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Nel febbraio scorso lanciai questa campagna per la difesa della laicità, definita “campagna per svegliare i laici che dormono un sonno profondo al limite del coma dépassée, con una scarica bella forte per rianimarli, prima di perderli per sempre”.

Da allora sono passati quasi quattro mesi. Abbiamo avuto le elezioni che hanno visto la solenne trombata dell’instant-party antiabortista di Ferrara, la vittoria del Sire Berlusconi e le esternazioni delle Ministre Pompadour sulla non necessità di difendere i diritti dei gay perchè secondo loro non ne hanno bisogno. Basta andare dal notaio. “Quelli che con una bella dormita passa anche il cancro”, cantava Jannacci.

Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
Mmmh, non c’è male, come inizio. Dimenticavo le coliche anti-pride di Gianni AleMagno e gli appelli della Chiesa a contrastare la “deriva eugenetica”.
Vi prego, togliete a Bagnasco il DVD de “I ragazzi venuti dal Brasile” e spiegategli che è fantascienza. Magari ricordategli anche che Mengele scappò da Genova grazie anche alla rete messa in piedi da fascisti croati, peronisti argentini, Vaticano e servizi segreti alleati. Questa volta storia vera, non fantascienza.

Famiglia Cristiana (altro che Washington Post) dice che è tempo di mettere mano alla legge sull’aborto (e sappiamo cosa intenderebbero per “mettere mano”). Se sono contrari perfino alla pillola del giorno dopo che, se proprio vogliamo esagerare, ti spiaccica per strada un ovetto che magari non è nemmeno ancora arrivato nella tuba, figuriamoci se non vorranno proibire l’aborto del tutto.
Sugli altri fronti, il governo è ancora impegnato con i provvedimenti che festeggiano l’incoronazione di Re Silvio III, ma possiamo attenderci a breve la ridiscussione della legge 40 sulla fecondazione assistita alla quale aveva tentato di porre parziale rimedio un decreto dell’ex Ministro Turco.

Intendiamoci, non è che se avesse vinto Veltroni, con la Binetti in pole position con il giro più veloce contro la laicità e i minuettti del PD su Dico Pacs eccetera, avremmo potuto stare tranquilli. Siamo messi male comunque la si guardi e dobbiamo vigilare, dando la scossa ai laici che ancora sopravvivono, quando ce n’è bisogno.

Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
– diritto per le coppie di fatto, gay ed etero ad una legge che tuteli il diritto di assistenza reciproca, le questioni ereditarie, funerarie, i subentri nei contratti d’affitto e tutte le altre questioni che non si pongono per le coppie sposate eterosessuali, senza che nessuna velina venga a dirci che basta andare dal notaio per queste cose. Queste cose devono essere accessibili a tutti e non solo ai ricchi.
– diritto al divorzio breve, come esiste nei paesi civili, senza bisogno di periodi limbici di separazione che servono solo ad ingrassare gli avvocati matrimonialisti;
– diritto a poter decidere in piena coscienza e in libertà di porre fine alle proprie sofferenze mediante il suicidio assistito e diritto ad una legge di regolamentazione dell’eutanasia, come avviene in altri paesi Europei. La fine dello scandalo di odissee come quella di Piergiorgio Welby;
– diritto al pieno riconoscimento legale delle unioni omosessuali;
– diritto ad uno stato pienamente laico, che rispetta il credo religioso ma non se ne fa condizionare per quelle che sono leggi fondamentali del suo ordinamento.

Chi è d’accordo con questa campagna a favore della laicità, può rilanciarla e riprenderla sul proprio spazio, utilizzando il banner che ho realizzato e l’apposito codice qui di seguito.


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Segnalatemi, per favore, le vostre adesioni nei commenti, così vi aggiungo alla lista. Se avete già aderito ma il vostro blog non appare in elenco fatemelo sapere. Potete ovviamente aderire anche se non avete un blog.

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Dunque, solo per citare gli ultimi casi più gravi di omofobia: due ragazzi accoltellati dai genitori per aver confessato di essere omosessuali. Un giovane attivista di Radio DeeGay malmenato da “veri uomini” una sera con l’invito a piantarla con le tematiche omosessuali.
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– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
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Riassumo i punti essenziali della campagna “Rianimate i laici”:

– difesa della legge 194, del diritto alla pillola del giorno dopo senza i ricatti dei farmacisti e medici obiettori e l’obbligo della somministrazione ospedaliera;
– diritto all’utilizzo, per chi sceglie l’aborto, in alternativa all’aborto chirurgico, della pillola RU486;
– diritto ad una seria informazione sulla contraccezione e i metodi che dovrebbero sempre evitare di giungere alla scelta dolorosa dell’aborto;
– diritto a poter accedere nuovamente nel nostro paese alle tecniche di fecondazione assistita in piena libertà, attualmente limitata a causa della legge 40 e che ha fatto di Slovenia e Croazia mete di viaggi della speranza per molte coppie infertili;
– diritto per le coppie di fatto, gay ed etero ad una legge che tuteli il diritto di assistenza reciproca, le questioni ereditarie, funerarie, i subentri nei contratti d’affitto e tutte le altre questioni che non si pongono per le coppie sposate eterosessuali, senza che nessuna velina venga a dirci che basta andare dal notaio per queste cose. Queste cose devono essere accessibili a tutti e non solo ai ricchi.
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Problema. Date tre frasi A, B e C, appartenenti a tre diversi schieramenti politici, calcolare seno e coseno di A e B e determinare quale frase tra A, B e C è stata pronunciata dall’on. Binetti. Calcolare, in base alla seguente affermazione: “Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”, quanto ci azzecca l’on Binetti con il programma del PD ed infine trovare il minimo comun denominatore tra A, B, e C, moltiplicando il risultato per il raggio di Giuliano Ferrara per 3,14.

A) “Per noi la Vita è Sacra. Senza dubbi né esitazioni. Al centro della nostra proposta politica vi è la Persona, dal concepimento alla morte, con i suoi diritti e la sua dignità. Rivedere l’applicazione della Legge 194: intendiamo rendere efficace la parte sulla “prevenzione” della L.194, con riferimento agli artt. 2 e 5 che sanciscono il ruolo di “prevenzione rispetto all’aborto” dei consultori, al fine di rendere effettiva la Difesa della vita dal “concepimento” e non, in termini equivoci, “dall’inizio” come è oggi.
Trasformare – secondo lo spirito della Legge – i Consultori in luoghi di sostegno e orientamento alla vita e non all’interruzione volontaria di gravidanza.
Tutela della famiglia tradizionale: consapevoli della necessità di regolamentare i rapporti di Diritto privato che scaturiscono dalle diverse forme di unione di fatto, vogliamo ribadire la nostra ferma opposizione a formule tipo DICO e PACS, che investono il Diritto pubblico oltre alle finanze dello Stato”.

B) “[—] si batterà per la revisione totale della legge 194 che legalizza un omicidio, l’aborto. Crediamo, infatti, che la vita sia sacra e vada difesa dal primo all’ultimo istante, dal concepimento alla morte naturale. Ci batteremo affinché la maternità e la vita non vengano considerate “incidenti di percorso”, ma doni da tutelare.
[—] si batterà contro ogni tentativo di promuovere surrogati tipo le unioni civili, i PACS, i DICO, i CUS o come vorranno chiamarli. La famiglia è una ed è quella fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna e sul concepimento, a Dio piacendo, di figli. La pretesa della lobby gay di equiparare le unioni omosessuali alle famiglie, non può trovare credito in un paese come l’Italia. Men che meno l’idea malasana delle adozioni per coppie omosessuali, o peggio ancora pratiche vergognose come l’affitto di uteri, di ovuli, di sperma, per dare cosi soddisfazione ad egoismi che nulla hanno a che fare con la vita, la maternità, la paternità.”

C) “I Pacs non si faranno. Non c’erano nel programma dell’Unione e non sono all’ordine del giorno di questo governo, nonostante le uscite di qualche ministro ed esponente della maggioranza”.
«Dire di no alle unioni di fatto non significa fare un atto di crudeltà mentale o ignorare il problema. Significa invece assumersi precise responsabilità di fronte alle generazioni future e al modello di società che abbiamo in mente. L’uguaglianza di diritti non crea il diritto all’uguaglianza. Una coppia omosessuale è diversa da una coppia eterosessuale: ce lo dice l’evidenza. I diritti individuali sono pari per tutti, quelli delle coppie no. E proprio il senso della ragione stessa ce lo dice”.

(A, B, C)


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Problema. Date tre frasi A, B e C, appartenenti a tre diversi schieramenti politici, calcolare seno e coseno di A e B e determinare quale frase tra A, B e C è stata pronunciata dall’on. Binetti. Calcolare, in base alla seguente affermazione: “Il Governo del PD promuove il riconoscimento giuridico dei diritti, prerogative e facoltà delle persone stabilmente conviventi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale”, quanto ci azzecca l’on Binetti con il programma del PD ed infine trovare il minimo comun denominatore tra A, B, e C, moltiplicando il risultato per il raggio di Giuliano Ferrara per 3,14.

A) “Per noi la Vita è Sacra. Senza dubbi né esitazioni. Al centro della nostra proposta politica vi è la Persona, dal concepimento alla morte, con i suoi diritti e la sua dignità. Rivedere l’applicazione della Legge 194: intendiamo rendere efficace la parte sulla “prevenzione” della L.194, con riferimento agli artt. 2 e 5 che sanciscono il ruolo di “prevenzione rispetto all’aborto” dei consultori, al fine di rendere effettiva la Difesa della vita dal “concepimento” e non, in termini equivoci, “dall’inizio” come è oggi.
Trasformare – secondo lo spirito della Legge – i Consultori in luoghi di sostegno e orientamento alla vita e non all’interruzione volontaria di gravidanza.
Tutela della famiglia tradizionale: consapevoli della necessità di regolamentare i rapporti di Diritto privato che scaturiscono dalle diverse forme di unione di fatto, vogliamo ribadire la nostra ferma opposizione a formule tipo DICO e PACS, che investono il Diritto pubblico oltre alle finanze dello Stato”.

B) “[—] si batterà per la revisione totale della legge 194 che legalizza un omicidio, l’aborto. Crediamo, infatti, che la vita sia sacra e vada difesa dal primo all’ultimo istante, dal concepimento alla morte naturale. Ci batteremo affinché la maternità e la vita non vengano considerate “incidenti di percorso”, ma doni da tutelare.
[—] si batterà contro ogni tentativo di promuovere surrogati tipo le unioni civili, i PACS, i DICO, i CUS o come vorranno chiamarli. La famiglia è una ed è quella fondata sul matrimonio fra un uomo ed una donna e sul concepimento, a Dio piacendo, di figli. La pretesa della lobby gay di equiparare le unioni omosessuali alle famiglie, non può trovare credito in un paese come l’Italia. Men che meno l’idea malasana delle adozioni per coppie omosessuali, o peggio ancora pratiche vergognose come l’affitto di uteri, di ovuli, di sperma, per dare cosi soddisfazione ad egoismi che nulla hanno a che fare con la vita, la maternità, la paternità.”

C) “I Pacs non si faranno. Non c’erano nel programma dell’Unione e non sono all’ordine del giorno di questo governo, nonostante le uscite di qualche ministro ed esponente della maggioranza”.
«Dire di no alle unioni di fatto non significa fare un atto di crudeltà mentale o ignorare il problema. Significa invece assumersi precise responsabilità di fronte alle generazioni future e al modello di società che abbiamo in mente. L’uguaglianza di diritti non crea il diritto all’uguaglianza. Una coppia omosessuale è diversa da una coppia eterosessuale: ce lo dice l’evidenza. I diritti individuali sono pari per tutti, quelli delle coppie no. E proprio il senso della ragione stessa ce lo dice”.

(A, B, C)


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Sono giustamente incazzati. Chi c’era ed ha assistito al fattaccio, chi si sente tradito dalla propria parte politica, chi osserva da lontano, ma con la voglia di prenderli tutti a sberle.
Per la cronaca, e se cliccate i link ne trovate il resoconto dettagliato, il consiglio comunale di Roma ha bocciato, con i voti determinanti dei consiglieri del PD e l’astensione di Don Abbondio Vartere, la proposta avanzata da alcuni gruppi della Sinistra, dei socialisti e dei movimenti GLBT di introdurre anche nella capitale italiana, come nelle altre del mondo civile, il registro delle unioni di fatto.
In una diligente lettera a Repubblica Don Abbondio Veltroni spiega perchè il provvedimento non è passato, parla di rispetto di varie sensibilità, come la pubblicità di un dentifricio per le gengive infiammate. Ha dimenticato solo di citare i bravi che devono avergli fatto un discorsetto in Via della Conciliazione mentre passeggiava leggendo il breviario.

La legge che regolamenta le coppie di fatto non riguarda solo le persone omosessuali anche se ovviamente loro ne avrebbero particolare esigenza, ma tutti noi come persone civili. Trovo giusto minacciare di non votare i partiti che si ostinassero a perpetrare questa odiosa discriminazione verso una parte consistente del nostro popolo. Soprattutto quelli di sinistra, che appena un prete gli fa buh! se la fanno addosso e gli vengono gli eritemi cutanei dall’angoscia di dover trovare il coraggio di andare controcorrente. Un coraggio che, Don Abbondio Veltroni insegna, se uno non lo ha non se lo può dare.

Le notizie sulla questione, le trovate solo sui blog degli amici gay. Come le informazioni sulla “Famiglia Fantasma”.
Queste informazioni e fatti, opinioni e idee non le veicola certo la TV, dove l’omosessuale al massimo è sfruttato come macchietta e spedito su un’isola a dimostrare la sua inadeguatezza alla sopravvivenza.
La stampa, assieme alla tv, poi non possono certo perdere tempo adesso con i diritti civili, impegnate come sono a celebrare i fasti della mascolinità eterosessuale, rappresentata al massimo dello chic dai presidenti che si trombano le modelle. Sai la novità.


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Sono giustamente incazzati. Chi c’era ed ha assistito al fattaccio, chi si sente tradito dalla propria parte politica, chi osserva da lontano, ma con la voglia di prenderli tutti a sberle.
Per la cronaca, e se cliccate i link ne trovate il resoconto dettagliato, il consiglio comunale di Roma ha bocciato, con i voti determinanti dei consiglieri del PD e l’astensione di Don Abbondio Vartere, la proposta avanzata da alcuni gruppi della Sinistra, dei socialisti e dei movimenti GLBT di introdurre anche nella capitale italiana, come nelle altre del mondo civile, il registro delle unioni di fatto.
In una diligente lettera a Repubblica Don Abbondio Veltroni spiega perchè il provvedimento non è passato, parla di rispetto di varie sensibilità, come la pubblicità di un dentifricio per le gengive infiammate. Ha dimenticato solo di citare i bravi che devono avergli fatto un discorsetto in Via della Conciliazione mentre passeggiava leggendo il breviario.

La legge che regolamenta le coppie di fatto non riguarda solo le persone omosessuali anche se ovviamente loro ne avrebbero particolare esigenza, ma tutti noi come persone civili. Trovo giusto minacciare di non votare i partiti che si ostinassero a perpetrare questa odiosa discriminazione verso una parte consistente del nostro popolo. Soprattutto quelli di sinistra, che appena un prete gli fa buh! se la fanno addosso e gli vengono gli eritemi cutanei dall’angoscia di dover trovare il coraggio di andare controcorrente. Un coraggio che, Don Abbondio Veltroni insegna, se uno non lo ha non se lo può dare.

Le notizie sulla questione, le trovate solo sui blog degli amici gay. Come le informazioni sulla “Famiglia Fantasma”.
Queste informazioni e fatti, opinioni e idee non le veicola certo la TV, dove l’omosessuale al massimo è sfruttato come macchietta e spedito su un’isola a dimostrare la sua inadeguatezza alla sopravvivenza.
La stampa, assieme alla tv, poi non possono certo perdere tempo adesso con i diritti civili, impegnate come sono a celebrare i fasti della mascolinità eterosessuale, rappresentata al massimo dello chic dai presidenti che si trombano le modelle. Sai la novità.

Tempo fa leggevo un’interessante intervista con una giovane statista emergente la quale, interrogata sui diritti da concedere per legge alle persone conviventi, gay ed etero, così rispondeva:

“I diritti individuali sono già garantiti. L’unica cosa che i Dico avrebbero portato sarebbe stata la pensione di reversibilità per i conviventi, che d’altra parte il sistema pensionistico nazionale non sarebbe stato in grado di sostenere. I figli, il diritto alla visita in ospedale: tutto questo già c’è e quel che non c’è si può correggere caso per caso. Esistono le scritture private. Stiamo parlando di una questione che riguarda una minoranza del paese, non sono queste le priorità di un governo”.

Dev’essere stata l’emozione della ribalta ma la signora, che tra l’altro si onora ella stessa di far parte della categoria dei conviventi, è riuscita ad inanellare una sequela invidiabile di corbellerie, smontabili una per una con una facilità da mobiletto dell’IKEA.

La prima affermazione è falsa: se i diritti individuali fossero già garantiti non staremmo qui a chiedere i Dico e i Pacs. Sulla pensione di reversibilità: visto che si tratta di una minoranza del paese trovo difficile credere che le casse dell’INPS andrebbero in rosso a causa di qualche pensione in più. I figli: se i figli vogliono sono in grado di cacciare di casa dall’oggi al domani la convivente del genitore appena deceduto che magari, vedovo, si era rifatto una vita con una compagna. Accade ogni giorno e si tratta di figli che bramano di entrare in possesso dell’appartamento in eredità e non sono certo mossi da chissà quali nobili propositi. Occorrebbe una legge per difendere i conviventi dai figli, non il contrario.
Le visite in ospedale. Certo, come compagna/o di un ricoverato sarà difficile che qualcuno mi impedisca di accudirlo ma se per caso vi sono dei figli che vogliono opporvisi, ancora una volta potranno farlo. Per non parlare del fatto che se il malato è in coma o comunque non in grado di comunicare, il convivente potrebbe avere gravi difficoltà ad accedere ai dati personali e alle notizie sul suo stato, come un coniuge legittimo. Bisogna pregare di non trovare un medico bacchettone.
Veniamo infine alle scritture private. Ah, qui la volevo, la statista. Scrittura privata significa soldi da versare a notai e altri azzeccagarbugli.
Farò un esempio decisamente macabro ma che secondo me serve egregiamente per far capire come sia necessario regolamentare i diritti civili tra le persone conviventi. Diritti che, secondo il mio modesto parere, sono sempre tra le priorità di qualunque governo.

Sempre più spesso ormai si ricorre alla cremazione e, grazie ad una nuova legge, è possibile ottenere in affidamento domestico le ceneri dei propri cari defunti.
Si fa una semplice domanda di affidamento in Comune con un paio di marche da bollo e ci si porta l’urna a casa. L’affidamento delle ceneri può essere richiesto da un parente stretto: genitori, figli, coniugi, fratelli, insomma consanguinei.
Che succede se, ad esempio, un convivente desidera portarsi a casa le ceneri della propria compagna o del proprio compagno? Le cose si complicano assai.

Ricordo che fino a pochi anni fa, per farsi cremare occorreva iscriversi ad un’apposita associazione che forniva i documenti necessari. Oggi è tutto semplicissimo.
Organizzando un funerale, se la famiglia opta per la cremazione è sufficiente che il coniuge o i figli o altri parenti firmino un’autocertificazione dove è scritto che “il defunto aveva espresso il desiderio di essere cremato”. Può decidere anche solo il coniuge. Se non vi è un coniuge decide il figlio. Solo se i figli sono più di uno è necessario che la decisione sia unanime. Magari non è neanche vero che il poveretto voleva farsi bruciare ma in pratica la famiglia ha il diritto di disporre come vuole del cadavere del proprio caro.

Se invece non vi sono coniugi legittimi ma solo conviventi, almeno secondo la direttiva dell’Emilia Romagna, occorre che la volontà del defunto di affidare le proprie ceneri al convivente sia stata espressa in un regolare testamento, depositato presso un notaio e pubblicato! Sempre che poi non salti su un figlio che decida che la cremazione non si fa più.
Tenendo conto dei tempi e dei costi di una tale trafila, mi sembra che si voglia creare una vera e propria discriminazione nei confronti dei conviventi, e per giunta in contrasto con la normativa molto più elastica che riguarda normalmente la cremazione.

La signora dell’intervista direbbe sicuramente che il problema non esiste perché basta andare dal notaio a fare testamento e mettere una bella firmetta su una scritturina privata per sicurezza. Non so quanto potrebbe costare il tutto ma, tenendo presente l’esosità dei notai e il costo, ad esempio, di 400 euro per la compilazione di un atto notorio per pratiche di successione, posso immaginare che si tratterebbe di una bella cifra. Un’inezia forse per chi ha i dané ma tanto per una famiglia di operai.
E’ giusto discriminare i cittadini sulla base del censo? E’ giusto che uno, solo perché è mio parente, possa avere tutti i diritti, compresi quelli di infilarmi in un forno anche se non volevo e il mio compagno non possa invece avere le mie ceneri?
Perché un convivente non può fare una domanda di affidamento in carta semplice anche quando i consanguinei sono d’accordo, perfino i figli? Io ho fatto l’esempio senza specificare se la coppia di conviventi è etero o gay ma è facile immaginare che nel caso di persone omosessuali le difficoltà sarebbero moltiplicate per mille. Una discriminazione nella discriminazione.

Ho fatto solo un esempio che rimanda magari a cose alle quali non vorremmo mai dover pensare ma che serve per riflettere e per capire che i Dico, i Pacs, o come diavolo vogliamo chiamarli, servono per la gente comune che non ha i soldi per pagarsi le sacre ruote da ungere. Sono necessari per impedire abusi ed ingiustizie e affinchè tutti i cittadini diventino veramente uguali di fronte allo Stato. Tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Ah, se siete curiosi, la statista emergente era la Rossa di Milanello.


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