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“L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli scalinie le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.” 
(Dino Buzzati, “Il deserto dei Tartari”)
Viviamo asserragliati nella fortezza Italia, con viveri ormai razionati, completamente paralizzati nell’attesa di qualcosa, una guerra, una catastrofe, un’invasione, un colpo di gong gigantesco che ci svegli e dia un senso alla nostra esistenza e ci redima all’ultimo istante dal peccato dell’incapacità di reagire a questa tetraplegia mentale che ci impedisce perfino di immaginare una realtà diversa da questo orrore. Paralizzati come nei sogni più angosciosi, con le gambe che vorremmo muovere ma non possiamo.
Campiamo per inerzia, ci crogioliamo del non saper che fare, senza più alcuna dignità di popolo da rivendicare nel giorno del giudizio. Il nemico è laggiù, lontano, il default forse arriverà e dovremo combattere per difenderci ma qualcuno comincia a pensare che il default, come i Tartari di Buzzati, sia solo una metafora. Troppa fatica pensare di combattere. Sdraiamoci e che abbiano pietà di noi.
Non c’è alcun fremito, alcuna timida speranza di rovesciare il destino. Non c’è resistenza, ribellione, orgoglio ferito, volontà di riscossa. l’Italia è un immenso lazzaretto popolato di malati di impotenza che attendono solo la fine. 
Guardarli sapendo di stare guardando noi stessi è una sensazione orribile.
Che succede in Europa? Succede che lavoratori disperati dalla prospettiva della perdita del lavoro provocata dalla “crisi”, cominciano ad incazzarsi di brutto e alcuni di loro hanno preso ad assediare i manager delle società e a sequestrarli negli uffici per forzarli a trattare i licenziamenti preventivati. Insomma, i lavoratori si ribellano. Si registra già qualche clamoroso episodio di stringiculo ai danni di manager d’alto bordo, come il patron del lusso François-Henri Pinault e i manager della Caterpillar a Grenoble.
Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
Migliaia se non milioni di disocccupati in futuro e lui (cioè, noi) paga loro lo stipendio per intero? Con quali fondi Dio solo lo sa. Forse, da bravo Unto, con la moltiplicazione dei pani e dei pesci… d’aprile.


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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O.. Da noi guai a chi lo tocca.
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Succede in Francia, soprattutto, ma anche in Scozia, dove l’amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, al centro di un clamoroso fallimento provocato dall’ingordigia dei suoi dirigenti, si è visto assaltare la villa da un gruppo denominato “Bank bosses are criminals”.

Non esaltiamoci troppo, non si tratta forse di vere e proprie prove tecniche di rivoluzione, però è consolante vedere che al di fuori dello stivaletto italico, chi subisce le conseguenze pesanti della crisi del liberismo hardcore, non se ne sta a rincoglionirsi davanti al Grande Fratello e a sorbirsi le balle del nano tuttofare ma si ribella e fa sapere che non si lascerà ridurre sul lastrico senza reagire.
Da noi, nel paradiso della mansuetudine operaia, nel paese dove il padrone non deve chiedere mai, dove Cipputi ormai vota Berlusconi o Lega, sembra di stare in una specie di Svizzera dove non accade nulla di più movimentato di un paio di caprette che fanno ciao.
Complice forse un’informazione sempre più vergognosa e connivente, preoccupata solo di non dispiacere al leader minimo, ed impegnata a condurre le proprie campagne di disinformazione sulla sicurezza, gli stupratori rumeni e poche altre cazzate fabbricate di volta in volta e a seconda della moda del momento. Oggi il cane mordace, domani gli zingari che portano via i bambini.
Una (dis)Informazione che racconta solo le classi che non sono toccate dalla crisi: imprenditori, professionisti, commercianti, benestanti, ricchi, insomma la nuova aristocrazia e quindi sembra che in Italia vada tutto a gonfie vele.
Per tentare di salvare la faccia, fanno finta di credere che la crisi colpisca democraticamente tutti e aggrottano le sopravcciglia quando inizia la pagina dell’economia con il resoconto dei danni della crisi, ma in realtà sanno benissimo che non è vero.

La crisi colpisce solo ed esclusivamente i precari, i lavoratori non indispensabili, i meno qualificati, gli anziani, in generale chi può contare solo sul proprio salario o pensione mese per mese. Gente che non ha voce in capitolo ma che, per colmo d’ironia, si è buttata a votare con ardore coloro che l’hanno ridotta così. Gente che qualcuno ha deciso debba sopravvivere con 700 euro al mese, mentre quel qualcuno i 700 euro li spende in una sera per i lunghi preliminari senza fretta e il 2° e 3° canale sincronizzati con il 26×17 appena arrivato, 7a naturale.

Oggi Berlusconi ha detto che lo Stato penserà a chi perde il lavoro. Ha parlato di carità cristiana e ha terminato raccontando una bella favola, cioè che la cassa integrazione coprirà il 100% dello stipendio e che alla fine della crisi i licenziati saranno riassunti (una balla che chiunque sia stato licenziato si è sentito raccontare: “non si preoccupi, tra al massimo un paio di mesi la riassumeremo magari in un altra filiale”).
In qualunque altro paese uno così non sarebbe preso sul serio ed anzi si comincerebbe a parlare di T.S.O. Da noi guai a chi lo tocca.
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In questi giorni terribili dove si ammazzano i civili sotto i bombardamenti senza avere il coraggio di interpretare la parte delle carogne, ma prendendo per il culo il mondo con una propaganda schifosamente di parte e oscena perchè fa passare le vittime per carnefici ed i carnefici per vittime, penso che il rito pagano e superstizioso di domani sera, con l’ineffabile imbecille che a mezzanotte scandirà in TV il solito “5-4-3-2-1, BUON ANNO!!” in mezzo a veline e pagliacci stipendiati da noi, mi riuscirà ancora più insopportabile.

Vi prego ditemelo se qualcuno riuscirà a divertirsi lo stesso, sapendo che, con questi precedenti, un domani sarà possibile commettere qualunque abominio e genocidio facendola franca. Basta essere dalla parte giusta e saper essere i migliori nel chiagni e fotti. Perchè noi abbiamo tanto sofferto.
Metterlo in culo al mondo, ecco la nuova suprema perversione, soprattutto quando il mondo, per paura o per stupidità, si mette pure a mugolare di piacere per compiacenza.

Ciò che comincia a disgustarmi sempre più, come sempre quando sento il tanfo inconfondibile dell’ingiustizia, sono il manicheismo ed equilibrismo di coloro che cadono nell’illusione di osservare una guerra guerreggiata da due eserciti equipollenti, per cui “non si deve parteggiare”.
Ci sono cascata anch’io, in parte, e non mi tiro indietro nell’autocritica. Anch’io nel primo post che ho dedicato a questa tragedia, l’altro giorno, ho scritto che anche gli arabi andrebbero presi a calci nel culo per le cape toste che tengono. In parte è vero, entrambi i popoli vengono dallo stesso stampo di teste dure.
Però, però, però, più passano i giorni e più sento i tamburi di latta del regime mediatico mondiale sparare cazzate ancor più micidiali del “piombo fuso” che sta annichilendo Gaza, più mi sto rendendo conto che la sproporzione tra il piombo fuso e i Qassam non può passare sotto silenzio.

Ma stiamo scherzando? Si bombarda una zona affollatissima, strapiena di civili e si ha il coraggio di fare servizi lacrimevoli sugli abitanti di Sderot ed Ashkelon, che vivono nell’ansia da anni?
Ma ____ (qui ci andrebbe qualcosa alla Germano Mosconi ma mi astengo), e i palestinesi che vivono da sessant’anni senza speranza (perchè i sionisti non molleranno MAI la terra, datevi pace, illusi uniti di tutto il mondo), cosa dovrebbero dire?

Non si capisce il conflitto mediorientale se non ci mettiamo in testa che i palestinesi sono considerati, dalla controparte israeliana sionista come MERDA, nient’altro. C’è un profondo razzismo, alla base, di quello proprio buono basato sulla differenza di sangue e sulla pseudospeciazione e non si può far finta che non vi sia.
Il razzismo però, trattato nei termovalorizzatori mediatici, misteriosamente scompare, viene riciclato, compostato e diventa pappa buona da farci mangiare fino all’ultima cucchiaiata.

Penso che un giorno i servizietti a grandi fratelli unificati dell’inviato Pagliara, tanto per citare il più famoso dei tamburini filoisraeliani, entreranno di diritto nei manuali di propaganda.
Quanto era simpatico stasera il signore israeliano di origine italiana che, dalle macerie immaginarie di Ashkelon, ci ha informato, nell’intervista al mitico, che i palestinesi di Gaza sono degli ingrati di merda, perchè “gli abbiamo dato tutto: l’acqua (!), la luce (!), il cibo (!!) e loro ci bombardano con i missili”.
Facile far passare una minchiata del genere quando nessuno provvede ad informare i lettori ed ascoltatori di una cosa come l’EMBARGO imposto a Gaza, con il blocco di medicinali, acqua, luce e cibo e che ha provveduto ad esasperare gli animi di un popolo fin troppo paziente e votato al martirio.
Poveretto, quel signore forse è convinto veramente che i palestinesi non sappiano domani se pasteggiare a Champagne Veuve Clicquot o Dom Perignon. Come lui la pensano milioni e milioni di obnubilati dalla propaganda sionista.

Quando si dice che bisogna mettersi nei panni degli israeliani che “sono bombardati tutti i giorni dai missili” (minchiata assoluta ma proprio per questo maggiormente creduta) io ribatto che se mi tirassero giù gli ulivi, le case, mi obbligassero ad estenuanti soste ai check point tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro, trattata come un animale senz’anima, li odierei, CARO OBAMA. E forse non avrei altra scelta che affidarmi ai quattro marpioni di Hamas e ai residuati corrotti di Fatah.
Se fossi una palestinese di Gaza odierei gli israeliani. Senza alcuna paura di passare da antisemita, senza paura di offendere i fantasmi delle vittime della Shoah. Starei odiando solo i miei oppressori.
No signori, qui c’è l’esercito meglio equipaggiato del mondo (a spese dei servi americani) contro un popolo che, oltre a dei Katiuscia e Qassam che fanno ridere i polli ma per la propaganda sionista sono più micidiali delle atomiche, hanno come arma, più che altro, un odio coltivato con cura e amore in più di sessant’anni di ingiustizia subita.

Provo un’infinita pietà, e non ho alcun timore a schierarmi ancora una volta senza se e senza ma dalla parte del POPOLO PALESTINESE, dalla parte di coloro che stanno soffrendo un martirio che sarebbe insopportabile per qualunque altro popolo della terra. Forse solo i Ceceni sono altrettanto negletti dalla nostra coscienza.
Provo anche un’insopprimibile nausea per come ci stanno raccontando i fatti i media. Ormai i morti, che non vi fanno vedere e che cercano di non conteggiare, vedrete, cominceranno a resuscitare, per non far passare gli israeliani per troppo cattivi. In Palestina è già successo, molto tempo fa.

(360 : 3, ricordo le proporzioni tra vittime palestinesi ed israeliane (secondo la Questura) di questi giorni, per i lettori più distratti ed annebbiati dai fumi di oppio provenienti dallo schermo televisivo.)


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Vi prego ditemelo se qualcuno riuscirà a divertirsi lo stesso, sapendo che, con questi precedenti, un domani sarà possibile commettere qualunque abominio e genocidio facendola franca. Basta essere dalla parte giusta e saper essere i migliori nel chiagni e fotti. Perchè noi abbiamo tanto sofferto.
Metterlo in culo al mondo, ecco la nuova suprema perversione, soprattutto quando il mondo, per paura o per stupidità, si mette pure a mugolare di piacere per compiacenza.

Ciò che comincia a disgustarmi sempre più, come sempre quando sento il tanfo inconfondibile dell’ingiustizia, sono il manicheismo ed equilibrismo di coloro che cadono nell’illusione di osservare una guerra guerreggiata da due eserciti equipollenti, per cui “non si deve parteggiare”.
Ci sono cascata anch’io, in parte, e non mi tiro indietro nell’autocritica. Anch’io nel primo post che ho dedicato a questa tragedia, l’altro giorno, ho scritto che anche gli arabi andrebbero presi a calci nel culo per le cape toste che tengono. In parte è vero, entrambi i popoli vengono dallo stesso stampo di teste dure.
Però, però, però, più passano i giorni e più sento i tamburi di latta del regime mediatico mondiale sparare cazzate ancor più micidiali del “piombo fuso” che sta annichilendo Gaza, più mi sto rendendo conto che la sproporzione tra il piombo fuso e i Qassam non può passare sotto silenzio.

Ma stiamo scherzando? Si bombarda una zona affollatissima, strapiena di civili e si ha il coraggio di fare servizi lacrimevoli sugli abitanti di Sderot ed Ashkelon, che vivono nell’ansia da anni?
Ma ____ (qui ci andrebbe qualcosa alla Germano Mosconi ma mi astengo), e i palestinesi che vivono da sessant’anni senza speranza (perchè i sionisti non molleranno MAI la terra, datevi pace, illusi uniti di tutto il mondo), cosa dovrebbero dire?

Non si capisce il conflitto mediorientale se non ci mettiamo in testa che i palestinesi sono considerati, dalla controparte israeliana sionista come MERDA, nient’altro. C’è un profondo razzismo, alla base, di quello proprio buono basato sulla differenza di sangue e sulla pseudospeciazione e non si può far finta che non vi sia.
Il razzismo però, trattato nei termovalorizzatori mediatici, misteriosamente scompare, viene riciclato, compostato e diventa pappa buona da farci mangiare fino all’ultima cucchiaiata.

Penso che un giorno i servizietti a grandi fratelli unificati dell’inviato Pagliara, tanto per citare il più famoso dei tamburini filoisraeliani, entreranno di diritto nei manuali di propaganda.
Quanto era simpatico stasera il signore israeliano di origine italiana che, dalle macerie immaginarie di Ashkelon, ci ha informato, nell’intervista al mitico, che i palestinesi di Gaza sono degli ingrati di merda, perchè “gli abbiamo dato tutto: l’acqua (!), la luce (!), il cibo (!!) e loro ci bombardano con i missili”.
Facile far passare una minchiata del genere quando nessuno provvede ad informare i lettori ed ascoltatori di una cosa come l’EMBARGO imposto a Gaza, con il blocco di medicinali, acqua, luce e cibo e che ha provveduto ad esasperare gli animi di un popolo fin troppo paziente e votato al martirio.
Poveretto, quel signore forse è convinto veramente che i palestinesi non sappiano domani se pasteggiare a Champagne Veuve Clicquot o Dom Perignon. Come lui la pensano milioni e milioni di obnubilati dalla propaganda sionista.

Quando si dice che bisogna mettersi nei panni degli israeliani che “sono bombardati tutti i giorni dai missili” (minchiata assoluta ma proprio per questo maggiormente creduta) io ribatto che se mi tirassero giù gli ulivi, le case, mi obbligassero ad estenuanti soste ai check point tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro, trattata come un animale senz’anima, li odierei, CARO OBAMA. E forse non avrei altra scelta che affidarmi ai quattro marpioni di Hamas e ai residuati corrotti di Fatah.
Se fossi una palestinese di Gaza odierei gli israeliani. Senza alcuna paura di passare da antisemita, senza paura di offendere i fantasmi delle vittime della Shoah. Starei odiando solo i miei oppressori.
No signori, qui c’è l’esercito meglio equipaggiato del mondo (a spese dei servi americani) contro un popolo che, oltre a dei Katiuscia e Qassam che fanno ridere i polli ma per la propaganda sionista sono più micidiali delle atomiche, hanno come arma, più che altro, un odio coltivato con cura e amore in più di sessant’anni di ingiustizia subita.

Provo un’infinita pietà, e non ho alcun timore a schierarmi ancora una volta senza se e senza ma dalla parte del POPOLO PALESTINESE, dalla parte di coloro che stanno soffrendo un martirio che sarebbe insopportabile per qualunque altro popolo della terra. Forse solo i Ceceni sono altrettanto negletti dalla nostra coscienza.
Provo anche un’insopprimibile nausea per come ci stanno raccontando i fatti i media. Ormai i morti, che non vi fanno vedere e che cercano di non conteggiare, vedrete, cominceranno a resuscitare, per non far passare gli israeliani per troppo cattivi. In Palestina è già successo, molto tempo fa.

(360 : 3, ricordo le proporzioni tra vittime palestinesi ed israeliane (secondo la Questura) di questi giorni, per i lettori più distratti ed annebbiati dai fumi di oppio provenienti dallo schermo televisivo.)


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Vi prego ditemelo se qualcuno riuscirà a divertirsi lo stesso, sapendo che, con questi precedenti, un domani sarà possibile commettere qualunque abominio e genocidio facendola franca. Basta essere dalla parte giusta e saper essere i migliori nel chiagni e fotti. Perchè noi abbiamo tanto sofferto.
Metterlo in culo al mondo, ecco la nuova suprema perversione, soprattutto quando il mondo, per paura o per stupidità, si mette pure a mugolare di piacere per compiacenza.

Ciò che comincia a disgustarmi sempre più, come sempre quando sento il tanfo inconfondibile dell’ingiustizia, sono il manicheismo ed equilibrismo di coloro che cadono nell’illusione di osservare una guerra guerreggiata da due eserciti equipollenti, per cui “non si deve parteggiare”.
Ci sono cascata anch’io, in parte, e non mi tiro indietro nell’autocritica. Anch’io nel primo post che ho dedicato a questa tragedia, l’altro giorno, ho scritto che anche gli arabi andrebbero presi a calci nel culo per le cape toste che tengono. In parte è vero, entrambi i popoli vengono dallo stesso stampo di teste dure.
Però, però, però, più passano i giorni e più sento i tamburi di latta del regime mediatico mondiale sparare cazzate ancor più micidiali del “piombo fuso” che sta annichilendo Gaza, più mi sto rendendo conto che la sproporzione tra il piombo fuso e i Qassam non può passare sotto silenzio.

Ma stiamo scherzando? Si bombarda una zona affollatissima, strapiena di civili e si ha il coraggio di fare servizi lacrimevoli sugli abitanti di Sderot ed Ashkelon, che vivono nell’ansia da anni?
Ma ____ (qui ci andrebbe qualcosa alla Germano Mosconi ma mi astengo), e i palestinesi che vivono da sessant’anni senza speranza (perchè i sionisti non molleranno MAI la terra, datevi pace, illusi uniti di tutto il mondo), cosa dovrebbero dire?

Non si capisce il conflitto mediorientale se non ci mettiamo in testa che i palestinesi sono considerati, dalla controparte israeliana sionista come MERDA, nient’altro. C’è un profondo razzismo, alla base, di quello proprio buono basato sulla differenza di sangue e sulla pseudospeciazione e non si può far finta che non vi sia.
Il razzismo però, trattato nei termovalorizzatori mediatici, misteriosamente scompare, viene riciclato, compostato e diventa pappa buona da farci mangiare fino all’ultima cucchiaiata.

Penso che un giorno i servizietti a grandi fratelli unificati dell’inviato Pagliara, tanto per citare il più famoso dei tamburini filoisraeliani, entreranno di diritto nei manuali di propaganda.
Quanto era simpatico stasera il signore israeliano di origine italiana che, dalle macerie immaginarie di Ashkelon, ci ha informato, nell’intervista al mitico, che i palestinesi di Gaza sono degli ingrati di merda, perchè “gli abbiamo dato tutto: l’acqua (!), la luce (!), il cibo (!!) e loro ci bombardano con i missili”.
Facile far passare una minchiata del genere quando nessuno provvede ad informare i lettori ed ascoltatori di una cosa come l’EMBARGO imposto a Gaza, con il blocco di medicinali, acqua, luce e cibo e che ha provveduto ad esasperare gli animi di un popolo fin troppo paziente e votato al martirio.
Poveretto, quel signore forse è convinto veramente che i palestinesi non sappiano domani se pasteggiare a Champagne Veuve Clicquot o Dom Perignon. Come lui la pensano milioni e milioni di obnubilati dalla propaganda sionista.

Quando si dice che bisogna mettersi nei panni degli israeliani che “sono bombardati tutti i giorni dai missili” (minchiata assoluta ma proprio per questo maggiormente creduta) io ribatto che se mi tirassero giù gli ulivi, le case, mi obbligassero ad estenuanti soste ai check point tutti i giorni per andare e tornare dal lavoro, trattata come un animale senz’anima, li odierei, CARO OBAMA. E forse non avrei altra scelta che affidarmi ai quattro marpioni di Hamas e ai residuati corrotti di Fatah.
Se fossi una palestinese di Gaza odierei gli israeliani. Senza alcuna paura di passare da antisemita, senza paura di offendere i fantasmi delle vittime della Shoah. Starei odiando solo i miei oppressori.
No signori, qui c’è l’esercito meglio equipaggiato del mondo (a spese dei servi americani) contro un popolo che, oltre a dei Katiuscia e Qassam che fanno ridere i polli ma per la propaganda sionista sono più micidiali delle atomiche, hanno come arma, più che altro, un odio coltivato con cura e amore in più di sessant’anni di ingiustizia subita.

Provo un’infinita pietà, e non ho alcun timore a schierarmi ancora una volta senza se e senza ma dalla parte del POPOLO PALESTINESE, dalla parte di coloro che stanno soffrendo un martirio che sarebbe insopportabile per qualunque altro popolo della terra. Forse solo i Ceceni sono altrettanto negletti dalla nostra coscienza.
Provo anche un’insopprimibile nausea per come ci stanno raccontando i fatti i media. Ormai i morti, che non vi fanno vedere e che cercano di non conteggiare, vedrete, cominceranno a resuscitare, per non far passare gli israeliani per troppo cattivi. In Palestina è già successo, molto tempo fa.

(360 : 3, ricordo le proporzioni tra vittime palestinesi ed israeliane (secondo la Questura) di questi giorni, per i lettori più distratti ed annebbiati dai fumi di oppio provenienti dallo schermo televisivo.)


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(Avvertenze: la prima parte di questo post potrebbe indurre, in alcuni soggetti predisposti, allucinazioni e false percezioni sensoriali di tipo veltroniano. Leggere con moderazione.
Non somministrare la seconda parte a pazienti con pregressa depressione maggiore e a rischio di suicidio. )
Fase maniacale

Dio, che bella immagine, questo mio coetaneo sorridente e dai tratti meravigliosamente misti, nella sua nuova veste di imperatore d’occidente.
Avevamo osato fantasticarlo solo nei film, soprattutto in quelli di fantascienza, perchè fino a ieri pareva una cosa impossibile da vivere nella vita reale. Ieri sera facevo le prove ripetendo tra me “il presidente degli Stati Uniti Barack Obama…” e pensavo “no, non è possibile”.
Finchè si tratta di Morgan Freeman che salva il mondo del futuro dall’asteroide va bene ma qui abbiamo a che fare con incrostazioni di razzismo, di ingiustizia, di spocchia da bianchi schiavisti in un paese che solo fino a cinquant’anni fa impediva ai neri di sedersi accanto ai bianchi sugli autobus.

Invece adesso è vero, abbiamo un presidente nero. Dico abbiamo perchè anche noi province dell’impero abbiamo qualche diritto di esultare per questa novità.
Stamattina sono andata a lavorare in bici, come al solito, con la sensazione di pedalare in una giornata storica e con una grande soddisfazione dentro. La stessa soddisfazione che dà una bella scopata. D’accordo, Obama non farà certo i miracoli, passata l’euforia iniziale dovrà affrontare la routine quotidiana e pagare le bollette e pagherò che gli invieranno tutte le lobbies che lo hanno supportato. Può darsi che non riesca a fare la rivoluzione che forse molti suoi elettori si aspettano da lui. Però, il solo fatto che un giovane afroamericano sia il presidente degli Stati Uniti è una cosa enorme, gigantesca, quasi incredibile. E’ quasi il monolito di 2001.
E’ vero ed è bello. Così bello che viene addosso un’incontrollabile tristezza, pensando a noi, all’Italia che invece viaggia all’indietro sempre più velocemente. Gli americani hanno un presidente nero: bene, noi tra poco avremo autobus per soli bianchi, anzi padani.

Fase depressiva

Obama ha 47 anni. Ma i morti che parlano sono da noi, in questa Italia politica trasformata in un’immensa Catacomba dei Cappuccini, dove i governanti sono cadaveri eccellenti portatori di idee vecchie e putrefatte come il fascismo. Morti viventi che più che altro straparlano.
Nei giorni scorsi ci hanno deliziato i resti mortali di Cossiga, Gelli e Andreotti. Poi è scoppiata la cassa anche al fine bibliofilo e spacciatore di diari falsi Dell’Utri, e fu tutto un disquisir mafiando di inutilità dell’antimafia, di elogi al cadavere di Mussolini, di intimidazioni e teste di cavallo mozzate per l’unico telegiornale che non ha dato il culo a Berlusconi. Strano che a dei vampiri non piaccia il look dark gotico.

Inevitabile che in una giornata come questa, che vede un afroamericano per la prima volta alla Casa Bianca, un atto di grandissimo coraggio per un’America in piena crisi ma capace comunque di reagire alla depressione, risaltasse il putridume nostrano, l’arretratezza di mentalità e di costume, l’ottusità fascista e il razzismo di ritorno.
Un giornalaccio come Libero mette in prima pagina una copertina da “difesa della razza” in puro stile anni trenta: un Obama dai tratti somatici estremizzati e un commento stizzito ed ammuffito di Feltri come contorno.

Ad un’assoluta nullità cadaverica come Gasparri, che è stato pure ministro della Repubblica, non dimentichiamolo, è scappato di dire che “con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda è contenta“.
L’apposito nano, da parte sua, dopo aver detto che darà consigli ad Obama come ne ha dati a Bush (sempre modesto nel suo sputare menzogne) sogna di mandare i picchiatori a menare chi si oppone alle “grandi opere”. “Le garantiremo anche con l’uso della forza“, ha detto. Domani dirà che non l’ha mai detto.
Pensano solo a reprimere e picchiare. Era questo che l’Italia voleva? I fascisti?
Obama ha 47 anni. Berlusconi è un vecchio, con i capelli tinti e finti, i tacchi, le gorge stiracchiate, uno che vorrebbe tormentarci per altri cinquant’anni e condannarci a diventare un popolo di badanti.

Se in America bianchi e neri, giovani e vecchi si abbracciano in nome di Obama, la meglio gioventù che esprime il regime è quella dei manganellatori tricolori, dei manipoli di fascistacci zombie che assaltano la RAI, ovvero la televisione pubblica, come nei golpe sudamericani, per minacciare i giornalisti che ancora fanno il loro mestiere e non gli aiutanti parrucchieri della Maison Silvio, il salone delle dive.
Che senso di sgomento questa Italia. Morta, putrida, che butta liquami da ogni buco. Che puzza da farti star male.

I have a dream, che un giorno questa Italia possa essere seppellita per sempre. Six feet under.


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Dio, che bella immagine, questo mio coetaneo sorridente e dai tratti meravigliosamente misti, nella sua nuova veste di imperatore d’occidente.
Avevamo osato fantasticarlo solo nei film, soprattutto in quelli di fantascienza, perchè fino a ieri pareva una cosa impossibile da vivere nella vita reale. Ieri sera facevo le prove ripetendo tra me “il presidente degli Stati Uniti Barack Obama…” e pensavo “no, non è possibile”.
Finchè si tratta di Morgan Freeman che salva il mondo del futuro dall’asteroide va bene ma qui abbiamo a che fare con incrostazioni di razzismo, di ingiustizia, di spocchia da bianchi schiavisti in un paese che solo fino a cinquant’anni fa impediva ai neri di sedersi accanto ai bianchi sugli autobus.

Invece adesso è vero, abbiamo un presidente nero. Dico abbiamo perchè anche noi province dell’impero abbiamo qualche diritto di esultare per questa novità.
Stamattina sono andata a lavorare in bici, come al solito, con la sensazione di pedalare in una giornata storica e con una grande soddisfazione dentro. La stessa soddisfazione che dà una bella scopata. D’accordo, Obama non farà certo i miracoli, passata l’euforia iniziale dovrà affrontare la routine quotidiana e pagare le bollette e pagherò che gli invieranno tutte le lobbies che lo hanno supportato. Può darsi che non riesca a fare la rivoluzione che forse molti suoi elettori si aspettano da lui. Però, il solo fatto che un giovane afroamericano sia il presidente degli Stati Uniti è una cosa enorme, gigantesca, quasi incredibile. E’ quasi il monolito di 2001.
E’ vero ed è bello. Così bello che viene addosso un’incontrollabile tristezza, pensando a noi, all’Italia che invece viaggia all’indietro sempre più velocemente. Gli americani hanno un presidente nero: bene, noi tra poco avremo autobus per soli bianchi, anzi padani.

Fase depressiva

Obama ha 47 anni. Ma i morti che parlano sono da noi, in questa Italia politica trasformata in un’immensa Catacomba dei Cappuccini, dove i governanti sono cadaveri eccellenti portatori di idee vecchie e putrefatte come il fascismo. Morti viventi che più che altro straparlano.
Nei giorni scorsi ci hanno deliziato i resti mortali di Cossiga, Gelli e Andreotti. Poi è scoppiata la cassa anche al fine bibliofilo e spacciatore di diari falsi Dell’Utri, e fu tutto un disquisir mafiando di inutilità dell’antimafia, di elogi al cadavere di Mussolini, di intimidazioni e teste di cavallo mozzate per l’unico telegiornale che non ha dato il culo a Berlusconi. Strano che a dei vampiri non piaccia il look dark gotico.

Inevitabile che in una giornata come questa, che vede un afroamericano per la prima volta alla Casa Bianca, un atto di grandissimo coraggio per un’America in piena crisi ma capace comunque di reagire alla depressione, risaltasse il putridume nostrano, l’arretratezza di mentalità e di costume, l’ottusità fascista e il razzismo di ritorno.
Un giornalaccio come Libero mette in prima pagina una copertina da “difesa della razza” in puro stile anni trenta: un Obama dai tratti somatici estremizzati e un commento stizzito ed ammuffito di Feltri come contorno.

Ad un’assoluta nullità cadaverica come Gasparri, che è stato pure ministro della Repubblica, non dimentichiamolo, è scappato di dire che “con Obama alla Casa Bianca, Al Qaeda è contenta“.
L’apposito nano, da parte sua, dopo aver detto che darà consigli ad Obama come ne ha dati a Bush (sempre modesto nel suo sputare menzogne) sogna di mandare i picchiatori a menare chi si oppone alle “grandi opere”. “Le garantiremo anche con l’uso della forza“, ha detto. Domani dirà che non l’ha mai detto.
Pensano solo a reprimere e picchiare. Era questo che l’Italia voleva? I fascisti?
Obama ha 47 anni. Berlusconi è un vecchio, con i capelli tinti e finti, i tacchi, le gorge stiracchiate, uno che vorrebbe tormentarci per altri cinquant’anni e condannarci a diventare un popolo di badanti.

Se in America bianchi e neri, giovani e vecchi si abbracciano in nome di Obama, la meglio gioventù che esprime il regime è quella dei manganellatori tricolori, dei manipoli di fascistacci zombie che assaltano la RAI, ovvero la televisione pubblica, come nei golpe sudamericani, per minacciare i giornalisti che ancora fanno il loro mestiere e non gli aiutanti parrucchieri della Maison Silvio, il salone delle dive.
Che senso di sgomento questa Italia. Morta, putrida, che butta liquami da ogni buco. Che puzza da farti star male.

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