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Macchè Hilary Clinton o Condoleezza Rice, donne cazzute e con il frustino in mano.
In quanto a charme e femminilità Rudolph Giuliani, qui in versione drag queen in uno sconcertante duetto con Donald Trump, mostra di fare sul serio.

Guardate che pezzo di gnocca. Se vincerà in novembre, per la prima volta un essere umano potrebbe trovarsi ad impersonare allo stesso tempo il Presidente e Marilyn, diventare l’amante di se stesso e cantarsi “Happy Birthday, mister president” da solo.

Dimenticheremo presto le scemenze di Bush. L’impero quest’anno farà il salto in avanti.
E che nessuno parli di elezioni truccate, per favore!


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Penso che chiunque abbia un blog si faccia prendere prima o poi dal piacere sottilmente voyeuristico di andare a vedere “chi mi ha visitato oggi”.
Confesso che vado matta per le statistiche ultra-dettagliate che a momenti ti dicono anche come era vestito il visitatore, se aveva i capelli in ordine o per caso era in mutande.
Sono iscritta sia a Google Analytics che a Special Stat, oltre al mio caro contatore Calimero (che essendo francese temo sarà chiamato oltralpe Ca-li-me-rò).

Orbene, ogni sera mi piace fare un capatina tra le pagine ricche di dati sugli ultimi accessi e vedo che stranamente ricevo molte visite anche dall’estero, probabilmente solo grazie a qualche bizzarro esito di ricerca di Google. Ho scoperto però qualcosa di inquietante, e qui inizia la parte paranoica del post.

Sono già due volte che noto un accesso dalla Vatican City (Holy See), e per giunta proveniente dalla versione… tedesca di Google!
No, non mi sono gasata al punto da pensare che Sua S… non esageriamo, magari è solo qualcuno del suo seguito, una guardia svizzera, un sottocuoco, una fantesca, che la sera, non sapendo come impiegare il tempo, naviga per blog. Confesso che per un momento ho temuto potesse trattarsi di Padre Georg… pronto a lanciare i suoi strali sulla papera zoppa per le sue irridenti satire sull’oltretevere. (Per la serie, come montarsi la testa in sei minuti senza cacciavite).

Ora però sono preoccupata per un’altra serie di accessi regolari. C’è qualcuno che da giorni e giorni mi visita quotidianamente e più volte al giorno dagli Stati Uniti.
Ahi ahi ahi, forse i miei post sui generali e le elezioni taroccate? O le irriverenti biografie di Dubya e Condi?
Il mio misterioso visitor a stelle e strisce naviga su piattaforma Linux. Chi sarà mai? Escludendo Bill Gates per ovvi motivi, propenderei o per Donald Rumsfeld che da disoccupato ha molto tempo libero e sta cercando disperatamente chi gli ha tolto la sedia da sotto il culo oppure è qualche postazione di Echelon o direttamente qualcuno della CIA dalla sua centrale operativa nel cuore di una montagna o dentro all’Area 51. Mi sento un tantinello osservata, tenuta sotto controllo, non dico spiata ma… ieri sera nel mio lettuccio ci ho pensato.

Mi piacerebbe che i miei illustri visitatori misteriosi si palesassero, magari lasciando un semplice “ciao, sono io, niente di grave, il posteggiatore abusivo del parcheggio dietro P.zza San Pietro, sto studiando tedesco alle serali” e “non ti preoccupare, mi chiamo Donald ma non sono Rumsfeld, faccio Duck di cognome, sorella papera!”
Ecco, lancio un appello anche in inglese:
“Dear American visitor, I see you are very often on my blog. Please leave a message, just say “hi” if you like. You’re welcome! You know, this post is a whole big piece of paranoid crap and you can just skip it. I only hope you are not Donald Rumsfeld, are you?“

Oh, adesso mi sento più sollevata!

A costo di farmi crocifiggere da tutte le mie amiche lettrici, dico che l’automatismo di gioire perché una donna rischia di diventare presidentessa della repubblica non ce l’ho e anzi, la cosa mi provoca una fastidiosa orticaria.
Prendo ovviamente a pretesto l’ultimo caso recente, quello di Ségolène Royal vincitrice delle primarie per il Partito Socialista in Francia e prossima rivale di quel Sarkozy al cui confronto Jacques Chirac sembra un anarcoinsurrezionalista e lei una specie di Rosa Luxemburg.

Ogni volta che sento da più parti gridolini di goduria all’idea che la signora Royal diventi la padrona dell’Eliseo, al pari di quelli che già pregustano Hillary Clinton o Condoleezza Rice alla Casa Bianca e magari la Giovanna Melandri o la Santanchè in Italia, mi trovo a pensare come sia stucchevole e assolutamente falsa quest’idea che siccome un politico è donna governerà meglio degli uomini.

Se per “meglio” intendiamo più umanamente, con un occhio di riguardo ai poveri e con una sana ripugnanza della guerra mi sa che gli esempi passati non ci aiutano molto.
Quando governava Golda Meir in Israele hanno per caso taciuto le armi in Medio Oriente? La grande donna politica affermava, in una intervista al Sunday Times del 15 giugno 1969: “Non esiste una cosa come il popolo palestinese … Non è come se noi siamo venuti e li abbiamo cacciati e preso il loro paese. Essi non esistono.
Abbiamo dimenticato gli effetti nefasti sul welfare della politica ultraliberista della madre di tutte le domine, Margaret Thatcher, che pure piace ancora tanto dalle parti degli amanti del bondage ideologico? E la guerra delle Falklands, il braccio di ferro con i minatori, i tagli alle mense scolastiche, il famoso “togliere il latte ai bambini”?
Facciamo altri esempi. Indira Gandhi governò l’India più come una dea Kalì dal pugno di ferro che come una buona mamma affettuosa e, per limitare le nascite, iniziò una campagna di sterilizzazione coatta delle classi più povere.
Vado avanti? La signora Ceausescu fu altrettanto spietata del marito e così la vedova di Mao, Jiang Qing con la sua Banda dei Quattro. Le regine della storia hanno combattuto, eliminato nemici e affamato popoli. Esattamente come i loro colleghi maschi.
Se proprio vogliamo trovare un esempio di donna che si sfinì fino all’ultimo per aiutare i poveri del suo popolo dobbiamo citare Eva Peron, la quale tuttavia non disdegnava di maneggiare denaro proveniente da bottini nazisti.

Voglio essere ottimista e pensare che Hillary, Condoleezza e Ségolène saranno molto diverse ma ho paura che il problema non stia nel sesso del politico ma nella politica.

Inoltre trovo stucchevole definire femminismo la donna al potere perché se ogni grande uomo ha una grande donna alle spalle, ogni grande donna ha alle sue spalle una piccola donna che gli spupazza i figli, gli pulisce la casa, gli bada ai vecchi e gli fa insomma da serva.
Il potere di una donna, fino ad oggi, presuppone purtroppo la sottomissione di un’altra donna di status economico inferiore. Niente di nuovo sul fronte occidentale.
Per giunta, guardando bene, si scopre che queste grandi donne sono quasi sempre o figlie, o mogli, o conviventi o amanti di qualche uomo importante, magari solo nel senso del conto in banca.

Domanda: il risultato di anni di emancipazione femminile consiste nel fatto che una classe di donne si è emancipata grazie a vincoli di sangue e letto e l’altra continua a sbattersi come prima e in più deve anche servire le signore emancipate? Quello che chiamiamo emancipazione non sarà semplice nepotismo e attaccamento al posto di comando, che deve essere occupato comunque da “uno di noi” e anche se è donna non importa?
Come leggevo ieri in un commento ad un post su Ségolène Royal su OneMoreBlog, che condivido in pieno, anche a me piacerebbe vedere una presidentessa, ma che fosse una vera donna, una che sa smacchiare un pantalone, sfeltrire il maglioncino, attaccare un bottone, cucinare l’impepata di cozze e badare ad una nidiata di marmocchi.
Una insomma che, magari dopo aver lavorato duramente per meno di mille euro al mese, si facesse un culo così anche in casa e conoscesse quindi la vita reale di milioni di donne. Poi magari la politica guasterebbe anche lei ma almeno io e le altre milionesse ci sentiremmo un po’ più rappresentate.

Tornando alla signora Royal e per buttarla in satira, leggo che è stata condannata in una causa giudiziaria perché non aveva retribuito alcune collaboratrici in una recente campagna elettorale. Ogni grande donna ha piccole donne alle sue spalle.
Leggo che si è distinta per aver censurato alcuni poster che mostravano chiappe reclamizzanti un tanga e che per ciò è chiamata “la nuova puritana”; che ha fatto una legge in difesa di un famoso formaggio e che vuole mandare a lavorare gli insegnanti anche il pomeriggio perché secondo lei non fanno una cippa tutto il giorno. Insomma, i francesi ne parlano come di una che ha tante idee, alcune però in contrasto tra loro.
E’ madre di quattro figli non essendo sposata con François Hollande, attuale primo segretario del Partito socialista, ma è contro i matrimoni gay.

Beh, male che vada manderà gli insegnanti omosessuali a mettere il reggiseno alle vacche che producono il formaggio chabichou. E se anche le vacche non sono sposate, pazienza.

Condoleezza Rice nasce in Alabama, il 4 luglio da una famiglia poverissima. I suoi sono così poveri che tutti si accorgono subito, appena li vedono, che sono neri.
Avendo esaurito tutti i nomi disponibili per gli altri 18 figli, suo padre le dà quello di un peschereccio che sta passando in quel momento nel porto.
Condoleza, o Conddolleza (anche sua madre ha difficoltà a pronunciare il suo nome) da bambina è molto vispa e intelligente, e stupisce tutti dicendo che da grande non vuol fare né la parrucchiera né la cantante soul ma il consigliere del Presidente!
Anzi, a dire la verità, quando la bambina, alta un soldo di cacio, sale sulla sedia gridando “sono il Segretario di Stato!” i fratelli e i genitori si spanciano dalle risate.

Condoleezza soffre molto del fatto di non aver un grande futuro per il fatto di essere piccola e nera.

Un giorno, mentre è seduta tutta sola nel cortile dietro a casa sua, cioè dietro la capanna, mentre lo Zio Tom sta zappando l’orto, sente una voce che le dice:
Non piangere, Condoleezza, tu non sei nera, sei solo povera”.
Detto ciò la bambina si sente sollevare per aria e ricadere in una grande tinozza piena di acqua saponata. Superato lo spavento e riaperti gli occhi, Condoleezza si trova di fronte una fata, identica ad Aretha Franklin in ciabatte e grembiule che le dice: “Ascolta sorella, queste magie ce le concedono solo una volta ogni tre secoli, perciò ascolta bene Mama e fai come ti dico. Cosa vuoi fare da grande, il segretario di Stato? Qui ci vorrebbe Merlino in persona ma vedrò cosa posso fare. Vai a casa ad asciugarti e vedrai che da domani i tuoi sogni si avvereranno.”

Condoleezza non fa in tempo a ringraziare la fata Aretha che questa… puf! è sparita. Voltatasi per rientrare in casa non crede ai suoi occhi. La capanna non c’è più e al suo posto c’è una casa bellissima, tale e quale quelle dei ricchi, con un giardino meraviglioso. Anche i suoi famigliari sono cambiati. Suo padre sta scendendo in quel momento da una macchina stupenda e sua madre indossa un abito di alta moda. Stranamente la loro pelle è sempre nera ma nessuno se ne accorge più.

Da quel momento la vita di Condoleezza è un susseguirsi di successi: studia e si laurea a pieni voti, diventa manager, grande manager e super manager, le petroliere cominciano a chiamarsi come lei. Entra in politica e finalmente il Presidente la chiama a ricoprire il ruolo di Segretario di Stato.

Tutto bene finchè un giorno, mentre è a farsi un giro di shopping sulla Quinta Strada, le arriva un messaggio sul cellulare, che dice:
Ciao Condi, finalmente ti trovo! Sono mortificata, ho dimenticato di dirti una cosa importante, che testa!
Perché la magia continui devi farti eleggere Presidente entro il 2008. Se non ci riuscirai, ritornerà tutto come era prima. Dici che è quasi impossibile che una donna nera diventi presidente degli Stati Uniti?
Beh, se è diventato presidente George allora tutto è possibile.
Un abbraccio, Mama”.

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