You are currently browsing the category archive for the ‘clive owen’ category.

Si va bene, Connery è Connery, non avrai altro Bond fuori che lui, ma che palle!
Dopo il mascalzone scozzese questo ultimo Daniel Craig, che Dio lo benedica, è proprio un gran bbono, ehm, Bond.

In un primo momento i Bondiani puristi avevano storto il naso e tutto ciò che c’era da storcere di fronte all’idea che ad interpretare l’agente 007 fosse questo inglese di Liverpool dal fascino proletario da muratore che ti aspetti di trovare a bere birra in un pub piuttosto che un Martini “mescolato, non agitato” in un lussuoso locale per ricconi.
Anch’io mi ero fatta coinvolgere dal pregiudizio perché mi sembrava che, sulla carta, Clive Owen fosse più adatto alla parte.
Mi pento e mi dolgo con tutto il cuore di aver preso una tale cantonata. ‘Orco can, se Craig è adatto alla parte!

I tempi sono cambiati e i servizi segreti non sono più roba da signorine. Con tutti ‘sti terroristi in giro, ci vuole gente che spara, rotola, si arrampica sulle gru e viene giù dal sesto piano senza fratturarsi nemmeno una placca tibiale. Gente che salta da un aereo all’altro fregandosene del jet-lag e che all’occorrenza si mette lo smoking e diventa un mago del poker, sempre al servizio di Sua Maestà, è ovvio. Per questo tipo di agente segreto stile “fatti, non pugnette”, Craig è perfetto ed è sicuramente più credibile del troppo belloccio Pierce Brosnan e dell’eterno meravigliato Roger Moore.

Il film in sé funziona molto bene e finalmente rende giustizia a quello che è considerato il miglior romanzo di Ian Fleming, “Casino Royale”, che è il primo della serie e che stranamente finora era stato solo parodiato in un film del 1967 con David Niven.
Come negli altri episodi della serie non mancano le forzature e le situazioni paradossali, ma tutto sommato nell’economia dello spettacolo bondiano è tutto permesso.

Il cattivone Le Chiffre è molto interessante, una sorta di malvagio Pierrot che lacrima sangue e dagli occhi bicolore, un po’ Madonnina perversa un po’ David Bowie e Marilyn Manson.
In un film dove non c’è più la Spectre, perché la realtà degli ultimi anni ha superato il romanzo, purtroppo non ci sono nemmeno l’omino che forniva a Bond tutti i suoi gingilli e la mitica Miss Moneypenny. Forse rimasti vittime di un ridimensionamento del personale nell’MI6.
Nonostante il battage pubblicitario che li voleva quasi protagonisti assoluti della produzione del 21° Bond, gli attori italiani non sono trattati molto bene. La prima Bond girl dice tre parole e finisce morta ammazzata, l’agente Giancarlo Giannini è meno credibile di Scaramella, Claudio Santamaria salta in aria e come buon peso la povera Venezia viene quasi distrutta, altro che il Mose. Come se la sceneggiatura l’avesse scritta Zidane.
La “Bond girl” protagonista Eva Green fa perdere la testa a 007 fino quasi a ridurlo desideroso di mettersi in pantofole davanti alla tv. Ohibò, per fortuna che c’è ancora mezz’ora di film. Il Bond pantofolaio, un’evenienza ancor peggiore di un ennesimo attentato di Al Qaeda, sarà per fortuna scongiurato.

Come ultima nota di costume mi rivolgo ai gestori della multisala dove ho visto il film. Cosa vi spinge a utilizzare l’aria condizionata anche d’inverno, con quel bel fiotto di aria siberiana che ti arriva sulle prime vertebre cervicali, con il risultato che il giorno dopo sei inchiodato dal rigor mortis anche da vivo? Ditemelo, vi prego. Ho sempre amato i misteri alla X-Files.
Vabbè non divaghiamo, nonostante mi sia beccata una mezza broncopolmonite causa il freddo, con questo nuovo Bond mi sono proprio divertita, oh come mi sono divertita.

Ho visto un po’ troppi wonderbra in giro ultimamente. Così, anche se odio l’ipocrisia della par condicio, per pareggiare i conti mi travesto da etologa e vi propongo otto meraviglie della natura in senso maschile.
Per restare in argomento “intimo”, consiglio anche il relativo wonderbra for men, di cui però questi Bronzi di Riace viventi, questi capolavori dell’arte moderna non hanno alcun bisogno. Sono uomini che non devono chiedere mai. L’aggeggio che solleva lasciamolo a chi una volta avrebbe usato il cotone idrofilo. Ohibò.

Cominciamo il giro dei belloni da Viggo Mortensen, la tempesta ormonale perfetta. Inespressivo, dicono. Già fa danno così figuriamoci se fosse pure espressivo.
Le sue fans si giustificano dicendo che piace perchè è anche intelligente, poeta, pittore. Palle, la verità è che tira più un pelo di Viggo che un carro di buoi.

Occhi che ti fanno la risonanza magnetica quelli di Joaquin Phoenix, genere tormentato, in molti film adolescente perverso che innesca reazioni insano-materne stile “vieni qui che ti risolvo io i problemi, bel bambino”. Memorabile in “Da Morire” di Gus Van Sant, che io benedico perché di bei figlioli se ne intende e ci offre sempre immagini indimenticabili.

Keanu Reeves è il monumento vivente alla idiozia dei razzisti, di coloro che vorrebbero continuare a trombarsi solo le sorelle per non contaminare la razza.
Esercizio pratico: guardate prima Calderoli e poi Keanu e domandatevi, ma mescolare un pochino i geni non dà effetti interessanti? Ultimamente un po’ intortellato, ma sempre un grande (Keanu, ovviamente).

Un giovane virgulto dal Giappone, Takeshi Kaneshiro.
Se trovate una palla mortale i pugnali volanti ma non osate dirlo all’amico entusiasta del cinema estremo-orientale che vi presta sempre le versioni director’s cut dei capolavori di Jhang Yimou concentratevi sui lineamenti di porcellana e gli occhi a mandorla assassina di Takeshi. Le due ore e oltre passeranno più in fretta e direte: “Ma come, è già finito?”.


Che dire di Johnny Depp, il lato selvaggio della vita, l’uomo dai mille volti? Da portarsi dietro solo in modica quantità, di lui non si butta via nulla, ed è un salvavita. Un momento di depressione e con un Depp passa tutto.

Alzi la mano chi non si farebbe arrestare e interrogare da Montalbano, alias Luca Zingaretti, il primo sexy commissario italiano e la rovina di Cesare Ragazzi.
O ragazzuoli che la menate con i capelli che cadono e vi rovinate lo stipendio con le fiale di Minoxidil, non preoccupatevi. Dovete solo essere uguali a Zingaretti e i capelli non rappresenteranno più un problema.

Direttamente dall’Enciclopedia Britannica dei bonazzi, la new entry Clive Owen, anche lui un po’ botulinizzato nell’espressione ma gran figaccione, sia nei panni di Re Artù, dove per lui sbavavano sia Lancillotto che Ginevra, che in quelli del rapinatore diabolico in “Inside Man”. Ma come hanno osato non fargli fare James Bond e hanno preso quella specie di calamaro di… non mi ricordo neppure il nome!

Infine un omaggio al neo Pallone D’Oro, ‘O Capitano, Fabio Cannavaro.
Di fronte alla sua “tartaruga” perfetta le bimbe si turbano, le mamme sbiancano e anche Michelangelo poserebbe lo scalpello e si metterebbe a piangere in silenzio con la testa tra le mani dicendo sconsolato: ” ’gna faccio…”

E ora vi saluto, vado a farmi una doccia fredda.

Flickr Photos

Blog Stats

  • 84,413 hits

Categorie