni di esseri umani affinchè noi possiamo continuare in pace a soffrire di ipercolesterolemia endemica.
E’ anche l’emblema dell’atroce ipocrisia di quanti in questi giorni hanno parlato fino allo sfinimento e a vanvera di morte per fame e sete, della relativa crudeltà e si sono erti a spietati giudici di un padre. Qualcuno, mi pare il loro Dio, disse proprio “non giudicate e non sarete giudicati”. Bah, roba vecchia di duemila anni, me ne rendo conto.

Sottosegretaria Roccella, una volta che lei e gli altri avrete sollevato la bocca dal fiero pasto del cadavere di Eluana, vorreste cortesemente concentrare le vostre energie salvifiche e la vostra libido subliminata nella trascendenza sull’immagine di questi due infelici e miserrimi esseri umani, una ignota madre africana ed il suo bambino e fare qualcosa di concreto, non per loro perchè sono morti, ma per coloro che potrebbero ancora essere salvati. Con ciò dando finalmente un senso alle farneticazioni su fame e sete ed un valore al vostro cristianesimo oltranzista. Altrimenti saranno state solo parole vuote e, sulla fame, mi hanno insegnato che non si scherza e non la si nomina invano. Sarà che sono cresciuta al suono di “non sprecare il cibo, pensa ai bambini del Biafra”.

C’è bisogno che qualcuno vi ricordi che milioni di queste madri e figli muoiono ogni giorno proprio per fame e sete, quelle vere, nell’assoluta indifferenza dei Gasparri, dei Cicchitto, dei Rutelli, dei monsignori, del Papa, dei miliardari che per mettere assieme l’ennesimo fantastiliardo scendono in politica piagnucolando che lo fanno per il nostro bene e che, per non perdere qualche miliardo di pubblicità, se ne fottono di Eluana, dell’eutanasia e di tutte quelle bazzecole perchè, siamo seri, stasera c’è il Grande Bordello.


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E adesso come faccio a scrivere un pezzo sull’ultimo bad trip vaticano su contraccezione, fiche radioattive, vesciche al fosforo bianco e piogge dorate all’acido fenico, dopo che fikasicula ha già detto praticamente tutto? Ci provo lo stesso, perchè l’argomento è troppo ghiotto.
Difficile credere che potessero avere veramente detto quelle cose, riportate con la solita nonchalance dai telegiornali abituati a mescolare tonnellate di maleodorante falsità con un pizzico di verità, a mo’ di grattatina di noce moscata. Le affermazioni erano talmente enormi che ho voluto controllarle alla fonte, l’Osservatore Romano, promosso sul campo autorevole rivista scientifica, anzi fantascientifica.
Era purtroppo tutto vero.

“In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano”.

Il pezzo esordisce con una colossale balla, una minchiata di dimensioni stratosferiche. Avrebbe fatto meno impressione affermare che gli asini volano ed atterrano abitualmente a Malpensa.
La pillola anovulatoria (non anovolutaria, che cazz’é?), bloccando il ciclo ormonale estro-progestinico, agisce a monte del meccanismo riproduttivo, impedendo l’ovulazione. Senza ovulazione ed ovulo che raggiunge la Tuba di Falloppio, non può esistere fecondazione, a meno che non si creda alla storia della immacolata concezione della Madonna. Nelle donne che assumono la pillola anticoncezionale, le ovaie sono poste a riposo, non portano a maturazione alcun ovulo, stanno ferme, immobili, come semafori.

“L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte.”

A parte l’immagine finale che evoca più il famoso “Baby killer” della saga gore cinematografica che un paffuto poppante, qui si confonde ovulo con embrione.
Quando il professor Flamigni venne a tenerci una lezione di riproduzione umana all’Università spiegò che su 100 ovuli fecondati (quindi senza uso di pillola e con il loro bello spermatozoo ben piazzato dentro) almeno il 60% andava normalmente a puttane, veniva cioè espulso senza che la donna potesse nemmeno accorgersene, ben prima che l’ovulo potesse impiantarsi nell’utero, nel corso della normale mestruazione. Il rimanente 40% che riusciva ad impiantarsi poteva diventare un tumore (esistono tumori maligni che generano dalla cellula totipotente), un bambino, due bambini o… nulla. Il tasso di aborto spontaneo in natura è altissimo. Questo per dire che non è vero che ogni uovo è destinato ad essere una vita.

Torniamo all’articolo firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici», uno al quale troppi accenti hanno dato alla testa:

“Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza”.

Queste affermazioni sono una pura manipolazione basata sul falso assunto che la pillola “espelle un embrione”. Non c’è nemmeno un ovulo, come cazzo fa ad esserci un embrione? La suggestione poi che la verità venga celata da una oscura cospirazione demoplutolaicofemminista è argomento tipico della propaganda clericale più becera.
Ma ora viene la parte che definirei: “in Vaticano gira roba tagliata male”:

“Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”. Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti.”

Qualcuno spieghi a questo pazzo misogino che le donne normalmente pisciano ormoni, non solo quelle che prendono la pillola. Penso addirittura che chi non usa la pillola e scodella un figlio all’anno sia notevolmente più inquinante di chi tiene i propri ormoni al minimo sindacale. L’articolo naturalmente usa anche lo spauracchio del cancro per spaventare e fare del terrorismo ginecologico.
Si tenga presente che quando don Pedro parla di infertilità, in fondo penso voglia dire omosessualità. Se in giro ci sono tante checche la colpa è delle donne che marcano il territorio pisciando estrogeni a ettolitri. Il messaggio quindi è sia omofobo che misogino.

“La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona. (L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009)”

Come no, il mondo è pieno di bambini che si chiamano Ogino Knaus.


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Difficile credere che potessero avere veramente detto quelle cose, riportate con la solita nonchalance dai telegiornali abituati a mescolare tonnellate di maleodorante falsità con un pizzico di verità, a mo’ di grattatina di noce moscata. Le affermazioni erano talmente enormi che ho voluto controllarle alla fonte, l’Osservatore Romano, promosso sul campo autorevole rivista scientifica, anzi fantascientifica.
Era purtroppo tutto vero.

“In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano”.

Il pezzo esordisce con una colossale balla, una minchiata di dimensioni stratosferiche. Avrebbe fatto meno impressione affermare che gli asini volano ed atterrano abitualmente a Malpensa.
La pillola anovulatoria (non anovolutaria, che cazz’é?), bloccando il ciclo ormonale estro-progestinico, agisce a monte del meccanismo riproduttivo, impedendo l’ovulazione. Senza ovulazione ed ovulo che raggiunge la Tuba di Falloppio, non può esistere fecondazione, a meno che non si creda alla storia della immacolata concezione della Madonna. Nelle donne che assumono la pillola anticoncezionale, le ovaie sono poste a riposo, non portano a maturazione alcun ovulo, stanno ferme, immobili, come semafori.

“L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte.”

A parte l’immagine finale che evoca più il famoso “Baby killer” della saga gore cinematografica che un paffuto poppante, qui si confonde ovulo con embrione.
Quando il professor Flamigni venne a tenerci una lezione di riproduzione umana all’Università spiegò che su 100 ovuli fecondati (quindi senza uso di pillola e con il loro bello spermatozoo ben piazzato dentro) almeno il 60% andava normalmente a puttane, veniva cioè espulso senza che la donna potesse nemmeno accorgersene, ben prima che l’ovulo potesse impiantarsi nell’utero, nel corso della normale mestruazione. Il rimanente 40% che riusciva ad impiantarsi poteva diventare un tumore (esistono tumori maligni che generano dalla cellula totipotente), un bambino, due bambini o… nulla. Il tasso di aborto spontaneo in natura è altissimo. Questo per dire che non è vero che ogni uovo è destinato ad essere una vita.

Torniamo all’articolo firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici», uno al quale troppi accenti hanno dato alla testa:

“Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza”.

Queste affermazioni sono una pura manipolazione basata sul falso assunto che la pillola “espelle un embrione”. Non c’è nemmeno un ovulo, come cazzo fa ad esserci un embrione? La suggestione poi che la verità venga celata da una oscura cospirazione demoplutolaicofemminista è argomento tipico della propaganda clericale più becera.
Ma ora viene la parte che definirei: “in Vaticano gira roba tagliata male”:

“Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”. Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti.”

Qualcuno spieghi a questo pazzo misogino che le donne normalmente pisciano ormoni, non solo quelle che prendono la pillola. Penso addirittura che chi non usa la pillola e scodella un figlio all’anno sia notevolmente più inquinante di chi tiene i propri ormoni al minimo sindacale. L’articolo naturalmente usa anche lo spauracchio del cancro per spaventare e fare del terrorismo ginecologico.
Si tenga presente che quando don Pedro parla di infertilità, in fondo penso voglia dire omosessualità. Se in giro ci sono tante checche la colpa è delle donne che marcano il territorio pisciando estrogeni a ettolitri. Il messaggio quindi è sia omofobo che misogino.

“La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona. (L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009)”

Come no, il mondo è pieno di bambini che si chiamano Ogino Knaus.


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Difficile credere che potessero avere veramente detto quelle cose, riportate con la solita nonchalance dai telegiornali abituati a mescolare tonnellate di maleodorante falsità con un pizzico di verità, a mo’ di grattatina di noce moscata. Le affermazioni erano talmente enormi che ho voluto controllarle alla fonte, l’Osservatore Romano, promosso sul campo autorevole rivista scientifica, anzi fantascientifica.
Era purtroppo tutto vero.

“In primo luogo, dimostra irrefutabilmente che la pillola denominata anovolutaria più utilizzata nel mondo industrializzato, quella con basse dosi di ormoni estrogeni e progestinici, funziona in molti casi con un vero effetto anti-impiantatorio, cioè abortivo, poiché espelle un piccolo embrione umano”.

Il pezzo esordisce con una colossale balla, una minchiata di dimensioni stratosferiche. Avrebbe fatto meno impressione affermare che gli asini volano ed atterrano abitualmente a Malpensa.
La pillola anovulatoria (non anovolutaria, che cazz’é?), bloccando il ciclo ormonale estro-progestinico, agisce a monte del meccanismo riproduttivo, impedendo l’ovulazione. Senza ovulazione ed ovulo che raggiunge la Tuba di Falloppio, non può esistere fecondazione, a meno che non si creda alla storia della immacolata concezione della Madonna. Nelle donne che assumono la pillola anticoncezionale, le ovaie sono poste a riposo, non portano a maturazione alcun ovulo, stanno ferme, immobili, come semafori.

“L’embrione, anche nei suoi primi giorni, è qualcosa di diverso da un ovulo o cellula germinale femminile. L’embrione ha una crescita continua, coordinata, graduale, di tale forza che, se non vi è qualcosa che glielo impedisce, finisce con l’uscire dal grembo materno in nove mesi disposto a divorare litri di latte.”

A parte l’immagine finale che evoca più il famoso “Baby killer” della saga gore cinematografica che un paffuto poppante, qui si confonde ovulo con embrione.
Quando il professor Flamigni venne a tenerci una lezione di riproduzione umana all’Università spiegò che su 100 ovuli fecondati (quindi senza uso di pillola e con il loro bello spermatozoo ben piazzato dentro) almeno il 60% andava normalmente a puttane, veniva cioè espulso senza che la donna potesse nemmeno accorgersene, ben prima che l’ovulo potesse impiantarsi nell’utero, nel corso della normale mestruazione. Il rimanente 40% che riusciva ad impiantarsi poteva diventare un tumore (esistono tumori maligni che generano dalla cellula totipotente), un bambino, due bambini o… nulla. Il tasso di aborto spontaneo in natura è altissimo. Questo per dire che non è vero che ogni uovo è destinato ad essere una vita.

Torniamo all’articolo firmato da Pedro José María Simón Castellví, presidente della «Federazione internazionale delle Associazioni dei medici cattolici», uno al quale troppi accenti hanno dato alla testa:

“Questo effetto anti-impiantatorio è ammesso dalla letteratura scientifica. Si parla persino senza pudore di tasso di perdita embrionale. Curiosamente però questa informazione non giunge al grande pubblico. Ne sono a conoscenza i ricercatori ed è presente nei bugiardini dei prodotti farmaceutici volti a evitare una gravidanza”.

Queste affermazioni sono una pura manipolazione basata sul falso assunto che la pillola “espelle un embrione”. Non c’è nemmeno un ovulo, come cazzo fa ad esserci un embrione? La suggestione poi che la verità venga celata da una oscura cospirazione demoplutolaicofemminista è argomento tipico della propaganda clericale più becera.
Ma ora viene la parte che definirei: “in Vaticano gira roba tagliata male”:

“Un altro aspetto interessante riguarda gli effetti ecologici devastanti delle tonnellate di ormoni per anni rilasciati nell’ambiente. Abbiamo dati a sufficienza per affermare che uno dei motivi per nulla disprezzabile dell’infertilità maschile in occidente (con sempre meno spermatozoi nell’uomo) è l’inquinamento ambientale provocato da prodotti della “pillola”. Siamo qui di fronte a un effetto anti-ecologico chiaro che esige ulteriori spiegazioni da parte dei fabbricanti.”

Qualcuno spieghi a questo pazzo misogino che le donne normalmente pisciano ormoni, non solo quelle che prendono la pillola. Penso addirittura che chi non usa la pillola e scodella un figlio all’anno sia notevolmente più inquinante di chi tiene i propri ormoni al minimo sindacale. L’articolo naturalmente usa anche lo spauracchio del cancro per spaventare e fare del terrorismo ginecologico.
Si tenga presente che quando don Pedro parla di infertilità, in fondo penso voglia dire omosessualità. Se in giro ci sono tante checche la colpa è delle donne che marcano il territorio pisciando estrogeni a ettolitri. Il messaggio quindi è sia omofobo che misogino.

“La cosa triste in tutto ciò è che, se si tratta di regolare la fertilità, non sono questi i prodotti necessari. I mezzi naturali di regolazione della fertilità (“Nfp” o Natural Family Planning) sono altrettanto efficaci e inoltre rispettano la natura della persona. (L’Osservatore Romano, 4 gennaio 2009)”

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Bollettino sanitario della laicità e dell’antifascismo, attualmente ricoverati in rianimazione ed in prognosi riservata. Per non parlare dell’informazione che ormai attende la visita del medico necroscopo.

Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

Alemanno e Nanìa, tutte le brecce si portan via.


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Bollettino sanitario della laicità e dell’antifascismo, attualmente ricoverati in rianimazione ed in prognosi riservata. Per non parlare dell’informazione che ormai attende la visita del medico necroscopo.

Il Papa è andato in Francia ad impicciarsi di laicismi altrui e noi al massimo ci siamo interrogati, con pezzi di giornalismo sublime, sul mistero delle mutande “tagliachiappa” sfoggiate da Carla Bruni nel corso dell’incontro tra Benedetto e Sarko, il cui succo ideologico era: “Come mai ha evitato il perizoma?”

Poco male in fondo. Se Benedetto parlava da Lourdes credendo di trovarsi nel cortile di Castelgandolfo, quei pochi francesi che non avevano le mani sulle orecchie e facevano “blablablabla” ad alta voce, erano più preoccupati dell’ipotesi Edvige, un sistema di controllo di dati sensibili di milioni di cittadini, ben più pericoloso dei proclami di un vecchio porporato che è ossessionato dagli amori impuri. Ci torneremo.

Intanto, nel silenzio generale, in Italia è trascorso l’anniversario della Breccia di Porta Pia, ovvero il ricordo del momento in cui, grazie alla riconquista di Roma all’Italia, la laicità dello Stato divenne valore nazionale.
A chi volesse obiettare che non si trattò di scelta di popolo ricordo il Plebiscito che seguì il 2 ottobre 1870 e che vide uscire dalle urne 40.785 si per Roma capitale del Regno d’Italia e solo 46 no. Come dire, non ci fu partita.

Ora, dobbiamo ringraziare quell’adorabile e irascibile rompicoglioni di Marco Pannella se uno straccetto di notizia sulla ricorrenza è passata di straforo nelle agenzie.
Cosa è successo intanto, a livello di commemorazioni?
Da una parte i radicali ed altre organizzazioni che si riconoscono nel valore della laicità avevano indetto una manifestazione a Roma per ricordare il significato del 20 settembre. Manifestazione andata quasi deserta, per ammissione stessa degli organizzatori. E va bene, gli italiani sono più propensi a ricordare il 20 settembre come la data di nascita di Sophia Loren che come data nazionale e fine dello strapotere dello stato pontificio. I telegiornali infatti hanno fatto gli auguri alla Pizzaiola e non alla vecchia Signora Pia Porta. Sign of the times.

Sul fronte delle celebrazioni ufficiali, il sindaco Alemanno, da vero principe delle pari opportunità, altro che il ministro Carfagna, ha pensato di far indossare alla Capitale il suo peggior pastrano revisionista.
Questa volta non c’erano repubblichini da coccolare e giustificare ma pur sempre combattenti da mettere nello stesso calderone, questa volta conditi in salsa clericale. Così Alemanno ha inviato a commemorare la Breccia il suo vice, Cutrufo, un generale che ha pensato di leggere i nomi dei soldati papalini morti in battaglia nel corso degli scontri e non quelli dei terroristi bersaglieri.

Lo so che il paragone farà arricciare le dita dei piedi a qualcuno ma sarebbe come se il sindaco di New York decidesse di far recitare i nomi degli attentatori degli aerei di fronte alla voragine di Ground Zero, l’11 settembre.
Di questo passo, il 25 aprile sentiremo leggere i nomi degli stupratori marocchini al seguito delle truppe alleate e citare in ordine alfabetico i fucilatori di S. Anna di Stazzema e Marzabotto.

Alemanno e Nanìa, tutte le brecce si portan via.


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