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Io non capisco. Se si fosse trattato di un qualunque altro cittadino che avesse attentato alla Costituzione ed alla Democrazia e che si fosse comportato da eversore in maniera continuata, costui sarebbe stato, in altri tempi, condannato a morte per alto tradimento o, qualche anno fa, alla pena dell’ergastolo. 

Se si fosse trattato di qualunque altro cittadino, sospettando la magistratura che volesse fuggire o inquinare le prove, farle sparire (vedi l’ufficio del ragiunat dove ormai non ci sarà più nemmeno un kleenex usato) o reiterare il reato, costui sarebbe stato posto sotto custodia cautelare. Traduco: posto agli arresti prima del processo. 
Chiunque altro, con il suo curriculum di reati, sarebbero andati a prenderlo i Carabinieri.
Invece no. Per questo qui la legge non conta, è inefficace, non la si può applicare. Sembra che abbia attorno un maledetto scudo che neutralizza tutte le armi della legalità. 
Berlusconi è forse un tumore talmente maligno e profondo che non lo si può asportare senza uccidere il paziente, cioè l’Italia?
Non lo si può mettere da parte perché se no ritornano le bombe nelle città d’arte? Fatemi capire. Diteci la verità.
Ci vogliono le riforme. Adesso parliamo di riforme. Passiamo alla questione delle riforme. L’Italia ha bisogno di riforme. Ora bisogna pensare alle riforme. Se non facciamo le riforme l’Italia non riparte. L’Italia è ferma, urgono le riforme. Siamo disposti a discutere in tema di riforme. L’opposizione non si tirerà indietro nel discutere di riforme. Il presidente auspica le riforme necessarie alla riforma dello Stato.
Parliamoci chiaro. A me e a 60 milioni e rotti nel didietro di italiani, non servono le riforme. Di riforme, cioè del Piano di Rinascita Nazionale di Licio Gelli, esecutore materiale Silvio Berlusconi, hanno bisogno loro, quelli che i loro figli, somari e non, famigli, servi e puttane hanno il posto fisso a vita e a trasmissione dinastica, mentre noi dobbiamo sottometterci alla flessibilità perchè ce lo impongono i loro economisti servi della gleba che ci ripetono che non possiamo ancora pensare al posto fisso. Perchè quello serve a loro, capito?

Le loro riforme sono cose che a loro farebbero benissimo, come il sangue di vergine ai vampiri, e a noi farebbero sicuramente malissimo al fegato, come un mese di dieta a base di SuperSize di McDonalds. Eppure ogni maledetto giorno parte il mantra ohm delle “riforme”. Le riforme e ancora le riforme. Riforme qua e riforme là, riforme di sopra e riforme di sotto. Riforme a destra e riforme a sinistra.

Se ci arrivasse in busta paga un euro per ogni volta che quelle boccacce di castamen bastardi senza ritegno pronuncia la parola “riforme” avremmo risolto il problema dell’arrivare a fine mese per milioni di famiglie.
Ora il capo dei bastardi vuole un referendum per assecondare l’ormai inarrestabile sete di potere che lo divora ed arrivare ad incoronarsi imperatore dell’universo, rendendo l’Italia al contempo il paese più ridicolo del mondo. Speriamo che questa sete finisca di divorarselo presto, prima che lui divori questo paese di merda che lo adora. Augurandoci che la merda, in quel caso, gli vada per traverso.

Olè! Il Lodo Orwell non è passato. La Consulta a maggioranza ha dichiarato l’incostituzionalità del Lodo Al Nano. Tutta quella storia del super partes, inter pares, super inter e così è se vi pares, non è servita.
No problem, gli avvocati manderanno comunque la parcella all’utilizzatore finale e con i controcavilli.
Poer nano.
E, me lo sento, prima che i galli cantino, qualcuno l’avrà già rinnegato.

Intanto io stasera mi sento un po’ più contenta di essere italiana.

Cronaca di ieri sera, nel sempre più impudico TG1, anche se noto un certo calo di entusiasmo nel Pagliara, forse per la stanchezza dopo giorni e giorni di incessante manipolazione dei fatti.

Alla fine dicitrice di comunicati propagandistici, quella che dice “gli isdraeliani” e “Isdraele”, è scappato un curioso lapsus linguae, di quelli cari al Professor Freud. Ha detto dunque, commentando l’orrenda bruciatura delle bandiere isdraeliane durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina, a Milano: “Diverse bandiere sono state sconciate con la svastica e la stella di David.” Curioso, vero?
Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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Alla fine dicitrice di comunicati propagandistici, quella che dice “gli isdraeliani” e “Isdraele”, è scappato un curioso lapsus linguae, di quelli cari al Professor Freud. Ha detto dunque, commentando l’orrenda bruciatura delle bandiere isdraeliane durante una manifestazione di solidarietà alla Palestina, a Milano: “Diverse bandiere sono state sconciate con la svastica e la stella di David.” Curioso, vero?
Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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Inutile dire che il crimine del giorno non era l’attacco israeliano alla moschea a Gaza con morti (che palle) ma il rogo del sacro pezzo di stoffa.

Nel paese in cui governa un ministro che, con la propria bandiera nazionale, nemmeno con quella di uno stato estero, ha espresso più volte il desiderio di “pulircisi il culo“, fatto penso inedito non solo nel mondo ma in tutta la galassia, intendo il fatto che un tale signore venga premiato con un ministero per questo pensiero, stiamo paradossalmente ancora a menarla con la storia delle bandiere bruciate, senza dire una parola sul perchè si brucia la bandiera di quello specifico stato piuttosto che, facciamo l’esempio, il drappo nazionale islandese.
Non sopporto questa ipocrisia e userò tutto il fiato che ho in corpo per continuare a dirlo.

Pur venendomi l’orticaria anarchica da fulminato di mercurio quando sento la retorica del dio-patria-famiglia, io non brucio bandiere e mi disturba profondamente essere governata dal ministro Bossi. Però, mi disturba ancora di più il fatto che bruciare una bandiera di uno stato che commette crimini contro i civili spacciandoli per autodifesa possa essere più grave dei crimini stessi.

Ieri Israele (manco più lo shabbat si rispetta), ha bombardato una moschea. Fino a qualche tempo fa, in qualsiasi luogo di culto, anche nei tempi più bui del Medioevo, si poteva stare relativamente al sicuro. Poi si cominciò a dare alle fiamme le chiese con i fedeli e tutto, evvai!, ed anche il rispetto per questo luogo simbolico, nonchè la nostra verginità morale, furono perduti per sempre.
Credete che questo freghi a qualcuno? Che cioè non si abbia più rispetto per i civili, ovunque si trovino, anche nella casa di Dio? No, il crimine è bruciare la bandiera di chi brucia i civili.

Anche chi magari sarebbe in buona fede, non si rende conto dell’enormità della differenza che passa tra un bambino centrato da un missile, una ragazzina morta di stenti e un pezzo di stoffa?
C’è chi si schiera contro il neofascismo e il razzismo e difende i rom dalle persecuzioni rievocando vecchi orrori. Bene, bravi, Ovadia e Colombo. Però, quando si tratta di Sion, prevale sempre il richiamo della foresta, l’appartenenza alla tribù e quindi giù ad esprimere orrore per il drappo in fiamme e non per i civili colpiti dal fuoco. Tanto sono palestinesi, mica rom.

E’ vero, in moltissimi paesi del mondo è reato bruciare le bandiere. Facendo una piccola ricerca per questo post, ho trovato il sito di questo americano, Warren S. Apel, che ha messo online una piccola ed interessantissima enciclopedia del flag burning.
Il suo intento, ma sarà difficile comprenderlo per chi mastica e sputa tutti i giorni la gomma della propaganda, non è di proclamare l’apologia del vilipendio ma, state bene attenti, di denunciare il tentativo, ricorrente nel suo paese, di introdurre un emendamento nella Costituzione degli Stati Uniti (ergo modificarla), per rendere illegale non solo il rogo della bandiera ma qualunque suo uso improprio e, di straforo, impedire il diritto alla libertà di espressione.

La questione è semplice ma di estrema importanza. Il primo emendamento della Costituzione americana sancisce appunto il diritto alla libertà di espressione.
Quando, nel 1989, un cittadino fu condannato da una legge del Texas per aver dato alle fiamme la bandiera americana, la Corte Suprema (mica il giudice di “Forum”) stabilì che la condanna era anticostituzionale, perchè violava il primo emendamento. Se un cittadino ritiene che bruciare la bandiera sia un modo per esprimere le sue opinioni politiche, questa scelta va rispettata. Qualora si volesse rendere illegale il bruciare la bandiera occorrerebbe modificare la Costituzione.
Da allora, periodicamente, il governo americano tenta di introdurre l’emendamento liberticida e, come racconta Warren, ultimamente i tentativi si sono ripetuti sempre più di frequente, (l’ultimo nel 2006), con il provvedimento passato alla Camera e respinto sempre in extremis al Senato. Secondo voi è solo per amore della bandiera? Warren si chiede giustamente perchè, con tutti i problemi che vi sono, il Congresso perda tanto tempo dietro ad una quisquilia che però andrebbe ad intaccare la Costituzione, il pilastro fondamentale della democrazia americana.

Modificare la Costituzione per limitare la libertà di espressione. Intaccare i principi fondamentali di una democrazia per scopi particulari. Non vi fischiano le italiche orecchie? Qui si chiamano riforme, ma il succo è lo stesso.

Ovunque nel mondo un potere ipocrita e supponente tenta di impedire la critica e l’opposizione popolare ai suoi progetti, compresi quelli che richiedono in pegno le nostre vite e lo fa rendendo sacre le bandiere ed irrisori gli esseri umani.


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Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

Più chiaro di così…


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Ha compiuto sessant’anni. Da qualche tempo si sono messi in testa di riscriverla perchè a qualcuno non piace così com’è, come se le Costituzioni degli Stati fossero regolamenti condominiali e non le fondamenta stesse della convivenza civile dei popoli.
Eppure basterebbe che i suoi dettami fossero applicati fino in fondo e saremmo sicuramente un paese migliore.
Voglio riproporre alcuni degli articoli più significativi, con qualche commento legato alla storia di questi sessant’anni e una domanda: la nostra Costituzione è stata proprio sempre applicata? E quante volte è stata violata?

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.

Fondata sul lavoro, non sul lavoro precario a vita.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. […]

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Appunto, senza distinzione di sesso. Quando si parla di lotta all’omofobia e qualcuno pensa non sia necessaria.

Art. 7.

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. […]

Indipendenti soprattutto.

Art. 10.

L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute. […]
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.

Tantomeno il suo rapimento e deportazione in carceri segrete all’estero.

Art. 11.

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

Ah, in condizioni di parità con altri Stati… Non so quanto la coalizione dei volenterosi rientri in questa definizione.

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.
Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

In casi eccezionali di necessità ed urgenza, indicati tassativamente dalla legge, l’autorità di pubblica sicurezza può adottare provvedimenti provvisori, che devono essere comunicati entro quarantotto ore all’autorità giudiziaria e, se questa non li convalida nelle successive quarantotto ore, si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.

È punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà.

La legge stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva.

L’intero articolo è stato calpestato e irriso nella notte tra il 21 ed il 22 luglio 2001 a Genova.

Art. 18.

I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.

Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.

Gladio, P2

Art. 20.

Il carattere ecclesiastico e il fine di religione o di culto d’una associazione od istituzione non possono essere causa di speciali limitazioni legislative, né di speciali gravami fiscali per la sua costituzione, capacità giuridica e ogni forma di attività.

Ehm, ricordate una certa legge che un governo di centrodestra fece per esentare dal pagamento dell’ICI, una delle più odiose gabelle, gli edifici di proprietà della Chiesa? E che dire del successivo governo di centrosinistra che non ha pensato di abolire questa legge?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. […]

Editti bulgari, censure, tentativi di imbavagliamento, accuse di “uso criminoso del mezzo radiotelevisivo”. Bisognerebbe far imparare a memoria questo articolo e farlo recitare prima di ogni pasto da chiunque si diletti di imprenditoria radiotelevisiva.

Art. 29.

La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Dice matrimonio e basta, non matrimonio “tra uomo e donna” come pensa Mastella.

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge.

Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

La grande conquista della modernità, il lavoro flessibile: niente ferie, niente malattia, niente indennità di maternità.
E’ triste dirlo ma il primo paragrafo per molte realtà è ancora fantascienza.

Art. 53.

Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva.
Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

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