You are currently browsing the category archive for the ‘conflitto di interessi’ category.

vignetta di Artefatti
“Io non ho mai detto che l’Inter dovesse essere campione d’Italia. La decisione di assegnare lo scudetto è stata di Guido Rossi. Il commissario ha fatto il massimo per tutelare il calcio italiano. Poi, non so se era veramente convinto che l’Inter meritasse il titolo”. (Gerhard Aigner, uno dei tre saggi della FIGC)

Ora ne parla Dagospia (e quindi sta veramente arrivando la bufera) ma, non faccio per vantarmi, è dal 2009 (e da prima ancora nel vecchio blog) che lo dico e che parlo di questo conflitto di interessi:

“Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.
Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, estkz] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’
P.S. Paniz? Paniz… quello lì?

“Io so che il vaccino non e’ pericoloso perche’ abbiamo tanti scienziati italiani e stranieri che lo sostengono. E’ stato provato su milioni di persone, vaccini quasi uguali a questo, e non e’ mai successo niente. Vi dovete fidare di me”.
(Prof. Dott. Ferruccio Fazio, sottosegretario alla Salute)

Uno che, oltre a giurare sui propri figli, li farà pure vaccinare, secondo quanto ha detto ad una platea di innocenti impuberi.
E già che c’è, per tranquillizzarci ancora di più del fatto che il vaccino è strasicuro-me-possino-cecà, lo giura anche sulla testa della moglie di Sacconi.

P.S. Tutti i medici con i quali ho parlato, dal medico di base al Primario con i controcapperi, tutti, dal primo all’ultimo, sconsigliano il vaccino contro l’A-H1N1.
Non scendono tanto in particolari. Dicono: “Non lo fare” e basta e spesso aggiungono “io non lo farò di certo”.
A parte tutto, e con tutto il rispetto, parlare di vaccini sicuri perchè “quasi uguali a questo” è un’affermazione un po’ forte. Ed anche un po’ faziosa.

Ricordate la fiaba lisergica di “Alice nel paese delle meraviglie”, quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E’ una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.



OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ricordate la fiaba lisergica di “Alice nel paese delle meraviglie”, quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E’ una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.

http://www.youtube.com/v/uDQaYwgbG9Q&hl=it&fs=1

OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Ricordate la fiaba lisergica di “Alice nel paese delle meraviglie”, quando tra funghi magici, biscotti dopati, narghilè caricati oltre la dose minima consentita e profumo di ganja ed assenzio in ogni pagina, la bambina si ritrova per un tè con il Cappellaio Matto, la Lepre Marzolina e il Ghiro? E’ una situazione curiosa perchè, pur essendo solo in quattro, siedono ad una lunghissima tavola imbandita per molti. Quando hanno finito una tazza si spostano di una sedia e ricominciano il rito, con una tazza pulita. Questa versione allucinogena della cerimonia del tè avrà fine solo quando tutte le tazze saranno sporche.

Non so perchè ma questa immagine mi è tornata in mente dai ricordi infantili pensando al girotondo delle nomine RAI e a quelle conseguenti dei vari direttori di giornali, posizionati con cura affinchè Sua Maestà Silvio IV non si ritrovi danneggiato da una stampa interamente in mano ai comunisti.
Il descamisado Gianni Riotta che si alza dalla poltrona del TG1 (temo che lo rimpiangeremo quando torneranno i panini di Mimun), e va a sedersi davanti alla tazza del Sole 24 Ore. Mimun che, avendo completato il giro, ritorna al TG1 dopo aver sporcato la tazza del TG5. De Bortoli che, dopo essersi vista togliere la sedia da sotto il culo al Corriere della Sera, ci torna non si sa se da figliol prodigo o no.

La vera follia, in questo caso, più di quella della scenetta del tè, è quella di un’opposizione che, dopo aver difeso in ogni modo il conflitto di interessi del Cappellaio ed aver partecipato da sempre alla spartizione non solo delle poltrone e delle tazze ma dei cucchiaini, dei piattini e delle fettine di limone, decide oggi che è uno scandalo che il cappellaio decida i posti a tavola in casa sua.

Berlusconi ormai non ha più ritegno nell’occupare tutti gli spazi possibili della comunicazione, lo sappiamo, non finge più da tempo di essere democratico. E’ in pieno delirio da Kim Il Sung, come dice Paolo Guzzanti.
Ma l’opposizione potrebbe solo provare a vergognarsi, se le riesce, perchè è totalmente responsabile di un’informazione che sarà in mano interamente alle piccole forzitaliane ed ai balilla con la voce bianca, ai volonterosi ArLecchini servitori del padrone ed ai vari difensori del potere assoluto.
Pare che Belpietro se lo terranno al TG5, forse lasceranno stare l’enclave La7 e il gran cuore a pagamento di Murdoch ci concederà la visione di “Shooting Silvio” su Sky (anzi no, lo hanno già tolto). Così lo statista che va in giro con la maschera di gomma di sè stesso potrà piangere che ha tutti i media contro.

Per non dimenticare l’opposizione che abbiamo: l’emaciato Fassino promette che farà la legge sul conflitto di interessi a Piero Ricca che lo contesta e l’on. Violante ricorda il giuramento a Silvio di non toccargli le televisioni. “L’ira del PD”. Ma andate a nascondervi.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

L’Inter quest’anno si è vista condonare una mappata di gol di mano da far impallidire Maradona. Ormai il ben noto culo di Sacchi è offuscato da quello di Mou-ghigno.
Eppure, secondo il noto principio del proiettare le colpe sugli altri per alleviare le proprie, gli arbitri sarebbero ancora asserviti alla sudditanza psicologica nei confronti della Vecchia Signora. Come se nulla fosse cambiato da tre anni a questa parte.

Con tutta la buona volontà e pur armandomi di traduttore simultaneo di supercazzole in italo-porto-genovese, non sono riuscita a capire un tubo del cosiddetto ultimo sfogo-scandalo di José Mourinho, ovvero Mr. Simpatia, alias l’anti-Joker, l’uomo che non deve ridere mai.
Non ho capito nulla tranne una frase, che nelle migliori supercazzole è sempre quella fondamentale, ovvero che la “Giuve” ruba le partite, e non capisco dove siano lo scandalo e la novità. Mou-ghigno non ha fatto che ripetere, per il solito gioco interista del chiagni e fotti, una verità che, a furia di ripeterla è diventata leggenda metropolitana, più famosa del coccodrillo nelle fogne di New York, e cioè che l’unica squadra disonesta nel calcio italiano è la Juve, anzi la Giuve.
Mou-ghigno l’ha però ammesso, è stato intellettualmente onesto. Ciò che ha detto lo ha detto per dovere contrattuale. Lui parla con i giornalisti perché costretto, perché lo pagano per rilasciare interviste. Quindi anche lui è una prostituta. Di alto bordo, oltretutto.

Questa storia della Juventus che ruba e continua a rubare nonostante un anno di serie B ed incalcolabili danni economici è un cliché come quello dei comunisti che mangiano i bambini. E’ il pianto che precede l’inchiappettata praticata sul calcio italiano dalle squadre che veramente hanno rubato, ma alla grande, alla maniera dei Madoff, in guanti ultragialli e con le altre complici che reggevano il sacco ben contente di rimetterci al massimo un paio di punti ma non certo la Champions, perché quelli sono soldi, mica scudetti.
La Juve in passato ha rubato ma la bravura delle sue rivali è stata quella, disponendo di megafoni a sufficienza, di far credere che è stata la sola a farlo e che continuerà a farlo in eterno, mentre loro fanno e faranno di peggio. Basta spegnere i megafoni ed accendere i jammer.

La storia dei due scudetti strappati alla Juventus, pur essendo stati vinti sul campo, per consegnarli ad una squadra che aveva dalla sua parte tutto l’apparato Telecom delle intercettazioni telefoniche che, per pura combinazione, hanno fottuto Moggi e soci ma risparmiato le telefonate nelle quali parlavano i dirigenti nerazzurri, grida vendetta.
Come grida vendetta il fatto che a ripulire il mondo del calcio in quell’ormai lontano 2006 fosse stato chiamato un liquidatore molto speciale, un ex dirigente Telecom (intercettazioni) nonché, ma questi sono dettagli nel Regno Italico del Conflitto di Interessi, ex dirigente dell’Inter, della squadra cioè beneficiaria ultima del doppio furto con destrezza di scudetto.
In pratica il commissario straordinario della FIGC che ha gestito calciopoli, Guido Rossi, ha assegnato uno scudetto che doveva essere semplicemente revocato e non riassegnato, nientemeno che alla sua squadra del cuore. Siamo sinceri, e diamo a Silvio ciò che è di Silvio, Berlusconi non è mai arrivato a tanto con il Milan.

Questo stimatissimo e costosissimo avvocato milanese di 78 anni, professore emerito di Diritto al quale è toccato in sorte pure di avere sotto esame Barbara Berlusconi, è uno che di solito arriva, rimette in sesto aziende e gruppi industriali, redime questioni finanziarie e quant’altro e se ne vola via come un supereroe. Tra le sue opere figurano il risanamento del gruppo Ferruzzi e la guida di Telecom negli anni della privatizzazione, con qualche ombra legata ai fatti di Telekom Serbia. Più recentemente era stato consulente per Abn Amro per la conquista di Antonveneta, contro Fazio, Fiorani e i furbetti del quartierino, poi travolti dalle intercettazioni telefoniche (sempre loro). Ha anche contribuito a risolvere la questione del controllo della BNL.
Nonostante passi tutto il suo tempo tra denaro e capitalisti, passa per uomo di sinistra e fu anche eletto senatore indipendente del PCI nel 1987. E’ stato consulente di grandi gruppi come la Montedison e l’Inps, legale di Mediobanca, nel CdA delle Assicurazioni Generali e presidente della Consob. Ha avuto un lungo contenzioso con Silvio Berlusconi ai tempi delle guerre mondadoriane contro Carlo De Benedetti. Forse parlare di “mister poteri forti” è una parola grossa, però ci siamo vicini.

Nella notizia del 16 maggio 2006 che annunciava la sua nomina alla Figc, vi era conferma della sua fede calcistica: “Nota di colore, Guido Rossi è tifoso dell’Inter” (AGI/DS). Sul Guido Rossi tifoso da curva sempre con sciarpa nerazzurra al collo circolano gustosi aneddoti, come quello raccontato da Milly Moratti: “E’ un uomo passionale, tutt’altro che compassato. Ricordo un gol importante dell’Inter e ho in mente la sua reazione: si alzò e baciò e abbracciò mio marito Massimo. Rimasi colpita da quella reazione istintiva. Ma l’uomo è fatto così: un grande impasto di razionalità e umanità che calamita simpatia”.
Il giorno dopo la nomina, il presidente di Telecom Tronchetti Provera, sponsor e tifoso illustre dell’Inter, dichiarava: “Il calcio deve ottenere ‘chiarezza’ in tempi rapidi e poi, cosi’, potra’ ‘voltare pagina’ e ripartire. Credo che con Guido Rossi sia possibile”’.

Rossi però, oltre ad essere tifoso interista, è stato effettivamente nel consiglio d’amministrazione del club di via Durini dal 1995 al 1999, nella prima fase dell’era Moratti. Ha elargito i suoi preziosi consigli riguardo al contratto di Ronaldo ma non solo; ha rappresentato Inter, Milan e Juventus nella guerra per i diritti televisivi scatenata dalla Fiorentina e dal consorzio Calcio Italia. E pensare che Diego Della Valle per un certo periodo era stato anche lui nel CdA dell’Inter. Pare che la ruggine con Rossi risalga a quell’epoca.

Quando è diventato commissario straordinario della Figc, all’onorevole di Forza Italia Paniz che gli aveva chiesto conto del possibile conflitto di interessi, come ex componente del CdA dell’Inter, Rossi ha replicato: ‘Il fatto che io sia stato per un brevissimo periodo [quattro anni, ndr] nel Cda dell’Inter e che io sia amico personale di Massimo Moratti non c’entra niente. Moratti da quando ho assunto questo incarico per la sua estrema delicatezza non mi ha più neanche telefonato…’

Ma facciamo un passo indietro e cioè a prima che scoppiasse lo scandalo di calciopoli, a quando, cioè la Juventus rubava a man bassa e, difficile a credersi ma è così, l’Inter e il Milan fecero di tutto per acquistare i favori di Moggi, Giraudo e Capello (quest’ultimo uscito indenne dallo scandalo), ovvero della Banda Bassotti in persona. Probabilmente allo scopo di redimerli come fa Don Mazzi con le prostitute e ricondurli sulla retta via oppure, ma questa è sicuramente una malignità, per far fruttare gli investimenti fatti fino a quel momento in giocatori e risorse senza vincere nulla.
La prima notizia è da Repubblica del 5 ottobre 2005 :

“… I contratti di Antonio Giraudo e Luciano Moggi sono in scadenza nel prossimo anno: difficile che restino in bianconero. […] Ma dove andranno? Giraudo potrebbe lasciare il mondo del calcio oppure sistemarsi in uno dei due club di Milano: è molto stimato e rispettato anche a livello politico (è amico di Piero Fassino), mentre Berlusconi lo considera uno dei migliori dirigenti del calcio. Ma mai il premier entrerebbe in rotta di collisione con Adriano Galliani, suo amico da 25 anni. A meno che Galliani non vada “solo” in Lega Calcio, ipotesi al momento da escludere perché Galliani al Milan è legato visceralmente. Quindi, è più probabile che Giraudo vada a fare l’amministrazione dell’Inter, con pieni poteri”.

Il 21 aprile 2006 TGCom pubblica la seguente intervista con Tronchetti Provera :

”L’ennesimo fallimento in campionato e Champions League potrebbe dare il la a una vera e propria rivoluzione in casa nerazzurra. Secondo indiscrezioni, infatti, Massimo Moratti e Marco Tronchetti Provera starebbero meditando un colpo clamoroso: portare all’Inter la “triade” bianconera Moggi, Giraudo e Capello. Intanto, l’azionista nerazzurro ha negato qualsiasi volontà di rilevare il club: “Non ci ho mai pensato”.
La voce circola già da un po’ di tempo, soprattutto per quanto riguarda Moggi e Capello, ed ora pare che stiano iniziando le trattative vere e proprie. Nella serata di giovedì Marco Tronchetti Provera, il socio di Moratti alla guida dell’Inter, avrebbe incontrato il dg bianconero. I temi della conversazione sono segreti, ma pare si sia parlato proprio di un trasferimento in blocco della triade (Giraudo-Moggi-Capello) da Torino a Milano, sponda nerazzurra.
Il tecnico è l’uomo su cui il “signor Pirelli” vorrebbe puntare per il rilancio della squadra, dopo l’ennesimo fallimento stagionale, mentre il dg è stato uno degli obiettivi di mercato di Massimo Moratti negli ultimi anni, identificato come il dirigente in grado di portare un cambiamento radicale nella gestione dei rapporti con la squadra.
La Triade ha giurato fedeltà alla causa bianconera solamente poche settimane fa, ma le contestazioni della curva durante la sfida di Champions contro l’Arsenal e i recenti malumori dovuti alla scarsa condizione atletica della squadra nel finale di campionato hanno aperto nuovi scenari. La loro permanenza alla Juventus non è più così sicura e cercare di portare l’Inter ai fasti del passato è sicuramente una sfida che li attira. Per quanto riguarda la proprietà, invece, pare ormai certa la conferma di Moratti, anche per mancanza di alternative valide. Tronchetti, il candidato numero uno a rilevare il club, ha infatti escluso la possibilità di subentrare al petroliere: “Non ho mai pensato di rilevare l’Inter” ha detto.”

Poi improvvisamente il terremoto. Il 2 maggio, come si legge in questo articolo: “La Federcalcio, dopo indiscrezioni pubblicate da alcuni quotidiani, rende noto che l’Ufficio Indagini ha già lavorato su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale. Si parla di intercettazioni telefoniche compromettenti.”
E’ l’inizio di Calciopoli e dell’operazione di pulizia mortuaria che terminerà il 15 luglio con la sentenza di primo grado della CAF. Tutti a dire che da quel momento il calcio non puzzerà più di cadavere ma odorerà di rose e garofani.

A seguito della sentenza che puniva Juventus, Fiorentina e Lazio e graziava parzialmente il Milan, in un articolo sul “Tirreno” il compianto Enzo Biagi andò giù pesante:

“Una sentenza pazzesca, e non perchè il calcio sia un ambiente pulito. Una sentenza pazzesca perchè costruita sul nulla, su intercettazioni difficilmente interpretabili e non proponibili in un procedimento degno di tal nome, una sentenza pazzesca perchè punisce chi era colpevole solo di vivere in un certo ambiente, il tutto condito da un processo che era una riedizione della Santa Inquisizione in chiave moderna. E mi chiedo: cui prodest? A chi giova il tutto? Perchè tutto è uscito fuori in un determinato momento? Proprio quando, tra Laziogate di Storace, la lista nera di Telecom, poi Calciopoli, poi l’ex Re d’Italia ed ora, ultimo ma non ultimo, la compagnia telefonica Vodafone che ha denunciato Telecom per aver messo sotto controllo i suoi clienti. Vuoi vedere che per coprire uno scandalo di dimensioni ciclopiche hanno individuato in Luciano Moggi il cattivo da dare in pasto al popolino?”

Forse Biagi esagerava, noi tifosi siamo naturalmente paranoici e Moggi non è esattamente una mammoletta ma certe coincidenze e nomi ricorrenti fanno pensare a quel maledetto conflitto di interessi che non si riesce mai a regolamentare in Italia e che fa sempre fare brutti pensieri.
Se di mezzo ci sono le intercettazioni e quindi i telefoni, e chi possiede i telefoni è nel CdA di una squadra, e chi potrebbe trovarsi a giudicare quella squadra è l’avvocato di quello dei telefoni e amico del presidente della squadra, c’è o non c’è di mezzo un conflitto di interessi, come dice l’on. Paniz di Forza Italia? E non diciamo da che pulpito viene la predica perché le regole valgono per tutti, per Berlusconi e per qualunque altro cittadino.
Intanto veniamo a sapere che Moratti non usa il telefono per chiamare gli amici, non si sa mai.


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

El Caballero impunido fa dire ai suoi TG di essere stato assolto in Spagna per l’affare Telecinco, una storia di evasione fiscale e violazione delle norme antitrust che si trascina da anni, dopo che nei giorni scorsi una sentenza della locale Cassazione ha mandato assolti otto dei dirigenti coinvolti.
Per essere pignoli, se dei comprimari giudicati si può dire effettivamente che siano stati assolti in tre gradi di giudizio, le posizioni giudiziarie sia di Berlusconi che di Dell’Utri (coinvolti come capi Fininvest) per l’affaire Telecinco sono invece congelate da anni per motivi di immunità parlamentare di vario grado. Su di loro non si è potuto indagare, checché ne dica El Caballero vaneggiando di risarcimenti e parlando di fango, sudore e polvere da sparo, e quindi non è esatto parlare di assoluzione, ma tant’è. E’ come quando si confonde l’assoluzione (magari con formula piena) con la prescrizione. Se mi prescrivono non vuol dire automaticamente che sono innocente ma che, se anche ho commesso il reato, ormai i termini di legge per condannarmi sono scaduti.

Il ragionamento che fanno i berlusconiani in questo caso Telecinco va dal puro atto di fede (Berlusconi non può essere colpevole per definizione), alla fallacia di bassa lega. Se Berlusconi non è stato processato perchè coperto dall’immunità va comunque assolto perchè se era innocente la coda allora lo deve essere anche la testa. Così, per proprietà transitiva.
Non gli basta l’immunopresidenza acquisita in Italia, la vorrebbe estesa a tutto il globo terracqueo.
Appena avrà finito con Garzon, Ghedini studierà come emendare il premier dal peccato originale, chiedendo il risarcimento al Padreterno per aver accomunato El Caballero ai poveri mortali qualsiasi. Non solo immune ma immacolato. Sempre più in alto. (grappa bocchino).


OKNotizie
Vota questo post su OKNotizie!

Flickr Photos

onlookers

Renzistein Junior

Von Trierweiler's Nymphomaniac

Eurodeliri

Altre foto

Blog Stats

  • 83,036 hits

Categorie