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Il senatore Paolo Guzzanti assomiglia sempre di più a Leonard, il personaggio di Oliver Sacks interpretato da De Niro. Una improvvisa e miracolosa guarigione da una prolungata letargia.

Dopo l’effetto emetico causato dall’amicizia di Berlusconi con Putin, oggi un ulteriore miglioramento: si fa venire qualche dubbio sulle vere capacità del ministro delle Pari Opportunità. Il risvegliato si chiede se sia possibile che in una democrazia:

“…il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?
Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”.

La terza che hai detto…


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Il senatore Paolo Guzzanti assomiglia sempre di più a Leonard, il personaggio di Oliver Sacks interpretato da De Niro. Una improvvisa e miracolosa guarigione da una prolungata letargia.

Dopo l’effetto emetico causato dall’amicizia di Berlusconi con Putin, oggi un ulteriore miglioramento: si fa venire qualche dubbio sulle vere capacità del ministro delle Pari Opportunità. Il risvegliato si chiede se sia possibile che in una democrazia:

“…il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente?
Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”.

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E’ stata una settimana intensa ed è difficile riassumerla in poche parole per non tediare il lettore.

Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l’allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un’indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l’autopsia e magari l’istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell’Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l’alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di “bottiglie d’acqua per Eluana” (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev’essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E’ morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo “cattivo presentatore”. Forse era meglio chiamarlo “presentatore cattivo”. C’è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E’ un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: “Morto noto politico italiano imitato negli anni ’70 da Alighiero Noschese”.

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell’autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l’esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? “Processi più veloci contro i reati più gravi”, proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l’odiosa “carta annonaria prepagata” per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli “alla Zed“. Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: “Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi ‘a stronzo!, se ci consente”.

L’autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l’eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell’ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all’IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l’introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

Avevi proprio ragione, Gianfranco. Se dura così, nu’ gna ‘a famo.


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Dopo averla di recente costretta ai calci di rigore, abbiamo quasi rischiato il DEFCON 2 con la Spagna, anzi con la Catalogna. Il solitamente mite Frattini ha tirato fuori gli artigli della festa quando ad un illustre catalano è sfuggita l’allusione agli affarucci del presidente che potrebbero trarre giovamento dal rumore mediatico che proviene da altri fatti di cronaca. Un’indubbia caduta di gusto nei confronti di un paese che si precipita in un altro pretendendo di condurre lui le indagini, l’autopsia e magari l’istruttoria ed il processo sostituendosi ai sicuramente incapaci inquirenti indigeni. Un paese che sta ancora a discutere su chi ha ucciso Chiara, Meredith, Simonetta Cesaroni e la contessa dell’Olgiata.

Un tribunale ha accolto la richiesta della famiglia di Eluana Englaro, in coma vegetativo da 16 anni, di poter far morire in pace la ragazza interrompendone l’alimentazione forzata. Per carità, si sono scatenati i difensori della vita e i feticisti della non-vita, pronti a riempire Piazza del Duomo di Milano di “bottiglie d’acqua per Eluana” (Giuliano Ferrara).
Non è che difendono la vita. Difendono il loro potere di decidere quando farti morire.
A nessuno di loro è passato per il cervello cosa dev’essere la vita di Eluana per far desiderare a suo padre di liberarne la figlia. E non pensano nemmeno che Eluana è già morta quel giorno e sta solo aspettando che la lascino finalmente andar via.

E’ morto Gianfranco Funari, definito in sede di coccodrillo “cattivo presentatore”. Forse era meglio chiamarlo “presentatore cattivo”. C’è una bella differenza.
Una nota curiosa. I giornali, nel rievocare la figura di Funari, hanno subito citato la sua storica imitazione fatta da Corrado Guzzanti.
Quando morì la Fallaci, su Repubblica online andò inavvertitamente in prima pagina, al posto della foto della giornalista scomparsa, quella di Sabina Guzzanti che la imitava.
E’ un curioso destino essere ricordati più per la propria imitazione che per la propria persona. Quando morirà Andreotti (per carità, più tardi possibile) titoleranno: “Morto noto politico italiano imitato negli anni ’70 da Alighiero Noschese”.

A proposito di teatro. Se dovevamo trovare un modo per farci smettere di litigare su libertà di espressione, di satira, di rutto e avanspettacolo, siamo stati serviti. I comici si mettano pure da parte, perchè il genere teatrale dell’autunno sarà la tragedia greca.
Mentre i giullari si distraggono con le puttane del re, l’esecutivo si esercita nella brutta imitazione di un governo, facendo finta di provvedere al pubblico bisogno. Dove non riesce a fare, compensa con le bugie.

Comunica tramite una roboante cartellonistica tipo cantastorie che millanta cose che sostiene di aver fatto mescolandole con un sacco di bugie. Un esempio? “Processi più veloci contro i reati più gravi”, proprio mentre pensa di interrompere i processi per pene gravi come lo stupro per un anno. A proposito, polizia, carabinieri e sistema giudiziario gridano la loro insoddisfazione per i tagli e la condizione di indigenza di uomini e mezzi nella quale sono costretti ad operare.
Oppure l’odiosa “carta annonaria prepagata” per i vecchi, per altro mai arrivata al domicilio dei vegliardi. O i 3000 militari di pattuglia nelle strade di notte. Forse non li abbiamo visti perchè dormivamo.

Sono cartelli dominati dalla figura di uno stranamente pensoso leader contastorie nel nuovo look con i capelli “alla Zed“. Forse, leggendo le balle che vi sono scritte sotto nemmeno lui ha voglia di ridere. Oppure lo hanno sconsigliato i creativi: “Per carità cavaliere, se pure ride gli scriveranno sotto ma che te ridi ‘a stronzo!, se ci consente”.

L’autunno sarà il momento della riesumazione di Eschilo e Sofocle perchè, mentre realizza leggi ad Berlusconam, questa brutta imitazione di un governo prepara tagli mortali alla ricerca, alla scuola pubblica e soprattutto alla Sanità pubblica.
Ecco un esempio in cui l’eutanasia, in questo caso del diritto per tutti ad una sanità accessibile gratuitamente, non provoca sommovimenti intestinali ai difensori della vita.
Mentre si millanta di voler togliere ai ricchi per dare ai poveri, arriva la sorpresa: nelle regioni in decifit di bilancio perfino gli anziani, ora esenti, pagheranno il ticket per le visite e le medicine. Colpa anche di quel taglio dell’ICI che foraggiava, come tassa locale, assieme all’IRAP, la spesa sanitaria locale. Per giunta, perchè a loro piace prenderci per il culo, si preparano a colpire la sanità pubblica a pochi giorni da uno scandalo che ha mostrato quanto possa essere marcia la sanità privata. Tanto pensano già di rimandare l’introduzione della class action, così non ci saranno azioni giudiziarie che muovono dai soliti scassacabbasisi.

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