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Signore e signori, ecco a voi un classico del repertorio femminile, non esclusivamente di destra ma che fascisticamente a destra partorisce sempre gli esemplari più pregiati: la collaborazionista.
Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate “bla-bla-bla-bla” tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l’avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l’avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l’ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese “se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi”, Madame Santanché, tra un colpo di sole e l’altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. ” Povero Silvio, la Veronica ci ha l’amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna.”
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L’Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato “Veronica ha un compagno“. Pensate l’impatto tremendo di quella parola: “compagno” nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all’adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) “tene ‘e ccorne“.
Si chiama in tutti i paesi “rivoltare la frittata” ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E’ una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l’unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto “Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!” (l’interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l’abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l’oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre “battaglie” recenti della candidata della “destra”, è assai spregevole.
E’ vagamente spiazzante doversi dire d’accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall’iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l’altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
Com’è che si declina al femminile “omm ‘e sfaccimm”?


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Signore e signori, ecco a voi un classico del repertorio femminile, non esclusivamente di destra ma che fascisticamente a destra partorisce sempre gli esemplari più pregiati: la collaborazionista.
Una figura delle più infami, che noi donne (amiche femministe e lesbiche non fate “bla-bla-bla-bla” tappandovi le orecchie perchè si parla di verità assolute) interpretiamo sempre al meglio delle cinque perfidie: umiliare l’avversaria, se occorre mentendo, conquistare il gallo, portarlo via alla gallina rivale, vendere la gallina sconfitta al pollaiolo.

Qualche giorno fa Reo Silvio si era lamentato pubblicamente del fatto che le ministre e le cortigiane (nel senso di dame che frequentano la sua corte) non l’avessero difeso nella tenzone contro Veronica, la moglie stanca di puttanate e in procinto di dissotterrare l’ascia di guerra, dopo le papirivelazioni della papigirl dalla lingua sciolta.
Razza di stronze, perchè non mi difendete, era scritto tra le righe del comunicato. Io che vi ho tolto dalla strada e vi ho elevate agli onori dei ministeri? Veline ingrate, come direbbe Vittorio Infeltrito.

Orbene, il silenzio è continuato fino a quando è venuta fuori la collaborazionista, appunto. Ignara del famoso detto cinese “se non sei sicura di ciò che dici, fatti sempre i cazzi tuoi”, Madame Santanché, tra un colpo di sole e l’altro, ha rivelato il nascondiglio del partigiano, ha buttato là con nonchalance ma in realtà per conquistarsi un posto da feldmarescialla ad honorem, la sua versione extensions del divorzio Berlusconi-Lario. ” Povero Silvio, la Veronica ci ha l’amante da anni: è il bodyguard (nda, peccato non fosse il guardiacaccia) e Silvio, poverino, ci ha le corna.”
Quando la donna momentaneamente sprovvista di siero antivipera incontra la donna con la lingua biforcuta, la donna senza antidoto è una donna morta.
L’Infeltrito, tenendo ferma la Lario, ha perfidamente titolato “Veronica ha un compagno“. Pensate l’impatto tremendo di quella parola: “compagno” nelle delicate meningi dei suoi lettori.
Pure un comunistaccio che si tromba la moglie del nostro Salvatore, ci tocca sopportare, ohibò?

Come nelle più malfamate e retrograde periferie del Pakistan è iniziato il processo all’adultera. Si, perchè questi hanno fatto il frontale con la civiltà dalla parte dei crociati ma nel profondo sono talebani.
Se Ali Babà Silvio mette assieme quaranta ragazze è perchè deve svagarsi, è perchè (poverosilvio) “tene ‘e ccorne“.
Si chiama in tutti i paesi “rivoltare la frittata” ed è una strategia tipica di chi si trova dalla parte del torto, soprattutto quando una moglie ti intenta una causa di divorzio per colpa. E’ una tecnica maschilista fino al midollo fatta da avvocati maschilisti e con lo stomaco a doppio strato di moquette. Difensori di uomini che hanno cornificato la moglie per anni ma che, di fronte al tradimento per disperazione della moglie con l’unico che le ha degnate di un briciolo di considerazione e magari le fa sentire ancora donne, gridano alla lesa maestà. E se la moglie non li ha traditi, non importa, lo ha fatto lo stesso perchè il duce ha sempre ragione.

Forse, secondo il collegio difensivo del Reo Silvio la moglie di Berlusconi doveva chiamarsi Penelope e limitarsi a fare e disfare la tela per resistere alla corte dei Proci. Invece si chiama Veronica e ha a che fare con dei Porci, maschi e femmine.
Non sappiamo se sia vera la storia con il tipo della sicurezza, una cosa molto “Endaaaaaiaiaaaa will always love youuuuu!” (l’interessato ha smentito, e che doveva fare?) ma che questa supposta rivelazione l’abbia fatta una donna, dimenticando la solidarietà tra donne, i libri contro l’oscurantismo degli islamici che lapidano le adultere ed altre “battaglie” recenti della candidata della “destra”, è assai spregevole.
E’ vagamente spiazzante doversi dire d’accordo con Francesco Storace, che si è detto sconcertato dall’iniziativa della sua ex candidata topolona, ma non si può fare altrimenti.

Poi, visto che siamo nella stagione delle ciliegie e una collaborazionista tira l’altra, viene fuori anche la Laura Comi, candidata alle europee per (indovinate) il PDL. Anche lei sapeva tutto, già.
Vedrete, sarà il diluvio. Un bello scroscio di veleno per farsi belle di fronte al gallo. La famosa ira funesta delle cagnette. Aspettavano solo che qualcuna cominciasse e ora si divertiranno in un bel catfight. Tutte assieme a graffiare e tirare i capelli una che a loro non ha fatto niente, se non ignorarle.
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